Categoria: La nostra scuola

  • Emozione e determinazione: la  Certificazione Linguistica di Latino

    Emozione e determinazione: la Certificazione Linguistica di Latino

    Il 4 giugno, noi alunne della VAC, Simona Aucelli, Candida Carillo, Paola Cirillo, Rosarita Fattorusso e Emma Sollazzo, abbiamo partecipato alla prova della certificazione linguistica di latino che per la Campania si svolge presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Studi di Napoli “Federico II”, per il conseguimento del livello A2.

    La preparazione è stata faticosa, ma al tempo stesso stimolante. Durante gli incontri dedicati abbiamo affrontato esercizi specifici, argomenti grammaticali particolarmente complessi e imparato a leggere i testi con maggiore consapevolezza. Lavorare insieme ci ha permesso di sostenerci a vicenda, chiarire dubbi e condividere strategie di studio. In questo senso, la certificazione è diventata anche un’esperienza di collaborazione e di crescita.

    Il latino è una materia che ha accompagnato per cinque anni noi studentesse del classico , ma affrontarlo in una prova come questa ci ha dato modo di acquisire una prospettiva diversa, oltre la traduzione scolastica. È stata una sfida impegnativa, ma significativa! Inoltre abbiamo provato l’emozione di entrare per la prima volta all’interno di un’aula universitaria, l’aula Ottagono, molto bella e antica, sullo scalone della Minerva, nella sede centrale della Federico II.

    Abbiamo conosciuto docenti universitari seri e attenti a noi e nonostante la tensione, abbiamo affrontato la prova con determinazione. A prescindere dal risultato, questa esperienza ci ha permesso di acquisire maggiore sicurezza nelle nostre capacità e di apprezzare ancora di più una lingua che continua a offrirci strumenti preziosi per comprendere il presente.

    Ci siamo confrontate con noi stesse e con altri studenti provenienti da varie scuole del territorio. Consigliamo agli studenti che ne avranno la possibilità di cogliere questa opportunità e di mettersi in gioco.

    Per noi resterà certamente uno dei ricordi più significativi dell’ultimo anno di liceo!

  • L’enigma dell’essere deinós: l’uomo tra ingegno e abisso

    L’enigma dell’essere deinós: l’uomo tra ingegno e abisso

    La parola δεινός non ricorre solo per il mare, ma anche per l’essere umano. Gennaro Carillo, professore ordinario di Storia del pensiero politico presso l’Università di Napoli “Suor Orsola Benincasa”, nostro illustre ospite, ha tenuto una lectio magistralis al liceo Pitagora – B. Croce il 27 marzo, durante la Notte Nazionale del Liceo Classico dal titolo “Umano – Inumano. Una prospettiva greca”. Il δεινόν è indiscusso protagonista.
    Nel primo stasimo della celebre tragedia greca sofoclea ”Antigone”, il coro entra in scena discutendo la capacità dell’ingegno umano e al tempo stesso ne sottolinea la duplice natura. Sofocle utilizza le espressioni δειˉνὰ˘ e δειˉνό˘τε˘ροˉν. “L’uomo usa violenza alla natura”, sottolinea Carillo, “perché egli adatta la realtà circostante a sé stesso tramite l’utilizzo della τέχνη”. Si tratta di arte poietica, quel processo creativo e produttivo che induce alla realizzazione di qualcosa prima inesistente, di prodigioso e potenzialmente terribile.
    Rileggiamo quest’ambivalenza a partire dall’epos omerico, in particolar modo nel nono libro dell’Odissea. Odisseo, uomo dal multiforme ingegno (πολυτροπος), si distingue insieme ai suoi compagni dai Ciclopi perché “mangiatore di pane”, cibo derivante da una τέχνη, dall’unione e trasformazione di alimenti diversi. Questi giganti non solo violano il concetto di ξενία, ovvero di ospitalità, ma agiscono anche con ἀκρασία, la forte intemperanza data dalla loro mancata cultura.
    L’uomo è l’unico animale che riflette, che riconsidera ciò che ha visto, l’unico capace di creare μηχαναί, artifici che permettono di vincere la potenza della φύσις, come le navi per solcare il temuto “mare canuto”. I Greci paventavano di morire in questa distesa azzurra che cancellava inevitabilmente la memoria e la persona.
    L’essere umano è l’inventore del λόγος, del νóμoς e soprattutto della πόλις, plasmata sul bene comune. Questo perchè egli è ζῷον πολιτικόν, un animale politico, che non possiede solo αἴσθησις, ossia la conoscenza mediata unicamente dai sensi, ma anche la νόησις, la capacità intellettiva. Tuttavia, è incline al male, “ἕρπει, striscia”, parafrasando Sofocle, e mostra nella parola stessa così il suo lato mostruoso e terrificante.
    La lezione ha destato, come sempre, grandissimo interesse, curiosità ed emozione nel pubblico lasciando spazio alla riflessione. Per quanto l’uomo possa essere apparentemente perfetto, nasconde dentro di sé un aspetto che lo rende “inumano” e prevaricatore, della natura, di ogni legge e ideale positivo e condiviso; e se il suo potere è monocratico e tirannico si pone fuori della comunità, apolis, incurante di ogni diritto nazionale e internazionale, imponendo la hybris.

