Categoria: Eventi culturali

  • Il valore della verità: oltre il sacrificio di Giancarlo Siani

    Il valore della verità: oltre il sacrificio di Giancarlo Siani

    Federica Piccolo – IV A classico

    Quanto siamo disposti a spingerci oltre per difendere la verità? È meglio mettere a rischio la propria vita, ma con la consapevolezza di aver fatto del bene e di non essere diventati schiavi delle ingiustizie oppure è preferibile rimanere in silenzio e aspettare che qualcun altro combatta per ciò in cui crediamo?

    Queste sono alcune delle domande che mi sono posta dopo l’incontro con Giovanni Taranto, collega e amico del giornalista Giancarlo Siani, incontro a cui abbiamo partecipato con altre classi del liceo Pitagora – B. Croce, il 22 settembre scorso, in Aula Magna. L’incontro aveva l’obiettivo di mettere in risalto le “cause” in cui Giancarlo credeva e per cui ha combattuto, sottolineando come il suo sacrificio non sia stato vano. Se oggi, a distanza di ben 41 anni da quel fatidico 23 settembre del 1985, ricordiamo e leggiamo la storia del giornalista napoletano, è perché ciò in cui credeva non è finito quando è stato ucciso, ma continua a vivere tra noi attraverso il suo ricordo. L’unico modo per onorarlo è continuare ad impegnarci come cittadini, ma soprattutto come esseri umani, condannando le ingiustizie che avvengono, giorno dopo giorno, sotto i nostri occhi.

    Quando si ricorda una persona come Giancarlo, spesso dimentichiamo che viveva nel nostro stesso mondo e conduceva una vita normale come qualsiasi ragazzo di oggi.

    Ascoltava Vasco Rossi ed amava il suo lavoro. Forse il problema è che il suo sacrificio ha offuscato il messaggio più importante che potesse lasciarci, cioè che tutti possiamo difendere la verità e tutti dobbiamo scegliere da che parte stare, ogni giorno. In merito a questa riflessione, il giornalista Taranto ha posto a noi presenti una domanda: ”Giancarlo rifarebbe il suo sacrificio?”

    La risposta che ha prevalso, naturalmente, è stata “sì”. Ancora una volta, Taranto ci ha ricordato che Giancarlo era uno di noi e che, probabilmente, avrebbe risposto “non lo so”: una risposta che non costituirebbe un ripensamento sulla sua lotta contro la criminalità organizzata, ma piuttosto sarebbe dettata dalla sofferenza che ha dovuto patire e dal fatto che, da un giorno all’altro, la sua vita gli è stata strappata dalle mani. In fondo, quanti tra noi sarebbero disposti a morte certa per la verità?

    La domanda, dunque, nasce: chi è il vero eroe oggi? Colui che agisce, come Giancarlo, nella normalità o colui che, invece, compie atti sconvolgenti?

    Ormai è più comodo osservare ciò che accade attorno a noi con un senso di indifferenza che valutarlo per ciò che è. È più comodo stare in silenzio ed aspettare che la legge faccia il suo dovere che dare una mano nel nostro piccolo. Giancarlo, invece, ha scelto la strada più tortuosa: il suo lavoro da giornalista gli richiedeva di riportare le notizie, ma lui è andato oltre, svolgendo a pieno il suo dovere morale da professionista: a lui non interessava tanto lo scoop, quanto cercare la verità e il senso profondo della realtà che lo circondava. “Non guardava solo davanti a lui”, come ha detto Taranto, ma osservava ogni minimo dettaglio: è proprio dietro questi piccoli particolari che si possono svelare grandi verità. In fondo, è proprio questo il senso autentico del lavoro: non si tratta solo di adempiere un dovere specifico o a una mansione burocratica, ma interrogarci e riflettere anche sul suo ruolo etico, ogni giorno. Qualsiasi ruolo sceglieremo di ricoprire più avanti, siamo chiamati a svolgerlo con la piena coscienza e dedizione, proprio come faceva Giancarlo. Per lui quella macchina da scrivere era il suo modo per raggiungere le nostre menti e risvegliarci da ciò che le apparenze ci facevano credere, è diventata il simbolo della nostra libertà di parola e di quanto sia importante esserne consapevoli. La sua era una missione, non un semplice lavoro, e trovava questo senso nella sua esistenza. E dunque, qual è la nostra

    missione? Quale dovere e quali valori vogliamo perseguire per noi e per la società in cui viviamo?

    Proprio a tal proposito, il giornalista Taranto ci ha domandato: se avessimo la possibilità di battere una frase o qualche parola su quella macchina da scrivere, cosa scriveremmo? Personalmente, coglierei questa riflessione come un invito, diretto a tutti noi, a non essere schiavi della paura, ma a cercare di alzare lo sguardo e guardare con occhi diversi il mondo in cui viviamo, smettendo di crogiolarci nell’indifferenza.

