Tag: Territorio

  • Monte Faito: traffico e abbandono di rifiuti intollerabili

    Monte Faito: traffico e abbandono di rifiuti intollerabili

    Un anno fa, a Ferragosto, 18 ettari di bosco a Monte Faito furono distrutti da un incendio doloso ed ancora oggi le ferite inferte alla natura sono ben visibili. Ad appiccare le fiamme un 60enne di Vico Equense che confessò ai carabinieri di aver preso un fiammifero ed aver acceso la prima fiamma che ha poi devastato la vegetazione e aggiunse di non sapere nemmeno perché l’avesse fatto. Le fiamme da Monte Faito si propagarono fino a Pimonte e Agerola per quello che fu un agosto infernale che nessuno ha dimenticato. Ci vorranno anni prima che gli alberi bruciati possano ricrescere e la vegetazione possa tornare folta e bella come era prima, ma si sta facendo di tutto per riportare la vita su Monte Faito, invogliando le persone ed i tanti turisti a scegliere questi luoghi per le loro giornate di relax.

    Risultati immagini per MONTE FAITO

    Il primo tassello, fondamentale per una ripresa, è stata la riapertura ad aprile scorso della funivia, che consente di raggiungere agevolmente Monte Faito da Castellammare di Stabia. Nella settimana di Ferragosto, grazie anche al prolungamento delle corse, la Funivia ha trasportato circa 50.000 persone. Ma il lavoro continua e si deve necessariamente garantire una costante vigilanza affinché la montagna non venga vandalizzata, perché un gran numero di visitatori è un risultato positivo, ma l’aspetto negativo è che non tutti rispettano le norme fondamentali di tutela dell’ambiente e i volontari sono costretti a ripulire le aree destinate ai picnic dai rifiuti lasciati da persone prive di ogni forma di educazione. Il nucleo di “guardie ambientali”, costituito ripetiamo da volontari, si ritrova spesso a dover spegnere i resti dei falò che vengono pericolosamente accessi in mezzo ai boschi e che potrebbero facilmente innescare incendi. Numerosi, inoltre, i fusti di alberi vandalizzati con scritte ed incisioni.

    Gli imprenditori di Monte Faito chiedono insistentemente una maggiore attenzione e lamentano, ad esempio, che sui piazzali non c’è alcun tipo di illuminazione e che quindi si compromette la sicurezza. Inoltre, essi sollecitano la manutenzione delle strade e per i turisti l’istituzione di servizi navetta, che consentirebbe di ridurre l’afflusso di auto private.

    Traffico e rifiuti su Monte Faito

    Va ribadito fortemente che vivere la montagna è bello, ma che prima di tutto bisogna rispettare l’ambiente, non creare situazioni di pericolo e, una volta terminata la giornata di relax, lasciare puliti i luoghi che ci hanno ospitati, senza abbandonare rifiuti di nessun genere, che altri sarebbero poi costretti a raccogliere.

  • L’altra faccia di Scampia

    L’altra faccia di Scampia

    l'altra faccia di scampiaPiccole oasi di bellezza in mezzo allo squallore dei palazzi tristi e sgangherati. Murales di protesta arcobaleno dipinti negli angoli grigi delle strade. Ex piazze di spaccio ora giardini fioriti. Campetti di calcio, piccoli orti didattici, il secondo stadio più grande di Napoli. Il tutto nel quartiere più povero e malfamato della provincia campana. Ecco l’altra faccia di Scampia, fatta di lotta estenuante, colpo su colpo, un muro dipinto per ogni morto ammazzato, una giostra per ogni bambino privato dell’infanzia. Una faccia che i media non raccontano, che bisognerebbe portare sui giornali e le televisioni e far conoscere al mondo. È il pensiero di Rosario Esposito La Rossa, un giovane di Scampia che per il suo quartiere ha dato tutto quello che ha. Anche un cugino, Antonio Landieri, vittima innocente di camorra dal cui assassinio è nata la sua lotta. «La realtà di Gomorra esisteva, ma dieci anni fa. Oggi non è più così, bisognerebbe raccontare questo». Le cose belle, quelle che stanno, pian piano, risollevando il quartiere. Come la  “Scugnizzeria”, la libreria di La Rossa, la prima libreria di Scampia. Nonostante l’iniziale perplessità di molti, il progetto è andato avanti a gonfie vele: ad oggi, la Scugnizzeria non è solo una libreria, ma un centro di aggregazione per i giovani, le ragazze madri e addirittura per gli ex detenuti che vogliono cambiare strada. “Aggregazione, formazione, produttività”: è lo slogan che ha dato vita a progetti come lo spaccio dei libri, laboratori teatrali, il tg delle belle notizie e l’ospedale dei libri, dove i libri destinati al macero vengono portati a nuova vita.

