Tag: Giancarlo Siani

  • Noi, Giancarlo, ti seguiamo per davvero

    Noi, Giancarlo, ti seguiamo per davvero

    Durante uno degli incontri pomeridiani tenutisi all’interno dell’Aula Magna del nostro istituto con il giornalista Giovanni Taranto, è stato proiettato il film E io ti seguo.  Diretto da Maurizio Fiume, E io ti seguo è una pellicola di genere drammatico del 2003, di durata 80 minuti, con Yari Gugliucci nei panni del giornalista napoletano Giancarlo Siani, assassinato il 23 settembre 1985 dalla camorra nei pressi della propria abitazione. Il regista racconta in modo particolarmente realistico la storia di Giancarlo, giovanissimo quanto abile nella scrittura, che ottiene il lavoro dei suoi sogni come “precario”  del quotidiano “Il Mattino”, presso la sede di Castellammare di Stabia.

    Sin dal primo fotogramma si rivela chiaro l’intento di Fiume: cercare di fornire allo spettatore quanti più dettagli sulla personalità e sulla serietà del cronista nell’eseguire il proprio lavoro, ma anche sulla vita privata. Ne è esempio la lettura tra una sequenza e l’altra delle lettere inviate a Chiara, sua amica di vecchia data. Incentrando, quindi, la narrazione sulla vita di Giancarlo anziché sulla tesissima atmosfera che si respirava negli anni ’80 a Torre Annunziata a causa delle guerre tra i clan, il regista vuole rendere giustizia alla figura del cronista, analizzando e mettendo in risalto la sua natura “umana” e non quella “eroica” , ormai idolatrata da quarant’anni.

    Come è possibile osservare già a partire dalle prime scene ambientate nella redazione,  Siani è sempre intento a ricercare e a raccogliere informazioni nell’archivio della sede per scrivere i propri pezzi. Viene descritto come un ragazzo appassionato e devoto al proprio lavoro, dotato di grande forza di volontà e determinazione che esprime tutte nella stesura dei propri articoli. Il suo smanioso desiderio di conoscere e raccontare la verità, alimentato dall’ombra di mistero che aleggia sui bassifondi della bella cittadina di mare, tuttavia, si rivelerà fatale. 

    Il titolo del film è tratto da una frase pronunciata dal magistrato presso cui Siani si reca per ottenere informazioni riguardo la scia di omicidi che la guerra di camorra ha lasciato al proprio seguito. Da quella emblematica battuta traspare appieno l’incoraggiamento da parte delle istituzioni nei confronti di Giancarlo a proseguire il suo lavoro di ricerca sulla degradata realtà della camorra torrese. A determinare, infine, la sua morte, secondo la verità giudiziaria velatamente esposta nel film, sarà infatti l’articolo in cui Siani scrive dell’arresto del boss di Torre Annunziata, Valentino Gionta. Avendo ricevuto una soffiata da una fonte, egli racconta del possibile coinvolgimento della famiglia camorrista dei Nuvoletta presso la quale il boss latitante era rifugiato e ciò comporterà conseguenze irreparabili. Dunque, i mandanti dell’omicidio del giornalista sarebbero stati gli stessi membri della “Nuova famiglia”, che, per evitare l’umiliazione all’interno dell’ambiente mafioso, preferirono sacrificarlo come capro espiatorio.

  • Il riscatto di Torre Annunziata non è un’utopia: noi giovani ci crediamo

    Il riscatto di Torre Annunziata non è un’utopia: noi giovani ci crediamo

    “Io resto ogni volta ammirato del vostro impegno, della vostra scuola, delle iniziative e del fatto che voi ci crediate.” 

    Questa è la bellissima frase, pronunciata dal dott. Alessandro Pennasilico in occasione dell’incontro “Giornalista Giornalista”, tenutosi venerdì 23 aprile e che descrive appieno lo spirito con cui è stato affrontato; noi alunni abbiamo discusso per ben due ore insieme a lui, all’onorevole Paolo Siani e al procuratore generale Armando D’Alterio, affrontando problematiche significative che affondano le proprie radici nella storia della nostra città e che ancora oggi la logorano: l’inquinamento, la dispersione scolastica, l’illegalità, l’uso di droga tra i giovani, il fenomeno dei “muschilli”, ma anche l’abusivismo edilizio, l’usura, il racket, l’omertà, la criminalità organizzata e la malavita.