  • L’enigma dell’essere deinós: l’uomo tra ingegno e abisso

    L’enigma dell’essere deinós: l’uomo tra ingegno e abisso

    La parola δεινός non ricorre solo per il mare, ma anche per l’essere umano. Gennaro Carillo, professore ordinario di Storia del pensiero politico presso l’Università di Napoli “Suor Orsola Benincasa”, nostro illustre ospite, ha tenuto una lectio magistralis al liceo Pitagora – B. Croce il 27 marzo, durante la Notte Nazionale del Liceo Classico dal titolo “Umano – Inumano. Una prospettiva greca”. Il δεινόν è indiscusso protagonista.
    Nel primo stasimo della celebre tragedia greca sofoclea ”Antigone”, il coro entra in scena discutendo la capacità dell’ingegno umano e al tempo stesso ne sottolinea la duplice natura. Sofocle utilizza le espressioni δειˉνὰ˘ e δειˉνό˘τε˘ροˉν. “L’uomo usa violenza alla natura”, sottolinea Carillo, “perché egli adatta la realtà circostante a sé stesso tramite l’utilizzo della τέχνη”. Si tratta di arte poietica, quel processo creativo e produttivo che induce alla realizzazione di qualcosa prima inesistente, di prodigioso e potenzialmente terribile.
    Rileggiamo quest’ambivalenza a partire dall’epos omerico, in particolar modo nel nono libro dell’Odissea. Odisseo, uomo dal multiforme ingegno (πολυτροπος), si distingue insieme ai suoi compagni dai Ciclopi perché “mangiatore di pane”, cibo derivante da una τέχνη, dall’unione e trasformazione di alimenti diversi. Questi giganti non solo violano il concetto di ξενία, ovvero di ospitalità, ma agiscono anche con ἀκρασία, la forte intemperanza data dalla loro mancata cultura.
    L’uomo è l’unico animale che riflette, che riconsidera ciò che ha visto, l’unico capace di creare μηχαναί, artifici che permettono di vincere la potenza della φύσις, come le navi per solcare il temuto “mare canuto”. I Greci paventavano di morire in questa distesa azzurra che cancellava inevitabilmente la memoria e la persona.
    L’essere umano è l’inventore del λόγος, del νóμoς e soprattutto della πόλις, plasmata sul bene comune. Questo perchè egli è ζῷον πολιτικόν, un animale politico, che non possiede solo αἴσθησις, ossia la conoscenza mediata unicamente dai sensi, ma anche la νόησις, la capacità intellettiva. Tuttavia, è incline al male, “ἕρπει, striscia”, parafrasando Sofocle, e mostra nella parola stessa così il suo lato mostruoso e terrificante.
    La lezione ha destato, come sempre, grandissimo interesse, curiosità ed emozione nel pubblico lasciando spazio alla riflessione. Per quanto l’uomo possa essere apparentemente perfetto, nasconde dentro di sé un aspetto che lo rende “inumano” e prevaricatore, della natura, di ogni legge e ideale positivo e condiviso; e se il suo potere è monocratico e tirannico si pone fuori della comunità, apolis, incurante di ogni diritto nazionale e internazionale, imponendo la hybris.

    Studiare la letteratura e la storia del passato non è mero nozionismo, ma la rappresentazione di ciò che eravamo, di ciò che siamo e che saremo.

  • Incontro con l’autrice: Cinzia Tani

    Il 27 Febbraio noi studenti del Liceo Pitagora – B. Croce abbiamo avuto la straordinaria opportunità di incontrare Cinzia Tani, figura poliedrica della cultura italiana. Giornalista, conduttrice radiotelevisiva e scrittrice prolifica, la Tani incarna il legame fra giornalismo, divulgazione e rielaborazione romanzata; nota per la sua capacità di mescolare minuziosa ricostruzione storica e narrazione avvincente, parte spesso da archivi storici reali (vi trascorre mesi, prima di scrivere, per cui ogni dettaglio storico è verificato), per ricostruire atmosfere del passato.

