Un mare rosso-blu si riversa in piazza Maggiore: tifosi che urlano, si abbracciano, ridono e insieme piangono , sventolando la bandiera della loro squadra.
Non è un sogno, è una realtà: finalmente di nuovo in serie A. Dopo un anno di purgatorio, grazie al pareggio nella finale dei play-off di ritorno con il Pescara, il Bologna chiude alla grande il campionato.
Numerosi cori si alzano a gran voce per acclamare gli eroi che hanno reso possibile questo sogno, i quali sfilano a bordo del pullman per le vie della città a tarda notte.
“ E’ la vittoria dei giocatori, se la meritano. Sono arrivati sfiniti a fine stagione, ma non hanno mollato. E’ una grande gioia. Io? Non ho meriti, i meriti sono tutti dei ragazzi”. Con queste parole l’allenatore Felice Delio Rossi si unisce ai festeggiamenti dei tifosi gratificando i suoi ragazzi per il loro lavoro.
Immagina di essere a Bologna e di passeggiare per le vie del centro o in Piazza Maggiore. Predisponi i sensi a un’esperienza emozionale senza precedenti. Prepara la mente a ricevere il torrente di stimoli differenti che fluisce dalle strade di Bologna. Innanzitutto osserva gli edifici, ampi ma non troppo alti, che, uno accostato all’altro, ordinatamente si susseguono in strade larghe e rettilinee. Le facciate dei palazzi, alcune riccamente decorate, altre
Piazza Maggiore
austere, sono prova del fermento artistico che ha attraversato Bologna durante i secoli. Ammira Palazzo d’Accursio, punto d’unione tra Piazza Maggiore e Piazza del Nettuno e agglomerato di diversi edifici, e Palazzo Re Enzo, duecentesco e merlato. Soffermati davanti alla Basilica di San Petronio, che domina la Piazza con la sua facciata incompleta e non dimenticare le due torri, quella degli Asinelli e la Garisenda, alte e solide, che spiccano nel cielo bolognese. Una nota comune lega tra loro questi e moltissimi altri edifici della città: il colore rosso, conferito dai mattoni utilizzati per le costruzioni, che avvolge l’ambiente in un’atmosfera calda, pulita, confortante, tipicamente medievale. Le sfumature rossicce, che Cesare Marchi paragona al colore delle zolle emiliane, innescano nell’osservatore sensazioni di accoglienza, di calore, di familiarità, quasi si abitasse a Bologna da anni. Di sera, l’illuminazione dai toni tenui ma affatto deboli conferisce all’ambiente una dolce aria nebulosa, che ben si sposa con il profumo del Pignoletto dei colli servito nei locali e con la coinvolgente musica dei numerosissimi artisti di strada. Apprezzato il coinvolgente rosso, abbassa un po’ lo sguardo e nota tutt’intorno i portici che corrono
per l’intero centro storico, rendendo Bologna la città con il più elevato numero di porticati al mondo. Passeggiando, non rinunciare agli scorci più spettacolari offerti dai portici nella suggestiva Piazza Santo Stefano o dalle lunghe “gallerie” di Strada Maggiore, o ancora ai porticati di via Zamboni, brulicanti di vita e frequentati dagli studenti universitari. L’università, del resto, è un altro punto forte di Bologna: l’Alma Mater Studiorum è l’università più antica al mondo. Dopo una passeggiata contemplativa, concediti una full immersion nell’atmosfera tradizionale bolognese visitando l’antico mercato del Quadrilatero, che comprende l’ancor più antico Mercato di Mezzo. Soffermati sulla tavolozza di colori visibile per la stretta via: il rosso dei palazzi fa da sfondo a una gamma cromatica sensazionale, che varia dal giallo intenso della pasta fatta in casa ai colori cupi delle conserve esposte in vetrina, dal rosa della mortadella alle sfumature brunastre delle fragranti tigelle. Percepisci gli odori, non solo del cibo.
Le due torri: la Garisenda (a sinistra) e degli Asinelli (a destra)Piazza Santo Stefano
Percepisci il profumo intenso della vitalità, ascolta il brusio dei passanti, lasciati trasportare dall’atmosfera colorata e animata. Noleggia, poi, una bicicletta e visita gli splendidi Giardini Margherita e il Parco della Montagnola: riscoprirai un’inaspettata Bologna verde, lussureggiante, viva, che respira. Torna, infine, a Piazza del Nettuno e siediti ai piedi della fontana, con il prestante Nettuno del Giambologna che troneggia in alto e rifletti su quanto ancora ci sia da scoprire di Bologna, quante strade puoi ancora percorrere e quanti colori possono ancora avvolgere la tua mente.