    In pochi anni, insomma, Scampia è cambiata completamente. Principalmente grazie al presidio della polizia che, invece di concentrarsi sui grandi blitz, ha presidiato, giorno per giorno, le aree destinate allo spaccio. Ad oggi, se 19 delle 21 piazze di spaccio hanno finito per chiudere i battenti, è merito dei commissari. La Rossa ne fa anche i nomi, tra cui Cristiano Tatarelli, oggi Vicario del Questore di Latina. E poi grazie all’impegno delle associazioni, tra cui Vo.di.Sca. (Voci di Scampia), nata proprio in memoria di Antonio Landieri, e dei singoli cittadini che sono stanchi di quella realtà e sognano di dare ai propri figli l’infanzia che è stata loro negata. Certo, ancora si è lontani dall’estirpare completamente la malavita dal quartiere. Ma l’impegno c’è. E merita di essere raccontato.

    Caterina de Martino IV A classico

  • Naples: babygangs at work

    Naples: babygangs at work

    Naples: babygangs at workThe phenomenon of babygangs is spreading all around the city of Naples, in the Southern Italy. These “gangs” are associations of kids pretending to gain respect just showing off their apparent strength. They often share photos of themselves holding a gun or, for example, smoking a joint. The age of these kids is absurd: the youngest ones are even 8 or 9 years old.

    The public opinion is shattered and, while some people think that TV series, such as “Gomorra”, inspired by the homonym Roberto Saviano’s book, have a relevant part in the rising of this phenomenon, others just associate these kids’ actions with social emergency.

    There have been at least eleven episodes of baby gang violence in the past two months, including the aggression of two teens by a gang armed with chains and the beating of Ciro, a 16-years-old who had his nose broken by a group of youths aged 16-18. Among the victims there is also the 17-year-old Arturo, stabbed a week before Christmas, who has recently returned to school. He was severly injured and partially lost his voice.

    Obviously people are trying to figure out how to solve this rising problem. Naples police chief Antonio De Iesu claimed that a deal had just been signed to take 400 kids off the streets and teach them a job.

    On the 17th January around 2000 people showed their disappointment and anger for the situation marching in the streets of the city to protest against those attacks. The march took place between the district of Scampia and the metropolitan station of Chiaiano, where last week a 15-years-old boy was hit and injured for no apparent reason and had to have his spleen removed. Mostly students took part of it, but there were also the deputy major of Naples, Raffaele Del Giudice, and the justice undersecretary Gennaro Migliore.

    This is the second big manifestation against the baby gang’s violence after the one proposed by Arturo’s school.

    Gomorra is not to blame, the State is to blame, read one banner.

    Meanwhile police keeps investigating on the aggressions of the last few days and have already arrested 7 kids – 3 of whom are underage. «We might say we’re on the right way – said Marco Minniti, the Minister of the interior – or even already detected culprits of the unacceptable violence of these days».

  • Insieme per non dimenticare: una marcia in silenzio attendendo la Giustizia

    Insieme per non dimenticare: una marcia in silenzio attendendo la Giustizia

    “7 Luglio 2017”  è una data che la città di Torre Annunziata non dimenticherà mai, una ferita che lascerà per sempre il suo segno. Questo è stato il giorno in cui, alle prime luci dell’alba, la palazzina di quattro piani in Via Rampa Nunziante è crollata strappando alla vita : la sarta Pina Aprea, i coniugi Pasquale e Anna Guida e i loro figli Francesca e Salvatore Guida e la famiglia Cuccurullo: i coniugi Giacomo, tecnico del comune di Torre Annunziata addetto  proprio alla valutazione delle pratiche sugli edifici pericolanti, ed Eddy e il figlio venticinquenne, Marco.