    La Tani, dunque, ha costruito la sua carriera sulla divulgazione e, per questo, è stata insignita dell’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica italiana, nel 2004, dall’ allora Presidente Carlo Azeglio Ciampi. Inoltre ha vinto il Premio Campiello, nel 2007, con “Sole e ombra”. L’ incontro verteva sui temi del libro “Il mondo in pugno”, del quale abbiamo letto in classe alcuni passi salienti: questo romanzo storico corale segue le vicende di giovani personaggi che incrociano il loro destino con i grandi eventi del XX secolo. La narrazione attraversa diversi decenni e porta il lettore in giro per il mondo, in un viaggio affascinante fra realtà storica e finzione romanzesca. Già il titolo del libro mi aveva colpito, poiché suggerisce il desiderio di dominare il mondo attraverso la cultura, unica arma a renderci veramente liberi. E’ un monito soprattutto ai giovani: credere fermamente nei propri sogni, difenderli ed inseguirli con coraggio, audacia, determinazione e resilienza.

    I protagonisti, infatti, sfidano le convenzioni sociali e i limiti geografici del loro tempo e, in un mondo che cambia continuamente, non perdono mai di vista i propri valori. In occasione dell’incontro con l’autrice, ci è stata offerta la possibilità di porle delle domande: questo è stato un momento che mi ha commosso fino alle lacrime. Anche io, come i giovani del suo libro, ho interessi completamente diversi e distanti da quelli dei miei coetanei: amo la cultura in generale, ma soprattutto sono un appassionato di storia; ho sete di sapere, di imparare, di ricercare, sono mosso da una grande curiosità e sogno di diventare un divulgatore storico, proprio come l’autrice. Dunque, ho chiesto alla Tani se essere così “diversi” dai propri coetanei, comporti, necessariamente, la solitudine, e se anche i suoi personaggi, proprio come me, la avessero sperimentata.

    Da ciò è nato un dibattito molto costruttivo e stimolante, alimentato dai vari interventi anche di altri studenti.
    Il messaggio che veicola Cinzia Tani è molto importante per i giovani di oggi, è un’esortazione all’ attivismo intellettuale, ad investire nella cultura per “avere il mondo in un pugno” con preparazione ed integrità, consapevolezza e conoscenza. Solo così si diventa attori della propria vita e non spettatori passivi. Inoltre, da amante della storia fin da bambino, condivido l’intento ulteriore del romanzo, di avvicinare i giovani di oggi allo studio della storia: chi non conosce il passato, a mio avviso, più probabilmente subirà il presente e non potrà avere idee chiare su ciò che potrebbe accadere in un futuro prossimo o lontano.

    La storia è e sarà sempre magistra vitae: credo che, grazie ad essa, si sviluppi un pensiero critico che è l’antidoto più potente alla passività, permettendo ai giovani di “avere il mondo in pugno” con consapevolezza. Come ci dice Cinzia Tani, è grazie alla cultura ed allo studio della storia che noi ragazzi possiamo vedere il futuro non come qualcosa che accade, bensì come qualcosa che possiamo costruire attivamente giorno per giorno.

  • Temperanza, rispetto, hybris: incontro con il prof. Gennaro Carillo

    Temperanza, rispetto, hybris: incontro con il prof. Gennaro Carillo

    Giulia Malvone, Giuliana Afflitto, Aniello Di Palma, Rita Ferriero, III A classico

    Venerdì 19 dicembre 2026, presso l’aula magna del liceo “Pitagora – B. Croce”, è stato presentato il libro Temperanza di Gennaro Carillo, professore ordinario di Storia del pensiero politico all’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, che ha dialogato con gli studenti sui temi da lui affrontati.

    All’evento erano presenti gli studenti delle classi 3 AC, 4 AC, 5 AC, 5 ASA, 5 BS e 5 ES, con i docenti e la dirigente scolastica Olimpia M.T. Savarese.

    Il faccia a faccia con l’autore è stato preceduto dalla visione di un video realizzato dagli studenti della 3 AC, nel quale sono stati toccati i punti principali del libro. In particolare, gli studenti hanno proposto una rilettura personale del concetto di temperanza affrontato da Carillo, attraversando filosofia, politica e letteratura, per restituirci una virtù capace di parlare alla nostra epoca in cui piuttosto prevalgono gli eccessi.

    È stato poi lo stesso Carillo a ricostruire l’essenza che anima le pagine del suo saggio, definendo la temperanza «una delle virtù più screditate», al punto che negli ultimi anni è stata ritenuta persino un vizio. Proprio per questa ragione, il professore ha invitato a riflettere sulla necessità di riabilitare un valore ormai considerato dimenticato e inattuale.

    Richiamando Tucidide e il racconto della guerra civile di Corcira, Carillo ha evidenziato un capovolgimento del significato delle parole come sintomo di una crisi più profonda della società. È il caso della sophrosyne (temperanza), che viene trasformata in mancanza di coraggio: una dinamica che ritorna anche in Platone, quando individua nella perversione del linguaggio uno dei segni della crisi della democrazia e delle istituzioni. Una crisi che si piega al valore della hybris, la tracotanza, ovvero il rifiuto del limite. Ma senza misura e senza limite, ha sottolineato l’autore, la convivenza civile diventa impossibile.