La piazza del grande cantautore rimanda alla bellissima Bologna, in cui la strada diventa luogo d’incontro, di religione, di vita.
Girando per quelle stesse strade dove si gustano tortellini e piadine, si possono incontrare piccoli gruppi che si esibiscono in generi musicali di ogni tipo: dal jazz al pop a pochi metri di distanza. All’imbrunire il centro diventa una vera e propria sala concerti a cielo aperto e nelle strade bolognesi risuonano quelle note cariche di passione che riescono a trascinare chiunque. Luci soffuse dei lampioni, pezzi di storia come scenografia, tutti seduti a terra ad ascoltare, così a poco a poco si viene invasi da un’atmosfera magica, quella di una città che, dopo una dura giornata di lavoro, riesce a spogliarsi delle proprie preoccupazioni e si abbandona alle emozioni della musica. Da una parte i musicisti, come il professionista con già qualche disco alle spalle, il giovane studente che per un attimo lascia i suoi libri, il povero accattone che confida nella sua chitarra per mangiare qualcosa, dall’altra amanti del pop moderno, fan del jazz di New Orleans o vagabondi che si lasciano trascinare dallo stile più underground. Dovunque si trovi, il passante è avvolto da un’atmosfera surreale e coinvolgente che sovrasta ogni altro pensiero. Anche per questo a Bologna c’è una fremente vita notturna e i suoi stessi abitanti hanno alle spalle una grande tradizione musicale. In particolare la città vanta un’importante comunità jazz che ancora oggi si ritrova in luoghi come la Cantina Bentivoglio che dagli anni ’80 ospita spettacoli jazz anche di musicisti di fama internazionale. Inoltre fin dal ‘700 ha dato i natali a importanti esponenti della musica tra cui frate Martini al quale oggi è intitolato il Museo internazionale e Biblioteca della Musica di Bologna, fino ad arrivare ai nostri tempi con Gianni Morandi e Cesare Cremonini.
Tanto spazio ai giovani, studenti e laureati dell’UNIBO’, che si riuniscono in piccole band provando a trasformare la loro passione in un vero e proprio lavoro. Così per le vie di Bologna s’incontrano i Rumba de Bodas e gli Ex della tua ragazza, tutti alla ricerca di un angolo di città da poter colorare con le note della loro musica. Solo a Bologna tutto questo funziona, solo qui, grazie alla sensibilità degli abitanti di una piccola, grande città universitaria, pronta ad accogliere e coltivare i sogni dei giovani che ospita. È questa la vecchia madre di cui parla Guccini nella canzone Bologna.
Dunque tra i portici bolognesi riecheggiano i suoni antichi e moderni di una città abituata a vivere con la musica, che si nutre di musica che ama la musica!
Gli “ex della tua ragazza”
Giuseppina Balzano, Marco Gargiulo e Assunta Collaro
Libri custoditi nella sala dello Stabat Mater, in figura i libri di Galileo Galilei
Bologna, la città dei portici, delle torri e delle eleganti strutture, è l’antichissimo capoluogo dell’Emilia Romagna, affascinante e accogliente, stimolante e interessante. Meta ambitissima dei lettori che vengono attratti nel luogo da una peculiarità essenziale: le biblioteche. Insieme alla più antica università del mondo, la prestigiosa Alma Mater Studiorum, esse contribuiscono a mantenere vivo il primato culturale della città. Tra le biblioteche principali ricordiamo l’Archiginnasio e la Sala Borsa, entrambe nate con lo scopo di arricchire la conoscenza dei cittadini e di favorirne facilmente la diffusione. L’Archiginnasio di Bologna è un palazzo edificato nel centro della città intorno al XVI secolo, su commissione di papa Pio IV, il quale intendeva realizzare un luogo in cui potessero essere svolti i vari studi universitari, fino ad allora dispersi in luoghi differenti. Nel XIX secolo l’edificio perse la sua funzione e si avviò a diventare il simbolo dell’elevata speculazione antica. Al primo piano ritroviamo la grande sala dello Stabat Mater, in memoria della prima esecuzione di Gioacchino Rossini, la cui solennità è data dalle numerose iscrizioni e stemmi di docenti e studenti dell’epoca. La sala custodisce poi i volumi delle più celebri e famose menti della storia: Galileo Galilei, Cartesio, Darwin, Lavoisier, per arrivare poi ad Albert Einstein, il quale ha tenuto una conferenza sulla teoria della relatività nella metà del secolo scorso.
