Tag: Trump

  • Montecitorio vuoto e l’esercizio reale del potere

    Montecitorio vuoto e l’esercizio reale del potere

    È ormai noto che il mondo si trova sulla soglia di un conflitto su scala globale a causa del libero arbitrio di due anziani che – invece di giocare a poker, dar da mangiare agli uccelli o, ancora meglio, trascorrere il resto dei loro giorni in una casa di riposo – hanno deciso di giocare a Risiko con le vite di miliardi di persone. Sembra lo facciano anche per poter gettare fumo negli occhi (o meglio, bombe) alla gente comune, in modo da distrarla dalle loro porcherie e violazioni di ogni codice etico. E non si parla solo di stupro o traffico di esseri umani, ma anche di molto peggio (tutto il materiale lo si trova negli “Epstein files” nei quali, indovinate, non ci sorprende trovare proprio uno dei due vecchi citati prima: Donald Trump).

    Furba la mossa del presidente americano di iniziare un conflitto mondiale per nascondere i propri peccati. Mi riferisco alla guerra scatenata lo scorso 28 febbraio da Stati Uniti e Israele che, arbitrariamente, hanno bombardato l’Iran violando il Diritto Internazionale e hanno ucciso il capo supremo Khamenei. La sua morte di certo non rattrista nessuno, ma ciò che non è giusto è la circostanza in cui è avvenuta: sotto le macerie di un edificio bombardato senza avviso da un attacco terroristico israelo-americano.

    La politica del presidente americano è dunque questa: sporcarsi le mani di altro sangue per coprire quello vecchio, proprio come canta l’artista partenopea Carola Moccia (in arte La Niña):

    D’ ‘e mmane ca’ s’hanno spurcat’
    Sulo atu sanghe ‘e po’ lavà

    (Sanghe, La Niña ‧ 2025)

    Mentre i leader europei fanno il loro lavoro – come ad esempio il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez, che ha chiarito la posizione della Spagna, distante il più possibile da questo atto di terrorismo nei confronti del popolo iraniano – la nostra premier Giorgia Meloni (donna, madre, cristiana e italiana) sfugge alle sue responsabilità. Ha dichiarato di non essere stata avvisata dell’attacco (nonostante la presunta amicizia con il presidente americano) e adesso fugge anche dal Parlamento, nel quale non si presenta. Gli unici mezzi di comunicazione scelti sono un’intervista al TG5 e alla stazione radio RTL. Ora, mentre gli italiani aspettano il suo ritorno ai doveri istituzionali, lei ci avvisa che l’Italia invierà armi e concederà l’uso delle basi USA in territorio italiano. Per farlo avrebbe però bisogno del consenso del Parlamento.

    Ammesso che riceva la maggioranza in Parlamento, come può assicurarci che l’Iran non attacchi anche noi? “Non siamo in guerra e non ci entreremo” dice: parole da buon oratore, ma prive di senso, poiché è logico che se forniamo le basi militari ai nemici di uno Stato, quest’ultimo potrà rivalersi distruggendole.

    La democrazia non può essere delegata a un’intervista o a un post sui social. Mentre Montecitorio resta un teatro vuoto, le basi militari italiane si preparano a diventare ingranaggi di una macchina bellica che non abbiamo scelto di attivare. Se la politica rinuncia al confronto parlamentare, rinuncia alla sua stessa funzione. Si tratta di rispetto per quella Costituzione che la premier cita spesso, ma che altrettanto spesso sembra dimenticare. Gli italiani hanno bisogno di rappresentanti che abbiano il coraggio di guardare in faccia il Paese, prima che sia il conflitto a bussare alle nostre porte.

    A questo punto, possiamo davvero chiamarla democrazia se il potere di vita e di morte viene esercitato fuori dalle sedi istituzionali? O siamo solo spettatori paganti di uno spettacolo gestito da altri?

    Antonio Cinquegrana

    IV A Linguistico

  • ICE

    ICE

    di Alessandro Angrisani, Francesco Maria Maresca, III A classico

    Nei primi giorni del 2026, la città di Minneapolis (Minnesota,USA) è stata il palcoscenico di proteste diffuse, critiche pubbliche avverse all’uso della forza federale da parte di agenti dell’immigrazione . Infatti durante una grande operazione di controllo sull’immigrazione due civili statunitensi sono stati uccisi da agenti federali

    Il corpo nazionale al centro di tutto questo è l’ICE, “Immigration and Customs Enforcement”, un organismo federale degli Stati Uniti che fa parte del Dipartimento della Sicurezza Interna (DHS). Il loro compito principale è far rispettare le leggi sull’immigrazione e sulle dogane e combattere crimini. 

