Tag: Territorio

  • Alla scoperta dell’incanto

    Alla scoperta dell’incanto

    “[…] Se è vero che tutti possiamo essere << Pellegrini spirituali>>  , è evidente oggi la perdita d’importanza delle discipline classiche che non godono più di alcun riconoscimento sociale. È colpa anche della scuola se sempre più spesso i ragazzi non provano interesse per l’arte, la storia e la bellezza?” Questa è stata una delle domande poste al direttore degli scavi archeologici di Pompei,  dottor Gabriel Zuchtriegel, il 13 dicembre scorso nell’Aula Magna del nostro liceo, dove si è tenuto l’evento per la presentazione del suo libro intitolato Pompei, la città incantata.

     L’ evento, organizzato dalla Dirigente Scolastica, prof.ssa Tiziana Savarese  in collaborazione con i docenti di storia dell’ arte  e moderato dalla prof.ssa Lina Fiordoro,   ha trattato proprio dell’attualità della cultura classica e dell’importanza del suo studio in quanto chiave di lettura del mondo attuale. Attraverso gli interventi dei relatori,  si è fatto un salto indietro nel tempo ed è stata illustrata quella che era la vita quotidiana degli abitanti di Pompei prima della distruttiva eruzione del Vesuvio del 79 d.C.. All’inizio dell’incontro, infatti, è stato proiettato un video  girato nel Parco archeologico , ideato e recitato dagli studenti ed  è stata rappresentata , così, l’essenza del libro direttamente dal Parco Archeologico, con protagonista un abitante di Pompei del I secolo d.C., interpretato dall’alunno Marco Tortora della 4°C Scientifico.

    Il direttore del Parco, dottor Zuchtrieghel, durante l’evento non si è sottratto alle domande postegli dagli studenti: “Studiare il mondo antico è importante per conoscere le nostre radici ma senza trascurare ciò che è l’oggi, in cui sarebbe impensabile non conoscere la storia del ‘900 o non studiare le lingue straniere e le discipline informatiche che un mondo globalizzato richiede è la sua risposta alla domanda citata all’inizio dell’articolo. Successivamente ha anche spiegato tutto il lavoro impiegato per la scrittura del libro, mentre i tempi venivano scanditi dalle armonie dei ragazzi del Liceo Musicale che hanno eseguito brani che hanno accompagnato i vari momenti  della formazione culturale del direttore, diplomato in pianoforte .

    Un evento emozionante, interessante e soprattutto coinvolgente che ha rapito l’attenzione non solo di docenti e studenti, ma anche dei numerosi cittadini intervenuti all’incontro. La partecipazione degli studenti è stata ammirevole e ha dimostrato  che gli argomenti relativi al mondo classico non sono mai superati anche per le nuove generazioni se riescono a toccare le corde dei sentimenti dei giovani.

  • Intervista ai commissari prefettizi del Comune di Torre Annunziata

    Intervista ai commissari prefettizi del Comune di Torre Annunziata

    In data 23 febbraio 2022 il Consiglio Comunale di Torre Annunziata è stato sciolto per infiltrazione mafiosa. Pertanto il Presidente della Repubblica, il 6 maggio dello stesso anno, ha nominato una Commissione composta da tre commissari prefettizi il Dott. Enrico Caterino, il Dott. Ferdinando Mone e il Dott. Marco Serra, che resteranno in carica per diciotto mesi  con l’arduo compito di ristabilire la legalità e indire nuove elezioni comunali.

    Noi studenti del Liceo statale “Pitagora-Croce” abbiamo voluto incontrare questi tre rappresentanti dello Stato per una “chiacchierata” che facesse il punto sulla situazione attuale della nostra città a distanza di un anno dal suo commissariamento.

    Siamo stati accolti nella sala consiliare con grande riguardo da parte dei nostri ospiti, che ci hanno messo a nostro agio e si sono mostrati ben disposti verso la nostra iniziativa. Prima di cominciare con le domande, il dott. Enrico Caterino ci ha chiesto quale fosse la nostra idea su Torre Annunziata e quali fossero le criticità più importanti per noi giovani. Il primo spunto importante che è “saltato” immediatamente fuori è stato la mancanza assoluta di luoghi di associazione e di incontro per noi giovani, unitamente all’assenza di spazi verdi e parchi per i bambini.