    Studiare la letteratura e la storia del passato non è mero nozionismo, ma la rappresentazione di ciò che eravamo, di ciò che siamo e che saremo.

  • Campionati di Lingue e Civiltà Classiche: una competizione tra cultura, traduzione e pensiero critico

    Campionati di Lingue e Civiltà Classiche: una competizione tra cultura, traduzione e pensiero critico

    Non una semplice gara scolastica, ma una vera sfida intellettuale. I Campionati di Civiltà Classica, svoltisi oggi nella nostra scuola, sono competizioni dedicate allo studio del latino, del greco e della cultura del mondo antico. Un’occasione per mettere alla prova non solo le conoscenze linguistiche, ma anche la capacità di analisi, interpretazione e riflessione critica.

    La competizione era articolata in più prove: lingua latina, lingua greca, civiltà latina e civiltà greco-latina. Le prove di lingua prevedevano la traduzione e il commento di testi complessi, mentre quelle di civiltà richiedevano una riflessione su temi storici, letterari e culturali dell’antichità. In entrambi i casi, non si trattava di semplici esercizi, ma di un confronto diretto con il pensiero degli autori antichi.

    L’iniziativa ha coinvolto non solo studenti del liceo classico, ma anche ragazzi di altri indirizzi con solide competenze. La presenza di diverse categorie ha reso le Olimpiadi inclusive e accessibili, valorizzando percorsi di studio differenti e dimostrando come la cultura classica non appartenga a un solo indirizzo, ma rappresenti un patrimonio condiviso.

    Ma perché confrontarsi ancora oggi con testi scritti più di duemila anni fa? Perché gli autori antichi parlano di temi che non hanno perso attualità: il valore della giustizia, dell’ospitalità, il significato della libertà, il rapporto tra individuo e Stato, il peso della responsabilità personale. Nei discorsi politici romani, nei drammi greci, nelle riflessioni filosofiche troviamo domande che continuano a riguardarci. Gli insegnamenti del mondo classico non offrono risposte semplici, ma educano al dubbio, al ragionamento, alla capacità di argomentare. Ed è proprio questa attitudine critica a rendere le cosiddette “lingue morte” sorprendentemente vive.

    Al di là delle classifiche, ciò che rimane è l’esperienza. Le Olimpiadi di Civiltà Classica ci ricordano che latino e greco sono strumenti vivi di pensiero. E forse il loro valore più grande sta proprio qui: insegnarci a riflettere con profondità, a leggere con attenzione e a costruire il presente partendo dalle nostre radici culturali.

