Categoria: La nostra scuola

  • «All’inizio l’insurrezione è sommossa, come il fiume è torrente»

    In Italia, meno  del 40% degli edifici scolastici rispetta tutti i requisiti di sicurezza. Ci sono scuole che si allagano quando piove, tetti che si sfondano e crollano sugli studenti, spesso mancano bagni funzionanti o addirittura la corrente per accendere le Lim. Nelle sovraffollate aule pollaio troviamo termosifoni spenti d’inverno e assenza totale di ventilatori o condizionatori nelle stagioni più calde. Il sistema del precariato, colpevole della mancanza di molti docenti in classe, ostacola gli studenti nell’esercizio del loro diritto allo studio e, soprattutto, macella le speranze di tutti quegli aspiranti professori che, dopo anni di dedizione e di sacrifici, si trovano messi in ginocchio da uno Stato assente e ladro. Uno Stato che concede stipendi da fame e contemporaneamente aumenta il costo della vita di tutti i giorni e, con essa, del materiale scolastico indispensabile per iniziare l’anno. E prima che qualsiasi lancia venga spezzata in loro onore: no, i “buoni libro” non aiutano affatto. Chiedetelo a tutte quelle famiglie monoreddito composte da più di due figli. 

    E allora, riprendendo le parole di chi ci ha preceduto, quelle che leggiamo sui libri di storia e di letteratura, noi chiediamo a questo governo: 

    «Fino a quando dunque abuserai della nostra pazienza? Quanto a lungo ancora codesta tua follia si prenderà gioco di noi? Fino a che punto si spingerà la tua sfrenata audacia?» 

    Servono più fondi. Più attenzione. Più volontà da parte delle istituzioni. Serve di più. 

    Serve tutto quello che viene concesso a cause meno nobili, tutti i soldi che vengono investiti nel riarmo. Bisogna investire sul futuro, sui giovani. Che vengano acquistati libri, non armi. 

    Il cambiamento che chiediamo con forza, armati di tutta l’indignazione nostra e delle nostre famiglie, non è una chimera visibile solo ai nostri occhi. Non è il capriccio di una massa di infanti, anche se alla politica piace dipingerci così. E’ il sintomo di un malcontento generale, di un vento di protesta che spira dalla vetta della Torre Eiffel e attraversa l’Europa.

    Noi studenti ci siamo stancati di far finta di niente, di aspettare che le cose cambino per noi. Ci insegnate, o almeno dovreste insegnarci, a coltivare il nostro pensiero critico, ad avere il coraggio di parlare quando non ci sentiamo ascoltati.  È facile osservare il mondo dalla sicurezza delle nostre case, indignarsi davanti a uno schermo e convincersi che il proprio contributo non possa cambiare nulla. È più difficile uscire dall’indifferenza, informarsi, confrontarsi con chi ci circonda e assumersi la responsabilità di partecipare alla vita pubblica. 

    Studenti come me, amici, coetanei, la democrazia non vive soltanto nelle urne elettorali: vive anche nelle piazze, nelle assemblee, nelle scuole e in ogni luogo in cui qualcuno trova il coraggio di far sentire la propria voce. Non dobbiamo confondere la protesta con la distruzione, né la fermezza con la violenza. Ma non dobbiamo neppure permettere che la paura del disordine diventi una ragione per accettare in silenzio qualsiasi decisione. Il dissenso è parte della democrazia; il diritto di manifestare, di criticare e di chiedere conto a chi governa non è una concessione del potere, ma una libertà da esercitare e tutelare.

    Victor Hugo, ne I miserabili, scrive: 

    «Au commencement l’insurrection est émeute, de même que le fleuve est torrent»: 

    «All’inizio l’insurrezione è sommossa, come il fiume è torrente». 

    Un malcontento collettivo può trasformarsi in un movimento capace di cambiare il corso della storia. Ma un torrente può anche straripare: la vera sfida è trasformare la rabbia in una forza consapevole, capace di perseguire la giustizia senza smarrire il proprio obiettivo.