    Durante l’intervista sono state affrontate diverse tematiche, tra le quali l’abbandono di rifiuti lungo le arcate borboniche, situate nei pressi del porto della città oplontina. I commissari hanno perseguito l’iniziativa di ripulire la zona non solo con lo scopo più immediato di eliminare i rifiuti, ma soprattutto con quello di dare un volto nuovo a Torre Annunziata e permettere ai cittadini “sani” di poter fruire dei luoghi più belli della città. Purtroppo l’impresa è risultata fin da subito impossibile e quasi irrealizzabile perché l’inciviltà degli abitanti ormai “compromessi”, come definisce il dott. Enrico Caterino, ha portato il problema a ripresentarsi.

    Discutendo dei luoghi trascurati di Torre Annunziata, abbiamo ritenuto fondamentale chiedere un chiarimento sulla struttura della biblioteca comunale, sita in Palazzo Criscuolo e ormai abbandonata. I reggenti hanno affermato che per permettere la riapertura della biblioteca è fondamentale catturare l’interesse di coloro che si impegnerebbero nella sua gestione, a cui si potrebbe associare l’idea di trasformare la sala consiliare del suddetto palazzo in un’aula di lettura e studio per i giovani.

    Un altro punto importante della discussione ha riguardato “Villa del Parnaso” dove, allo scopo di rendere più “viva” la parte della città che affaccia sulle spiagge, i commissari hanno proposto la costruzione di uno chalet. Riguardo poi il lungomare, hanno dichiarato di avere intenzione di dotare la cosiddetta “Mappatella”, spiaggia pubblica della città, di nuovissimi servizi come bagni, docce, scivoli per disabili e un campo da beach-volley. Invece Capo Oncino, luogo magico e suggestivo a picco sul mare, non è sotto la responsabilità del comune per cui, sfortunatamente, non può essere recuperato.

    I commissari ci hanno parlato delle numerose e grandi potenzialità di Torre Annunziata e di come noi giovani, diversamente dagli adulti, possiamo e dobbiamo perseguire la legalità e investire il nostro futuro in quello della nostra città che, dal progetto di pulizia della Salera a quello del potenziamento del porto, da quello del recupero dello Spolettificio a quello dell’ampliamento degli scavi, è una località amena e turistica che non ha nulla da invidiare alle altre bellezze d’Italia.

    In chiusura, la nostra curiosità si è appuntata sul modo in cui i tre rappresentanti dello Stato riescano ad approcciarsi ad un territorio così difficile, in cui la malavita dilaga in maniera così eclatante, e su come riescano a conciliare il proprio lavoro con così tante lotte da combattere. Ci hanno risposto affermando che senza dubbio si tratta del loro dovere principale verso la comunità e che si dedicano con tutto il proprio impegno a rendere la nostra cittadina un posto più sicuro soprattutto per noi generazioni presenti e per quelle future.

     

    Anna Sbrizzi, Giorgia Cannavacciuolo (IIIA classico), Anna Greco, Federica Gallo, Maria Cristiano (IIID scientifico)

  • Gabriel Zuchtriegel: un incontro con la nostra storia

    Gabriel Zuchtriegel: un incontro con la nostra storia

     

    Lo scorso 25 maggio ha avuto luogo, al liceo Pitagora Croce, un incontro con Gabriel Zuchtriegel, direttore del sito archeologico di Pompei, Oplonti e Boscoreale

    Ma chi è davvero Gabriel Zuchtriegel? Ha studiato archeologia classica, preistoria e filologia greca presso l’università di Humboldt di Berlino e, in seguito alla laurea e al dottorato, è diventato nel 2015, direttore del sito archeologico e del Museo Nazionale di Paestum e, successivamente, dal 2021 Direttore degli scavi archeologici di Pompei, Oplonti e Boscoreale

    L’incontro con i ragazzi del liceo è stato quello conclusivo di un percorso di PCTO, intrapreso dagli alunni del “Pitagora – Croce con l’Archeoclub, che prevedeva lezioni di archeologia riguardanti il territorio campano, ma che era aperto a chiunque vi volesse prendere parte.

    Il direttore Zuchtriegel ha da subito affermato di non voler parlare di un argomento specifico, bensì di archeologia in generale, con lo scopo di coinvolgere il più possibile i ragazzi presenti. La presentazione è iniziata proprio da Pompei, con varie spiegazioni sui recenti ritrovamenti , senza, però, mai entrare troppo nello specifico, riuscendo così ad appassionare tutti. Per quanto, a volte, questi argomenti possano sembrare lontani dalla realtà quotidiana , la loro conoscenza  ci permette di guardare al passato e alla storia del territorio in cui viviamo con più consapevolezza e allo stesso tempo ci fa capire che è sempre interessante scoprire da dove proveniamo e quali sono effettivamente le analogie e le differenze con il passato.

