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  • L’avvocato fiorentino che vuole rifare il processo a Dante Alighieri

    L’avvocato fiorentino che vuole rifare il processo a Dante Alighieri

    Oltre ad essere un grande letterato, uomo di cultura e padre della lingua italiana grazie alla sua Divina Commedia, Dante Alighieri  è stato un personaggio impegnato nella vita politica della sua Firenze, ricoprendo diversi incarichi pubblici. Tuttavia nel 1302 il Sommo Poeta, appartenente al partito politico dei guelfi bianchi, divenne vittima di giochi politici e fu condannato dalla sua amata Firenze all’esilio.

    Ma all’epoca cosa accadde realmente? E’ possibile che sia stato fatto un uso strumentale della giustizia per eliminare un avversario? La questione, a quanto pare, attraversa i secoli e il caso di Dante ora, a 700 anni dalla sua morte, viene riaperto da un noto giurista. Si tratta dell’avvocato Alessandro Traversi, penalista del Foro di Firenze e docente universitario di Diritto processuale penale, che ha suggerito al pronipote di Dante, Sperello Alighieri, di battersi per una revisione del “processo politico” subito dal suo antenato. Gli articoli 629, 630 e 632 del codice di procedura penale stabiliscono, infatti,  che è suscettibile di revisione qualsiasi sentenza passata in giudicato, qualora emergano nuove prove che dimostrino che il condannato può essere prosciolto e che la relativa richiesta può essere proposta (senza limiti di tempo) anche da un erede del condannato stesso.

    Il podestà dell’epoca, Cante de’ Gabrielli di Gubbio, formulò accuse particolarmente gravi nei confronti di Dante, tra le quali quella  di baratteria che oggi definiremmo in termini di corruzione, peculato, appropriazione indebita, reati insomma contro la pubblica amministrazione. Inoltre, vi erano accuse di natura politica: aver favorito i guelfi bianchi a danno dei guelfi neri che a quel tempo governavano Firenze. Traversi esprime il sospetto che queste accuse e imputazioni nei confronti di Dante fossero strumentali, impiegate cioè per eliminarlo. Quasi a conferma, c’è da ricordare anche la norma vigente all’epoca, in base alla quale se l’imputato, chiamato a rispondere in sede penale, non si fosse presentato, questa scelta equivaleva a un’ammissione di responsabilità. Secondo il professor Traversi, “Dante capì la mala parata e decise di non comparire”. Diverse furono le conseguenze dell’esilio, per il poeta, tra cui l’invecchiamento precoce – si definirà infatti ben presto un vecchio dalla barba bianca – e l’allontanamento da Firenze, molto sofferto.

    Alla luce di tutto questo ci si domanda quindi se quelle sentenze siano state legittime, se il processo sia stato svolto secondo le dovute norme e se, sulla base delle leggi di allora e di oggi, queste sentenze, esistendo attualmente l’istituto della revisione, possano essere sottoposte, appunto, a revisione. Insomma, fu vera giustizia? Ai posteri l’ardua sentenza.

  • Presentazione libri da parte degli autori 2020/2021

    Presentazione libri da parte degli autori 2020/2021

    Il nostro Liceo Pitagora Benedetto Croce ha organizzato una serie di incontri con gli autori, alcuni di questi si sono già svolti. In occasione del Dantedì, il 22 marzo le classi quarte e quinte hanno dialogato con i professori Alberto Casadei, Armando de Martino e Francesco Sabatini su alcune delle tematiche più significative della produzione dantesca. In particolare, Casadei ha affermato che Dante è ancora una necessità per noi oggi, dal momento che, grazie alla capacità di legare la sua biografia con il mondo, riesce a darci il senso di un’interpretazione più profonda del reale. Molto interessante, inoltre, il confronto con Primo Levi e Montale: la zona grigia di Levi che diventa un problema di comportamento sociale e la Clizia montaliana che in qualche modo può essere definita la nuova Beatrice. Il professore De Martino, invece, ci ha esortati a porre attenzione alla forma linguistica delle parole e all’importanza della musicalità dei versi della Commedia.  Il professor Sabatini ci ha spiegato che Dante riesce a dare una concretezza alle sue riflessioni da tutti i punti di vista: sociali, politici, addirittura neurologici. Il presidente onorario dell’Accademia della Crusca ha ribadito, inoltre, la fondamentale importanza della lingua e ha concluso dicendo che la Commedia riguarda l’esperienza umana in tutti i campi; di conseguenza, privare un giovane dell’opportunità di conoscere Dante significa renderlo  incapace di riflettere di fronte a determinate opere di grande ricchezza e importanza. Infine, ma non per importanza, il notevole intervento di Ermanno Corsi, il quale ha affermato che, se non avessimo la lingua di Dante, saremmo mille anni indietro, in quanto è proprio con il Sommo Poeta che è nata la coscienza dell’unità linguistica; pertanto, egli è una necessità per noi oggi anche per irrobustire la coscienza dell’unità e dell’unificazione nazionale.