    La storia ci insegna che nessuna conquista civile dovrebbe essere considerata irreversibile e che ogni generazione è chiamata a interrogarsi sul mondo che eredita e su quello che intende lasciare a chi verrà dopo. La domanda, dunque, non è soltanto se il vento cambierà direzione, ma se saremo disposti ad alzare lo sguardo, a informarci, a far sentire la nostra voce e a partecipare alla vita democratica, invece di aspettare che siano sempre gli altri a decidere per noi. Perché il futuro non è qualcosa che ci viene semplicemente consegnato: è anche il risultato delle scelte che facciamo o non facciamo. 

    Antonio Cinquegrana

    VA Linguistico

  • Il valore della verità: oltre il sacrificio di Giancarlo Siani

    Il valore della verità: oltre il sacrificio di Giancarlo Siani

    Federica Piccolo – IV A classico

    Quanto siamo disposti a spingerci oltre per difendere la verità? È meglio mettere a rischio la propria vita, ma con la consapevolezza di aver fatto del bene e di non essere diventati schiavi delle ingiustizie oppure è preferibile rimanere in silenzio e aspettare che qualcun altro combatta per ciò in cui crediamo?

    Queste sono alcune delle domande che mi sono posta dopo l’incontro con Giovanni Taranto, collega e amico del giornalista Giancarlo Siani, incontro a cui abbiamo partecipato con altre classi del liceo Pitagora – B. Croce, il 22 settembre scorso, in Aula Magna. L’incontro aveva l’obiettivo di mettere in risalto le “cause” in cui Giancarlo credeva e per cui ha combattuto, sottolineando come il suo sacrificio non sia stato vano. Se oggi, a distanza di ben 41 anni da quel fatidico 23 settembre del 1985, ricordiamo e leggiamo la storia del giornalista napoletano, è perché ciò in cui credeva non è finito quando è stato ucciso, ma continua a vivere tra noi attraverso il suo ricordo. L’unico modo per onorarlo è continuare ad impegnarci come cittadini, ma soprattutto come esseri umani, condannando le ingiustizie che avvengono, giorno dopo giorno, sotto i nostri occhi.

    Quando si ricorda una persona come Giancarlo, spesso dimentichiamo che viveva nel nostro stesso mondo e conduceva una vita normale come qualsiasi ragazzo di oggi.

    Ascoltava Vasco Rossi ed amava il suo lavoro. Forse il problema è che il suo sacrificio ha offuscato il messaggio più importante che potesse lasciarci, cioè che tutti possiamo difendere la verità e tutti dobbiamo scegliere da che parte stare, ogni giorno. In merito a questa riflessione, il giornalista Taranto ha posto a noi presenti una domanda: ”Giancarlo rifarebbe il suo sacrificio?”

    La risposta che ha prevalso, naturalmente, è stata “sì”. Ancora una volta, Taranto ci ha ricordato che Giancarlo era uno di noi e che, probabilmente, avrebbe risposto “non lo so”: una risposta che non costituirebbe un ripensamento sulla sua lotta contro la criminalità organizzata, ma piuttosto sarebbe dettata dalla sofferenza che ha dovuto patire e dal fatto che, da un giorno all’altro, la sua vita gli è stata strappata dalle mani. In fondo, quanti tra noi sarebbero disposti a morte certa per la verità?

    La domanda, dunque, nasce: chi è il vero eroe oggi? Colui che agisce, come Giancarlo, nella normalità o colui che, invece, compie atti sconvolgenti?

