Tag: film

  • Ipazia: oltre le catene del pregiudizio

    Ipazia: oltre le catene del pregiudizio

    Il film ‘’Agorà’’, diretto da Alejandro Amenábar e uscito nelle sale nel 2009,  narra la storia di Ipazia, una martire pagana, interpretata dall’attrice Rachel Weisz. La protagonista è una donna colta e appassionata di matematica e filosofia, discipline che insegna nel tempio di Giove Serapide ad allievi di varie credenze religiose. Una figura importante nella vita della donna è il suo schiavo Davo, che prova per lei forti sentimenti ma in seguito diviene un liberto per seguire i cristiani e professare la sua fede.
    Nel IV secolo d.C., ad Alessandria d’Egitto, convivevano pagani, cristiani ed ebrei, anche se, non sempre pacificamente.
    Quando con l’editto di Tessalonica di Teodosio il cristianesimo diventa religione di Stato, il paganesimo diventa una minoranza in confronto alla schiacciante maggioranza cristiana ed Oreste, amico ed ex-allievo di Ipazia, diviene il prefetto del pretorio di Alessandria.
    Durante un incontro in procura, Ipazia espone le sue credenze filosofiche e per questo viene accusata di stregoneria. La donna rifiuta di convertirsi al cristianesimo, nonostante la richiesta di Oreste, e per questo, in uno dei tumulti, viene presa in ostaggio dai parabolani. Davo, per evitare che Ipazia soffra ulteriormente, la soffoca e successivamente viene fatta a pezzi da un gruppo di fanatici cristiani che bruciano il suo corpo.
    Ciò che ci ha colpito particolarmente di questo film è stato il coraggio e la determinazione con cui Ipazia ha esposto e difeso le sue idee, senza lasciare che le accuse dei parabolani potessero ostacolarla.
    Questo film, nonostante sia ambientato tra il IV e il V secolo d. C., è ancora attuale poiché sono ancora presenti conflitti politico-religiosi e le donne, come lpazia, vengono sottovalutate e giudicate in vari ambiti, inclusi quelli lavorativi, sulla base di stereotipi e pregiudizi. Inoltre, riteniamo che la storia di Ipazia possa essere un punto di riferimento per continuare a difendere i nostri valori e i nostri diritti.

    Carla Chierchio e Maria Chiara De Maio 2BS

  • IL NUOVO “SABATO, DOMENICA E LUNEDI'”

    IL NUOVO “SABATO, DOMENICA E LUNEDI’”

    E’ da poco andato in onda su Rai Uno il remake di “Sabato, Domenica e Lunedì”, celebre commedia di Eduardo De Filippo di cui, nel 1990, era già stata realizzata una trasposizione cinematografica con Sophia Loren e Luca De Filippo. E’ il noto attore Sergio Castellitto, con la regia di Edoardo De Angelis, che si ripresenta, dopo aver proposto l’anno scorso “Natale in casa Cupiello”, altro capolavoro della commedia eduardiana che porta in scena una crisi coniugale alimentata dal sospetto di un tradimento.

    Ma in vista del Natale, sarà stato un bel dono il loro? Dispiace dirlo ma, secondo il mio modesto parere, questo film non funziona proprio. Per meglio spiegare le motivazioni di questa mia affermazione mi soffermerò su diversi aspetti.

    Innanzitutto troviamo una recitazione enfatizzata ai confini dell’assurdo, estremamente forzata. Nell’originale, i coniugi Priore erano una coppia fatta di dubbi e insofferenze taciute, in cui si evitava ogni tipo di scenata e ci si sbilanciava solo quando i limiti erano stati superati, in battibecchi dai toni leggermente più alti del normale, ma di breve durata: per il quieto vivere si preferiva non esagerare troppo e far sbollire gli animi. Qui, invece, Rosa e Peppino urlano appena possono, sbattono le mani sui mobili, scoppiano in esplosioni di pathos esagerate e fuori luogo. Non c’è nessun tentativo di mascherare, nessun orgoglio da porre come muro di difesa, niente: la loro pare una lotta esplicita e continua in cui ogni scusa è buona per urlare. L’interpretazione di Castellitto è troppo caricata e mostra un uomo iracondo e assai distante da quella che era l’idea originale di De Filippo.