    A distanza di cinque mesi, 7 dicembre 2017, è stato organizzato un corteo “silenzioso” voluto dagli ultras del Savoia sostenuti dal sindaco Vincenzo Ascione e dalle istituzioni torresi, da don Ciro Cozzolino, parroco della chiesa Santissima Trinità di via Gino Alfani, dai parenti delle otto vittime e da tutti gli istituti superiori oplontini, tra cui il Liceo Pitagora-B. Croce. La marcia ha avuto inizio presso lo stadio Giraud proseguendo poi per corso Umberto, piazza Ferrovia e litorale marino fino al luogo del disastro: la rampa Nunziante.

    E’ stata una marcia del SILENZIO, senza slogan. Il SILENZIO non di chi non sa cosa dire, ma di chi attende una risposta. Il SILENZIO non della rassegnazione, ma dell’azione. Un SILENZIO che doveva “gridare”,”squarciare” il muro dell’ingiustizia, dell’indifferenza e dell’individualismo. Ma soprattutto, è stato un SILENZIO carico di speranza per una cittadina cambiata e segnata da quel 7 luglio scorso, che però, si propone giorno dopo giorno di raggiungere nuovi orizzonti e di costruire un futuro diverso, migliore. Solo le parole di don Ciro hanno rotto il silenzio:

    ” Simbolo di questa marcia è una corda con tre nodi che indicano l’ingiustizia, l’individualismo e l’indifferenza. La città di Torre Annunziata dovrà affrontare degli ostacoli e il primo di questi è proprio l’indifferenza. Chi è indifferente è omertoso e chi è omertoso insabbia e butta nel dimenticatoio. Noi non siamo e non vogliamo essere così! Molti dicono che lo Stato è assente, ma non lo è. Lo Stato c’è perché tutte le istituzioni e tutti i cittadini sono lo Stato. Noi siamo qui e non molleremo! Noi vogliamo gridare per avere la giustizia, vogliamo camminare insieme e ricostruire. Insieme per non dimenticare e non mollare!”.

    Sono state queste queste le parole che hanno accompagnato il corteo sul luogo del disastro dove i circa mille partecipanti hanno ricordato e celebrato la vita delle vittime con preghiere e applausi facendo volare su, in alto nel cielo, otto palloncini bianchi su  ciascuno dei quali vi era il nome di una delle vittime e la parola “GIUSTIZIA”. Perché è la giustizia ciò che pretende e attende il popolo oplontino che sarà per sempre, senza mai mollare, la voce degli otto Angeli.

     

     

  • 7 dicembre, in marcia per la verità

    7 dicembre, in marcia per la verità

    Il 7 dicembre 2017, a Torre Annunziata, si è tenuta una marcia silenziosa in onore delle vittime del crollo di una palazzina, sulla Rampa Nunziante, il 7 luglio scorso.

    Il crollo della palazzina ha scosso  molto tutti gli abitanti, nonostante i più fossero consapevoli delle pessime condizioni in cui versava la struttura.

    La marcia, organizzata dal parroco della chiesa della SS. Trinità e dagli ULTRAS del Savoia Calcio, ha visto coinvolte tutte le scuole della città, i familiari delle vittime e anche gran parte della cittadinanza

    Durante tutta la manifestazione si è rispettato un rigoroso silenzio come il giorno del crollo,  quando tutta la gente, accorsa a vedere l’accaduto, sperava di sentire delle voci dalle macerie. La marcia era guidata dai tifosi ultras molto amici di Marco (un ragazzo vittima del crollo) ed è stata voluta per chiedere giustizia, poiché la causa del crollo non è stata naturale; esso è stato provocato dalla mano dell’ uomo, ci sono dei colpevoli e la città, oltre che i parenti, chiede  giustizia.

    Il percorso seguito dalla marcia  prevedeva una breve sosta dinanzi al Comune, in segno di protesta e incitamento a reagire. Infine, una volta arrivati alla Rampa Nunziante, sono stati lasciati volare otto palloncini, ognuno dei quali aveva il nome di uno delle vittime scritto sopra.