    Ormai è più comodo osservare ciò che accade attorno a noi con un senso di indifferenza che valutarlo per ciò che è. È più comodo stare in silenzio ed aspettare che la legge faccia il suo dovere che dare una mano nel nostro piccolo. Giancarlo, invece, ha scelto la strada più tortuosa: il suo lavoro da giornalista gli richiedeva di riportare le notizie, ma lui è andato oltre, svolgendo a pieno il suo dovere morale da professionista: a lui non interessava tanto lo scoop, quanto cercare la verità e il senso profondo della realtà che lo circondava. “Non guardava solo davanti a lui”, come ha detto Taranto, ma osservava ogni minimo dettaglio: è proprio dietro questi piccoli particolari che si possono svelare grandi verità. In fondo, è proprio questo il senso autentico del lavoro: non si tratta solo di adempiere un dovere specifico o a una mansione burocratica, ma interrogarci e riflettere anche sul suo ruolo etico, ogni giorno. Qualsiasi ruolo sceglieremo di ricoprire più avanti, siamo chiamati a svolgerlo con la piena coscienza e dedizione, proprio come faceva Giancarlo. Per lui quella macchina da scrivere era il suo modo per raggiungere le nostre menti e risvegliarci da ciò che le apparenze ci facevano credere, è diventata il simbolo della nostra libertà di parola e di quanto sia importante esserne consapevoli. La sua era una missione, non un semplice lavoro, e trovava questo senso nella sua esistenza. E dunque, qual è la nostra

    missione? Quale dovere e quali valori vogliamo perseguire per noi e per la società in cui viviamo?

    Proprio a tal proposito, il giornalista Taranto ci ha domandato: se avessimo la possibilità di battere una frase o qualche parola su quella macchina da scrivere, cosa scriveremmo? Personalmente, coglierei questa riflessione come un invito, diretto a tutti noi, a non essere schiavi della paura, ma a cercare di alzare lo sguardo e guardare con occhi diversi il mondo in cui viviamo, smettendo di crogiolarci nell’indifferenza.

  • Emozione e determinazione: la  Certificazione Linguistica di Latino

    Emozione e determinazione: la Certificazione Linguistica di Latino

    Il 4 giugno, noi alunne della VAC, Simona Aucelli, Candida Carillo, Paola Cirillo, Rosarita Fattorusso e Emma Sollazzo, abbiamo partecipato alla prova della certificazione linguistica di latino che per la Campania si svolge presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Studi di Napoli “Federico II”, per il conseguimento del livello A2.

    La preparazione è stata faticosa, ma al tempo stesso stimolante. Durante gli incontri dedicati abbiamo affrontato esercizi specifici, argomenti grammaticali particolarmente complessi e imparato a leggere i testi con maggiore consapevolezza. Lavorare insieme ci ha permesso di sostenerci a vicenda, chiarire dubbi e condividere strategie di studio. In questo senso, la certificazione è diventata anche un’esperienza di collaborazione e di crescita.

    Il latino è una materia che ha accompagnato per cinque anni noi studentesse del classico , ma affrontarlo in una prova come questa ci ha dato modo di acquisire una prospettiva diversa, oltre la traduzione scolastica. È stata una sfida impegnativa, ma significativa! Inoltre abbiamo provato l’emozione di entrare per la prima volta all’interno di un’aula universitaria, l’aula Ottagono, molto bella e antica, sullo scalone della Minerva, nella sede centrale della Federico II.

    Abbiamo conosciuto docenti universitari seri e attenti a noi e nonostante la tensione, abbiamo affrontato la prova con determinazione. A prescindere dal risultato, questa esperienza ci ha permesso di acquisire maggiore sicurezza nelle nostre capacità e di apprezzare ancora di più una lingua che continua a offrirci strumenti preziosi per comprendere il presente.

    Ci siamo confrontate con noi stesse e con altri studenti provenienti da varie scuole del territorio. Consigliamo agli studenti che ne avranno la possibilità di cogliere questa opportunità e di mettersi in gioco.

    Per noi resterà certamente uno dei ricordi più significativi dell’ultimo anno di liceo!

