Tag: la nostra scuola

  • Alla scoperta dell’incanto

    Alla scoperta dell’incanto

    “[…] Se è vero che tutti possiamo essere << Pellegrini spirituali>>  , è evidente oggi la perdita d’importanza delle discipline classiche che non godono più di alcun riconoscimento sociale. È colpa anche della scuola se sempre più spesso i ragazzi non provano interesse per l’arte, la storia e la bellezza?” Questa è stata una delle domande poste al direttore degli scavi archeologici di Pompei,  dottor Gabriel Zuchtriegel, il 13 dicembre scorso nell’Aula Magna del nostro liceo, dove si è tenuto l’evento per la presentazione del suo libro intitolato Pompei, la città incantata.

     L’ evento, organizzato dalla Dirigente Scolastica, prof.ssa Tiziana Savarese  in collaborazione con i docenti di storia dell’ arte  e moderato dalla prof.ssa Lina Fiordoro,   ha trattato proprio dell’attualità della cultura classica e dell’importanza del suo studio in quanto chiave di lettura del mondo attuale. Attraverso gli interventi dei relatori,  si è fatto un salto indietro nel tempo ed è stata illustrata quella che era la vita quotidiana degli abitanti di Pompei prima della distruttiva eruzione del Vesuvio del 79 d.C.. All’inizio dell’incontro, infatti, è stato proiettato un video  girato nel Parco archeologico , ideato e recitato dagli studenti ed  è stata rappresentata , così, l’essenza del libro direttamente dal Parco Archeologico, con protagonista un abitante di Pompei del I secolo d.C., interpretato dall’alunno Marco Tortora della 4°C Scientifico.

    Il direttore del Parco, dottor Zuchtrieghel, durante l’evento non si è sottratto alle domande postegli dagli studenti: “Studiare il mondo antico è importante per conoscere le nostre radici ma senza trascurare ciò che è l’oggi, in cui sarebbe impensabile non conoscere la storia del ‘900 o non studiare le lingue straniere e le discipline informatiche che un mondo globalizzato richiede è la sua risposta alla domanda citata all’inizio dell’articolo. Successivamente ha anche spiegato tutto il lavoro impiegato per la scrittura del libro, mentre i tempi venivano scanditi dalle armonie dei ragazzi del Liceo Musicale che hanno eseguito brani che hanno accompagnato i vari momenti  della formazione culturale del direttore, diplomato in pianoforte .

    Un evento emozionante, interessante e soprattutto coinvolgente che ha rapito l’attenzione non solo di docenti e studenti, ma anche dei numerosi cittadini intervenuti all’incontro. La partecipazione degli studenti è stata ammirevole e ha dimostrato  che gli argomenti relativi al mondo classico non sono mai superati anche per le nuove generazioni se riescono a toccare le corde dei sentimenti dei giovani.

  • Gabriel Zuchtriegel: un incontro con la nostra storia

    Gabriel Zuchtriegel: un incontro con la nostra storia

     

    Lo scorso 25 maggio ha avuto luogo, al liceo Pitagora Croce, un incontro con Gabriel Zuchtriegel, direttore del sito archeologico di Pompei, Oplonti e Boscoreale

    Ma chi è davvero Gabriel Zuchtriegel? Ha studiato archeologia classica, preistoria e filologia greca presso l’università di Humboldt di Berlino e, in seguito alla laurea e al dottorato, è diventato nel 2015, direttore del sito archeologico e del Museo Nazionale di Paestum e, successivamente, dal 2021 Direttore degli scavi archeologici di Pompei, Oplonti e Boscoreale

    L’incontro con i ragazzi del liceo è stato quello conclusivo di un percorso di PCTO, intrapreso dagli alunni del “Pitagora – Croce con l’Archeoclub, che prevedeva lezioni di archeologia riguardanti il territorio campano, ma che era aperto a chiunque vi volesse prendere parte.

    Il direttore Zuchtriegel ha da subito affermato di non voler parlare di un argomento specifico, bensì di archeologia in generale, con lo scopo di coinvolgere il più possibile i ragazzi presenti. La presentazione è iniziata proprio da Pompei, con varie spiegazioni sui recenti ritrovamenti , senza, però, mai entrare troppo nello specifico, riuscendo così ad appassionare tutti. Per quanto, a volte, questi argomenti possano sembrare lontani dalla realtà quotidiana , la loro conoscenza  ci permette di guardare al passato e alla storia del territorio in cui viviamo con più consapevolezza e allo stesso tempo ci fa capire che è sempre interessante scoprire da dove proveniamo e quali sono effettivamente le analogie e le differenze con il passato.

    Oltre che di archeologia vera e propria, però, il direttore ha voluto discutere persino di alcuni personaggi storici, e in particolare, di Nerone. Le leggende che circondano questo imperatore sono infatti tante, ma le certezze sono poche . Zuchtriegel ha voluto perciò precisare che questo personaggio così singolare, probabilmente era un uomo di cultura, amante dell’arte e della poesia, a differenza delle narrazioni che lo descrivono come un folle, artefice dell’incendio di Roma. L’ascolto di queste nozioni è stato estremamente piacevole e “leggero” nonostante non sia poi così semplice trasmettere queste informazioni a ragazzi che nutrono altri interessi, magari lontani dal mondo della storia e dell’archeologia. Infatti, tra un racconto e l’altro riguardante la moglie e la madre di Nerone, Zuchtriegel ha divertito tutti i presenti grazie a una “battuta” che vedeva protagonista Agrippina, sfuggita alla morte grazie al suo ingegno e, proprio per questo, le ha voluto dedicare un caloroso applauso da parte del pubblico.

