Categoria: Territorio

  • Torre Annunziata: un gioiello da ritrovare

    Torre Annunziata: un gioiello da ritrovare

    Mille risorse sprecate

    Se noi giovani attualmente vedessimo una foto della nostra città negli anni ‘70, ci sembrerebbe surreale, potremmo quasi pensare che sia stata fatta con l’intelligenza artificiale, ma non è così: un tempo Torre Annunziata era un vero e proprio gioiello. Purtroppo però oggigiorno, molto spesso, noi cittadini non ci rendiamo conto dell’immenso tesoro economico e culturale che custodiamo tra le nostre mani.  Difatti, non siamo in grado di valorizzare al meglio le risorse che il nostro territorio ci offre, anzi, facciamo l’esatto opposto. In passato, Torre Annunziata è stata uno dei centri economici più importanti tra i comuni di Napoli con la sua “Arte Bianca” dei pastifici e il suo mare; disponiamo di uno degli scavi archeologici più famosi di sempre: gli Scavi di Oplontis, meta di turisti da ogni parte del mondo, i quali affrontano ore e ore di viaggio per visitarlo ma che, purtroppo, restano delusi dal luogo ad esso circostante, il quale scarseggia di risorse. Ci si aspetterebbe un intero business su quest’enorme risorsa: souvenir, guide turistiche o anche semplice pubblicità. Al contrario, una volta usciti dalla Villa di Poppea, i visitatori si ritrovano in un contesto malfamato, dove anche una semplice passeggiata diventa un’impresa, mentre si tenta di evitare i rifiuti abbandonati, le mattonelle dei marciapiedi distrutti e i bisogni mai raccolti degli animali. Di conseguenza, invece di essere avvolti dalla natura, l’allegria dei negozi e l’odore della pasta fresca, come accadeva un tempo, sono travolti da un senso di abbandono che caratterizza le strade di questa città che portano solo a serrande chiuse di magazzini dimenticati.

    “Si raccoglie ciò che si semina”

    Comune di Torre Annunziata Mangiare e bere: il MEGLIO del 2026 -  Cancellazione GRATUITA | GetYourGuide

    La situazione in cui ci troviamo, è frutto di un atteggiamento completamente sbagliato da parte della maggior parte dei cittadini, colpiti da un forte sentimento di menefreghismo e impertinenza. Ma non si tratta solo di questo, o almeno non è solo ed unicamente colpa dei cittadini; in realtà, di solito, la fonte del problema è molto più profonda. Sono anni che il comune di Torre Annunziata è sommerso da corruzione e infiltrazioni criminali. Anche quest’anno, sfortunatamente, non appena si era arrivati a pensare che forse questa situazione sarebbe finalmente diventata acqua passata, ecco che, ancora una volta, tale crisi colpisce il Sindaco e la comunità. Dunque, come potremmo raggiungere stabilità e pace se a mancare è il pilastro che dovrebbe sostenere l’intera città? Si dovrebbe risolvere la questione partendo dal principio così da poter fornire i mezzi necessari a chi davvero vuole prestare aiuto nel recupero di questo tesoro. Ad averci portato nella condizione tragica in cui si trova questa cittadina, c’è il pensiero che ciò che facciamo non influenzi il mondo che ci circonda. Ma, ogni singola azione di ciascuno di noi, se sommata a quella di tutti, può diventare tanto. Questo, però, fortunatamente, non vale solo ed unicamente per le cose negative che facciamo: se ognuno facesse una piccola cosa per migliorare la situazione di Torre Annunziata, probabilmente potremmo iniziare a vedere quella foto della “vecchia Torre” non più come un qualcosa di surreale e di falso bensì come un obiettivo da raggiungere. Quindi, un passo alla volta, si potrà ritrovare questo gioiello perduto.

    Realizzato da Sara Betteghella e Greta Grezzo III A Classico.

  • Cartelli e bandiere sul lungomare: studenti iraniani protestano a Napoli

    Cartelli e bandiere sul lungomare: studenti iraniani protestano a Napoli

    Alcuni studenti e cittadini iraniani che vivono a Napoli si sono riuniti la mattina del 6 marzo 2026 sul lungomare di via Caracciolo, davanti al consolato degli Stati Uniti, per manifestare contro il governo della Repubblica Islamica dell’Iran. L’iniziativa è stata organizzata per portare all’attenzione dell’opinione pubblica la difficile situazione politica e sociale del loro Paese.

    Alla protesta hanno partecipato alcune decine di persone, tra cui molti giovani universitari che studiano negli atenei napoletani, come le università Federico II, Luigi Vanvitelli e Parthenope. I manifestanti hanno esposto cartelli e striscioni con diversi slogan e hanno sventolato bandiere dell’Iran, degli Stati Uniti e di Israele.

    Durante il presidio alcuni partecipanti hanno espresso il loro sostegno al presidente degli Stati Uniti Donald Trump e al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, ritenendo che le loro politiche possano contribuire a indebolire il regime iraniano. Tra i cartelli comparivano anche messaggi di ringraziamento rivolti ai due leader.

    Nel corso della manifestazione è stato ricordato anche Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo scià dell’Iran. Per alcuni manifestanti egli rappresenta una possibile alternativa politica per il futuro del Paese. Alcuni studenti hanno inoltre distribuito ai passanti dei dolci accompagnati da piccole bandiere con la scritta: “L’unica scelta per l’Iran è Reza Pahlavi”.

    La protesta si è svolta in maniera pacifica e senza tensioni. Durante l’iniziativa sono stati ascoltati l’inno nazionale iraniano e alcune canzoni tradizionali. Tra i partecipanti c’era anche Kowsar, una studentessa di Economia che vive in Italia da circa due anni, la quale ha raccontato di essere molto preoccupata per i suoi familiari rimasti in Iran.

    Presente anche Iraj, un uomo che vive in Italia da circa trent’anni dopo aver lasciato il suo Paese. Secondo lui molti cittadini iraniani continuano a vivere sotto forti limitazioni e repressioni. Con questa manifestazione gli studenti hanno voluto far conoscere la loro situazione e chiedere maggiore attenzione da parte della comunità internazionale, nella speranza di un futuro più libero per l’Iran.

    Giulia Malvone 3AC

  • Torre Annunziata in bilico: countdown per lo scioglimento?

    di Emiliana Maresca, Elisa Verdezza, III A classico

    Sembrava ormai un capitolo chiuso e invece la storia sembra ripetersi: il comune di Torre Annunziata torna a tremare. Nella giornata del 2 gennaio 2026, il prefetto di Napoli Michele di Bari, su delega del ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha nominato una commissione di indagine “per verificare la presenza o la sussistenza di tentativi di infiltrazione criminale nel Comune di Torre Annunziata”. Il provvedimento rappresenta una brusca battuta d’arresto per la città che, con estrema fatica, stava provando a rialzarsi.  

    Nel 2024, dopo ben due anni di commissariamento per infiltrazioni camorristiche, la crisi sembrava superata e venne eletto l’attuale sindaco, Corrado Cuccurullo. A soli 18 mesi dalla sua elezione, si riapre una ferita mai del tutto rimarginata, anche questa volta a causa di un possibile condizionamento da parte delle organizzazioni criminali locali.  