Insegna dell’edificio posto all’ingresso del palazzo
Di eguale importanza è la Biblioteca Sala Borsa, affacciata su piazza Nettuno e inaugurata nel 2001. E’ una struttura luminosa e viva che si erge su una pavimentazione trasparente, attraverso la quale si possono vedere reperti archeologici dovuti alla sedimentazione di varie civiltà. Si tratta di una biblioteca pubblica di informazione generale volta allo studio particolareggiato della cultura contemporanea. Sempre ricca di giovani e appassionati, la biblioteca è ampiamente frequentata per la possibilità che offre di usufruire di tutti i possibili mezzi di informazioni, quali libri, CD, video, mappe, riviste o computer. In conclusione Bologna merita a pieno l’appellativo di “Dotta”, così come indubbiamente merita anche quello di “Grassa”, ed è per questo che consigliamo a tutti di visitare questa città così piena di ricchezze artistiche e culturali.
« Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati…» Questo era l’invito che, nel suo celebre discorso del 26 gennaio 1955, il giurista Piero Calamandrei rivolgeva ai giovani, chiamati a farsi ricostruttori di un Paese dilaniato dagli orrori del conflitto. Parole che a sessant’anni di distanza continuano a risuonare nell’animo di ogni italiano. Ebbene, se davvero intendiamo raccogliere il suo invito, non possiamo che dirigerci lungo l’antica via Emilia, girovagando tra le dolci, morbide distese dei colli bolognesi. Fu proprio all’ombra di queste querce, infatti, che nacque la Resistenza ,forma di organizzazione popolare spontanea in chiave antifascista. Fenomeno, questo, di cui gli storici hanno offerto interpretazioni diversissime: insurrezione popolare antinazista, guerra civili tra partigiani e repubblichini o addirittura trionfo delle frange più anarchiche. « In realtà» sottolinea il prof. Luca Alessandrini, curatore dell’Istituto per la Storia e le Memorie del ‘900 “Parri” di Bologna « la Resistenza non può essere ridotta a uno scontro tra opposte fazioni consumatosi tra l’8 settembre 1943 e i primi giorni del maggio 1945 » . Secondo lo studioso, i nuclei del Comitato Nazionale di Liberazione Alta Italia, organizzatori diretti delle rappresaglie antinaziste in terra emiliana, furono soltanto il punto di partenza di un fenomeno sociale estremamente diversificato e complesso, che coinvolse in misura più o meno ampia tutti gli strati della società. « Accanto alla Resistenza agita, vissuta in prima persona da migliaia di uomini ( spesso ex-combattenti fascisti rimasti privi di ordini in seguito alla firma dell’armistizio di Cassibile del 3 settembre 1943), non si può ignorare la Resistenza subita da altrettanti anziani, bambini e donne non coinvolti direttamente nell’azione bellica» . Un aspetto, questo, troppo spesso lasciato in secondo piano. La necessità di eliminare sul nascere qualsiasi forma di opposizione antinazista indusse infatti le SS ad adottare la “linea dura”, colpendo quei bersagli che sino a quel momento erano stati considerati “soggetti neutrali”: le donne e i bambini. «Ebbe così inizio» ricorda lo storico «la stagione degli eccidi, di cui l’episodio di Marzabotto- Monte Sole costituisce la più significativa testimonianza». Ancora oggi, passeggiando per i solitari sentieri del paesino emiliano, sembra quasi di udire le urla delle madri e dei bambini, di percepire l’odore acre dei cadaveri ammassati e bruciati. Pare quasi che le querce di Marzabotto abbiano memoria delle 770 vite barbaramente spezzate per ordine del feldmaresciallo Kesselring, deciso a sferrare il colpo decisivo alla brigata partigiana “Stella Rossa”. Un’amara memoria di barbarie, che si erge a monito perenne per gli uomini di ogni tempo, ricordando che l’umanità può arrivare a distruggere se stessa.
“La Dotta, la Grassa, la Rossa.”: non tutti lo sanno, ma Bologna ha questi tre soprannomi. È chiamata la Dotta per l’antichissima università, la Rossa per l’orientamento politico e il colore dei tetti, la Grassa per la sua eccezionale cucina. Infatti Bologna è un crocevia di colori, persone, idee e cibo, dove si incontrano tradizione e innovazione. Un aspetto particolare è che per i Bolognesi il cibo non è solo nutrimento ma soprattutto un momento di aggregazione e condivisione, rifacendosi alla stessa concezione del cibo del Sud Italia. Nelle osterie, per esempio, i clienti devono solo comprare il vino e possono portarsi il cibo da casa. Una delle antichissime osterie è “L’osteria del Sole”, famosa per l’accoglienza e per i personaggi del luogo, nel quale ognuno è ben accetto. Nell’osteria c’è la regola di non poter cantare e suonare, ma l’unico che è riuscito a infrangerla è stato Joe Bastianich, noto ristoratore internazionale.
