Tag: Torre Annunziata

  • Il Lido Azzurro: uno sguardo al futuro

    Il Lido Azzurro: uno sguardo al futuro

    di Federica Piccolo ed Emiliana Maresca, III A classico

    Torre Annunziata - Gusto, Mare e Panorama: la nuova Pizzeria del Lido  Azzurro

    Ormai, è sulla bocca di tutti, adulti e piccoli: un posto di ritrovo estivo per ogni torrese chiude i battenti… il Lido Azzurro. Sarà definitivo o si può ancora cambiare il verdetto? Diamo il via alle indagini!

    Il Tar ha emanato un provvedimento dopo la revoca del febbraio del 2025, respingendo il ricorso della società Villa Savoia e bloccando in tal modo la riapertura del lido. Ma per quale motivo?

    Una questione intricata

    “Violazioni plurime e reiterate”: queste le accuse dei giudici, che hanno evidenziato le diverse criticità che affliggono lo stabilimento balneare, a partire dalle irregolarità amministrative che ne hanno impedito la riapertura. Al centro della vicenda c’è un’area di oltre 33mila metri quadrati di suolo pubblico, finita sotto la lente delle autorità per una serie di violazioni emerse nel corso degli accertamenti.

    Lido Azzurro - Pagina Ufficiale | Torre Annunziata

    Le verifiche hanno portato alla luce la presenza di opere realizzate senza le necessarie autorizzazioni o comunque non conformi alle normative vigenti. Non solo: i controlli hanno evidenziato anche che le occupazioni degli spazi non rispettavano le prescrizioni previste dalla concessione, in un quadro complessivo ritenuto incompatibile con la corretta gestione di un bene pubblico.

    Determinanti, in questo contesto, sono stati i sopralluoghi effettuati dagli uffici competenti e la documentazione fotografica raccolta. Le immagini hanno restituito una situazione di evidente degrado, con segni di abbandono diffuso, accumuli di rifiuti e una manutenzione insufficiente dell’intera area.

    A pesare ulteriormente sulla posizione del gestore, la società Villa Savoia, sono state le irregolarità nei pagamenti dei sovracanoni demaniali, il che ha contribuito ad aggravare il quadro complessivo delle contestazioni.

    Il Comune ha quindi fatto riferimento agli articoli 46 e 47 del Codice della navigazione, che disciplinano la decadenza delle concessioni in presenza di gravi inadempienze. Nonostante il tentativo della società di opporsi attraverso un ricorso, il Tribunale amministrativo regionale ha ritenuto fondate le motivazioni dell’ente, confermando di fatto l’impossibilità di riaprire il lido.

    La voce dei cittadini sul futuro del Lido Azzurro

    Di fronte a queste notizie, i cittadini sono molto preoccupati. La loro futura estate, ora è totalmente in bilico. Il lido, infatti, è da sempre nel cuore di ogni cittadino: “è un pezzo di storia della nostra città, un vero e proprio salotto sul mare”. 

    Chi non è mai stato al Lido Azzurro almeno una volta in estate? Lì intere famiglie sono cresciute, intere generazioni di ragazzi hanno vissuto le loro estati più belle . Si sono creati ricordi, legami, tradizioni… non è una semplice spiaggia, ma un pezzo di cuore. Anni or sono, il lido non era solo dei Torresi: venivano persone da ogni zona del napoletano, da Nola, San Giuseppe, Pozzuoli e tante altre cittadine; una vera attrazione turistica. Inoltre, negli anni ’60 era anche il Lido Azzurro era il primo stabilimento della zona, metà di celebrità nazionali e internazionali. Proprio per questo, Torre Annunziata dovrebbe ripartire proprio da queste realtà già presenti per tornare a splendere. 

    Torre Annunziata. L'intramontabile mito del Lido Azzurro: oggi come ieri  simbolo della città - Vesuvio Live

    C’è chi pensa che la situazione si poteva evitare, prevenendo i dovuti controlli. Nonostante ciò, nei cuori dei Torresi resta viva la speranza che la situazione si possa risolvere e magari avviare comunque la stagione, anche se con un po’ di ritardo. I cittadini chiedono di  “valutare ogni possibile strada – nel rispetto della legalità – per evitare che un bene così importante resti inutilizzato proprio nel momento in cui è più necessario”. In ogni caso, bisogna ricordare che l’obiettivo dell’Amministrazione Comunale è garantire trasparenza e qualità dei servizi, assicurare decoro, sicurezza e manutenzione e valorizzare un bene strategico per la città, restituendolo pienamente alla collettività.

    Il futuro del lido

    A questo punto, la domanda è chiara: è rimasta una possibilità di “rivalsa” per questo luogo oppure questo del Tar è stato il verdetto finale?

