Categoria: Cultura

  • La riforma Valditara dei Licei vista dai nostri professori

    La riforma Valditara dei Licei vista dai nostri professori

    L’ anno scolastico è giunto al termine e quale modo migliore per celebrarlo che scoprire che cosa ci riserverà il prossimo. Per gli studenti che entreranno per la prima volta al liceo le novità saranno importanti, a cominciare dalla modifiche ai programmi contenute nelle nuove direttive sui licei del ministero dell’istruzione. Vediamone un paio che hanno destato maggior scalpore.

    1) I Promessi Sposi

    In primis, l’eliminazione della lettura integrale dei Promessi Sposi di Alessandro Manzoni al secondo anno, che verrebbe limitata al programma di letteratura al quarto. Secondo i promotori della riforma, questo servirebbe a restituire l’opera alla sua cornice storica, l’Ottocento, rendendone però lo studio limitato a pochi capitoli selezionati. Sostituti del Manzoni al biennio dovrebbero essere autori contemporanei come Italo Calvino, Pierpaolo Pasolini, Stephen King, Alberto Moravia, Fedor Dostoevskij e J.R.R Tolkien.  Secondo i promotori, questo avvicinerebbe i più giovani alla lettura con opere da loro più sentite e maggiormente comprensibili, mentre i Promessi Sposi sarebbero secondo i riformatori“troppo difficili” e “un classico non più contemporaneo”. Insomma pare proprio che il romanzo nazionale per eccellenza secondo i nostri politici non abbia più nulla da dire alle nuove generazioni ed è meglio che si avvii al pensionamento. Vediamo cosa ne pensano alcuni docenti di italiano del nostro liceo.

    “Professoressa Flauto, dicono che i Promessi Sposi siano un classico superato, lei è d’accordo?”

    Fl. ” I classici sono sempre contemporanei perché hanno un’ universalità applicabile a tutte le epoche. Manzoni infatti ambienta il romanzo nel Seicento per non incorrere nella censura, ma sta parlando all’ Ottocento. E quindi a volte dice ‘così va il mondo… ehm … così andava il mondo al tempo degli spagnoli.’

    E allo stesso mondo continua a parlare anche alla nostra epoca. Bisogna chiarire cos’ è un classico; un classico non è qualcosa di incartapecorito, ma la struttura da cui deriva tutto.”

    Il ministro Valditara sostiene però che per avvicinare alla lettura i più giovani si dovrebbero leggere i romanzi novecenteschi e contemporanei, più vicini ed accessibili, come Calvino, Tolkien…

    Fl. ” Ma i Promessi Sposi sono il primo romanzo italiano ed è la base di tutto quello che è venuto dopo. Nei Promessi Sposi c’è tutto, è universale. E quindi leggendo i Promessi Sposi i ragazzi hanno la possibilità poi di imparare a leggere tutto. È un insegnamento narratologico. Questo non vuole dire che non bisogna leggere il romanzo del Novecento; ma senza Manzoni non ci sarebbero stati gli altri, sui cui cardini tradizionali il Novecento italiano ha poi rinnovato e introdotto nuove forme. Non si può non leggere. Senza leggere Manzoni, Calvino non lo capirai mai…”

    E dunque per lei i Promessi Sposi possono avvicinare gli studenti alla lettura ed appassionarli?

    Fl. ” Ma certo. Quella è la storia delle storie, bellissima. Non possiamo smantellare un sistema che ha prodotto tanti geni nella nostra scuola…”

    Dunque non lasciare la via vecchia per quella nuova?

    Fl. ” Non dobbiamo pensare di non rinnovarci. Ma cambiare magari la modalità di lettura dei Promessi Sposi… Non si tratta di tradizione!” 

    Invece, la professoressa Maviglia, ironizzando, mi dice che “forse la provvidenza ci ha abbandonati. ” Secondo lei la riforma è un grosso sgarbo a noi e a Manzoni.

    Perché prof?

    Mav. ” Perché si finisce con il semplificare troppo la vita dello studente e non educarlo all’ università che non fa sconti.”

    L’ opera di Manzoni è ancora  attuale?

    Mav. ” Certo. I valori dei Promessi Sposi e della Provvidenza sono fondamentali, valori a cui aggrapparsi nei momenti difficili della vita. Rischiamo di non educare le nuove generazioni ai valori cristiani, che possono insegnare molto anche ai laici. La letteratura insegna la vita. Abbiamo ritrovato l’episodio della colonna infame in pandemia… è un grosso errore.