    Relativamente alle tematiche ambientali, il 20 febbraio c’è stata la presentazione del testo di Sergio Cirillo intitolato Lucido, racconto fantastico sull’intreccio tra gestione dei rifiuti e criminalità organizzata. Nel suo intervento alle classi seconde lo scrittore ha fatto riferimento ad argomenti di drammatica e stringente attualità, come le discariche a cielo aperto o la gestione illegale dei rifiuti, ma ha anche lasciato a noi giovani un grande messaggio di speranza e, al contempo, un invito ad agire, illustrando come, per salvare il nostro pianeta, sia possibile partire da poche e semplici norme di comportamento.

    Sempre in relazione all’ambiente, il 6 marzo si è tenuto un incontro con il docente toscano Rossano Ercolini che ha presentato agli alunni il testo Rifiuti Zero: dieci mosse che ci porterebbero a risolvere il problema”, in collaborazione tra il Dipartimento di Lettere e il Dipartimento di Scienze. Si è trattato di una vera e propria lezione magistrale sull’ambiente, nella quale Ercolini, coordinatore del centro di Ricerca Rifiuti Zero e vincitore del Goldman Environmental Prize ha ribadito agli alunni delle classi terze che la questione ambientale non può più essere   trascurata e che il “nostro conto è in rosso”, in quanto ogni anno ad agosto sono già state consumate tutte le risorse che il pianeta può rinnovare in un anno. A salvarci sarà proprio la cultura, secondo Ercolini, il quale auspica inoltre  che gli italiani si dimostrino in grado di gestire l’enorme e incommensurabile patrimonio artistico e di civiltà che abbiamo ereditato dagli antichi.

    Il prossimo 12 aprile gli alunni delle classi prime del nostro liceo incontreranno lo scrittore e giornalista Raffaele Sardo per la presentazione del suo libro La sedia vuota, che raccoglie storie di vittime innocenti della criminalità, tra le quali quella dell’imprenditore Luigi Staiano, ucciso a Torre Annunziata il 4 luglio 1986.

    Nell’ambito della tematica della legalità, è anche in programma  per alcune classi terze la presentazione del libro La stampa addosso (Giancarlo Siani, la vera storia dell’inchiesta), romanzo documento del magistrato Armando D’Alterio, in cui l’autore ha ricostruito le tappe dell’inchiesta che ha fatto condannare mandanti ed assassini del giornalista.

    Il 23 aprile prossimo, Paolo Siani porterà agli alunni  delle classi quarte un’importante testimonianza di impegno civile, attraverso la presentazione del libro Giornalista Giornalista, in cui sono stati raccolti gli articoli più significativi pubblicati dal fratello Giancarlo  sul quotidiano “Il Mattino”.

    In occasione della Notte dei Licei, che si terrà il 28 maggio 2021, i nostri alunni della redazione de LO STRAPPO dialogheranno con il giornalista Ermanno Corsi, sul testo 60 di giornalismo nelle prefazioni ai libri di Ermanno Corsi, editrice Compagnia dei Trovatori-Napoli, che contiene undici prefazioni ad altrettanti libri dell’autore, curate da autorevoli esponenti del mondo del giornalismo e della cultura .

     

    Simone Gargiulo, III B classico

  • “Dantedì or Dante day, that  is the question”

    “Dantedì or Dante day, that is the question”

    Using English words in the Italian language seems to be becoming more and more popular these days up to be part of the Italian dictionary. It appears that Italian has a strong inclination towards Anglicism to such an extent that Italian words often tend to be substituted by English ones, even when it may not really be necessary.

    Here are just a few examples of cases in which the English terms are preferred to the Italian ones: computer, make-up, glamour, relax, love, sex, shock, fashion, style, weekend, team and many others.