    La società Villa Savoia, titolare della concessione, potrebbe decidere di ricorrere al Consiglio di Stato, chiedendo la sospensione della sentenza del Tar, ma i giudici potrebbero concedere la sospensiva solo se sussistessero insieme le condizioni di danno irreparabile (conseguente all’applicazione della sentenza) e la fondatezza delle motivazioni del ricorso. Attualmente il Lido Azzurro è stato affidato al Comune di Torre Annunziata, che per l’estate imminente, ha due possibili scelte per gestire al meglio la situazione:

    • trasformare lo stabilimento in una spiaggia libera con accesso gratuito per i cittadini;
    • adottare una soluzione che preveda sempre l’ingresso libero alla spiaggia, ma con la presenza di ombrelloni e bar gestiti dal Comune o da una società controllata (in tutto o in parte) offrendo servizi a prezzi contenuti.

    La riapertura del lido, quindi, rimane una scommessa, ma la speranza rimane accesa negli animi di tutti. I cittadini sono pronti ad affrontare uniti questa vicenda e in ognuno resta il desiderio di poter tornare a frequentare uno dei lidi più belli presenti nella città.

  • BOXE VESUVIANA: UN ORGOGLIO TUTTO OPLONTINO

    BOXE VESUVIANA: UN ORGOGLIO TUTTO OPLONTINO

    A Torre Annunziata, a via Parini, c’è una delle palestre di pugilato più prestigiose in Italia: “BOXE VESUVIANA”. La palestra oplontina si è posizionata 20esima nella classifica “di merito” complessiva del 2025 delle palestre della nostra nazione. Questo rappresenta un orgoglio per noi cittadini torresi. La società pugilistica “boxe vesuviana” ha avuto parecchi successi negli anni passati: Irma Testa, medaglia di bronzo ai giochi olimpici di Tokyo, Pietro Aurino, medaglia d’oro nel 1995 a Roma nei campionati mondiali militari e campioni Italiani come il maestro Gaetano Nespro, Biagio Zurlo, Salvatore Annunziata, Pasquale Perna. Nella palestra si allena anche un ragazzo del nostro liceo, nonchè mio compagno di classe, Mattia Starace. La palestra è stata fondata nel 1964 da Lucio Zurlo. Grazie a lui molti ragazzi sono stati salvati dalla brutta strada, ha insegnato i veri valori della boxe. Il pugilato insegna, come nella vita, a rialzarsi e combattere più forte di prima.

  • Intervista ai commissari prefettizi del Comune di Torre Annunziata

    Intervista ai commissari prefettizi del Comune di Torre Annunziata

    In data 23 febbraio 2022 il Consiglio Comunale di Torre Annunziata è stato sciolto per infiltrazione mafiosa. Pertanto il Presidente della Repubblica, il 6 maggio dello stesso anno, ha nominato una Commissione composta da tre commissari prefettizi il Dott. Enrico Caterino, il Dott. Ferdinando Mone e il Dott. Marco Serra, che resteranno in carica per diciotto mesi  con l’arduo compito di ristabilire la legalità e indire nuove elezioni comunali.

    Noi studenti del Liceo statale “Pitagora-Croce” abbiamo voluto incontrare questi tre rappresentanti dello Stato per una “chiacchierata” che facesse il punto sulla situazione attuale della nostra città a distanza di un anno dal suo commissariamento.

    Siamo stati accolti nella sala consiliare con grande riguardo da parte dei nostri ospiti, che ci hanno messo a nostro agio e si sono mostrati ben disposti verso la nostra iniziativa. Prima di cominciare con le domande, il dott. Enrico Caterino ci ha chiesto quale fosse la nostra idea su Torre Annunziata e quali fossero le criticità più importanti per noi giovani. Il primo spunto importante che è “saltato” immediatamente fuori è stato la mancanza assoluta di luoghi di associazione e di incontro per noi giovani, unitamente all’assenza di spazi verdi e parchi per i bambini.

    Durante l’intervista sono state affrontate diverse tematiche, tra le quali l’abbandono di rifiuti lungo le arcate borboniche, situate nei pressi del porto della città oplontina. I commissari hanno perseguito l’iniziativa di ripulire la zona non solo con lo scopo più immediato di eliminare i rifiuti, ma soprattutto con quello di dare un volto nuovo a Torre Annunziata e permettere ai cittadini “sani” di poter fruire dei luoghi più belli della città. Purtroppo l’impresa è risultata fin da subito impossibile e quasi irrealizzabile perché l’inciviltà degli abitanti ormai “compromessi”, come definisce il dott. Enrico Caterino, ha portato il problema a ripresentarsi.