    Oltre che di archeologia vera e propria, però, il direttore ha voluto discutere persino di alcuni personaggi storici, e in particolare, di Nerone. Le leggende che circondano questo imperatore sono infatti tante, ma le certezze sono poche . Zuchtriegel ha voluto perciò precisare che questo personaggio così singolare, probabilmente era un uomo di cultura, amante dell’arte e della poesia, a differenza delle narrazioni che lo descrivono come un folle, artefice dell’incendio di Roma. L’ascolto di queste nozioni è stato estremamente piacevole e “leggero” nonostante non sia poi così semplice trasmettere queste informazioni a ragazzi che nutrono altri interessi, magari lontani dal mondo della storia e dell’archeologia. Infatti, tra un racconto e l’altro riguardante la moglie e la madre di Nerone, Zuchtriegel ha divertito tutti i presenti grazie a una “battuta” che vedeva protagonista Agrippina, sfuggita alla morte grazie al suo ingegno e, proprio per questo, le ha voluto dedicare un caloroso applauso da parte del pubblico.

    In seguito, come atto conclusivo dell’incontro, Zuchtriegel ha concesso la parola a noi alunni che, pieni di curiosità, abbiamo potuto ricevere ulteriori informazioni e chiarimenti su ciò che più ci interessava. Nonostante il tempo fosse poco, egli è stato in grado di soddisfare le nostre curiosità e quindi rispondere alle domande in modo esaustivo, mostrandosi estremamente disponile  con tutti. Per noi alunni è stato un onore aver avuto modo di parlare con il Direttore degli Scavi di Pompei, uomo di cultura e sensibile al patrimonio culturale che la Campania  offre, ma soprattutto interessato a quello che noi ragazzi avevamo da chiedere.

    Questo evento sicuramente  ci ha arricchito culturalmente ed eticamente  suscitando in noi  emozioni che custodiremo nel tempo e che contribuiranno a stimolare in noi la curiosità   di  conoscere in modo più approfondito  il nostro passato.

  • A boxer: a champion as a deskmate friend

    A boxer: a champion as a deskmate friend

    Although man has practiced the art of fighting with his bare hands since the dawn of history, the first historical evidence of boxing matches has very ancient dates. In fact, the first known description of boxing is attested around the third century B.C., in a Sumerian bas-relief, found in Iraq. Although, it became a real sporting practice in Ancient Greece, thanks to its first introduction to the traditional Olympic Games in 688 B.C. Boxing also became extremely popular in Roman times, until, in 393 A.D., in the gladiatorial era, it was banned along with all the other Olympic games, considered pagan. With the advent of Christianity, boxing as a means of entertainment fell into disuse due to its excessive brutality, only to resurrect in the 16th century, especially in Britain, until the rules of the Marquis of Queensberry were introduced in 1867. I ‘ve had the opportunity to appreciate this noble sport, thanks to my dear friend Salvatore Pollio, student of the Liceo Pitagora-B. Croce, in Torre Annunziata. He won in the Junior 50 kg category of the Italian Boxing Championships 2020. One of the questions that I often ask myself thinking of Salvatore is how he manages the boxing practiced at a competitive level with the studies of Classical High School. He has always replied that he is motivated by a strong passion for both, which leads him not to stop, committing to organize every day in the best possible way. Moreover Salvatore told me that before trying his hand at boxing, he had played football, also at a competitive level, but the passion for boxing was given him by his uncle,who encouraged him to go to the gym together .He gave him his first pair of gloves, which he still jealously preserves. Subsequently, after 5 months of relaxation, he faced his first meeting between great emotions and tensions: THE FIRST MATCH from which he learned a lot. Salvatore’s passion for boxing leads him to make many sacrifices , between extreme diets and intense relaxation that lead him to have little time for himself. But he is convinced that these sacrifices will pay off. Salvatore told me about his dream: to become a magistrate ; but he also told me he wants to carry on practicing boxing at competitive levels. He knows it will be a difficult path, but his strong determination will lead him not to stop. Finally I asked Salvatore about the Italian championship of 2021 and he replied that he will try again the Italian championships, passing the regional stages, but this time ,he‘d like to gain the first place.
    This is the story of Salvatore Pollio a 16-year-old boy, who came to obtain an overall second place in the Italian championships, thanks to his great determination. In my opinion a splendid example of what can be achieve by combining a great passion and a determined iron will.