    Alla fine, dopo un discorso che ha commosso tutti i partecipanti, con il quale don Ciro ha incitato le persone presenti a mantenere vivo il ricordo di quella disgrazia e a cercare sempre la giustizia, è stata appoggiata accanto alle macerie del palazzo una corda con tre nodi. I tre nodi simboleggiano la diffidenza, l’individualismo e l’ingiustizia e essi devono essere sciolti. E nel silenzio più assoluto una tromba ha suonato “il silenzio”.

    Tutto è avvenuto nel rispetto più totale e si poteva sentire la solidarietà della cittadinanza verso le famiglie delle vittime che altro non desiderano se non giustizia.

    È stato bello vedere la comunità cittadina muoversi insieme per la legalità, perchè questa situazione riguarda tutta la città.

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Rossella Esposito, Davide Capricano, Elisa Cirillo 3A classico

  • “Pompei e i Greci”: un tuffo nel passato

    “Pompei e i Greci”: un tuffo nel passato

    Il giorno 16 Novembre 2017 noi studenti della 3A e della 2A classico abbiamo visitato la mostra, agli scavi archeologici di Pompei, intitolata “Pompei  e i Greci”. La mostra è stata curata dai professori Osanna e Rescigno, in collaborazione con archeologi, architetti, ricercatori e con la casa editrice  Electa. Questa è stata allestita all’interno della Palestra Grande e progettata dall’architetto svizzero Bernard Tschumi.  Include tre installazioni audiovisive, curate dallo studio canadese GeM (Grafic eMotion), oltre  a reperti archeologici molto importanti e significativi. La mostra “Pompei e i Greci”  ha il fascino di un racconto non lineare, multietnico, fatto di sincretismo e dinamismo culturale e sociale. Quest’ultimo aspetto rimanda alla necessità di confrontare un pezzo della nostra storia contemporanea con quella del passato. Infatti comprendiamo che l’immigrazione era già rilevante nell’VIII secolo a.C. e questo ci fa riflettere sull’importanza di essa per creare e incrementare lo sviluppo e la cultura di un popolo.

    La visita ci ha fatto rendere conto di quanto Pompei sia sempre stata la culla di numerose popolazioni, prima dei Romani. La città ha la fama di essere esclusivamente latina, ma non è così. Nella sala “introduttiva” ci sono, infatti, oggetti che riassumono il concetto di tutta la mostra, come ad esempio l’armatura di un oplita greco e la copia indigena di un vaso di manifattura greca.

    Fin dalla preistoria si sono sviluppati insediamenti umani lungo le sponde del Sarno, fra cui il sito di Longola. Esso fu scoperto durante gli scavi per la costruzione di un depuratore. Troviamo, infatti, nella seconda sala della mostra reperti provenienti da Longola, fra cui  una piroga, lunga più di 7 metri e dei vasi d’ ispirazione greca. I vasi sono anche la testimonianza dell’incontro fra le popolazioni indigene e i Greci che colonizzarono i loro territori.

     

    Numerosissime anche le iscrizioni sui manufatti locali in lingua greca, che veniva considerata la lingua “internazionale”.

    Particolarmente suggestiva è l’ottava sala, dedicata al mare. E’ possibile ammirare una moltitudine di vasi caduti dalle navi dirette al porto di Napoli, trovati durante gli scavi per i lavori della nuova metropolitana, in Piazza Municipio.

    La mostra si basa su due fili conduttori, il mare e il vino. Il mare, come dice il prof. Osanna, era un’autostrada per i popoli e i commerci, mentre il vino rappresentava il banchetto, il “simposio”, punto principale della convivialità di queste genti. Il vino è stato importante anche per l’arrivo in Campania delle coppe greche che ci sono pervenute e che sono esposte alla mostra.

    La mostra presenta 13 sezioni, in cui ci sono corredi funerari, vasi etruschi e greci, di carattere sia religioso che  quotidiano, resti di templi e case pompeiane, armi. Questi reperti non provengono soltanto dai ritrovamenti di Pompei, ma anche da molte altre città, che ebbero un ruolo fondamentale nell’antichità, come Nola, Nocera, Napoli, Paestum, Cuma, Capua, Sorrento, Stabia, Metaponto e Striano

    La mostra “Pompei e i Greci” ha reso in maniera molto  efficace questo intreccio tra etruschi, italici e greci, anche per la disposizione dei monumenti.  Noi studenti  abbiamo capito che l’immigrazione non è un fenomeno solo di oggi, ma ha caratterizzato anche il passato ed è importante sapere che l’incontro di diversi popoli, che oggi fa quasi paura, ha portato alle bellezze che oggi conserviamo e che costituiscono il fascino del nostro passato.

