Tag: Attualità

  • Giovani che fanno la differenza: gli Alfieri della Repubblica

    Giovani che fanno la differenza: gli Alfieri della Repubblica

    Le loro storie parlano di responsabilità, solidarietà e attenzione verso gli altri. Sono i nuovi Alfieri della Repubblica, scelti dal Presidente Sergio Mattarella e premiati nell’aprile 2026.

    Ma cosa significa essere “Alfiere della Repubblica”?
    È un riconoscimento ufficiale assegnato ogni anno dal Capo dello Stato a ragazze e ragazzi che si distinguono per gesti e comportamenti esemplari nella vita quotidiana.

    Gli Alfieri della Repubblica sono giovani che, in contesti diversi, hanno saputo compiere azioni significative: aiutare chi era in difficoltà, promuovere iniziative utili alla comunità, o dimostrare coraggio e senso civico in situazioni complesse. In molti casi si tratta di gesti semplici, nati dalla quotidianità, ma capaci di avere un impatto concreto sulla vita delle persone che li circondano.

    Non si tratta di un premio in denaro né di una competizione: è un modo per dare visibilità a chi, con gesti concreti, contribuisce al bene comune. Non ci sono classifiche né vincitori, ma storie diverse che rappresentano altrettanti esempi di responsabilità e partecipazione.

    I giovani nominati quest’anno sono 28 e provengono da tutta Italia. Pur nella diversità delle loro esperienze, hanno un elemento in comune: dimostrano che l’attenzione verso gli altri non è qualcosa di eccezionale, ma può diventare parte della vita quotidiana.

    C’è chi ha trovato nella scrittura un modo per aiutare gli altri a sentirsi meno soli, trasformando emozioni e fragilità in parole capaci di arrivare lontano. Altri hanno dato forma a iniziative semplici ma concrete ed efficaci, come la creazione di punti di raccolta per chi è in difficoltà o idee pratiche per ridurre gli sprechi.

    Non mancano esempi di amicizia autentica, fatta di presenza costante e sostegno nei momenti più difficili. Legami che vanno oltre le parole e diventano gesti concreti di inclusione. Allo stesso modo, alcuni ragazzi si sono distinti per il sangue freddo dimostrato in situazioni di emergenza, riuscendo a salvare vite o ad aiutare chi si trovava in pericolo.

    Accanto a queste storie ce ne sono altre che parlano di resilienza: giovani che convivono con malattie o difficoltà importanti e che, invece di fermarsi, scelgono di impegnarsi per gli altri, diventando un punto di riferimento.

    Il tema scelto per questa edizione, “Sperimentare e comunicare la solidarietà”, mette in evidenza proprio questo: la capacità delle nuove generazioni di trovare forme diverse, spesso creative, per prendersi cura degli altri e dell’ambiente.

    Il messaggio che arriva dal Quirinale è chiaro: i ragazzi non sono distanti dalla realtà, come spesso si tende a pensare. Al contrario, sanno essere presenti, attenti e pronti ad agire. Gli Alfieri della Repubblica non rappresentano un’eccezione irraggiungibile, ma un esempio concreto di cittadinanza attiva da seguire. Perché il futuro non si costruisce solo con grandi imprese, ma anche con piccoli atti di responsabilità quotidiana.

    Ecco l’elenco dei 28 giovani ‘Alfieri della Repubblica’: Emanuele Amodio, Antonio Bertoli, Noa Thuy Bertolucci, Dalila Brocculi, Rocco Antonio Commisso, Francesco Correale, Riccardo Cremonesi, Mariasole Di Biase, Aurora Di Vanna, Salwa Ez-Zahiri, Leonardo Feigello, Gabriele Galal, Jasmeen Kaur, Tommaso Lavecchia, Angelica Maria Masella, Marco Mazzariol, Viola Menichetti, Matteo Morvillo,Ludovico Natalizi, Karol Pastore, Gioele Petrella, Sara Pignatelli, Claudia Savarino, Nicolas Treppo, Inerio Vacca, Amedeo Valestra, Emilia Zarrone e Serena Zullo.




