Tag: Torre Annunziata

  • Boxe, lo sport che ruba giovani alla strada

    Boxe, lo sport che ruba giovani alla strada

    “Bilanciare lo sport e la vita è molto importante per una corretta educazione e per la crescita dei ragazzi”. Così risponde il maestro Lucio Zurlo alla nostra domanda sul valore dell’attività sportiva per i giovani. La Boxe Vesuviana, fondata da Zurlo nel 1969 a Torre Annunziata, in via Parini, per permettere ai ragazzi dei comuni vesuviani di affacciarsi al mondo dello sport e in primis del pugilato, è una delle palestre più longeve del nostro territorio, importante anche per la fondamentale funzione sociale che ricopre in una delle aree più degradate della città, il rione Provolera.

    Entrando nella palestra si avverte subito una piacevole aria di familiarità. Il maestro Biagio ci accoglie a braccia aperte e ci fa comprendere che la Boxe Vesuviana è una reale “una palestra di vita”. La famiglia Zurlo è da decenni un riferimento per tanti ragazzi provenienti da difficili situazioni familiari e sociali per i quali la palestra è un luogo protetto, dove rifugiarsi e scaricarsi. “I valori che trasmette il pugilato sono il rispetto verso gli altri e la sana competizione. Nonostante ci si affronti sul ring, fuori e dentro la palestra c’è sempre stima reciproca”, sintetizzano le allieve Marzia Russo e Giulia Palumbo.

    Questa palestra è un esempio del ruolo fondamentale dello sport nella crescita psico-fisica dei ragazzi, che va a contrapporsi a tante abitudini scorrette. I giovani che dedicano il loro tempo libero allo sport sono oggi in netto calo: l’alcool e le droghe leggere sono considerate da molti la fonte di svago preferibile, insieme alla diffusissima tendenza musicale del genere Trap. Altri ragazzi, soprattutto minori, preferiscono trascorrere la giornata davanti a uno schermo (pc o cellulare che sia) piuttosto che dedicarsi ad attività più sane e adatte alla loro età. “Provate a fare sport, motivatevi andando in palestra”, conclude il maestro Biagio Zurlo e noi non potremmo essere più d’accordo. Il consiglio per i nostri coetanei è di dedicare il giusto tempo libero allo sport anche a costo di piccoli sacrifici, per abituarsi ad affrontare le difficoltà della vita e per migliorarsi come persone.

    Giampiero Buono, Carlo Caldarelli –   IV C scientifico  (M|Y 30/01/2019)

  • YOSEBA: Giuseppe Cirillo ci racconta la sua musica

    YOSEBA: Giuseppe Cirillo ci racconta la sua musica

    Quasi 60mila visualizzazioni su youtube, 3 singoli usciti e un piccolo grande sogno che sembra diventare realtà: bastano queste poche parole per descrivere Giuseppe Cirillo, in arte Yoseba, alunno del liceo Pitagora B. Croce.

    A poco più di un mese dall’uscita del suo terzo singolo “Quello che non hai” siamo riusciti ad intervistarlo.

    Come è nato questo tuo interesse per la musica?  E’ una passione che hai da sempre?

     A me piace la musica da sempre, infatti da bambino ho sempre giocato con la musica. Adoravo fare il Karaoke e canticchiare. Ascolto tutti i generi di musica; infatti sfogliando la mia playlist non vi è un genere predominante: da pop a rap, musica degli anni Ottanta… Adoro Baglioni, De Gregori, De Andrè: sono loro i miei ispiratori in quanto  sono i veri autori della musica italiana.

    Come è nata la voglia di scrivere testi, che tra l’altro rispecchiano molto ciò che gli adolescenti al giorno d’oggi vivono? Da cosa trai ispirazione per scriverli? Ciò di cui parli è qualcosa che realmente hai vissuto?

    La voglia di scrivere è nata per gioco per poi diventare qualcosa di più serio; è diventato un modo per sfogarmi e un’attività nella quale trovo sollievo. Mi piace, inoltre, la sensazione che provo quando altre persone cantano ciò che ho scritto. Nella maggior parte dei casi parlo di esperienze e emozioni che ho realmente vissuto e che continuo a provare. Ma mi piace anche scrivere storie e situazioni delle quali sento parlare o che immagino.