  • L’enigma dell’essere deinós: l’uomo tra ingegno e abisso

    L’enigma dell’essere deinós: l’uomo tra ingegno e abisso

    La parola δεινός non ricorre solo per il mare, ma anche per l’essere umano. Gennaro Carillo, professore ordinario di Storia del pensiero politico presso l’Università di Napoli “Suor Orsola Benincasa”, nostro illustre ospite, ha tenuto una lectio magistralis al liceo Pitagora – B. Croce il 27 marzo, durante la Notte Nazionale del Liceo Classico dal titolo “Umano – Inumano. Una prospettiva greca”. Il δεινόν è indiscusso protagonista.
    Nel primo stasimo della celebre tragedia greca sofoclea ”Antigone”, il coro entra in scena discutendo la capacità dell’ingegno umano e al tempo stesso ne sottolinea la duplice natura. Sofocle utilizza le espressioni δειˉνὰ˘ e δειˉνό˘τε˘ροˉν. “L’uomo usa violenza alla natura”, sottolinea Carillo, “perché egli adatta la realtà circostante a sé stesso tramite l’utilizzo della τέχνη”. Si tratta di arte poietica, quel processo creativo e produttivo che induce alla realizzazione di qualcosa prima inesistente, di prodigioso e potenzialmente terribile.
    Rileggiamo quest’ambivalenza a partire dall’epos omerico, in particolar modo nel nono libro dell’Odissea. Odisseo, uomo dal multiforme ingegno (πολυτροπος), si distingue insieme ai suoi compagni dai Ciclopi perché “mangiatore di pane”, cibo derivante da una τέχνη, dall’unione e trasformazione di alimenti diversi. Questi giganti non solo violano il concetto di ξενία, ovvero di ospitalità, ma agiscono anche con ἀκρασία, la forte intemperanza data dalla loro mancata cultura.
    L’uomo è l’unico animale che riflette, che riconsidera ciò che ha visto, l’unico capace di creare μηχαναί, artifici che permettono di vincere la potenza della φύσις, come le navi per solcare il temuto “mare canuto”. I Greci paventavano di morire in questa distesa azzurra che cancellava inevitabilmente la memoria e la persona.
    L’essere umano è l’inventore del λόγος, del νóμoς e soprattutto della πόλις, plasmata sul bene comune. Questo perchè egli è ζῷον πολιτικόν, un animale politico, che non possiede solo αἴσθησις, ossia la conoscenza mediata unicamente dai sensi, ma anche la νόησις, la capacità intellettiva. Tuttavia, è incline al male, “ἕρπει, striscia”, parafrasando Sofocle, e mostra nella parola stessa così il suo lato mostruoso e terrificante.
    La lezione ha destato, come sempre, grandissimo interesse, curiosità ed emozione nel pubblico lasciando spazio alla riflessione. Per quanto l’uomo possa essere apparentemente perfetto, nasconde dentro di sé un aspetto che lo rende “inumano” e prevaricatore, della natura, di ogni legge e ideale positivo e condiviso; e se il suo potere è monocratico e tirannico si pone fuori della comunità, apolis, incurante di ogni diritto nazionale e internazionale, imponendo la hybris.

    Studiare la letteratura e la storia del passato non è mero nozionismo, ma la rappresentazione di ciò che eravamo, di ciò che siamo e che saremo.

  • Campionati di Lingue e Civiltà Classiche: una competizione tra cultura, traduzione e pensiero critico

    Campionati di Lingue e Civiltà Classiche: una competizione tra cultura, traduzione e pensiero critico

    Non una semplice gara scolastica, ma una vera sfida intellettuale. I Campionati di Civiltà Classica, svoltisi oggi nella nostra scuola, sono competizioni dedicate allo studio del latino, del greco e della cultura del mondo antico. Un’occasione per mettere alla prova non solo le conoscenze linguistiche, ma anche la capacità di analisi, interpretazione e riflessione critica.

    La competizione era articolata in più prove: lingua latina, lingua greca, civiltà latina e civiltà greco-latina. Le prove di lingua prevedevano la traduzione e il commento di testi complessi, mentre quelle di civiltà richiedevano una riflessione su temi storici, letterari e culturali dell’antichità. In entrambi i casi, non si trattava di semplici esercizi, ma di un confronto diretto con il pensiero degli autori antichi.

    L’iniziativa ha coinvolto non solo studenti del liceo classico, ma anche ragazzi di altri indirizzi con solide competenze. La presenza di diverse categorie ha reso le Olimpiadi inclusive e accessibili, valorizzando percorsi di studio differenti e dimostrando come la cultura classica non appartenga a un solo indirizzo, ma rappresenti un patrimonio condiviso.