     

    Lorenzo D’Albero III A classico.

  • Torre Annunziata… un potenziale mai sfruttato

    Torre Annunziata… un potenziale mai sfruttato

    Quando si tiene a qualcuno o a qualcosa, bisogna sempre cercare di essere obiettivi, evidenziandone oltre ai lati positivi anche gli aspetti negativi. 

    Che dire… Io amo la mia città e mi sento veramente privilegiato quando uscendo dal balcone di casa, mi ritrovo ad ammirare un panorama bellissimo. Sarò anche di parte, ma per me non esistono vedute superiori. Qualsiasi attività secondo me è imparagonabile rispetto al panorama oplontino e a una partita del Savoia. C’è da dire però che la delusione è tanta quando osservo che, parlando della Campania, la nostra fantastica città non è mai nominata in maniera positiva, ma anzi, viene molto spesso denigrata.

    Ci sono città come Amalfi che sono famose per i propri litorali, per la storia e per il mare. A Torre possiamo vantare un litorale fantastico con una vista mozzafiato che farebbe invidia a qualsiasi altra città. Ci sono molti “tesori nascosti”: ad esempio, oltre alle ville romane, ci sono l’Oncino e la spiaggia di Rovigliano che però vengono abbandonati a sé stessi, un po’ come il resto della città.

    Ci sono città come Positano che fondano sui vicoli caratteristici una parte importante della propria fama. Riflettendo su ciò, mi sorge spontanea una domanda: “Perché qui a Torre gli stessi vicoli vengono abbandonati a sé stessi e lasciati al degrado più totale?”. Le strade e i marciapiedi sono dissestati e presentano veri e propri “assembramenti” di immondizia. Anche qui però ci sono delle vere e proprie perle che raccontano la storia della nostra città. Una di queste è, ad esempio, l’antico Pastificio Setaro che è ormai l’ultimo sopravvissuto allo ‘sterminio di massa’ subito dalle similari imprese locali. 

    Ci sono città come Pompei che basano la propria fama sugli scavi dell’antica città romana, i quali portano ogni anno in città centinaia di migliaia di turisti che contribuiscono allo sviluppo economico. Anche in questo caso non abbiamo nulla da invidiare visto che gli scavi sono presenti anche qui. La differenza è che a Torre piuttosto che rappresentare il simbolo della città, sono visitati veramente poco, mal tenuti e gestiti male. Il turismo in città non è per niente incentivato.

    Non riesco a capacitarmi del motivo per cui dobbiamo vivere nel degrado, nell’arretratezza, nell’abbandono più totale e senza una prospettiva futura per i giovani, nonostante l’immenso potenziale di cui la nostra città può godere. Qui a Torre Annunziata, abbiamo a disposizione posti fantastici che non vengono mai sfruttati. Il Lido Santa Lucia ad esempio potrebbe essere un parco divertimenti che farebbe invidia ai più famosi d’Italia. Gli spazi lungo il porto dove in passato furono avviati dei lavori che sono stati poi abbandonati, potrebbero ospitare negozietti caratteristici come in qualsiasi città turistica. Le carte in tavola per migliorare ci sono tutte, ma forse ciò che manca è la volontà di cambiare le cose.

    La parola chiave di questo articolo è quindi “abbandono”. Questa situazione sta sempre di più rovinando la nostra amata città che ormai è diventata un semplice cumulo di promesse e niente di più. La stessa fine sembra che spetti al nostro stadio comunale che come tutto il resto, si trova a patire pene causate da una pessima amministrazione.

    Giovanni Ricciardelli, IV C linguistico

  • Fridays For Future

    Fridays For Future

    Sapete tutti perché è stato creato il “Venerdì per il futuro”? Ecco come si è arrivati alla sua creazione.

     

    Fridays For Future or FFF, is a series of worldwide protests for the climate change. Thousands of students invaded cities like London, Rome, Berlin, Paris and other less important cities. The protest’s goal is to improve the law for stop the climatic changes.

    Those protests started from a little shy Swedish girl: Greta Thunberg.

    When Greta Thunberg sat before her country’s Parliament in August, she was a solitary protester, armed with fliers that said she was refusing to attend school to protest adults’ lack of concern for her future.

