Autore: Matthias D’Agostino V A linguistico

  • Tra animazione e filosofia: Bojack Horseman è più di una semplice serie tv

    Tra animazione e filosofia: Bojack Horseman è più di una semplice serie tv

    Qual è il modo migliore di vivere la propria vita? La nostra esistenza ha davvero senso? Nel corso della storia, in molti hanno provato a rispondere a domande come queste. Si è ispirato alla questione anche Raphael Bob-Waksberg, creatore della serie “Bojack Horseman”, che ha tentato di dare, nel suo show, una risposta al quesito. Bojack Horseman descrive la vita dell’omonimo protagonista, in una luccicante Hollywood parallela abitata da animali antropomorfi che vivono in sintonia con gli esseri umani. Il nostro protagonista è un cavallo attore che ormai si è lasciato alle spalle il suo periodo d’oro in cui recitava in una sitcom di successo e ora rimpiange la sua vita precedente fra droghe, alcool e sesso occasionale. Sin dai primi passaggi dello show ci accorgiamo come la vita di Bojack sia ormai allo sbaraglio, nonostante lui cerchi di trovarvi un senso. In effetti, la serie racconta il percorso che il nostro attore dovrà percorrere per trovare un senso alla propria esistenza. Dunque, se la vita è davvero priva di senso, come dovremmo rapportarci ad essa?

    Un primo elemento risolutore può essere individuato nella continua distrazione. Tutti i principali personaggi della serie sembrano inizialmente vivere in uno stato di continua distrazione dalla vita quotidiana: Princess Carolyn, la gatta agente di Bojack, è costantemente impegnata nel lavoro che le assorbe la maggior parte del suo tempo e le impedisce di soffermarsi sui suoi reali problemi, Todd, migliore amico di Bojack, sembra essere felice solo quando ha un’attività o un hobby da svolgere, che sia avviare il proprio business, scrivere musica, associarsi a misteriosi gruppi religiosi o altro, Mr. Peanutbutter, labrador collega e amico del protagonista, è sempre alla ricerca di una minima distrazione.  Infine abbiamo Bojack stesso, la cui vita è un susseguirsi di distrazioni, tanto leggere, come il rivedere costantemente gli episodi della sua vecchia sitcom, quanto pesanti, quali l’abusare di alcol e droghe o il lanciarsi in serate sfrenate alla sola ricerca di una donna da portare a letto e abbandonare l’indomani.
    In effetti, il primo a individuare le distrazioni come una possibile via d’uscita ai problemi della vita fu il filosofo e matematico francese Blaise Pascal nel XVII secolo.
    Più che un modo di risolvere i problemi, però, Pascal vedeva il distrarsi come una via di fuga. Egli infatti sosteneva che, essendo posto in una condizione in cui non può conoscere a pieno sé stesso e il mondo, l’essere umano contempla la propria condizione tragica. Un meccanismo di autodifesa che l’uomo attua, dunque, è ciò che Pascal definisce “divertissement”, la continua distrazione per non pensare a sé stesso e alla frustrazione che caratterizza la propria esistenza. In questa condizione di impotenza, l’unico modo per conoscere davvero sé stessi e trovare un senso alla vita è quello di rivolgersi alla religione. Tuttavia, in una Hollywood in cui Dio sembra essere scomparso da tempo, la religione non è un’opzione valida. Cosa fare dunque? Per Bojack, la soluzione è chiara: tornare a distrarsi. Ma, attraverso una serie di eventi e flashback, la serie ci indica che la distrazione non è un’opzione valida. Lo fa attraverso gli esempi di Sarah Lynn e Secretariat: la prima, giovane popstar che anni addietro aveva recitato insieme a Bojack nella sua sitcom e che lo vede come una figura paterna, muore di overdose; il secondo, ex cavallo da corsa, idolo del Bojack bambino, muore suicida a seguito di una vita altrettanto costellata di delusioni e vizi. Il consiglio che Secretariat dà al protagonista durante la sua infanzia descrive appieno la sua filosofia di vita: “non smettere di correre, non guardarti mai alle spalle”.

    Arrivato a un punto in cui crede di non avere più nulla, Bojack si rende conto che non ha ancora perso, e mai potrà perdere, la sua libertà. È nel suo colloquio con l’amica Diane al termine della prima stagione che Bojack arriva alla conclusione che non c’è nessun “profondo” nel quale le persone sono buone. Ciò che ci descrive sono le azioni che noi facciamo. Tuttavia, nonostante a primo impatto il nostro protagonista rimanga sconfortato dal realizzare ciò, col tempo comprende di non essere totalmente condannato: la speranza è quella di cambiare. Egli ha la libertà di farlo. È qui che Bojack realizza che è tutto nelle sue mani: essendo completamente responsabile delle azioni, può decidere di diventare un cavallo migliore.
    Durante il dialogo fra Bojack e Diane emerge il chiaro riferimento al pensiero del filosofo francese Jean-Paul Sartre. Egli sosteneva, infatti, che ognuno di noi sia condannato ad essere libero. Per il filosofo, l’uomo deve fare assegnamento solo su di sé per decidere della propria condotta: egli è pienamente responsabile di ciò che è e di ciò che diventa. In quest’ottica in cui l’esistenza precede l’essenza, dunque, l’uomo rappresenta la somma dei suoi atti e delle sue scelte. Comunque, a differenza di Sartre, che propone una visione tragica della condizione umana, arrivando al punto in cui tutto appare superfluo e privo di significato, lo show apre a un’ulteriore speranza.