  • Loredana Bertè: il coraggio di non piacere

    Loredana Bertè: il coraggio di non piacere

    Solo le persone coraggiose sono capaci di essere se stesse e Loredana Bertè, al Festival di Sanremo, ha dimostrato di esserlo.  Lei, famosissima cantautrice ed attrice, è sempre stata una donna trasgressiva e fuori dagli schemi, impermeabile alle critiche. Quest’anno al Contest della canzone italiana, infatti, non ha deluso le aspettative: capelli blu elettrico, minigonna e carattere da vendere. La canzone che Loredana Bertè ha cantato a Sanremo è un inno all’amore verso se stessi e alla libertà di essere se stessi. La Bertè, con la sua canzone intitolata “Pazza”, è riuscita a trasmettere a noi giovani l’audacia di andare oltre le convenzioni. Tanti gli spunti di riflessione che nascono dal testo della canzone.

    “Sono pazza di me

    Sì perché mi sono odiata abbastanza”

     

    Quante volete ci siamo guardati allo specchio senza che ci piacesse veramente quello che vedevamo? Quante volte ci siamo preoccupati troppo del giudizio degli altri? Quante volte avremmo voluto zittire le opinioni non richieste e le critiche pungenti?

    Loredana Bertè non cerca l’approvazione degli altri e invita tutti a vivere liberi dai pregiudizi e a non lasciarsi intrappolare dalle catene dell’ipocrisia.

    “Prima ti dicono basta sei pazza e poi

    Poi ti fanno santa

    Io cammino nella giungla

    Con gli stivaletti a punta

    E ballo sulle vipere”

    La cantante, che con questa canzone si è aggiudicata il premio della critica “Mia Martini” , durante un’intervista ha affermato:

    «Io di solito mi odio abbastanza, ma ultimamente invece mi amo disperatamente. Essere normali per me oggi è la più grande trasgressione».

    Cosa possiamo intendere con il concetto di “normalità”? Chi è che decide ciò che è normale e ciò che non lo è?

    Ogni persona è unica e tutti dovrebbero essere fieri della propria autenticità!

     

    Emilia Esposito 2Asp

  • “Salvezza: normalità o pazzia?”

    “Salvezza: normalità o pazzia?”

    Il giorno 30 gennaio, presso il teatro Di Costanzo-Mattiello di Pompei, si è tenuto un incontro moderato dalla dottoressa Andreana Ambrosino, Presidente dell’ Associazione nazionale magistrati della sottosezione di Torre annunziata, volto alla sensibilizzazione dei giovani su temi come il disagio, la fragilità, la speranza e la giustizia. Protagonisti dell’incontro lo scrittore Daniele Mencarelli, autore del libro “Tutto chiede salvezza” e il dottore Gianluca Guida, direttore dell’Istituto Penale Minorile di Nisida, che hanno esortato i ragazzi a riflettere su importanti temi, quali la salvezza collettiva o individuale raggiungibile attraverso le relazioni umane.

    Ad aprire l’incontro è stato Monsignor Tommaso Caputo, che ha elogiato Bartolo Longo, fondatore del teatro, che da 130 anni ospita rappresentazioni e convegni che promuovono valori come speranza e solidarietà verso i più deboli. A prendere la parola, poi, il magistrato Ambrosino che , citando il protagonista del romanzo di Mencarelli, ha fatto riflettere sull’importanza dell’empatia, della sofferenza e della diversità considerata troppo spesso pazzia. “La normalità ci fa sentire forti perché accettati, dunque non nasce  da bisogno personale. Il fallimento fa paura, ma serve poiché ci aiuta a crescere e ad affacciarci al mondo, quello vero, quello che ci aspetta. Ma che cos’è normalità, che cos’è follia?… Follia è non cedere mai, non smettete di fare domande ed  di essere curiosi”.