    La notizia, però, non è stata inaspettata: si è trattato solo del tragico epilogo di mesi di incertezze, con numerose inchieste che hanno segnato i corridoi di Palazzo Criscuolo. Da tempo, infatti, a fare da sfondo della città c’è una criminalità sempre maggiore: sparatorie, omicidi, risse hanno alimentato un clima di forte tensione. In questo scenario incerto, il Primo Cittadino, nonostante l’enorme dispiacere, si dichiara assolutamente tranquillo, anzi vede la nomina come un’opportunità per chiarire in maniera definitiva la trasparenza della sua amministrazione. Secondo il sindaco, l’effetto maggiore è quello sull’immagine della città. “È naturale che una notizia del genere abbia una ricaduta sulla reputazione di Torre Annunziata, che a nostro giudizio non meritava questo ulteriore colpo. Alimenta la sfiducia e la rassegnazione presenti da decenni e che restano i principali avversari contro cui dobbiamo combattere per rilanciare la città”. 

    Ora, però, la parola passa ai fatti: sarà il lavoro degli ispettori a stabilire se la città può sentirsi protetta o se debba prepararsi a un brusco e doloroso ritorno al passato. La commissione d’accesso avrà una durata di tre mesi, prorogabili una sola volta per ulteriori tre mesi nel caso in cui la situazione non fosse ancora chiarita. Nel frattempo, giunta e consiglieri hanno ribadito il pieno sostegno al sindaco Cuccurullo, precisando di accogliere positivamente l’arrivo degli ispettori.  

    Così si apre un nuovo capitolo che riporta il comune oplontino sotto osservazione, a tre anni dallo scioglimento per camorra del 2022 e dopo una precedente commissione d’accesso già attivata nel 2015. 

    Mentre a Palazzo Criscuolo si analizzano le carte, nella città si respira un clima di tensione e inquietudine. La criminalità organizzata, infatti, non sembra arrestarsi e Torre Annunziata è continuamente tormentata dal suono delle sirene, segnale della violenza che sembra non placarsi. In questo contesto di pressione, l’intera comunità è avvolta da sentimenti di stanchezza, delusione, e soprattutto di rassegnazione. La maggiore preoccupazione risiede nel futuro della città. Di fatto, un comune sotto indagine è un comune che rallenta, come se la politica fosse “congelata”. Il prezzo più salato è pagato dalle nuove generazioni e dagli imprenditori: chi finanzierebbe il rilancio turistico di una città che, con regolarità, sembra essere destinata a tornare sempre al punto di partenza?

    La comunità, quindi, attende risposte concrete. I prossimi non saranno solo giorni di inchieste e documenti, ma ci aiuteranno a capire se Torre Annunziata possiede davvero le forze per andare avanti e liberarsi finalmente dalla stretta delle organizzazioni malavitose.  

  • Le ferite invisibili del rifiuto genitoriale

    Le ferite invisibili del rifiuto genitoriale

    Cosa succede quando il posto più sicuro al mondo, la famiglia, diventa luogo di freddezza e di assenza? Quando il nostro punto di riferimento inizia pian piano a sgretolarsi? O ancora quando non ci si sente più accettati da chi ci ha dato la vita? 

    Queste ed altre domande hanno fatto da filo conduttore durante il convegno “Il Rifiuto genitoriale: analisi, rilevanza giuridica e strumenti di tutela per il minore”, che si è svolto il 16 dicembre 2025 presso il tribunale di Torre Annunziata nell’aula penale Giancarlo Siani. 

    L’incontro, organizzato e moderato dall’avvocatessa Anna Brancaccio, responsabile dell’AMI (associazione degli avvocati matrimonialisti italiani), ha chiarito il significato del rifiuto genitoriale, e ha posto come unico faro il benessere e la tutela del minore. Il rifiuto genitoriale interessa il minore che, dopo il divorzio dei genitori, si allontana drasticamente da una o da entrambe le figure di riferimento, arrivando anche a negare completamente ogni tipo di contatto. Il rifiuto da parte del minore non è un capriccio, ma nasconde spesso una ferita molto più profonda di quanto si pensi. È mancanza di calore, mancanza di affetto, la preoccupazione di deludere una delle parti e ciò lascia segni permanenti nella vita del minore.  

     Hanno partecipato all’incontro: Il magistrato Stefano Celentano, consigliere presso la Corte di appello di Napoli, che si è focalizzato sul rifiuto da parte del minore e sul concetto di bigenitorialità; Valentina de Giovanni, presidente della sezione AMI di Napoli, che ha prospettato il punto di vista del genitore rifiutato; Nicola Anaclerio, dirigente dell’area quattro dei servizi in ambito 30, che si è focalizzato sulla figura del minore; Paola Perrotta, dirigente psicoterapeuta, che ha messo in luce la “trama invisibile” del rifiuto genitoriale; Angela Coppola, avvocatessa, che si è concentrata sulla figura del curatore.  

    Il messaggio cruciale del dibattito è che il rifiuto genitoriale non è un concetto astratto, ma una realtà che nasconde una molteplicità di situazioni diverse, ognuna con la propria ferita.  Proprio per questo, esso richiede un approccio multidisciplinare, in quanto non si coinvolgono solo avvocati, ma anche psicologi e assistenti sociali. Ognuna di queste figure ha un compito ben preciso, ma tutte e tre collaborano a un obiettivo comune: tutelare il diritto del minore ovvero ciò che garantisce a ogni bambino e adolescente di vivere in un ambiente sano e protetto, con accesso a salute ed istruzione. Inoltre, in questo contesto, un’altra figura di rilievo è quella del curatore, che rappresenta e difende i diritti del minore, garantendogli di essere ascoltato. Egli, però, non lavora da solo: deve approcciarsi con assistenti sociali, scuola e altre istituzioni coinvolte. Solo grazie a queste connessioni si può risolvere il problema. Tuttavia, il lavoro non è facile: è stato infatti sottolineato più volte che ogni famiglia è diversa, ha storia e dolori propri e ciò rende impossibile applicare dei modelli standard. 

    Ma a questo punto, nasce una domanda: da dove ha origine nasce il rifiuto genitoriale? Le cause possono essere varie, ma ne possiamo distinguere due tipologie principali: il rifiuto genuino, che nasce spontaneamente dal minore stesso per varie dinamiche; e quello manipolatorio, indotto da un genitore a danno dell’altro, che spesso può comportare la sindrome di Alienazione Parentale. Questa si verifica quando un genitore arriva a cancellare l’altra figura di riferimento nella vita del minore, portandolo ingiustificatamente al rifiuto e alla rottura di qualsiasi legame. Per distinguere queste due diverse realtà, il minore deve essere ascoltato con estrema attenzione.  

    Proprio in questo contesto emerge il concetto di bigenitorialità: esso è un diritto inalienabile del minore, che gli garantisce la presenza costante, affettiva ed educativa, da parte di entrambi i genitori, anche dopo la separazione. Strettamente legato alla bigenitorialità, è il cosiddetto criterio di accesso, che garantisce l’accesso alla vita del minore ad entrambi i genitori: nonostante i cambiamenti in famiglia, non gli sarà chiusa nessuna porta e continuerà a ricevere affetto da entrambe le sue figure di riferimento.  

    L’applicazione di questi diritti si scontra, ad oggi, con una realtà sociale in continua trasformazione: è stato infatti precisato che la famiglia sta cambiando e che non è più retta dai canoni tradizionali. 

