Tag: Musica e spettacolo

  • Pandemia e solitudine ispirano un successo di Powfu

    Pandemia e solitudine ispirano un successo di Powfu

    Questa pandemia non solo ha cambiato le nostre abitudini ma anche le nostre emozioni. Il non potersi incontrare, la mancanza di contatto e tutte quelle restrizioni e problematiche che ci vietano di vivere una vita quantomeno normale, sicuramente suscitano nuove emozioni e ci mettono davanti a  situazioni nuove da affrontare.

    E’ proprio su questo che il rapper e cantautore canadese, Powfu, pseudonimo di Isaiah Faber, ha scritto “When the hospital was my home”, una canzone che egli stesso definisce come “una delle più tristi mai scritte”. Per la stesura del testo ha tratto ispirazione da diverse esperienze da lui vissute ma, in particolare, dal film “A un metro da te” (film del 2019 diretto da Justin Baldoni che parla di due ragazzi, Stella e Will, affetti da una malattia che li porta ad avvicinarsi e ad innamorarsi, ma la terapia per Will non avrà gli esiti da lui sperati e ciò lo porterà ad allontanarsi da Stella). Il film ha aiutato Powfu a scrivere questa canzone dal punto di vista di una persona che vive in un ospedale, costretto ad essere lì non per propria volontà ma per necessità . Alla prima strofa della canzone c’è questa frase che avvia alla comprensione deii sentimenti e delle emozioni provate da una persona che, purtroppo, non può condurre una vita normale e serena:

     

    Traduzione

    I’m sick and it s**ks and my friends barely visit   –    Sono malato e fa schifo e i miei amici vengono a malapena a trovarmi

    Every week that goes by, end up feelin’ more distant   –    Ogni settimana che passa, finisco per sentirmi più lontano

    Cried so many times, tryna chip away my fear       –           Ho pianto così tante volte, provo a far sparire la mia paura

     

    Il messaggio che arriva è quello di un ragazzo che non può lasciare il suo letto d’ospedale, cosa che lo fa sentire lontano dai suoi amici che non possono essere con lui nei momenti più bui e che, pertanto, riesce  solo a ridurre ma non a rimuovere la paura di quanto, da solo, si ritrova ad affrontare.

    Dalla prima strofa si giunge, poi, al ritornello:

    Traduzione

    It’s okay to say goodbye                                                                                  Va bene dire addio

    But I hate saying goodbyes                                                                             Ma odio dire addio

    Would you stay here longer?                                                                      Rimarresti qui più a lungo?

    Sorry I’m not stronger                                                                                Mi dispiace, non sono più forte

     

    Ogni frase del ritornello può essere oggetto di una duplice interpretazione, dal momento che l’ascoltatore, in base alla propria sensibilità, può scegliere di leggerla ora dal punto di vista del ragazzo malato ora da quello del suo amico. In questi quattro versi il ragazzo malato chiede al suo amico di stare più a lungo con lui e si scusa per non essere abbastanza forte da sconfiggere la malattia. Allo stesso tempo il suo amico chiede al compagno malato di resistere ancora un po’ e si scusa dicendo di non essere stato abbastanza forte da stare al suo fianco per tutto il tempo, perché è difficile guardare un amico soffrire senza poter fare nulla.

    Questa canzone riflette pienamente ciò che stiamo vivendo. Ciò che questa pandemia ha comportato è il dover vivere situazioni tristi senza un punto di ritorno; ha causato un blocco delle nostre emozioni, dovuto al non poter vedersi con le persone più care e al non poter interagire con il mondo che ci circonda. Tuttavia è sempre importante guardare fiduciosamente avanti e sperare che questa situazione surreale, che stiamo tuttora vivendo, termini quanto prima trascinandosi dietro tutte le situazioni negative che ha generato.

  • ¡Al Carnaval, todo se vale!

    ¡Al Carnaval, todo se vale!