    2) La riforma della storia

    Ci sono poi anche cambiamenti sull’ insegnamento della storia. La geo-storia del biennio non ci sarà più e sarà ripristinato l’ insegnamento distinto di storia e geografia. Ma a fare discutere sono state soprattutto alcune direttive, come quella che vorrebbe l’ esclusione delle storie delle altre civiltà dai programmi  e la celebrazione della superiorità della storia occidentale. 

    Prof Ivan Corrado, che ne pensa dello smembramento della geo-storia?

    ” Io penso che la geografia sia una materia importantissima e andrebbe studiata come si deve al liceo. Sono favorevole ad abolire la geo-storia e ridare valore alla geografia. Quello su cui sono profondamente contrario sono le nuove indicazioni nazionali per quanto riguarda storia che non hanno né capo né coda”.

    Perché?

    ” Questa centralità dell’ occidente è molto problematica. Per quanto sia vero che il 90% della storia a scuola è quella occidentale va anche detto che è impossibile capire lo sviluppo dell’ Occidente senza paragonarlo a quello degli altri continenti. Quindi un accenno alla storia della Cina, del Giappone e della colonizzazione dell’ Africa andrebbe fatta. Questa impostazione eurocentrica è quindi miope, retrograda e del tutto sbagliata.”

    E della direttiva circa la centralità della storia politica su quella economica e demografica?

    ” Anche lì ci sono secondo me dei problemi perché la storia demografica, industriale e culturale influenza la storia politica. Quindi studiare solo quella politica rischia di creare confusione negli studenti. Poi in filosofia secondo me ci sono problemi ancora più grandi. Hanno detto che in quarta si dovrebbe arrivare fino a Nietzsche e in quinta dedicarsi solo ai filosofi del novecento. Quindi si dovrebbe fare in un’ anno dal Rinascimento a Nietzsche. È impossibile studiare tutti i filosofi di questo periodo in un anno perché sono molto complessi. È follia. E quindi non resterebbe che selezionarne alcuni e tagliare il resto. Questo  sarebbe  un grande impoverimento dell’ offerta formativa. “

    Dunque queste sono le direttive di un governo che finalmente rinnova programmi vecchi di un secolo oppure il tentativo in malafede di inficiare la capacità delle nuove generazioni di comprendere la diversità e relazionarsi con problemi complessi? Ai posteri il giudizio.

  • Emozione e determinazione: la  Certificazione Linguistica di Latino

    Emozione e determinazione: la Certificazione Linguistica di Latino

    Il 4 giugno, noi alunne della VAC, Simona Aucelli, Candida Carillo, Paola Cirillo, Rosarita Fattorusso e Emma Sollazzo, abbiamo partecipato alla prova della certificazione linguistica di latino che per la Campania si svolge presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Studi di Napoli “Federico II”, per il conseguimento del livello A2.

    La preparazione è stata faticosa, ma al tempo stesso stimolante. Durante gli incontri dedicati abbiamo affrontato esercizi specifici, argomenti grammaticali particolarmente complessi e imparato a leggere i testi con maggiore consapevolezza. Lavorare insieme ci ha permesso di sostenerci a vicenda, chiarire dubbi e condividere strategie di studio. In questo senso, la certificazione è diventata anche un’esperienza di collaborazione e di crescita.

    Il latino è una materia che ha accompagnato per cinque anni noi studentesse del classico , ma affrontarlo in una prova come questa ci ha dato modo di acquisire una prospettiva diversa, oltre la traduzione scolastica. È stata una sfida impegnativa, ma significativa! Inoltre abbiamo provato l’emozione di entrare per la prima volta all’interno di un’aula universitaria, l’aula Ottagono, molto bella e antica, sullo scalone della Minerva, nella sede centrale della Federico II.

    Abbiamo conosciuto docenti universitari seri e attenti a noi e nonostante la tensione, abbiamo affrontato la prova con determinazione. A prescindere dal risultato, questa esperienza ci ha permesso di acquisire maggiore sicurezza nelle nostre capacità e di apprezzare ancora di più una lingua che continua a offrirci strumenti preziosi per comprendere il presente.

    Ci siamo confrontate con noi stesse e con altri studenti provenienti da varie scuole del territorio. Consigliamo agli studenti che ne avranno la possibilità di cogliere questa opportunità e di mettersi in gioco.

    Per noi resterà certamente uno dei ricordi più significativi dell’ultimo anno di liceo!