    In definitiva, l’incontro ha messo in luce come il rifiuto genitoriale non possa essere risolto solo tra le mura di un tribunale. La sfida per il futuro è quella di andare oltre il conflitto fra gli adulti e mettere al centro il diritto del minore di essere amato. Per noi studenti del liceo Pitagora Croce è stata un’esperienza unica, in quanto per molti di noi è stata la prima volta all’interno di un tribunale. Il tema della conferenza ci ha colpito molto, nonostante il rifiuto genitoriale sia un argomento complesso e delicato, gli illustri relatori lo hanno presentato e spiegato in modo accessibile a noi studenti. Siamo usciti dal tribunale con una nuova consapevolezza: il rifiuto genitoriale non è fatto solo di codici e leggi, ma anche di ascolto, storie e ferite. 

  • Visita all’Azienda agricola biologica di Terzigno: un’esperienza tra natura e tradizione

    Visita all’Azienda agricola biologica di Terzigno: un’esperienza tra natura e tradizione

    Giovedì 6 marzo la classe 3ES del nostro Liceo, accompagnata dalla prof.ssa Vincenza Pirozzi e la prof.ssa Marcella Cuomo, si è recata in visita all’azienda agricola biologica, situata in via Amati a Terzigno, un comune in provincia di Napoli dove la viticoltura, la produzione di vino e di prodotti biologici, come i piselli, rappresentano le principali risorse per l’economia locale.

    Negli ultimi anni, grazie all’impegno dei cittadini e delle imprese del territorio, questa zona è protagonista di un’importante valorizzazione delle sue eccellenti risorse enogastronomiche, avendo riscoperto i benefici che solo la qualità e l’autenticità dei prodotti possono apportare. Nell’ambito del progetto “Alimentazione sana e sostenibile”, che ci ha consentito di approfondire l’importanza e il significato della sostenibilità ambientale, di comprendere le reali problematiche ambientali legate all’ agricoltura moderna e di riflettere sull’importanza di una dieta equilibrata, abbiamo visitato un’azienda agricola specializzata nella coltivazione prevalentemente di piselli centogiorni, senza l’impiego di fitofarmaci e sostanze chimiche. Infatti, così come ci è stato chiaramente spiegato, le piante non presentano tracce di verderame e sono una specie autoctona non ibrida, ovvero originaria del territorio. Tuttavia, questa coltivazione non è tipica di Terzigno, ma anche di altre località vesuviane come Pollena e Ottaviano.

    Un aspetto che ci ha sorpreso della visita è stato scoprire come il suolo, di origine vulcanica e ricco di materiale piroclastico, sia particolarmente fertile e non necessiti di concime, ad eccezione del letame animale, prima della semina. Ciò, nello specifico, conferisce ai piselli delle determinate proprietà organolettiche, tra cui l’elevato grado brix, cioè un’estrema dolcezza particolarmente apprezzata in ambito gastronomico.

    Proseguendo il nostro percorso, abbiamo osservato la presenza di pozzi per il recupero dell’acqua piovana, un ottimo sistema che consente di riutilizzare l’acqua nei mesi estivi. In realtà, fino al mese di giugno le coltivazioni non sono irrigate e per evitare lo sviluppo di malattie fungine, le piante non devono mai toccare il terreno bagnato.

    Per tale motivo l’agricoltore deve adottare e mettere in atto una serie di tecniche agronomiche, tra cui la cimatura, per aumentare la produttività e deve utilizzare dei sostegni in legno e dei fili intrecciati o  una rete con l’obiettivo di proteggere i fusti dal forte vento. Inoltre, abbiamo anche scoperto quanto sia impegnativo il lavoro manuale in quest’azienda: dalla semina alla raccolta dei baccelli, tutto viene eseguito a mano, cioè senza l’ausilio di macchinari industriali, e le coltivazioni vengono periodicamente spostate e alternate affinché le piante non sviluppino il phylum Nematoda o Nematodi, cioè dei vermi che danneggiano gravemente intere colture. Tale processo richiede grande dedizione e, nonostante ciò, nel caso della piantagione dei piselli da noi visitata, in termini di quintale per ettaro le piante producono di meno rispetto alle altre.

    L’importanza del consumo di prodotti a “chilometro zero”

    A rendere ancora più speciale questa giornata è stato il magnifico paesaggio che abbiamo ammirato: distese di piante di piselli si alternano a fusti di fave, alberi verdi e Heliopsis gialli, con il Vesuvio sullo sfondo. Un panorama che ci ha ricordato quanto sia fondamentale rispettare e valorizzare il nostro territorio con piccole accortezze. Tra queste una delle più rilevanti è l’informazione sui prodotti che quotidianamente consumiamo e sul metodo di coltivazione adoperato, che preferibilmente dovrebbe essere rispettoso dell’ambiente. Seguendo questa prospettiva, bisognerebbe incrementare il consumo di alimenti locali, limitando i lunghi trasporti che ne alterano le proprietà organolettiche e favoriscono l’inquinamento ambientale per l’emissione di carburanti. Optare e scegliere in modo consapevole prodotti del nostro territorio, che rispecchino il concetto di “chilometro zero” o “filiera corta”, significa non solo favorire un’alimentazione più sana, ma anche sostenere le piccole aziende agricole, come quella da noi visitata, che preservano le tradizioni e la biodiversità locale.

     

    Roberta De Rosa  – III E scientifico

     

  • Discovering Torre Annunziata

    Discovering Torre Annunziata

    At the home of an Empress

    Nestled between Mount Vesuvius and the sea, Torre Annunziata offers breathtaking landscapes, welcoming squares, and a vibrant atmosphere.
    But our city is not just this; it is rich in history, culture, and traditions.
    Founded i