    La cosa peggiore, però, è che anche gli altri personaggi sono caratterizzati da quest’emotività esasperata, a causa della quale si è sacrificata una buona interpretazione.  Infatti, il difetto che più si avverte è il fatto che la recitazione non suscita alcuna emozione nello spettatore. Il teatro di De Filippo è, infatti, fatto di frasi che lette in un certo modo assumono un particolare significato. Alcune parole vanno caricate di più rispetto ad altre, perché il tono conferisce quel significato profondo e nascosto che il pubblico può cogliere anche se non è espresso direttamente. Qui invece tutto viene detto urlando, in maniera rapida  e priva di enfasi, senza comunicare niente al pubblico. Cosa ancora più importante sono le pause, la cui totale assenza è stata dannosa. Il silenzio è necessario per caricare di pathos l’atmosfera, per far risuonare ancora meglio le frasi pronunciate poco prima, per parlare non solo con la voce ma anche con lo sguardo, col corpo. La spontaneità, tipica di Eduardo, qui è totalmente assente.  L’ingiustizia peggiore è nei confronti della famosa scena della gelosia, lo step chiave di tutta la storia. Nell’originale era un crescendo di rabbia, dolore e confessioni che trovavano la loro completa affermazione nello sfogo di Rosa, mentre qui tutto questo viene anticipato da Peppino che urla rabbioso fino a sentirsi male, cosa non prevista assolutamente: a sentirsi male doveva essere la moglie, non lui.  Oltretutto, le continue discussioni  precedenti vanificano questa scena che  risulta essere solo l’ennesimo litigio assurdo e non l’effettiva esplosione di tutti quei sentimenti che si era tentato di dominare.

    Per non parlare poi delle imbarazzanti scene comiche, in cui si vorrebbe strappare un sorriso allo spettatore, tentando di ottenere lo stesso risultato di De Filippo, che riusciva a creare situazioni allo stesso tempo tese e ironiche. Questo perché, come nella realtà di tutti i giorni, un litigio fra due persone può anche destare riso in chi assiste e si rende conto dell’assurdità delle motivazioni della lite, mentre coloro che sono coinvolti in prima persona sentono la pesantezza della situazione perché presi dai sentimenti che li accendono. Ma nella commedia originale questi aspetti erano uniti e non separati: mentre si poteva ridere per una frase o un’azione proveniente da un personaggio, si poteva anche percepire la piega che stava prendendo la situazione fra i due coniugi. Per questo motivo l’introduzione del personaggio del fratello della cameriera o “l’inseguimento” con la pistola sono espedienti insensati che, in quanto tali, hanno ottenuto un risultato scarso, se non nullo.

    Altra cosa che fa decisamente storcere il naso è il fatto che, in una commedia in cui vi erano un cospicuo numero di figure maschili, la situazione si sia ribaltata presentandoci un cast quasi completamente al femminile.  I due figli maschi e il nonno sono stati, infatti, sostituiti dalle loro controparti femminili, attuando un cambiamento azzardato e inculcando un velato messaggio femminista che qui risulta stridente. Prendiamo la figura di Rocco: riesce ad aprirsi una bottega tutta sua, è autonomo, sta più fuori che in casa, porta Federico a pranzo per farlo riappacificare con sua sorella Giulia, dice frasi irrispettose verso suo padre … insomma, tutte cose che una donna degli anni ’50, periodo in cui il film è stato ambientato, non poteva certo fare. Ma se questo è poco verosimile lo è ancor di più l’ingiustificata presenza di un cammello nella terrazza dei Priore.

    Insomma, questo film delude, presentandosi con la pretesa di poter modificare quasi tutto con il pretesto che una trasposizione cinematografica non deve essere la copia dell’originale. Tale affermazione è condivisibile, tant’è che lo stesso film con Sophia Loren non era identico alla commedia, ma è vero anche che non bisogna distaccarsi completamente dalla fonte e inserire elementi del tutto inutili.  Pensiamo un attimo al recente film “Il Sindaco del Rione Sanità”. Anche quello è molto diverso dell’originale, con un grande azzardo, eppure il risultato è stato differente. Questo perché la recitazione, l’attualizzazione e la modifica erano perfettamente bilanciate. Nel film di De Angelis, invece, tutto è estremizzato, portato ai limiti, rovesciato, ripetitivo e statico.  Mancano la spontaneità, la rappresentazione veritiera delle situazioni e delle emozioni e soprattutto la capacità di generare, tramite l’interpretazione dei personaggi, una reazione. Ciò che si prova guardando questo film è un continuo chiedersi :” Ma perché lo hanno fatto così?”.  L’aspetto finale, e ancor più grave, è che chi non conosce l’opera originale finisce per non comprendere il motivo di tali esplosioni di rabbia e si fa un’idea completamente sbagliata di questa commedia, sottovalutandola.