    A loro abbiamo fatto domande che noi, a nostra volta, ci ponevamo da tempo e a cui faticavamo tanto a rispondere. Abbiamo ascoltato con attenzione e curiosità le risposte, abbiamo provato a imprimere nella nostra memoria tutto ciò che ci veniva detto e ne abbiamo fatto tesoro. Di tanto in tanto ci siamo sentiti attraversati da brividi e i nostri occhi sono diventati lucidi, perché quelle risposte sono state in netta antitesi coi crimini che vengono commessi ogni giorno nella nostra città e che ci angosciano molto. Quelle “persone pulite” ci hanno fatto intravedere la possibilità di un riscatto, di soluzioni che non sembravano più un’utopia: tutti noi abbiamo provato l’emozionante forza dell’onestà.

    Ecco, quindi, la voglia di lavare le offese perpetrate contro Torre Annunziata: da decenni è ferita da molte umiliazioni. In particolare, ricorrono due tipi di offese: una che può sembrare piccola e poco significativa, ma quasi inevitabile e, perciò, molto frequente, è quella che subiscono le nostre madri quando noi figli siamo costretti ad andar via perché purtroppo da questa nostra città non possiamo ricevere molto. Consapevoli di ciò, col cuore a pezzi, ci lasciano andare altrove. 

    L’altra offesa è quella che mette all’angolo, umiliandoli, tutti i cittadini onesti e pacifici che continuano a vivere in questa triste realtà torrese. L’esempio più terribile è quello di un uomo perbene a cui viene strappata barbaramente la vita con una pugnalata dritta al petto, a causa di una sedia sgangherata imposta con prepotenza come segno di occupazione di un territorio pubblico. La legittima intolleranza di sua figlia, che potremmo definire semplicemente senso di giustizia, ha scatenato la furia dei carnefici del suo papà e così quello è stato l’ultimo giorno in cui la ragazza ha incrociato i suoi occhi “azzurri, anzi, azzurrissimi”. Noi tutti sappiamo che non bisogna mai voltarsi dall’altra parte quando si incontra una sedia come quella, ma sappiamo anche che questa è una partita senza fine, di cui dobbiamo essere “soggetti attivi” e non “spettatori”. Dovremo, quindi, rimuovere ancora tante altre “sedie”!

    Durante l’incontro, noi non abbiamo ricevuto solo risposte, ma molto di più: ci siamo sentiti come se ci fossero state iniettate massicce dosi di coraggio, forza e speranza, proprio come un vaccino. Ci è stata ridata la voglia e la forza di risollevare la tanto, troppo vessata Torre Annunziata, di liberarla dalla ferocia della criminalità, che come un ferro rovente ogni giorno la marchia a fuoco dinnanzi al resto del Paese. 

    La nostra città, nel corso degli anni, è stata resa quasi completamente invivibile ed è sempre più difficile scegliere di restarvi. Si è ammalata gravemente e la sua cura siamo noi giovani armati del sistema di artiglieria pesante più potente in assoluto: la nostra fiducia nel riscatto. Noi ci crediamo e proprio per questo non vogliamo subire, ma scegliere, sempre e comunque.

  • Il liceo Pitagora – B. Croce alla presentazione del libro di A. D’Alterio sull’omicidio di G. Siani

    Il liceo Pitagora – B. Croce alla presentazione del libro di A. D’Alterio sull’omicidio di G. Siani

    Venerdì, 18 settembre 2020, nell’Aula Magna dell’ Università Federico II di Napoli, è stato presentato il libro La stampa addosso – Giancarlo Siani – La vera storia dell’ inchiesta, di Armando D’Alterio, Procuratore Generale a Potenza che, grazie alle sue indagini, condannò i mandanti e  gli  assassini di Giancarlo Siani, giovane giornalista, vittima della camorra, a cui il nostro Liceo dedica ogni anno svariate attività scolastiche.

    Il libro di D’Alterio non è un semplice romanzo, ma un vero e proprio percorso guidato attraverso le indagini che sono state svolte per giungere alla verità. Un viaggio durato anni, riassunto in sole 286 pagine, scritte e delineate non solo dal loro autore. Questo thriller-verità, ideato per il 35esimo anniversario dell’omicidio, è frutto di una collaborazione con l’editore Guida e vanta una prefazione a cura di Maurizio Molinari, direttore del quotidiano “La Repubblica”. Fondamentale anche il ruolo di Ottavio Ragone – responsabile della redazione partenopea – e dell’inviata Conchita Sannino.