  • L’Oroscopo dello studente: il destino scolastico scritto dalle stelle

    L’Oroscopo dello studente: il destino scolastico scritto dalle stelle

    Studenti! Dimenticate per un attimo storie d’amore e fortuna: in questo momento il vero palcoscenico delle stelle è tra i banchi di scuola. E’ proprio qui, infatti, che si decidono destini importanti, come sopravvivere a un’interrogazione a sorpresa o capire se “lo studio all’ultimo minuto” sia davvero una strategia efficace.

    Chi meglio di un liceale sa che è a scuola che si concentrano ansie, speranze e piccoli drammi quotidiani: ci basta pensare alle verifiche annunciate con largo anticipo, ma, la maggior parte delle volte, studiate all’ultimo, e interrogazioni che arrivano sempre nel momento meno opportuno. In questa dimensione costituita da zaini pesanti, quaderni pieni e sveglie troppo mattiniere, anche le stelle sembrano avere qualcosa da dire.

    Non si tratta solo di fortuna o destino, ma di quelle coincidenze strane che ogni studente conosce bene: il giorno in cui non hai studiato è proprio quello in cui vieni interrogato, mentre quando sei preparatissimo nessuno sembra accorgersene. Sarà il caso? Forse. Anche se più probabilmente si tratta di quell’arte studentesca, di cui siamo tutti consapevoli, di rimandare tutto lo studio all’ultimo.

    Oroscopo per la ripresa della scuola: scoprite cosa vi aspetta a Settembre  - Cityrumors

    Questa settimana, gli Ariete saranno carichi come molle: alzeranno la mano con entusiasmo anche quando non sono sicuri della risposta, convinti che l’energia basti a riempire i vuoti. Saranno particolarmente partecipi alle lezioni, a tal punto da ribaltare le aspettative dei docenti e l’ignorante etichetta assegnatagli dalla classe .

    I Toro, invece, dovranno combattere una dura lotta interiore tra la voglia di studiare e quella di procrastinare: vincerà chi avrà la forza di volontà maggiore. Il mese di maggio si avvicina ed è comprensibile un po’ di stanchezza, ma non aspettatevi una tale empatia da tutti i professori!

    Per i Gemelli, la sorprendente sicurezza che vi caratterizza continuerà a persistere nelle vostre esposizioni orali, trasformando ogni interrogazione in una sorta di conferenza stampa;

    mentre i Cancro, più sensibili, saranno afflitti da un senso d’angoscia e di malinconia, probabilmente a causa della fine della scuola, che si avvicina sempre di più. Eppure questo panico sarà attenuato dal gruppo classe, al quale sono estremamente legati.

    Voi, del Leone, vivrete la scuola come un vero e proprio palcoscenico, di cui voi siete i protagonisti: tenderete a voler dimostrare le vostre capacità, cercando di approfondire ogni concetto del programma con precisione, emergendo dall’ansia che nel periodo precedente era parte di voi.

    La Vergine, al contrario, ci stupirà: passerà da essere il segno più attento ai dettagli, quello ad avere un evidenziatore abbinato al colore di ciascun quaderno, ad essere quello più disinvolto e rilassato, talvolta, tralasciando l’impegno scolastico.

    Per la Bilancia sarà una settimana di grandi dilemmi: scegliere tra A, B o C nelle risposte a scelta multipla dei test di inglese sembrerà una decisione esistenziale: una risposta sbagliata potrebbe mettere in gioco la vostra promozione scolastica!

    D’altro canto, lo Scorpione studierà strategie segrete per cavarsela in ogni situazione: ma davvero i professori non se ne accorgeranno o faranno solo finta di non accorgersene?

    Voi, del Sagittario, con la testa già altrove, cercherete di trasformare ogni lezione in un viaggio mentale, spesso senza ritorno immediato.

    Il Capricorno, invece, continuerà la sua scalata verso il voto perfetto, dimenticando talvolta che anche fermarsi a respirare fa parte del percorso.

    Per l’Acquario, porterete idee brillanti e completamente fuori dagli schemi: geniali, sì, ma non sempre utili quando la domanda richiede una risposta precisa.

    Infine, i Pesci navigheranno tra sogni e distrazioni, trovando però intuizioni improvvise nei momenti più impensati, non sempre con tempismo.

    In fondo, tra verifiche, compiti e interrogazioni, una cosa è certa: le stelle possono anche provarci, ma il vero miracolo resta sempre uno: arrivare preparati il giorno giusto!