    Discutendo dei luoghi trascurati di Torre Annunziata, abbiamo ritenuto fondamentale chiedere un chiarimento sulla struttura della biblioteca comunale, sita in Palazzo Criscuolo e ormai abbandonata. I reggenti hanno affermato che per permettere la riapertura della biblioteca è fondamentale catturare l’interesse di coloro che si impegnerebbero nella sua gestione, a cui si potrebbe associare l’idea di trasformare la sala consiliare del suddetto palazzo in un’aula di lettura e studio per i giovani.

    Un altro punto importante della discussione ha riguardato “Villa del Parnaso” dove, allo scopo di rendere più “viva” la parte della città che affaccia sulle spiagge, i commissari hanno proposto la costruzione di uno chalet. Riguardo poi il lungomare, hanno dichiarato di avere intenzione di dotare la cosiddetta “Mappatella”, spiaggia pubblica della città, di nuovissimi servizi come bagni, docce, scivoli per disabili e un campo da beach-volley. Invece Capo Oncino, luogo magico e suggestivo a picco sul mare, non è sotto la responsabilità del comune per cui, sfortunatamente, non può essere recuperato.

    I commissari ci hanno parlato delle numerose e grandi potenzialità di Torre Annunziata e di come noi giovani, diversamente dagli adulti, possiamo e dobbiamo perseguire la legalità e investire il nostro futuro in quello della nostra città che, dal progetto di pulizia della Salera a quello del potenziamento del porto, da quello del recupero dello Spolettificio a quello dell’ampliamento degli scavi, è una località amena e turistica che non ha nulla da invidiare alle altre bellezze d’Italia.

    In chiusura, la nostra curiosità si è appuntata sul modo in cui i tre rappresentanti dello Stato riescano ad approcciarsi ad un territorio così difficile, in cui la malavita dilaga in maniera così eclatante, e su come riescano a conciliare il proprio lavoro con così tante lotte da combattere. Ci hanno risposto affermando che senza dubbio si tratta del loro dovere principale verso la comunità e che si dedicano con tutto il proprio impegno a rendere la nostra cittadina un posto più sicuro soprattutto per noi generazioni presenti e per quelle future.

     

    Anna Sbrizzi, Giorgia Cannavacciuolo (IIIA classico), Anna Greco, Federica Gallo, Maria Cristiano (IIID scientifico)

  • Primo Trofeo Capossela: una festa dello sport

    Primo Trofeo Capossela: una festa dello sport

    Benito Capossela, preside prematuramente scomparso del liceo Pitagora-B. Croce di Torre Annunziata, era fermamente convinto che la scuola dovesse essere aperta al territorio, coinvolgendo gli studenti e curando la loro crescita non solo a livello didattico, per fare di loro delle persone attente alle sfide del nostro tempo. La sua scuola, diretta oggi dalla prof.ssa Savarese, lo ha ricordato ancora una volta attraverso l’organizzazione di un torneo sportivo che ha preso proprio il suo nome: il Trofeo Capossela. Questo evento, che avrà cadenza annuale ed è cominciato lo scorso dicembre, terminerà nell’aprile di quest’anno e coinvolgerà i ragazzi del liceo e non solo. I liceali, infatti, sono coinvolti nel progetto come tutor dei più giovani: recandosi nelle scuole medie ed elementari una volta a settimana per alcuni mesi, gli studenti “di Capossela”, quelli del Liceo sportivo, hanno il compito di preparare i concorrenti delle varie scuole alla partecipazione al torneo. I ragazzini delle medie, che sono stati impegnati in questo progetto durante i mesi scorsi, si sono cimentati in un torneo di pallavolo a più fasi: prima, infatti, si sono svolte delle selezioni presso le singole scuole e poi il 28 febbraio scorso si è disputata la finale nella tendostruttura del liceo Pitagora-Croce. È stata una vera festa dello sport che, ne siamo certi, molto sarebbe piaciuta al preside Capossela. In campo le squadre delle quattro scuole secondarie di primo grado del territorio (Pascoli, Alfieri, Parini-Rovigliano, Leopardi) e, dopo varie partite, la vittoria è stata ottenuta dall’Istituto Leopardi. I bambini delle scuole elementari, in particolare quelli delle classi quarte, saranno invece impegnati in un percorso misto e in un torneo di mini-volley nella primavera di quest’anno. Il torneo è stato un successo: i dirigenti scolastici delle scuole primarie avrebbero voluto addirittura coinvolgere nelle attività sportive gli alunni di tutte le classi, non solo le quarte. Come riferisce il professore Luigi Chierchia, docente di Educazione fisica del Liceo e tra gli organizzatori dell’evento, «i presidi affermano che alcuni ragazzini, a causa del lockdown, non riescono quasi neanche più a fare le scale della scuola». L’età in cui si corre, si salta, si cerca il gioco con i coetanei è diventata, purtroppo, l’età degli smartphone e dei videogiochi. In questo mondo ormai fatto tutto di “aria di casa”, lo sport è una necessità vitale. Esso diventa non un semplice passatempo, ma un modo per recuperare le relazioni e adottare uno stile di vita sano, un’occasione preziosa di incontro e confronto diretto con l’altro, che va rispettato anche quando indossa la maglia dell’avversario.

