Alcuni studenti e cittadini iraniani che vivono a Napoli si sono riuniti la mattina del 6 marzo 2026 sul lungomare di via Caracciolo, davanti al consolato degli Stati Uniti, per manifestare contro il governo della Repubblica Islamica dell’Iran. L’iniziativa è stata organizzata per portare all’attenzione dell’opinione pubblica la difficile situazione politica e sociale del loro Paese.
Alla protesta hanno partecipato alcune decine di persone, tra cui molti giovani universitari che studiano negli atenei napoletani, come le università Federico II, Luigi Vanvitelli e Parthenope. I manifestanti hanno esposto cartelli e striscioni con diversi slogan e hanno sventolato bandiere dell’Iran, degli Stati Uniti e di Israele.
Durante il presidio alcuni partecipanti hanno espresso il loro sostegno al presidente degli Stati Uniti Donald Trump e al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, ritenendo che le loro politiche possano contribuire a indebolire il regime iraniano. Tra i cartelli comparivano anche messaggi di ringraziamento rivolti ai due leader.
Nel corso della manifestazione è stato ricordato anche Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo scià dell’Iran. Per alcuni manifestanti egli rappresenta una possibile alternativa politica per il futuro del Paese. Alcuni studenti hanno inoltre distribuito ai passanti dei dolci accompagnati da piccole bandiere con la scritta: “L’unica scelta per l’Iran è Reza Pahlavi”.
La protesta si è svolta in maniera pacifica e senza tensioni. Durante l’iniziativa sono stati ascoltati l’inno nazionale iraniano e alcune canzoni tradizionali. Tra i partecipanti c’era anche Kowsar, una studentessa di Economia che vive in Italia da circa due anni, la quale ha raccontato di essere molto preoccupata per i suoi familiari rimasti in Iran.
Presente anche Iraj, un uomo che vive in Italia da circa trent’anni dopo aver lasciato il suo Paese. Secondo lui molti cittadini iraniani continuano a vivere sotto forti limitazioni e repressioni. Con questa manifestazione gli studenti hanno voluto far conoscere la loro situazione e chiedere maggiore attenzione da parte della comunità internazionale, nella speranza di un futuro più libero per l’Iran.
Giulia Malvone 3AC