    Este año el Carnaval tendrá un sabor diferente de lo normal. No será la típica fiesta loca que cada año colorea las ciudades  y llena a los niños de alegría y diversión. Debido a la situación actual, todo ha sido cancelado o pospuesto también en todas las ciudades del mundo. Pero sin desanimarnos tenemos que pensar en que lo hacemos por una buena causa, para que todo salga bien.

    Sin embargo, cuando hablamos del Carnaval es imprescindible hablar de Cádiz. Esta es la ciudad más antigua de Europa occidental, situada en España y es famosa por su Carnaval, el tercero mayor del mundo. Los orígenes del  Carnaval  de Cádiz son muy antiguos y relacionados con la religión cristiana.  Pero hoy en día las celebraciones de esas fiestas tienen poco que ver con la tradición original, se trata de un momento de diversión en el que los habitantes  salen por las calles enmascarados y se reúnen para disfrutar de conciertos, música, danzas tradicionales, banquetes, todo acompañado por desfiles de carros. Las celebraciones comienzan un mes antes  y duran hasta una semana después del martes de carnaval. Lo que hace el Carnaval de Cadiz muy especial son los turistas, que llegan desde todo el mundo.

    El carnaval de Cádiz ha sido influenciado por el italiano. Pero mientras  en nuestro Carnaval  máscaras y disfraces son los protagonistas, el canto, la música y las

    actuaciones de los grupos son sin duda el centro del Carnaval de Cádiz.  Todo empieza en enero,  con el concurso para decidir entre los mejores grupos quién desfilará por las calles, con disfraces, para presentar canciones de humor, ironía y sátira sobre la vida de cada día o sobre los hechos políticos.

    Fuera del concurso oficial hay grupos de personas que también animan las calles durante el carnaval y representan la autenticidad de la ciudad.  La verdadera fiesta comienza con el pregón, que es un discurso oficial de personalidades públicas locales.  Asimismo el Carnaval de Cádiz se conoce también por el ingenio de sus bromas tradicionales. Las bromas de siempre son caramelos de pimienta, azucarillos con moscas o inofensivos petardos para cigarrillos y otras bromas divertidas con las que puedes reírte con amigos, para tomarle el pelo a alguien y echar unas risas. Por otra parte hay un lado gastronómico de la fiesta: entre las calles se pueden degustar las distintas especialidades culinarias de la zona como pescado y mariscos.  Además como si no fuera suficiente a una semana exacta del final del Carnaval oficial  en Cádiz empieza “el Carnaval Chiquito”. En este día todas las máscaras vuelven a invadir las calles de Cádiz para una última fiesta, esta vez casi más íntima, como en la ciudad ya no hay más turistas.

    El año pasado nosotras  también teníamos que ir a Cádiz, quizás hubiéramos aprendido a bailar el flamenco pero, debido al Covid19, no pudimos.  Sin duda un día nos iremos allí para  disfrutar de esa fiesta a la que fue reconocido incluso el título honorífico de Fiesta de Interés Turístico Internacional.