  • Non abbiamo le parole

    Non abbiamo le parole

    Oggi è il giorno del silenzio.

    È strano, però, come attraverso una poesia si possano esprimere emozioni, come attraverso un mucchio di parole in versi si possa sentire la sensazione di vuoto di chi scrive. Oggi la sensazione che queste poesie trasmettono è ancora più forte. Nulla sembra avere più un senso. Un nodo alla gola fa sempre più male. Ma se a causa della morte termina la vita, non terminerà il ricordo della vita che si è spenta. La morte ci rende consapevoli di quanto sia imprevedibile la vita che, in un attimo, vola via come è accaduto al nostro Dirigente. In sua memoria continueremo ad impegnarci nei nostri percorsi di studio e faremo in modo che lui e il suo impegno siano sempre un esempio per noi.

    Blues in memoria – W.H. Auden

    Fermate tutti gli orologi, isolate il telefono,

    fate tacere il cane con un osso succulento,

    chiudete i pianoforti, e tra un rullio smorzato

    portate fuori il feretro, si accostino i dolenti.

    Incrocino aeroplani lamentosi lassù

    e scrivano sul cielo il messaggio Lui E’ Morto,

    allacciate nastri di crespo al collo bianco dei piccioni,

    i vigili si mettano guanti di tela nera.

    Lui era il mio Nord, il mio Sud, il mio Est ed Ovest,

    la mia settimana di lavoro e il mio riposo la domenica,

    il mio mezzodì, la mezzanotte, la mia lingua, il mio canto;

    pensavo che l’amore fosse eterno: e avevo torto.

    Non servon più le stelle: spegnetele anche tutte;

    imballate la luna, smontate pure il sole;

    svuotatemi l’oceano e sradicate il bosco;

    perché ormai più nulla può giovare.

     

    Chi è amato non conosce morte – E. Dickinson

    Chi è amato non conosce morte,
    perché l’amore è immortalità,
    o meglio, è sostanza divina.Chi ama non conosce morte,
    perché l’amore fa rinascere la vita
    nella divinità.

    La morte è la curva della strada – F. Pessoa

    La morte è la curva della strada,
    morire è solo non essere visto.
    Se ascolto, sento i tuoi passi
    esistere come io esisto.
    La terra è fatta di cielo.
    Non ha nido la menzogna.
    Mai nessuno s’è smarrito.
    Tutto è verità e passaggio.
  • Il riscatto di Torre Annunziata non è un’utopia: noi giovani ci crediamo

    Il riscatto di Torre Annunziata non è un’utopia: noi giovani ci crediamo

    “Io resto ogni volta ammirato del vostro impegno, della vostra scuola, delle iniziative e del fatto che voi ci crediate.” 

    Questa è la bellissima frase, pronunciata dal dott. Alessandro Pennasilico in occasione dell’incontro “Giornalista Giornalista”, tenutosi venerdì 23 aprile e che descrive appieno lo spirito con cui è stato affrontato; noi alunni abbiamo discusso per ben due ore insieme a lui, all’onorevole Paolo Siani e al procuratore generale Armando D’Alterio, affrontando problematiche significative che affondano le proprie radici nella storia della nostra città e che ancora oggi la logorano: l’inquinamento, la dispersione scolastica, l’illegalità, l’uso di droga tra i giovani, il fenomeno dei “muschilli”, ma anche l’abusivismo edilizio, l’usura, il racket, l’omertà, la criminalità organizzata e la malavita.

    A loro abbiamo fatto domande che noi, a nostra volta, ci ponevamo da tempo e a cui faticavamo tanto a rispondere. Abbiamo ascoltato con attenzione e curiosità le risposte, abbiamo provato a imprimere nella nostra memoria tutto ciò che ci veniva detto e ne abbiamo fatto tesoro. Di tanto in tanto ci siamo sentiti attraversati da brividi e i nostri occhi sono diventati lucidi, perché quelle risposte sono state in netta antitesi coi crimini che vengono commessi ogni giorno nella nostra città e che ci angosciano molto. Quelle “persone pulite” ci hanno fatto intravedere la possibilità di un riscatto, di soluzioni che non sembravano più un’utopia: tutti noi abbiamo provato l’emozionante forza dell’onestà.