  • Il Politicamente Corretto: quando è forma, quando è sostanza

    Il Politicamente Corretto: quando è forma, quando è sostanza

    L’espressione politically correct (in italiano politicamente corretto) è un’espressione linguistica nata nell’America degli anni Trenta del XX secolo, in un momento storico in cui il paese era fortemente insidiato dal sentimento dell’odio razziale. In particolare negli ambienti universitari liberali dell’epoca, nasceva il bisogno di una comunicazione esente da pregiudizi verso ogni tipo di minoranza e che fosse improntata al rispetto della diversità. Il politicamente corretto mira quindi all’eliminazione di stereotipi negativi e di preconcetti spesso veicolati tramite il linguaggio. Tuttavia, soprattutto negli ultimi decenni, una errata interpretazione del politically correct ha portato progressivamente la società ad averne una considerazione falsata: la pressante attenzione al parlato ha avuto come conseguenza la percezione di una limitazione alla possibilità di esprimere liberamente le proprie idee; ma, come l’origine di questo tipo di comunicazione suggerisce, il fine ultimo è quello di esprimersi nel rispetto delle categorie di cui si parla. Difatti, in particolare sui social, troviamo questa espressione al centro di discussioni in cui il politicamente corretto è il bavaglio che si contrappone alla libertà di espressione. Tale argomentazione è stata proposta recentemente da Donald Trump e dai suoi sostenitori, dopo che il leader repubblicano è stato privato di tutti i suoi profili social da ogni sorta di piattaforma, in conseguenza del suo incoraggiamento all’invasione di Capitol Hill da parte di manifestanti armati attivatisi in suo favore.

    Tuttavia non è facile rispettare il politically correct in quanto chi si esprime ha bisogno di informazione e conoscenza. Ad esempio, la trattazione errata di alcuni argomenti da parte della stampa, soprattutto legati alla questione gender, si muove in una direzione opposta a questo atteggiamento. Il recente caso di cronaca di Paola e Ciro, largamente trattato dalla stampa nazionale, ha acceso i riflettori sull’insufficiente preparazione da parte dei mass media per la trattazione di tali argomenti.

    Altra obiezione a contrasto del politicamente corretto è il considerarlo una semplice forma di perbenismo, alimentato non dal senso di rispetto, ma da mera adeguazione alla massa, che sfocia quindi in un comportamento ipocrita. Seppure sia importante assumere un atteggiamento rispettoso nei confronti di tutti, si rischia di degenerare se non si tiene conto del contesto delle diverse situazioni. Un esempio calzante è sicuramente la recente rimozione da alcune piattaforme di streaming online di celebri film come Via col vento e Grease, ritenuti discriminatori da più punti di vista. L’azione si configura come estrema nell’applicazione del principio del politicamente corretto in quanto il contesto in cui questi film vanno ad inserirsi viene messo in secondo piano rispetto all’opinione pubblica attuale; ma è assai sbagliato guardare al passato con gli occhi di oggi, poiché i valori della società mutano nel tempo.

    In conclusione, il politicamente corretto non è altro che una forma di rispetto. Potremmo concludere con le parole della giornalista e conduttrice radiofonica Loredana Lipperini: “Non è censurando, allontanando o ritentando l’esperienza fallimentare del politically correct che si ristabilisce un equilibrio ormai perduto di vista. Semmai, vigilando: e dunque, entrando nel mondo dei simboli per osservarli e riconoscerli. Per renderli, forse e finalmente, innocui.”

     

    Adele Russo, Gianluca Fiordoro V A classico

  • Night at the Oscars

    Night at the Oscars

    The Oscar is the oldest and most prestigious film award in the world.

    Traditionally, the Academy Awards took place around February. This year, however, due to the Covid pandemic, the awards ceremony has been postponed and will be held on April 26 at 2:00 AM and more than 200 countries will be connected.

     

    But ….let’s start from the origins.