    Nell’Aula Magna sono presenti il Ministro dell’Università, G. Manfredi, il Rettore, A. De Vivo, il Sindaco di Napoli, L. de Magistris, il dott. P. Siani, il Procuratore di Torre Annunziata, N. Fragliasso, Don T. Palmese, referente della Campania di Libera, esponenti del mondo giudiziario, docenti e noi alunni, rappresentanti del Liceo Pitagora – B. Croce. Negli sguardi di tutti risplendono l’emozione, la gratitudine, l’orgoglio che il progetto rappresenta, ma soprattutto la fatica che ha comportato.

    Chi pensa che scrivere un libro sia semplice, non ha mai toccato, letto o iniziato un libro per davvero. Negli interventi degli ospiti, però, l’interesse non è rivolto esclusivamente al contenuto del libro, pur essendo il protagonista indiscusso. I discorsi vertono soprattutto sul tempo che lo ha preceduto e su quello che verrà dopo; tutti si augurano che il messaggio di D’Alterio raggiunga un vasto numero di lettori, adulti e giovani. A tal proposito, prende la parola in video-conferenza Maurizio Molinari: “È un libro che riguarda tutti noi, perché riguarda la memoria collettiva. È importante per le nuove generazioni, per il territorio e risponde alla missione del nostro giornale, quella di essere vicino a chiunque si batta contro il crimine organizzato per il rispetto dell’altro, delle Istituzioni e della vita collettiva. Ricordare perché Siani fu assassinato, quale fu il lavoro difficile di un magistrato formidabile, ricordare tutto questo significa per noi essere più forti, più vicini alle istituzioni e più liberi”.

    Quando, chiamata ad intervenire, prendo la parola, per un’interminabile manciata di minuti i ruoli si invertono. Sono loro, gli adulti, i “grandi” del mio tempo, ad ascoltare me, che in confronto sembro quasi una bambina. Eppure non lascio che l’emozione mi mangi come solitamente accade, sono consapevole di essere un frammento del futuro. Gli adulti hanno bisogno degli adolescenti come gli adolescenti hanno bisogno degli adulti. “In un presente sempre più soggetto a “smarginatura,” come direbbe Elena Ferrante, affermare la giustizia è tanto difficile, quanto lo è pensare al domani. Tutto sommato non sono cambiate le cose: certi mali sono così intricati che non basterebbero mille mani per districarli definitivamente. Ma il peggiore di tutti sono il silenzio e l’indifferenza, perché basta anche solo una persona per generarli. Spero che questo libro possa incitare tutti a rompere una catena in cui ci stiamo avvolgendo con le nostre stesse mani. Lei, procuratore, è la dimostrazione che il mondo, per quanto al limite, può ancora cambiare in meglio. La ringrazio per il lavoro svolto nel nome della sola legge, quella che, tecnicamente, dovrebbe essere uguale per tutti. Io, nel mio piccolo, posso solo sperare in un mondo dove di silenzio ce ne sia sempre di meno.”

    La sala esplode in applausi scroscianti. Io non so come reagire, rivolgo solo un’ultima domanda al Procuratore. Ascoltando le sue parole, posso immaginare il giovane Armando D’Alterio che fa di tutto per raggiungere il suo scopo. Ed è sempre ascoltando le sue parole che capisco quelle di Cafiero De Raho, con cui condivideva una stanzetta a Castel Capuano, “così piccola che sapevamo sempre quel che succedeva.” Non è impressionante quando, nelle stanze piccole, sbocciano le amicizie più grandi?

    E, parlando di legami, ne esiste uno più duraturo nel tempo della fratellanza?

    Impossibile, infine, non parlare di Paolo Siani, fratello di Giancarlo, che esprime la sua opinione. “Giancarlo ha visto il male nei vicoli di Torre Annunziata, nei palazzi della politica e lo ha raccontato come fa un giornalista normale. Questo libro racconta quello che i magistrati hanno scoperto dieci anni dopo la morte di Giancarlo, attraverso una serie di altri maxi processi fatti in quegli anni su quel mondo criminale in provincia di Napoli. Fa chiarezza su quello che Giancarlo aveva già scritto prima nei suoi racconti da Torre Annunziata. Chiunque c’era in quegli anni e anche quelli che non erano ancora nati, leggendo questo libro capiscono che cosa accadeva in questa terra tanti anni fa e come un ragazzo giovane, di 26 anni, ha provato a raccontarla nella sua più chiara espressione.”