    In questo quadro si inseriscono anche i riferimenti a Freud, che invita a interrogarsi sulle pulsioni, ricordando come ogni forma di convivenza non violenta presupponga una rinuncia a una parte dei nostri moti pulsionali, e a Hobbes, secondo il quale è necessario trasformare una libertà assoluta e distruttiva in una libertà più sicura, in grado di evitare il conflitto permanente.

    La temperanza, ha precisato Carillo, è anche una virtù della politica, che deve essere posseduta da tutti i cittadini e rappresenta uno dei fondamenti principali del legame sociale. È un atto di forza che consente di governare le pulsioni e di agire in relazione non conflittuale con gli altri, configurandosi come una virtù pacificante e regolatrice.

    A seguire, la professoressa Flauto ha letto alcuni passaggi centrali del testo a sintetizzare il senso del volume. «La temperanza è dunque la più inattuale delle virtù. Eppure, in questo consiste la sua forza: non essere solo fuori tempo, ma stridere contro il tempo che stiamo vivendo».

    L’incontro si è concluso con le domande degli studenti, che hanno aperto un confronto su altri aspetti legati alla temperanza, in particolare sul rapporto con la hybris. È emerso il rischio di un’interpretazione eccessivamente rigida del limite, che potrebbe trasformarsi in un freno all’avanzamento della conoscenza, ma anche l’idea di una possibile “hybris sana”, capace di spingere l’uomo ad andare oltre, come nel mito di Odisseo, tra pericolo e progresso.

    Altri interventi hanno riguardato la dimensione politica della temperanza, con riflessioni sui criteri per riconoscere un governo temperante e sui segnali che ne indicano la deriva verso l’eccesso. In questo contesto è stato sottolineato il ruolo fondamentale delle istituzioni di controllo e della qualità dell’informazione, elementi indispensabili per una democrazia equilibrata.

    Giulia Malvone, Giuliana Afflitto, Aniello Di Palma, Rita Ferriero, III A classico

  • Un sorriso sul futuro

    Un sorriso sul futuro

    L’intelligenza artificiale incontra quella umana. Gli alunni del Liceo Pitagora – B. Croce hanno partecipato all’iniziativa promossa del Ministero dell’Istruzione e del Merito tenutasi a Piazza del Plebiscito il 9 ottobre e intitolata “Next Generation AI”. Una giornata dedita alle competenze digitali e alle discipline STEM applicate alla vita quotidiana e alla didattica.

    Quattro studenti dell'Istituto tecnico Anzilotti a Napoli per il summit “ Next Gen AI" ..:: Valdinievole Oggi ::.. Notizie, News, Fatti, personaggi,  politica della Valdinievole

    Gli organizzatori dell’evento hanno ideato numerose attività negli stand per intrattenere gli studenti. Tra simulatori del Giro d’Italia e della pista di Formula1 e una partita a tennis con pettorine che rilevavano il movimento, la mattinata è trascorsa velocemente tra tantissime emozioni, che resteranno incise nel cuore e nella memoria.

    Scuola e Intelligenza Artificiale al "Next Gen AI": il Sud "guida"  l'innovazione - Gazzetta del Sud

    Memorabile è stata anche la presenza del Ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, il quale ha presieduto alla manifestazione per pochi minuti. Tuttavia, non ha rinunciato a qualche foto con i ragazzi del nostro liceo.

    Da Piazza Plebiscito siamo passati all’interno del Palazzo Reale, in cui sono state allestite varie aree. Qui l’intelligenza artificiale, rapportata alla vita quotidiana e alle istituzioni scolastiche, è stata presentata come uno strumento utile se usato con cautela e consapevolezza. Tutti hanno avuto la possibilità di creare una propria immagine modificata con l’AI in base al gusto personale, scegliendo tra i tanti modelli proposti, dal moderno al contemporaneo, dall’artistico allo storico.

    Scuola e Intelligenza Artificiale al "Next Gen AI": il Sud "guida"  l'innovazione - Gazzetta del Sud

    Inoltre, gli alunni hanno potuto scrivere un proprio pensiero riguardo l’esperienza vissuta, su un muro ricoperto da fogli bianchi. L’iniziativa è stata molto apprezzata, perché è stata data voce al popolo dei giovani che ha sperimentato e condiviso nuove avventure.

    E’ stata un’occasione che ci ha strappato un sorriso e ci ha interessati, lasciando numerosi ricordi, che conserveremo con cura, di una giornata davvero speciale.