    Elisabetta Aprea, Martina Bisbiglio VB-linguistico

  • La nuova musica livestream

    La nuova musica livestream

    Questo 2020 ha impedito a tutti noi di vivere in serenità a causa della ormai tristemente nota situazione pandemica. Nonostante tutto, in un clima così teso e inquieto, ciò che ha potuto darci forza e sostegno è stata la musica. Essa non si è mai fermata perché è vita, movimento, crescita, ma purtroppo ha dovuto subire tristi cambiamenti. In questi mesi il mondo della musica si è trasformato completamente, costringendo cantanti e musicisti ad esercitare la propria arte solo all’interno di uno studio, registrando brani in grado di allietare gli ascoltatori, in modo da mantenere vivo lo spirito della musica. Infatti anche chiusi nelle nostre case siamo riusciti a valorizzare il suo potere catartico che, anche solo attraverso la riproduzione di una playlist, riesce a farci sentire più sereni e liberi dalle tensioni. Gli sbalzi d’umore che stanno dominando le nostre giornate trovano spesso una condizione di pace interiore grazie alla musica. C’è qualcosa però che ci manca davvero tanto e che non potrà mai essere sostituito con l’ascolto da casa: la musica live. Infatti i concerti si sono spostati dalle sale, dagli stadi e dai teatri agli schermi di smart TV, computer e tablet. Gli artisti organizzano spettacoli e festival livestream e il pubblico, attraverso l’acquisto di un biglietto online, può assistere all’esibizione di un cantante che lo appassiona, stando seduto sul divano di casa propria. Da Billie Eilish a Dua Lipa, da Andrea Bocelli ai Negramaro, sono stati veramente tanti gli artisti che, impossibilitati ad esibirsi live e a spostarsi in giro per il mondo con le loro tournèe, hanno scelto di organizzare per i fan dei concerti virtuali, servendosi delle numerose piattaforme che offrono un servizio di livestreaming. Uno spettacolo organizzato così, per quanto riesca bene, non si può tuttavia paragonare ad uno in presenza. Ascoltare i nostri artisti preferiti dal vivo, vederli salire sul palco e intonare le nostre canzoni del cuore, percepire l’adrenalina da platea, registrare quei momenti per renderli indimenticabili e condividere l’esperienza insieme a centinaia, migliaia, di fan come noi, è un’esperienza unica e inimitabile che lascia ricordi ed emozioni che non si possono sostituire. Per noi adolescenti queste sono le esperienze che contano di più e che maggiormente riescono a farci sentire bene, forti, completamente al settimo cielo. Al concerto del tuo cantante preferito, ci sembra di avere tutto ciò che di più bello possa capitare, vivendo uno dei sogni che credevamo irrealizzabili.

    Adesso siamo in uno dei più bei periodi dell’anno, quello natalizio, ma purtroppo questo non sarà un Natale come da tradizione. Come tutti i consueti eventi affollati delle festività del mese di dicembre, anche festival e spettacoli dal vivo sono stati annullati. In tutto il mondo sono sempre stati organizzati concerti straordinari per festeggiare il Natale e soprattutto per attendere l’arrivo del nuovo anno. Questa volta non è immaginabile parteciparvi fisicamente, ma sarà possibile seguire e ammirare le esibizioni natalizie da casa. Sarà un’atmosfera diversa, ma questa organizzazione, grazie agli artisti, ci aiuterà a mantenere alto lo spirito del Natale e a superare un momento difficile per tutto il mondo. 

    Ilaria Stefania Arcamone

    IV A classico

  • X Factor 2020: ecco chi sono i protagonisti

    X Factor 2020: ecco chi sono i protagonisti

    Quest’anno si è tenuta la ventesima edizione di X factor, talent che in questo 2020 così particolare ha rappresentato una vera e propria fuga dalla quotidianità per migliaia di adolescenti, e non solo. Questa edizione è risultata ricca di talento e colpi di scena, ma i protagonisti indiscussi sono stati i concorrenti e i corrispettivi giudici. La produzione ha scelto quattro giudici di tutto rispetto, Emma Marrone, Manuel Agnelli, Mika ed Hell Raton, due dei quali già veterani del talent. Gli altri due, invece, hanno esordito quest’anno : Emma ed Hell Raton, la prima, talentuosa cantante italiana, il secondo, giovanissimo produttore musicale di successo. Tutti e quattro i giudici hanno seguito in tutto e per tutto i concorrenti della propria categoria, settimana dopo settimana, canzone dopo canzone e nonostante le numerose critiche, hanno saputo lavorare insieme e migliorare sempre più.