    Quando Bojack chiede a Mr. Peanutbutter cosa l’ha aiutato a sopportare il ricovero del fratello, egli risponde che ha trovato conforto nel comprendere che in effetti nulla ha realmente importanza. Il nostro protagonista riceve lo stesso consiglio da Cuddly Whiskers, ex autore di Hollywood ritiratosi a seguito dell’insoddisfazione provata nel mondo del cinema: “Vincere un Oscar non ha senso. Nulla ha senso. Solamente dopo che rinunci a tutto puoi cominciare a trovare un modo per essere felice”.
    Nelle parole dei due personaggi menzionati in precedenza si evince un richiamo allo scrittore e filosofo francese Albert Camus e al suo concetto dell’assurdo. Secondo Camus, l’universo è irrazionale e privo di significato, ma gli esseri umani continuano a cercare un senso nella vita: questa contrapposizione dà vita all’assurdo. Una volta realizzato ciò, l’uomo ha avanti a sé tre scelte: suicidarsi, affidarsi a una religione o a un ideale, o abbracciare l’assurdo. Camus indica quest’ultima soluzione come unica ragionevole. Ciò che resta all’uomo di fare, è accettare la vita per ciò che è e continuare a ribellarsi contro di essa. Simbolo di questa lotta è l’eroe greco Sisifo, il cui caso è trattato dal filosofo nel saggio “Il mito di Sisifo”. Camus individua questo personaggio come eroe dell’assurdo in quanto rappresenta la condizione umana di dover lottare continuamente contro il senso di futilità dell’esistenza. Sisifo è infatti condannato dagli dei a spingere ogni giorno un masso fino alla cima di un monte solo per vederlo rotolare nuovamente alla base. Eppure, l’eroe trova un senso alla propria vita proprio in questa continua lotta. Il saggio termina: “Bisogna immaginare Sisifo felice”.

    Tornando a Bojack Horseman, nella serie abbiamo chiari esempi di come le tre strade per sfuggire all’assurdo di Camus possano manifestarsi nella vita di tutti i giorni. Secretariat, una volta fatti i conti con l’assurdità della vita, decide di suicidarsi. Per Princess Carolyn, il lavoro è come una religione, al quale dare tutta sé stessa. 

    Ma sono Mr. Peanutbutter e Whiskers che riescono veramente a trovare un senso alla vita nella lotta contro l’assurdo. Anche il nostro protagonista, ovviamente, cerca un modo per affrontare l’apparente futilità della vita. Per questo tenta la prima strada immaginata da Camus, quella del suicidio abbandonando lo sterzo della sua auto mentre è alla guida. Sopravvissuto quasi per miracolo, davanti ai suoi occhi si para la risposta al dilemma: una mandria di cavalli selvatici che corre verso l’orizzonte. In loro, Bojack vede l’eroe che Camus ritrova in Sisifo e trova la risposta che cercava da tempo.

    Dopo aver esposto i problemi e le soluzioni menzionate in precedenza, la serie descrive il travagliato percorso di Bojack verso il cambiamento e l’accettazione di sé stesso, fatto più di bassi che di alti. Per questo bisogna fare un salto all’ultima stagione della sitcom, momento di grande scombussolamento per il nostro protagonista. Nella prima parte della stagione ci accorgiamo di come Bojack abbia effettivamente fatto progresso. Dopo aver trascorso diversi mesi in un centro di riabilitazione, l’ex attore sembra una persona nuova e inizia una nuova vita. Comunque, nonostante tutto, Bojack non ha realmente fatto i conti con le conseguenze delle sue azioni, ed è a metà della stagione che queste gli si parano davanti. Tentando di difendersi agli occhi del grande pubblico, il cavallo rilascia un’intervista disastrosa che lo porta ad essere odiato da tutti e addirittura a ricevere minacce di morte. Inevitabilmente, ricade nel baratro delle dipendenze, mandando in fumo tutti i progressi fatti fino a quel momento. La situazione precipita definitivamente quando, sotto effetto di stupefacenti, entra nella sua vecchia casa forzando la porta, mettendola a soqquadro e buttandosi in piscina dove finirà per annegare.