    Articolo a cura di Maria Barbara Nappo, Eleonora Muller e Paola Cirillo della VAC

  • “Deinon”: la bellezza terrificante del mare

    “Deinon”: la bellezza terrificante del mare

    Mito ed essenza. Due realtà tanto simili quanto diverse. Un ossimoro che ha dato vita alla V edizione de “Gli ozi di Ercole”, rassegna culturale tenutasi dall’11 al 13 settembre 2025 presso il Parco Archeologico di Ercolano. Alcuni studenti del nostro liceo, il Pitagora – B. Croce, hanno partecipato alla serata del 12 settembre condotta da Gennaro Carillo, professore ordinario di Storia del pensiero politico nel Dipartimento di Scienze umanistiche dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, e da Sonia Bergamasco, celebre attrice teatrale e regista. Una serata all’insegna del mare, affascinante ma al tempo stesso terrificante, dal titolo non casuale: “L’ultima spiaggia. Storie di tempeste e naufragi”.

    L’incontro si è aperto con la splendida voce della Bergamasco, nella lettura di stralci tratti da opere varie, dall’epos al contemporaneo, da Omero a Dante, a Conrad e oltre. La magistrale interpretazione ha trasformato le parole in vivide immagini toccando le corde profonde dell’animo. Lo strazio e la disperazione di Odisseo sembravano così reali che la tensione era palpabile e la commozione cresceva progressivamente. Una magia alimentata anche dai suoni della natura, dal cielo stellato che cullava il pubblico dall’alto e dagli scavi che, invece, lo circondavano, tra vita e morte, come ricordavano anche gli scheletri degli abitanti che non riuscirono a fuggire, a lato della platea. Un pezzo di storia reso incantevole e suggestivo grazie alla cura del direttore degli scavi Francesco Sirano. Un vero spettacolo, per la vista e per l’udito!

    Al termine della lettura è intervenuto il professor Carillo. “Si parla del mare inteso come idea”, che trasmette tranquillità e leggerezza, come l’antidoto ad ogni male e la cura ad ogni dolore; ma allo stesso tempo, come la parola greca “pharmakon”, è anche veleno. Le sue enormi fauci spalancate sono pronte ad inghiottire e l’abisso ad avvolgere qualsiasi cosa nella sua oscurità senza fondo. In Omero questa distesa azzurra è sempre descritta negativamente, un esempio è l’aggettivo “apeiron”, che indica qualcosa di illimitato, indescrivibile, una sostanza indefinita richiamata poi dal filosofo Anassimandro. Tuttavia, la parola chiave per descriverla e del convegno è “deinòn”. Il mare è portentoso, ma anche spaventoso. La meraviglia e lo stupore nascono dalla contemplazione della natura, la quale induce la mente a prendere atto del proprio limite; il terrore, invece, prende vita dalla piccolezza dell’uomo, poiché egli è soggetto alla caducità del tempo ed è effimero. Su questa definizione si basa il sentimento del “sublime”, di cui parla Emmanuel Kant nella sua “Critica al Giudizio” e che il professore richiama nel suo discorso.

    I riferimenti letterari continuano. Intramontabile ed emblematica è la figura di Dante con la sua opera, la “Divina Commedia”. In particolare, Carillo ricorda la cantica dell’Inferno, in cui il mare è definito “pelago”, le cui acque profonde, scure e pericolose incutono timore. Un viaggio culturale che approda al racconto “Tifone” dello scrittore contemporaneo Conrad. Un vero e proprio scontro tra l’uomo e la natura, la quale mette alla prova la forza e la fragilità dei personaggi stessi. La tempesta è solo il mezzo tramite il quale l’autore esplora la natura dell’eroismo e anche l’incapacità dell’uomo di controllare il caos.

    Richiamandosi non solo alla sfera della cultura e dell’epos, ma anche alla realtà contemporanea, Carillo conclude dedicando la serata al coraggio di coloro che fuggono dal loro paese per cercare scampo e fortuna altrove, per garantire un futuro migliore ai propri figli senza sapere se riusciranno mai a toccare incolumi una nuova terra.  Un “folle volo”, lo definirei utilizzando il linguaggio dantesco. Le nostre acque sono lo specchio di tutti quei volti che ormai giacciono sul fondo marino e di tutte quelle vite annegate che tentavano disperatamente di salvarsi. Il corpicino di Alan Kurdi è davanti ai nostri occhi. Il mare non li ha risparmiati, divenendo un cimitero di corpi esanimi e sfiniti.

    Il convegno si è concluso con la lettura di una poesia di Erri De Luca dedicata ai migranti e alla loro condizione: una lezione di vita a cui non si può rimanere indifferenti.