    She sought to draw attention to the perilous state of the climate.  Data from NASA has shown the past five years to be the warmest on record, and a report last year by the United Nations Intergovernmental Panel on Climate Change, warned that, without aggressive action, the world will face worsening wildfires, food shortages and other catastrophic effects as early as 2040.

    She started only with a sign and now she become a leader, she spoke at ONU for the climate changes problem and launched the hashtags #climatestrike and #FridayForFuture.

    Some school head teacher and politicians have criticized the protests, calling them “A naive loss of class time”.

    Ms. Thunberg has responded sharply that “political leaders have wasted 30 yrs (years) of inaction. And that is slightly worse”.

    The Greta’s purpose is to reduce the smog emission in the air and to reduce the plastic waste. All over the world was launched the sign: There’s no Plan(et) B, this sign means we haven’t time to loose, we have to act right now for build a future. Countries in the middle of their industrial revolution like China and India are release more smog than the entire EU. Although all those alarms the world’s leaders going on  destroying  our planet.

    I’m so  excited to see all those students like me around the world fighting against  politicians  doing  nothing for a  seriuous problem like this one, because with their lies they’re destroying my future, our future, the future of everybody and of the planet ;  so I also say yes and I’m with you and I’m part of you, we have to do something right now like Greta because our planet is on the brink. We’re everybody near a collision course, we will meet in a planet where a bottle of water will be more expensive than a barrel of oil.

    We have to change this course, we can’t live in a planet where money is the most important interest , we can’t do that anymore, I don’t want to do that anymore.

  • I giovani: parte attiva nella lotta contro la camorra. Al liceo Pitagora-Croce incontro organizzato da Libera

    I giovani: parte attiva nella lotta contro la camorra. Al liceo Pitagora-Croce incontro organizzato da Libera

    Il 22 dicembre 2018 il nostro liceo ha ospitato alcuni esponenti dell’associazione Libera: Giovanni Taranto, don Ciro Cozzino e Beatrice Federico per  un coinvolgente dibattito con noi ragazzi sul fenomeno del racket, sul rapporto giovani-camorra e cittadino-camorra.

    Di rilevante importanza è stato anche l’intervento di Valentino Voice, altro ospite, che ha evidenziato quanto la nostra città sia cambiata negli ultimi decenni.

    Noi ragazzi de “Lo Strappo” abbiamo colto l’occasione per porre alcune domande.

    A Giovanni Taranto. Sappiamo che esiste un fenomeno che coinvolge molte persone nel nostro territorio: il racket. Può spiegarci di cosa si tratta?

    Il racket per noi probabilmente è solo una parola ma invece è qualcosa di molto radicato nelle nostre zone ed è sempre esistito. Il racket opera imponendo la così detta “protezione” a commercianti o imprenditori. Ciò significa quindi che un’impresa a un’organizzazione criminale  strutturata deve cedere periodicamente una parte del suo fatturato. Ciò significa che la criminalità organizzata si è costituita come un vero e proprio antistato: impone delle proprie tasse, impone il controllo del proprio territorio e vuole anche il controllo delle nostre vite.

    Secondo lei quale sarebbe il modo migliore per contrastare o eventualmente eliminare il racket?

    Eliminare questo fenomeno è possibile e noi tutti possiamo fare la nostra parte. Se noi compriamo in un negozio che deve pagare il pizzo automaticamente lo paghiamo noi, facciamo sì che questo fenomeno continui e sia una fonte prosperosa di guadagno per la criminalità organizzata. Dunque per non contribuire a rafforzare la camorra potremmo scegliere di comprare in negozi che non dipendono da associazioni illegali. Purtroppo le imprese e i negozi obbligati a pagare il pizzo non vengono riconosciuti dai clienti, i quali ingenuamente, dunque, alimentano il fenomeno del racket. Fortunatamente qualcosa si sta muovendo e concretizzando: verranno forniti, alle attività aliene al fenomeno, adesivi che affermeranno la loro completa libertà.

    Dunque cosa potrebbe fare ogni singolo cittadino nella lotta contro la camorra?

    Come direbbe Giancarlo Siani, “ogni cittadino deve fare la propria parte”. Qual è ora la “vostra parte”? La vostra parte in questo momento è quella di diventare degli adulti  che domani facciano il proprio dovere civico, ovvero se c’è qualcosa che non va bisogna sollecitare, se non agire in prima persona, al fine di aggiustarla. Dal segnale stradale storto, al denunciare qualcosa che non va. Inoltre ogni cittadino deve imparare anche ad assumersi tutte le proprie responsabilità e non solo quelle che gli convengono.