    n the 14th century on the ruins of ancient Oplontis, it boasts an extraordinary archaeological heritage that was declared a UNESCO World Heritage Site in 1997.
    The jewel of these Roman-era remains is undoubtedly Villa A, attributed to Poppaea, the second wife of Emperor Nero.
    This is evidenced by some artifacts, including, in particular, an amphora that bore the inscription Secundo Poppaeae, meaning “to Secundus (procurator) of Poppaea,” painted on its shoulder. Her name also appears in a graffito on the bottom of a terra sigillata plate.
    Furthermore, the vastness and intricate complexity of the architectural structure, combined with the richness and beauty of the decorations, suggest that the building belonged to people of very high social rank.
    The initial construction of the villa dates back to the mid-1st century BC, and at the time of the Vesuvian eruption in the autumn of 79 AD, it was undergoing renovations, as evidenced by the presence of damaged and propped-up columns under the portico, and the placement of statues out of position, as well as the fact that no victims have been found in any of the over 90 rooms excavated so far.
    If you want to immerse yourself in the charm and elegance of this villa of leisure, follow us on our itinerary.
    Once you descend the steps of the access staircase to the excavation, you find yourself in the northern garden, to the right of which you can observe the succession of layers of ash, pumice, lapilli, and pyroclastic flows that buried the area during the eruption of Vesuvius.
    The garden itself, where the plants that were present at the time of the Vesuvian catastrophe have been replanted and the internal pathways restored, is highly evocative.
    Overlooking it is the back of the villa, dominated by the grandeur of a large hall with columns, where some of the sculptures found in the villa have been exhibited for a few months.
    These include five fountains, four representing rearing centaurs, two male and two female, found under the west portico but originally placed to decorate the garden, and a splendid neo-Attic crater-fountain in Pentelic marble depicting a bas-relief dance of naked and armed warriors, which was located in the low square basin on the south side of the pool.
    Continuing westward, after crossing a large room with an opus sectile floor opening onto viridaria with walls decorated in the fourth style, you reach the pool area, whose central core consists of a large tank (62×17 m.) overlooked by some rooms that must have been preceded by a portico.
    Some of them now display sculptures, most of which (a headless Nike, an Artemis, an ephebe, two herms of children) were part of the rich complex that decorated the western edge of the same pool, while the group depicting a Satyr attacking Hermaphroditus was found on the southern edge of the tank.
    In the last room to the south, another fountain sculpture is displayed, found, like the centaurs, temporarily stored under the portico, depicting a child playing with a goose from whose beak water must have flowed.
    Leaving the pool, you enter a long room from which two long corridors branch off, one to the east and the other to the south, both with walls and ceilings decorated with geometric paintings in the fourth style; the one to the east, which connects to the service area, is characterized by the presence of masonry benches at short intervals, while the other allows us to reach the southern garden and the three-armed portico that surrounds it.
    Following this portico, you arrive at another “closed” portico along which are arranged cubicula (bedrooms) and other rooms, including a hall with beautiful paintings in the second style.
    From here, you access the service area developed around the rustic peristyle with a central fountain, overlooked by the large lararium, on whose western wall, within a niche, a real masonry altar is built. From here, you access the large atrium, characterized by the presence of a compluvium in the ceiling that channeled rainwater falling from the roof into the impluvium, the basin located in the center of the floor; from here, the water ended up in the cisterns and was then used for domestic purposes.
    The walls of the atrium also feature a spectacular second-style decoration that envelops the visitor with its perspective vistas.
    To the south of it should have been the main entrance of the villa with its sea-facing facade; unfortunately, it was destroyed at the end of the 16th century when Count Muzio Tuttavilla built the canal (still existing) that carried water from the Sarno springs and erected a series of mills along it to produce flour.
    Continuing eastward, we find the kitchen next to the triclinium where official banquets were held, with a beautiful polychrome mosaic floor and a rich second-style decoration, including a striking basket of ripe figs.
    From here, you pass into the so-called “peacock room” and the nearby thermal baths overlooking a small tetrastyle atrium with a central circular basin.
    The decoration in the third style of the walls of the “calidarium” is unique, including a niche painting of Hercules in the garden of the Hesperides, probably a copy of a Greek original.
    To date, this is the last visitable sector of the villa, awaiting the wonders that the excavations resumed a few months ago will reveal.
    With this quick and approximate presentation of the villa, we invite you to discover Torre Annunziata, where the past blends with the present in a fascinating mix of tradition and solemnity.

    Oplonti’s gold.

    Imagine stepping back in time as you enter an extraordinary villa from the 2nd century BC, known today as “Villa B”.

     Just 300 meters from the famous Villa of Poppea, this hidden gem was discovered in 1974 during the construction of the gymnasium at “Scuola media Parini”

    Walking through the remains of the villa, we discover it was not just a simple home but a bustling commercial enterprise active even at the time of the eruption.

    Thanks to a ring with the owner’s seal, we know this is the Villa of Lucius Crassius Tertius, connecting us directly to an ancient resident and making the visit even more fascinating.

    In the peristyle, there is  a series of columns made of gray tuff from Nocera that once supported the portico. The faded colors and worn surfaces tell stories of a distant past. On the upper floor, the only piece of recovered furniture catches our eye with its elegance and complexity: a strongbox decorated with fine bronze details, showcasing the refined taste and wealth of the owner. Descending to the lower floor, we find vaulted warehouses. Here, human drama is revealed in its rawest form: 54 individuals died in a desperate attempt to escape the eruption of Vesuvius.

    The walls still echo their final moments, making the tragedy that struck this place palpable. In their skeletal hands, archaeologists found precious personal items: necklaces, bracelets, rings, earrings, and coins in gold, silver, and bronze, known as the “Oplontis Gold”.

    These treasures show us the art and culture of the time and tell personal stories of their owners. A touching moment of our journey is seeing the fiberglass cast of the “girl of Oplontis”, allowing us to look into the eyes of a young life cut short by disaster. Medical studies on the skeletons have revealed the age and sex of the deceased, uncovering details of their lives.

     Although the villa is not open to the public except on special occasions, even imagining walking through its ruins is a unique experience. The hope is that, with time and proper interventions, “Villa B” will become a regular destination for history and archaeology enthusiasts: a place where the past comes alive and tells stories of life, death, and resilience.

    FAITH AND TRADITIONS

    Minor Pontifical Basilica of Maria SS. Of the Snow.

    If you want to live an immersive experience in the culture and spirituality of Torre Annunziata, appreciating at the same time the architectural and artistic beauty of a historic religious building, visit the basilica dedicated to Maria SS. Of the Snow. Here everything speaks of history, faith, art and community.
    Built in the 15th century at the behest of the feudal lord Nicola d’Alagno, the basilica was enlarged in the 18th century and renovated in the 19th century. The classical facade is spread over two levels, with the portal framed by Ionic pil

    asters and surmounted, on the upper level, by a large blind window. The square bell tower and the small temple of Santa Maria del Suffragio complete the architectural harmony. The interior has a single nave with seven arched chapels on each side, dedicated to sacred figures or containing relics. Standing out among the works of art are a large seventeenth-century organ, a marble baptistery, the frescoes by Achille Iovane, a nineteenth-century Neapolitan painter, and a fifteenth-century marble sink, preserved in the sacristy, the only trace of the ancient church built by the d’Alagno. But above all it is the Renaissance terracotta icon depicting the Madonna della Neve that attracts the attention of faithful and visitors, located in the chapel to the left of the transept in a small silver temple created by the goldsmith Michele Centonze in 1907 at the expense of the community. The venerated icon, according to tradition, was found by fishermen from Torre on 5 August of an unspecified year in the 14th century near the Rovigliano rock. This is why it was called Madonna della

    Neve, August 5th, in fact, was already dedicated to Santa Maria ad Nives. The Madonna is celebrated by the Torrese people for numerous miracles, in particular those linked to some eruptions of Vesuvius.

    If you come to Torre Annunziata on August 5th, the patronal feast, you can attend the historical re-enactment of the discovery of the icon on the Rovigliano beach. If you come on October 22nd, a votive festival, you can take part in the procession which commemorates the miracle of 1822, when the Madonna, carried through the streets of the city, stopped the lava coming down from Vesuvius. And when the Madonna della Neve leaves the basilica on October 22nd, carried
    on the shoulders of fishermen, there is always a ray of sunshine that caresses the crowd and the city.

    Sanctuary of the Spirito Santo

    In the center of Torre Annunziata, the Church of the Holy Spirit stands majestically as a symbol of faith and resilience. This sacred place, with its captivating architecture and vibrant community life, represents a spiritualand cultural landmark for the residents. The history of the Church of the Holy Spirit in Torre Annunziata is closely linked to the growth and development of the city.

     

     

    Founded in the 18th century, the church has seen its community thrive despite the challenges of time. Over the years, the building has undergone various modifications and restorations, including the collapse of the dome, which was then rebuilt in 1820. It is a dome 60 meters high, which with its majestic grandeur oversees the entire city

     

    and is visible even from the sea. There is no more beautiful postcard of Torre Annunziata than the one depicting the port with the Church of the Holy Spirit in the background.