    This use of an ever-increasing number of foreign words raises many questions and people wonder why Italians don’t create equivalent words in their own language, instead of importing foreign terms.

    But Italians don’t really seem to like these translations, and the debate is still open. On one side, there are those who support the introduction of foreign words, especially English words, into the Italian language, considering them as a way to show off a more international and sophisticated culture. On the other side, many linguists believe that the overuse of these words could represent a threat to the purity of the language.

    Accademia della Crusca (Academy of the crusca /of the Bran), the oldest language academy in the world, established in 1583 in Florence (home of the Italian culture) are debating on how English words are despoiling the beauties of Italian.  On the occasion of the  National Dante Day, or Dantedì established to celebrate Dante Alighieri’s 700th death anniversary (dante alighieri , the greatest poet of Italian and world literature) the controversy of the academicians, Puritans of the Italian language, journalists haven’t appeased.  They are mortified by the way English words are despoiling the beauties of Italian and are planning a fightback.

    The academy’s President, Claudio Marazzini, has called a summit and is promising to set up a quick-response unit to “go after politicians, bureaucrats and journalists who bring English words into our language”.

    But what sort of words are worrying them? The communications expert Annamaria Testa,  enumerated hundreds, including austerity, chewing gum, download, outsourcing, public relations, politically correct, taskforce, welfare, caregiver, jobs act, bay-sitting, smart working (the latter used and soon contested by the Italian Premier Mario Draghi.

    Scholars of Italian linguistics and philology see themselves as linguistic sifters (separating good Italian from bad)  and they want to dispatch Italians who use hybrid versions of English words to a particularly fiery circle of hell: “footing” for jogging, “baby parking” for creche, “sexy shop” for sex shop, “mister” for football manager, “box” for garage.

    “It’s too late to do something about ‘car sharing’,” admits Marazzini, “but we need to find Italian words in a hurry for ‘quantitative easing.”

    The Academy motto is: “Il più bel fior ne cogli: “She gathers the fairest flower”,  a famous line by the Italian poet Petrarch and it means that the purest part of the Italian language is examined and offered. Respecting one of the most beautiful languages in the world: the Italian language is necessary to defend people’s identity and history but it’s no longer possible to avoid the language of Shakespeare and Dickens in the land of Dante and Petrarch. In a multicultural society, a community needs to resort to foreign words as an alternative for easy communication.

  • Dante dalla A alla Z:  C come Cavalcante Cavalcanti

    Dante dalla A alla Z: C come Cavalcante Cavalcanti

    Dante dalla A alla Z:

    C come Cavalcante Cavalcanti

    Nel X canto dell’Inferno troviamo una figura di padre di estrema modernità e fragilità: Cavalcante Cavalcanti. La sua comparsa in scena mette in evidenza la sua timidezza, la prevalenza in lui della sfera privata degli affetti familiari che emerge tanto più forte quanto più ravvicinato è il confronto con l’altro animo magnanimo, Farinata degli Uberti, che mostra, invece, il suo esclusivo interesse per la sfera pubblica e per la politica. Non appena vede Dante, Cavalcante cerca il figlio con il proprio sguardo: Dintorno mi guardò, come talento/ avesse di veder s’altri era meco e quando, parlando di Guido, Dante utilizza il passato, è nella risposta di Cavalcante che è racchiusa tutta la sua umanità e la sua ansia per la sorte del figlio. In un climax ascendente, composto da una serie di interrogativi, Come dicesti? elli ebbe? non viv’elli ancora? non fiere li occhi suoi lo dolce lume?,  possiamo vedere l’ansia crescente di un padre, la sua trepidazione che si conclude con un dolore senza speranza quando ha la certezza della morte del figlio ed allora lancia un grido e ricade senza speranze nella tomba … una scena che ci restituisce una disperazione tutta umana.

    La grandezza di Dante e della sua opera più importante, la Divina Commedia, sta nella sua attualità. Ancora oggi, dopo secoli, cogliamo nelle sue terzine messaggi universali, temi molto importanti che vanno ben oltre quello religioso, spunti di riflessione per argomenti estremamente attuali ed importanti come quello del rapporto padre-figlio. Un tema di fondamentale importanza sin dall’antichità, che si è evoluto nel corso degli anni in maniera problematica fino a giungere ai nostri giorni.