    Ma perché confrontarsi ancora oggi con testi scritti più di duemila anni fa? Perché gli autori antichi parlano di temi che non hanno perso attualità: il valore della giustizia, dell’ospitalità, il significato della libertà, il rapporto tra individuo e Stato, il peso della responsabilità personale. Nei discorsi politici romani, nei drammi greci, nelle riflessioni filosofiche troviamo domande che continuano a riguardarci. Gli insegnamenti del mondo classico non offrono risposte semplici, ma educano al dubbio, al ragionamento, alla capacità di argomentare. Ed è proprio questa attitudine critica a rendere le cosiddette “lingue morte” sorprendentemente vive.

    Al di là delle classifiche, ciò che rimane è l’esperienza. Le Olimpiadi di Civiltà Classica ci ricordano che latino e greco sono strumenti vivi di pensiero. E forse il loro valore più grande sta proprio qui: insegnarci a riflettere con profondità, a leggere con attenzione e a costruire il presente partendo dalle nostre radici culturali.

  • Lorenzo Guida: il volley nel sangue (e il classico in testa)

    Lorenzo Guida: il volley nel sangue (e il classico in testa)

    Si parla spesso del difficile equilibrio tra impegni scolastici e sport agonistico, ma i risultati ottenuti da alcuni nostri compagni dimostrano che la gestione dei due percorsi, pur richiedendo sacrifici, è possibile. È il caso di Lorenzo Guida, studente dell’indirizzo classico del nostro Liceo, che ha recentemente fatto il suo esordio ufficiale nel campionato di Serie B maschile con la maglia dell’Elisa Volley Pomigliano.

    Cresciuto nelle giovanili della Vesuvio Oplonti, Lorenzo ricopre il ruolo di alzatore, una posizione che richiede visione di gioco e freddezza. Il suo debutto in prima squadra non è arrivato per caso: nel novembre 2025 è stato infatti convocato per i raduni nazionali e per il progetto Club Italia Allargato e ha così confermato una crescita tecnica costante. Oggi è uno dei cinque atleti della società selezionati per i collegiali federali. 

    Per noi del Liceo Pitagora – B. Croce, Lorenzo rappresenta un esempio concreto di come la dedizione possa tradursi in traguardi incredibili già durante gli anni del liceo. Mentre molti di noi seguono i campionati maggiori dalle tribune, un nostro compagno di scuola è protagonista in un torneo nazionale di Serie B e questo è un segnale importante per tutto il nostro istituto. 

    A Lorenzo vanno i complimenti per questo debutto, con l’augurio che sia solo il primo passo di una lunga carriera nel volley professionistico, senza mai perdere di vista l’impegno tra i banchi che ci accomuna ogni mattina.

  • Visita all’Azienda agricola biologica di Terzigno: un’esperienza tra natura e tradizione

    Visita all’Azienda agricola biologica di Terzigno: un’esperienza tra natura e tradizione

    Giovedì 6 marzo la classe 3ES del nostro Liceo, accompagnata dalla prof.ssa Vincenza Pirozzi e la prof.ssa Marcella Cuomo, si è recata in visita all’azienda agricola biologica, situata in via Amati a Terzigno, un comune in provincia di Napoli dove la viticoltura, la produzione di vino e di prodotti biologici, come i piselli, rappresentano le principali risorse per l’economia locale.

    Negli ultimi anni, grazie all’impegno dei cittadini e delle imprese del territorio, questa zona è protagonista di un’importante valorizzazione delle sue eccellenti risorse enogastronomiche, avendo riscoperto i benefici che solo la qualità e l’autenticità dei prodotti possono apportare. Nell’ambito del progetto “Alimentazione sana e sostenibile”, che ci ha consentito di approfondire l’importanza e il significato della sostenibilità ambientale, di comprendere le reali problematiche ambientali legate all’ agricoltura moderna e di riflettere sull’importanza di una dieta equilibrata, abbiamo visitato un’azienda agricola specializzata nella coltivazione prevalentemente di piselli centogiorni, senza l’impiego di fitofarmaci e sostanze chimiche. Infatti, così come ci è stato chiaramente spiegato, le piante non presentano tracce di verderame e sono una specie autoctona non ibrida, ovvero originaria del territorio. Tuttavia, questa coltivazione non è tipica di Terzigno, ma anche di altre località vesuviane come Pollena e Ottaviano.