    The architecture of the Church of the Holy Spirit mixes traditional and modern elements, reflecting the evolution of its design over time. The welcoming façade with elegant classical lines and numerous decorative details invites visitors into a space that exudes calm and devotion. To the right and left of the façade stand the bell tower and the clock tower. Inside the church, one can see a wide central nave with side chapels decorated with sacred artworks that narrate the lives of the saints, while the frescoes on the vault, by 19th-century painter Achille Iovane, depict the Baptism of Jesus, the Holy Trinity, andthe Annunciation. The stained glass windows, portraying scenes from the Bible and symbols of the Holy Spirit, diffuse daylight, creating an atmosphere of silent contemplation and prayer.

    The Churchof the Holy Spirit is also a vital center for community activities, regularly organizing liturgical events, catechesis for youth and adults, as well as prayer and

    meditation meetings. The church actively engages in charity and volunteer projects, offering help to needy families, the homeless, and lonely elderly people.

    With the current restoration and modernization works underway, the parish is committed to preserving the historical and cultural heritage of the place, making it increasingly accessible and welcoming to new generations.

    Immacolata Concezione’s church

    The church of “Immacolata Concezione” rises where the Strina family erected a chapel, which was opened for worship on May 26, 1618, dedicated to “Madonna della Pietà”. Completely destroyed by the eruption of Mount Vesuvius in 1631, it was rebuilt by the Strina family in 1635 with contributions from the faithful, who enlarged it in 1645. Further expansions were carried out between 1672 and 1742 with significant contributions from the heirs of the Colonna family. During this time, the church was elongated by adding two chapels that extended towards the royal road, a bell tower was built, and the original Pietà chapel was incorporated. Since 1926, it has held the title of the Parish of the Immacolata Concezione.

    Every year on the Feast of the Immacolata Concezione (December 8), there is a traditional simulated burning of the bell tower, carried out by the national fire department.

    The interior has three naves, in the central one we can admire the marble pulpit from which Saint Alfonso de’ Liguori preached in the 18th century, while looking up towards the barrel vault we are struck by the lacunars with the frescoes by the painter Vincenzo Bisogno, from Torre Annunziata,  representing the birth of Mary, the presentation of Mary in the temple and the Immaculate Conception interceding with God to free Torre Annunziata from cholera. The canvas depicting the Crucifixion, attributed to Mattia Preti, attracts our attention as soon as we enter the church, on the right.

     

    PROVOLERA’S DISTRICT: between arms and kindness

    The “Real fabbrica d’armi”.

    The establishment of the REAL FABBRICA d’ARMI in Torre Annunziata was commissioned by Charles of Bourbon in 1757 after his coronation in Spain, and begun, in 1758, by the architect Sabatini, a student of Vanvitelli, to whom is attributed the design that was the basis of the construction of the first core of the factory and the classic style of

    the facade. This core is divided around two courtyards, the first of which is surrounded by two-storey buildings while the second by ground-floor buildings that made up the workshops and workplaces. To date, the ground floor of the factory has become a weapons museum while upstairs it is still inhabited by army officers. The construction was completed in 1760 by Ferdinando Fuga. The factory began business in 1761. The production of rifles definitively ceased in 1901. Today this wing, the oldest of the complex several times subjected to extensions, is decommissioned and to subtract it from the decay to which it is intended and favor its recovery, even functional, it needs adequate renovation and consolidation interventions.

    Kindess murales.

    Reviving a run-down neighborhood is no small feat. It requires resources,

    passion, perseverance, commitment and determination, but above all the involvement of the inhabitants of the place, which must become  an active part of the process of change.

    Of course, no one has a magic wand. First of all that institutions invest resources to redevelop the neighbourhood (roads, lighting, public gardens, buildings crumbling, etc. ), but you can also start from the little things, from a project, from an idea.

    And this is the case of the Provolera district of Torre Annunziata.
    The ambassador of kindness, Anna Vitiello, who coordinates the implementation of the national project “Building Kindness”, in collaboration with the entrepreneur Rosaria Langella, with the Rotaract club and Project Crypt, is carrying out the initiative “Gentle Murals” to change the faces of the alleys of the neighborhood and cover them with color and beauty. This is thanks to the involvement of the inhabitants and numerous artists who are transforming a neighborhood, first often known for episodes of crime, in a place visited by schoolchildren in search of history and art.
    The Provolera district starts in front of the Real Fabbrica D’Armi , an industrial plant for the manufacture of weapons and artillery components dating back to the 18th century.
    The factory can be visited inside only prior request but also from outside observing the facade you can recognize the antiquity and the importance of the structure.
    But where

    does the name “Provolera come from?” From the dialectal version of the word “Powder Magazine”, because in that area, before the Real Fabbrica D’Armi, there was the Real Fabbrica di Polvere da Armi.
    The district Provolera today represents, therefore, the rebirth of an area considered degraded.
    Today, walking through the alleys of the neighborhood, through the murals we discover history, art, views of Torre Annunziata : the villa of Poppea, the rock of Rovigliano, Capo Oncino, the port dominated by the dome of the sanctuary ofthe Holy Spirit, but also the sea with its inhabitants, and abstract images that inspire joy and hope.

     

    THE “GRAND SQUARE” IN TORRE ANNUNZIATA

    Cesaro’s square.

    Piazza Cesaro is one of the largest  square in the province, as well as the beating heart of Torre Annunziata.

    The first name of the square was “Largo di casa Pisacane”; it subsequently took the name of Largo S. Teresa due to the presence of the church of the same name. In 1861, after the unification of Italy, it took the name of Piazza dei Comizi. On 12 September 1906 in the waters of Torre Annunziata, to help his son Manlio, the great Torrese mathematician Ernesto Cesaro, so, to honor his memory, the Municipality decided to dedicate the square to him.

    In the past there was a historic 15th century fountain, behind which there was a lava stone sound box. This square is a crossroads of daily life and is surrounded by historic buildings that tell the stories of the city’s past, including the Monumento ai Caduti which celebrates the courage and sacrifice of the soldiers who gave their lives to defend their country during the First World War. It was inaugurated in 1930 by Princess Mafalda of Savoy. The base is made of volcanic stone and is one meter and sixty centimeters high; on this stands a base of white stone from Trani, with two orders of steps located to the east and west of the monument. The central statue represents Victory, depicted by a marching woman holding the tricolor in her left hand and raising an oak branch in her right hand. On the sides there are two soldiers: one throwing the bomb, which represents the fallen young man from Torre Angelo Iovene; while the other represents Vincenzo Rocco, the Torrese hero awarded the gold medal.

    The church of Saints Giuseppe and Teresa.

     

    The Church of Saints Giuseppe and Teresa is an architectural jewel which dates back to the 17th century and stands in the center of Piazza Cesaro with its imposing facade characterized by neoclassical elements. It was built in 1633 by the Piccolomini family of Aragon and then etrusted, together with the adjoining convent, to the Franciscan Fathers through the intervention of King Ferdinando II of Bourbon.

    Thanks to the design of the architect Carlo Sorgente, the exterior features an atrium with columns, elaborate frames and stone steps. Above the entrance door we find the ancient majolica depicting Pan Pasquale.

    In 1867 the convent was abolished and transformed into a Civil Hospital and in 1934 the current convent was built, erect in height rather than in width.

    On the walls there are fourteen smooth pillars of the Corinthian order with relative cornice.