    LE VITTIME  

    RENEE NICOLE GOOD (UCCISA IL 7 GENNAIO)

    Renee Nicole Good, cittadina statunitense e madre di tre figli, è stata uccisa durante un’operazione federale dell’Ice nel gennaio 2026. Gli agenti hanno detto di aver aperto il fuoco ritenendo di essersi trovati dinanzi ad una minaccia. Testimonianze e analisi video hanno mostrato che Good non stesse aggredendo gli agenti né brandendo un arma. La sua morte ha provocato numerose proteste e tensioni nella città.

    ALEX PRETTI (UCCISO IL 24 GENNAIO)

    Alex Pretti, 37 anni, infermiere di terapia intensiva e cittadino americano è stato ucciso nella giornata del 24 gennaio 2026 da agenti dell’U.S. Border Patrol. La situazione è iniziata quando alcuni agenti avevano cercato di entrare in una pasticceria per arrestare un uomo. Pretti stava osservando e filmando con il suo telefono, e aveva anche tentato di dirigere il traffico per evitare pericoli. Video disponibili mostrano agenti che spingono e spruzzano agenti chimici su Pretti e su altre persone, lo spingono a terra e tentano di immobilizzarlo. 

    Secondo la versione ufficiale del dipartimento della sicurezza interna (DHS), Pretti si sarebbe avvicinato con un’arma da fuoco e avrebbe reagito in modo violento, ma molti testimoni e analisi video confutano questa versione, sostenendo che non stesse minacciando gli agenti e che stesse invece filmando e cercando di aiutare altre persone. Il caso ha suscitato forti critiche, proteste e un’indagine del dipartimento di giustizia per violazioni dei diritti civili

    LE DICHIARAZIONI DEL PRESIDENTE DONALD TRUMP

    In un’intervista con latelevisione NBC, Trump ha dichiarato che le sparatorie di Good e Pretti sono “molto tristi” e ha aggiunto che questi incidenti “non dovrebbero essere accaduti”. Il presidente ha affermato di non essere soddisfatto delle due uccisioni, pur sottolineando che né Pretti né Good erano «angeli». Anche secondo Trump, però, questo non giustifica le circostanze in cui sono stati uccisi. Sull’Ice Trump si è espresso criticando l’avvenimento accaduto e gli agenti federali stessi che avevano svolto “un lavoro fenomenale” in altri contesti.

  • Biden ad un anno dall’assalto a Capitol Hill

    Biden ad un anno dall’assalto a Capitol Hill

    Il Presidente degli Stati Uniti d’America Joe Biden, il 6 gennaio 2022, ha tenuto un discorso per commemorare il primo anniversario dell’assalto a Capitol Hill, compiuto da alcuni sostenitori dell’ex Presidente Donald Trump con l’intento di fermare la certificazione dell’elezione di Biden.

    Il Presidente ha accusato Trump di aver istigato i propri sostenitori ad assaltare l’edificio, di aver utilizzato i propri account social per appoggiare i manifestanti sostenendo le loro ragioni e di non aver fatto nulla per fermare le violenze in atto ma di essersi limitato, solo in un secondo tempo, ad invitarli a rientrare nelle proprie case per la pace, l’ordine e la legalità.

    Inoltre, lo ha accusato di aver sparso una rete di menzogne affermando che le elezioni presidenziali fossero truccate; lo conferma un tweet dell’ex Presidente: “Questo succede quando una vittoria a valanga viene brutalmente strappata a patrioti trattati ingiustamente per troppo tempo”.

    Trump, in un comunicato, ha risposto al discorso di Biden definendolo: “Uno spettacolo politico e una distrazione dagli insuccessi che Biden sta collezionando con la sua politica ».

    Biden ha veramente fallito?

    Tra i principali punti del suo programma elettorale vi era l’emergenza del Coronavirus che ha gestito con solerzia  introducendo l’obbligo di mascherina a livello nazionale, limitando i viaggi e promuovendo la campagna vaccinale attraverso l’incremento del numero dei centri vaccinali.