    Parliamo ora dei concorrenti. Protagonisti dello show sono stati sicuramente Vergo e Blue Phelix, che hanno portato un messaggio di libertà e speranza per tutte le generazioni. Si sono espressi sul palco senza maschere e stereotipi e hanno dimostrato che essere se stessi non è mai la cosa sbagliata. Altri grandi protagonisti sono stati i Melancholia, voce femminile molto particolare e suoni ricercati ad accompagnarla. Sono stati molto amati da tutti e hanno regalato a tutti inediti dal grande successo. Altro personaggio rivoluzionario di questa edizione è stato Naip, che ha dimostrato di essere intelligente e anticorfomista allo stesso tempo. Il pubblico si è diviso di fronte a lui, alcuni lo amano e altri lo odiano. Cosa certa però è che ne ha fatta di strada dalle audizioni, tanto da arrivare in finale e ottenere la quarta posizione. Due concorrenti inoltre hanno trovato la loro riscossa in questo programma, Blind e Mydrama, e hanno sfornato inediti pazzeschi tanto che Blind in finale ha ricevuto il disco d’oro per l’inedito “Cuore nero”. E poi c’è lei, la vincitrice di questa edizione, Casadilego, una ragazza di soli 17 anni che ha dimostrato un enorme talento e una grande bravura. Già con il suo primo inedito “Vittoria”, ha ricevuto tantissimi consensi; anche la cover della canzone “Xanny” ha riscosso molto successo. Delicata e sensibile, è arrivata al cuore di tantissimi italiani che l’hanno supportata fino alla fine, regalandole la vittoria del programma.

    Niente da dire, questa edizione ci ha regalato grandissime emozioni in un momento in cui regnava lo sconforto generale per la situazione pandemica. Non ultimo, l’addio del grandissimo presentatore del programma da ben dieci anni, Alessandro Cattelan, colpo al cuore dei veri appassionati. L’edizione è stata davvero unica e ha fatto evadere piacevolmente dalla realtà tantissime persone che hanno trovato rifugio in una musica bella e originale.

  • Addio, Ezio: maestro di musica e di vita

    Addio, Ezio: maestro di musica e di vita

    “Mi manchi tanto, caro amico, davvero,

    e tante cose son rimaste da dire

    ascolta sempre solo musica vera

    e cerca sempre, se puoi, di capire”

    Queste bellissime parole tratte dalla canzone L’Arcobaleno di Mogol mi sono risuonate in mente appena ho appreso che il maestro Ezio Bosso è morto.  Una notizia triste, che porta un’ulteriore nota di negatività in questo momento difficile. Ma chi era Ezio Bosso? Un direttore d’orchestra, un pianista, un compositore, un musicista straordinario, capace di captare i suoni e le vibrazioni del mondo arrivando direttamente al cuore degli uomini. Ezio, però, era innanzitutto un grande uomo, “un uomo con una disabilità evidente in mezzo a tanti uomini con disabilità che non si vedono”. È diventato popolare e noto al grande pubblico nel 2016, quando, sul palco dell’Ariston come ospite d’onore al Festival di San Remo, eseguì il suo brano “Following a bird”. E’ stato uno spettacolo vedere un uomo, dotato di una energia atomica, capace di sconfiggere quella disabilità che lo accompagnava dal 2011.

    Ezio ha combattuto e vinto sempre contro il pregiudizio.  “Enfant prodige” (a quattro anni leggeva e suonava al piano tutti gli spartiti senza ancora conoscere l’alfabeto), la sua prima battaglia fu vinta quando dimostrò che non è vero che “il figlio di un operaio deve fare l’operaio”. Fu chiamato proprio lui, il 20 gennaio del 2019, a dirigere il grande evento “Grazie Claudio” a 5 anni dalla morte del celebre Claudio Abbado.

    E pregiudizi lui non ne aveva neanche sulla musica, che amava in tutte le sue forme e sfaccettature. Ha sempre preferito la musica classica, ma non ha mai rinnegato il suo passato di bassista degli Statuto, che oggi dicono di lui: “Abbiamo perso un amico, un fratello, un pezzo di noi”.