    Nel penultimo episodio, che si svolge “tra la vita e la morte”, Bojack è in uno stato di incoscienza in cui immagina di essere a cena con tutte le persone importanti per lui ma che sono morte, fra i quali ritroviamo la popstar Sarah Lynn e il cavallo Secretariat. Finita la cena, uno alla volta, i commensali si esibiscono in uno spettacolo che richiama la loro vita e il modo in cui sono morti, al termine del quale si suicidano a uno a uno. Arrivato il suo turno, anche Bojack sembra destinato alla stessa fine. Eppure non muore.
    Se la morte di Bojack sarebbe stata una conferma del fatto che egli non può cambiare, la serie ci riporta in un’ottica ottimista. L’ultimo episodio si apre infatti con il cavallo, ormai ripresosi dalla serata precedente, su un letto di ospedale ma ammanettato. Successivamente vedremo Bojack che, diversi mesi dopo, esce dal carcere con un permesso per assistere al matrimonio di Princess Carolyn. Qui ci rendiamo conto di come tutti i personaggi principali della serie abbiano avuto un cambiamento e abbiano cominciato a vivere la propria vita, cosa che fa riflettere il protagonista. Ma è nell’ultimo confronto fra i due protagonisti della serie, Diane e Bojack, che troviamo il finale ottimista della serie.

    Mentre guardano le stelle, i due ormai ex amici si parlano probabilmente per l’ultima volta nella loro vita. Bojack chiede scusa a Diane per tutto il male che le ha fatto. Diane dal canto suo gli racconta di essere andata avanti: ha sofferto molto a causa sua, ma è riuscita a fare i conti col suo passato e ad accettarlo nonostante tutte le difficoltà che continua ad affrontare. E anche se a lui sembra impossibile, spera e crede che anche Bojack ci riuscirà. Nonostante il cavallo non sia dello stesso avviso, tanto che commenta: “La vita fa schifo e poi si muore”, alla fine, riesce a trovare speranza nelle parole di Diane, che chiudono perfettamente le sei stagioni della serie in un finale ottimistico:

    “Qualche volta. Qualche volta la vita fa schifo, ma continui a vivere”.

     

     

  • The European Day of Languages: an exciting initiative

    The European Day of Languages: an exciting initiative

    Every year, the European Day of Languages (EDL) is a significative event for students and not. Each 26 September, in fact, many initiatives and project are organized all over the continent – and the world – in order to encourage people to study languages. But, when was this special day established and why? Why is this event so important? And which initiatives have been organized for this year’s EDL?

    Europe is a very multi-cultural and plurilingualist continent: aside of the 24 official languages recognized by the EU, there are more than 225 indigenous languages in Europe. The need of creating an initiative concerning languages was already clear a few years ago.
    Back in 2001, during the European Year of Languages, the Council of Europe’s Committee of Ministers decided to make EDL an annual event, to be celebrated each 26 September. In effect, the first European Day of Languages took place in 2001 as a flagship of the European Year of Languages. Millions of people in 45 member states took part, and its great success made it possible to organize it every year till today. Its major goal was to highlight the importance of multilingualism and to encourage people to learn new languages. As the 2001 Secretary General of the Council of Europe, Javier Solana, declared at the launch of the European Year of Languages, “everybody deserves the chance to benefit from the cultural and economic advantages language skills can bring. Learning languages also helps to develop tolerance and understanding between people from different linguistic and cultural backgrounds”.

    As explained by the European Council official website, today’s EDL goals are not much different from those of the 2001 campaign:
    – Celebrating linguistic diversity in Europe, the plurilingualism of its citizens and lifelong language learning;
    – Improving awareness of Europe’s linguistic heritage and promoting its rich diversity by encouraging openness to different languages and cultures;
    – Motivating European citizens to develop plurilingualism to achieve a degree of proficiency in a number of languages, including those less widely used or taught;
    – Encouraging and supporting lifelong language learning for personal development.

    To celebrate the European Day of Languages, several projects have been organized, and many initiatives are planned all around Europe.
    Some examples are the “Fête des langues européennes”, in France, where 10 Franco-European associations will present their language with games, quizzes, conferences…; the “Beauty of the words”, in Serbia, where, together with teachers of Serbian, English and Italian, students will read poems in different languages, create e-books and make presentations of authors like Keats, Dante, Dostoyevsky and others; “The Gate of Languages Unlocked”, in Slovakia, a competition where teams of elementary school pupils will solve tasks in European languages; the “Plurilingual Venice” an entirely online-held event that will evoke, valorize, and celebrate the profoundly plurilingual and multicultural nature of the Most Serene Republic from its origins.