  • Lorenzo Guida: il volley nel sangue (e il classico in testa)

    Lorenzo Guida: il volley nel sangue (e il classico in testa)

    Si parla spesso del difficile equilibrio tra impegni scolastici e sport agonistico, ma i risultati ottenuti da alcuni nostri compagni dimostrano che la gestione dei due percorsi, pur richiedendo sacrifici, è possibile. È il caso di Lorenzo Guida, studente dell’indirizzo classico del nostro Liceo, che ha recentemente fatto il suo esordio ufficiale nel campionato di Serie B maschile con la maglia dell’Elisa Volley Pomigliano.

    Cresciuto nelle giovanili della Vesuvio Oplonti, Lorenzo ricopre il ruolo di alzatore, una posizione che richiede visione di gioco e freddezza. Il suo debutto in prima squadra non è arrivato per caso: nel novembre 2025 è stato infatti convocato per i raduni nazionali e per il progetto Club Italia Allargato e ha così confermato una crescita tecnica costante. Oggi è uno dei cinque atleti della società selezionati per i collegiali federali. 

    Per noi del Liceo Pitagora – B. Croce, Lorenzo rappresenta un esempio concreto di come la dedizione possa tradursi in traguardi incredibili già durante gli anni del liceo. Mentre molti di noi seguono i campionati maggiori dalle tribune, un nostro compagno di scuola è protagonista in un torneo nazionale di Serie B e questo è un segnale importante per tutto il nostro istituto. 

    A Lorenzo vanno i complimenti per questo debutto, con l’augurio che sia solo il primo passo di una lunga carriera nel volley professionistico, senza mai perdere di vista l’impegno tra i banchi che ci accomuna ogni mattina.

  • Visita all’Azienda agricola biologica di Terzigno: un’esperienza tra natura e tradizione

    Visita all’Azienda agricola biologica di Terzigno: un’esperienza tra natura e tradizione

    Giovedì 6 marzo la classe 3ES del nostro Liceo, accompagnata dalla prof.ssa Vincenza Pirozzi e la prof.ssa Marcella Cuomo, si è recata in visita all’azienda agricola biologica, situata in via Amati a Terzigno, un comune in provincia di Napoli dove la viticoltura, la produzione di vino e di prodotti biologici, come i piselli, rappresentano le principali risorse per l’economia locale.

    Negli ultimi anni, grazie all’impegno dei cittadini e delle imprese del territorio, questa zona è protagonista di un’importante valorizzazione delle sue eccellenti risorse enogastronomiche, avendo riscoperto i benefici che solo la qualità e l’autenticità dei prodotti possono apportare. Nell’ambito del progetto “Alimentazione sana e sostenibile”, che ci ha consentito di approfondire l’importanza e il significato della sostenibilità ambientale, di comprendere le reali problematiche ambientali legate all’ agricoltura moderna e di riflettere sull’importanza di una dieta equilibrata, abbiamo visitato un’azienda agricola specializzata nella coltivazione prevalentemente di piselli centogiorni, senza l’impiego di fitofarmaci e sostanze chimiche. Infatti, così come ci è stato chiaramente spiegato, le piante non presentano tracce di verderame e sono una specie autoctona non ibrida, ovvero originaria del territorio. Tuttavia, questa coltivazione non è tipica di Terzigno, ma anche di altre località vesuviane come Pollena e Ottaviano.

    Un aspetto che ci ha sorpreso della visita è stato scoprire come il suolo, di origine vulcanica e ricco di materiale piroclastico, sia particolarmente fertile e non necessiti di concime, ad eccezione del letame animale, prima della semina. Ciò, nello specifico, conferisce ai piselli delle determinate proprietà organolettiche, tra cui l’elevato grado brix, cioè un’estrema dolcezza particolarmente apprezzata in ambito gastronomico.