    Nel portico meridionale della palestra sono stati collocati recentemente anche gli affreschi di Moregine, una località tra Torre Annunziata e Pompei, rinvenuti in una villa romana nel 1959 durante i lavori per la costruzione del’autostrada Napoli-Salerno. Sono stati esposti in Italia per la prima volta con un allestimento particolare che punta su un impatto emozionale forte attraverso un’istallazione sonora realizzata dal Centro ricerche Musicali. Questo complesso architettonico è composto da cinque triclini affrescati vivacemente, e a causa della presenza della falda freatica queste pitture sono state asportate e tre di esse sono al momento esposte.

    Valeria Carotenuto, Clara Flauto e Anna Vitiello  3A class.

     

  • Sea Shepherd, in prima linea per la salvaguardia delle forme di vita marine

    Sea Shepherd, in prima linea per la salvaguardia delle forme di vita marine

    Nessuna retribuzione, lunghe ore di duro lavoro, situazioni pericolose, condizioni meteorologiche estreme ripagate però da una sana dose di avventura e realizzazione personale. Questo è il motto di Sea Shepherd, organizzazione internazionale no-profit fondata nel 1977 da Paul Watson che si pone l’obiettivo di fermare la distruzione dell’habitat naturale e il massacro delle specie selvatiche negli oceani di tutto il mondo. L’organizzazione, definita “pirata” da alcuni, appoggia una politica di sabotaggio e affondamento delle navi che hanno violato le norme internazionali di caccia agli animali marini, pur senza aver mai danneggiato fisicamente nessun essere umano.

    Grazie alla sua flotta di 9 navi, Sea Shepherd è capace di muoversi contemporaneamente su diversi scenari a livello globale, passando dall’operazione di salvaguardia delle foche in Groenlandia alla protezione dei delfini nella Baia di Taiji in Giappone, dove ogni anno avviene un feroce massacro, denunciato nel documentario “The Cove”.

    Sea ShepherdIn Campania la seconda campagna italiana

    Ultima fra le queste è la “Campagna Jairo-Mediterraneo”, annunciata qualche giorno fa presso la stazione zoologica Anton Dohrn di Napoli, per il monitoraggio e la tutela dei nidi delle tartarughe Caretta caretta sulle spiagge del Cilento. La collaborazione con la stazione zoologica permetterà di unire le competenze scientifiche dell’ente di ricerca partenopeo con l’efficacia, la preparazione e l’entusiasmo dei volontari di Sea Shepherd, in modo da realizzare due mesi di monitoraggio delle spiagge del Cilento nel periodo di massima probabilità di nidificazione.

    La campagna prevede infatti un intenso programma di perlustrazione delle coste cilentane che, nel corso di pochi anni, hanno registrato un aumento esponenziale delle nidificazioni di tartaruga marina (da un nido ogni due/tre anni si è giunti a registrarne dieci in una sola stagione). Negli ultimi anni diversi nidi sono stati individuati soltanto al momento della schiusa, privando le uova della protezione e del monitoraggio atti a contenere l’elevata mortalità (oltre il 60%) registrata nelle zone altamente turistiche.

    I volontari avranno il compito di individuare tutti i tentativi di nidificazione, segnalandoli alla Stazione Zoologica che metterà in atto tutte le misure necessarie per lo studio e la protezione del sito.

    Nel periodo precedente all’annuncio della campagna il trimarano Brigitte Bardot ha ricevuto il permesso di attracco al porto di Torre Annunziata. Tra il 1 e il 7 maggio è stato possibile effettuare visite gratuite a bordo.

    «Le nostre navi sono le vostre navi, i nostri
    equipaggi sono i vostri equipaggi, le nostre vittorie
    sono le vostre vittorie, e le vite che salviamo sono le
    vite che tutti noi salviamo insieme!»

    (Paul Watson, fondatore di Sea Shepherd)

     

  • Napoli e le sue due facce

    Napoli e le sue due facce

    Napoli“Napoli non è una semplice città, Napoli è un mondo”. Così il cantautore Marco Masini descrive il multiforme capoluogo partenopeo.