    Every year, students, teachers and others from all over Europe look forward the European Day of Languages. EDL is, in fact, an opportunity to celebrate all of Europe’s languages, including those that are less widely spoken and the languages of migrants. Our school will participate in this special day as well, organizing special games, activities and a new logo you can see on the side. We, who speak more than one language, must be delighted of the privilege we have. However, we must also do our part to celebrate and valorize the incredible richness and diversity of languages and cultures we have in our beautiful continent, as the Council of Europe Secretary General, Marija Pejčinović Burić, remembered: “the European Day of Languages reminds us that all voices matter and that together we can overcome linguistic and cultural divides in our societies”

  • Le Traité du Quirinal: un accord pour l’avenir de l’Europe

    Le Traité du Quirinal: un accord pour l’avenir de l’Europe

    « Vive l’amitié entre l’Italie et la France ! ».
    Ce sont les mots du président français Emmanuel Macron à propos d’un événement très important pour les deux pays. Au cours de ces dernières semaines, en fait, a été signé un traité qui pourrait, dès à présent, changer l’histoire de l’Europe. Il s’agit du « Traité du Quirinal », un traité ratifiant une coopération bilatérale renforcée entre la France et l’Italie. Le traité a été signé dans la matinée du 26 novembre 2021 au palais présidentiel du Quirinal, à Rome, par le président Macron et le chef du gouvernement italien Mario Draghi, en présence du président de la République Sergio Mattarella. Mais, pourquoi ce traité est-il aussi important ? Pourquoi entre l’Italie et la France ? Et quels sont ses points principaux ?

    Un accord de coopération entre France et Italie avait déjà été ébauché il y a quelques années, entre le président Macron et Paolo Gentiloni, président du Conseil des ministres en 2018, mais délaissé pendant le gouvernement Conte.
    Finalement, le Traité du Quirinal est signé dans un moment particulier pour l’Europe : après le Brexit et la fin du gouvernement Merkel en Allemagne, qui avait constitué un axe de grande coopération entre les deux premières puissances économiques d’Europe. Cet accord va créer une alternative à l’amitié franco-allemande comme moteur de l’Union européenne et permettrait de redonner une place de premier plan à l’Italie exclue, de fait ,de la relation privilégiée entre France et Allemagne. En tout cas, Macron a assuré que la France ne cherchait pas « des voies de substitution » à la relation franco-allemande après le départ d’Angela Merkel. Selon certains observateurs, en effet, l’initiative pourrait préluder à une entente Italie-France-Allemagne qui, de fait, s’est consolidée dans les plus récents scénarios de l’UE.

    Comme l’a souligné Mario Draghi pendant son discours, les deux pays sont depuis toujours unis par une culture et des objectifs communs. Il suffit de penser à la coopération qui ,dès la création de l’UE, dont les deux états ont été, dès le début, les promoteurs, unit la France et l’Italie. « Les institutions que nous avons l’honneur de représenter s’appuient sur les mêmes valeurs républicaines, sur le respect des droits humains et civils, sur l’européisme », a déclaré l’ancien président de la Banque centrale européenne. « De Stendhal à Umberto Eco, de Mastroianni à Belmondo, à Claudia Cardinale, nous partageons de nombreux souvenirs et références», a-t-il ajouté.

    Le Traité du Quirinal va donc changer considérablement les rapports et la coopération entre France et Italie. Il va renforcer les axes de collaboration en matière de diplomatie et de défense, ainsi que dans différents domaines, comme la transition numérique et environnementale, la culture et l’éducation, la coopération économique et industrielle, et l’espace. En plus, il favorisera la coopération parlementaire en prévoyant l’invitation régulière d’un ministre français au conseil des ministres italien et vice versa, comme cela avait déjà été fait avec l’Allemagne grâce au traité d’Aix-la-Chapelle. Il est également intéressant de noter que cet accord favorisera le monde des jeunes et de l’école. Il va établir un service civile commun pour les jeunes à partir de 2022 et créer un conseil italo-français de la jeunesse.  Il va ,en outre, développer l’ESABAC qui permet aux lycéens italiens d’obtenir le baccalauréat français et la « maturità » italienne. Enfin, la mobilité des étudiants et des enseignants entre les deux pays sera favorisée.

    Le Traité du Quirinal va sans doute changer les dynamiques européennes pour les années à venir. Entre-temps, Il ne nous reste plus qu’à saisir les opportunités que cet accord nous offre en espérant que les relations entre France et Italie s’amélioreront toujours pour une coopération durable dans le temps.

     

     

     

  • Una estrella en el cielo de Barcelona

    Una estrella en el cielo de Barcelona

    Se acerca cada vez más a su término la construcción de la Sagrada Familia, obra maestra de Antoni Gaudí, situada en la ciudad de Barcelona, en Catalunia. El 30 de noviembre se culminó con éxito la colocación de la estrella encima de la torre de la Virgen María, la segunda columna más alta de la basílica, que en total alcanza los 138 metros de altura. La estrella, que pesa 5,5 toneladas y mide 7,5 metros de diámetro, se inaugurará e iluminará por primera vez el 8 de diciembre de este año, a motivo del día de la Inmaculada Concepción. “La cruz tendrá unos reflejos brillantes y los brazos proyectarán luz, tal y como lo ideó Gaudí”, explicó el arquitecto director de la Sagrada Familia, Jordi Faulí.