  • L’enigma dell’essere deinós: l’uomo tra ingegno e abisso

    L’enigma dell’essere deinós: l’uomo tra ingegno e abisso

    La parola δεινός non ricorre solo per il mare, ma anche per l’essere umano. Gennaro Carillo, professore ordinario di Storia del pensiero politico presso l’Università di Napoli “Suor Orsola Benincasa”, nostro illustre ospite, ha tenuto una lectio magistralis al liceo Pitagora – B. Croce il 27 marzo, durante la Notte Nazionale del Liceo Classico dal titolo “Umano – Inumano. Una prospettiva greca”. Il δεινόν è indiscusso protagonista.
    Nel primo stasimo della celebre tragedia greca sofoclea ”Antigone”, il coro entra in scena discutendo la capacità dell’ingegno umano e al tempo stesso ne sottolinea la duplice natura. Sofocle utilizza le espressioni δειˉνὰ˘ e δειˉνό˘τε˘ροˉν. “L’uomo usa violenza alla natura”, sottolinea Carillo, “perché egli adatta la realtà circostante a sé stesso tramite l’utilizzo della τέχνη”. Si tratta di arte poietica, quel processo creativo e produttivo che induce alla realizzazione di qualcosa prima inesistente, di prodigioso e potenzialmente terribile.
    Rileggiamo quest’ambivalenza a partire dall’epos omerico, in particolar modo nel nono libro dell’Odissea. Odisseo, uomo dal multiforme ingegno (πολυτροπος), si distingue insieme ai suoi compagni dai Ciclopi perché “mangiatore di pane”, cibo derivante da una τέχνη, dall’unione e trasformazione di alimenti diversi. Questi giganti non solo violano il concetto di ξενία, ovvero di ospitalità, ma agiscono anche con ἀκρασία, la forte intemperanza data dalla loro mancata cultura.
    L’uomo è l’unico animale che riflette, che riconsidera ciò che ha visto, l’unico capace di creare μηχαναί, artifici che permettono di vincere la potenza della φύσις, come le navi per solcare il temuto “mare canuto”. I Greci paventavano di morire in questa distesa azzurra che cancellava inevitabilmente la memoria e la persona.
    L’essere umano è l’inventore del λόγος, del νóμoς e soprattutto della πόλις, plasmata sul bene comune. Questo perchè egli è ζῷον πολιτικόν, un animale politico, che non possiede solo αἴσθησις, ossia la conoscenza mediata unicamente dai sensi, ma anche la νόησις, la capacità intellettiva. Tuttavia, è incline al male, “ἕρπει, striscia”, parafrasando Sofocle, e mostra nella parola stessa così il suo lato mostruoso e terrificante.
    La lezione ha destato, come sempre, grandissimo interesse, curiosità ed emozione nel pubblico lasciando spazio alla riflessione. Per quanto l’uomo possa essere apparentemente perfetto, nasconde dentro di sé un aspetto che lo rende “inumano” e prevaricatore, della natura, di ogni legge e ideale positivo e condiviso; e se il suo potere è monocratico e tirannico si pone fuori della comunità, apolis, incurante di ogni diritto nazionale e internazionale, imponendo la hybris.

    Studiare la letteratura e la storia del passato non è mero nozionismo, ma la rappresentazione di ciò che eravamo, di ciò che siamo e che saremo.

  • Incontro con l’autrice: Cinzia Tani

    Il 27 Febbraio noi studenti del Liceo Pitagora – B. Croce abbiamo avuto la straordinaria opportunità di incontrare Cinzia Tani, figura poliedrica della cultura italiana. Giornalista, conduttrice radiotelevisiva e scrittrice prolifica, la Tani incarna il legame fra giornalismo, divulgazione e rielaborazione romanzata; nota per la sua capacità di mescolare minuziosa ricostruzione storica e narrazione avvincente, parte spesso da archivi storici reali (vi trascorre mesi, prima di scrivere, per cui ogni dettaglio storico è verificato), per ricostruire atmosfere del passato.

    La Tani, dunque, ha costruito la sua carriera sulla divulgazione e, per questo, è stata insignita dell’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica italiana, nel 2004, dall’ allora Presidente Carlo Azeglio Ciampi. Inoltre ha vinto il Premio Campiello, nel 2007, con “Sole e ombra”. L’ incontro verteva sui temi del libro “Il mondo in pugno”, del quale abbiamo letto in classe alcuni passi salienti: questo romanzo storico corale segue le vicende di giovani personaggi che incrociano il loro destino con i grandi eventi del XX secolo. La narrazione attraversa diversi decenni e porta il lettore in giro per il mondo, in un viaggio affascinante fra realtà storica e finzione romanzesca. Già il titolo del libro mi aveva colpito, poiché suggerisce il desiderio di dominare il mondo attraverso la cultura, unica arma a renderci veramente liberi. E’ un monito soprattutto ai giovani: credere fermamente nei propri sogni, difenderli ed inseguirli con coraggio, audacia, determinazione e resilienza.