    In seguito, come atto conclusivo dell’incontro, Zuchtriegel ha concesso la parola a noi alunni che, pieni di curiosità, abbiamo potuto ricevere ulteriori informazioni e chiarimenti su ciò che più ci interessava. Nonostante il tempo fosse poco, egli è stato in grado di soddisfare le nostre curiosità e quindi rispondere alle domande in modo esaustivo, mostrandosi estremamente disponile  con tutti. Per noi alunni è stato un onore aver avuto modo di parlare con il Direttore degli Scavi di Pompei, uomo di cultura e sensibile al patrimonio culturale che la Campania  offre, ma soprattutto interessato a quello che noi ragazzi avevamo da chiedere.

    Questo evento sicuramente  ci ha arricchito culturalmente ed eticamente  suscitando in noi  emozioni che custodiremo nel tempo e che contribuiranno a stimolare in noi la curiosità   di  conoscere in modo più approfondito  il nostro passato.

  • ‘La bambina senza il sorriso’ vs ‘La bambina con il sorriso’

    ‘La bambina senza il sorriso’ vs ‘La bambina con il sorriso’

    Il libro La bambina senza il sorriso, scritto da Antonio Menna e pubblicato nel 2020, racconta di come Tony Perduto, giornalista precario presso un  quotidiano napoletano, si sia trovato coinvolto nella ricerca di Carmine Maiorano, commercialista  sparito nei Quartieri Spagnoli. A chiedere l’aiuto di Tony sarà Chiaretta, la figlia dello scomparso, che subito cattura l’attenzione del giornalista per una patologia neurologica che la affligge e le impedisce di sorridere. Il giornalista/detective Perduto comincia a cercare Carmine e riuscirà, alla fine del romanzo, a scoprire una verità più complicata di quel che sembra.

    In occasione dell’incontro con l’autore del libro tenutosi il 14 febbraio scorso, la classe 3AC ha realizzato un “sequel” della storia che comprende sia un lavoro di scrittura della “pagina che non c’è”, in cui si immagina un dialogo tra Tony Perduto e il suo “alter-ego” Carmine Maiorano, sia un’ ipotesi di diversa conclusione della vicenda di Chiaretta e suo padre.

    (La bambina con il sorriso è un’illustrazione di Aida Piscicelli)

    La pagina che non c’è

    Ed è proprio nel momento in cui si stava alzando ed era in procinto di allontanarsi che ho compreso appieno che, probabilmente, quella messa in scena fosse un grido d’aiuto. Allora, con tutto il coraggio e la curiosità che mi hanno sempre contraddistinto e messo nei guai, gli urlo:

    “Cosa intendeva esattamente dicendo che arriva un momento nella vita nel quale o cambi tutto o di te non rimane niente?”

    Nell’esatto momento in cui gli ho posto la domanda mi sono reso conto che, nel profondo, non avrei voluto conoscere la risposta. Forse sarei dovuto andare via, lasciarmi questa storia alle spalle. Non capivo cosa ci fosse che mi legava a Carmine Maiorano, a Chiaretta e a tutte le vicende assurde che li riguardavano. Non comprendevo il motivo per il quale lui riuscisse a voltare pagina, abbandonando la sua vita, e io non riuscissi ad abbandonare lui. “Forse sto giocando solo a fare l’eroe”, mi dicevo. Ma sentivo che non era così. C’è sempre stato qualcosa di più profondo nel mio interesse verso questa storia. Intanto lo vedo avvicinarsi di nuovo a me. Ha un’aria sconcertata, forse non si aspettava questa domanda. Indietreggio il più possibile cercando con gli occhi un’uscita. Forse avrei dovuto farlo prima. Inciampo su una pietra e mi ritrovo seduto lì dove qualche istante prima avevo cercato di avere una conversazione con Carmine. Lui si siede accanto a me, stavolta disposto a parlare, o così mi è sembrato. Mi fulmina con lo sguardo e poi scoppia in lacrime.

    “Tutto ciò che ho sempre desiderato è stato realizzarmi e avere una condizione economica stabile.” Singhiozzava. “Ho conosciuto l’ingegnere Petrillo e pensavo di aver realizzato il mio sogno. Ero molto giovane, spensierato, sognavo di affermarmi nel mio lavoro. Poi le cose cambiano, l’età avanza e le priorità si trasformano. Ho iniziato ad avere il desiderio di crearmi una famiglia. Un giorno l’ingegnere mi ha presentato sua figlia e me ne sono innamorato. Un matrimonio apparentemente felice da cui è nata una bellissima figlia.”

    Mentre Maiorano parla, mi immagino la sua vita, forse un po’ mi ci rivedo in lui. La spensieratezza, la libertà, la voglia di affermarsi. Poi mi rendo conto che forse la mia vita è, in qualche bizzarro modo, legata alla sua. Non trattengo la curiosità:

    “E quindi? La sua vita era perfetta. Perché scappare? Perché abbandonare tutto? Qual è stato il momento in cui ha deciso di tirarsi indietro?”

    Maiorano sembra esterrefatto da tutte quelle domande. Ad un certo punto ho avuto come la sensazione che stesse rivivendo tutta la sua vita per riportare alla mente il momento in cui ha iniziato ad andare tutto male, forse per colpa sua o forse per colpa di altri. Dopo un momento di silenzio imbarazzante ha risposto alla mia domanda.

    “Ci stavo arrivando… ero innamorato, un padre esemplare e un lavoratore responsabile. Però ho sempre avuto un lato oscuro che mi ha caratterizzato sin da bambino. Non ho mai saputo controllare i miei impulsi. Così ho iniziato a tradire mia moglie; a volte sparivo e ritornavo dopo giorni come se non fosse successo niente. Si è aggiunto, poi, il poker ai miei problemi.  Sapevo che era sbagliato, ma non riuscivo a sottrarmi a tutto ciò. Ho rovinato il mio matrimonio e, automaticamente, anche i miei rapporti lavorativi all’interno dell’azienda. Però mi è sempre rimasta una sola cosa, l’amore di mia figlia Chiaretta.”