    Il rapporto tra padre e figlio è sempre stato caratterizzato da timore, rispetto, subordinazione del figlio nei confronti del padre, che rappresentava l’autorità assoluta che non poteva in nessun modo essere messa in discussione. A partire dal primo Novecento questo rapporto subisce una svolta: crollano i vecchi valori e si inizia a pensare che i giovani debbano liberarsi dei padri, i quali rappresentano una modalità educativa ed esistenziale autoritaria, antica e superata. Alla perdita delle antiche certezze corrisponde il bisogno di trovarne di nuove, con nuovi valori ed ideali, il che genera entusiasmo ma anche smarrimento e insicurezza. In questo periodo i giovani e la loro conflittualità con il mondo dei padri assumono un ruolo di primo piano anche nell’arte e nella letteratura. Per emanciparsi, questi figli della modernità hanno bisogno di “uccidere” simbolicamente i propri padri per crescere, come afferma Freud, il fondatore della psicanalisi. Solo in questo modo il figlio riuscirà a liberarsi dell’ingombrante figura del padre, che condiziona completamente la sua vita e gli impedisce di crearsi la propria personalità.

    Dopo il Sessantotto, che vede l’esplodere delle lotte studentesche e dei movimenti giovanili, il conflitto padri-figli diventa anche una questione ideologica e politica. I giovani assumono un atteggiamento ribelle e ostinato nei confronti del conformismo borghese e dei valori della generazione precedente, atteggiamento che si manifesta anche nella moda e nel costume.

    Arriviamo così ai nostri giorni e, all’inizio del nuovo millennio, il rapporto padre-figlio appare profondamente cambiato.  Si assiste ad una vera e propria <<eclissi del padre>>, così come l’ha definito lo psicoanalista Luigi Zoja, perché nella nostra società la funzione paterna, intesa come capacità di orientare le scelte dei figli nella progettazione del futuro, si è fortemente indebolita. I padri sono diventati “compagni di gioco” dei loro figli, e non è quello che i giovani della nuova generazione vogliono. Massimo Recalcati, scrittore, saggista, psicoanalista e psicoterapeuta, è riuscito ad individuare la figura di padre richiesta dalle nuove generazioni.

    Nel suo libro, “Il complesso di Telemaco”, egli individua nella figura di Telemaco, il figlio di Ulisse che attende il padre per ristabilire la legge sull’isola di Itaca, un nuovo modo di essere figlio in un’epoca in cui i padri sembrano essere deboli, immaturi e vulnerabili, almeno quanto i loro figli. Certamente il padre atteso da Telemaco non è più il padre-padrone, il padre-eroe, il padre-dio: non è più il padre che incarna il Senso, la Legge, la Verità, bensì è un padre Testimone, che con la propria vita e le proprie scelta rappresenta un Senso possibile, una Legge possibile, una Verità possibile. Il ruolo di questo nuovo padre è quello di far capire al figlio che Legge e Desiderio sono indispensabili l’uno all’altro, perché un godimento senza limiti si rivela effimero.

    Il padre, che oggi “interessa” a noi giovani, è un padre che sa generare rispetto non al suo nome ma al suo atto, all’atto della testimonianza. La testimonianza del padre non deve essere esemplare, ideale, rappresentare la Legge o il senso assoluto della vita, bensì deve rappresentare un possibile senso, dei possibili valori ed essere testimonianza del fatto che si può vivere una vita equilibrata tra legge e desiderio, una vita felice nel rispetto delle regole.

    Inoltre, Recalcati afferma che l’esperienza del limite è fondamentale innanzitutto per la formazione dell’identità di un giovane ed anche per la sua felicità. Quest’esperienza del limite non è negativa, anzi è proprio grazie ad essa che nasce il desiderio.

    E’ ovvio che a una nuova figura di padre deve corrispondere una nuova figura di figlio: non è più Edipo che vive il padre come un ostacolo per il suo desiderio né Narciso che pensa di bastare a se stesso, altro fenomeno diffuso ai nostri giorni, cioè il mito dell’auto-generazione, del farsi da sé, dell’essere genitori di se stessi, e che nega il rapporto necessario di dipendenza dai genitori. La nuova figura di figlio è invece rappresentata, come abbiamo detto, da Telemaco, che aspetta il padre per ristabilire con lui una nuova alleanza.