    Qual è a tuo parere il verso di una canzone che ti racconta?

    Nel secondo pezzo, ‘Resilienza’, ci sono molte frasi che mi rispecchiano: partendo dal titolo che vuol dire affrontare i problemi a testa alta, fino ad arrivare al verso ‘nessun problema che perdo un treno se un’ora dopo volo in aereo’ : possono capitare imprevisti ma subito riesco a trovare una soluzione.

    Peppe, sappiamo che non dovremmo porti questa domanda, ma tutti vedendo le tue instagram stories notano il possibile arrivo di un nuovo singolo. Faresti uno spoiler per noi?

     A me piace molto scrivere versi romantici per raccontare le esperienze che provo. Se dovessi rivelarvi una frase del prossimo pezzo, potrebbe essere  ‘vince solo chi sa aspettare’. 

    Come in ogni percorso musicale e non, ci sono “ostacoli” , se così possiamo definirli, che si identificano con l’appellativo di “haters”. Cosa pensi di questo tipo di persone?

    Io sono dell’idea che se parlano di te vuol dire che fai rumore; se fai rumore vuol dire che sei seguito; se sei seguito vuol dire che qualcosa di buono lo stai facendo. Se stai facendo qualcosa di buono, vinci sempre.

    Hai un particolare progetto a cui tieni particolarmente?

    No, in realtà non ho un particolare progetto perché sono molto imprevedibile: un giorno mi piace una cosa, il giorno dopo potrebbe non piacermi più. L’unica cosa di cui sono sicuro è che voglio vento in poppa, sempre.

    Viste le esperienze fino ad ora fatte e i risultati che hai e stai avendo, c’è qualcuno che vorresti ringraziare?

    Ringrazio i miei migliori amici che mi stanno vicino e mi aiutano nel mio percorso; ringrazio la famiglia che mi sostiene, mio fratello che è il mio primo fan e ringrazio soprattutto la mia musa ispiratrice che è nel mio cuore. Vorrei inoltre ringraziare la mia scuola e i ragazzi di questo magnifico progetto! Supporto per voi!

     

     

     

  • I giovani: parte attiva nella lotta contro la camorra. Al liceo Pitagora-Croce incontro organizzato da Libera

    I giovani: parte attiva nella lotta contro la camorra. Al liceo Pitagora-Croce incontro organizzato da Libera

    Il 22 dicembre 2018 il nostro liceo ha ospitato alcuni esponenti dell’associazione Libera: Giovanni Taranto, don Ciro Cozzino e Beatrice Federico per  un coinvolgente dibattito con noi ragazzi sul fenomeno del racket, sul rapporto giovani-camorra e cittadino-camorra.

    Di rilevante importanza è stato anche l’intervento di Valentino Voice, altro ospite, che ha evidenziato quanto la nostra città sia cambiata negli ultimi decenni.

    Noi ragazzi de “Lo Strappo” abbiamo colto l’occasione per porre alcune domande.

    A Giovanni Taranto. Sappiamo che esiste un fenomeno che coinvolge molte persone nel nostro territorio: il racket. Può spiegarci di cosa si tratta?

    Il racket per noi probabilmente è solo una parola ma invece è qualcosa di molto radicato nelle nostre zone ed è sempre esistito. Il racket opera imponendo la così detta “protezione” a commercianti o imprenditori. Ciò significa quindi che un’impresa a un’organizzazione criminale  strutturata deve cedere periodicamente una parte del suo fatturato. Ciò significa che la criminalità organizzata si è costituita come un vero e proprio antistato: impone delle proprie tasse, impone il controllo del proprio territorio e vuole anche il controllo delle nostre vite.

    Secondo lei quale sarebbe il modo migliore per contrastare o eventualmente eliminare il racket?