    La colocación de la estrella sobre la torre de la Virgen María representa un considerable avance por la finalización de la Sagrada Familia. De hecho, la obra fue diseñada por el arquitecto Antoni Gaudí e iniciada en el año 1882. La basílica es considerada la obra maestra del artista catalán porque en ella convergen todas las influencias de Gaudí: podemos decir que la Sagrada Familia es una síntesis de todos los estilos experimentados por el arquitecto que dedicó los últimos años de su vida a la realización de su proyecto, hasta que, en 1926, murió. A su muerte se hizo cargo de las obras su ayudante Domingo Sugrañes. Después de él, la obra fue continuada por algunos otros arquitectos que intentaron llevar a cabo la idea de Gaudí.

    Hoy en día, la Sagrada Familia es uno de los monumentos más visitados de España y es la iglesia más visitada de Europa, tras la basílica de San Pedro del Vaticano. A pesar de ello, la basílica no está viviendo un buen momento. Debido a la pandemia de covid-19, el número de visitantes ha descendido exponencialmente. Las recientes previsiones indican que el año terminará probablemente con un total de 810.000 visitantes, es decir, el 17,2% de la afluencia antes de la pandemia. Esta situación ralentiza el desarrollo de la construcción de la estructura: si en los últimos años se esperaba terminar la construcción de la Sagrada Familia para el 2026, centenario de la muerte de Gaudí, ahora corre el riesgo de ser terminada no antes de 2030, “si no hay un milagro”, como afirma Esteve Camps, presidente delegado de la Junta Constructora. Por esta razón, el pasado mes de abril se lanzó una campaña de donaciones, nombrada “T’acabarem”, que va a intensificarse durante los próximos meses. “Buscaremos nuevas fuentes para financiarnos y fórmulas alternativas. Además de donaciones, buscaremos patrocinadores”, dijo Xavier Marinez, el director general de la Junta Constructora.

    Esperamos que la colocación de la estrella en la cima de la nueva torre de la Virgen María sea de buen augurio para la continuación de los trabajos en la Sagrada Familia. Por lo tanto, no nos queda más que esperar otras actualizaciones sobre la basílica.

     

     

  • Hanami: la stagione della fioritura

    Hanami: la stagione della fioritura

    “Osservare i fiori”. Sarebbe questa la traduzione letterale del termine giapponese “Hanami“, in riferimento alla tradizionale usanza nipponica di godere della bellezza della fioritura primaverile degli alberi. Questo periodo dell’anno, in Giappone, è addirittura ritenuto sacro. Ma perché i giapponesi amano tanto l’hanami?

    Regolarmente, nel periodo primaverile, in tutto il paese si assiste al magnifico spettacolo dello sbocciare dei fiori, soprattutto dei “Sakura”, cioè quelli di ciliegio. La nascita dei Sakura è un evento molto sentito per gli abitanti del Paese del Sol Levante. Questo evento intriso di significato è per loro un elemento cardine della propria cultura. Lo stesso fiore di ciliegio rappresenta, infatti, rinascita. Di fatto, in Giappone, la primavera segna anche l’inizio dell’anno fiscale e di quello scolastico, per cui il simbolismo legato al rinnovamento risulta ancora più evidente. Tuttavia, il fiore di ciliegio sta ad indicare anche fragilità. Per estensione, infatti, il ciclo vitale dei Sakura è paragonato alla vita stessa. Il fiore di ciliegio, che sboccia in modo appariscente ma che muore dopo pochi giorni, vuole ricordarci che tutto nella vita, anche le cose che paiono destinate a durare, prima o poi scompaiono
    La celebrazione effettiva dell’hanami consiste in una festa all’aperto sotto gli alberi di ciliegio che dura una o due settimane. Da fine febbraio ad inizio maggio, i Sakura fioriscono in tutto il Giappone, ma è ad aprile, in piena fioritura, che comincia questo magnifico evento. La ricorrenza è talmente sentita che lo sbocciare delle prime gemme viene prevista dall’Agenzia Meteorologica Giapponese che studia il clima, quando ci sarà la nascita dei primi boccioli e fino a quando la fioritura durerà, permettendo così di determinarne la data esatta. In questo modo chiunque può prepararsi per l’occasione progettando picnic o serate all’aperto. Per partecipare alla tradizionale festa dell’hanami, infatti, i giapponesi sono soliti spostarsi per tutta la durata della celebrazione, raggiungendo le mete più ambite del paese, quali la capitale Tokyo o altri luoghi d’interesse come la città di Kyoto o il Castello di Hirosaki, nella prefettura di Aomori. Inoltre, per i tradizionali picnic all’aperto all’ombra degli alberi di ciliegio in fiore, si è soliti preparare degli alimenti dedicati alla fioritura dei Sakura, come dolci, gelati, bevande e altro, tutti decorati in onore della festa.
    Una volta compreso in cosa consiste l’hanami, non ci resta che capire come nasce questa celebrazione tanto sentita.