    Il padre e il nostro rapporto con questa figura è, quindi, fondamentale nella vita e nella formazione della nostra personalità. Rappresenta una figura di riferimento, in grado di trasmetterci dei valori non assoluti ma possibili, in grado di darci degli insegnamenti e di aiutarci nelle scelte, una figura che rappresenta un limite, ma un limite positivo che ci aiuta a crescere, affettuoso e nello stesso tempo vulnerabile, come il Cavalcante di Dante. Ecco perché in un mondo come il nostro, in cui si avverte una profonda crisi di valori, il personaggio fragile ed intenso di Cavalcanti ci appare familiare e nello stesso tempo autorevole ed eterno, come eterna rimane la lezione di vita e di umanità del nostro Padre Dante.

    MARTINA PALERMO III B / L

  • Dante dalla A alla Z: T come “trasumanar”

    Dante dalla A alla Z: T come “trasumanar”

    (Paradiso, I, 70)

    Trasumanar significar per verba

    non si poria; però l’essemplo basti

    a cui esperienza grazia serba

    Dante è considerato il padre della lingua italiana. Egli non solo riconobbe la dignità e l’importanza del volgare, ma lo adoperò anche per scrivere la sua Divina Commedia. Coniò vari neologismi per esigenze espressive, soprattutto nel Paradiso, dato che si trovò a dover rendere a parole una realtà ultraterrena, quindi indicibile. È comprensibile che il nostro poeta si sentisse sprovvisto di parole e che, dunque, avesse bisogno di termini nuovi. Uno di questi è trasumanar, un vocabolo deaggettivale, cioè un verbo che deriva da un aggettivo, ovvero “umano”, a cui è aggiunta la preposizione latina “trans”, che significa “oltre”, “al di là”, ed è un hàpax legòmenon utilizzato nel Canto I del Paradiso.

    Il poeta, per compiere il suo viaggio in Paradiso, si rivolge a Beatrice e sente sbocciare in sé il fenomeno descritto in questa nuova parola e si accorge di aver travalicato i limiti umani: trasumanare, infatti, significa andare oltre l’umano, oltrepassare la condizione di uomo, spingersi oltre, diventare “di più” e percepire qualcosa di sublime. Dante si avvale di alcuni esempi per rendere l’idea di questa ineffabile e celestiale condizione dal momento che ha avuto la grazia di provarla e la sua missione è proprio quella di riferirlo agli uomini. Egli ricorre al mito di Glauco che ha cambiato la sua natura ed è diventato “trans-umano”, poiché, dopo aver mangiato dell’erba magica ed essersi gettato in acqua, si è trasformato in una divinità marina. Proprio come lui, il sommo poeta ha subito una metamorfosi e si è sentito “trasumanar” dopo aver guardato la sua diletta Beatrice.

    Questo è il presupposto che gli permette di arrivare alla tanto agognata meta finale del suo viaggio: oltrepassare i limiti della natura umana e terrena. La trasumanazione, in ogni caso, non è un fenomeno istantaneo e pertinente solo a questo momento del suo viaggio: è un continuo processo che abbraccia tutta la cantica e che permette al poeta di ascendere a sempre maggiore perfezione. Tale termine, in quanto hàpax, è utilizzato dal Poeta una sola volta, eppure il portento del trasumanare è vivo e attuale tanto quanto colui che l’ha compreso e definito: si potrebbe dire, infatti, che tutti trasumaniamo… anche se spesso non ci accorgiamo che stiamo vivendo quest’esperienza mistica, probabilmente anche perché pensiamo sia qualcosa di antico e di irrealizzabile ai nostri tempi.

    La verità è che la meravigliosa caratteristica – e forse anche il potere – dei classici è proprio quello di essere imperituri e di non essere mai anacronistici. Nonostante siamo nel XXI secolo, ognuno può avere la propria Beatrice e può trasumanare attraverso di lei… anche se non è detto che possa accadere solo per mezzo della propria “donna angelo”, anzi. Anche le piccole gioie quotidiane, se vissute con intensità e partecipazione, ci permettono di superare i limiti della nostra banalità; anche gesti di generosa disponibilità e di gratuito affetto ci fanno a volte sentire “divinamente” diversi; anche l’insperata realizzazione di un sogno e il raggiungimento di una vetta che ci sembrava preclusa ci possono permettere di andare oltre il nostro modo di essere: ecco quello che per me si può definire il moderno “trasumanare”. E lo vedo ogni giorno attorno a me, ma anche in me…