    Lo scrittore Mencarelli, in seguito, riferendosi al suo libro, in parte autobiografico, ha esaminato come la follia sia stata spesso l’interpretazione del bisogno umano di rispondere a domande come “Chi sono? Perché esisto? Perché moriamo?”

    L’autore afferma che la sua generazione non ha saputo trovare risposte adeguate, anzi, ha trovato rifugio nella medicina (TSO e in particolar modo nei manicomi), sebbene di patologico non ci fosse nulla.

    Infine, il dottor Guida ha esposto la causa per la quale i giovani sono portati a violare le regole, come se avessero bisogno di testimoniare la loro presenza tramite atti trasgressivi; ha classificato questi atteggiamenti come atti di  “devianza”. Questo disagio interiore non può essere placato con punizioni e proibizioni in quanto  ciò che chiedono i giovani è semplicemente NON PENSARE. Per questo spesso si ricorre agli psicofarmaci, i più usati Rivotril e Lirica, come unico mezzo per assopire il tumulto dell’anima e per annichilire la mente.

    Il dottor Guida ha citato due famose canzoni contemporanee, ossia “Farfalle” di San Giovanni e “5 gocce” di Irama, in cui entrambi i cantanti affermano di non provare più niente dentro e di voler restare da soli, al massimo con un po’ di Xanax. Queste canzoni non denunciano disagi propri solo di questi ultimi anni; ha citato anche  la canzone “Anna e Marco” di Lucio Dalla, che racconta la storia d’amore di due ragazzi, che, nonostante la loro visione pessimistica del futuro e le loro diversità, “Si guardano e si scambiano la pelle e cominciano a volare”. Purtroppo, il mondo in cui viviamo è un posto orrendo che mette alla prova ognuno di noi continuamente, ma può diventare meraviglioso “se giusto ai nostri occhi” come afferma la dottoressa Ambrosino. Inoltre, il titolo dell’incontro non a caso è “Alla ricerca della salvezza”, che sia interiore o esteriore, che sia individuale o collettiva non c’è differenza. La salvezza è unica e universale, ma per raggiungerla abbiamo bisogno di un aiuto, poiché “nessuno di salva da SOLO”. L’incontro si è concluso con alcune domande rivolte dai ragazzi provenienti da istituti di Poggiomarino, Torre Annunziata, Castellammare, Boscoreale, Sorrento e Meta.

     

  • Intervista ai commissari prefettizi del Comune di Torre Annunziata

    Intervista ai commissari prefettizi del Comune di Torre Annunziata

    In data 23 febbraio 2022 il Consiglio Comunale di Torre Annunziata è stato sciolto per infiltrazione mafiosa. Pertanto il Presidente della Repubblica, il 6 maggio dello stesso anno, ha nominato una Commissione composta da tre commissari prefettizi il Dott. Enrico Caterino, il Dott. Ferdinando Mone e il Dott. Marco Serra, che resteranno in carica per diciotto mesi  con l’arduo compito di ristabilire la legalità e indire nuove elezioni comunali.

    Noi studenti del Liceo statale “Pitagora-Croce” abbiamo voluto incontrare questi tre rappresentanti dello Stato per una “chiacchierata” che facesse il punto sulla situazione attuale della nostra città a distanza di un anno dal suo commissariamento.

    Siamo stati accolti nella sala consiliare con grande riguardo da parte dei nostri ospiti, che ci hanno messo a nostro agio e si sono mostrati ben disposti verso la nostra iniziativa. Prima di cominciare con le domande, il dott. Enrico Caterino ci ha chiesto quale fosse la nostra idea su Torre Annunziata e quali fossero le criticità più importanti per noi giovani. Il primo spunto importante che è “saltato” immediatamente fuori è stato la mancanza assoluta di luoghi di associazione e di incontro per noi giovani, unitamente all’assenza di spazi verdi e parchi per i bambini.