    Tutti parlano di Napoli, tutti danno giudizi o fanno critiche, ma neanche i suoi abitanti riescono sempre a decifrarne la realtà. I mille colori di Napoli passano dalle sfumature più scure e tristi a quelle più chiare e luminose che per fortuna sono molte.

    Una tra le risorse della città è sicuramente il popolo napoletano, da sempre ritenuto tra i più calorosi. Una dimostrazione del tipico spirito partenopeo si è avuta in questi giorni all’arrivo dell’attore britannico Kit Harington. Giunto a Napoli per un servizio fotografico per D&G è stato circondato da serenate, pizze e fan di ogni età che lo hanno accolto come se fosse un amico di sempre.

    Non è un mistero che questo e tante altre cose attirino il turismo, ultimamente in continua crescita nel capoluogo campano. I turisti amano addentrarsi nelle stradine di Napoli e conoscerne lo splendido passato. Ma come ogni cosa apparentemente bellissima l’antica Partenope ha due facce della stessa medaglia, costituite soprattutto dal centro città e dalle periferie. La realtà napoletana continua ad essere avvelenata dalla Camorra che chiede il pizzo e corrompe tanti ambienti. Sappiamo che la qualità della vita nei quartieri di Scampia o dell’entroterra è davvero molto bassa, a causa della radicata criminalità organizzata, ma troviamo piccole fette di paradiso sul golfo tra Capri e Sorrento. Purtroppo, molto spesso, i media si focalizzano sugli aspetti negativi di Napoli, raffigurandola come una bestia in gabbia che non riesce a liberarsi dalle catene della corruzione.

    Si dovrebbe saper pesare le cose e riportare tutto ciò che succede per far capire, soprattutto a chi non è del posto, cosa accade realmente a Napoli. Qui non esiste una verità assoluta e non si può affermare nettamente se si vive bene o male. Come afferma lo scrittore Erri De Luca, “Napoli è troppo esagerata per poterla misurare”.

  • Napoli in fondo alla classifica per la qualità della vita: è davvero così male?

    Napoli in fondo alla classifica per la qualità della vita: è davvero così male?

    Napoli: tra le città più belle e visitate dai turisti; eppure, secondo una classifica del Sole 24 Ore, è la penultima per qualità di vita.

    A Bolzano, a Trento si vive decisamente meglio, mentre è Taranto che quest’anno ha avuto la maglia nera. Questa l’ennesima conferma delle differenze tra Nord e Sud, radicate da secoli nella nostra cultura.


    Erri De Luca ribatte: “C’è qualità di vita in una città che vive anche di notte, con bar, negozi, locali aperti e frequentati, a differenza di molte città che alle nove di sera sono deserte senza coprifuoco”. Qualità di vita è poter mangiare cose deliziose ovunque a poco prezzo, è svegliarsi la mattina e riempirsi gli occhi dello spettacolo del golfo tra Capri, Sorrento e Posillipo, è il caffè napoletano, la pizza, la musica per strada, la cortesia e il sorriso quando entri in un negozio. “Per consiglio, nelle prossime statistiche eliminate Napoli, è troppo fuori scala, esagerata, per poterla misurare”, dice ancora De Luca.
    Napoli, come tutte le città di questo mondo, ha pregi e difetti. Il problema è che troppo spesso vengono mostrati al pubblico solo i difetti: la camorra, la droga, la disoccupazione e potremmo continuare l’elenco all’infinito. Napoli è fatta, però, anche e soprattutto di cose belle! E’ una città unica. I turisti, quando vengono, rimangono affascinati da architettura, storia, archeologia, monumenti, tradizioni, cibo, clima e da una posizione geografica mozzafiato.
    La realtà è che Napoli è spaccata in due. C’è il centro storico degradato con i ‘quartieri spagnoli’ e i rioni Sanità e Forcella, senza dimenticare le periferie, come Scampia, Barra e Ponticelli, dove si “concentrano” gli aspetti negativi della città. E c’è la città bene, quella del rione Chiaia, del Vomero, di Posillipo, dove le persone ‘perbene’ vivono in case eleganti, proprio alle spalle dei quartieri malfamati. C’è da precisare, però, che le persone oneste vivono non solo al Vomero, per fare un esempio, ma anche nei quartieri ‘peggiori’, e sono la maggioranza; una maggioranza, giustamente, stanca della generalizzazione e del “fare di tutta l’erba un fascio”, quando si parla di Napoli e dei napoletani.
    “La cosa grave”, dice Andrea Malaguti, giornalista de La Stampa, “è che queste due città non si vogliono incontrare. I ricchi non vogliono mai avere a che fare con i poveri. Ma se va avanti così la pagheremo tutti. La ricchezza sarà attaccata… Napoli è una città straordinaria e ferita e per curare queste ferite la repressione non basta. E nemmeno la prevenzione. Quelle ci sono. Sono le agenzie educative a mancare. E lì può intervenire solo la politica.”
    Sappiamo in che città viviamo. I risultati della classifica devono essere per noi solo una spinta a fare del nostro meglio per migliorare la nostra città, perché i turisti continuino a considerarla una delle città più belle del Mondo.