Bologna ha i suoi cibi caratteristici, alcuni dei quali si sono diffusi in tutta Italia. In questa zona uno dei piatti più apprezzati è la piadina che sta a Bologna come la pizza a Napoli, piatto tanto versatile quanto economico. Piatto meno noto ma altrettanto apprezzato è la tigella o crescentina, tipo di pane farcito con la cunza cioè lardo, rosmarino e aglio, dall’odore molto forte.
Altra ricetta classica della zona emiliana è quella delle tagliatelle, condite con l’altrettanto tipico ragù alla bolognese. Il piatto più famoso è il tortellino, diffuso in tutto il Nord Italia. Il tortellino era in origine un riciclo della carne avanzata sulla tavola dei nobili. Secondo la leggenda il tortellino si inspira all’ombelico femminile, quello di Venere secondo alcuni, secondo altri quello di una giovane e bella Marchesina. Bologna ha molte leggende quanti sono i piatti tradizionali, ma accoglie anche i piatti tipici di altri paesi.
In questa città, infatti, si trova di tutto: dal kebab al gulasch, dalla pizza alla polenta, dal sushi alla pita e così via, grazie ai numerosi universitari e immigrati di ogni nazionalità. Infine Bologna è una città fondamentale per la storia culinaria italiana e l’aspetto gastronomico è solo uno dei tanti motivi che la rendono più che degna di una lunga visita.
Interviste ai Bolognesi sul cibo
Salvatore Caiazzo, Francesco Di Nucci, Fabio Grandito
Grazie alla vivace comunità studentesca della città, la vita notturna di Bologna è sempre molto intensa. Tra le suggestive mura medievali molti luoghi di ritrovo consentono ai giovani di trascorrere le ore libere. Discoteche e locali con musica dal vivo, strade particolarmente frequentate dai ragazzi come via del Pratello, via Zamboni e via delle Belle Arti regalano un ambiente davvero incantevole. Aperto giorno e notte, nel Cluricaune gli studenti, di economia e sociologia, di ingegneria e giurisprudenza, si riuniscono per festeggiare un esame superato tra una birra e un’altra o anche perché, come afferma qualcuno: “Qui il rimorchio è quasi certo”. Ma come descrivere al meglio Bologna notturna dei giovani se non attraverso le loro parole?
Andando in giro per via Zamboni, ecco avvistate le nostre “ prede”!…
“Salve ragazzi, scusate l’intrusione. Siamo due alunne del Liceo statale Pitagora -B. Croce di Torre Annunziata in provincia di Napoli. Siamo qui a Bologna per uno stage giornalistico. Possiamo farvi alcune domande riguardo la vostra città?”
PAOLO e MARCO: “Si certo, nessun problema!”
G. : “ Quali sono i vostri nomi e quanti anni avete?”
P. : “ Io sono Paolo e ho 22 anni e lui è il mio amico Marco di 21 anni”.
G. : “Siete di Bologna?”
M. : “ Si”.
G. : “Cosa pensate della vostra città? Cosa vi piace e cosa non vi piace?”
P. : “ E’ una città molto bella e dalle giuste dimensioni, né troppo grande né troppo piccola. I portici ci proteggono dal caldo, dal freddo e soprattutto dalla pioggia. E’ una città multietnica e aperta, assolutamente non razzista. Mi trovo bene e credo offra tutto ciò di cui uno studente abbia bisogno e, tra i pochi aspetti negativi, ci sono limitati posti auto e troppi universitari”.
G.: “ Rispetto alle città del Sud, credete che Bologna offra maggiori opportunità lavorative?”
M.: “ Si, io lavoro già da un anno. Ci sono, infatti, numerose aziende predisposte ad offrire lavoro a noi giovani, anche se credo che la crisi abbia colpito Nord e Sud indistintamente”.
G.: “Ci sono attrattive per i giovani qui a Bologna? Quali posti frequentate maggiormente?”
P.: “Ci sono sicuramente molti locali in cui i giovani possono riunirsi, in modo particolare in quelli di via Zambone, che è la zona universitaria”.
G.: “ In estate, invece, cosa vi offre Bologna? Siete costretti ad allontanarvi o rimanete in città?”
M.: “Beh, in vista degli esami siamo costretti a restare qui, ma quando possiamo ci spostiamo verso Rimini e Riccione, che distano circa un’ora di macchina”.
G.: “Grazie mille, ragazzi, siete stati gentilissimi. Alla prossima”.
M. e P. : “ Grazie a voi”.