    L’origine dell’hanami affonda le sue radici nel leggendario passato del Giappone. Secondo molti, l’usanza di “osservare i fiori” era stata importata nel VIII secolo d.C. dalla dinastia cinese Tang nell’allora capitale Nara. Sebbene fino al IX secolo l’hanami si riferiva maggiormente agli “Ume”, gli alberi di prugne, quando, nel periodo Heian (794-1185), la Corte Imperiale si stabilì nella città di Kyoto, furono i Sakura ad essere maggiormente celebrati nel periodo della festa.
    Il primo a voler celebrare la fioritura dei ciliegi fu l’imperatore Saga, che cominciò a tenere feste e balli sotto gli alberi di ciliegio piantati nel giardino del palazzo imperiale. Tuttavia, in quel periodo, a prendere parte ai festeggiamenti in onore dei Sakura era solamente un gruppo ristretto di nobili, samurai, membri della corte e poeti, i quali avevano il compito di scrivere versi che celebrassero la bellezza e l’incanto dei fiori di ciliegio (“haiku”).
    Solo nel periodo Edo (1603-1868) l’hanami si diffuse anche fra i ceti più bassi della popolazione, anche grazie all’azione di alcuni imperatori che fecero piantare ciliegi in molte zone del paese, così che tutti i cittadini potessero riunirsi per bere sakè e rilassarsi sotto la pioggia di petali rosa degli alberi di ciliegio.
    Ma l’hanami non è una celebrazione dedicata solamente alla natura: la fioritura dei ciliegi è anche il periodo legato al raccolto del riso. In principio, infatti, la celebrazione aveva soprattutto uno scopo divinatorio. Anticamente le persone usavano la fioritura dei ciliegi come mezzo per predire la qualità del raccolto di quell’anno. Credendo che gli dei risiedessero nella corteccia degli alberi di ciliegio, gli abitanti portavano ai piedi di questi alberi offerte di ogni genere e pregavano le divinità di concedere loro buona sorte.

    Attualmente ci troviamo proprio nel periodo dell’hanami e, nonostante quest’anno non sia possibile né qui né in Giappone partecipare dal vivo alla celebrazione, si può ugualmente godere della bellezza dei ciliegi in fiore. Così come le strade giapponesi, infatti, anche il web si è tinto di rosa negli ultimi giorni. Tante sono le foto dei Sakura che hanno fatto arrivare l’hashtag Giappone in trend topic su Twitter e sulle altre principali piattaforme social.
    Ogni anno il mondo assiste al meraviglioso spettacolo giapponese dell’hanami. Tuttavia, questa è solo una delle tante sfaccettature che il Paese del Sol Levante, nel suo essere tradizionale e moderno al tempo stesso, sa offrirci.

  • Quando la maternità è un danno

    Quando la maternità è un danno

     

    “Una donna se rimane incinta non può conferire un danno a nessuno e non deve risarcire nessuno per questo”, dichiara in un post su Facebook la pallavolista Lara Lugli. Ma cos’ha portato l’atleta a scrivere queste parole?

    Le vicende, a cui fa riferimento nel suo post la giocatrice, risalgono alla stagione 2018-19. Nel marzo 2019, infatti, Lara rimane inaspettatamente incinta. In seguito, la Lugli  comunica al club in cui militava al tempo, il Volley Pordenone, di essere in maternità e, quindi, di non poter proseguire la stagione, risolvendo il contratto come da prassi. Tutto sembra filare liscio fino a quando, dopo solo pochi mesi, la pallavolista perde il suo bambino per aborto spontaneo.

    La situazione peggiora quando, due anni dopo, Lara viene citata per danni dalla sua ex squadra. La giocatrice, infatti, aveva richiesto la corresponsione dello stipendio del mese di febbraio, per il quale lei aveva effettivamente lavorato.
    La società nega la richiesta all’ormai 41enne atleta e la cita per danni. Nella querela il presidente del club, Franco Rossano, spiega che la Lugli avrebbe violato il contratto firmato per quella stagione, “vendendo prima la sua esperienza con un ingaggio sproporzionato e poi nascondendo la volontà di essere madre”. Questa scelta avrebbe, secondo il presidente, portato la società a perdere punti sul campo e sponsor per la seguente stagione.
    A seguito di queste accuse, Lara Lugli ha deciso di denunciare l’accaduto con un post, quello citato all’inizio dell’articolo, nel quale spiega la sua posizione e le sue reazioni. “L’atto di citazione per i danni mi ha ferita profondamente”, dichiara l’atleta.