    A quelle parole, gli occhi di Maiorano sono tornati lucidi e, forse solo in quel momento, si è reso conto di tutto il dolore che ha provocato alle persone che ama.

    “Carmine, io so che non è mai stata sua intenzione quella di fare del male ai suoi cari e so anche come ci si sente ad avere perennemente il fiato sul collo. Io sono considerato da mia madre un sognatore, uno con la testa tra le nuvole e che concretizza poco. Secondo la sua opinione il mio non è un vero lavoro, ma solo un passatempo temporaneo che non mi porterà lontano.”

    Guardo Carmine Maiorano e lo sento sempre più vicino. È la prima volta che qualcuno si interessa realmente al suo stato d’animo.

    “Ho un’amica, Marinella. Forse con lei ho sbagliato tutto. Mia madre dice che dovremmo sposarci.” Questa frase mi strappa un sorriso, ma non so perché. “Lei non mi ha mai giudicato. Mi è sempre stata vicina e ora rischio di perderla a causa della mia indecisione. Qualche volta mi interrogo sui miei obiettivi e, ascoltando la tua storia, mi rendo conto che le priorità sono diverse in base alla persona e alla fase della vita che si sta attraversando. Non posso minimamente immaginare cosa tu stia provando in questo momento, ma tutto ciò che posso dirti è di tutelare Chiaretta.”

    Lo sguardo di Maiorano cambia; è molto più profondo e consapevole. Mi fermo a guardare i suoi occhi e, per la prima volta, mi accorgo della somiglianza tra padre e figlia. Sento un nodo alla gola e sento le lacrime bagnarmi il viso. Carmine mi sorride, si alza e si allontana lentamente.

    Percepisco una fitta allo stomaco mentre Maiorano scompare dietro a un muro e mi sento sollevato. Il mio lavoro è finito. Mi fermo a guardare il mare con malinconia e osservo con commozione il tramonto.

    Il sole scompare ogni giorno nel mare ma, dopo la notte, ritorna sempre a splendere nel cielo… proprio dov’era prima.

    Irene Verniti

     

    La bambina con il sorriso

    Nei Quartieri Spagnoli, a marzo, fin dall’alba, girano con gonfaloni e bandiere inneggianti a una Madonna che chiamano «dell’Arco» bande improvvisate di musicisti. Anche se sono solo le otto del mattino sono già sveglia: ho un compito improrogabile. Suono a quel campanello che ho già visto numerose volte e poco dopo mi apre Tony Perduto, il giornalista che ha scoperto il nostro segreto.

    «Buongiorno» dice. «Prego, accomodati».

    A differenza delle altre volte sembra più deciso e ciò mi destabilizza un po’, ma entro comunque, titubante.

    «Conosci la casa, no?» mi fa. Mi incammino verso il salotto e mi siedo nella stessa poltrona della prima volta. Lui si accomoda di fronte e dopo un po’ comincio a parlare.

    «La disturbo perché vorrei sapere se ha notizie del mio papà».

    «Notizie da me?» dice quasi con tono ironico.

    «Sì. Io non ho avuto nessuna segnalazione».

    «E perché pensi che io ne abbia?» mi domanda, lasciandomi ancor più turbata di prima.

    «Non lo so» rispondo.

    «Hai fatto colazione? Vuoi un bicchiere di latte, qualche biscotto?»

    «No, grazie» rispondo con voce un po’ tremante.

    «Un pezzo di cioccolato?» insiste, come se volesse farmi abbassare la guardia.

    Si alza per andare in cucina mentre continuo a ripetere di no. È frustrante. Mi sento presa in giro.

    Appena tornato mi porge la tavoletta. «Se non la mangi adesso, tienila con te. Magari puoi darla al barbone di via Chiaia, quello con il berretto di lana e i capelli rasta sotto».

    In un primo istante gli punto gli occhi addosso, ma poi li abbasso, in segno di sconfitta.

    «Ci diciamo la verità, Chiaretta? La smettiamo con la recita?» mi dice.

    «Tu sai tutto, no? Fai parte della messinscena. Un bell’accordo con il tuo adorato papà. Che cosa non si fa, se te lo chiede il tuo papà. Vieni da me per l’articolo sul giornale. Poi attacchi i manifestini. Fai finta di essere preoccupata. Perché? Perché così la recita funziona meglio. “Ho smarrito il mio papà.” Attivi le ricerche, ma solo quel tanto che serve. Senza troppo affanno. Chi cerca davvero a Napoli? Nessuno cerca nessuno senza un tornaconto. Ma io sono uscito fuori dal seminato. E mi sono messo a cercare davvero. E ci sono pure arrivato».

    Fa una pausa, come se aspettasse una risposta, ma io non dico nulla. «Sai come ho scoperto tutto?» continua.

    «Grazie a te. Hai fatto ciao al papà con la mano, da dietro la finestra, mentre quella domenica se ne andava via in macchina e cominciava lo show. Sei venuta bene nel filmato della videosorveglianza della libreria, sai? E poi sulla fermata del bus a Bagnoli. Ma come? Sei una bambina! Quante cose si fanno se te le chiede il tuo papà, vero?». 

    Mi alzo in piedi e mi dirigo verso la porta. Sento il mondo crollarmi addosso. Ho deluso il mio papà. Ho deluso me stessa. È tutta colpa mia se non potremo mai essere felici. Mentre sto per uscire, sento una mano sulla spalla che mi ferma.

    «Voglio che tu sappia una cosa, prima di andartene» mi dice. «Nessuno saprà mai nulla di tutta questa storia. Dillo anche a tuo padre. Forse ti vuole portare con lui all’estero. Sono scelte vostre, io non c’entro. Ti avrà mandato per questo. Per sapere. Allora tranquillizzalo. E stai tranquilla anche tu. Non dirò niente. Ho già dimenticato tutto».

