
La parola δεινός non ricorre solo per il mare, ma anche per l’essere umano. Gennaro Carillo, professore ordinario di Storia del pensiero politico presso l’Università di Napoli “Suor Orsola Benincasa”, nostro illustre ospite, ha tenuto una lectio magistralis al liceo Pitagora – B. Croce il 27 marzo, durante la Notte Nazionale del Liceo Classico dal titolo “Umano – Inumano. Una prospettiva greca”. Il δεινόν è indiscusso protagonista.
Nel primo stasimo della celebre tragedia greca sofoclea ”Antigone”, il coro entra in scena discutendo la capacità dell’ingegno umano e al tempo stesso ne sottolinea la duplice natura. Sofocle utilizza le espressioni δειˉνὰ˘ e δειˉνό˘τε˘ροˉν. “L’uomo usa violenza alla natura”, sottolinea Carillo, “perché egli adatta la realtà circostante a sé stesso tramite l’utilizzo della τέχνη”. Si tratta di arte poietica, quel processo creativo e produttivo che induce alla realizzazione di qualcosa prima inesistente, di prodigioso e potenzialmente terribile.
Rileggiamo quest’ambivalenza a partire dall’epos omerico, in particolar modo nel nono libro dell’Odissea. Odisseo, uomo dal multiforme ingegno (πολυτροπος), si distingue insieme ai suoi compagni dai Ciclopi perché “mangiatore di pane”, cibo derivante da una τέχνη, dall’unione e trasformazione di alimenti diversi. Questi giganti non solo violano il concetto di ξενία, ovvero di ospitalità, ma agiscono anche con ἀκρασία, la forte intemperanza data dalla loro mancata cultura.
L’uomo è l’unico animale che riflette, che riconsidera ciò che ha visto, l’unico capace di creare μηχαναί, artifici che permettono di vincere la potenza della φύσις, come le navi per solcare il temuto “mare canuto”. I Greci paventavano di morire in questa distesa azzurra che cancellava inevitabilmente la memoria e la persona.
L’essere umano è l’inventore del λόγος, del νóμoς e soprattutto della πόλις, plasmata sul bene comune. Questo perchè egli è ζῷον πολιτικόν, un animale politico, che non possiede solo αἴσθησις, ossia la conoscenza mediata unicamente dai sensi, ma anche la νόησις, la capacità intellettiva. Tuttavia, è incline al male, “ἕρπει, striscia”, parafrasando Sofocle, e mostra nella parola stessa così il suo lato mostruoso e terrificante.
La lezione ha destato, come sempre, grandissimo interesse, curiosità ed emozione nel pubblico lasciando spazio alla riflessione. Per quanto l’uomo possa essere apparentemente perfetto, nasconde dentro di sé un aspetto che lo rende “inumano” e prevaricatore, della natura, di ogni legge e ideale positivo e condiviso; e se il suo potere è monocratico e tirannico si pone fuori della comunità, apolis, incurante di ogni diritto nazionale e internazionale, imponendo la hybris.
Studiare la letteratura e la storia del passato non è mero nozionismo, ma la rappresentazione di ciò che eravamo, di ciò che siamo e che saremo.