    Durante l’intervista sono state affrontate diverse tematiche, tra le quali l’abbandono di rifiuti lungo le arcate borboniche, situate nei pressi del porto della città oplontina. I commissari hanno perseguito l’iniziativa di ripulire la zona non solo con lo scopo più immediato di eliminare i rifiuti, ma soprattutto con quello di dare un volto nuovo a Torre Annunziata e permettere ai cittadini “sani” di poter fruire dei luoghi più belli della città. Purtroppo l’impresa è risultata fin da subito impossibile e quasi irrealizzabile perché l’inciviltà degli abitanti ormai “compromessi”, come definisce il dott. Enrico Caterino, ha portato il problema a ripresentarsi.

    Discutendo dei luoghi trascurati di Torre Annunziata, abbiamo ritenuto fondamentale chiedere un chiarimento sulla struttura della biblioteca comunale, sita in Palazzo Criscuolo e ormai abbandonata. I reggenti hanno affermato che per permettere la riapertura della biblioteca è fondamentale catturare l’interesse di coloro che si impegnerebbero nella sua gestione, a cui si potrebbe associare l’idea di trasformare la sala consiliare del suddetto palazzo in un’aula di lettura e studio per i giovani.

    Un altro punto importante della discussione ha riguardato “Villa del Parnaso” dove, allo scopo di rendere più “viva” la parte della città che affaccia sulle spiagge, i commissari hanno proposto la costruzione di uno chalet. Riguardo poi il lungomare, hanno dichiarato di avere intenzione di dotare la cosiddetta “Mappatella”, spiaggia pubblica della città, di nuovissimi servizi come bagni, docce, scivoli per disabili e un campo da beach-volley. Invece Capo Oncino, luogo magico e suggestivo a picco sul mare, non è sotto la responsabilità del comune per cui, sfortunatamente, non può essere recuperato.

    I commissari ci hanno parlato delle numerose e grandi potenzialità di Torre Annunziata e di come noi giovani, diversamente dagli adulti, possiamo e dobbiamo perseguire la legalità e investire il nostro futuro in quello della nostra città che, dal progetto di pulizia della Salera a quello del potenziamento del porto, da quello del recupero dello Spolettificio a quello dell’ampliamento degli scavi, è una località amena e turistica che non ha nulla da invidiare alle altre bellezze d’Italia.

    In chiusura, la nostra curiosità si è appuntata sul modo in cui i tre rappresentanti dello Stato riescano ad approcciarsi ad un territorio così difficile, in cui la malavita dilaga in maniera così eclatante, e su come riescano a conciliare il proprio lavoro con così tante lotte da combattere. Ci hanno risposto affermando che senza dubbio si tratta del loro dovere principale verso la comunità e che si dedicano con tutto il proprio impegno a rendere la nostra cittadina un posto più sicuro soprattutto per noi generazioni presenti e per quelle future.

     

    Anna Sbrizzi, Giorgia Cannavacciuolo (IIIA classico), Anna Greco, Federica Gallo, Maria Cristiano (IIID scientifico)

  • Italia y España unidas por la diversidad

    Italia y España unidas por la diversidad

     

    El 3 de junio de 2023 en la capital de España, Madrid, en el Círculo de Bellas Artes, se celebrará un gran evento “España e Italia, unidas en favor de la diversidad LGTBI+”, con el fin de reivindicar los derechos LGTBI+ con representantes del mundo político, cultural y empresarial de la sociedad. El evento tiene como objetivo reflexionar sobre la historia de la comunidad LGTBI+, su situación actual y su evolución en ambos países, reflexiones necesarias para crear una sociedad igualitaria donde la diversidad se convierta en oportunidades de crecimiento y no en motivo de división y odio.