    Un aspetto che ci ha sorpreso della visita è stato scoprire come il suolo, di origine vulcanica e ricco di materiale piroclastico, sia particolarmente fertile e non necessiti di concime, ad eccezione del letame animale, prima della semina. Ciò, nello specifico, conferisce ai piselli delle determinate proprietà organolettiche, tra cui l’elevato grado brix, cioè un’estrema dolcezza particolarmente apprezzata in ambito gastronomico.

    Proseguendo il nostro percorso, abbiamo osservato la presenza di pozzi per il recupero dell’acqua piovana, un ottimo sistema che consente di riutilizzare l’acqua nei mesi estivi. In realtà, fino al mese di giugno le coltivazioni non sono irrigate e per evitare lo sviluppo di malattie fungine, le piante non devono mai toccare il terreno bagnato.

    Per tale motivo l’agricoltore deve adottare e mettere in atto una serie di tecniche agronomiche, tra cui la cimatura, per aumentare la produttività e deve utilizzare dei sostegni in legno e dei fili intrecciati o  una rete con l’obiettivo di proteggere i fusti dal forte vento. Inoltre, abbiamo anche scoperto quanto sia impegnativo il lavoro manuale in quest’azienda: dalla semina alla raccolta dei baccelli, tutto viene eseguito a mano, cioè senza l’ausilio di macchinari industriali, e le coltivazioni vengono periodicamente spostate e alternate affinché le piante non sviluppino il phylum Nematoda o Nematodi, cioè dei vermi che danneggiano gravemente intere colture. Tale processo richiede grande dedizione e, nonostante ciò, nel caso della piantagione dei piselli da noi visitata, in termini di quintale per ettaro le piante producono di meno rispetto alle altre.

    L’importanza del consumo di prodotti a “chilometro zero”

    A rendere ancora più speciale questa giornata è stato il magnifico paesaggio che abbiamo ammirato: distese di piante di piselli si alternano a fusti di fave, alberi verdi e Heliopsis gialli, con il Vesuvio sullo sfondo. Un panorama che ci ha ricordato quanto sia fondamentale rispettare e valorizzare il nostro territorio con piccole accortezze. Tra queste una delle più rilevanti è l’informazione sui prodotti che quotidianamente consumiamo e sul metodo di coltivazione adoperato, che preferibilmente dovrebbe essere rispettoso dell’ambiente. Seguendo questa prospettiva, bisognerebbe incrementare il consumo di alimenti locali, limitando i lunghi trasporti che ne alterano le proprietà organolettiche e favoriscono l’inquinamento ambientale per l’emissione di carburanti. Optare e scegliere in modo consapevole prodotti del nostro territorio, che rispecchino il concetto di “chilometro zero” o “filiera corta”, significa non solo favorire un’alimentazione più sana, ma anche sostenere le piccole aziende agricole, come quella da noi visitata, che preservano le tradizioni e la biodiversità locale.

     

    Roberta De Rosa  – III E scientifico

     

  • ¿Si es para siempre dónde firmo?

    ¿Si es para siempre dónde firmo?

    Il terzo anno di liceo non è stato un anno facile per varie ragioni: nuove materie, momenti
    difficili e nuove sfide hanno messo a dura prova le nostre capacità. Allo stesso tempo, però,
    ci ha regalato una delle esperienze più belle ed indimenticabili della nostra vita: l’Erasmus.
    La partecipazione a questo progetto ci ha dato l’opportunità di scoprire lati di noi che non
    credevamo di avere e ha stravolto la nostra visione del mondo, mostrandoci una realtà
    completamente diversa da quella a cui eravamo abituate. Tutto, a partire dalle cose più
    semplici (come la mancanza di acqua gassata nei distributori), fino ad arrivare alla
    gentilezza e al rispetto delle persone, ci ha lasciate a bocca aperta.
    Nonostante Granada, la città in cui abbiamo soggiornato, non fosse la meta da noi
    desiderata, nonostante le molte difficoltà che si sono presentate al momento della partenza