    In ambito sanitario, l’obiettivo era quello di ripudiare quattro anni di tentativi da parte di Trump e dei repubblicani di togliere l’assistenza sanitaria a milioni di americani cercando di cancellare l’Obamacare, la riforma di Barack Obama. Biden ha rilanciato la riforma e, inoltre, ha ristabilito i finanziamenti federali alle organizzazioni non governative promotrici dell’aborto.

    Per la ripresa di un’economia affossata dalla crisi ha introdotto stimoli fiscali per un totale di 5,4 trilioni di dollari, un piano infrastrutturale e un nuovo piano di sostegno per l’istruzione e la cura dei figli. Nonostante gli sforzi compiuti e la ripresa delle attività produttive che hanno permesso la creazione di molti nuovi posti di lavoro, mancano tuttora 8,4 milioni di impieghi rispetto all’era pre-pandemia.

    Biden si è impegnato molto anche nell’affrontare l’importante tema delle discriminazioni con una serie di interventi, tra i quali la revoca del divieto per i transgender di far parte dell’esercito. Inoltre, ha ordinato al Dipartimento di giustizia di ridurre l’uso delle prigioni private le quali, essendo aziende a scopo di lucro, pongono in essere azioni che vanno a scapito delle condizioni di vita dei detenuti.

    Il Presidente, in contrapposizione alla decisione di Trump, ha stabilito di far rientrare gli Stati Uniti negli accordi di Parigi sui cambiamenti climatici e ha bloccato la costruzione del gasdotto Keystone XL, criticato per l’alto impatto sulla natura e le comunità native americane. Il nuovo impegno è dimezzare le emissioni del 50-52% entro il 2030 fino a giungere ad un’economia a zero emissioni entro il 2050.

    Riguardo le immigrazioni, a differenza di Trump, aveva fatto promesse ben diverse ma, complice la pandemia e le sue ricadute economiche, gli Usa si trovano ora ad affrontare una pressione senza precedenti di irregolari provenienti per lo più da paesi del Centro America; da inizio anno, sono 1,5 milioni i migranti arrestati alla frontiera.

    L’azione che ha compiuto Biden, seguendo le decisioni dell’ex Presidente Donald Trump, è stata quella di procedere all’abbandono dell’Afghanistan da parte delle truppe americane.

    Un evento che ha lasciato il mondo attonito e che resterà nella storia come uno dei momenti più drammatici ai quali la nostra generazione ha dovuto assistere.

    Il ritiro è stato un totale disastro e le immagini che giungevano dall’Afghanistan erano terribili: i Talebani alla conquista della capitale Kabul; l’attentato all’aeroporto da parte dell’Isis con la morte di 200 persone tra civili afghani, truppe americane e talebani; donne provate, sottomesse e private di ogni libertà; genitori in fuga costretti ad affidare i propri figli alle braccia dei militari e ad abbandonarli nella speranza di garantire loro un viaggio lontano verso un futuro migliore.

    A partire da quei giorni, il tasso di disapprovazione verso l’operato di Biden ha superato per la prima volta quello di approvazione e la metà degli Americani si dice frustrata e delusa.

    Il Presidente Joe Biden, ad un anno dal suo insediamento alla Casa Bianca, terrà una conferenza stampa in cui parlerà all’America; non ci resta che attendere il prossimo discorso.

  • A ”skinny black girl” for the USA

    A ”skinny black girl” for the USA

    Amanda Gorman was born on March 7, 1998 in Los Angeles. She is a young American poet and activist. In her career as a poet and life as an activist she fight issues such as: racism, misogyny and marginalization of the Afro-American community.

    The Trump era is over. After much discussion, uprisings and battles, Biden takes office in the White House on January 20, 2021. It is right outside of it that Amanda Gorman recites her poem, where she reads what is in effect an open letter. The young woman turns to the president and the vice president welcoming them. From her mouth come words full of hope that make their way into young people, who are the light that illuminates the darkness of injustice.

    ” The new dawn blooms as we free it. 

    For there is always light,

    if only we’re good enough to see it.

    If only we’re good enough to be it. ”

    Amanda demonstrates her love for America, the desire for rebirth and the courage that every citizen should have for her country, but not only. Amanda talks putting her own ‘’ skinny Black girl descended from slaves and raised by a single mother’’ experience.

    Referring to the unripe fruits of the community she  even if  there are obstacles on our  path we must not give up, but above all that where there is love,   there is valid ground on which to sow, care and harvest. .

    ” That even as we grieved, we grew.

    That even as we hurt, we hoped.

    That even as we tired, we tried.

    That we’ll forever be tied together, victorious.