    Quando mi avvicino per salutarlo, al termine della cerimonia, lui mi guarda, sorridente. Solo in quel momento ho realizzato di avere davanti un fratello che ha perso il suo più grande compagno di vita, e nel modo più ingiusto che esista. Ha tutti i motivi del mondo per non sorridermi, per odiare il mondo. Invece ha scelto di essere forte, di continuare la lotta di Giancarlo. Osservando lui e la copertina del libro, è chiaro che i fratelli Siani hanno lo stesso sorriso. Stringendomi la mano mi dice pacatamente: “Comunque, fidati di me, qualcosa è cambiato.”

    E per cancellare definitivamente tutti i nodi del male, dobbiamo fare di tutto perché quel qualcosa continui a cambiare.

    Giò Barba

    Liceo Statale Pitagora – B. Croce

  • A model of bravery: Giancarlo Siani.

    A model of bravery: Giancarlo Siani.

    33 years after his death, people still remember Giancarlo Siani’s bravery. He never kept his mouth shut about what was happening in Torre Annunziata.

    The journalist was so determined to discover the truth and he was completely in love with his job. All he wanted was alerting people about organized crime which was involved in politics and in many other fields, but people seemed to reject the truth, they were too scared to pick the right side. But he wasn’t, and he kept on using his job to fight camorra and exposing it.

    His voice was too loud in criminals’ opinion, so they decided to shut the truth up and kill him. 10 gunshots in his head and Giancarlo’s life was taken away by the people he’d always tried to stop.

    Many years took to arrest the murderers. At first people blamed him, trying to cover the lawlessness of their hometown, but some years later they started facing the truth.

    Today young generations are trying to fill in for Giancarlo’s voice, taking him as a model of bravery, standing together against camorra.

  • Paolo Siani al liceo Pitagora- B.Croce

    Paolo Siani al liceo Pitagora- B.Croce

    “La scuola è l’unica arma che io e Giancarlo abbiamo per non essere sconfitti”, afferma Paolo Siani nel suo discorso il 22 settembre 2018.Dopo anni,  il fratello di Giancarlo Siani, giornalista vittima della camorra, ha tenuto una conferenza nell’aula magna del liceo Pitagora B.Croce, in compagnia di figure già note per aver partecipato a molte manifestazioni indette dal nostro liceo, come il procuratore Armando D’Alterio e il colonnello dei carabinieri Filippo Melchiorre.

    Paolo è stato accolto dal preside, prof. Benito Capossela, e dai calorosi applausi dei ragazzi del liceo, che si sono mostrati partecipi alla discussione. Un video, che ha riassunto tutte le iniziative realizzate in onore di Giancarlo Siani, ha dato avvio all’incontro tra la commozione generale dei presenti. Successivamente c’è stato il dibattito con alcuni dei ragazzi presenti in aula: domande pungenti e talvolta polemiche sono state poste a Paolo Siani e agli altri presenti.

    I quesiti rivolti ai vari relatori spaziavano dalla libertà di stampa allo sfruttamento del precariato a cui vengono sottoposti molti aspiranti giornalisti.

    Infine, una domanda in particolare, quando è stato chiesto a Paolo se fosse soddisfatto dell’incontro, ha suscitato forti emozioni in seguito all’inaspettata risposta di quest’ ultimo. Infatti Paolo ha affermato che, nonostante fosse molto felice per aver partecipato all’ incontro, tuttavia, in tutti questi anni si è sentito solo e che,  a distanza di 33 anni, egli sente ancora il dolore per la morte di Giancarlo, che, probabilmente, non passerà mai.

    Al termine del dibattito, il preside ha consegnato a Paolo una copia del libro “Sìano Siani”, in cui sono documentate tutte le attività dedicate al giovane giornalista. Inoltre, tutti i ragazzi, vincitori dei vari concorsi in onore di Giancarlo, sono stati premiati.

    Questa manifestazione ha rappresentato, come afferma lo stesso Paolo Siani:

    “La più grande rivincita per Giancarlo”.