    La notizia è arrivata ovunque nel mondo, tanto da raggiungere una delle testate giornalistiche più conosciute, il New York Times, che ha scritto un articolo dedicato interamente alla storia della Lugli, nel quale, fra le altre cose, si mette in risalto il fatto che il nostro paese abbia “stereotipi profondamente radicati”.
    A seguito dell’accaduto molti si sono mossi in azioni solidali nei confronti della pallavolista. Tanti sono stati i messaggi di supporto rivolti alla vittima delle accuse, ad esempio quello del capitano della nazionale maschile Ivan Zaytsev. Nella sua lettera il giocatore, attualmente in forza al Kuzbass Kemerovo, si dice “totalmente dalla parte di Lara”. Anche il presidente del Senato, Maria Elisabetta Casellati, ha scritto su Twitter che “invocare la condanna, perché in maternità, è una violenza contro le donne”. Un altro gesto di solidarietà verso la Lugli è quello dei molti pallavolisti, sia uomini che donne, che, al momento del saluto delle squadre nelle gare di Coppa Italia A-2, si sono mostrati con il pallone sotto la maglia.
    A favore di Lara Lugli si è mossa l’associazione Assist, che tutela e rappresenta i diritti delle atlete di tutte le discipline sportive. Per chiedere di intervenire sulla questione, l’associazione ha espresso la volontà di scrivere al Presidente del Consiglio, Mario Draghi, e al Presidente del Coni, Giovanni Malagò. “In questa spregiudicata iniziativa si annida il vero scandalo culturale del nostro Paese” sottolinea Assist. In accordo con la società Assist si è mossa anche Differenza Donna Ong, anch’essa impegnata nella tutela dei diritti delle donne. Le due associazioni hanno organizzato il progetto Save, per chiarire i diritti umani delle donne ed avere una risposta istituzionale riguardo alle loro violazioni.

    La storia di Lara Lugli non può passare inosservata. In attesa di una soluzione concreta a problemi come questo, ognuno di noi deve impegnarsi per mostrare il dovuto rispetto alle donne come professioniste. Solo in questo modo potremmo sradicare quegli stereotipi culturali a favore della parità di genere.

  • La nouvelle ère du football

    La nouvelle ère du football

    Les meilleurs journalistes sportifs n’ont plus aucun doute : la nouvelle star du foot mondial est française. De qui on parle ?
    Après les dernières performances avec l’équipe du Paris Saint-Germain en Champions League, la majorité des amateurs pensent que Kylian Mbappé est le meilleur footballeur au monde. Ce petit géant a seulement 22 ans mais il dispose déjà d’un grand palmarès.

    Membre de l’équipe junior du Monaco, sa carrière professionnelle commence en 2015 quand il fait ses débuts en tant que professionnel. Mbappé devient immédiatement un titulaire important dans l’équipe du Monaco et commence á s’imposer dans le football français comme un nouvelle promesse. Son explosion finale arrive dans la saison 2016/17, quand il atteint la demi-finale de la Champions League : un résultat vraiment incroyable pour la petite équipe du Monaco. Mbappé, à seulement 18 ans, entraîne son équipe sur son chemin dans le tournoi avec 6 buts en 9 matchs, pas mal pour un ado ! Malheureusement, le Monaco ne gagne pas le match, mais la carrière du jeune champion ne fait que commencer.
    En été 2017, il passe au Paris Saint-Germain, qui l’achète pour une somme de 180 millions d’euro ! En peu de temps il devient la star du club et de l’équipe nationale. D’ailleurs, il participe à la coupe du monde 2018 en Russie ou il gagnera le titre de champion du monde, en plus du prix pour le meilleur jeune de la compétition. Outre les prix déjà mentionné, Mbappé a gagné aussi plusieurs prix individuels, comme le European Golden Boy en 2017, le meilleur buteur de la Ligue 1 Français en 2019 et 2020 ou le joueur français de l’année en 2018, mais aussi collectifs, comme le titre de champion de France quatre fois.

    Aujourd’hui, Mbappé a 22 ans. Il joue pour le Paris Saint-Germain et sa valeur de marché est d’environ 180 millions d’euro.
    Cette année son objectif est de gagner la Champions League avec le Paris Saint-Germain car Mbappé et son équipe sont arrivés en finale l’année dernière contre une des meilleurs équipes de la décennie, le Bayern Munich, mais à la fin, les allemands ont gagné 1-0.
    Actuellement les parisiens ont atteint les quarts de finale en gagnant le match contre l’équipe du Barcelone pour un total de 5-2 (4-1 au premier match et 1-1 au deuxième) et ils ont aussi prouvé être une des meilleures équipes d’Europe. Dans les deux matchs contre les Espagnols, Mbappé a joué magnifiquement, en exhibant tout sa classe et son habileté :  dans le match contre un des joueurs les plus forts de toute l’histoire du foot comme Leo Messi, Mbappé a su détourner sur lui l’attention qui aurait dû revenir au champion du monde. La victoire du français a marqué le début d’une nouvelle ère dans le monde du football. En fait, les journalistes ont fait les louanges du jeune, en le qualifiant de meilleur au monde.

    On parle d’un champion absolu ! Les qualités de Kylian lui ont permis d’obtenir des résultats que très peu réussissent à atteindre dès le plus jeune âge. On ne sait pas ce qu’il peut encore faire, mais une chose est certaine : avec Mbappé on commence une nouvelle ère du football international !