    Not because we will never again know defeat, but because we will never again sow division. ”

    This is Amanda Gorman, the girl who dreams of becoming the president of her beloved nation and, at this rate, it could become a reality.

  • Trump perde l’ultima sfida alla democrazia

    Il 6 gennaio 2021, dopo solo sei giorni dall’ inizio di questo nuovo anno, che si spera possa andare meglio di quello passato, in seguito all’ennesima e ultima sconfitta, l’ex Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, è stato ancora una volta causa di avvenimenti del tutto spiacevoli. Siamo stati testimoni del suo ennesimo dissenso per l’aver perso le elezioni: con la conquista dei due seggi al Senato della Georgia i democratici hanno ottenuto la vittoria.

    L’iniziale tensione provocata dal presidente uscente è fortemente degenerata, con scene tristi, senza precedenti nella storia della capitale americana. I numerosi manifestanti pro-Trump hanno fatto scattare un vero e proprio assalto al Congresso, a Washington, inizialmente occupando le gradinate alle porte del Parlamento, quindi facendo irruzione nell’aula del Senato e della Camera. A fine giornata, il tragico bilancio: quattro morti, tra cui una donna dell’aeronautica, un quinto, un agente di polizia, il giorno dopo, e infine 52 persone arrestate di cui 26 al Congresso.

    Poche ore dopo è stato richiamato il 25esimo emendamento per rimuovere «immediatamente» Donald Trump. Biden ha condannato duramente l’ex presidente affermando che quanto accaduto al Campidoglio è il risultato dell’attacco di Trump alla democrazia. Egli ha inoltre criticato l’inaccettabile trattamento ricevuto dai manifestanti di Black Lives Matter, definendo terroristi domestici i manifestanti all’attacco del Congresso.

    Insomma, dopo solo una settimana dall’inizio di questo nuovo anno, la situazione nel mondo non sembra prendere una piega migliore. Speriamo che col tempo la realtà possa migliorare e andare per il meglio e che tutti, ritornando alla vita quotidiana, avremo qualcuno che possa rappresentarci nel migliore e più giusto dei modi.

     

  • I social: tra apparenza e verità

    I social: tra apparenza e verità

    “The Social Dilemma” è un documentario Netflix che tratta una delle tematiche attuali più discusse: i social network e la loro influenza sui giovani. Ex dirigenti di diversi social spiegano ciò che si cela dietro le interfacce: siamo costantemente monitorati. Avanzatissimi algoritmi ci mostrano contenuti che rispecchiano i nostri interessi, tenendoci incollati incessantemente allo schermo. I social possono essere utilizzati per restare in contatto con persone lontane, creare nuove amicizie. Inoltre rendono possibile la diffusione di informazioni in modo rapido e propongono anche nuove possibilità di business. Ad oggi, infatti, tali piattaforme hanno contribuito alla formazione di nuovi lavori come l’influencer, il social media manager, lo youtuber, ecc.

    Viceversa, hanno anche aspetti negativi, come la diffusione di fake news o possibili furti di identità e violazione della privacy. Inoltre creano dipendenza e favoriscono la diffusione di fenomeni allarmanti come il cyberbullismo e il revenge porn.

    Talvolta i social diventano anche uno strumento di diffusione di pensieri omofobi, razzisti e di messaggi che incitano all’odio e alla violenza; pertanto questi ultimi subiscono censure. Sono tanti i post, le storie e gli account che subiscono ban ogni giorno; un esempio celebre recente è quello dell’ex Presidente degli Stati Uniti Donald Trump a cui sono stati disabilitati i profili Twitter e Facebook  (in seguito alla sua approvazione nella rivolta a Capitol Hill) per incitamento all’odio e alla rivolta: «Amo tutti voi; siete grandi».

    Nonostante ciò, molti sono contro la censura siccome ritengono che ognuno debba esprimere le proprie opinioni senza vincoli; però, se così fosse, la nostra generazione sarebbe troppo influenzata da correnti di pensiero sbagliate che andrebbero a danneggiare persone facilmente influenzabili.

    Possiamo dunque definire i social come un’arma a doppio taglio, come afferma Radima Fernando, un grafico informatico: «Forse la cosa più pericolosa è il fatto che il web è guidato da tecnologie che stanno avanzando in modo esponenziale. E la cosa più importante è che la nostra fisiologia, il nostro cervello, non si è evoluto affatto».