    The first Oscar was given in 1929 to a German Shepherd called Rin-Tin-Tin because it was the star of 27 movies. Well yes to a dog, it was amazing. But The Academy of Motion Picture Arts and Sciences changed the rules allowing only humans to receive the award. He was then reassigned and given to Emil Jannings, a German actress.

     

    The name “Oscar” has always been a mystery. It was originally called “Academy Award of Merit”, then changed to Oscar but nobody knows why. One story is that the actress Bette Davis said it looked like her husband, Harmon Oscar Nelson.

    The famous statuette is made of gold-plated bronze on a black metal base, it is 34.3 cm tall, and weighs 3.856 kg. It depicts a knight rendered in Art Deco style holding a crusader’s sword standing on a reel of film with five spokes.

    There are many curiosities about this award. It has been stolen, sold or lost. Vivien Leigh and Olympia Dukakis lost them to theft, Harold Russell instead sold him to pay for his wife’s medical treatment.

    However, there is a rumour that Russell used the money for a vacation. Furthermore, not everyone was happy to receive him, like Marlon Brando, the best actor of the godfather who, however, sent an actress to protest against the mistreatment of Native Americans. George C. Scott also refused the award, describing the offensive and barbaric ceremony.

    Katherine Hepburn won the award 4 times, Meryl Streep 3 times. Edith Beat surpasses both with 8 awards on the bulletin board. As film houses, on the other hand, we find Walt-Disney with 26 Oscars. Titanic, Ben Hur and The Lord of Rings won 11 awards, while John Ford took the stage 4 times. Finally, we have sound engineer Kevin O’Connell with 20 nominations.

     

    In all these years, however, the thanks of the actors could bore the audience, but fortunately, on several occasions, several performers made the ceremony a little spicier, like the actor Jack Palance in 1992, 72, who did push-ups on one hand. Or Cuba Gooding Jr. who gave a special thank you speech, taking the stage of the theatre referring to God, Tom Cruise and other tops of the cinema. Then we have Robin Williams doing funny self-deprecation instead. Finally, there is Sophia Loren who instead had prepared a speech but got caught up in emotion and therefore found the words at the moment.

    Where the 2021 Oscars will take place?

    The ceremony will take place as usual inside the Dolby Theatre in Los Angeles, although, obviously, in a peculiar way to comply with the health regulations in force to face the pandemic. A secondary one is added to the main location: the Union Station of L.A.

    Where can you see the 2021 Oscars ceremony?

    The Oscars ceremony will be broadcast live on Sky, on the dedicated Sky Cinema Oscar channel, channel 303.

    How the 2021 Oscars will unfold?

    Unlike the Golden Globes, for this Oscar ceremony no connections via Zoom. The 2021 Academy Awards will take place live, although only the directors, actors and film professionals nominated in one of the categories will be present. Yes to the usual display of elegant clothes, but with a series of necessary sanitary measures to ensure the event is carried out in complete safety.

    The actors don’t get money for the award, but for every nominee at the oscar are already winners as they receive a coveted bags of goodie worth  US$215,000.   But winning an Oscar can transform an actor’s career.

    It cements credibility, and the prestige that comes with it opens a door of opportunities not only to the best actors/actresses but to the directors, the screenwriters, the producers, the costume designers and the make-up artists in the business.

    This year among the candidates there is also the singer from Romagna Laura Pausini with the song” Io si (Seen) “, which is part of the film” Life in front of you “with Sophia Loren”.

    Do it well Laura and “ no matter what happens, It’ll be a success.

  • Un male che limita il contatto fisico: “A un metro da te”

    Un male che limita il contatto fisico: “A un metro da te”