    La musica scaturita dalle sue mani imperfette, sia che provenisse dal suo pianoforte sia che fosse guidata dalla sua bacchetta, è stata ciò che gli ha permesso di lottare contro un tumore al cervello prima e contro una malattia degenerativa poi. Ha avuto il coraggio e la determinazione di ricominciare, imparando nuovamente a fare musica, laddove altri si sarebbero lasciati andare, diventando un grande esempio di forza e perseveranza per tutti. Ezio rappresenta la capacità di sapersi rialzare, la tenacia di chi non si arrende, la speranza che va oltre ogni difficoltà. Tutto questo senza esibizionismi, senza cercare a tutti i costi di suscitare un facile consenso basato su pietismo e sterile compassione. “Io vivo combattendo contro il pregiudizio, positivo e negativo che sia, vivo lottando per non diventare un luogo comune, credo in tutto quel che dico”. Anzi, più che suscitare pietà per la propria condizione, Ezio mirava a infondere negli altri un altro tipo di sentimento: la felicità. “Più lavoro con le orchestre e più mi rendo conto di quanto sia fondamentale prendersi cura dell’altro”. A Ezio piaceva lavorare con gli altri. “Devo farli stare bene, seguirli e guidarli”, diceva.

    Ci rendiamo conto allora che Ezio è stato una persona speciale, un esempio unico di coraggio e amore per la vita. Ci ha ribadito che bisogna vivere intensamente, giorno per giorno, per cogliere ogni attimo di felicità. “Carpe diem”, “pensando che il futuro è anche l’istante dopo questo”.

    “Dopo di me rimarrà la mia arte”, diceva. Certo, Ezio, la tua musica rimarrà per sempre, perché è “musica vera”; ma soprattutto resterà per sempre la tua capacità di non smettere mai di sorridere, la tua vulcanica energia, la tua capacità di dare un’anima alle cose che hai fatto.

  • Gioacchino Starace: “La danza è il mio mondo”

    Gioacchino Starace: “La danza è il mio mondo”

    “La danza è il mio mondo. Essa è una poesia in cui ogni parola è un movimento. Nel momento in cui respiri l’aria della sala da ballo e ancor di più del palcoscenico,capisci di non poterne più fare a meno. Ne hai bisogno come l’aria e più dell’aria. Le emozioni che si provano e si vivono su quelle tavole impolverate sono uniche e irripetibili. Non esiste nulla di più bello e potente!”

    Sono queste le parole rilasciate in una recente intervista dal danzatore emergente Gioacchino Starace, classe 1994,  nato a Pianura, un quartiere periferico di Napoli. Un ragazzo alto e dal fisico muscoloso,diplomato all’istituto per il turismo, Gioacchino coltiva la sua passione per la danza fin dalle scuole elementari, quando aveva una maestra la cui figlia era proprietaria di una scuola di danza privata. Accortasi del talento del bambino, la maestra cerca di convincerlo a fare una lezione di prova. Sebbene avesse capito che quello della danza era il suo mondo, Gioacchino non riceve, all’inizio, la spinta giusta per intraprendere gli studi di danza. Poi un suo compagno di scuola si iscrisse alla scuola privata e così ebbe il coraggio di farlo anche lui. Per Gioacchino all’inizio non era importante diventare  un ballerino professionista, l’importante era danzare. Ma per lui il destino aveva in serbo molte sorprese. Inizialmente ha studiato solo danza moderna e contemporanea e mai avrebbe pensato di diventare un ballerino classico, visto che considerava la danza classica troppo schematica e quasi costrittiva. Non avrebbe potuto esprimere la sua gioia ballando il repertorio. Ma il tempo e l’esperienza cambiano i pensieri. Infatti a 16 anni inizia a studiare danza classica con entusiasmo. Dopo qualche anno venne , in qualità di esaminatore, presso la scuola privata napoletana il ballerino Ugo Ranieri che , rendendosi conto del talento del ragazzo e ritenendolo particolarmente predisposto per la danza classica, propose di farlo studiare presso la scuola di ballo del “San Carlo”. Gioacchino iniziò un nuovo percorso, all’inizio faticoso in quanto l ‘ avvicinarsi alla danza classica in età “avanzata” rispetto a quella stabilita, prevede di recuperare il tempo e gli anni di esercizi perduti. Lo ha aiutato la grande forza di volontà e la consapevolezza di essere più indietro rispetto agli altri e perciò di dover lavorare di più sulle sue lacune con dedizione e profonda umiltà. Nel 2011 decide di partecipare al Festival della danza di Spoleto con una coreografia moderna. Vince la gara e attira l’attenzione di due membri della commissione: il Direttore della Scuola di Ballo di Stoccarda e la Direttrice della Scuola di Ballo di Roma e gli vengono offerte due borse di studio. Gioacchino decide di accettare quella di Roma che gli ha permesso di coltivare la sua passione per la danza senza chiedere nulla ai genitori e diplomarsi nel 2015.