     

  • Giancarlo Siani nel mondo

    Giancarlo Siani nel mondo

    Il presente testo vuole ricordare un nostro eroe attraverso le voci di giovani  studenti stranieri  presenti nel nostro Liceo                                  

     

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    • Giancarlo Siani è stato un giornalista napoletano.
    • Giancarlo Siani was a journalist from Naples.
    • Giancarlo Siani était un journaliste napolitain.
    • Giancarlo Siani fué un periodista Napolitano.
    • E’ nato a Napoli il 19 settembre 1959. E’ stato assassinato dalla camorra il 23 settembre 1985.
    • He was born in September 19th 1959. He was murdered by camorra in September  23th 1985.
    • Il est né le 19 septembre 1959. Il fut assassiné par la mafia le 23 septembre 1985.
    • Nació en Napoles el 19 de Septiembre de 1959. Fué asesinado por «la camorra » el 23 de Septiembre de 1985.
    • E’ stato corrispondente da Torre Annunziata per « Il Mattino ».
    • He was a reporter from Torre Annunziata for « Il Mattino ».
    • Il était un reporter de Torre Annunziata pour le journal « Il Mattino ».
    • Fué un reportero de Torre Annunziata para el periódico « Il Mattino ».
    • Fece diverse scoperte sui clan della camorra.
    • He found out many dangerous news about camorra.
    • Il a trouvé plusieurs nouvelles dangereuses à propos de la mafia.
    • Descubrió varias noticias peligrosas sobre « la camorra ».
    • Giancarlo Siani viene ucciso a Napoli il 23 settembre 1985 a 26 anni dalla camorra.
    • Giancarlo Siani was killed in Naples on 23rd of September, when he was just 26 by camorra.
    • Giancarlo Siani a été assassiné à Naples le 23 septembre, quand il avait seulement 26 ans par la camorra.
    • Giancarlo Siani fué asesinado en Napoles el 23 de Septiembre de 1985, a sus 26 años por « La Camorra ».
    • Alla memoria di Giancarlo Siani sono stati dedicati libri e film, strade e scuole.
    • Many books, film, streets and many schools were dedicated to Giancarlo’s memory.
    • En la mémoire de Giancarlo Siani ont a dédié plusieurs livres, films, rues et la plupart des écoles.
    • A memoria de Giancarlo Siani, fueron dedicados varios libros, películas, nombres de calles y escuelas.

     

    Paulina Torre Bores, dal Messico, studentessa di scambi internazionali individuali – e la 3A linguistico

    Camille Maloteau, dal Belgio, studentessa di scambi internazionali individuali – e la  5 A linguistico

     

  • Giancarlo Siani, un giornalista vero

    Giancarlo Siani, un giornalista vero

    A 31 anni dalla scomparsa del giornalista napoletano il suo ricordo è ancora vivido nella mente di quanti lo conobbero o l’hanno conosciuto grazie ai suoi articoli.

    Siani

    Era il 23 settembre del 1985 quando, sotto casa, nel quartiere residenziale del Vomero, a Napoli, Giancarlo Siani fu raggiunto dai sicari della malavita organizzata di Torre Annunziata e ucciso. La colpa di Siani, un ragazzo appena ventiseienne, era stata quella di amare troppo il suo lavoro e ancor più di amare la verità, la stessa che lo aveva condannato a morte.

    Chi era Giancarlo Siani?

    Giancarlo Siani era un giovane della borghesia medio-alta di Napoli. Dopo aver frequentato con ottimo profitto il liceo classico “G.B. Vico”, iscrittosi all’università iniziò a dedicarsi al giornalismo, rivolgendo particolare attenzione alle problematiche sociali dell’hinterland napoletano che, in quegli anni, erano rappresentate dall’espansione inarrestata della malavita organizzata, la “Camorra”. Fu questa sua passione a portarlo, dopo una lunga gavetta, a diventare corrispondente a Torre Annunziata  per la sezione distaccata de “Il Mattino” di Napoli, a Castellammare di Stabia. Il grande lavoro d’indagine svolto in quegli anni lo portò a diventare emblema dei movimenti anti camorra che in quegli anni iniziavano a nascere nella città oplontina, ma anche personaggio scomodo per i clan locali.

    A condannare Siani, un ragazzo dalla faccia pulita, ma che voleva sapere e far sapere troppo, fu un articolo pubblicato il 10 giugno 1985 sulle pagine de “Il Mattino” che riportava questa frase: “Dopo il 26 agosto dell’anno scorso il boss di Torre Annunziata era diventato un personaggio scomodo. La sua cattura potrebbe essere il prezzo pagato dagli stessi Nuvoletta per mettere fine alla guerra con l’altro clan di «Nuova famiglia», i Bardellino”. L’organizzazione dell’omicidio di Siani richiese circa tre mesi durante i quali il giovane corrispondente non smise mai di combattere una guerra che, il 23 settembre dello stesso anno, lo vide vinto, secondo i suoi aguzzini, ma in realtà vincitore, come poi la storia ha dimostrato.