    Proseguendo il nostro percorso, abbiamo osservato la presenza di pozzi per il recupero dell’acqua piovana, un ottimo sistema che consente di riutilizzare l’acqua nei mesi estivi. In realtà, fino al mese di giugno le coltivazioni non sono irrigate e per evitare lo sviluppo di malattie fungine, le piante non devono mai toccare il terreno bagnato.

    Per tale motivo l’agricoltore deve adottare e mettere in atto una serie di tecniche agronomiche, tra cui la cimatura, per aumentare la produttività e deve utilizzare dei sostegni in legno e dei fili intrecciati o  una rete con l’obiettivo di proteggere i fusti dal forte vento. Inoltre, abbiamo anche scoperto quanto sia impegnativo il lavoro manuale in quest’azienda: dalla semina alla raccolta dei baccelli, tutto viene eseguito a mano, cioè senza l’ausilio di macchinari industriali, e le coltivazioni vengono periodicamente spostate e alternate affinché le piante non sviluppino il phylum Nematoda o Nematodi, cioè dei vermi che danneggiano gravemente intere colture. Tale processo richiede grande dedizione e, nonostante ciò, nel caso della piantagione dei piselli da noi visitata, in termini di quintale per ettaro le piante producono di meno rispetto alle altre.

    L’importanza del consumo di prodotti a “chilometro zero”

    A rendere ancora più speciale questa giornata è stato il magnifico paesaggio che abbiamo ammirato: distese di piante di piselli si alternano a fusti di fave, alberi verdi e Heliopsis gialli, con il Vesuvio sullo sfondo. Un panorama che ci ha ricordato quanto sia fondamentale rispettare e valorizzare il nostro territorio con piccole accortezze. Tra queste una delle più rilevanti è l’informazione sui prodotti che quotidianamente consumiamo e sul metodo di coltivazione adoperato, che preferibilmente dovrebbe essere rispettoso dell’ambiente. Seguendo questa prospettiva, bisognerebbe incrementare il consumo di alimenti locali, limitando i lunghi trasporti che ne alterano le proprietà organolettiche e favoriscono l’inquinamento ambientale per l’emissione di carburanti. Optare e scegliere in modo consapevole prodotti del nostro territorio, che rispecchino il concetto di “chilometro zero” o “filiera corta”, significa non solo favorire un’alimentazione più sana, ma anche sostenere le piccole aziende agricole, come quella da noi visitata, che preservano le tradizioni e la biodiversità locale.

     

    Roberta De Rosa  – III E scientifico

     

  • ¿Si es para siempre dónde firmo?

    ¿Si es para siempre dónde firmo?

    Il terzo anno di liceo non è stato un anno facile per varie ragioni: nuove materie, momenti
    difficili e nuove sfide hanno messo a dura prova le nostre capacità. Allo stesso tempo, però,
    ci ha regalato una delle esperienze più belle ed indimenticabili della nostra vita: l’Erasmus.
    La partecipazione a questo progetto ci ha dato l’opportunità di scoprire lati di noi che non
    credevamo di avere e ha stravolto la nostra visione del mondo, mostrandoci una realtà
    completamente diversa da quella a cui eravamo abituate. Tutto, a partire dalle cose più
    semplici (come la mancanza di acqua gassata nei distributori), fino ad arrivare alla
    gentilezza e al rispetto delle persone, ci ha lasciate a bocca aperta.
    Nonostante Granada, la città in cui abbiamo soggiornato, non fosse la meta da noi
    desiderata, nonostante le molte difficoltà che si sono presentate al momento della partenza