    “Il contatto fisico: la nostra prima forma di comunicazione. Sicurezza, protezione, conforto: tutto nella dolce carezza di un dito o di due labbra che sfiorano una guancia morbida. Ci unisce quando siamo felici, ci sostiene nei momenti di paura, ci emoziona nei momenti di passione e amore. Abbiamo bisogno di quel tocco dalla persona che amiamo quasi come abbiamo bisogno di respirare. Ma non ho mai capito l’importanza di quel tocco, del suo tocco, fino a quando non ho potuto più averlo.”
    Questa è una citazione tratta dal film “A un metro da te” che vede come protagonista Stella Grant, la quale è una giovane ragazza affetta da fibrosi cistica; il suo scopo è quello di raccontare le tipiche giornate, tramite i social network, dei pazienti affetti da tale malattia, e in particolar modo le distanze che devono assolutamente rispettare tra di loro per ridurre il rischio di infezioni incrociate, ossia infezioni batteriche da altri pazienti con la fibrosi cistica, che potrebbero comportare gravi conseguenze, tra cui la morte. Stella all’interno dell’ospedale in cui vive incontra un ragazzo con la stessa malattia di nome Will, il quale si trova lì per una terapia sperimentale, nella speranza di riuscire a liberarsi di un’infezione batterica presente nei polmoni. La ragazza propone lui di svolgere insieme tale terapia, in modo tale da renderla meno faticosa, promettendosi, però, di mantenere la distanza interpersonale di due metri, la quale non fa altro che salvaguardare la loro salute. Con il tempo i due si innamorano e, di conseguenza, diventa inevitabile il contatto fisico. Will scoprirà che la sua terapia è risultata vana e per questo deciderà di allontanarsi da Stella per evitare che possa soffrire, motivo per il quale, nella citazione iniziale, la ragazza afferma di non aver mai compreso l’importanza del tocco di Will fin quando non le è stato privato.
    Ma cos’è la fibrosi cistica?
    La fibrosi cistica è malattia genetica che può avere esito fatale e colpisce una persona su 2500, sia l’individuo maschile che quello femminile; circa un individuo su 25 è portatore sano dell’allele per la malattia. L’allele normale per questo gene codifica per una proteina di membrana che funziona da trasportatore di ioni cloruro tra alcuni tipi di cellule e il fluido extracellulare. Nelle membrane plasmatiche dei bambini che ereditano due alleli recessivi, questi canali per il cloruro sono difettosi o assenti: il risultato è una concentrazione extracellulare di cloruro estremamente alta, che rende più spesso e viscoso del normale il muco che riveste le cellule di numerosi organi. Il muco si accumula nel pancreas, nei polmoni, nell’intestino e in altre sedi, dove determina effetti multipli: un insufficiente assorbimento intestinale, la bronchite cronica e le frequenti infezioni batteriche causano la morte della maggior parte dei soggetti prima dei cinque anni. Benché sia presente dalla nascita, tale patologia può manifestarsi in momenti diversi: dall’infanzia sino all’età adulta. Ancora oggi non esiste una terapia risolutiva, ma nonostante ciò vi sono delle cure che attenuano i sintomi e l’evoluzione della malattia, migliorando la qualità della vita.
    Giorno dopo giorno i ricercatori investono il loro tempo affinché si possano trovare terapie e cure più efficaci per semplificare la vita delle persone costrette a condurre uno stile di vita per certi aspetti limitato. È fondamentale diffondere informazioni circa malattie come questa, di cui molte persone non sono a conoscenza o, almeno, non sanno di cosa trattano.

    Aiutiamo queste persone a sentirsi meno sole e supportate! 

    Cirillo Michela

    D’Avino Francesca

    Scarpa Gaetana

    IV E scientifico

     

  • ALLA DISNEY LA COPPA DEL POLITICAMENTE CORRETTO!

    La multinazionale statunitense Disney ha vietato ai bambini al di sotto dei sette anni  la visione di Peter Pan, Gli Aristogatti e di Dumbo, eliminando i film dal catalogo della sua piattaforma streaming. La motivazione di tale provvedimento sembra essere il fatto che ognuno di questi tre film presenta contenuti razzisti. Nel primo, infatti,  gli indiani della tribù vengono chiamati dal protagonista “pellerossa”. Ne Gli Aristogatti,  il gatto siamese Shun Gon presenta dei tratti che rimandano alle tipiche fattezze asiatiche. In Dumbo, infine,  c’è una canzone in cui vengono pronunciate la parole: “e quando poi veniamo pagati buttiamo via tutti i nostri sogni”, considerata come un insulto alla memoria degli schiavi afroamericani. Per fortuna, le pellicole non sono state eliminate del tutto, poiché possiamo trovarle nella sezione adulti, con tanto di avviso che informa delle discriminazioni contenute.  

    La scelta dell’azienda sembra condivisibile, non trovate? Dopo tutto è normale che fra principesse che insegnano alle bambine a sposare il primo che passa e ad aspettare di essere salvate da un uomo, topoline che affermano :“Cucire è un  lavoro da donne”  e chi più ne ha più ne metta… il problema sia rappresentato da questi tre cartoni.  