    Mi sento più tranquilla, ma chissà se posso davvero fidarmi di lui. Riprendo a camminare, mi avvicino alla porta, abbasso la maniglia, ma poi lui aggiunge. «Sarà il vostro segreto. Fidati di me, per favore». A questo punto mi giro, alzo il viso e mi accorgo che ora c’è anche qualcun altro che riesce a vedere il mio sorriso.

    Un giorno qualsiasi di maggio Chiaretta dopo la scuola non fa ritorno a casa.

    All’inizio i parenti non si preoccupano, perché era già capitato che la loro bambina tornasse più tardi del solito.

    Questa volta però non è stato così.

    Dopo varie ore la mamma di Chiara, preoccupata, la cerca nei posti da lei più frequentati, senza successo. I parenti decidono di denunciarne la scomparsa. Cominciano le ricerche, che durano diversi mesi, ma di Chiara non c’è nessuna traccia. La polizia giunge infine alla conclusione che la bambina doveva essere stata uccisa, come era accaduto anche per il padre, per avere attirato troppo l’attenzione sulla scomparsa di Maiorano. La madre di Chiaretta, dopo aver per lungo pianto la perdita della sua unica bambina, riesce a chiudere questo ultimo capitolo della sua vecchia vita, per aprirne un altro della sua nuova.

    Cinque anni dopo

    Rispetto a quella di Napoli, la primavera ad Edimburgo è molto più fredda, ma quel pomeriggio, mentre Chiaretta torna da scuola, sembra uno dei primi giorni d’estate.
    A casa non c’è ancora nessuno: il padre, Carmine, è ancora a lavoro e non tornerà se non entro un’ora. Da quando si sono trasferiti, ormai cinque anni fa, continua a essere impegnato nell’attività di commercialista, motivo per cui hanno ricominciato la loro vita proprio nella città scozzese.

    Carmine ha da molto tempo smesso di frequentare nuove donne e sta dividendo la sua vita solo tra il suo impiego e Chiaretta. Maiorano è infatti sempre presente nella vita di Chiara: la supporta e la aiuta a perseguire tutti i suoi obiettivi, per far sì che la figlia non senta la mancanza di quello stesso affetto che lui in primis non ricevette da piccolo.

    Maiorano varca la soglia della porta di casa e sua figlia gli corre incontro a braccia aperte. Il padre le dà un bacio sulla fronte e, come ogni volta, si sistemano in soggiorno per raccontarsi le loro giornate. Dopo il rito quotidiano, Chiara va in camera sua e si cimenta nella scrittura di un copione, una delle cose che più ama fare e la fa stare bene da quando ha cambiato vita.
    All’inizio, per lei, non è stato semplice ricominciare tutto in una città diversa: nonostante la solitudine non le fosse nemica, non avere più conoscenze le provocava una certa malinconia. Non percorreva più ogni giorno quelle strade su cui era sempre solita camminare e per giunta aveva paura che potessero trovarla, distaccandola nuovamente dal suo amato padre, suo unico punto di riferimento.
    Con il passare del tempo, Chiara si adattò al nuovo ambiente che la circondava: cominciò ad andare a scuola e sotto consiglio di un insegnante, che voleva si integrasse bene in quel nuovo contesto, si iscrisse in una scuola di teatro, scoprendo così uno dei suoi più grandi talenti.

    Quando era a teatro si sentiva completamente sé stessa e quello era il suo posto felice.
    A teatro, durante una lezione qualsiasi, Chiara incontra anche colei che diventerà una delle persone per lei più importanti.
    Mentre Chiaretta un giorno sta un po’ in disparte, le si avvicina una bambina dai capelli ramati e occhi verdi di nome Meredith.
    «Ma perché non sorridi mai?» le chiede.
    «Io sorrido invece, è che quasi nessuno riesce a vederlo».
    «E come si fa a vederlo?»
    Chiaretta non le risponde, ma da quel giorno in poi Meredith continua a parlarle, avvicinandosi sempre di più. All’inizio a Chiara risulta strano che qualcuno voglia conoscere quella bambina costantemente senza il sorriso, ma poi inizia ad abituarcisi.

    Le due allora cominciano a stare sempre insieme, anche dopo il teatro. Chiara, a mano a mano che impara a conoscere la sua nuova amica, si accorge che Meredith ha un problema opposto al suo. Lei sorride sempre, anche quando non tutto va per il meglio. Con il passare del tempo, però, Chiara riesce a distinguere i momenti in cui l’amica sorride e basta e quelli in cui lo fa per davvero. Poi finalmente un giorno Meredith esclama:
    «L’ho visto!»
    «Visto cosa?» domanda Chiara.
    «Il tuo sorriso».