    Dopo essersi diplomato, il ballerino inizia, purtroppo senza successo, le prime audizioni a Dresda, Zurigo e Losanna. Sebbene deluso e con qualche timore, approda a Milano alla Scala. Qui, come è stato affermato dal danzatore, chiese di fare un’audizione privata che superò brillantemente. Toccò “il cielo con un dito”, quando gli fu comunicato che da lì a un mese avrebbe iniziato a lavorare nel teatro. Così da due anni la sua vita a Milano è totalmente cambiata, una vita faticosa ma piena di soddisfazioni. Ha avuto , così, la possibilità,anche se giovanissimo, di collaborare con coreografi e ballerini di fama mondiale. Tra questi ricordiamo soprattutto Roberto Bolle che , in passato, lo invitò a danzare nel suo spettacolo “Cenone in D Maggiore” di Jiri Bubenicek. E proprio al fianco di Roberto Bolle che Gioacchino danzerà nello spettacolo del coreografo internazionale, innovatore e sostenitore  del genere del balletto drammatico, John Neumeier. ” Le Dame au camélias” è lo spettacolo che apre la stagione 2018 del Teatro milanese. Esso è tratto dal romanzo di Alexandre Dumas (figlio). musicato con le note struggenti di Chopin. Gioacchino interpreterà il ruolo di Gaston, amico fedele di Armand, cioè Roberto Bolle.

    La storia di Gioacchino  Starace dimostra come sia possibile realizzare un sogno senza molte aspettative, ma soprattutto  come sia importante la danza. Come ha egli affermato, la danza gli ha dato la possibilità di provare emozioni che mai avrebbe potuto provare. Grazie ad essa ha conosciuto maggiormente se stesso, è cresciuto e si è scoperto con la sua forza, determinazione e fragilità e ha avuto la possibilità di esprimersi in libertà. Gioacchino è un ragazzo che vive giorno per giorno, pieno di sogni per il futuro e che mette, soprattutto, l’anima nella sua danza. E alla domanda:”Come ti vedi tra 20 anni?”, lui risponde:” Forse ballerò o forse no. Non posso sapere cosa accadrà nella mia vita. Di certo  vorrei  sentirmi felice e non avere rimpianti”.

     

    Emma Forte V Ds.

  • Premio ‘Elia Rosa’: è gran finale in musica

    Premio ‘Elia Rosa’: è gran finale in musica

    Elia RosaE’ giunta al termine la decima edizione del “Premio Elia Rosa”, il concorso musicale organizzato dall’associazione “Amici di Elia Rosa” in collaborazione con il nostro Liceo. Sabato 7 maggio dalle ore 19.00, al liceo Pitagora Croce di Torre Annunziata, si è tenuta la serata finale, con l’esibizione di tutti i ragazzi selezionati  e l’intervento di numerosi ospiti.