    Dopo Antonio Taranto, la parola è stata data a Beatrice Federico, che ha perso il marito ucciso dalla camorra. Purtroppo Beatrice non ha risposto ad alcuna domanda ma ha raccontato la sua storia o, meglio, la storia del marito dandogli voce, una voce che la camorra pensava di spezzare ma che, invece, ha soltanto amplificato.

    Qui riportate sono le sue parole: “Mio marito è morto ammazzato poiché non voleva pagare il pizzo. Mio marito ha detto ‘No’, il ‘No’ positivo, quello che ti libera e che non ti porta a soccombere a certi dogmi che la società ha creato nel mondo. La camorra, dovete sapere, è stata parte integrante della società, era un nome innominabile. E questa parte nera della comunità ha ucciso mio marito per intimorire una popolazione che si stava per ribellare.La morte però non è fisica, ma avviene quando non si lascia traccia di ciò che si è stato e Raffaele, il mio Raffaele, la traccia l’ha lasciata. In quel periodo non aveva alleanze giuste. Perché ogni battaglia si vince insieme. Se mio marito non fosse stato solo, a quest’ora avrebbe ancora più persone intorno a combattere lo stesso mostro nero che lo ha ucciso e che continua a soffocare centinaia  di vite. La camorra non si combatte per forza con gesti eroici, ma la si combatte ogni giorno vivendo legalmente e stando uniti.”

    Di rilevante importanza è stato anche il costruttivo intervento di Valentino Voice il quale, oltre a spiegare quanto Torre Annunziata abbia fatto progressi e sia socialmente migliorata diventando un posto vivibile anche dai più giovani, ha lasciato il segno in ogni ragazzo parlando  in modo molto chiaro di fenomeni che coinvolgono molti di noi in prima persona: droghe, alcol, violenza.

    Quella che segue è l’ intervista che gli abbiamo fatto.

    Come lei ha detto, Torre è indubbiamente cambiata negli ultimi anni, ma quali cambiamenti si possono vedere concretamente?

    Quando io avevo la vostra età, a Torre non uscivo poiché non c’era nulla, c’erano i motorini che vendevano la droga. Oggi troviamo un afflusso di gente per strada che va a fare shopping, che raggiunge i locali, va in palestra; mentre nel 1998-99, io avevo appena preso la patente, non si poteva camminare. Se si raggiungeva il centro storico, si trovata traffico e folla poiché veniva gente da tutta la Campania per comprare la cocaina. Penso che ci sia parecchia differenza anche da un punto di vista sociale. Le persone che oggi frequentano Torre sono tutti ragazzi come voi, magari più grandi che studiano ed escono per divertirsi e stare con gli amici. L’apertura di nuovi locali, negozi e strutture che ospitano eventi anche culturali ha reso la nostra città un luogo vivibile e sereno.

    Quello che è successo ad Ancona nella discoteca è sicuramente un atto di vandalismo. Cosa pensa debba cambiare all’interno dei locali e chi deve tutelare noi giovani in queste strutture? 

    Quello che è successo ad Ancona non penso sia soltanto un semplice atto di vandalismo, perché per quanto ne sappia quella di spruzzare questo spray urticante è diventata una moda. La tragedia, però, è  scaturita da molte concause: la prima è stata sicuramente questo spray che ha creato panico e ha spinto i ragazzi a scappare. Ma le stesse conseguenze le avrebbe avute anche una rissa o un semplice topo che passa nel locale e porta i ragazzi a cercare di allontanarsi. Il problema fondamentale, dunque, è stata la disorganizzazione  del locale che non era idoneo ad ospitare così tante persone. Accusare l’artista è inutile in quanto anche quando ero io giovane non tutti i cantanti parlavano di amore. Non dobbiamo accusare la musica. La musica unisce ma quello che deve cambiare è la mentalità di chi organizza eventi. Io a tal proposito cercherò di valutare gli eventi a cui parteciperò e deciderò se associarmi o dissociarmi perché un artista deve dare un’ottima immagine e deve essere un esempio per i giovani. Nel mio piccolo, anche io cerco di dare un messaggio importante: io non ho mai toccato droghe nella mia vita, nonostante nel mio settore sia facile, gratuito e forse automatico; anzi io ho fatto uscire e ho salvato amici da questo giro. Io non sono un puritano, nessuno lo è, ma è importante far aprire gli occhi alle persone circa il pericolo della droga. Io credo che ad Ancona, inoltre, una concausa sia stata anche il fatto che molti ragazzi avevano bevuto; io non voglio farvi la predica dicendovi di non bere ma mi sento in dovere di farvi capire che non dovete perdere mai la coscienza, la lucidità. Allegri sì, persi mai. 