    I protagonisti, infatti, sfidano le convenzioni sociali e i limiti geografici del loro tempo e, in un mondo che cambia continuamente, non perdono mai di vista i propri valori. In occasione dell’incontro con l’autrice, ci è stata offerta la possibilità di porle delle domande: questo è stato un momento che mi ha commosso fino alle lacrime. Anche io, come i giovani del suo libro, ho interessi completamente diversi e distanti da quelli dei miei coetanei: amo la cultura in generale, ma soprattutto sono un appassionato di storia; ho sete di sapere, di imparare, di ricercare, sono mosso da una grande curiosità e sogno di diventare un divulgatore storico, proprio come l’autrice. Dunque, ho chiesto alla Tani se essere così “diversi” dai propri coetanei, comporti, necessariamente, la solitudine, e se anche i suoi personaggi, proprio come me, la avessero sperimentata.

    Da ciò è nato un dibattito molto costruttivo e stimolante, alimentato dai vari interventi anche di altri studenti.
    Il messaggio che veicola Cinzia Tani è molto importante per i giovani di oggi, è un’esortazione all’ attivismo intellettuale, ad investire nella cultura per “avere il mondo in un pugno” con preparazione ed integrità, consapevolezza e conoscenza. Solo così si diventa attori della propria vita e non spettatori passivi. Inoltre, da amante della storia fin da bambino, condivido l’intento ulteriore del romanzo, di avvicinare i giovani di oggi allo studio della storia: chi non conosce il passato, a mio avviso, più probabilmente subirà il presente e non potrà avere idee chiare su ciò che potrebbe accadere in un futuro prossimo o lontano.

    La storia è e sarà sempre magistra vitae: credo che, grazie ad essa, si sviluppi un pensiero critico che è l’antidoto più potente alla passività, permettendo ai giovani di “avere il mondo in pugno” con consapevolezza. Come ci dice Cinzia Tani, è grazie alla cultura ed allo studio della storia che noi ragazzi possiamo vedere il futuro non come qualcosa che accade, bensì come qualcosa che possiamo costruire attivamente giorno per giorno.

  • Don Peppino Diana: il valore del ricordo

    Don Peppino Diana: il valore del ricordo

    Scritto da Federica Piccolo e Sveva Nardelli della III AC.

    Lo scorso venerdì, 20 marzo, si è svolto l’incontro con Sergio Tanzarella, professore ordinario di Storia della Chiesa alla Pontificia Università di Napoli, che ha presentato il suo libro su Don Peppino Diana, introdotto da Giuseppe Palmisciano, docente e storico contemporaneo. Per noi ragazzi è stato un momento di riscoperta della coscienza cittadina, grazie alla testimonianza e all’esperienza del professore che attraverso le sue risposte alle domande di noi studenti, ha voluto ricordare che la battaglia combattuta da Don Peppino non è ancora finita: noi, infatti, abbiamo il dovere di continuare a batterci per la verità e la giustizia, attraverso l’eredità del ricordo.

    L’incontro è iniziato con i saluti della preside seguito dalla presentazione dell’autore e del libro realizzata dalla III AC. Don Peppe Diana ha affrontato il contesto di Casal di Principe, particolarmente segnato dal potere camorristico. Don Diana non era un eroe, ma un uomo “pericolosamente normale”, diventato un bersaglio poiché aveva a cuore il destino della sua città, ma soprattutto dei principi ben saldi. Non a caso, la sua lettera “Per amore del mio popolo, io non tacerò” è considerata un manifesto simbolo di resistenza civile e impegno concreto contro la criminalità organizzata.

    L’incontro è proseguito con le domande preparate dagli studenti della 3AC, 3ASA e 4ES, fondamentali per un confronto diretto tra la nostra generazione e la testimonianza storica degli anni ‘90 in Italia. In particolare, l’autore si è soffermato sul valore del ricordo e della memoria collettiva, affermando che “la storia è l’analisi critica della memoria delle memorie”, a dimostrazione di come la storia non sia semplicemente un insieme di ricordi o racconti del passato, ma un lavoro di riflessione e verifica su quelle memorie. Le “memorie” sono ciò che le persone ricordano e tramandano: testimonianze, racconti, documenti, esperienze personali. Il senso profondo della frase, quindi, è che la storia nasce quando si passa dal semplice ricordare al comprendere. Non basta avere memoria: bisogna interpretarla in modo rigoroso e consapevole.