  • Un incontro con la Legalità e la Cultura

    Un incontro con la Legalità e la Cultura

    “La speranza ha due bellissimi figli: lo sdegno e il coraggio. Lo sdegno per la realtà delle cose, il coraggio per cambiarle.”
    Si apre con questa toccante citazione del filosofo Agostino, in data 17 settembre, la IV edizione di “Trecase legge: Letture all’ombra del Vulcano”, manifestazione culturale annuale a sostegno della legalità e della promozione del territorio di Trecase, che si tiene nella cittadina del vesuviano, organizzata dall’associazione culturale Biesse, in collaborazione con il Comune.

    La manifestazione ha visto la partecipazione entusiasta di studenti e cittadini, confermandosi come un appuntamento imperdibile nel panorama culturale locale.
    Ad introdurre l’evento vi erano importanti figure locali come il sindaco di Trecase Raffaele De Luca, la referente Campania per Biesse Fernanda Pucillo, fondatrice della manifestazione, la Presidentessa Nazionale di Biesse Bruna Siviglia, la Presidentessa dell’associazione Passepartout Prof.ssa Annamaria Silvestro e la Prof.ssa di Pedagogia generale e sociale dell’Università degli Studi di Napoli “Parthenope” Maria Luisa Iavarone.
    Quest’anno, l’evento ha avuto un ospite d’eccezione: Sigfrido Ranucci, noto giornalista e conduttore del programma di giornalismo d’inchiesta “Report” su Rai 3. Ranucci ha presentato il suo libro “La scelta”, un’opera che racconta il suo percorso professionale e le motivazioni che lo hanno spinto a intraprendere la carriera giornalistica. La sua presenza ha suscitato grande interesse e curiosità, soprattutto tra i giovani delle scuole dei paesi limitrofi, che hanno avuto l’opportunità di approfondire temi di grande rilevanza sociale.

    La rassegna “Trecase legge” non è solo un momento di incontro con la letteratura, ma rappresenta anche un’importante occasione per riflettere sui valori della legalità e dell’impegno civile. I relatori, infatti, hanno sottolineato come la cultura possa essere un potente strumento di promozione del territorio e di sensibilizzazione delle nuove generazioni su tematiche cruciali per il futuro della comunità.

    La presenza di Sigfrido Ranucci ha rappresentato un valore aggiunto, offrendo spunti di riflessione e stimolando il dibattito su questioni di attualità e di interesse pubblico. L’incontro è stato, quindi, notevolmente stimolante, soprattutto per i giovani, in quanto questi ultimi hanno potuto osservare e conoscere attraverso gli occhi di Ranucci il mondo del giornalismo d’inchiesta al giorno d’oggi, le sfide e i “pericoli” che si nascondono dietro una professione che richiede una grande attitudine nell’interfacciarsi con la società e nel raccontare la realtà, scandagliando le informazioni per arrivare alla conoscenza della verità e renderla fruibile alla comunità.

    L’evento si è confermato un successo. Un appuntamento che, anno dopo anno, continua a crescere e a coinvolgere sempre più persone, dimostrando come la cultura possa essere un motore di cambiamento e di sviluppo per la collettività.

     

    Autori: Anna Sbrizzi e Ettore D’Errico, V A Classico

  • “Grande Meraviglia” di Viola Ardone

    Viola Ardone è una scrittrice italiana nata a Napoli nel 1974. Dopo una laurea in letteratura, ora insegna latino e italiano presso il Liceo Scientifico Statale “De Carlo” di Giugliano in Campania.
    Ha tenuto anche un laboratorio di scrittura per i ragazzi dell’Istituto penale per minori dell’ isola di Nisida. Per Einaudi editore ha pubblicato i due best seller “Il treno dei bambini” e “Oliva Denaro”, tradotti in tutto il mondo!
    Noi alunni delle classi terze del nostro Istituto, il giorno 1º marzo 2024, tra le pareti dell’aula Magna, abbiamo avuto l’onore di partecipare ad un incontro con l’autrice, per discutere sull’ultimo capolavoro uscito: “Grande meraviglia”.
    Questo magnifico romanzo narra di una ragazza, Elba, che vive insieme alla madre nel “mezzomondo”, che in realtà è un manicomio. La scomparsa della madre lascia sola Elba in mezzo alle pazienti del reparto, gravemente affette da malattie psichiche. L’incontro con un giovane psichiatra, Fausto Meraviglia, darà una svolta alla sua vita.File:Violardone.jpg - Wikimedia Commons

    L’evento non è stato solo una presentazione del libro, ma piuttosto un’esperienza multisensoriale che ha coinvolto non solo noi studenti del liceo Pitagora – B. Croce, ma anche adulti, appassionati lettori dell’autrice.
    Ha dato inizio a questo incontro un video dei nostri studenti dedicato alla storia narrata nel libro, in cui gli alunni hanno impersonato i personaggi più importanti e le loro sfaccettature. Questo lavoro è stato poi accompagnato da una brochure informativa molto dettagliata.