    Ecco, quindi, la voglia di lavare le offese perpetrate contro Torre Annunziata: da decenni è ferita da molte umiliazioni. In particolare, ricorrono due tipi di offese: una che può sembrare piccola e poco significativa, ma quasi inevitabile e, perciò, molto frequente, è quella che subiscono le nostre madri quando noi figli siamo costretti ad andar via perché purtroppo da questa nostra città non possiamo ricevere molto. Consapevoli di ciò, col cuore a pezzi, ci lasciano andare altrove. 

    L’altra offesa è quella che mette all’angolo, umiliandoli, tutti i cittadini onesti e pacifici che continuano a vivere in questa triste realtà torrese. L’esempio più terribile è quello di un uomo perbene a cui viene strappata barbaramente la vita con una pugnalata dritta al petto, a causa di una sedia sgangherata imposta con prepotenza come segno di occupazione di un territorio pubblico. La legittima intolleranza di sua figlia, che potremmo definire semplicemente senso di giustizia, ha scatenato la furia dei carnefici del suo papà e così quello è stato l’ultimo giorno in cui la ragazza ha incrociato i suoi occhi “azzurri, anzi, azzurrissimi”. Noi tutti sappiamo che non bisogna mai voltarsi dall’altra parte quando si incontra una sedia come quella, ma sappiamo anche che questa è una partita senza fine, di cui dobbiamo essere “soggetti attivi” e non “spettatori”. Dovremo, quindi, rimuovere ancora tante altre “sedie”!

    Durante l’incontro, noi non abbiamo ricevuto solo risposte, ma molto di più: ci siamo sentiti come se ci fossero state iniettate massicce dosi di coraggio, forza e speranza, proprio come un vaccino. Ci è stata ridata la voglia e la forza di risollevare la tanto, troppo vessata Torre Annunziata, di liberarla dalla ferocia della criminalità, che come un ferro rovente ogni giorno la marchia a fuoco dinnanzi al resto del Paese. 

    La nostra città, nel corso degli anni, è stata resa quasi completamente invivibile ed è sempre più difficile scegliere di restarvi. Si è ammalata gravemente e la sua cura siamo noi giovani armati del sistema di artiglieria pesante più potente in assoluto: la nostra fiducia nel riscatto. Noi ci crediamo e proprio per questo non vogliamo subire, ma scegliere, sempre e comunque.

  • Torre Annunziata… un potenziale mai sfruttato

    Torre Annunziata… un potenziale mai sfruttato

    Quando si tiene a qualcuno o a qualcosa, bisogna sempre cercare di essere obiettivi, evidenziandone oltre ai lati positivi anche gli aspetti negativi. 

    Che dire… Io amo la mia città e mi sento veramente privilegiato quando uscendo dal balcone di casa, mi ritrovo ad ammirare un panorama bellissimo. Sarò anche di parte, ma per me non esistono vedute superiori. Qualsiasi attività secondo me è imparagonabile rispetto al panorama oplontino e a una partita del Savoia. C’è da dire però che la delusione è tanta quando osservo che, parlando della Campania, la nostra fantastica città non è mai nominata in maniera positiva, ma anzi, viene molto spesso denigrata.

    Ci sono città come Amalfi che sono famose per i propri litorali, per la storia e per il mare. A Torre possiamo vantare un litorale fantastico con una vista mozzafiato che farebbe invidia a qualsiasi altra città. Ci sono molti “tesori nascosti”: ad esempio, oltre alle ville romane, ci sono l’Oncino e la spiaggia di Rovigliano che però vengono abbandonati a sé stessi, un po’ come il resto della città.

    Ci sono città come Positano che fondano sui vicoli caratteristici una parte importante della propria fama. Riflettendo su ciò, mi sorge spontanea una domanda: “Perché qui a Torre gli stessi vicoli vengono abbandonati a sé stessi e lasciati al degrado più totale?”. Le strade e i marciapiedi sono dissestati e presentano veri e propri “assembramenti” di immondizia. Anche qui però ci sono delle vere e proprie perle che raccontano la storia della nostra città. Una di queste è, ad esempio, l’antico Pastificio Setaro che è ormai l’ultimo sopravvissuto allo ‘sterminio di massa’ subito dalle similari imprese locali. 

    Ci sono città come Pompei che basano la propria fama sugli scavi dell’antica città romana, i quali portano ogni anno in città centinaia di migliaia di turisti che contribuiscono allo sviluppo economico. Anche in questo caso non abbiamo nulla da invidiare visto che gli scavi sono presenti anche qui. La differenza è che a Torre piuttosto che rappresentare il simbolo della città, sono visitati veramente poco, mal tenuti e gestiti male. Il turismo in città non è per niente incentivato.