    Laura Refuto, Lucia Rita Cozzolino III H scientifico; Alessia Sorrentino III A scienze applicate

  • Siamo davvero tutti uguali?

    Siamo davvero tutti uguali?

    La pena di morte consiste nell’uccisione  di un individuo in seguito ad una condanna. Essa ha radici molto antiche e tuttora viene usata in molti stati, come ad esempio gli Stati Uniti.

    Episodi di ingiuste uccisioni di marca razzista negli Stati Uniti d’America continuano a succedere. Sono recenti, ad esempio, i casi di George Floyd,  afroamericano ucciso il 25 maggio 2020 da un agente di polizia a causa di un presunto pagamento con una banconota contraffatta, oppure il caso ancora più fresco riguardante Brandon Bernard. Quest’ultimo è stato il condannato a morte più giovane degli Stati Uniti d’America negli ultimi 70 anni. L’uomo ha preso parte a un duplice omicidio nel 1999 a soli diciott’anni. Però si suppone che in realtà le due vittime siano morte prima dell’omicidio vero e proprio.

    Quella di Bernard è stata la prima esecuzione, dopo 130 anni, avvenuta durante le  elezioni presidenziali. È stata, inoltre, la nona esecuzione federale da quando Trump nel mese di luglio ha concluso una moratoria che si protendeva da 17 anni.

    Nel corso della storia persone bianche hanno commesso crimini ben più gravi di quelli citati sopra e hanno scontato la loro pena in maniera molto più lieve e senza esecuzione capitale. 

    È evidente che l’uccisione di quell’uomo non sia avvenuta per il reato da lui commesso anni fa e già scontato; d’altronde veniva ritenuto un detenuto modello. Queste sono le sue ultime parole prima dell’esecuzione: “Se questi sono i miei ultimi giorni, prego che le mie parole vivano per sempre… spero che la mia morte porti un significato diverso dalla distruzione e che si propaghi positivamente attraverso le generazioni”.

    In molti paesi la pena di morte si configura come uno strumento di discriminazione sociale e chi la sostiene in genere lo fa in nome di un’antica concezione ( “OCCHIO PER OCCHIO, DENTE PER DENTE”), ormai inaccettabile.

    Negli ultimi tempi stanno aumentando le persone contrarie alla pena di morte grazie all’impegno di diverse organizzazioni c. Ricordiamo che fin dal 1700 il  filosofo Cesare Beccaria nel suo breve saggio “Dei delitti e delle pene” sostenne l’abolizione della pena di morte.

  • WASHINGTON D.C.: PRO-TRUMP RIOTERS.

    WASHINGTON D.C.: PRO-TRUMP RIOTERS.

    Yesterday thousands of President Trump’s supporters, during the Congress which was debating the certification of Joe Biden’s electoral win,  generated a violent riot to support the invalidity of the elections. Therefore they, probably taking for granted some Trump’s words, gave birth to a riot that the police were unable to stop. Trump claimed that  he lost the election, but that was probably due to some electoral fraud. He said that”the largest first presidential term in American history” could come to an end with him. Despite the intervention of the police, there were unfortunately 4 victims and even today the situation is not totally peaceful.

    We read about a report given to the BBC   on line news  by a political columnist, Jamie Stiehm. She was inside the Capitol building , in the press corner, at  the exact moment of the riot. Since the morning she felt a bad feeling, something horrible would surely happen. We can say that she wasn’t wrong at all. She said that it all had started with the crash of a broken glass and then panic and fear made everyone present tremble. Just for a moment, she thought it was a sort of revenge for that plane that on the 11th September 2001 failed to hit its target: the CAPITOL. She didn’t hesitate to contact her family, to warn them about the dangerous situation she was living. Of course she was afraid of all that was happening, but she and her collegues were ashamed to admit it.

    It was certainly an unheard-of episode and the consequences for Trump, accused of feeding the crowd, could be quite serious. Between impeachment and immediate removal, the fate of the now former president of the USA has not been decided yet. For sure he will remain in office until the 20th January, when Biden finally takes over.

    
    

  • Congresso USA sotto assedio: la discriminazione non esiste… Sarà vero?

    Congresso USA sotto assedio: la discriminazione non esiste… Sarà vero?