    e durante le prime ore al residence e nonostante la nostra età, che sicuramente ha
    rappresentato un motivo di preoccupazione per noi e per le nostre famiglie, questa città,
    insieme alle persone che la abitano, si è conquistata un posto speciale nei nostri cuori.
    L’Erasmus ci ha insegnato cosa significa cavarsela da sole e doversi adattare a un mondo
    che non è il nostro: andare a lavorare in un posto nuovo dove sei costretta a relazionarti con
    persone adulte, preoccuparti di fare la spesa per il weekend, prestare attenzione a quanto
    spendi in una giornata e in generale occuparti di tutte quelle piccole mansioni che magari,
    prima di questa esperienza, eri solita trascurare. Tutto ciò ha contribuito alla nostra
    maturazione e sviluppare in noi un maggiore senso di responsabilità. Inoltre, ci ha permesso


    di scoprire le bellezze che Granada offre e di assaggiare piatti unici che altrimenti non
    avremmo avuto l’occasione di provare.
    Vivere così lontano dai nostri cari non è stato facile, e spesso la mancanza di casa e quel
    senso di nostalgia vincevano sulle emozioni positive. Tuttavia, una volta tornate alla vita di
    tutti i giorni, improvvisamente tutte le responsabilità erano sparite e noi siamo tornate di
    nuovo bambine. Ed è stato proprio il fatto di essere diventate adulte, anche se per poco,
    che ha reso il rientro ancora più doloroso.
    Desideriamo ringraziare il Liceo “Pitagora – B. Croce”, che ci ha dato questa opportunità; le
    nostre professoresse, che ci hanno supportate durante l’intero percorso; gli staff dei vari
    residence, che ci hanno accolte e trattate come pari.
    Ma un ringraziamento speciale va alle noi del passato, per aver trovato il coraggio e la
    volontà di superare, tutte insieme, questa difficile prova.
    Grazie Granada, che in poco tempo sei riuscita a donarci così tanta gioia. Grazie Granada,
    perchè sei diventata casa.

    Entonces Graná, ¿si es para siempre dónde firmo?

     

    Martina Bottazzo, Valentina Buondonno, Giusy Norbani, Francesca Tropea (3BL)

  • “la legalità è un sentimento” di Nando dalla Chiesa

    “la legalità è un sentimento” di Nando dalla Chiesa

    “La legalità è un sentimento”. Questo il titolo del saggio presentato alla comunità scolastica dal professore Nando Dalla Chiesa, docente ordinario di “Sociologia della criminalità organizzata” e di “Sociologia e metodi di educazione alla legalità” presso l’Università Statale di Milano. Il suo impegno non si limita all’ambito della ricerca e dell’insegnamento universitario: infatti, fin da giovane si è dedicato alla politica, partecipando al movimento studentesco durante gli anni ’70 e arrivando a fondare nel 1985 “Società civile”, un movimento di opinione che vedrà aderire personaggi di spicco come Paolo Brera, Alberto Martinelli e Giampaolo Panza. Un impegno costante e portato avanti con  dedizione per far fronte alle problematiche endemiche della società siciliana, da parte di chi l’ha vissuta e toccata con mano fino a vedere il proprio padre morire nella difesa di una legalità che non si ferma ai soli discorsi, ma si espone a  pagare il prezzo più alto. L’incontro con Dalla Chiesa, tenutosi nel pomeriggio di venerdì 9 Febbraio nell’Aula magna Capossela, ha visto gli studenti partecipare con grande attenzione all’ intervento del professore, pronti a farsi promotori di un cambiamento che dovrebbe investire anche la cittadinanza torrese. Ad aprire l’incontro sono stati i saluti della Dirigente Scolastica Tiziana Savarese che, alludendo a recenti episodi di cronaca locale, ha sottolineato come  eventi di questo tipo contribuiscano ad accendere nei ragazzi la scintilla della legalità. Dopo una presentazione della biografia del professor Dalla Chiesa, curata dalla 5 ASP,  l’illustre ospite ha speso parole sulle culture funzionali e compatibili col fenomeno mafioso, mettendo in evidenza come esso non sia qualcosa di esclusivo alla società siciliana, ma che “la compatibilità tra culture che sono funzionali alla mafia crea, ad esempio, la mafia in Lombardia”. Sollecitato da una domanda su Pier Paolo Pasolini e sulla necessità di figure intellettuali paragonabili allo scrittore,  il professore ha affermato: “Ho nostalgia del Pasolini degli anni ’70, ad oggi intellettuali come lui non ce ne sono. Tante volte penso che ci vorrebbe un “Pasolini”, qualcuno capace di parlare con semplicità. Per parlare di mafia serve qualcuno in grado di semplificare, di prendersi le critiche che arrivano da questa semplificazione”.