    Non riesco a capacitarmi del motivo per cui dobbiamo vivere nel degrado, nell’arretratezza, nell’abbandono più totale e senza una prospettiva futura per i giovani, nonostante l’immenso potenziale di cui la nostra città può godere. Qui a Torre Annunziata, abbiamo a disposizione posti fantastici che non vengono mai sfruttati. Il Lido Santa Lucia ad esempio potrebbe essere un parco divertimenti che farebbe invidia ai più famosi d’Italia. Gli spazi lungo il porto dove in passato furono avviati dei lavori che sono stati poi abbandonati, potrebbero ospitare negozietti caratteristici come in qualsiasi città turistica. Le carte in tavola per migliorare ci sono tutte, ma forse ciò che manca è la volontà di cambiare le cose.

    La parola chiave di questo articolo è quindi “abbandono”. Questa situazione sta sempre di più rovinando la nostra amata città che ormai è diventata un semplice cumulo di promesse e niente di più. La stessa fine sembra che spetti al nostro stadio comunale che come tutto il resto, si trova a patire pene causate da una pessima amministrazione.

    Giovanni Ricciardelli, IV C linguistico

  • Torre Annunziata: illuminazione cittadina e sicurezza

    Torre Annunziata: illuminazione cittadina e sicurezza

    Come bisogna sentirsi quando una nostra abitudine ci mette in pericolo? Come bisogna sentirsi quando non siamo sicuri nella città in cui siamo nati e cresciuti? Mi sono posta queste domande quando ho capito che in qualche quartiere della città può accadere di tutto in mancanza di un’adeguata illuminazione…

    Ogni giorno, verso le 18:30, scendo con il mio cane, ancora cucciolo, per un’oretta. Partendo dalla mia abitazione a piazza S. Teresa solitamente passeggiamo per il Corso, in mancanza di un luogo adibito allo svago dei cani; ma la sera del 16 dicembre 2020 ho deciso di cambiare il mio percorso, in quanto c’era molta gente per strada, nonostante le restrizioni adottate dal governo a causa del Covid-19. Quindi ho deciso di andare “ai giardinetti”. Sarei passata per la Villa del Parnaso se non fosse stata chiusa, come spesso accade, alcune ore prima del previsto; perciò potevo percorrere solo le scale situate di fronte alla chiesa del Carmine; e così ho fatto.

    Mi sono quindi ritrovata nel porto di Torre Annunziata che necessita di illuminazione artificiale. In un primo momento mi sono pentita della mia decisione, perché era tardi, poi ho intravisto delle persone nelle vicinanze del parcheggio e ho continuato la mia passeggiata.

    Attraversata la strada e avvicinatami al lato mare, mentre si faceva buio, inizialmente non ho visto niente se non quanto riuscivo a illuminare con la torcia del mio telefono. Mentre il mio cane mi strattonava verso il mare, ho guardato in basso per evitare di cadere ed anche per proteggerlo da eventuali schegge di vetro (molto facili da trovare in zona) che avrebbe potuto calpestare. All’improvviso ho intravisto, essendo la strada su un piano rialzato rispetto al lato spiaggia, la testa di un uomo sulla cinquantina che mi guardava fisso, occhi sbarrati, e che diceva qualcosa d’incompressibile. Per qualche secondo il mio cuore si è fermato: con un nodo in gola, non ho pensato più a nulla, salvo che mi sarebbe potuto accadere di tutto. Sono corsa via precipitosamente.

    La mia quotidiana tranquilla passeggiata ha lasciato posto alla paura. Cos’altro avrebbe potuto nascondere tutto quel buio che mi circondava? Non so chi fosse quell’uomo, cosa stesse facendo e nemmeno se già c’era quando sono già passata prima che il mio cane mi tirasse di nuovo indietro. Pensavo, anzi ero certa, solo di una cosa: non mi ero sentita al sicuro. Non sarebbe stata la piccola luce del mio telefono o il gruppetto di persone vicino al parcheggio a salvarmi se mi fosse accaduto qualcosa. Sarebbe bastato che l’uomo avesse allungato la mano per ferirmi, tirarmi giù, lanciarmi qualcosa contro. Chissà, magari se ci fosse stata più luce, avrei intravisto prima quel signore, non mi sarei fatta trascinare dal mio cane, non mi sarei spaventata così tanto da scappare. Quando ho chiamato mia madre ero così impaurita da non riuscire quasi a parlare.