    C’è chi, come Marika, trasumana ogni volta in cui riesce ad aiutare il prossimo; c’è chi, come Giusy, trasumana quando segna il fatidico gol che le permette di vincere una difficile e temibile partita di calcio; c’è chi, come Martina, trasumana quando cura un animale o quando ne salva anche soltanto uno dalla solitudine dei rifugi; c’è chi, come Ada, trasumana quando sente la sua canzone preferita per l’ennesima volta senza mai stancarsi; c’è chi, come Arianna, trasumana quando abbraccia la sua mamma alla fine di una lunga giornata e quando riesce a renderla felice con piccoli gesti; c’è chi, come me, trasumana quando legge i passi più belli di un libro e quando scrive, o quando abbraccia le persone che ama dopo tanto, troppo tempo.

    Nel 2021 è ancora possibile trasumanare, ed è grazie alla minuziosa descrizione di Dante se possiamo rendercene conto.

    E tu, quand’è che trasumani?

  • Dante dalla A alla Z: V come “Virgilio”

    Dante dalla A alla Z: V come “Virgilio”

    Virgilio è, al tempo stesso, allegoria della ragione, la guida che accompagna Dante nel viaggio ultraterreno e il poeta esistito, vissuto nella Roma di Augusto. Agli occhi di Dante, Virgilio è guida e poeta. “Poeta che mi guidi, guarda la mia virtù s’ell’è possente, prima ch’a l’alto passo tu mi fidi” (Inferno, II, vv.10-12). È una guida come poeta, perché nel suo poema, nel viaggio agli Inferi di Enea, sono profetizzati e celebrati l’ordinamento politico che Dante considera esemplare e la pace universale sotto l’impero romano; perché nel suo poema è cantata la fondazione di Roma, sede predestinata del potere temporale e spirituale, in vista della sua futura missione.

     

    Soprattutto egli è una guida, come poeta, in quanto tutti i grandi poeti posteriori furono infiammati e ispirati dalla sua opera. Virgilio è una guida come poeta perché, come credevano i lettori medievali, ha anche annunciato, nella quarta Egloga, l’ordine eterno e sovratemporale, la venuta di Cristo, che era un tutt’uno col rinnovamento del mondo temporale: sia pure senza sospettare il significato delle proprie parole, ma in maniera tale che questa luce potesse infiammare i posteri.

     

    Ma egli era destinato a fare da guida non soltanto come poeta, bensì anche come romano e come uomo: non possiede solo la bella parola, non solo l’alta sapienza, ma proprio le qualità che lo rendono capace di guidare e che distinguono il suo eroe Enea e Roma in generale: si parla di “iustitia” e “pietas”. La piena perfezione terrena è incarnata per Dante già nel Virgilio storico, il quale è da lui considerato una “figura” per il personaggio, ora adempiuto nell’aldilà, del poeta-profeta che fa da guida.

     

    Simone Gargiulo, III B classico

  • Dante dalla A alla Z: A come “Allegoria”

    Dante dalla A alla Z: A come “Allegoria”

    Caratteristica fondamentale del capolavoro dantesco è l’Allegoria: la figura retorica per cui un concetto viene evidenziato attraverso un’immagine, ma richiede un’interpretazione razionale di ciò che sottintende. La Divina Commedia è l’allegoria del processo di perfezionamento compiuto da Dante nel passaggio dalla fase di peccato e di difficoltà in cui era sprofondato dopo la morte di Beatrice alla redenzione morale e alla riconquista della fede. La Divina Commedia è, quindi, un viaggio allegorico di Dante: un viaggio verso la salvezza che conduce dall’oscurità alla luce, dallo smarrimento alla comprensione degli errori compiuti, dal male al bene, dalla bestialità alla spiritualità. L’allegoria dantesca congiunge il significato spirituale con quello storico e si divide in due categorie. Una è quella dei poeti, in cui il senso letterale è fittizio; l’altra è quella dei teologi, in cui i fatti narrati esprimono un valore storico. L’allegoria medievale è davvero un abito mentale che spesso i lettori moderni faticano a capire. Ma è proprio grazie a questa tecnica che oggi, a 700 anni dalla morte del poeta, per il lettore è ancora possibile e piacevole gustare i versi di Dante.