    On the main altar, inside the church, there is a 17th century canvas by an unknown artist which depicts Saint Teresa of Avila getting the Madonna to put out the fire of Vesuvius in 1631.

    To the side of the altar there are paintings depicting Saint Francesco with his brothers, the Porziuncola, the Crucifix of San Damiano and a statue of Saint Pio.

    On the left and right there are two chapels about 4 meters wide between which there are two arches of about 2 meters and five rectangular columns.

    In the first chapel on the left there is a niche with the statue of San Francesco to the right of which is the Baptistery; while, in the second chapel there are three niches with the statues of Saint Giuseppe with Child, the Immaculate Conception and the Sacred Heart.

    In the first chapel on the right there are the statues of the Baby Jesus, of Saint Antonio with the Child and of Giovan Giuseppe of the Cross; while, in the second chapel there are the statues of Santa Rita, San Pasquale and of the Addolorata.

     

    GOLDEN MIRRORS AND BREATHTAKING VIEWS

    Criscuolo’s palace.

    The palace was erected by Nicola Gargano, an entrepreneur (wheat merchant), around 1860. It is currently the seat of the municipal administration. Noble palace , with two floors, is developed around a central courtyard, embellished on the ground floor by a small porch and upstairs by a balcony. Years ago, on the first floor, there was a private chapel, with the vault decorated with stucco still visible . The rooms overlooking Largo Porto were in ancient times used as a grain deposit, while today they have been redeveloped for use by municipal offices. In 1880 the palace became the property of Anassimene Criscuolo from whom in 1897 the Municipality of Torre Annunziata bought a part of it. It was further embellished with two cast iron lamps and a clock, still existing and functioning today. During the renovations, frescoes of historical interest came to light. Before being used as a town hall for many years it has hosted the identity museum where some of the historical artifacts found in the villas A and B of Oplonti were preserved and some weapons from the “Real Fabbrica D’armi” of Torre Annunziata.

    Villa of Parnaso

    Are you in Torre Annunziata? Among the stops on your itinerary, you cannot miss Villa del Parnaso, a place that encapsulates centuries of history and will enchant you with its fragrant gardens, the panoramic view of the gulf with Capri in front, and its timeless charm.

    Built in the 18th century in a location already chosen in the 17th century and even earlier by the ancient Romans for the construction of a seaside villa with terraced gardens sloping towards the sea, the villa was once immersed in the greenery of gardens and cultivated areas, adorned with pillars, aviaries, fountains, and an artificial grotto.

    Unfortunately, due to expropriations suffered in the 19th century for the construction of the Portici-Castellammare-Nocera railway line and the merchant port, today only the staircase remains of the villa, used to connect the main street of the city to the Marconi waterfront.

    Descending the ancient staircase, adorned with lava stone fountains attached to the walls, not only gives a sense of freshness but also makes us feel transported back in history, participants in a timeless beauty. In the basement, in front of the pool, surrounded in the past by statues and stone seats, a tunnel, now closed, allowed private access from the villa to the sea. Next to the staircase, a block of building that housed the kitchen and service rooms will be restored. And so, Villa del Parnaso will offer us an even more magical and complete experience!

  • Il treno della speranza

    Il treno della speranza

    Il primo marzo la città di Torre Annunziata ha ospitato l’autrice del bestseller “Il treno dei bambini”, Viola Ardone, per mostrarle l’ il murales realizzato presso l’ istituto dei Salesiani e ispirato  alla tematica trattata  nel primo libro che dà inizio alla trilogia.  Questa iniziativa è nata grazie all’impegno della libreria Libertà Erboristeria e Biobar Asperula, la quale ha coinvolto alunni, insegnati e dirigenti scolastici creando una vera e propria comunità basata sulla collaborazione e sull’unione. “Fatico a trattenere l’emozione nel vedere la comunità così unita” dichiara Fabio Cannavale, presidente dell’Associazione Libertà. Questo progetto ha reso partecipe il Liceo Artistico e delle Scienze Umane “De Chirico” , l’Istituto Comprensivo “Parini Rovigliano”, l’Istituto comprensivo “Vittorio Alfieri”, il Secondo Circolo Didattico “G. Siani”, la Scuola secondaria Primo grado “G. Pascoli”, l’Istituto Comprensivo “Giacomo Leopardi”, la Direzione Didattica Statale Circolo “C.N. Cesaro”, il Liceo Statale “Pitagora B. Croce” e l’Istituto di Istruzione Superiore “G. Marconi”. Il murales rafforza il legame tra Viola Ardone e Torre Annunziata, dove sono state girate anche alcune scene per la rappresentazione cinematografica del libro.

    La raffigurazione del treno passante per l’Italia fino a fermarsi nella parte settentrionale rappresenta il  viaggio  della speranza di poter trovare una vita migliore, che il meridione nel dopo guerra non poteva offrire.

    Pensare che una storia che ho immaginato io sia diventata un’opera d’arte mi riempie di gioia, è una sensazione bellissima” afferma Viola Ardone.

    “Il treno dei bambini” narra la storia di Amerigo, un bambino del sud , il quale nel 1946 abbandona la città di  Napoli e sale su un treno dopo esser stato strappato dal grembo materno. Assieme ad altri bambini nella sua identica situazione attraversa l’intera penisola e trascorre alcuni mesi con una famiglia del Nord. Amerigo tramite il suo sguardo di bambino di sette anni ci mostra il suo stupore e la sua meraviglia nell’ osservare un’Italia che si rialza dalla guerra. Una storia di separazione, che culmina con il dolore di chi sa che per sopravvivere non può sottrarvi.

    Un libro commovente che allo stesso tempo induce a credere nella speranza di una svolta  e soprattutto di un futuro migliore. Una giornata all’insegna della cultura che ha coinvolto l’intera comunità ed emozionato la scrittrice, andata via da Torre Annunziata con la certezza di avere contribuito  in parte a promuovere un cambiamento a livello culturale nella nostra città

    Paola Cirillo e Rosarita Fattorusso 3AC

  • Il treno della speranza

    Il primo marzo, la città di Torre Annunziata ha ospitato l’autrice del bestseller Il treno dei bambini, Viola Ardone, per mostrarle  il murales realizzato presso l’ istituto dei Salesiani e ispirato al contenuto del suo  romanzo .  La manifestazione è nata grazie all’iniziativa della libreria Libertà Erboristeria e Biobar Asperula, la quale ha coinvolto alunni, insegnati e dirigenti scolastici creando una vera e propria comunità basata sulla collaborazione e sull’unione. “Fatico a trattenere l’emozione nel vedere la comunità così unita” dichiara Fabio Cannavale, presidente dell’Associazione Libertà. Alla realizzazione di questo progetto hanno partecipato il Liceo Artistico e delle Scienze Umane “De Chirico” , l’Istituto Comprensivo “Parini Rovigliano”, l’Istituto comprensivo “Vittorio Alfieri”, il Secondo Circolo Didattico “G. Siani”, la Scuola secondaria Primo grado “G. Pascoli”, l’Istituto Comprensivo “Giacomo Leopardi”, la Direzione Didattica Statale Circolo “C.N. Cesaro”, il Liceo Statale “Pitagora B. Croce” e l’Istituto di Istruzione Superiore “G. Marconi”. Il murales rafforza il legame tra Viola Ardone e Torre Annunziata, dove sono state girate alcune scene per la versione cinematografica del libro.