    Italia está experimentando serios retrasos en este sentido, no por su sociedad, que está preparada para cualquier evolución, sino por una política restrictiva contraria a la libertad y los derechos de las personas LGTBI+. Mientras que España ofrece un escenario mucho más avanzado y acogedor, que podría favorecer un efecto contagio. La homofobia y la transfobia a veces parecen casi normales y comunes en Italia, sin embargo, muchas personas evitan salir del armario públicamente por miedo a ser atacadas. Recientemente, se han producido varios casos de violencia masiva contra personas “queer” en Italia. El país está rezagado en términos de derechos LGBTI, de hecho, muchos italianos afirman que hay una gran discriminación sobre la base de la orientación sexual. Italia es uno de los pocos países europeos que no ha aprobado una ley que castigue la discriminación homofóbica.

    A pesar de la diferencia normativa y social entre Italia y España, con motivo de este evento es interesante ver cómo ambas civilizaciones, similares en muchos aspectos en cuanto a tradiciones, cultura o historia, ofrecen perspectivas mutuamente útiles.

  • Jj4: bestia o vittima di un sistema inefficiente?

    Jj4: bestia o vittima di un sistema inefficiente?

    Nelle ultime settimane si è discusso molto dell’aggressione di un giovane runner da parte di un orso bruno femmina di 17 anni in Trentino.

    Il tragico evento è avvenuto lo scorso 5 aprile in una zona boschiva alle pendici del monte Peller, intorno a Caldes, vicino Trento. Il jogger ventiseienne si chiamava Andrea Papi e stava tornando a casa dopo una corsa ma [Le fotografie della vittima e dell'aggressore messe a confronto]ttutina, quando si è imbattuto nell’orsa e nei suoi cuccioli. Nei giorni successivi all’aggressione, la polizia scientifica ha compiuto alcuni accertamenti genetici che hanno identificato come colpevole dell’uccisione dell’uomo l’orsa Jj4. Inoltre, la Provincia Autonoma di Trento aveva già segnalato l’animale per aver attaccato un padre e un figlio, senza provocarne la morte, nel giugno del 2022 nella stessa zona dell’aggressione al corridore.

    L’orsa e i suoi cuccioli facevano parte di un progetto di ripopolamento delle foreste del Trentino avviato nel 1989, chiamato “Life Ursus”, per far fiorire una comunità di orsi bruni che fosse in grado di autosostenersi. Durante i 33 anni successivi, tuttavia, è stato scoperto che nel progetto erano presenti numerose falle, a partire dalla mancanza di misure che impedissero agli orsi di avvicinarsi ai centri urbani fino all’insufficienza di cartelli che ne segnalassero la presenza.

    La cattura dell’orsa è avvenuta nella notte tra il 17 e il 18 Aprile nei pressi della foresta della Val Meledrio, poco lontano dal luogo dell’aggressione. Probabilmente rallentata dai suoi cuccioli, è stata attirata con della frutta in una trappola tubolare e trasferita presso il centro faunistico del Casteller a Trento. I cuccioli, invece, non vi sono stati condotti poiché, secondo quanto ha riferito la guardia forestale, sono capaci di sostenersi in modo autonomo.

    È notizia di qualche giorno fa che il presidente della Regione autonoma del Trentino-Alto Adige Maurizio Fugatti ha firmato un’altra ordinanza per l’abbattimento di Jj4. Fugatti, infatti, aveva già inviato una prima richiesta che, però, il Tribunale Regionale di Giustizia amministrativa aveva sospeso dopo il ricorso presentato dalla Lega Anti Vivisezione.

    La possibilità che l’orsa venga abbattuta è elevatissima, in quanto è considerata pericolosa per i cittadini. Tuttavia, tale possibilità ha scatenato l’indignazione e le polemiche degli ambientalisti e degli animalisti italiani.