  • Partita del Cuore: giocare per fare del bene

    Partita del Cuore: giocare per fare del bene

    Sabato 22 dicembre 2018 la nostra scuola ha organizzato, come ogni anno, la partita del Cuore. Tale manifestazione, che si svolge nello stadio della nostra città, il Giraud, è finalizzata a raccogliere soldi da dare in beneficenza; i soldi raccolti verranno utilizzati quest’anno per un progetto che la nostra scuola ha molto a cuore: aiutare i bambini del Congo.

    La partita è stata giocata dagli alunni del nostro liceo divisi in tre squadre: la Centrale, lo Sportivo e le Succursali; tutta la manifestazione è stata aperta da un inno contro la violenza negli stadi al quale hanno partecipato alcune nostre compagne. In campo vi erano anche alcuni ragazzi de “Lo Strappo” che si occupavano di foto e interviste.

    Durante tutta la manifestazione, infatti, abbiamo avuto l’occasione di poter intervistare i giocatori ponendogli due domande:

       Sai qual è il fine della partita del Cuore?

       Cosa ti ha spinto a giocare?

    Dopo aver riportato su Excel i dati ricavati dalle risposte e dopo averli analizzati abbiamo scoperto che il 79% dei ragazzi che giocavano sapevano il fine della partita del cuore; al contrario, il restante 21% non conosceva il fine della manifestazione..Significativa è stata la risposta che Donato Battipaglia e Alessandro Savino ci hanno dato e che qui riportiamo:

    Inevitabilmente anche la passione che proviamo per il calcio ci ha spinti a giocare ma il fattore che maggiormente ha influenzato la nostra scelta è stato proprio il fine che questa partita che stiamo per affrontare ha. Giocare vuol dire essere ancora di più parte integrante e attiva di un’iniziativa benefica volta ad aiutare persone in difficoltà; dunque crediamo che giocare non sia altro che un atto simbolico che ci rende parte concreta di questa iniziativa.

    Per quanto possa sembrare un ossimoro, visto l’inno di apertura della manifestazione, l’evento si è concluso prima del dovuto a causa dell’esplosione di un petardo lanciato nel fossato che divide il campo di gioco dagli spalti. L’autore del gesto è ancora ignoto. La partita si è conclusa anticipatamente, dunque, per motivi di sicurezza. I professori, la sicurezza e i rappresentanti d’istituto presenti affermano che tale gesto non verrà sottovalutato e che l’autore verrà punito.

    Martina Pacifico 4C scientifico. Foto di Mara Di Bagno 3B classico

     

     

  • La musica nel sangue: intervista a Jacopo Rosa

    La musica nel sangue: intervista a Jacopo Rosa

    Venerdì 7 Dicembre 2018, in occasione della Notte Bianca, Torre Annunziata ha ospitato diversi talenti; uno tra questi Jacopo Rosa, nostro concittadino e giovane cantautore emergente, figlio di Elia Rosa, noto sassofonista scomparso prematuramente. Dopo aver assistito alla sua esibizione, nella quale ha presentato alcuni suoi inediti, abbiamo colto l’occasione per porgli alcune domande. Quella che segue è la nostra intervista:

    Pensi che la musica possa aiutare ragazzi che vivono in situazione difficili qui a Torre Annunziata?

    Si, molto. Credo che la musica possa aiutare i ragazzi in difficoltà e che possa essere uno strumento efficace per poter abbattere quel muro ideologico che divide Torre Annunziata Nord da Torre Annunziata Sud.

    Che ruolo ha la musica nella tua vita?

    La musica ha un ruolo molto importante nella mia quotidianità, è tutto per  me. Metto le cuffie appena mi alzo e le tolgo solamente quando vado a dormire. Ragazzi, la musica “è l’unica cosa ca sacc’ fa.”

    Quali iniziative Torre Annunziata dovrebbe finanziare per le band emergenti?

    Torre Annunziata, in realtà, sta già cercando di dare notorietà alle band emergenti; ad esempio il Forum dei Giovani sta istituendo vari contest, l’unico problema è la mancanza di fondi. Inoltre, la scuola fondata in memoria di mio padre, Elia Rosa, offre corsi gratuiti per invogliare, in particolare i più giovani, ad avvicinarsi alla musica.