    La raffigurazione del treno passante per l’Italia fino a fermarsi nella parte settentrionale rappresenta il viaggio della speranza di poter trovare una vita migliore, che il meridione nel dopo guerra non poteva offrire.

    “Pensare che una storia che ho immaginato  sia diventata un’opera d’arte mi riempie di gioia, è una sensazione bellissima” afferma Viola Ardone.

    Il treno dei bambini narra la storia di Amerigo, un bambino del sud , il quale nel 1946 abbandona Napoli e sale su un treno dopo esser stato strappato dal grembo materno. Assieme ad altri bambini nella sua identica situazione attraversa l’intera penisola e trascorre alcuni mesi con una famiglia del Nord. Amerigo tramite il suo sguardo di bambino di sette anni ci mostra il suo stupore e la sua meraviglia nell’ osservare un’Italia che si rialza dalla guerra. Una storia di separazione, che culmina con il dolore di chi sa che per sopravvivere non può sottrarvi.

    Un libro commovente che allo stesso tempo ci induce a credere nella speranza di un riscatto e soprattutto di un futuro migliore. Quella della presentazione del murales è stata una giornata all’insegna della cultura che ha coinvolto l’intera comunità ed emozionato la scrittrice, che è andata via  con la certezza di aver contribuito a  dare ai cittadini di Torre Annunziata un piccolo segnale di cambiamento  .

  • Il più antico decreto ecologico

    Il più antico decreto ecologico

    Al giorno d’oggi, in tanti pensano che studiare la lingua e la letteratura greca e latina sia uno spreco di tempo; sono convinti che sia inutile continuare ad interessarsi a civiltà così distanti dalla nostra sia da un punto di vista storico che da un punto di vista culturale. Per quanto riguarda il punto di vista storico,  sono evidenti i secoli che ci separano da queste grandi civiltà. Dal punto di vista culturale, invece, nonostante la distanza temporale, i valori e i principi di allora sono più attuali che mai; anche i greci e i romani, come noi, hanno dovuto affrontare le numerose insidie della vita come epidemie, guerre, disagi ambientali e sociali. È proprio il loro modo di far fronte a queste problematiche ciò che noi abbiamo ereditato e ,paradossalmente, ancora oggi, noi ,popolo evoluto del ventunesimo secolo , possiamo imparare ancora tantissimo da queste civiltà che ,a loro tempo, su certi aspetti, hanno avuto un comportamento molto più esemplare del nostro. Per dimostrare ciò, ci viene in aiuto un reperto storico di grande valore culturale che ci hanno lasciato gli antichi greci. Si tratta di una stele lapidea, perché incisa su pietra, per metà sbriciolata dal tempo, risalente al 430 a.c. , che è stata ritrovata nel 1920 presso le pendici dell’acropoli di Atene, dove sorge il Partenone. La stele è stata incisa con la tecnica della “scriptio continua”; infatti, non presenta alcun segno di punteggiatura né spazio tra le parole.

    La traduzione della stele è la seguente: ” Sia cura dell’arconte re scrivere la stele lapidea e collocarla su entrambi i lati: Non lasciare imputridire le pelli nell’Ilisso al di sopra del tempio di Ercole né manipolare il cuoio né gettare i rifiuti nel fiume.”

    Possiamo già capire , dalla traduzione, che la stele è un emendamento a scopo sanzionatorio per preservare la purezza del fiume Ilisso, in particolare, nella zona in cui il corso fluviale scorreva accanto al tempio di Eracle, luogo sacro per tutti gli abitanti di Atene. Sulle rive dell’Ilisso, infatti, c’erano molte botteghe di cuoio; la lavorazione del cuoio emanava cattivi odori  e inquinava il fiume in quanto ai resti della pelle scuoiata gettati nel fiume poteva rimanere attaccata ancora un po’ di carne di animale che a lungo andare si sarebbe imputridita. Il cattivo odore,perciò, disturbava i fedeli venuti a pregare al tempio e ne diminuiva anche l’affluenza in quella zona. Ci sono, però, pareri discordanti per quanto riguarda il motivo per cui è stato promulgato l’emendamento, collocato , inoltre, su entrambi i lati del fiume a dimostrazione della volontà delle autorità che l’ordine fosse rispettato. Per alcuni studiosi, tra cui Livio Rossetti , che ne parla proprio nel 2001, l’emendamento ha un fine esclusivamente ecologico ed è dettato dal profondo senso civico ateniese. Per altri , tra cui Roberta Fabiani, invece, il fine della legge è sacro. Tra i motivi che sostengono la tesi della Fabiani vi è il fatto che l’arconte re di Atene, che ha voluto la stele, era un magistrato che aveva anche funzioni in ambito religioso; sovraintendeva i sacrifici alle divinità e organizzava le celebrazioni, come quella delle Antesterie, feste celebrate in onore di Dioniso.

    Un altra ragione esplicitata dalla Fabiani fa riferimento al fatto che per i greci i profumi e gli odori gradevoli, come tutto ciò che era buono e ricordava la bellezza, erano simbolo degli dei e ne segnalavano la presenza. Per queste ragioni le statue delle divinità nei templi venivano unte con balsami profumati, alle cerimonie religiose era fondamentale il momento dell’offerta dell’ incenso (tra le più tipiche azioni sacerdotali) e prima dei sacrifici si bruciavano sempre degli aromi.

    Livio Rossetti, maggior sostenitore della tesi che vede la stele come un emendamento a scopo ecologico, la definisce come: “il più antico esempio a noi noto di norme che pretendono e ottengono di far cessare particolari comportamenti allo scopo di arrestare un processo di inquinamento ambientale ritenuto fin troppo pericoloso “. Ciò che rende l’emendamento ,per Livio Rossetti, una prova dell’ eccezionale senso civico ateniese e del loro attaccamento alla salubrità dell’ambiente , è il fatto che a costo di preservare il fiume ci sia stato un grosso danno economico; infatti le botteghe dei conciatori di cuoio dovettero spostarsi ,in quanto il divieto riguardava unicamente un’attività economica e questo ,di certo, non giovò all’economia ateniese. Una decisione, quindi, che ebbe significative conseguenze; proprio per questo Livio Rossetti fa notare l’improbabilità del fatto che una simile decisione sia stata presa solo per accontentare i sacerdoti e gli amministratori del tempio di Ercole. Secondo lo studioso la ragione per cui è stato preso questo provvedimento deve essere proporzionata all’ attesa delle conseguenze economiche che ci sarebbero state nella zona. Questa ragione perciò deve essere stata una vera e propria emergenza; le fonti storiche ci attestano che ,effettivamente , c’è stata una grave sciagura a quei tempi, proprio intorno al 430 a.c. Si tratta di una terribile pestilenza che si abbatté su Atene e che colpì anche Pericle nel 429 a.c. causandone la morte. È proprio a causa della pestilenza che si capì quanto fosse necessario rendere la zona dell’Ilisso salubre e pura al fine di evitare una nuova diffusione di malattie. Ad ogni modo, quali che siano le vere ragioni per cui è stato promulgato l’emendamento, il provvedimento ha avuto gli effetti desiderati; siamo certi di ciò grazie alla testimonianza di Platone, il quale, in una scena di un suo dialogo mostra i protagonisti che passeggiano vicino l’ilisso e descrivono quella zona come un luogo salubre e piacevole, caratterizzato dalla «limpidezza delle acque e (dal)l’estrema gradevolezza dell’ambiente naturale”». L’opera di Platone è datata molti anni dopo il decreto e questo ci dimostra che il problema era stato arginato.