  • La nuova formula della televisione italiana

    La nuova formula della televisione italiana

    Nell’ultimo anno, a causa dei continui lockdown vissuti, abbiamo riscoperto, seppur forzatamente, il piacere di riunirci e guardare un po’ di buona televisione tutti insieme. Ad ogni modo, gli spettatori più “anziani” non avranno potuto non notare il cambiamento radicale che ha vissuto la televisione italiana durante gli ultimi anni. Di cosa stiamo parlando? Dando uno sguardo ai palinsesti degli scorsi decenni ci accorgiamo di una cosa: molti dei programmi definiti “cult” sono scomparsi per lasciar spazio a programmi che attraggono maggiormente il pubblico giovanile attuale, che pare allontanarsi sempre più dal mondo della televisione per darsi allo streaming. Mossa questa che sembra inevitabile da parte delle grandi emittenti televisive, del tutto normale per cercare di non perdere visibilità anche fra le generazioni future. Dov’è quindi il problema?

    La risposta potrebbe non piacere a tutti, ma è inevitabilmente chiara: i programmi attuali sono qualitativamente scarsi. Ripensando alle proposte più in voga nei decenni scorsi vengono subito in mente titoli come “Drive In”, “Non è la Rai” o il “Festivalbar”.
    Oggi invece, molti di questi programmi così amati e così seguiti dal grande pubblico televisivo sono per la maggior parte scomparsi e sostituiti da titoli come “Live – Non è la D’urso”, che potremmo definire d’attualità/gossip, condotto dalla popolarissima Barbara D’urso, la quale intervista diversi ospiti dando vita a situazioni grottesche e imbarazzanti; “Grande Fratello VIP”, presentato da Alfonso Signorini, consiste nel rinchiudere diversi “VIP” di basso rango in una casa per diversi mesi (quest’anno a cavallo fra Settembre 2020 e Marzo 2021) o “Uomini e donne” che dona a giovani e anziani single, fra puntate ricche di urla e litigi, l’opportunità di trovare un partner con il quale instaurare una relazione poco durevole al di fuori dell’esperienza televisiva e dei social network. Perfino il famosissimo festival di Sanremo, tempio della canzone d’autore e manifesto della musica italiana nel mondo, negli ultimi anni ha preso una piega ben più pacchiana rispetto a qualche anno fa, puntando più su ciò che può piacere al grande pubblico e tralasciando la qualità della gara e del festival in sé.

    Come ho già sottolineato, il problema è rappresentato dalla scarsa qualità delle proposte televisive per favorire lo share, le interazioni sui social network e il gossip. Di fatto, sono lontani i tempi in cui programmi come “La Corrida”, condotto dall’iconico Corrado Mantoni, incollavano allo schermo e divertivano migliaia di telespettatori seppur con formule semplici e concise, offrendo momenti di spensieratezza e distacco dai problemi che affliggevano le persone.
    Al contrario, molti dei programmi attuali vedono formule ben più complesse. Ritorniamo per un attimo al caso del Grande Fratello VIP. Nato nel 2000 sotto il nome di “Grande Fratello”, inizialmente nella sua versione normale e senza il coinvolgimento di personaggi “famosi” come accade oggi, il programma è partito con un meccanismo piuttosto semplice, cioè quello di isolare dei giovani completamente sconosciuti e presi dalle più disparate situazioni e di documentare ogni loro istante all’interno di una casa dotata di ogni confort. All’interno della suddetta casa potevano incontrarsi un pizzaiolo della provincia di Siracusa, uno studente di Frosinone e chi più ne ha più ne metta. Il reality andava avanti così, dando l’opportunità ai telespettatori di immedesimarsi nelle esperienze di persone come loro. Comunque, negli ultimi anni la storia è cambiata.
    Nel tempo, il Grande Fratello ha saputo adeguarsi alle tendenze del momento e a ciò che attrae i giovani. Il risultato? Ad oggi, il Grande Fratello VIP riunisce nella casa persone definite famose e, invece di isolare il concorrente e lo spettatore dal mondo al di fuori della casa regalando qualche ora di spensieratezza, il programma si è trasformato in un vero e proprio telegiornale del trash, nel quale gli scontri (spesso organizzati ad hoc dalla produzione e dagli stessi concorrenti per aumentare lo share) sono all’ordine del giorno, conditi da urla isteriche, frecciatine fra concorrenti ed un presentatore che cerca, fintamente imbarazzato, di fare da mediatore fra le parti.
    Ho trattato il caso del Grande Fratello VIP, ma la formula di cui si è parlato può essere applicata anche a molti altri programmi TV, utili a scatenare polemiche e reazioni social più che a intrattenere lo spettatore.

    Ormai, il volto della televisione è cambiato e pare che questa situazione non possa far altro che peggiorare. Il dubbio dunque rimane tale: vale davvero la pena sacrificare la qualità effettiva del programma per favorire lo share e le interazioni social?