    Eliminare questo fenomeno è possibile e noi tutti possiamo fare la nostra parte. Se noi compriamo in un negozio che deve pagare il pizzo automaticamente lo paghiamo noi, facciamo sì che questo fenomeno continui e sia una fonte prosperosa di guadagno per la criminalità organizzata. Dunque per non contribuire a rafforzare la camorra potremmo scegliere di comprare in negozi che non dipendono da associazioni illegali. Purtroppo le imprese e i negozi obbligati a pagare il pizzo non vengono riconosciuti dai clienti, i quali ingenuamente, dunque, alimentano il fenomeno del racket. Fortunatamente qualcosa si sta muovendo e concretizzando: verranno forniti, alle attività aliene al fenomeno, adesivi che affermeranno la loro completa libertà.

    Dunque cosa potrebbe fare ogni singolo cittadino nella lotta contro la camorra?

    Come direbbe Giancarlo Siani, “ogni cittadino deve fare la propria parte”. Qual è ora la “vostra parte”? La vostra parte in questo momento è quella di diventare degli adulti  che domani facciano il proprio dovere civico, ovvero se c’è qualcosa che non va bisogna sollecitare, se non agire in prima persona, al fine di aggiustarla. Dal segnale stradale storto, al denunciare qualcosa che non va. Inoltre ogni cittadino deve imparare anche ad assumersi tutte le proprie responsabilità e non solo quelle che gli convengono.

    Dopo Antonio Taranto, la parola è stata data a Beatrice Federico, che ha perso il marito ucciso dalla camorra. Purtroppo Beatrice non ha risposto ad alcuna domanda ma ha raccontato la sua storia o, meglio, la storia del marito dandogli voce, una voce che la camorra pensava di spezzare ma che, invece, ha soltanto amplificato.

    Qui riportate sono le sue parole: “Mio marito è morto ammazzato poiché non voleva pagare il pizzo. Mio marito ha detto ‘No’, il ‘No’ positivo, quello che ti libera e che non ti porta a soccombere a certi dogmi che la società ha creato nel mondo. La camorra, dovete sapere, è stata parte integrante della società, era un nome innominabile. E questa parte nera della comunità ha ucciso mio marito per intimorire una popolazione che si stava per ribellare.La morte però non è fisica, ma avviene quando non si lascia traccia di ciò che si è stato e Raffaele, il mio Raffaele, la traccia l’ha lasciata. In quel periodo non aveva alleanze giuste. Perché ogni battaglia si vince insieme. Se mio marito non fosse stato solo, a quest’ora avrebbe ancora più persone intorno a combattere lo stesso mostro nero che lo ha ucciso e che continua a soffocare centinaia  di vite. La camorra non si combatte per forza con gesti eroici, ma la si combatte ogni giorno vivendo legalmente e stando uniti.”

    Di rilevante importanza è stato anche il costruttivo intervento di Valentino Voice il quale, oltre a spiegare quanto Torre Annunziata abbia fatto progressi e sia socialmente migliorata diventando un posto vivibile anche dai più giovani, ha lasciato il segno in ogni ragazzo parlando  in modo molto chiaro di fenomeni che coinvolgono molti di noi in prima persona: droghe, alcol, violenza.

    Quella che segue è l’ intervista che gli abbiamo fatto.

    Come lei ha detto, Torre è indubbiamente cambiata negli ultimi anni, ma quali cambiamenti si possono vedere concretamente?

    Quando io avevo la vostra età, a Torre non uscivo poiché non c’era nulla, c’erano i motorini che vendevano la droga. Oggi troviamo un afflusso di gente per strada che va a fare shopping, che raggiunge i locali, va in palestra; mentre nel 1998-99, io avevo appena preso la patente, non si poteva camminare. Se si raggiungeva il centro storico, si trovata traffico e folla poiché veniva gente da tutta la Campania per comprare la cocaina. Penso che ci sia parecchia differenza anche da un punto di vista sociale. Le persone che oggi frequentano Torre sono tutti ragazzi come voi, magari più grandi che studiano ed escono per divertirsi e stare con gli amici. L’apertura di nuovi locali, negozi e strutture che ospitano eventi anche culturali ha reso la nostra città un luogo vivibile e sereno.