    Nonostante non sappiamo quale sia la precisa ragione che ha spinto le autorità ateniesi a promulgare l’emendamento, una cosa è certa: gli Ateniesi avevano a cuore il benessere dell’ambiente che li circondava e di fronte alle problematiche e ai disagi sapevano mettere in secondo piano i propri interessi, mostrando maturità, sensibilità e altruismo; tutti valori che, forse, oggi sono stati dimenticati.

    Al giorno d’oggi sono molteplici le problematiche legate all’ambiente causate dall’egoismo e dalla superficialità umana. Ci basti pensare agli scarichi di anidride carbonica che vengono espulsi da numerosissime fabbriche che non si attivano ad utilizzare risorse alternative per ridurre questi gas nocivi. Così si crea il terribile effetto serra di cui da anni siamo a conoscenza e le cui conseguenze drammatiche sono già state poste più volte sotto la nostra attenzione; lo scioglimento dei ghiacciai, l’innalzamento e il riscaldamento delle acque marine, con tutte le conseguenze sulla flora e sulla fauna; per non parlare delle numerose catastrofi meteorologiche provocate dai cambiamenti climatici: 50 milioni di ettari di terreni australiani sono andati in fiamme alla stregua di oltre 4 milioni di acri della California che sono stati distrutti da incendi; le temperature artiche nell’ultimo decennio  sono aumentate di quasi 1°C; gli Stati Uniti hanno finito i nomi per gli uragani che quest’anno si sono intensificati più rapidamente del solito. E questa primavera ha registrato la tempesta più forte di sempre nel Golfo del Bengala: il ciclone Amphan. Le tragedie citate sono solo alcune delle catastrofi riscontrate ultimamente, ma non serve spingersi così lontano per averne degli esempi (ci basti pensare alla recente alluvione in Emilia Romagna).

    Il caso del fiume Ilisso però è molto simile a quello del fiume Sarno; appena 24 chilometri di lunghezza, undici comuni, due province attraversate (Salerno e Napoli) e un triste e contestato primato, quello di fiume più inquinato d’Europa, stando al libro “Handbook of water purity and quality “del 2009. Un tempo, il Sarno era celebrato da autori di epoche passate per la sua bellezza, per la sua pescosità e la sua navigabilità. Con l’avvento dell’industrializzazione, però, ha dovuto pagare un pesantissimo prezzo in termini di inquinamento. Questo a causa della presenza di poli industriali, di scarichi agricoli e fognari e di molte opere di depurazione tuttora non completate. L’inquinamento è tale che ormai l’unico tratto ancora balneabile sono i primi trecento metri immediatamente a valle della sorgente.

    Anche per il Sarno ci vorrebbe un arconte re ateniese che metta in primo piano la salubrità dell’ambiente e non gli interessi economici di aziende senza scrupoli! I Greci, perciò, mostrano un grandissimo esempio di civiltà, da questo punto di vista anche più evoluta della nostra. Avevano compreso che la terra in cui viviamo è un dono che va curato e salvaguardato come il più prezioso dei tesori. Madre natura non appartiene a noi uomini, per questo, non possiamo pretendere di sfruttarla, rovinarla e modificarla a nostro piacimento. Rispettare l’ambiente vuol dire imparare a coesistere con esso senza arrecare alcun danno, anche perché sulla terra noi siamo solo ospiti che soggiornano durante un periodo limitato; quando il nostro tempo finirà sarebbe bello sapere di aver lasciato qualcosa al nostro pianeta, qualcosa di buono, o almeno di non averlo danneggiato. Così permetteremo alle generazioni future di assaporare e godere delle meraviglie che ci offre la Terra  esattamente come abbiamo fatto noi. Anche per questo dobbiamo ringraziare i Greci e tutti i popoli antichi che ci hanno preceduto; grazie alla loro sensibilità e alla loro cura la Terra si è conservata intatta nei secoli consentendo anche a noi di viverla a pieno.

    Ancora una volta dobbiamo stupirci di fronte alla progredita civiltà degli antichi e capire che non potranno mai essere trascinati nell’abisso della memoria collettiva, perdendosi nel tempo, perché i loro valori sono immortali , sempre attuali. Come nel caso di questo emendamento, ci offrono ancora una lezione.

    Fonti

    “Il primo decreto ecologico della storia e il primo reato di “contaminazione dell’acqua”. Ecco chi riguardavano”. Di Alba Subrizio, dal Mattino di Puglia e Basilicata”, https://www.ilmattinoquotidiano.it/blog/alba-subrizio/42690/il-primo-decreto-ecologico-della-storia-e-il-primo-reato-di-contaminazione-dellacqua-ecco-chi-riguardavano.html

    https://www.unipa.it/dipartimenti/cultureesocieta/riviste/hormos/.content/documenti/14_Roberta_Fabiani_Hormos_10_2018.pdf

    https://www.benjerry.it/whats-new/2020/11/extreme-weather-events

    https://www.radarmagazine.net/sarno-recupero-fiume/

     

  • Paolo Masella, l’ignoranza dietro il “Vip”

    Paolo Masella, l’ignoranza dietro il “Vip”

     

     

    “Per i miei gusti, Napoli non rientra nemmeno tra le mie 5 città preferite perché ha poca storia culturale e artistica. Direi prima Roma, poi Firenze…”.

    Queste sarebbero le parole pronunciate da Paolo Masella al Grande Fratello Vip, mettendo in luce la sua completa ignoranza.

    Per poter comprendere la vastità culturale presente nel capoluogo campano basta solo pensare che esso faceva parte della Magna Grecia, prima con il nome di “Parthenope”, poi “Neapolis”.

    Ciò che Paolo non sa è che la prima linea ferroviaria in Italia  è stata quella da Napoli al Granatello di Portici; si potrebbe anche pensare al San Carlo, primo teatro d’opera al mondo ad essere tuttora attivo dal quale gli architetti hanno preso ispirazione per  gli altri teatri costruiti in seguito in tutta Italia; gli scavi di Ercolano e Pompei, che sono ad oggi l’area archeologica romana più importante al mondo, in quanto le due città antiche, sommerse dalla lava in seguito all’eruzione del Vesuvio, sono state preservate intatte; la Reggia di Caserta, costruita da Luigi e Carlo Vanvitelli, che è la più grande Reggia d’Europa, così grande che ci sono voluti novantatré anni per completarne la costruzione.

    Da non dimenticare è il teatro e il cinema napoletano che ha ospitato personaggi indimenticabili come Pupella Maggio, Edoardo de Filippo, Eduardo Scarpetta e Sophia Loren.

    E infine, anche l’arte viene sottovalutata dal “vip”, la quale ricopre un arco temporale di cinque secoli, sviluppatasi grazie alla presenza di sovrani illuminati come Carlo di Borbone o Roberto d’Angiò, e a visite di pittori straordinari come Caravaggio che fu importante per la nascita della pittura napoletana, e tanto, tanto altro ancora.

    Per questo mio caro Paolo, prima di accusare una qualsiasi città di scarso patrimonio culturale, pensaci due volte, e soprattutto ti consiglio di studiare prima di partecipare ad un programma televisivo in modo da evitare le brutte figure.

    Basta infangare la mia città.

    Antonio Cinquegrana IIA linguistico