    Questo tragico caso solleva interrogativi sui diritti degli animali, le responsabilità umane e il ripopolamento delle specie in via di estinzione. Da un lato, in molti sostengono la decisione di abbattere l’orsa, nonostante questa non possa essere ritenuta responsabile diretta dell’atto, in quanto secondo la legge italiana ogni animale è oggetto di diritto. Pertanto l’unico responsabile giuridico dell’accaduto è l’ente o l’associazione affidataria. Al contrario, altri credono che sia stata effettivamente la negligenza umana a causare questo incidente, poiché non sono state messe in atto adeguate misure di sicurezza per prevenire vicende così tragiche. Non è chiaro cosa accadrà ora. Difatti, per una sentenza più esplicita si dovrà attendere l’11 maggio, giornata in cui il tribunale esaminerà il caso.

  • Gli Alfieri della Repubblica 2023: storie di giovani coraggiosi

    Gli Alfieri della Repubblica 2023: storie di giovani coraggiosi

    Il 13 Luglio 2020, a Roma, la Presidenza della Repubblica ha istituito un “Attestato d’Onore” per premiare ogni anno giovani minorenni che rappresentano un modello di buon cittadino, essendosi distinti nello studio, nel volontariato e in attività solidali.

    A ricevere il prestigioso titolo sono ogni anno cittadini italiani e non, che abbiano però frequentato la scuola italiana per almeno cinque anni. La candidatura da inviare alla Presidenza della Repubblica è proposta da enti, istituzioni o associazioni e verrà in un secondo momento esaminata da una Commissione. L’Attestato attribuisce il titolo di “Alfiere della Repubblica” ed è conferito dal Presidente della Repubblica a un numero massimo di 30 giovani l’anno. Nel 2022 l’impegno per la pace è il tema che ha ispirato la scelta dei giovani per il successivo anno. Nel 2023, dunque, dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella sono stati nominati 30 nuovi Alfieri della Repubblica; di questi ultimi, tre sono Campani. Aniello Capuano, nato nel 2004, è residente in provincia di Salerno ed è stato premiato per la forza con cui affronta la distrofia scapolo-omerale (FSHD), malattia che lo ha colpito da bambino, a causa della quale, ha perso la vista e l’udito. Nonostante ciò, la  malattia lo ha spronato a sostenere la ricerca scientifica sulla FSHD e, utilizzando le sue competenze scientifiche, ha aperto un canale Youtube attraverso il quale diffonde la conoscenza della sua malattia.
    Josephine Riccio, nata nel 2006, è residente in provincia di Caserta ed è stata premiata per la forza d’animo con cui reagisce alle difficoltà provocate da una malattia che la costringe sulla sedia a rotelle. Nonostante le difficoltà fisiche , Josephine, riesce ad essere una studentessa brillante, disponibile con insegnanti e compagni di classe.
    Giovanni Scialdone, nato nel 2004, è anche lui residente in provincia di Caserta. A soli 12 anni ha praticato manovre di rianimazione su una persona in arresto cardiaco salvandole la vita. Queste storie ci dicono che  è ammirevole che ci siano giovani che, nonostante le loro difficoltà, preservino tutta questa tenacia e la sfruttino per il bene del prossimo. Questi ragazzi devono  diventare un esempio per tutti i giovani e spronarli  a dare il meglio di sè.

  • 30 anni dalla strage di Capaci: non dimentichiamo!

    30 anni dalla strage di Capaci: non dimentichiamo!

    Quest’anno ricorre il trentennale della morte del giudice Falcone, barbaramente strappato alla vita da una tremenda esplosione. L’anniversario della sua morte deve costituire uno spunto di riflessione per noi studenti che ci affacciamo alla vita adulta con la speranza che non accadano più avvenimenti così tristi perché, come diceva Giovanni Falcone, “la mafia è un fatto umano e come tutti gli eventi umani, è destinata a finire”. 