    A seguire, una delle componenti più innovative dell’incontro è stata la presentazione di una Word Cloud, che ha dato vita ai principali temi trattati nel libro. Attraverso questa rappresentazione visiva, il pubblico ha potuto cogliere l’essenza e la complessità dei personaggi e delle tematiche affrontate da Ardone. Ma la nostra creatività non si è fermata qui. Gli studenti delle classi di teatro hanno dato vita a un mini-cortometraggio, trasformando le pagine del romanzo in immagini vivide e coinvolgenti. Con maestria e passione, hanno portato sullo schermo la magia delle parole di Ardone, regalando al pubblico un’esperienza cinematografica indimenticabile.

    Non poteva mancare poi la sezione musicale, che ha aggiunto armonia ed emozione all’evento. Con le loro voci e strumenti, gli artisti hanno interpretato le atmosfere del libro, trasportando il pubblico in un viaggio sonoro attraverso le pagine di “Grande Meraviglia”. L’intero auditorium è stato pervaso dalla bellezza e dalla potenza della musica, che ha creato un’atmosfera magica e coinvolgente.
    Ma il vero cuore pulsante di questo incontro è stata la presenza dell’autrice stessa, Viola Ardone. Con la sua gentilezza e il suo linguaggio diretto e appassionato, ha condiviso con il pubblico le ispirazioni e le sfide che hanno dato vita al suo libro. Ha risposto alle domande con sincerità e trasporto, trasmettendo la sua profonda connessione con i personaggi e le storie di “Grande Meraviglia”. L’incontro si è concluso con un firmacopie del libro. Viola Ardone ha così lasciato un ricordo indimenticabile a tutti i ragazzi e appassionati della sua scrittura.
    In definitiva, questo incontro non è stato solo una presentazione letteraria, ma un’esperienza che ha coinvolto tutti i sensi e ha lasciato un’impronta indelebile nei cuori e nelle menti di chi ha avuto il privilegio di parteciparvi.
    Grazie a Viola Ardone e al suo straordinario lavoro: abbiamo vissuto una “grande meraviglia” nel leggere il suo libro e nel presentarlo!

    Camilla Fuschino, Giulia Nisco e Mariachiara Ascione di III BSA

  • Il treno della speranza

    Il treno della speranza

    Il primo marzo la città di Torre Annunziata ha ospitato l’autrice del bestseller “Il treno dei bambini”, Viola Ardone, per mostrarle l’ il murales realizzato presso l’ istituto dei Salesiani e ispirato  alla tematica trattata  nel primo libro che dà inizio alla trilogia.  Questa iniziativa è nata grazie all’impegno della libreria Libertà Erboristeria e Biobar Asperula, la quale ha coinvolto alunni, insegnati e dirigenti scolastici creando una vera e propria comunità basata sulla collaborazione e sull’unione. “Fatico a trattenere l’emozione nel vedere la comunità così unita” dichiara Fabio Cannavale, presidente dell’Associazione Libertà. Questo progetto ha reso partecipe il Liceo Artistico e delle Scienze Umane “De Chirico” , l’Istituto Comprensivo “Parini Rovigliano”, l’Istituto comprensivo “Vittorio Alfieri”, il Secondo Circolo Didattico “G. Siani”, la Scuola secondaria Primo grado “G. Pascoli”, l’Istituto Comprensivo “Giacomo Leopardi”, la Direzione Didattica Statale Circolo “C.N. Cesaro”, il Liceo Statale “Pitagora B. Croce” e l’Istituto di Istruzione Superiore “G. Marconi”. Il murales rafforza il legame tra Viola Ardone e Torre Annunziata, dove sono state girate anche alcune scene per la rappresentazione cinematografica del libro.

    La raffigurazione del treno passante per l’Italia fino a fermarsi nella parte settentrionale rappresenta il  viaggio  della speranza di poter trovare una vita migliore, che il meridione nel dopo guerra non poteva offrire.

    “Pensare che una storia che ho immaginato io sia diventata un’opera d’arte mi riempie di gioia, è una sensazione bellissima” afferma Viola Ardone.

    “Il treno dei bambini” narra la storia di Amerigo, un bambino del sud , il quale nel 1946 abbandona la città di  Napoli e sale su un treno dopo esser stato strappato dal grembo materno. Assieme ad altri bambini nella sua identica situazione attraversa l’intera penisola e trascorre alcuni mesi con una famiglia del Nord. Amerigo tramite il suo sguardo di bambino di sette anni ci mostra il suo stupore e la sua meraviglia nell’ osservare un’Italia che si rialza dalla guerra. Una storia di separazione, che culmina con il dolore di chi sa che per sopravvivere non può sottrarvi.