  • 2021: l’anno dedicato a Dante

    2021: l’anno dedicato a Dante

    Sono trascorsi 700 anni dalla morte di colui che è senza dubbio l’emblema della cultura, della letteratura e della lingua italiana: Dante Alighieri. Il mondo intero, ma soprattutto il nostro Paese e in particolare la città di Firenze, in occasione di questa speciale ricorrenza celebreranno l’illustre poeta fiorentino attraverso più di 100 iniziative diverse che si avvicenderanno fino al 9 gennaio 2022. In quest’anno si vuole ricordare il sommo poeta – nonché padre del nostro idioma – per celebrarne tutto il suo splendore che indiscutibilmente è rimasto invariato nel corso dei secoli.

    A fare da apripista a queste commemorazioni celebrative ha cominciato il 1° gennaio scorso la Galleria degli Uffizi tramite l’omaggio di un’Ipervisione (immagini suggestive ad alta definizione organizzate in una mostra virtuale); per la prima volta, infatti, sono state presentate online ben 88 tavole realizzate a matita alla fine del XVI secolo dal pittore Federico Zuccari e che, prima d’ora, erano state esposte soltanto due volte al pubblico.

    Il giorno più importante indicato per celebrare questa grande personalità è indubbiamente la giornata del 25 marzo (che è la data più probabile dell’inizio del viaggio ultraterreno del fiorentino), ribattezzata come “Dantedì”. Sono previsti progetti di ogni genere (per la maggior parte accessibili a tutti perché gratuiti e in streaming sui vari siti) che vedranno alternarsi nella loro realizzazione musei, teatri, istituti e università e che abbracceranno ogni branca del sapere e della cultura: dall’architettura alla moda, dalla danza alla religione, dal teatro all’arte, dalla didattica alla linguistica e infine dalla filosofia alla scienza. Tutto ciò perché Dante, nel corso della sua vita, è sempre stato interessato ai vari campi del sapere e ha saputo destreggiarsi in ognuno di essi lasciandovi un segno indelebile. È incontestabile, infatti, che il nostro poeta, sin dall’alba della storia della cultura italiana, vive attraverso il suo forte carisma e attraverso la sua perpetua poesia.

    Per maggiori informazioni sulle iniziative visitare il seguente sito web:

    www.700dantefirenze.it

  • Dantedì: in memoria del “divin poeta”

    Dantedì: in memoria del “divin poeta”

    Il 25 marzo 2020, per la prima volta, si è celebrata una giornata in onore del nostro sommo poeta Dante Alighieri, istituita su proposta di Dario Franceschini, Ministro del MiBACT (acronimo che indica il Ministero per i beni, le attività culturali e il turismo) , con una direttiva approvata il 17 gennaio di quest’anno, per celebrare i 700 anni dalla morte di Dante Alighieri. Per l’occasione le numerose manifestazioni previste sono state spostate sulla rete, a causa dell’epidemia di Coronavirus che sta flagellando l’Italia. Queste manifestazioni sono state rese visibili online attraverso gli hashtag #Dantedì e #IoLeggoDante a cui hanno dato il loro contributo giornalisti del calibro di Paolo Di Stefano, del Corriere della Sera, Claudio Marazzini, presidente dell’Accademia della Crusca; italianisti, linguisti e filologi, tra cui il professor Luca Serianni, della Società Dante Alighieri, e tante altre personalità. Numerose sono risultate le immagini, i video, le trasmissioni televisive e radiofoniche (Rai1, Rai2, Rai3, RaiStoria, Rai5, RaiPlay, Radio3 etc.) e altri interventi diffusi per ricordare il simbolo della cultura e della lingua italiana  che, in questo frangente difficile, hanno contribuito a riunificare simbolicamente la nostra bella Italia da un punto di vista culturale. Tra le iniziative più particolari, avviate già nei mesi precedenti, vi è quella dell’artista asiaghese Leonardo Frigo, il quale, sebbene il nome e l’opera di Dante non avessero bisogno di diffondersi in tutto il mondo poichè già celebri, ha impiegato il suo talento per creare dei veri e propri capolavori, quali i trentatré violini, da lui dipinti o per così dire ‘tatuati’, per illustrare i trentatré canti dell’Inferno della Divina Commedia.