    Sarò eccessivamente sensibile o paurosa, ma non posso farmene una colpa e neppure penso di essere l’unica. Comprendo la necessità del risparmio energetico che suppongo sia in parte la causa di un’illuminazione insufficiente, ma penso sia necessario nei riguardi dei cittadini da parte dell’amministrazione della città, garantire luminosità soprattutto nelle zone meno frequentate e potenzialmente più pericolose, a maggior ragione nel periodo invernale durante il quale alle 18 ormai è buio. Si potrebbe garantire la funzionalità con la periodica manutenzione in caso di guasto, di quei lampioni che non sono solo fiochi, ma proprio spenti; e non da poco tempo. In attesa dell’arrivo di lampioni nuovi o della loro riparazione, al loro posto si sarebbe potuto decidere di montare le luminarie natalizie.

    È dovere del comune di Torre Annunziata garantire sicurezza ai cittadini, i quali nella zona limitrofa al porto possono trovarsi in situazioni come la mia, se non peggiori. Invito perciò l’amministrazione comunale a preoccuparsi maggiormente della nostra sicurezza in ogni luogo e quartiere della città, oltre alle strade principali.

  • Salesiani per il sociale: Casa Valdocco e Pizzoratorio

    Salesiani per il sociale: Casa Valdocco e Pizzoratorio

    Armi, droga, malavita. È questo purtroppo l’unico mondo che non pochi ragazzi, anche qui a Torre Annunziata, conoscono; è quella del male l’unica strada che purtroppo percorrono. “In ogni ragazzo, anche il più disgraziato, v’è un punto accessibile al bene” – affermava, però, Don Bosco – “ed è compito di un educatore trovare quella corda sensibile e farla vibrare.” Questa è la frase che rappresenta l’ordine dei Salesiani fondato dallo stesso don Bosco, su cui, ormai da più di 150 anni, si basa l’operato anche dei salesiani di Torre Annunziata.

    Lunedì 4 novembre, proprio presso la sede di questi ultimi, c’è stata l’inaugurazione del centro diurno “Casa Valdocco” e del “Pizzoratorio”. Due iniziative molto importanti, entrambe dirette ai giovani di questa città, a quelli meno fortunati. Da un lato un centro che accoglie giovani dai 6 ai 18 anni, per contrastare la dispersione scolastica, dall’altro un progetto che vede i giovani che hanno abbandonato la scuola alle prese con l’imparare il mestiere del pizzaiolo.

    Ciò significa togliere ragazzi dalla strada e, soprattutto, dare loro la possibilità di vivere onestamente. “Non è facile – dice Don Antonio Carbone – per un ragazzo che prima soleva guadagnare diverse centinaia di euro al giorno, abituarsi a una nuova vita, in cui cifre del genere vengono viste soltanto una volta a fine mese.” Eppure ci sono ragazzi che si lasciano aiutare da Don Antonio e i suoi. Ed ecco che per loro si apre un nuovo mondo, un’alternativa alla loro difficile realtà, un mondo in cui anche guadagnare poco, ma onestamente, diventa magicamente bello. E ciò afferma lo stesso Don Antonio, parlando di ragazzi “che in vita loro hanno conosciuto soltanto un tipo di polvere bianca, che non ha niente a che vedere con quella così pura della farina, che adesso stanno riscoprendo”.

    Sono ragazzi con situazioni difficili, è vero, ma d’altronde anche in passato è stato così. Nessuno più di Don Antonio, infatti, che fin da sempre è a contatto con i ragazzi, sa che nel mondo, oggi come ieri, c’è chi è meno fortunato. Anch’egli racconta di aver avuto un’infanzia difficile sotto certi aspetti. Egli ha avuto, però, la fortuna di possedere “qualcosa che molti altri ragazzi, purtroppo, non hanno: la famiglia, un luogo sano in cui sviluppare amicizie sane (come l’oratorio) e la possibilità di studiare. Si può ritenere fortunato chi queste cose le ha, deve essere dura invece per chi non le possiede, ma la legge del bene impone che, chi ha avuto di più, ha l’obbligo di donare a chi invece ha di meno”. Sono queste le parole esatte di Don Antonio, che, in questo modo, fa riferimento a ciò che lo spinge a proporre sempre nuove iniziative, a prodigarsi nell’ aiutare gli altri, i giovani, quelli che non sono stati fortunati come lui.

    “E non è vero che la gioventù di oggi, rispetto al passato, sia peggiorata. Questi che affrontiamo ogni giorno con i ragazzi sono problemi che si sono avuti sempre, anche negli anni passati”. Del resto anche Don Bosco affermava, riferendosi ai ragazzi incontrati nelle carceri minorili, che se qualcuno si prendesse cura di loro, li seguisse nella scuola, nei posti di lavoro o insegnasse loro un mestiere, sicuramente riuscirebbero ad avere un futuro migliore. “Quello che manca a questi ragazzi spesso – ribadisce don Antonio – è la fiducia nel poter fare cose belle”. Non sempre si riesce a recuperarli, ma l’importante è mettercela tutta.