    La mafia fonda la sua egemonia soffocando la memoria:  questo è stato possibile perché una parte dell’Italia si è rifiutata di usare questo nome. Non si ammetteva che in Lombardia ci fosse la mafia. Il mondo tace, ha perso la memoria, si rifiuta di entrare nelle contraddizioni della storia, il mondo ha dimenticato la guerra e per questo continua ad essere insanguinato da guerre. Pretendiamo la memoria, ma non la coltiviamo. Una mera commemorazione è spesso solo un’imbalsamazione della memoria, mentre ricordare significa rielaborare. Commentando il titolo del suo libro, Dalla Chiesa ha continuato: “La legalità è un sentimento che va coltivato. L’educazione non ha una direzione sola, a volte ho imparato anche dai più piccoli. Vi è un continuo deficit nell’umanità, nonostante si parli spesso di diritti umani, c’è una tendenza a considerare il dolore degli altri con superficialità”. Si è trattato di un incontro toccante e formativo che, proprio in quanto tenutosi in una cittadina che continua a lottare contro la subcultura omertosa della criminalità organizzata, rappresenta per noi giovani un appello alla consapevolezza di ciò che ci circonda, senza nascondere la verità sotto un velo di ipocrisia.

     

    Nunzio Pagano 5 ASP

  • RIONE PESCATORI: A SCUOLA DI POESIA CON DANIELE MENCARELLI

    RIONE PESCATORI: A SCUOLA DI POESIA CON DANIELE MENCARELLI

    Sabato  4 maggio 2024, al Rione Pescatori, la 2B classico e la 2B scientifico hanno incontratolo lo scrittore Daniele Mencarelli per la presentazione del  suo ultimo libro: “Degli Amanti non degli Eroi” .

    Con l’autore si è parlato di poesia, di parole, di scrittura  e di sentimenti, ma  anche la musica di Pino Daniele e di  Lucio Dalla ha avuto un ruolo fondamentale nell’incontro.

    Mencarelli si è soffermato sull’importanza delle parole come strumento  per interpretare il mondo, per raccontare e per ringraziare.

    Parole in grado di  esprimere le sfumature dell’amore, sentimento  alla base di ogni cosa; parole capaci di dischiudere il misterioso universo delle emozioni.

    Lo scrittore ha parlato inoltre del differente  atteggiamento di  adulti e giovani verso la poesia e di quanto questi ultimi,  “affamati di parole”,  si stiano avvicinando ad essa sempre di più, riscoprendo le proprie fragilità senza temere di metterle in mostra.

    Leggendo poi  alcuni versi del suo libro e commentandoli  con i ragazzi,  ha spiegato quella che, secondo lui, è la differenza tra un rapporto “scolastico”  con la letteratura e un rapporto “vivo” e “acceso”.

    È  stato infine proposto un laboratorio di poesia agli studenti con l’invito a lasciarsi ispirare nella composizione di qualche verso dalla canzone “La sera dei miracoli” di Lucio Dalla.

    Daniele Mencarelli ha esordito nel 2018 con il romanzo “La casa degli sguardi”.

    Nel 2020 esce “Tutto chiede salvezza”, finalista del Premio Strega e vincitore del Premio Strega Giovani da cui è tratta l’omonima serie Netflix.