    Sarà proprio in questo modo, dunque, che noi ragazzi potremo onorare la vita di Don Diana e di altre persone che, come lui, hanno lottato per la verità, per la giustizia e per un futuro migliore. L’incontro si è concluso con una standing ovation per il professore da parte del pubblico lì presente, seguito anche dalla consegna dei disegni realizzati da Elisa Verdezza e Anna Raiola della III AC. Questa opportunità, offerta dalla scuola,ha favorito la comprensione consapevole di un’importante testimonianza della storia contemporanea stimolando il pensiero critico degli studenti come cittadini attivi in una società che si nasconde dietro il velo dell’indifferenza.

  • La danza: passione, ostacoli, possibilità

    La danza: passione, ostacoli, possibilità

    Quando si parla di danza, molti pensano solo a passi, coreografie e spettacoli, ma in realtà danzare significa molto di più. È un modo per esprimere emozioni, raccontare storie e conoscersi meglio, sia nel corpo che nella mente. La danza aiuta a sviluppare disciplina, concentrazione, creatività e capacità di relazionarsi con gli altri: qualità utili non solo in sala, ma anche nella vita di tutti i giorni.

    Ballerino di danza classica silhouette Immagine gratis - Public Domain  Pictures

    Eppure, nonostante tutti questi benefici, molti istituti non riconoscono ufficialmente i corsi di danza, le attività artistiche non sono integrate nei programmi e mancano laboratori o percorsi strutturati. Questo significa che chi vuole coltivare questa passione deve arrangiarsi da solo, rinunciando a percorsi formativi più seri. Non è soltanto una questione economica, ma soprattutto una mancanza di supporto istituzionale: la scuola non offre strumenti, riconoscimenti o spazi adeguati per crescere anche artisticamente. Così molti studenti talentuosi si sentono scoraggiati: senza riconoscimento e supporto, la danza rischia di diventare un semplice hobby. In secondo luogo, si crea una disparità tra chi può organizzarsi autonomamente e chi no, limitando l’accesso a tutti i benefici che la danza può offrire, come autostima, concentrazione e capacità di collaborazione.

    Infine, la scuola stessa perde un’opportunità: quella di integrare un’arte che favorisce la crescita completa degli studenti, sia sul piano personale sia su quello sociale.

    Ci sono però alcune soluzioni possibili. Le scuole potrebbero introdurre laboratori di danza ufficiali, riconoscerli come attività formative e permettere agli studenti di partecipare durante l’orario scolastico. Si potrebbero creare progetti interdisciplinari che uniscano danza, letteratura e storia, valorizzando il talento artistico e culturale dei ragazzi. Anche piccoli interventi, come spazi dedicati o borse di studio interne, potrebbero fare una grande differenza, rendendo la danza accessibile a tutti e non solo a chi ha possibilità personali o familiari.La danza non è solo arte: è crescita personale, formazione e benessere. Sostenere chi vuole danzare significa permettere agli studenti di esprimersi, sviluppare creatività, fiducia in sé stessi e capacità di lavorare con gli altri. Garantire alle scuole strumenti e riconoscimenti adeguati non è un lusso, ma un investimento sui giovani, sul loro sviluppo e sulla possibilità che ogni talento possa davvero emergere. Perché una scuola che valorizza la danza non forma solo studenti più completi, ma cittadini più consapevoli e capaci di affrontare la vita con passione e determinazione.

  • Sanremo 2026: tra pronostici e aspettative

    Sanremo 2026: tra pronostici e aspettative

    di Elisa Verdezza, Fabiana Alvino, Anna Raiola III Ac

    L’attesa è quasi finita e, come ogni anno, l’Italia si prepara a fermarsi per quella settimana magica e folle che trasforma un piccolo teatro di provincia nel centro del mondo. Il Festival di Sanremo sta per tornare e, diciamoci la verità, anche se qualcuno  fa finta di niente per sembrare “alternativo”, martedì sera saremo tutti davanti alla TV con il telefono in mano pronti a commentare ogni minimo dettaglio. Quest’anno l’aria che si respira è diversa, perché il ritorno di Carlo Conti alla guida del Festival promette un equilibrio perfetto tra la tradizione che piace ai nonni e quel ritmo moderno che occorre a noi  giovani per non addormentarci sul divano prima della mezzanotte.

    Ma cosa dobbiamo aspettarci davvero dalle canzoni? Le prime indiscrezioni parlano di un Festival molto vario, c’è grandissima curiosità per il debutto di Tommaso Paradiso, che molti vedono già come il vincitore annunciato, grazie alla sua capacità di scrivere ritornelli che entrano in testa al primo ascolto. Allo stesso tempo la sorpresa potrebbe arrivare da nomi come Serena Brancale o Sayf, che rappresentano quella ventata di aria fresca di cui la musica italiana ha sempre bisogno.