    Quello che è successo ad Ancona nella discoteca è sicuramente un atto di vandalismo. Cosa pensa debba cambiare all’interno dei locali e chi deve tutelare noi giovani in queste strutture? 

    Quello che è successo ad Ancona non penso sia soltanto un semplice atto di vandalismo, perché per quanto ne sappia quella di spruzzare questo spray urticante è diventata una moda. La tragedia, però, è  scaturita da molte concause: la prima è stata sicuramente questo spray che ha creato panico e ha spinto i ragazzi a scappare. Ma le stesse conseguenze le avrebbe avute anche una rissa o un semplice topo che passa nel locale e porta i ragazzi a cercare di allontanarsi. Il problema fondamentale, dunque, è stata la disorganizzazione  del locale che non era idoneo ad ospitare così tante persone. Accusare l’artista è inutile in quanto anche quando ero io giovane non tutti i cantanti parlavano di amore. Non dobbiamo accusare la musica. La musica unisce ma quello che deve cambiare è la mentalità di chi organizza eventi. Io a tal proposito cercherò di valutare gli eventi a cui parteciperò e deciderò se associarmi o dissociarmi perché un artista deve dare un’ottima immagine e deve essere un esempio per i giovani. Nel mio piccolo, anche io cerco di dare un messaggio importante: io non ho mai toccato droghe nella mia vita, nonostante nel mio settore sia facile, gratuito e forse automatico; anzi io ho fatto uscire e ho salvato amici da questo giro. Io non sono un puritano, nessuno lo è, ma è importante far aprire gli occhi alle persone circa il pericolo della droga. Io credo che ad Ancona, inoltre, una concausa sia stata anche il fatto che molti ragazzi avevano bevuto; io non voglio farvi la predica dicendovi di non bere ma mi sento in dovere di farvi capire che non dovete perdere mai la coscienza, la lucidità. Allegri sì, persi mai. 

  • 22/12/18: le foto più significative

    22/12/18: le foto più significative

     

    Quello che è capitato a Kalidou  Koulibaly durante la partita Inter-Napoli del 26 dicembre, è l’ultimo di una serie di cori razzisti contro i calciatori. Ragazzi che coltivano la propria passione, sono costretti a subire offese senza aver diritto di replica. Il calcio non è questo. Non è violenza, non è odio.

    I nostri ragazzi l’hanno capito bene.  Il 22 dicembre, durante la partita del cuore, i calciatori hanno dimostrato forte spirito di squadra e rispetto verso l’avversario.  L’atto vandalico che ha causato la sospensione della partita, passa in secondo piano quando si vede la gioia negli occhi di coloro che giocavano.

    Le foto che seguono, sono l’esempio di come il calcio può essere un’occasione di incontro e non di scontro.

  • Partita del Cuore: giocare per fare del bene

    Partita del Cuore: giocare per fare del bene

    Sabato 22 dicembre 2018 la nostra scuola ha organizzato, come ogni anno, la partita del Cuore. Tale manifestazione, che si svolge nello stadio della nostra città, il Giraud, è finalizzata a raccogliere soldi da dare in beneficenza; i soldi raccolti verranno utilizzati quest’anno per un progetto che la nostra scuola ha molto a cuore: aiutare i bambini del Congo.

    La partita è stata giocata dagli alunni del nostro liceo divisi in tre squadre: la Centrale, lo Sportivo e le Succursali; tutta la manifestazione è stata aperta da un inno contro la violenza negli stadi al quale hanno partecipato alcune nostre compagne. In campo vi erano anche alcuni ragazzi de “Lo Strappo” che si occupavano di foto e interviste.

    Durante tutta la manifestazione, infatti, abbiamo avuto l’occasione di poter intervistare i giocatori ponendogli due domande:

       Sai qual è il fine della partita del Cuore?

       Cosa ti ha spinto a giocare?