    Dello stesso autore “Sempre tornare” e “Fame d’aria”, due romanzi che, come i precedenti, hanno una fortissima componente autobiografica.

    Teresa Oreste 2bc

  • “Erasmus Adventure: A Linguist’s Journey Through Ireland with Pitagora”

    “Erasmus Adventure: A Linguist’s Journey Through Ireland with Pitagora”

    The Erasmus experience is a journey of personal and cultural growth that takes students beyond the borders of their own nation to immerse themselves in new languages, cultures, and ways of living. For many, this experience happens during university years, but for some high school students, like myself, the opportunity arose during the fourth year of attending a State linguistic high school, and I was fortunate to spend mine in Ireland. 

    As a student at a linguistic high school, the occasion to spend a period abroad was a dream come true. Arriving in a foreign country, with a culture and language different from my own, was both exciting and intimidating. However, the prospect of working as a waitress in an Irish establishment such as the Imperial Hotel in Galway made the experience even more unique and stimulating.

    My first day at work was a mix of emotions: excitement to apply my language and intercultural skills into practice, but also some anxiety about navigating a new work environment and interacting with customers in a foreign language. Nevertheless, the support of my team and the kindness of the customers made it easier to adapt and overcome the initial challenges.

    Working as a waitress allowed me to directly engage with Irish culture in ways that I wouldn’t have experienced as a mere tourist. I learned not only to serve typical Irish dishes, but also to understand the nuances of language and non-verbal communication in a work setting

    One of the biggest challenges was balancing work with studies. While I wanted to ensure that I dedicated enough time to studying so as not to neglect my academic goals, I also sought to make the most of the work and social experience offered by Erasmus. It was an exercise in time management and prioritization that taught me valuable lessons in responsibility and organization.

    But the experience wasn’t just about work and study! 

    I had the opportunity to explore Ireland’s natural beauty, visiting places like

    the Cliffs of Moher, Galway City Museum,

    and various streets and museums in Dublin. I also had the chance to make friends with people from all over the world, forging bonds that I hope will last a lifetime.

    Erasmus was a transformative experience that opened my eyes to new cultures, taught me to be more independent, and provided me with valuable language and intercultural skills for my future. Looking back, I am grateful for every moment spent in Ireland, whether as a student or a waitress, as each experience has played a part in shaping the person I am today.

     

     

     