    Virginia Alvino, Eleonora Reginelli

  • Primo Trofeo Capossela: una festa dello sport

    Primo Trofeo Capossela: una festa dello sport

    Benito Capossela, preside prematuramente scomparso del liceo Pitagora-B. Croce di Torre Annunziata, era fermamente convinto che la scuola dovesse essere aperta al territorio, coinvolgendo gli studenti e curando la loro crescita non solo a livello didattico, per fare di loro delle persone attente alle sfide del nostro tempo. La sua scuola, diretta oggi dalla prof.ssa Savarese, lo ha ricordato ancora una volta attraverso l’organizzazione di un torneo sportivo che ha preso proprio il suo nome: il Trofeo Capossela. Questo evento, che avrà cadenza annuale ed è cominciato lo scorso dicembre, terminerà nell’aprile di quest’anno e coinvolgerà i ragazzi del liceo e non solo. I liceali, infatti, sono coinvolti nel progetto come tutor dei più giovani: recandosi nelle scuole medie ed elementari una volta a settimana per alcuni mesi, gli studenti “di Capossela”, quelli del Liceo sportivo, hanno il compito di preparare i concorrenti delle varie scuole alla partecipazione al torneo. I ragazzini delle medie, che sono stati impegnati in questo progetto durante i mesi scorsi, si sono cimentati in un torneo di pallavolo a più fasi: prima, infatti, si sono svolte delle selezioni presso le singole scuole e poi il 28 febbraio scorso si è disputata la finale nella tendostruttura del liceo Pitagora-Croce. È stata una vera festa dello sport che, ne siamo certi, molto sarebbe piaciuta al preside Capossela. In campo le squadre delle quattro scuole secondarie di primo grado del territorio (Pascoli, Alfieri, Parini-Rovigliano, Leopardi) e, dopo varie partite, la vittoria è stata ottenuta dall’Istituto Leopardi. I bambini delle scuole elementari, in particolare quelli delle classi quarte, saranno invece impegnati in un percorso misto e in un torneo di mini-volley nella primavera di quest’anno. Il torneo è stato un successo: i dirigenti scolastici delle scuole primarie avrebbero voluto addirittura coinvolgere nelle attività sportive gli alunni di tutte le classi, non solo le quarte. Come riferisce il professore Luigi Chierchia, docente di Educazione fisica del Liceo e tra gli organizzatori dell’evento, «i presidi affermano che alcuni ragazzini, a causa del lockdown, non riescono quasi neanche più a fare le scale della scuola». L’età in cui si corre, si salta, si cerca il gioco con i coetanei è diventata, purtroppo, l’età degli smartphone e dei videogiochi. In questo mondo ormai fatto tutto di “aria di casa”, lo sport è una necessità vitale. Esso diventa non un semplice passatempo, ma un modo per recuperare le relazioni e adottare uno stile di vita sano, un’occasione preziosa di incontro e confronto diretto con l’altro, che va rispettato anche quando indossa la maglia dell’avversario.

  • Torneo scacchi e dama aprile – maggio 2022

    Torneo scacchi e dama aprile – maggio 2022

    Durante i mesi di aprile e maggio, nella piccola ma sempre attiva e operosa sede di via Volta, si è tenuto un torneo di scacchi e dama a cui hanno partecipato alcuni alunni per ogni classe. Nonostante la mancanza di spazi adeguati, i docenti di scienze motorie, la prof.ssa Tania Mastellone e il prof. Mario Guida, si sono adoperati per rendere possibile lo svolgimento di quest’attività e per coinvolgere il maggior numero di studenti.

    Contrariamente a quanto si pensa, non solo gli adulti possono praticare questi veri e propri sport, ma chiunque si può  cimentare, anche a livello agonistico: difatti, gli scacchi e la dama non richiedono abilità pregresse e rappresentano un modo alternativo e molto valido per relazionarsi agli altri e alle sfide, per allenare la mente e le capacità logiche, migliorarne le prestazioni, incrementare la concentrazione, la strategia, la risoluzione dei problemi, la prontezza e la pazienza.

    I ragazzi che hanno partecipato a questo torneo con interesse ed entusiasmo hanno apprezzato l’opportunità che è stata offerta loro. Tuttavia, balza agli occhi di tutti la necessità impellente di trovare strutture – anche pubbliche – da adibire a spazi ludici, di svago e di sport di cui la nostra città ha tanto bisogno per combattere il senso di vuoto e di disorientamento che spesso assale noi giovani.

     

    Caraviello Francesco Pio
    Di Palma Antonella

  • Non abbiamo le parole

    Non abbiamo le parole

    Oggi è il giorno del silenzio.

    È strano, però, come attraverso una poesia si possano esprimere emozioni, come attraverso un mucchio di parole in versi si possa sentire la sensazione di vuoto di chi scrive. Oggi la sensazione che queste poesie trasmettono è ancora più forte. Nulla sembra avere più un senso. Un nodo alla gola fa sempre più male. Ma se a causa della morte termina la vita, non terminerà il ricordo della vita che si è spenta. La morte ci rende consapevoli di quanto sia imprevedibile la vita che, in un attimo, vola via come è accaduto al nostro Dirigente. In sua memoria continueremo ad impegnarci nei nostri percorsi di studio e faremo in modo che lui e il suo impegno siano sempre un esempio per noi.

    Blues in memoria – W.H. Auden

    Fermate tutti gli orologi, isolate il telefono,

    fate tacere il cane con un osso succulento,

    chiudete i pianoforti, e tra un rullio smorzato

    portate fuori il feretro, si accostino i dolenti.

    Incrocino aeroplani lamentosi lassù

    e scrivano sul cielo il messaggio Lui E’ Morto,

    allacciate nastri di crespo al collo bianco dei piccioni,

    i vigili si mettano guanti di tela nera.

    Lui era il mio Nord, il mio Sud, il mio Est ed Ovest,

    la mia settimana di lavoro e il mio riposo la domenica,

    il mio mezzodì, la mezzanotte, la mia lingua, il mio canto;

    pensavo che l’amore fosse eterno: e avevo torto.

    Non servon più le stelle: spegnetele anche tutte;

    imballate la luna, smontate pure il sole;

    svuotatemi l’oceano e sradicate il bosco;

    perché ormai più nulla può giovare.

     

    Chi è amato non conosce morte – E. Dickinson

    Chi è amato non conosce morte,
    perché l’amore è immortalità,
    o meglio, è sostanza divina.Chi ama non conosce morte,
    perché l’amore fa rinascere la vita
    nella divinità.