    Ad aprire la serata, un’emozionante esibizione dell’orchestra giovanile RIONE SANITA‘, fuori concorso. La serata  è stata presentata da Dino Piacenti, il conosciutissimo presentatore del circuito WE CAN DANCE. Ad aggiudicarsi la vittoria il liceo musicale GIUSEPPE MOSCATI di Sant’Antimo diretto dal maestro prof. Donato de Simone per la sezione B; al secondo posto  un giovanissimo solista, UGO CANNAVALE, studente del nostro Liceo, in gara per la sezione D. Premi speciali a Giuseppe Quadara, della Scuola Media Statale Dante Alighieri di Marigliano, in gara per la sezione D – Solisti categoria Scuole medie,  a cui va la borsa di studio messa a disposizione dalla IvsItalia di 150 euro, e a Nicola Copertino del Liceo Musicale “Giuseppe Moscati” di S. Antimo, in gara per la sezione A – Sax virtuoso categoria Licei, padrino Umberto Muselli, a cui va la borsa di studio di 300 euro messa a disposizione da Ciaravola strumenti musicali.Elia Rosa

    La serata è stata arricchita anche dall’intervento di Irma Testa, la giovanissima campionessa  torrese, che già all’età di 10 anni ha vinto la sua prima medaglia europea e ora, a soli 18 anni, è considerata il pugile under 20 più forte del mondo e ci rappresenterà alle Olimpiadi di RIO 2016. Altri grandi ospiti protagonisti della musica quali Enzo Gragnaniello, Gianni Conte, Franco del Prete e Monica Sarnelli hanno contribuito al successo di questa serata, deliziando il pubblico con le loro esibizioni.

    Da loro è arrivato un forte augurio a tutti i giovani che vogliono entrare a far parte del mondo della musica e la testimonianza appassionata che la musica è un’arte viva che ci portiamo dentro e che ci rappresenta.

    Chiara Cirillo e Stefania Di Maria 3D linguistico

     

     

  • Addio a Prince, genio della sregolatezza

    Addio a Prince, genio della sregolatezza

    Prince Rogers Nelson, in arte Prince.
    Prince Rogers Nelson, in arte Prince

    Il 21 Aprile 2016, Prince Rogers Nelson, in arte Prince, è deceduto in circostanze misteriose nella sua abitazione di Minneapolis, dove era nato il 7 giugno 1958. Ancora incerta la dinamica della morte, su cui è stata aperta un’inchiesta. I tentativi di rianimazione del cantante, trovato esanime in ascensore, sono stati inutili: alle 10.07 Prince è stato dichiarato morto. Cordoglio da tutto il mondo. Il presidente Obama ha dichiarato: «Abbiamo perso un’icona della creatività, uno dei più preziosi e prolifici musicisti del nostro tempo ».

    Nato da una famiglia di jazzisti, è stato per oltre trent’anni uno dei più talentuosi e ingovernabili artisti della musica mondiale. Cantante, musicista, attore, regista e produttore, il genio-folletto di Minneapolis (era alto solo 158 centimetri) dalla fine degli anni Settanta aveva frequentato e sapientemente mixato i più svariati generi musicali: dal soul al funk, passando con disinvoltura al jazz, al pop e al rock psichedelico, conquistandosi una folta schiera di fedelissimi fan.

    Celebre per i suoi live trasgressivi, trascinanti e altamente spettacolari, Prince è stato definito in America “la risposta demoniaca a Michael Jackson”. Nelle sue canzoni ha parlato di sesso e libertà e ha istigato alla ribellione, riuscendo a costruire un personaggio irrgagiungibile e profetico, megalomane e anarchico, capace di creare attorno a sé un’atmosfera carica di mistero e di eros liberatorio. Le sue tormentate storie d’amore erano parte del suo mito.

    La sua passione per la musica era ai limiti della bulimia. Ha sempre composto, arrangiato e suonato tutte le musiche dei suoi dischi, spesso passando da uno strumento all’altro. Si stimano circa 100 milioni di dischi venduti. Prince ha spesso alternato successi e cadute, incapace di accettare compromessi. Nonostante sia stato uno dei primi artisti a vendere musica online, ha avuto sempre un rapporto difficile con Internet e con i social network. Ha scritto anche successi prestati ad altri come “Nothing compares to you” che  ha regalato il successo mondiale a Sinead O’Connor.