  • Titti Marrone: un incontro con il passato e una speranza per il futuro

    Titti Marrone: un incontro con il passato e una speranza per il futuro

    Lunedì, 19 febbraio 2024, si è tenuto nel Liceo Pitagora -B. Croce l’incontro con Titti Marrone, autrice del libro “Meglio non sapere”. Questo evento è stato un’occasione che ha coinvolto e indotto i ragazzi ad una riflessione più profonda sul tragico evento della Shoah e, nello specifico, sulla vicenda delle sorelle Bucci e del loro cugino Sergio De Simone.
    I ragazzi, attraverso presentazioni multimediali e domande, hanno dimostrato la loro sensibilità e interesse in merito alla tematica.
    Incontri come questi a scuola sono ormai diventati una consuetudine e , a volte, per quanto i ragazzi si impegnino, da parte loro si manifesta più un sentimento di dovere che di profondo interesse verso il libro in questione. Tuttavia, quest’incontro è stato sorprendentemente il più coinvolgente perché l’autrice attraverso i suoi discorsi e racconti, colmi di passione e saggezza, ha saputo dare una piena testimonianza diretta di quanto era accaduto ad Andra e Tati. Infatti questo incontro non è stato semplicemente un evento scolastico, ma qualcosa di più: è riuscito ad arrivare ai cuori dei ragazzi e degli adulti non solo grazie alle dolci e sincere parole dell’autrice, ma anche grazie ad un’esecuzione musicale che ha chiuso l’evento. Due studentesse del liceo scientifico hanno, infatti, intonato “La rondine” di Mango, aiutandosi solo con un pianoforte. Il dolore e l’emozione sono salite al cielo e hanno reso un grande omaggio a Sergio De Simone che, purtroppo, è volato via troppo in fretta in un modo così atroce da sembrare disumano.
    L’autrice, inoltre, ha dichiarato che si era interessata alla vicenda, quando aveva conosciuto il fratello di Sergio, Mario, a cui per tutta la vita la madre Gisella aveva raccontato di avere un fratello che non  aveva mai incontrato. Mario aveva creduto che il fratello vivesse in qualche parte del mondo, sospettando però della sua morte fino a quando non è riuscito a scoprire la verità. Dopo che Mario aveva dato i numeri di telefono delle sue cugine alla Marrone, lei si è recata a Padova dove viveva la minore, Andra, per intervistarla e raccogliere informazioni per scrivere il suo libro. In particolare, ha descritto come, nel rievocare gli struggenti eventi vissuti, le donne facessero grande difficoltà poichè avrebbero voluto solo rimuovere dalla loro mente i momenti tragici vissuti. Come quando si tocca una ferita ancora da risanare, il ricordo di quegli strazi subiti suscitava in loro un bruciore interiore, un sentimento di rigetto verso quel racconto, considerato, ormai, da accantonare per sempre.
    Il punto che  ha suscitato maggiore emozione è stato quando la giornalista ci ha spiegato come Andra e Tati, per raccontarle la loro esperienza nel campo di concentramento, avessero utilizzato le descrizioni sensoriali poichè di quel luogo ricordavano specialmente il sapore della misera zuppa e l’odore sgradevole della carne bruciata. L’autrice, infatti, ha descritto come le sorelle, per ricordare il tutto, si massaggiassero la fronte con i polpastrelli, come se facessero uno sforzo per riportare alla luce eventi ormai lontani. In merito a ció, Titti Marrone ha evidenziato  l’importanza di esercitare la memoria, poichè è lo strumento che ci permette di non accantonare il nostro passato, ma di imparare dagli errori che lo hanno segnato.
    Uno dei motivi per cui questo libro e questo incontro sono stati molto interessanti è sicuramente il fatto che l’autrice abbia scelto un modo non ripetitivo e banale per trattare di questo argomento di cui, spesse volte, si parla ricorrendo a luoghi comuni. Infatti, “Meglio non sapere” è una storia che si concentra soprattutto sulle conseguenze psicologiche che il forte impatto con il mondo  dei lagher ha determinato nelle vittime. I bambini, infatti, dopo aver messo piede nell’orfanotrofio e nella casa di accoglienza, faticheranno a riacquistare la fiducia negli adulti ormai persa, poichè abituati a vederli come portatori di violenze e soprusi. Questo aspetto dello sterminio passa spesso in secondo piano dal momento che ci si concentra esclusivamente sugli abusi subiti all’interno del territorio circoscritto da filo spinato; al contrario, dovremmo considerare di più l’aspetto interiore e psichico che riguarda quella cicatrice che resterá sempre aperta nel loro animo e che nessuna benda potrà mai guarire.
    La verità è che la Shoah non è solo un evento da studiare e comprendere scolasticamente, ma  dovrebbe indurre gli uomini a non commettere in futuro atrocità di questo genere.
    Titti Marrone con il suo libro ci ha dato uno spunto per attivarci e agire attivamente affinché niente di quello che hanno subito le vittime dei Nazisti capiti mai più. Apriamo gli occhi e guardiamoci intorno, non restiamo fermi a guardare, nella speranza che nulla di brutto ci capiti perché “ormai è passato” , ma esponiamoci, agiamo e rischiamo per essere sicuri di aver fatto anche una piccola parte ; se tutti noi facciamo qualcosa, possiamo cambiare davvero il corso del futuro.

                                                                                                    Marianeve Ferrandino, Francesca Mancino, Laura Scognamiglio IVB Classico