    La morte è la curva della strada – F. Pessoa

    La morte è la curva della strada,
    morire è solo non essere visto.
    Se ascolto, sento i tuoi passi
    esistere come io esisto.
    La terra è fatta di cielo.
    Non ha nido la menzogna.
    Mai nessuno s’è smarrito.
    Tutto è verità e passaggio.
  • DIARIO DI BORDO: UN ANNO DI DAD

    DIARIO DI BORDO: UN ANNO DI DAD

     

    Da circa un anno noi allievi e i nostri docenti siamo diventati quasi degli esperti in materia di DAD e videolezioni, dato che col tempo abbiamo dovuto imparare come funziona questa nuova forma di didattica. Per utilizzare la DAD, non c’è bisogno di nessuna preparazione informatica. Anzitutto, la scuola crea un account istituzionale per ogni alunno. La tappa successiva è scaricare due applicazioni: la prima, Classroom, permette ai professori di caricare gli assegni e agli studenti di consegnare i compiti, la seconda, Meet, è usata per le videolezioni. Inserendo il link fornito dalla scuola, gli alunni devono attivare poi la telecamera, in modo che i docenti possano vederli. Esiste, inoltre, una chat di gruppo in cui è possibile scrivere dei messaggi, inviare link o frasi da far tradurre. Una funzione molto vantaggiosa è “condividi schermo”, che permette ai professori di spiegare attraverso dei power point o mostrare film o documentari ai ragazzi. È come una sorta di specchio, che trasmette tutto ciò che compare sullo schermo di chi presenta. Non è, dunque, complicata la DAD, se non fosse che la sua funzionalità dipende totalmente dalla qualità del Wi-Fi della zona in cui si abita.

    Chiara Cinquegrana IIIA Classico

     

    DAD: didattica a distanza, ma non solo, anche un percorso, un’esperienza condivisa da milioni di persone. A partire da marzo dell’anno scorso, alunni e professori si sono ritrovati improvvisamente dinanzi ad un computer, a fare i conti con la tecnologia e ad imparare ad usare diverse applicazioni. Quando è iniziata la DAD, un po’ tutti siamo stati contenti di non doverci alzare presto la mattina, fare una colazione veloce e prepararsi frettolosamente, rischiando di dimenticare un libro o un quaderno a casa. Ci è sembrato, infatti, che tutto sarebbe stato più facile, nascondendosi dietro le iniziali dei cognomi sul desk. Poi, giorno dopo giorno, ognuno ha compreso che questa DAD è molto di più: essa richiede una maggiore responsabilità, un serio impegno ed anche una nuova autonomia da parte degli studenti. A ogni data in cui si credeva che ci sarebbe stato un ritorno in classe, gli alunni, così come i docenti, hanno provato gioia e dispiacere, perché ognuno sapeva che non sarebbe stato così. Oggi la situazione è completamente cambiata: alcuni studenti sono tornati tra i banchi, altri purtroppo sono ancora qui, dietro lo schermo, a vedere le iniziali colorate dei loro compagni o dei visi a volte sgranati.

    Federica Esposito, Lucia Izzo, Valeria Librera, Paola Oliva IIIB Classico-

     

    La scoperta del mondo digitale, utilizzato in ambito scolastico, ci ha portato alla conoscenza della Didattica a Distanza. Nonostante le molteplici critiche, che sono state rivolte a questo nuovo modo di fare scuola, siamo riusciti ugualmente a trovare in esso dei lati positivi, che ci hanno aiutato ad affrontare questo periodo con più serenità e consapevolezza. Innanzitutto, senza la DAD, l’anno scolastico, interrotto ormai da quasi un anno, sarebbe stato, come molti credono, irrimediabilmente perso; al contrario, grazie ad essa, possiamo continuare la nostra istruzione. Per di più, noi ragazzi ci stiamo responsabilizzando e stiamo imparando a gestire lo studio anche da soli, dal momento che apprendere attraverso le videolezioni risulta più difficile. Inoltre coloro che a scuola ritenevamo i nostri peggiori nemici, ovvero i professori, nella didattica a distanza si sono rivelati grandi alleati, capendo ogni nostro problema e cercando di aiutarci nei momenti di difficoltà. Nonostante sia divertente prendere parte a delle classi virtuali e vivere questa nuova esperienza, ci piacerebbe tornare alla vecchia e monotona quotidianità scolastica.

    Marta De Cristoforo, Camilla De Rosa, Lavinia Longobardi IIIB Classico-

     

    Sebbene la DAD offra innumerevoli vantaggi, molti sono anche i limiti. Lo schermo del computer compromette il rapporto insegnante-studente, oltre alle dinamiche di gruppo che si creano in aula. La possibilità di celarsi dietro le proprie iniziali impedisce agli studenti di interagire tra loro, la collaborazione è fortemente ostacolata e questo potrebbe sminuire la compattezza della classe. Lo stesso scambio di informazioni didattiche via chat risulta asettico, giacché non trasmette sufficiente empatia. La lezione online è povera di elementi arricchenti, come il contatto umano e la comunicazione diretta, fatta non solo di parole ma di gestualità, fondamentali soprattutto per i più piccoli. Inoltre, la tecnologia non sempre facilita lo svolgimento delle lezioni: talvolta la scarsa dimestichezza di professori e alunni, i frequenti problemi legati alla connessione o ai dispositivi mettono ulteriormente alla prova questa inedita modalità di apprendimento. La distanza impedisce poi  agli insegnanti di valutare efficacemente gli studenti, fortemente tentati di copiare, a discapito della propria formazione e del proprio bagaglio culturale, che indubbiamente ne risentirà.