    Per non dimenticare

    Da quel giorno di settembre di 31 anni fa, Giancarlo è entrato nei cuori di tutti ed è diventato monito per le nuove generazioni. Negli anni sempre più numerose sono state le scuole intitolate a Siani e molteplici le iniziative per non dimenticarlo. Ricordare quest’uomo è un nostro preciso dovere, ma è riduttivo che il suo ricordo si rinnovi per un giorno solo, su 365. Siani non dev’essere un manifesto affisso in strada, non dev’essere un libro e neppure dev’essere una Mehari verde; egli deve rappresentare un modello di libertà di pensiero e uno stile di vita.

     

     

  • Giancarlo torna alla guida

    Giancarlo torna alla guida

    dsc_0162Guidati e pronti a seguire una strada segnata passo dopo passo, eco di una voce che non può più parlare ma che si continua a sentire. Così i giovani Torresi si sono messi in marcia lo scorso lunedì 21 settembre, giornata che li ha visti protagonisti per le strade della loro città al seguito della Mehari verde di Giancarlo Siani. Per ricordare dopo trent’anni la prematura morte del giovane cronista napoletano, la Citroën Mehari, verde speranza, ha ripercorso le strade di quella stessa città che tanti anni prima lo aveva ucciso. L’iniziativa, resa possibile grazie al contributo della fondazione Pol.i.s. (il cui presidente è Paolo Siani, fratello di Giancarlo) ha coinvolto tutte le scuole e gli studenti di Torre Annunziata. Già sabato 19 settembre la Mehari era arrivata al Liceo Pitagora – B. Croce, accolta dagli studenti sulle note di “Ogni volta” di Vasco Rossi, la stessa canzone che nel film Fortapàsc fa da sottofondo alla tragica scena dell’uccisione di Siani. Lunedì quella stessa auto ha aperto il corteo per le strade di Torre Annunziata, dopo un rapido incontro nell’aula magna del liceo, dove dinanzi agli studenti sono intervenuti alcuni rappresentanti delle istituzioni e delle forze dell’ordine. Il vice questore Vincenzo Gioia, il maggiore dei carabinieri Michele De Riggi e il procuratore Armando D’Alterio, rispondendo alle domande dei ragazzi, hanno ricordato a tutti che solo grazie alla fiducia, al sostegno e alla collaborazione di tutta la società civile (e dei giovani in particolare) si potrà, insieme, distruggere la camorra. Poi, nell’eccitazione generale per l’evento tanto atteso, dal Liceo Pitagora – B. Croce parte il corteo che passerà davanti a Palazzo Fienga, ormai sgomberato e murato, fino a Piazza Imbriani da dove poi l’auto, sola, ripartirà verso Rovigliano. Si aggiungeranno le altre scuole torresi, perché la città dei giovani è qui, dalle elementari fino a qualche universitario che non voleva mancare.

    La Mehari apre la marcia. Sembra quasi che sia tornato Giancarlo a guidarla, lì in testa, a fare strada. Giovane tra i giovani, aveva incontrato la morte a soli ventisei anni. Allenatore di pallavolo, vicino agli studenti, conosceva i ragazzi; d’altronde era egli stesso uno di loro. Ora sembra che quegli stessi ragazzi abbiano deciso finalmente di seguirlo, di prenderlo come proprio modello, come simbolo. Quale simbolo migliore se non uno di loro? Ecco che Giancarlo Siani torna a essere un esempio vero, vivo. Ecco che la marcia diventa l’occasione per dimostrare che stavolta si vuole seguire chi ha agito nel bene senza fare nulla di speciale se non il proprio dovere, senza sforzarsi più di quanto la stessa passione non consenta. Così Giancarlo diventa un modello più vicino a tutti, sempre più facile da imitare. Da eroe e martire a semplice ragazzo che vive nel giusto, nella verità. Il suo gesto non viene sminuito, ma semplicemente considerato come tale e dunque possibile per tutti; è un appello, una scossa alle coscienze.

    Stavolta la risposta è grande, migliaia sono le voci che si uniscono al coro diretto da Giancarlo: la voce della camorra non può che rimanere un sordo lamento.