    È questa la tesi che, in alcune occasioni, viene portata avanti da persone che si cullano in una convinzione senza alcun effettivo fondamento. Da persone che concepiscono il razzismo solo come l’emarginazione assoluta operata negli anni 60 nei confronti degli afroamericani, o l’aggressione fisica motivata dal diverso colore della pelle, o gli insulti irripetibili verso chi è diverso che, tristemente, ancora oggi sentiamo. Questo è razzismo, di certo, ma si tralasciano, con grande superficialità, tutte le microaggressioni che la comunità nera, come ogni minoranza, è costretta a subire. Negli USA come in altre parti del nostro mondo occidentale. E a chi, ancora, liquida questi atti con un semplice eccesso di “politically correct”, esaminando gli eventi più recenti potrebbe rendersi conto che le differenze di atteggiamento che tanto furono condannate ai tempi di Rosa Parks, purtroppo, permangono ancora oggi.

    Ha fatto sicuramente scalpore la notizia di un gruppo di estremisti repubblicani che hanno fatto irruzione nel Congresso a Washington , ieri in occasione della giornata della proclamazione della vittoria di Joe Biden come Presidente degli Stati Uniti: il complesso di Capitol Hill è stato preso d’assalto, con  4 vittime e 13 feriti, travolti dalla furia di un corteo che non avremmo datato più tardi dell’epoca dei Barbari, o che comunque non ci saremmo aspettati nel 21° secolo, in una delle più antiche democrazie occidentali. Ma il particolare che provoca più indignazione è l’atteggiamento di coloro che avrebbero dovuto evitare tutto ciò: il presidente uscente Trump, che prima osanna l’operato dei suoi e poi richiama alla pace e all’ ordine, e le autorità di polizia che, oltre a consentire l’accesso all’orda, hanno scattato anche selfie in maniera compiaciuta con quelli che non definirei nemmeno manifestanti.

    Perché sì, quella di ieri non è stata una manifestazione, a differenza delle proteste pacifiche che hanno caratterizzato i mesi scorsi organizzate dal movimento Black Lives Matter. Proteste di grande impatto e soprattutto  lecitè, nate per denunciare l’abuso di potere delle forze di polizia che causarono la morte di persone innocenti, come George Floyd e Breonna Taylor; ma al corteo in memoria di queste persone morte solo per la colpa di essere neri non fu riservato dalla polizia lo stesso atteggiamento bonario che abbiamo visto ieri. Lacrimogeni e proiettili adoperati da un sistema corrotto che ancora difende il privilegio bianco. Ieri un assalto al tempio della democrazia americana ad opera di persone bianche e per le persone bianche; nei mesi scorsi le manifestazioni pacifiche per dimostrare solidarietà alla comunità nera. Una concessa e incoraggiata, l’altra no. Quindi il razzismo esiste?

  • “I can’t breathe”

    “Please, I can’t breathe. My stomach hurts. My neck hurts. Everything hurts. … (I need) water or something. Please. Please. I can’t breathe, officer. … I cannot breathe. I cannot breathe”.  These agonising words were whispered by a 46-year-old black man while a white police officer pinned him to the ground while he was handcuffed accusing him of buying cigarettes with a counterfeit 20$ bill. The man: Mr. George Floyd was being suffocated by the police officer’s knee into the back.

    This tragic event happened on May 25 in Minneapolis (US) and a bystander video recorded the tragic incident.

    Protests against racist police brutality sweep across the United States and spread around the globe.

    Anti-racism protests have spread to Europe with protesters emphasising that racial profiling is not just an American phenomenon.

    Similar protests have also been held in the Netherlands, Germany, France, the UK and in Italy too.

    Hundreds of demonstrators are marching with different banners and claims in their hands such as: “Hands up, don’t shoot!” “We March for hope, not for hate,” and “I can’t breathe!”. But on the front line many banners are standing out with the slogan “Black lives matter”. But what does black lives matter mean?

    Black Lives Matter (BLM) is an international human rights movement, originating from within the African-American community, which campaigns against violence and systemic racism towards black people. BLM regularly holds protests speaking out against police brutality and police killings of black people, and broader issues such as racial profiling, and racial inequality in the United States criminal justice system. After George Floyds’ murder it has become anthem, a slogan, a hashtag, and a straightforward statement of fact.

    The message is central to the US protests happening right now. In my opinion “All Lives Matter” should be the right slogan because all races should join hands and stand together against racism that is the only virus that we will never eradicate. But why the problem still exists after centuries of struggles? The answer is called: “systematic racism” and it infects the very structure of our society. The deep racial and ethnic inequities that exist today are a direct result of structural racism: the historical and contemporary policies, practices, and norms that create and maintain white supremacy.