    Annamaria Iovene, III A classico

  • Gli studenti del Pitagora-Croce su un bene confiscato alla camorra

    Gli studenti del Pitagora-Croce su un bene confiscato alla camorra

    imagesI beni confiscati alle mafie sono tutte quelle ricchezze mobili e immobili accumulate illegalmente dalle organizzazioni criminali, di cui un individuo condannato per mafia viene privato. Quindi i beni confiscati possono essere considerati i segni tangibili dell’azione dello stato contro le mafie. Durante il processo, poi si decide se applicare la confisca definitiva o la restituzione del beni al mafioso; si restituisce il bene confiscato preventivamente quando il giudice non emette l’ordinanza di convalida dopo i dieci giorni dal sequestro. Dal sequestro alla confisca definitiva possono passare dai cinque ai nove anni per via dei processi che molte volte si estendono in un periodo di tempo molto lungo. I beni confiscati alle mafie in Italia sono tredicimila e possono essere liberi o occupati. Ci sono tre tipi diversi di beni confiscati: i beni mobili che comprendono denaro in contante e assegni, liquidità e titoli; i beni immobili che comprendono appartamenti, ville e terreni edificabili o agricoli; i beni aziendali che costituiscono le fonti principali del denaro provenienti da affari illeciti.

    In Italia ci sono due leggi importanti che agiscono per il contrasto patrimoniale. La prima è la legge detta “Rognoni-La Torre” approvata nel 1982 e riguarda le indagini per l’individuazione, il sequestro e la confisca delle ricchezze delle mafie. La seconda fu approvata nel 1996 e prevede la restituzione alla collettività dei beni confiscati alle mafie; questa legge è stata approvata su proposta dell’associazione Libera che nel 1995  riuscì a raccogliere un milione di firme. I beni confiscati diventano così possibilità per il territorio di sviluppo e di crescita civile. Rappresentano anche un danno per le mafie perché non solo si colpisce la ricchezza, ma anche l’autorità e l’immagine stessa dell’organizzazione.

    In particolare, in Campania ci sono millenovecentodiciotto beni confiscati, ma il primo ad essere sequestrato fu un terreno agricolo a Chiaiano, ritirato al clan dei Simeoli. L’associazione che si occupa della cura del terreno, il Fondo Rustico Amato Lamberti, si chiama (R)esistenza Anticamorra e spesso accoglie cittadini e studenti; uno dei fondatori è Ciro Corona, un ragazzo del quartiere Scampia, cresciuto tra gli orrori della camorra. Questa associazione opera su quel territorio dal 2012, all’inizio senza l’appoggio di nessuno dato che don Angelo Simeoli, il boss del luogo, era considerato una ‘brava’ persona perché faceva favori alla popolazione. A peggiorare le cose c’erano le continue minacce dei Simeoli, sempre più gravi, ma Ciro e i suoi compagni, pur avendo paura, non si sono scoraggiati ed hanno continuato il loro progetto organizzando manifestazioni per far conoscere il loro lavoro su quel terreno agricolo. Di queste persone, che ho incontrato con la mia classe qualche giorno fa, mi ha colpito molto la determinazione e la forza di andare avanti nonostante tutte le difficoltà e le minacce ottenute.