Scritto da Federica Piccolo e Sveva Nardelli della III AC.
Lo scorso venerdì, 20 marzo, si è svolto l’incontro con Sergio Tanzarella, professore ordinario di Storia della Chiesa alla Pontificia Università di Napoli, che ha presentato il suo libro su Don Peppino Diana, introdotto da Giuseppe Palmisciano, docente e storico contemporaneo. Per noi ragazzi è stato un momento di riscoperta della coscienza cittadina, grazie alla testimonianza e all’esperienza del professore che attraverso le sue risposte alle domande di noi studenti, ha voluto ricordare che la battaglia combattuta da Don Peppino non è ancora finita: noi, infatti, abbiamo il dovere di continuare a batterci per la verità e la giustizia, attraverso l’eredità del ricordo.
L’incontro è iniziato con i saluti della preside seguito dalla presentazione dell’autore e del libro realizzata dalla III AC. Don Peppe Diana ha affrontato il contesto di Casal di Principe, particolarmente segnato dal potere camorristico. Don Diana non era un eroe, ma un uomo “pericolosamente normale”, diventato un bersaglio poiché aveva a cuore il destino della sua città, ma soprattutto dei principi ben saldi. Non a caso, la sua lettera “Per amore del mio popolo, io non tacerò” è considerata un manifesto simbolo di resistenza civile e impegno concreto contro la criminalità organizzata.

L’incontro è proseguito con le domande preparate dagli studenti della 3AC, 3ASA e 4ES, fondamentali per un confronto diretto tra la nostra generazione e la testimonianza storica degli anni ‘90 in Italia. In particolare, l’autore si è soffermato sul valore del ricordo e della memoria collettiva, affermando che “la storia è l’analisi critica della memoria delle memorie”, a dimostrazione di come la storia non sia semplicemente un insieme di ricordi o racconti del passato, ma un lavoro di riflessione e verifica su quelle memorie. Le “memorie” sono ciò che le persone ricordano e tramandano: testimonianze, racconti, documenti, esperienze personali. Il senso profondo della frase, quindi, è che la storia nasce quando si passa dal semplice ricordare al comprendere. Non basta avere memoria: bisogna interpretarla in modo rigoroso e consapevole.
Sarà proprio in questo modo, dunque, che noi ragazzi potremo onorare la vita di Don Diana e di altre persone che, come lui, hanno lottato per la verità, per la giustizia e per un futuro migliore. L’incontro si è concluso con una standing ovation per il professore da parte del pubblico lì presente, seguito anche dalla consegna dei disegni realizzati da Elisa Verdezza e Anna Raiola della III AC. Questa opportunità, offerta dalla scuola,ha favorito la comprensione consapevole di un’importante testimonianza della storia contemporanea stimolando il pensiero critico degli studenti come cittadini attivi in una società che si nasconde dietro il velo dell’indifferenza.