     

    -Martina Izzo, Martina Di Sarno IIIB classico

     

    Dalla DAD abbiamo appreso moltissime cose che in tempi normali non avremmo potuto imparare. Abbiamo compreso l’importanza delle lezioni in presenza, dello stare insieme, del contatto fisico e visivo che c’è in classe. Vedere gli insegnanti e i compagni attraverso uno schermo, non è il massimo. Si percepisce quella mancanza, quel senso di incompletezza e insoddisfazione al termine di una lezione; non si torna a casa e non ci si saluta con i compagni fuori scuola. Crediamo, però, che la cosa più importante di tutte, insegnataci dalla DAD, sia la Responsabilità, quella con la “r” maiuscola. Abbiamo compreso che è inutile imbrogliare, attaccando fogli sullo schermo e leggere tutto durante un’interrogazione: questo, infatti, prima o poi ci si ritorcerà contro, giacché della scuola non ricorderemo i voti che abbiamo avuto, ma ciò che abbiamo imparato. La DAD ci ha fatto capire, inoltre, che possiamo trovare la spinta e l’occasione per crescere e per migliorarci anche da una situazione di disagio: abbiamo fatto “di necessità virtù”. Grazie ad essa, abbiamo acquisito anche la consapevolezza che i nostri insegnanti hanno la capacità di educare il cuore, oltre che la mente e per questo saremo loro sempre grati.

    Francesco Angrisani, Antonio Fasoletto, Simone Gargiulo IIIB Classico

  • Il riscatto di Torre Annunziata non è un’utopia: noi giovani ci crediamo

    Il riscatto di Torre Annunziata non è un’utopia: noi giovani ci crediamo

    “Io resto ogni volta ammirato del vostro impegno, della vostra scuola, delle iniziative e del fatto che voi ci crediate.” 

    Questa è la bellissima frase, pronunciata dal dott. Alessandro Pennasilico in occasione dell’incontro “Giornalista Giornalista”, tenutosi venerdì 23 aprile e che descrive appieno lo spirito con cui è stato affrontato; noi alunni abbiamo discusso per ben due ore insieme a lui, all’onorevole Paolo Siani e al procuratore generale Armando D’Alterio, affrontando problematiche significative che affondano le proprie radici nella storia della nostra città e che ancora oggi la logorano: l’inquinamento, la dispersione scolastica, l’illegalità, l’uso di droga tra i giovani, il fenomeno dei “muschilli”, ma anche l’abusivismo edilizio, l’usura, il racket, l’omertà, la criminalità organizzata e la malavita.

    A loro abbiamo fatto domande che noi, a nostra volta, ci ponevamo da tempo e a cui faticavamo tanto a rispondere. Abbiamo ascoltato con attenzione e curiosità le risposte, abbiamo provato a imprimere nella nostra memoria tutto ciò che ci veniva detto e ne abbiamo fatto tesoro. Di tanto in tanto ci siamo sentiti attraversati da brividi e i nostri occhi sono diventati lucidi, perché quelle risposte sono state in netta antitesi coi crimini che vengono commessi ogni giorno nella nostra città e che ci angosciano molto. Quelle “persone pulite” ci hanno fatto intravedere la possibilità di un riscatto, di soluzioni che non sembravano più un’utopia: tutti noi abbiamo provato l’emozionante forza dell’onestà.

    Ecco, quindi, la voglia di lavare le offese perpetrate contro Torre Annunziata: da decenni è ferita da molte umiliazioni. In particolare, ricorrono due tipi di offese: una che può sembrare piccola e poco significativa, ma quasi inevitabile e, perciò, molto frequente, è quella che subiscono le nostre madri quando noi figli siamo costretti ad andar via perché purtroppo da questa nostra città non possiamo ricevere molto. Consapevoli di ciò, col cuore a pezzi, ci lasciano andare altrove. 

    L’altra offesa è quella che mette all’angolo, umiliandoli, tutti i cittadini onesti e pacifici che continuano a vivere in questa triste realtà torrese. L’esempio più terribile è quello di un uomo perbene a cui viene strappata barbaramente la vita con una pugnalata dritta al petto, a causa di una sedia sgangherata imposta con prepotenza come segno di occupazione di un territorio pubblico. La legittima intolleranza di sua figlia, che potremmo definire semplicemente senso di giustizia, ha scatenato la furia dei carnefici del suo papà e così quello è stato l’ultimo giorno in cui la ragazza ha incrociato i suoi occhi “azzurri, anzi, azzurrissimi”. Noi tutti sappiamo che non bisogna mai voltarsi dall’altra parte quando si incontra una sedia come quella, ma sappiamo anche che questa è una partita senza fine, di cui dobbiamo essere “soggetti attivi” e non “spettatori”. Dovremo, quindi, rimuovere ancora tante altre “sedie”!

    Durante l’incontro, noi non abbiamo ricevuto solo risposte, ma molto di più: ci siamo sentiti come se ci fossero state iniettate massicce dosi di coraggio, forza e speranza, proprio come un vaccino. Ci è stata ridata la voglia e la forza di risollevare la tanto, troppo vessata Torre Annunziata, di liberarla dalla ferocia della criminalità, che come un ferro rovente ogni giorno la marchia a fuoco dinnanzi al resto del Paese. 

    La nostra città, nel corso degli anni, è stata resa quasi completamente invivibile ed è sempre più difficile scegliere di restarvi. Si è ammalata gravemente e la sua cura siamo noi giovani armati del sistema di artiglieria pesante più potente in assoluto: la nostra fiducia nel riscatto. Noi ci crediamo e proprio per questo non vogliamo subire, ma scegliere, sempre e comunque.

  • Nuestro último inesperado día de escuela “normal”

    Nuestro último inesperado día de escuela “normal”

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    22 de febrero de 2020, nuestro último inesperado día de escuela “normal”. Sí, ese sábado fue realmente nuestro último día de clases sin preocupaciones, en el que todos  estábamos felices de pasar  unos días en casa y con la familia por el puente de Carnaval y poder descansarnos y distraernos un poco del estudio. Ese día nadie imaginaba lo que pasaría después, nadie imaginaba que no volveríamos a la escuela, nadie imaginaba lo que tendríamos que enfrentar, el lockdown, la cuarentena, las máscaras, el distanciamiento, en fin, nadie imaginaba que tendríamos que luchar contra un enemigo invisible: Covid-19.