    La musica ti ha aiutato a scoprire particolari aspetti di te di cui prima non eri a conoscenza?

    Si,che sono un “cagasotto” incredibile; è per questo che posto molti video in cui canto su Instagram, perché dietro allo schermo mi sento più sicuro. Forse dovrei lasciarmi andare un po’ di più. In generale, comunque, la musica ha più che altro amplificato particolari aspetti di me, soprattutto il mio lato malinconico e romantico, che però ho anche imparato a gestire meglio.

    Da cosa trai ispirazione per i tuoi testi? 

    Scrivo canzoni quando sto bene, è in quei momenti che riesco a far uscire tutte le cose che ho vissuto; le canzoni che ho cantato stasera, infatti, le ho scritte traendo ispirazione da eventi riguardanti la mia quotidianità. Un’alta importante fonte di ispirazione per me è il mare; passo molto tempo al mare e consiglio a chiunque di fare come me.

    Dopo aver posto queste domande a Jacopo, è sopraggiunto l’autore e coautore di alcuni suoi testi Davide Cristiano, il quale ha accettato di rispondere ai nostri quesiti. Ricollegandosi alla domanda posta a Jacopo riguardante la fonte d’ispirazione dei testi, Davide ha affermato che il testo nasce dall’esigenza di dire qualcosa più che agli altri a se stessi e che è paragonabile ad un dono, in primo luogo, per noi, grazie alle emozioni e all’entusiasmo che suscita.

    Sappiamo che tra poco uscirà il tuo nuovo album. Cosa ha ispirato la tua idea?

    Questo album è  nato dall’idea di racchiudere le esperienze più significative della mia vita in un qualcosa che le persone possano ascoltare anche in una sola giornata.

    In conclusione i nostri intervistati affermano che l’ attività di fare musica o di scrivere canzoni nasce dall’esigenza di esprimere se stessi. Se si mette la passione si possono raggiungere ottimi risultati. La musica, dunque, è lo sfogo e il grido di speranza di molti ragazzi.

  • Giornalisti, schiavi di una libertà apparente?

    Giornalisti, schiavi di una libertà apparente?

    Ogni 3 maggio, ricorre la “World Press Freedom Day”, la “giornata mondiale della libertà di stampa”. L’evento, patrocinato dall’Unesco, si celebra in tutto il mondo, e  vuole ricordare ai giovani la necessità di rispettare la libertà di stampa e di parola. Tali necessità non vanno celebrate solo il 3 maggio, ma c’è il bisogno di vigilare sempre, affinché questi concetti si concretizzino ogni giorno e ovunque. In decine di Paesi, infatti, si sente parlare di pubblicazioni censurate e multate, e di   giornalisti molestati, attaccati e persino assassinati; in Arabia Saudita i blogger sono condannati a torture pubbliche; i giornalisti sono licenziati per un tweet in Turchia e le redazioni sono attaccate da granate in Burundi. È sconcertante, inoltre, sentir parlare di campi per la “rieducazione” dei giornalisti in Thailandia.  Nel ventunesimo secolo, si dà per scontato che in un Paese come il nostro ci sia libertà di stampa, ma se si guardano i fatti, si nota quanto sia in pericolo questa libertà.

    La stampa, per definirsi libera, non deve avere condizionamenti economici. Molti giornali del nostro Paese,invece, dipendono da sovvenzionamenti del mondo della politica o dell’imprenditoria, che influenzano il modo di fare notizia. Dunque, la vera questione oggi è quella del modo in cui sostenere la libertà dei giornali che necessariamente passa per la libertà economica che non può e non deve essere influenzata da una volontà politica che, precarizzando l’informazione, rende la libertà schiava e asservita al potere vigente al momento, censurando i contenuti a priori. Tanti sono i giornalisti finiti nel mirino a causa dei loro schieramenti ed idee, ed è sconcertante che i politici, i quali dovrebbero dare esempio e valorizzare chi ogni giorno svolge il proprio lavoro da vero giornalista, informando il popolo, si permettono di chiamare “puttane e pennivendoli”i  giornalisti che dissentono dalle loro opinioni.Non si deve dimenticare, infine, che nel momento in cui i giornali tacciono, o per mancanza di fondi pubblici o per altri motivi, la democrazia finisce.