    Giovanni Falcone è solo uno tra i più grandi eroi che si sono battuti contro la mafia: il suo coraggio, la sua umiltà e la sua determinazione rappresentano l’esempio di libertà soppressa dalla mafia, che scelse di ucciderlo  brutalmente.
    È il 23 maggio 1992, quando a Capaci ci fu questo famoso attentato terroristico-mafioso da parte dei Cosa nostra, organizzazione criminale siciliana.
    Quel giorno il giudice Falcone stava tornando a casa da Roma. Atterrato a Palermo, lo attendeva la sua scorta che lo accompagnò all’auto dove si mise alla guida di una Croma Bianca; in macchina con lui c’erano la moglie e l’autista giudiziario Giuseppe Costanza, la macchina era preceduta da una Croma marrone, con gli agenti Vito Schifani, Antonio Montinaro e Rocco Ducillo, e da una Croma azzurra con gli agenti Paolo Capuzzo, Gaspare Cervello e Angelo Corpo.
    Alle 17:38, al chilometro 5 della A29, nei pressi dello svincolo di Capaci-Isola delle Femmine, il sicario Giovanni Brusca azionò una carica di 5 quintali di tritolo, posizionata in una galleria scavata sotto la roccia.
    Fu proprio in questo momento che Giovanni Falcone compì un errore fatale rallentando per prendere un mazzo di chiavi nel cruscotto.
    Lo scoppio colpì in pieno solo la Croma marrone e i tre agenti della scorta morirono sul colpo; Falcone era ancora vivo, ma morì a causa di un trauma cranico mentre veniva trasportato in ospedale.
    La mafia tolse la vita a 5 persone e ne ferì 23 e ciò segnò il suo definitivo cambio di strategia: quello che un tempo sarebbe stato un omicidio con armi da fuoco diventa un grande attentato.
    Il 25 maggio 1992 si svolsero a Palermo i funerali delle vittime .
    Questa strage ci lascia numerosi dubbi, ci si chiede perché ci si allontana costantemente dalla verità; ancora oggi, infatti, molti aspetti  di questa strage disumana risultano oscuri a causa dei numerosi depistaggi, dell’omertà dei giovani, ma soprattutto delle istituzioni.
    La grande eredità che ci lascia Falcone è il suo metodo di lotta contro la criminalità: egli ha posto fine alla lunga serie di assoluzioni per insufficienza di prove che caratterizzarono i processi di mafia negli anni 80 in Sicilia.
    Fu in grado di ottenere il massimo dalle norme in vigore all’epoca arrivando alle storiche condanne del Maxiprocesso di Palermo. Fu precursore degli accertamenti bancari come strumento d’indagine. “Segui il denaro troverai la mafia”, era il suo motto. È stato tra i primi investigatori a utilizzare proficuamente i contatti diretti con i giudici stranieri nelle attività di cooperazione internazionale.
    Il suo punto di forza è stata la perseveranza, egli non ha mai mollato, conosceva la mentalità mafiosa ed era capace di comprendere il suo linguaggio e il suo modo di agire.
    Ricordarlo significa  oggi rendere più salda la Repubblica e più unita la popolazione nella lotta contro la criminalità.

  • Interaktiver Tag der Gewalt gegen Frauen

    Interaktiver Tag der Gewalt gegen Frauen

    Immer wenn eine Frau für sich selbst kämpft, kämpft sie für alle Frauen.

    Der 25. November ist der internationale Tag für die Beseitigung der Gewalt gegen Frauen.

    Der Tag wurde nicht zufällig gewählt, dieses Datum wurde gewählt, um an 3 Schwestern zu erinnern, die Mirabal-Schwestern, die am Fuße eines Abgrunds mit offensichtlichen Folterspuren gefunden wurden.                                                                                                                    Sie waren von Agenten des Geheimdienstes des Diktators Rafael Leònidas Trujillo, der mehr als dreißig Jahre lang die Dominikanische Republik regierte, überfallen worden.
    Sie wurden getötet, als sie auf dem Weg waren, ihre Ehemänner im Gefängnis zu besuchen.
    Ihr Deckname war Las Mariposas.                                                                                                                                                                      Der Mord löste eine harte Reaktion der Bevölkerung aus, die zur Ermordung des Diktators und damit zum Ende der Diktatur führte.