    e durante le prime ore al residence e nonostante la nostra età, che sicuramente ha
    rappresentato un motivo di preoccupazione per noi e per le nostre famiglie, questa città,
    insieme alle persone che la abitano, si è conquistata un posto speciale nei nostri cuori.
    L’Erasmus ci ha insegnato cosa significa cavarsela da sole e doversi adattare a un mondo
    che non è il nostro: andare a lavorare in un posto nuovo dove sei costretta a relazionarti con
    persone adulte, preoccuparti di fare la spesa per il weekend, prestare attenzione a quanto
    spendi in una giornata e in generale occuparti di tutte quelle piccole mansioni che magari,
    prima di questa esperienza, eri solita trascurare. Tutto ciò ha contribuito alla nostra
    maturazione e sviluppare in noi un maggiore senso di responsabilità. Inoltre, ci ha permesso


    di scoprire le bellezze che Granada offre e di assaggiare piatti unici che altrimenti non
    avremmo avuto l’occasione di provare.
    Vivere così lontano dai nostri cari non è stato facile, e spesso la mancanza di casa e quel
    senso di nostalgia vincevano sulle emozioni positive. Tuttavia, una volta tornate alla vita di
    tutti i giorni, improvvisamente tutte le responsabilità erano sparite e noi siamo tornate di
    nuovo bambine. Ed è stato proprio il fatto di essere diventate adulte, anche se per poco,
    che ha reso il rientro ancora più doloroso.
    Desideriamo ringraziare il Liceo “Pitagora – B. Croce”, che ci ha dato questa opportunità; le
    nostre professoresse, che ci hanno supportate durante l’intero percorso; gli staff dei vari
    residence, che ci hanno accolte e trattate come pari.
    Ma un ringraziamento speciale va alle noi del passato, per aver trovato il coraggio e la
    volontà di superare, tutte insieme, questa difficile prova.
    Grazie Granada, che in poco tempo sei riuscita a donarci così tanta gioia. Grazie Granada,
    perchè sei diventata casa.

    Entonces Graná, ¿si es para siempre dónde firmo?

     

    Martina Bottazzo, Valentina Buondonno, Giusy Norbani, Francesca Tropea (3BL)

  • “la legalità è un sentimento” di Nando dalla Chiesa

    “la legalità è un sentimento” di Nando dalla Chiesa

    “La legalità è un sentimento”. Questo il titolo del saggio presentato alla comunità scolastica dal professore Nando Dalla Chiesa, docente ordinario di “Sociologia della criminalità organizzata” e di “Sociologia e metodi di educazione alla legalità” presso l’Università Statale di Milano. Il suo impegno non si limita all’ambito della ricerca e dell’insegnamento universitario: infatti, fin da giovane si è dedicato alla politica, partecipando al movimento studentesco durante gli anni ’70 e arrivando a fondare nel 1985 “Società civile”, un movimento di opinione che vedrà aderire personaggi di spicco come Paolo Brera, Alberto Martinelli e Giampaolo Panza. Un impegno costante e portato avanti con  dedizione per far fronte alle problematiche endemiche della società siciliana, da parte di chi l’ha vissuta e toccata con mano fino a vedere il proprio padre morire nella difesa di una legalità che non si ferma ai soli discorsi, ma si espone a  pagare il prezzo più alto. L’incontro con Dalla Chiesa, tenutosi nel pomeriggio di venerdì 9 Febbraio nell’Aula magna Capossela, ha visto gli studenti partecipare con grande attenzione all’ intervento del professore, pronti a farsi promotori di un cambiamento che dovrebbe investire anche la cittadinanza torrese. Ad aprire l’incontro sono stati i saluti della Dirigente Scolastica Tiziana Savarese che, alludendo a recenti episodi di cronaca locale, ha sottolineato come  eventi di questo tipo contribuiscano ad accendere nei ragazzi la scintilla della legalità. Dopo una presentazione della biografia del professor Dalla Chiesa, curata dalla 5 ASP,  l’illustre ospite ha speso parole sulle culture funzionali e compatibili col fenomeno mafioso, mettendo in evidenza come esso non sia qualcosa di esclusivo alla società siciliana, ma che “la compatibilità tra culture che sono funzionali alla mafia crea, ad esempio, la mafia in Lombardia”. Sollecitato da una domanda su Pier Paolo Pasolini e sulla necessità di figure intellettuali paragonabili allo scrittore,  il professore ha affermato: “Ho nostalgia del Pasolini degli anni ’70, ad oggi intellettuali come lui non ce ne sono. Tante volte penso che ci vorrebbe un “Pasolini”, qualcuno capace di parlare con semplicità. Per parlare di mafia serve qualcuno in grado di semplificare, di prendersi le critiche che arrivano da questa semplificazione”.