    Ha vinto sette Grammy Awards, un Academy Awards, un Golden Globe e, nel 2004, il suo nome è stato scritto nella Rock and Roll Hall of Fame. Lo stesso anno la “ARC Rock on the Net” lo ha indicato come il primo miglior artista maschile pop degli ultimi 25 anni, mentre la rivista Rolling Stone lo ha piazzato al 27º posto nella classifica dei 100 migliori artisti di tutti i tempi.

    Salutiamo l’icona pop degli anni ottanta con una delle sue frasi più significative: «Bisogna vivere una vita per capire la vita. I turisti ci passano solo attraverso…»

  • “Una famiglia vera e propria non ce l’ho e la mia casa è Piazza Grande…”

     

    img_0618La piazza del grande cantautore rimanda alla bellissima Bologna, in cui la strada diventa luogo d’incontro, di religione, di vita.

    Girando per quelle stesse strade dove si gustano tortellini e piadine, si possono incontrare piccoli gruppi che si esibiscono in generi musicali di ogni tipo: dal jazz al pop a pochi metri di distanza. All’imbrunire il centro diventa una vera e propria sala concerti a cielo aperto e nelle strade bolognesi risuonano quelle note cariche di passione che riescono a trascinare chiunque. Luci soffuse dei lampioni, pezzi di storia come scenografia, tutti seduti a terra ad ascoltare, così a poco a poco si viene invasi da un’atmosfera magica, quella di una città che, dopo una dura giornata di lavoro, riesce a spogliarsi delle proprie preoccupazioni e si abbandona alle emozioni della musica. Da una parte i musicisti, come il professionista con già qualche disco alle spalle, il giovane studente che per un attimo lascia i suoi libri, il povero accattone che confida nella sua chitarra per mangiare qualcosa, dall’altra amanti del pop moderno, fan del jazz di New Orleans o vagabondi che si lasciano trascinare dallo stile più underground. Dovunque si trovi, il passante è avvolto da un’atmosfera surreale e coinvolgente che sovrasta ogni altro pensiero. Anche per questo a Bologna c’è una fremente vita notturna e i suoi stessi abitanti hanno alle spalle una grande tradizione musicale. In particolare la città vanta un’importante comunità jazz che ancora oggi si ritrova in luoghi come la Cantina Bentivoglio che dagli anni ’80 ospita spettacoli jazz anche di musicisti di fama internazionale. Inoltre fin dal ‘700 ha dato i natali a importanti esponenti della musica tra cui frate Martini al quale oggi è intitolato il Museo internazionale e Biblioteca della Musica di Bologna, fino ad arrivare ai nostri tempi con Gianni Morandi e Cesare Cremonini.

    Tanto spazio ai giovani, studenti e laureati dell’UNIBO’, che si riuniscono in piccole band provando a trasformare la loro passione in un vero e proprio lavoro. Così per le vie di Bologna s’incontrano i Rumba de Bodas e gli Ex della tua ragazza, tutti alla ricerca di un angolo di città da poter colorare con le note della loro musica. Solo a Bologna tutto questo funziona, solo qui, grazie alla sensibilità degli abitanti di una piccola, grande città universitaria, pronta ad accogliere e coltivare i sogni dei giovani che ospita. È questa la vecchia madre di cui parla Guccini nella canzone Bologna.

    Dunque tra i portici bolognesi riecheggiano i suoni antichi e moderni di una città abituata a vivere con la musica, che si nutre di musica che ama la musica!

    Gli "ex della tua ragazza"
    Gli “ex della tua ragazza”

    Giuseppina Balzano, Marco Gargiulo e Assunta Collaro

    Video

    https://www.youtube.com/watch?v=VIbij1dHAk8&w=853&h=480