    Dopo aver riportato su Excel i dati ricavati dalle risposte e dopo averli analizzati abbiamo scoperto che il 79% dei ragazzi che giocavano sapevano il fine della partita del cuore; al contrario, il restante 21% non conosceva il fine della manifestazione..Significativa è stata la risposta che Donato Battipaglia e Alessandro Savino ci hanno dato e che qui riportiamo:

    Inevitabilmente anche la passione che proviamo per il calcio ci ha spinti a giocare ma il fattore che maggiormente ha influenzato la nostra scelta è stato proprio il fine che questa partita che stiamo per affrontare ha. Giocare vuol dire essere ancora di più parte integrante e attiva di un’iniziativa benefica volta ad aiutare persone in difficoltà; dunque crediamo che giocare non sia altro che un atto simbolico che ci rende parte concreta di questa iniziativa.

    Per quanto possa sembrare un ossimoro, visto l’inno di apertura della manifestazione, l’evento si è concluso prima del dovuto a causa dell’esplosione di un petardo lanciato nel fossato che divide il campo di gioco dagli spalti. L’autore del gesto è ancora ignoto. La partita si è conclusa anticipatamente, dunque, per motivi di sicurezza. I professori, la sicurezza e i rappresentanti d’istituto presenti affermano che tale gesto non verrà sottovalutato e che l’autore verrà punito.

    Martina Pacifico 4C scientifico. Foto di Mara Di Bagno 3B classico

     

     

  • La musica nel sangue: intervista a Jacopo Rosa

    La musica nel sangue: intervista a Jacopo Rosa

    Venerdì 7 Dicembre 2018, in occasione della Notte Bianca, Torre Annunziata ha ospitato diversi talenti; uno tra questi Jacopo Rosa, nostro concittadino e giovane cantautore emergente, figlio di Elia Rosa, noto sassofonista scomparso prematuramente. Dopo aver assistito alla sua esibizione, nella quale ha presentato alcuni suoi inediti, abbiamo colto l’occasione per porgli alcune domande. Quella che segue è la nostra intervista:

    Pensi che la musica possa aiutare ragazzi che vivono in situazione difficili qui a Torre Annunziata?

    Si, molto. Credo che la musica possa aiutare i ragazzi in difficoltà e che possa essere uno strumento efficace per poter abbattere quel muro ideologico che divide Torre Annunziata Nord da Torre Annunziata Sud.

    Che ruolo ha la musica nella tua vita?

    La musica ha un ruolo molto importante nella mia quotidianità, è tutto per  me. Metto le cuffie appena mi alzo e le tolgo solamente quando vado a dormire. Ragazzi, la musica “è l’unica cosa ca sacc’ fa.”

    Quali iniziative Torre Annunziata dovrebbe finanziare per le band emergenti?

    Torre Annunziata, in realtà, sta già cercando di dare notorietà alle band emergenti; ad esempio il Forum dei Giovani sta istituendo vari contest, l’unico problema è la mancanza di fondi. Inoltre, la scuola fondata in memoria di mio padre, Elia Rosa, offre corsi gratuiti per invogliare, in particolare i più giovani, ad avvicinarsi alla musica.

    La musica ti ha aiutato a scoprire particolari aspetti di te di cui prima non eri a conoscenza?

    Si,che sono un “cagasotto” incredibile; è per questo che posto molti video in cui canto su Instagram, perché dietro allo schermo mi sento più sicuro. Forse dovrei lasciarmi andare un po’ di più. In generale, comunque, la musica ha più che altro amplificato particolari aspetti di me, soprattutto il mio lato malinconico e romantico, che però ho anche imparato a gestire meglio.

    Da cosa trai ispirazione per i tuoi testi? 

    Scrivo canzoni quando sto bene, è in quei momenti che riesco a far uscire tutte le cose che ho vissuto; le canzoni che ho cantato stasera, infatti, le ho scritte traendo ispirazione da eventi riguardanti la mia quotidianità. Un’alta importante fonte di ispirazione per me è il mare; passo molto tempo al mare e consiglio a chiunque di fare come me.