    La mafia fonda la sua egemonia soffocando la memoria:  questo è stato possibile perché una parte dell’Italia si è rifiutata di usare questo nome. Non si ammetteva che in Lombardia ci fosse la mafia. Il mondo tace, ha perso la memoria, si rifiuta di entrare nelle contraddizioni della storia, il mondo ha dimenticato la guerra e per questo continua ad essere insanguinato da guerre. Pretendiamo la memoria, ma non la coltiviamo. Una mera commemorazione è spesso solo un’imbalsamazione della memoria, mentre ricordare significa rielaborare. Commentando il titolo del suo libro, Dalla Chiesa ha continuato: “La legalità è un sentimento che va coltivato. L’educazione non ha una direzione sola, a volte ho imparato anche dai più piccoli. Vi è un continuo deficit nell’umanità, nonostante si parli spesso di diritti umani, c’è una tendenza a considerare il dolore degli altri con superficialità”. Si è trattato di un incontro toccante e formativo che, proprio in quanto tenutosi in una cittadina che continua a lottare contro la subcultura omertosa della criminalità organizzata, rappresenta per noi giovani un appello alla consapevolezza di ciò che ci circonda, senza nascondere la verità sotto un velo di ipocrisia.

     

    Nunzio Pagano 5 ASP

  • RIONE PESCATORI: A SCUOLA DI POESIA CON DANIELE MENCARELLI

    RIONE PESCATORI: A SCUOLA DI POESIA CON DANIELE MENCARELLI

    Sabato  4 maggio 2024, al Rione Pescatori, la 2B classico e la 2B scientifico hanno incontratolo lo scrittore Daniele Mencarelli per la presentazione del  suo ultimo libro: “Degli Amanti non degli Eroi” .

    Con l’autore si è parlato di poesia, di parole, di scrittura  e di sentimenti, ma  anche la musica di Pino Daniele e di  Lucio Dalla ha avuto un ruolo fondamentale nell’incontro.

    Mencarelli si è soffermato sull’importanza delle parole come strumento  per interpretare il mondo, per raccontare e per ringraziare.

    Parole in grado di  esprimere le sfumature dell’amore, sentimento  alla base di ogni cosa; parole capaci di dischiudere il misterioso universo delle emozioni.

    Lo scrittore ha parlato inoltre del differente  atteggiamento di  adulti e giovani verso la poesia e di quanto questi ultimi,  “affamati di parole”,  si stiano avvicinando ad essa sempre di più, riscoprendo le proprie fragilità senza temere di metterle in mostra.

    Leggendo poi  alcuni versi del suo libro e commentandoli  con i ragazzi,  ha spiegato quella che, secondo lui, è la differenza tra un rapporto “scolastico”  con la letteratura e un rapporto “vivo” e “acceso”.

    È  stato infine proposto un laboratorio di poesia agli studenti con l’invito a lasciarsi ispirare nella composizione di qualche verso dalla canzone “La sera dei miracoli” di Lucio Dalla.

    Daniele Mencarelli ha esordito nel 2018 con il romanzo “La casa degli sguardi”.

    Nel 2020 esce “Tutto chiede salvezza”, finalista del Premio Strega e vincitore del Premio Strega Giovani da cui è tratta l’omonima serie Netflix.

    Dello stesso autore “Sempre tornare” e “Fame d’aria”, due romanzi che, come i precedenti, hanno una fortissima componente autobiografica.

    Teresa Oreste 2bc