    Un libro commovente che allo stesso tempo induce a credere nella speranza di una svolta  e soprattutto di un futuro migliore. Una giornata all’insegna della cultura che ha coinvolto l’intera comunità ed emozionato la scrittrice, andata via da Torre Annunziata con la certezza di avere contribuito  in parte a promuovere un cambiamento a livello culturale nella nostra città

    Paola Cirillo e Rosarita Fattorusso 3AC

  • “Salvezza: normalità o pazzia?”

    “Salvezza: normalità o pazzia?”

    Il giorno 30 gennaio, presso il teatro Di Costanzo-Mattiello di Pompei, si è tenuto un incontro moderato dalla dottoressa Andreana Ambrosino, Presidente dell’ Associazione nazionale magistrati della sottosezione di Torre annunziata, volto alla sensibilizzazione dei giovani su temi come il disagio, la fragilità, la speranza e la giustizia. Protagonisti dell’incontro lo scrittore Daniele Mencarelli, autore del libro “Tutto chiede salvezza” e il dottore Gianluca Guida, direttore dell’Istituto Penale Minorile di Nisida, che hanno esortato i ragazzi a riflettere su importanti temi, quali la salvezza collettiva o individuale raggiungibile attraverso le relazioni umane.

    Ad aprire l’incontro è stato Monsignor Tommaso Caputo, che ha elogiato Bartolo Longo, fondatore del teatro, che da 130 anni ospita rappresentazioni e convegni che promuovono valori come speranza e solidarietà verso i più deboli. A prendere la parola, poi, il magistrato Ambrosino che , citando il protagonista del romanzo di Mencarelli, ha fatto riflettere sull’importanza dell’empatia, della sofferenza e della diversità considerata troppo spesso pazzia. “La normalità ci fa sentire forti perché accettati, dunque non nasce  da bisogno personale. Il fallimento fa paura, ma serve poiché ci aiuta a crescere e ad affacciarci al mondo, quello vero, quello che ci aspetta. Ma che cos’è normalità, che cos’è follia?… Follia è non cedere mai, non smettete di fare domande ed  di essere curiosi”.

    Lo scrittore Mencarelli, in seguito, riferendosi al suo libro, in parte autobiografico, ha esaminato come la follia sia stata spesso l’interpretazione del bisogno umano di rispondere a domande come “Chi sono? Perché esisto? Perché moriamo?”

    L’autore afferma che la sua generazione non ha saputo trovare risposte adeguate, anzi, ha trovato rifugio nella medicina (TSO e in particolar modo nei manicomi), sebbene di patologico non ci fosse nulla.

    Infine, il dottor Guida ha esposto la causa per la quale i giovani sono portati a violare le regole, come se avessero bisogno di testimoniare la loro presenza tramite atti trasgressivi; ha classificato questi atteggiamenti come atti di  “devianza”. Questo disagio interiore non può essere placato con punizioni e proibizioni in quanto  ciò che chiedono i giovani è semplicemente NON PENSARE. Per questo spesso si ricorre agli psicofarmaci, i più usati Rivotril e Lirica, come unico mezzo per assopire il tumulto dell’anima e per annichilire la mente.

    Il dottor Guida ha citato due famose canzoni contemporanee, ossia “Farfalle” di San Giovanni e “5 gocce” di Irama, in cui entrambi i cantanti affermano di non provare più niente dentro e di voler restare da soli, al massimo con un po’ di Xanax. Queste canzoni non denunciano disagi propri solo di questi ultimi anni; ha citato anche  la canzone “Anna e Marco” di Lucio Dalla, che racconta la storia d’amore di due ragazzi, che, nonostante la loro visione pessimistica del futuro e le loro diversità, “Si guardano e si scambiano la pelle e cominciano a volare”. Purtroppo, il mondo in cui viviamo è un posto orrendo che mette alla prova ognuno di noi continuamente, ma può diventare meraviglioso “se giusto ai nostri occhi” come afferma la dottoressa Ambrosino. Inoltre, il titolo dell’incontro non a caso è “Alla ricerca della salvezza”, che sia interiore o esteriore, che sia individuale o collettiva non c’è differenza. La salvezza è unica e universale, ma per raggiungerla abbiamo bisogno di un aiuto, poiché “nessuno di salva da SOLO”. L’incontro si è concluso con alcune domande rivolte dai ragazzi provenienti da istituti di Poggiomarino, Torre Annunziata, Castellammare, Boscoreale, Sorrento e Meta.