    Dopo aver posto queste domande a Jacopo, è sopraggiunto l’autore e coautore di alcuni suoi testi Davide Cristiano, il quale ha accettato di rispondere ai nostri quesiti. Ricollegandosi alla domanda posta a Jacopo riguardante la fonte d’ispirazione dei testi, Davide ha affermato che il testo nasce dall’esigenza di dire qualcosa più che agli altri a se stessi e che è paragonabile ad un dono, in primo luogo, per noi, grazie alle emozioni e all’entusiasmo che suscita.

    Sappiamo che tra poco uscirà il tuo nuovo album. Cosa ha ispirato la tua idea?

    Questo album è  nato dall’idea di racchiudere le esperienze più significative della mia vita in un qualcosa che le persone possano ascoltare anche in una sola giornata.

    In conclusione i nostri intervistati affermano che l’ attività di fare musica o di scrivere canzoni nasce dall’esigenza di esprimere se stessi. Se si mette la passione si possono raggiungere ottimi risultati. La musica, dunque, è lo sfogo e il grido di speranza di molti ragazzi.

  • Festa del 22 ottobre: una tradizione che continua

    Festa del 22 ottobre: una tradizione che continua

     

    Ogni anno a Torre Annunziata, il 22 ottobre, viene venerata Maria SS. Della Neve, patrona della città per aver liberato i Torresi dalle minacce del Vesuvio nel 1822.

     

    Ogni anno a Torre Annunziata il 22 ottobre si festeggia Maria SS. Della Neve, patrona della città, allestendo luminarie, bancarelle e fiere (come la “fiera dei cavalli”). Quest’anno si è pensato di allestire sul porto l’evento  “pizza fest” con le esibizioni di vari artisti locali cui si è aggiunto Tullio de Piscopo, musicista di fama nazionale e internazionale, che ha avuto l’onore di chiudere i festeggiamenti il giorno 23. Tutti sanno quando si festeggia la santa patrona di Torre, ma pochi conoscono il vero significato dei festeggiamenti e la differenza tra le date del 5 agosto (festa patronale) e del 22 ottobre (festa votiva).
    FESTA PATRONALE. Si narra che nel XIV secolo, forse nel 1354, alcuni pescatori torresi, assieme a pescatori stabiesi, pescavano presso lo scoglio di Rovigliano, quando avvistarono una cassa tra le onde. Credendo che fosse piena di oro e gioielli, la raccolsero e la portarono a riva. Qui scoppiò una furiosa lite con i pescatori stabiesi, i quali asserivano che, essendo stata trovata nel “loro mare”, la cassa era di loro proprietà. Una volta aperta, si accorsero però che non conteneva né oro né gioielli, ma un bellissimo busto di terracotta raffigurante una madonna dalla pelle scura con in braccio il piccolo Gesù Cristo. Intanto, a risolvere la questione, intervenne il capitano del popolo che affidò ai Torresi il bellissimo busto della “Madonna Nera”. Nonostante ciò, alcune testimonianze riportano che gli Stabiesi si impadronirono ugualmente della Madonna, la quale, in una giornata fredda di gennaio, si fece trovare coperta di neve all’esterno della cappella dell’Annunziata. Dopo questa nevicata improvvisa, si decise di chiamarla “Maria SS. Della Neve”.
    FESTA VOTIVA. Alla Madonna Della Neve vengono attributi tantissimi miracoli, tra cui uno in particolare avvenuto il 22 ottobre 1922. Mentre il Vesuvio in eruzione minacciava Torre Annunziata con cenere e lapilli, i fedeli decisero di portare, con l’aiuto dei pescatori, la Madonna verso piazza Ernesto Cesaro, dove la invocarono affinché fermasse la lava del famoso vulcano. All’improvviso si aprì il cielo e un sole abbagliò la  Madonna. La lava come d’incanto si fermò vicino a lei. Così, ogni anno la Madonna viene portata in processione fino al campo sportivo e viene venerata da tutto il popolo torrese.
    Anche quest’anno, quindi, Maria è stata portata in processione e si ripetuto nuovamente il “miracolo del sole”: dopo che la Vergine è uscita dalla Basilica, la pioggia è cessata immediatamente.