    I pronostici della vigilia sono una consuetudine, ma i nomi caldi per il podio circolano già con insistenza. Oltre al favorito Paradiso, si punta su Ermal Meta e Arisa, che a Sanremo giocano in casa e sanno come emozionare le giurie. Ma il Festival non è solo musica, è soprattutto spettacolo e, ammettiamolo, un pizzico di sano gossip. Tra le co-conduzioni che vedranno alternarsi icone come Laura Pausini a star internazionali come Can Yaman, il chiacchiericcio dietro le quinte è già alle stelle. Si parla già  dei look stravaganti che vedremo sul red carpet e delle battute che infiammeranno i social.

    In fondo, Sanremo è Sanremo proprio per questo motivo: è l’unico momento dell’anno in cui generazioni diverse si ritrovano a discutere della stessa canzone o dello stesso vestito. Non è solo un concorso canoro, è un rito collettivo che ci fa sentire parte di qualcosa di più grande, tra una risata per un meme virale e un brivido per una bella esibizione . Prepariamoci a vivere questa intensa settimana e che vinca la canzone più bella.

  • “Tutto è possibile”: il nuovo album di Geolier tra sogni, realtà e identità

    “Tutto è possibile”: il nuovo album di Geolier tra sogni, realtà e identità

    di Giulia Malvone, Alessandro Angrisani, Giuliana Afflitto, III A classico

    In un periodo storico come questo, in cui il futuro sembra spesso incerto e le possibilità appaiono limitate, “Tutto è possibile” si presenta come un titolo che suona quasi come una provocazione. E’ il nome del nuovo album di Geolier, uscito il 16 gennaio 2026, ma anche una dichiarazione di intenti: un invito a non arrendersi all’idea che il punto di partenza determini per forza il punto di arrivo. L’artista napoletano prova a raccontare cosa significa crescere, cambiare e restare fedele a sé stessi.

    Geolier è ormai una delle voci più importanti del panorama musicale italiano attuale. I testi di questo album parlano di successo, di sacrifici, di legami familiari e di identità senza mai perdere il contatto con le proprie radici. Il risultato è un disco che non punta solo ad un impatto immediato, ma lascia spazio anche a una propria interpretazione dei testi. Un elemento centrale di “Tutto è possibile” è la lingua: il dialetto napoletano non viene utilizzato come un semplice segno distintivo, ma come strumento espressivo autentico. Infatti attraverso il dialetto, Geolier riesce a dare maggiore intensità alle sue parole, rendendo i racconti più diretti e credibili.

    Questa scelta rafforza il legame con le proprie origini e dimostra come la propria identità culturale non sia un limite, bensì un valore aggiunto. Un ruolo speciale lo hanno i featuring: artisti come Sfera Ebbasta, Anna, Kid Yugi, Anuel AA, 50cent e persino un omaggio a Pino Daniele arricchiscono l’album, portando stili diversi che si fondono con la voce unica di Geolier. Dal punto di vista tematico, da un lato c’è la strada con le difficoltà e le esperienze che lo hanno formato, dall’altro c’è il successo, che viene raccontato senza mutare la realtà. Geolier mostra come la crescita personale non coincida necessariamente con la perdita delle proprie origini, ma possa diventare un modo per guardarle con maggiore lucidità. In fondo, “Tutto è possibile” non cerca di insegnare qualcosa né di offrire soluzioni facili, ma invita ad andare avanti senza la certezza di riuscire ma con il coraggio di provarci comunque. Ed è forse questo il senso più profondo che attraversa tutto il disco, infatti come dice l’artista secondino nella canzone “Tutto è possibile”: “E che ne ssaij si dimane vene? E che ne ssaij si dimane vinc pur tu?”

  • La ricerca di equilibrio in un mondo estremo

    La ricerca di equilibrio in un mondo estremo

    di Paola Cirillo e Candida Teresa Carillo, VA classico

    Che cos’è la “temperanza”? Noi studenti del Liceo Pitagora – B. Croce abbiamo avuto la possibilità di scoprirlo venerdì 19 dicembre, ospitando il professore Gennaro Carillo, docente di Storia del Pensiero Politico presso l’università di Napoli Suor Orsola Benincasa. La tematica è protagonista del suo ultimo libro, con proficue riflessioni di natura culturale, politica, sociale. Un argomento non scontato, che ha suscitato una curiosità tale che tra il professore e noi studenti si è instaurato un vero e proprio dialogo con domande e risposte. L’obiettivo principale dell’incontro verteva sulla comprensione dell’importanza e dell’attualità della temperanza come virtù politica. La riflessione scaturisce dagli scritti di un pensatore rivoluzionario, che sottolineò la necessità di possedere la σωφροσύνη: Platone.