    Das Datum wurde erstmals während des ersten International Feminist Gathering 1980 in Bogota, Kolumbien, begangen.                        Von da an gewann der 25. November einen zunehmend symbolischen Wert.

    Dies ist eines der häufigsten Probleme.
    Diese Geschichte wiederholt sich seit Jahren, aber dieses Thema wird erst seit kurzem offen behandelt, weil schwache Frauen, die Gewalt erleiden, nicht in der Lage sind, darüber zu sprechen und von der ersten Episode an zu berichten.                                                                    Aber die Hauptfrage ist: Warum passiert das?  Da der Mann immer dazu neigt, seine Macht über die Frau auszuüben und ihr alles zu berauben; schon dadurch erhält man psychische Gewalt.
    Beim kleinsten Fehler der Frau sind die Folgen offensichtlich, von psychischer Gewalt bis hin zu körperlicher Gewalt.

    Gewalt gegen Frauen ist auch auf die Revolution, auf einen gesellschaftlichen Wandel zurückzuführen.
    Der mit Männern verbundene Markt sieht Frauen als Bedrohung, daher Diskriminierung auch im Hinblick auf das Gehalt und nicht nur dieses; Frauen haben nicht die gleichen Rechte wie Männer.
    Viele berufliche Fähigkeiten werden unterschätzt, weil wir uns mit “Schönheit” beschäftigen, folglich entstehen Vorurteile, da die Ästhetik die Intelligenz in der heutigen Gesellschaft stark dominiert. Bevorzugen Sie Schönheit und lassen Sie die Denkweise aus.
    Der erste Schritt besteht daher darin, die Situation umzukehren, die Kultur zu ändern, in der der Mensch noch immer eine dominierende Stellung hat.

    Wir müssen sexuelle Gewalt oder geschlechtsspezifische Gewalt, jede Form von Aggression, Belästigung, Misshandlung, Bedrohung, Schaffung eines schweren Klimas, Erpressung, Verfolgung, die von einem Mann ausgeht und sich gegen eine Frau richtet, in Betracht ziehen: alle Verhaltensweisen, die nicht berücksichtigt werden der Wille der Frau, die wie jeder mit Rechten und Würde ausgestattete Mensch das Recht hat, zu jeder Idee oder jedem Vorschlag Ja und Nein zu sagen, ist von Natur aus gewalttätig.

    Eine andere Frage ist: Was kann die Frau tun?  Seien Sie mutig, bitten Sie um Hilfe, Sie müssen beim ersten Anzeichen handeln.    Sprechen Sie und zeigen Sie, dass dies weder die Person noch die Frau respektiert. Gewalt beginnt mit kleinen Schritten, und genau in diesem Moment muss der Einsatz gesetzt werden.

  • Dovresti smettere di esser donna

    Dovresti smettere di esser donna

    Te la cerchi.

    Parli troppo

    non sai stare al tuo posto

    ti intrometti sempre:

    dovresti smettere di rispondere.

     

    Te la cerchi.

    Pensi troppo alla tua carriera

    non gli dai attenzioni

    ti allontana il lavoro:

    dovresti restare a casa.

     

    Te la cerchi.

    Il tuo rossetto è troppo acceso

    sei seducente

    ti guardano in troppi:

    dovresti smettere di truccarti.

     

    Te la cerchi.

    Non lo soddisfi abbastanza

    lui è un uomo e ha i suoi istinti

    tu non li assecondi:

    dovresti essere più disponibile.

     

    Te la cerchi.

    Tu lo esasperi

    lui poi si stufa

    tu proprio non capisci:

    dovresti smettere di esser donna.

     

    Nel mondo che vorrei, non esiste la giornata contro la violenza sulle donne.