  • Insieme per non dimenticare: una marcia in silenzio attendendo la Giustizia

    Insieme per non dimenticare: una marcia in silenzio attendendo la Giustizia

    “7 Luglio 2017”  è una data che la città di Torre Annunziata non dimenticherà mai, una ferita che lascerà per sempre il suo segno. Questo è stato il giorno in cui, alle prime luci dell’alba, la palazzina di quattro piani in Via Rampa Nunziante è crollata strappando alla vita : la sarta Pina Aprea, i coniugi Pasquale e Anna Guida e i loro figli Francesca e Salvatore Guida e la famiglia Cuccurullo: i coniugi Giacomo, tecnico del comune di Torre Annunziata addetto  proprio alla valutazione delle pratiche sugli edifici pericolanti, ed Eddy e il figlio venticinquenne, Marco.

    A distanza di cinque mesi, 7 dicembre 2017, è stato organizzato un corteo “silenzioso” voluto dagli ultras del Savoia sostenuti dal sindaco Vincenzo Ascione e dalle istituzioni torresi, da don Ciro Cozzolino, parroco della chiesa Santissima Trinità di via Gino Alfani, dai parenti delle otto vittime e da tutti gli istituti superiori oplontini, tra cui il Liceo Pitagora-B. Croce. La marcia ha avuto inizio presso lo stadio Giraud proseguendo poi per corso Umberto, piazza Ferrovia e litorale marino fino al luogo del disastro: la rampa Nunziante.

    E’ stata una marcia del SILENZIO, senza slogan. Il SILENZIO non di chi non sa cosa dire, ma di chi attende una risposta. Il SILENZIO non della rassegnazione, ma dell’azione. Un SILENZIO che doveva “gridare”,”squarciare” il muro dell’ingiustizia, dell’indifferenza e dell’individualismo. Ma soprattutto, è stato un SILENZIO carico di speranza per una cittadina cambiata e segnata da quel 7 luglio scorso, che però, si propone giorno dopo giorno di raggiungere nuovi orizzonti e di costruire un futuro diverso, migliore. Solo le parole di don Ciro hanno rotto il silenzio:

    ” Simbolo di questa marcia è una corda con tre nodi che indicano l’ingiustizia, l’individualismo e l’indifferenza. La città di Torre Annunziata dovrà affrontare degli ostacoli e il primo di questi è proprio l’indifferenza. Chi è indifferente è omertoso e chi è omertoso insabbia e butta nel dimenticatoio. Noi non siamo e non vogliamo essere così! Molti dicono che lo Stato è assente, ma non lo è. Lo Stato c’è perché tutte le istituzioni e tutti i cittadini sono lo Stato. Noi siamo qui e non molleremo! Noi vogliamo gridare per avere la giustizia, vogliamo camminare insieme e ricostruire. Insieme per non dimenticare e non mollare!”.

    Sono state queste queste le parole che hanno accompagnato il corteo sul luogo del disastro dove i circa mille partecipanti hanno ricordato e celebrato la vita delle vittime con preghiere e applausi facendo volare su, in alto nel cielo, otto palloncini bianchi su  ciascuno dei quali vi era il nome di una delle vittime e la parola “GIUSTIZIA”. Perché è la giustizia ciò che pretende e attende il popolo oplontino che sarà per sempre, senza mai mollare, la voce degli otto Angeli.

     

     

  • La tragedia … si ripete

    La tragedia … si ripete

    Lo scorso 9/09/2017 si è verificato un altro crollo a Torre Annunziata, precisamente nel Quadrilatero delle carceri, tra discariche di rifiuti e macerie.