    E continua: “È proprio da questi ragazzi che si ricevono le maggiori soddisfazioni. Tante volte, dopo tanti anni, li ho rivisti realizzati, e mi sono sentito parte integrante della loro vita, soddisfatto per essere riuscito, insieme a tutti gli altri, a far sì che questa fosse migliore. E sono tanti i messaggi che ricevo – parole semplici, un tvb o un grazie – che mi fanno capire che  tutto quello che abbiamo fatto e che stiamo facendo per i giovani ha veramente un senso, che bisogna crederci”.

    E Don Antonio ci ha sempre creduto. Non poche sono state le difficoltà incontrate nella realizzazione di Casa Valdocco e del Pizzoratorio, ma come ricorda il nome stesso dell’associazione di cui Don Antonio è presidente, “Piccoli passi grandi sogni”, anche a piccoli passi si possono raggiungere grandi traguardi. E ognuno di noi può impegnarsi in tal senso. È grazie al contributo anche di ognuno di noi, oltre che a fondi messi appositamente a disposizione, che è possibile realizzare iniziative del genere. Dare di più a chi la vita ha dato di meno, insieme si può.

  • ASSOLTO O CONDANNATO? LE FASI DI UN PROCESSO PENALE

    ASSOLTO O CONDANNATO? LE FASI DI UN PROCESSO PENALE

    “Quando ho saputo di dover tenere questo incontro in una scuola superiore, mi sono chiesta che cosa sapessi io alla vostra età di giustizia, legalità e processi. La risposta è stata che le mie conoscenze erano pari a zero, e questo mi ha spronata a parlare con voi in maniera semplice e confidenziale di quello che ora è diventato il mio lavoro.” Con queste parole la dott.ssa Ambrosino ci ha introdotto in quello che è il vastissimo mondo della Legge e del processo. Infatti, mercoledì 27 marzo, nella sede centrale del nostro liceo, alcuni studenti del quarto anno hanno incontrato quattro legali, di cui un magistrato e tre avvocati, del Palazzo di Giustizia di Torre Annunziata. Questo appuntamento è stato organizzato per preparare i ragazzi alla simulazione di un processo penale a cui avrebbero assistito il giorno dopo per il progetto di alternanza scuola-lavoro; tuttavia il confronto con gli esperti è stato davvero interessante anche per coloro che non avrebbero preso parte a quest’attività.
    Ha preso  la parola l’avvocato Torrese, il quale ha  dichiarato che non potrebbe esistere un mondo senza leggi, in cui ciascuno esercita la giustizia in maniera privata, secondo i propri valori e principi morali. Successivamente ci è stato illustrato in modo elementare lo svolgimento di un processo e della precedente indagine. “Tutto parte da una denuncia ai Carabinieri.” Basta solo una vostra parola, purché sia credibile, per dare inizio ad un processo” ci dice la dottoressa Ambrosino. “Dopodiché il Pubblico Ministero, che ha il compito di esercitare l’azione penale, svolgerà delle indagini sul caso, cercando prove e ascoltando le testimonianze di altre persone che hanno assistito al reato. Questa, però, è una fase segreta, nella quale l’imputato è assente e non saprà dell’accusa che gli è stata attribuita fino a quando le indagini non saranno chiuse. Se le prove sono sufficienti e certe, l’udienza potrà cominciare. Il Pubblico Ministero illustrerà la vicenda al giudice, che in quel momento non conosce alcun particolare dell’indagine. Poi entra in gioco la vittima, che racconta la propria versione dei fatti e il perché dell’accusa. Una volta che sono stati ascoltati anche i testimoni, l’imputato ha il diritto di parlare:” Penso che oggi la chiave e l’essenza del processo stiano  proprio nella possibilità di difendersi da parte dell’accusato”. Sottolonea il magistrato.
    Dopo questa spiegazione, a prendere parola è l’avvocato Maria Formisano, che ci descrive ancora più minuziosamente quanto sia fondamentale la figura del difensore in una causa.
    È anche molto importante l’approccio dell’avvocato nei confronti di tutti gli altri membri dell’udienza: per lei alzarsi in piedi è un segno di forza, simbolo della retorica persuasiva, che è in grado di convincere il magistrato della propria tesi. Ci dice anche che ci vuole coraggio a denunciare, ci vuole coraggio a battersi per la verità con la paura di non essere creduti, soprattutto ci vuole coraggio ad accusare il proprio malfattore dinanzi ad una Corte di Giustizia, talvolta guardandolo negli occhi. Eppure la violenza , la criminalità non possono essere contrastate se il cittadino non utilizza l’ arma della denuncia.

    Ilaria Arcamone
    Chiara Basile
    Marialuisa Iovene      II A CLASSICO