    De aquel día recuerdo que yo estaba un poco triste, porque en marzo tendría que haber ido a Cádiz con mi escuela, pero como ya se había oído hablar de la presencia de este horrible virus en el mundo, mis padres estaban muy preocupados y dudosos sobre si enviarme o no. En ese momento no entendí la gravedad de la situación, me enfadé mucho con mis padres porque no quería renunciar a una oportunidad tan importante sólo por un estúpido virus, en efecto, pensaba que era algo lejano y que nunca podría afectarnos a mí y a mi país. Por desgracia, no ha sido así, el virus ha llegado rápidamente aquí y ha empezado a propagarse de forma incontrolada.

    En efecto, desde aquel día, la vida de cada uno de nosotros, en particular de nosotros los estudiantes, ha debido cambiar de manera forzada  y por eso  recordaremos esa fecha para siempre. Pocos días después del comienzo del “lockdown”, profesores y alumnos comenzaron a experimentar una nueva metodología, la llamada DAD, a través de la cual comenzamos las clases a distancia.

    Es verdad, yo primera, después de casi un año de DAD puedo decir con toda sinceridad que me encuentro muy bien, me gusta la idea de poder despertarme un poco más cómodamente por la mañana, de vagar por la casa durante los cinco minutos de descanso y poder quedarme en casa cuando fuera llueve y hace frío. Pero sobre todo la DAD nos ha permitido continuar nuestros estudios, nos ha ofrecido un método a través del cual podemos educarnos y al mismo tiempo estar seguros sin poner en peligro nuestra salud, a pesar de la emergencia sanitaria.

    Por desgracia, me doy cuenta de que la verdadera escuela no es esto, no es pasar horas y horas delante de un ordenador encendiendo y apagando un micrófono o una cámara. La verdadera escuela es muy diferente, y me doy cuenta especialmente cuando durante las clases de vídeo nos enviamos mensajes sobre el grupo clase de whatsapp diciendo cosas espontáneas que así a distancia no tienen el mismo valor. Y me entristece pensar que pasé la mitad del cuarto año y casi todo el quinto año de liceo así, lejos de mis compañeros de clase. Los echo mucho de menos, echo de menos pasar el tiempo entre las mesas de la escuela, echo de menos reírme con ellos de repente sin razón en medio de una clase, Incluso echo de menos los pequeños lloros que a veces he tenido porque cada uno de ellos siempre estaba dispuesto a ayudarme y animarme de cualquier manera. En resumen, echo de menos mi normalidad, todo lo que antes consideraba obvio y banal, y probablemente también lo que antes pensaba que nunca me faltaría, la primera de ellas es la escuela.

    Es cierto que se empieza a apreciar algo cuando ya no se tiene, y creo que esa es la lección más importante que el virus nos ha dado, porque yo misma, hasta hoy, daría todo por esas cosas simples. De hecho, probablemente, cuando por fin todo esto acabe, aprenderemos a apreciar y valorar incluso las cosas más simples, y tal vez cuando podamos volver a abrazarnos, nuestros abrazos serán más cariñosos y nuestras acciones más responsables.

    Nunca pensé que habría asistido a una pandemia tan desastrosa,porque creía que estas cosas solo sucedían en las películas.

    Pero hoy me doy cuenta de que incluso las películas a veces pueden hacerse realidad. Hay que ser fuertes, afrontar este momento unidos a pesar de la distancia, tenemos que apoyarnos unos a otros y no rendirnos, pero sobre todo respetar siempre las normas de seguridad, porque sólo así creo que podríamos salir pronto de esta situación, con la esperanza de que esto sea sólo una parte oscura y corta de nuestras vidas.

    Immacolata Bonifacio 5C linguistico

  • ¡Semana de la dulzura!

    ¡Semana de la dulzura!

    Hola amigos,

    ¿Sabéis  que pasa esta semana? Se celebra San Valentín, el día de los enamorados.

    ¡Qué guay! Este día nos acuerda de nuestro amigo Mateo, un chico argentino que hizo un intercambio cultural aquí en Italia y estuvo en nuestra clase el año pasado.

    Él nos contó que en Argentina desde mucho   celebran La semana de la dulzura divirtiéndose en la escuela y que esa fiesta representa para ellos una verdadera tradición que se mantiene viva cada año desde el 1 hasta el 7 de julio.

    Entonces, animados por la idea, el año pasado decidimos recrear la semana de la dulzura en nuestra escuela con motivo del Día de San Valentín.

    ¿En qué consiste?… ¿Cómo lo hicimos?

    Bajo el eslogan Una golosina para un beso durante toda la semana pusimos en una caja dulces con cartas anónimas  dedicadas a alguien querido.

    Al final de la semana,  se entregaron todos los mensajes con los dulces a las personas indicadas  que por supuesto no se los esperaban. Encontramos dulces, barras de chocolate, bombones…

    ¿La novedad? A cambio del dulce recibido, hay que agradecer con un gesto de ternura, quizás un beso, un abrazo o lo que se quiera.

    Durante la semana de la dulzura en nuestra escuela  también nacieron amores inesperados…fue lindísimo.

    Todo es más bonito cuando una fiesta  se celebra todos juntos y  aún más cuando  la escuela se convierte en un lugar agradable para disfrutar.

    Desafortunadamente, no se puede hacer lo mismo este año.

    Sin embargo no tenemos que preocuparnos para nada. Se podrá proponer los próximos años, cuando sea posible.

    Mientras tanto  sin desanimarnos sabemos que  hay modos de celebrar igualmente la semana de la dulzura a distancia. Aunque este año tendrá más besos virtuales que presenciales, gracias a las distintas aplicaciones de entrega será muy fácil enviar  bombones, chocolate y  golosinas a nuestros queridos.

    ¡Claro que debemos celebrar con responsabilidad pero sin privarnos de esos pequeños placeres!

     

    Aprea Elisabetta, Bisbiglio Martina  ( 5B linguistico)