    Smontaggio delle tendopoli

     

     

     

     

     

     

    Dopo la tragedia del 7/07/2017, lo scorso 9/09/2017 si è verificato un altro crollo a Torre Annunziata, precisamente nel Quadrilatero delle carceri, tra discariche di rifiuti e macerie. Fortunatamente non si sono registrati né feriti né morti. Ad assistere le famiglie rimaste senza una dimora si sono attivati i volontari della “Misericordia di Torre Annunziata”, i quali hanno allestito due tendopoli temporanee, rimosse poi dagli stessi volontari. Ma chi si sarà mai preso cura di queste famiglie in questi tre mesi? Sono stati sempre i volontari della “Misericordia”, che ogni giorno hanno prelevato il cibo dalla mensa “Don Pietro Ottena”, sia per il pranzo che per la cena, e lo hanno portato agli “sfollati”, offrendo ogni altro aiuto. In seguito,  però, per denunciare i continui crolli, i residenti di quella zona hanno deciso  di chiedere aiuto a “Striscia la Notizia”, che ha inviato  dopo due settimane una propria “troupe” per riprendere la situazione, tra l’altro aggravata.  Così il giornalista Luca Abete, autore del servizio, dopo aver ascoltato le parole dei residenti si è recato al comune di Torre Annunziata, dove ha voluto urgentemente interpellare l’assessore ai beni pubblici, Luca Ammendola. L’assessore ha ammesso che il comune da solo non riesce a far fronte all’emergenza. Successivamente, dopo 3 mesi, il comune si è attivato ordinando la rimozione DEFINITIVA delle tendopoli, dopo aver annunciato agli “sfollati” di aver trovato una dimora in cui  trascorrere al meglio questo freddo inverno. “Striscia la Notizia”, pertanto, aveva già mostrato in un servizio, girato nel 2014, le condizioni igieniche disastrose in cui abitavano molte famiglie di quella zona, ma a distanza di tre anni e di trentasette dal terremoto che colpì l’Irpinia, queste condizioni  sono decisamente peggiorate. Dopo la rimozione delle tendopoli, il comune ha voluto ringraziare i volontari della Misericordia di Torre Annunziata, diretti dal vice-governatore, Nicola Iervolino, e dalla governatrice, Ignazia Costa.

  • 7 dicembre, in marcia per la verità

    7 dicembre, in marcia per la verità

    Il 7 dicembre 2017, a Torre Annunziata, si è tenuta una marcia silenziosa in onore delle vittime del crollo di una palazzina, sulla Rampa Nunziante, il 7 luglio scorso.

    Il crollo della palazzina ha scosso  molto tutti gli abitanti, nonostante i più fossero consapevoli delle pessime condizioni in cui versava la struttura.

    La marcia, organizzata dal parroco della chiesa della SS. Trinità e dagli ULTRAS del Savoia Calcio, ha visto coinvolte tutte le scuole della città, i familiari delle vittime e anche gran parte della cittadinanza

    Durante tutta la manifestazione si è rispettato un rigoroso silenzio come il giorno del crollo,  quando tutta la gente, accorsa a vedere l’accaduto, sperava di sentire delle voci dalle macerie. La marcia era guidata dai tifosi ultras molto amici di Marco (un ragazzo vittima del crollo) ed è stata voluta per chiedere giustizia, poiché la causa del crollo non è stata naturale; esso è stato provocato dalla mano dell’ uomo, ci sono dei colpevoli e la città, oltre che i parenti, chiede  giustizia.

    Il percorso seguito dalla marcia  prevedeva una breve sosta dinanzi al Comune, in segno di protesta e incitamento a reagire. Infine, una volta arrivati alla Rampa Nunziante, sono stati lasciati volare otto palloncini, ognuno dei quali aveva il nome di uno delle vittime scritto sopra.

    Alla fine, dopo un discorso che ha commosso tutti i partecipanti, con il quale don Ciro ha incitato le persone presenti a mantenere vivo il ricordo di quella disgrazia e a cercare sempre la giustizia, è stata appoggiata accanto alle macerie del palazzo una corda con tre nodi. I tre nodi simboleggiano la diffidenza, l’individualismo e l’ingiustizia e essi devono essere sciolti. E nel silenzio più assoluto una tromba ha suonato “il silenzio”.

    Tutto è avvenuto nel rispetto più totale e si poteva sentire la solidarietà della cittadinanza verso le famiglie delle vittime che altro non desiderano se non giustizia.

    È stato bello vedere la comunità cittadina muoversi insieme per la legalità, perchè questa situazione riguarda tutta la città.

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Rossella Esposito, Davide Capricano, Elisa Cirillo 3A classico