    Nella Repubblica il filosofo greco critica la democrazia definendola una forma di governo anarchica: se da un lato ciascuno con la temperanza deve canalizzare le proprie pulsioni e frenare i comportamenti più istintivi, quelli studiati poi dalla psicanalisi di Sigmund Freud, dall’altro lato la libertà senza limiti, principio cardine della costituzionedemocratica di Atene, permette agli uomini di comportarsi in modo diametralmente opposto.

    Per Platone la democrazia coincide con il ritratto caricaturale già di Aristofane nella quale il cittadino è in preda all’ebbrezza, a un’euforia collettiva senza regole, come in un simposio senza simposiarca. Il professor Carillo usa l’espressione metaforica di “democrazia ciclopica”, in quanto come Polifemo, così la polis non ha saputo moderarsi, lasciando prevalere la propria parte ferina e irrazionale. Non si parla, dunque, di φάρμακον come cura, ma come veleno, insito nella democrazia, nonché di tirannide mascherata.

    Quanto è attuale questa riflessione nella nostra società?

    Numerosi sono gli esempi moderni del pensiero platonico, che, per quanto lontano da noi, è così intellettualmente raffinato da consentirci di comprendere meglio il presente. Ilpiù eclatante ed emblematico è rappresentato dall’attuale politica statunitense. Il professor Carillo ha ricordato l’assalto a Capitol Hill, evento di forte intemperanza, quando, su istigazione di Donald Trump, nel 2021 i suoi seguaci presero d’assalto il Congresso americano per contestare l’elezione di Biden. Sebbene possa sembrare paradossale, il filosofo greco ci aveva messo in guardia, quando nelle Leggi egli afferma che l’oligarchia e la democrazia sono portatrici di stàsis.

    L’uomo politico ideale, difatti, non è colui che fa valere la propria idea a discapito delle altre, come Trump che usa la forza, ma colui che è temperante. Egli, quindi, non deve avere come modello la figura di Trasimaco, presente nella Repubblica e nelle Leggi, il quale sostiene che “il giusto è l’utile del più forte”: la giustizia consiste sì nell’osservanzadelle leggi, ma queste leggi sono stabilite da chi detiene il potere, il più forte, per i propri interessi.

    Si parla, inoltre, di illusione, come un gioco, come una lotta alla visibilità.

    Come interpretare l’essere temperanti?

    Nel corso del tempo la temperanza da virtù è divenuta un vizio, si è caduti nell’errore di vedere l’uomo temperante come colui che pecca di anandrìa e che, stando nel méson, non prende posizione. Già nel Gorgia di Platone si argomenta che la sophrosyne è la virtù degli schiavi, poiché potrebbe rappresentare una sorta di rassegnazione.

    Invece, il professore ha sottolineato che chi sta nel centro assume il complesso ruolo di trovare un equilibrio tra due estremi, cercando di smussarne le asperità. Non si tratta di essere neutrali, ma moderati. Per non cadere nella hybris e nell’ate di Trump e di altri uomini politici, è necessario usare il métron, la giusta misura, al fine di giungere alla eudaimonìa, cioè alla felicità della comunità: potremmo dire di farne parte solo nel momento in cui regna la symphonìa e l’armonia. Il professore spiega chiaramente questo concetto citando un filosofo del XX secolo, Ludwig Wittgenstein. Egli parla di impossibilità del linguaggio privato, perché come nonpuò esistere un dialogo tra persone che usano ognuno un proprio codice, sconosciuto all’altro, così non può esistere una comunità se non ci si sente pienamente parte di essa. Inoltre, la difficoltà italiana di costruire una società fondata sulla temperanza è data dalla “contesa frazionaria” dei secoli precedenti, come scrive Francesco Bruni nel suo libro “La città divisa”.

    Oramai la qualità di una democrazia si basa sul capitale sociale e su quello culturale. Oggi in un’epoca di forti estremismi, in cui la soluzione ai problemi è nella guerra e i conflitti anziché essere temperati sono esacerbati, noi, futuricittadini e governanti di domani, non possiamo permetterci di non sapere cosa sia la temperanza, ma dobbiamo trovare il nostro nuovo metron per creare e riproporre un’armonia del tutto dimenticata.

    Paola Cirillo e Candida Teresa Carillo VA classico