    Dopo aver ricevuto la medaglia al valore femminista per aver inserito nei suoi live action delle super-principesse che non hanno bisogno di niente e di nessuno, la Disney è in corsa per ricevere la coppa del “politically correct”. Ovviamente, tale azione si spiega con motivi di business e con il bisogno di difendere la reputazione della multinazionale, ma poi non si comprende perché non sia stato applicato il bollino rosso anche a tutti gli altri film  impregnati di stereotipi e fatti discutibili. Basti pensare che alcune delle bellissime protagoniste non hanno nemmeno diciotto anni e sposano uomini molto più grandi di loro; per non parlare del loro aspetto: alte, magre, con occhi grandi e capelli stupendi. Se la Disney avesse una mente così aperta e al passo coi tempi, potrebbe creare una nuova principessa, per non convincere le piccole spettatrici che essere belle significa possedere l’ugola d’oro e un vitino di vespa. Anche con una scelta del genere si può fare la differenza e lanciare un importante insegnamento ai più piccoli. Viene inoltre spontaneo domandarsi se non bisognerebbe modificare la società, piuttosto che un catalogo streaming. I bambini possono essere testimoni di atti di razzismo ovunque, ma non davanti al televisore mentre guardano i cartoni. Possono interfacciarsi con la violenza e la discriminazione anche a casa, se non addirittura a scuola.  Ma è proprio tramite la visione di contenuti come questi che essi possono spaziare con la mente, ampliare la loro fantasia e stimolare la voglia di sognare. Oltre tutto, la bellezza delle pellicole è tale da compensare tutti gli aspetti che potrebbero dar fastidio, come quelli sopra accennati, soprattutto se ci si ricorda del fatto che i film sono stati realizzati molti anni fa, in un’altra società e con altre ideologie. 

     La verità è che ormai si presta attenzione alle futilità, mentre si sorvola sui problemi veri e propri. E pazienza se l’attrice che interpreta Mulan,  Lìu Yifei, supporta la violenza della polizia cinese contro i protestanti pro-democrazia. Alla fin fine, è sicuramente meno grave di un gatto con un nome e un aspetto asiatico, no? 

    Chiara Cinquegrana, IIIA classico

  • Harry Potter : la saga completa che ha affascinato per molto tempo grandi e piccoli ritorna in tv.

    Harry Potter : la saga completa che ha affascinato per molto tempo grandi e piccoli ritorna in tv.

    Durante queste festività natalizie è ritornata in tv la saga di Harry Potter, basata sui romanzi di genere fantasy della scrittrice inglese Joanne Kathleen Rowling. Gli appassionati di questo “wizarding world” hanno avuto la possibilità di rivivere le avvincenti avventure del protagonista e dei suoi migliori amici Hermione Granger e Ron Weasley, a partire dall’ingresso del giovane Harry nella scuola di magia e stregoneria di Hogwarts (dal primo libro della saga “Harry Potter e la pietra filosofale”)  fino allo scontro finale con il Signore oscuro Lord Voldemort (dall’ultimo libro “Harry Potter e i doni della morte”).

    Gli otto romanzi, in cui si articola la storia di Harry Potter, sono stati pubblicati in un arco di tempo tra il 1997 e 2007, rendendo la scrittrice Rowling famosa in tutto il mondo. Da essi ha tratto ispirazione il famoso regista americano Chris Joseph Columbus (già noto per il  film “Mamma ho perso l’aereo” e per “Percy Jackson, gli dei dell’Olimpo”): il primo film della saga è uscito nei cinema di tutto il mondo nel 2001, affermando non solo il successo della scrittrice stessa ma anche quello dei piccoli attori inglesi che debuttarono sulla scena per la prima volta: Daniel Radcliffe (Harry Potter), Emma Watson ( Hermione Granger), Rubert Grint (Ron Weasley) e Tom Felton (Draco Malfoy).

    I film narrano la storia di Harry Potter, un bambino che vive con i perfidi zii ed il dispettoso cugino, poiché i suoi genitori sono stati uccisi dal Signore oscuro, Lord Voldemort, il mago più potente e più temuto al mondo, a tal punto che tutti hanno paura di pronunciare il suo nome, denominandolo “colui che non deve essere nominato”. Per una profezia, secondo cui un bambino nato verso la metà del mese di luglio lo avrebbe distrutto, Voldemort aveva tentato di uccidere Harry ancora neonato, che, grazie al sacrificio della madre riuscì a salvarsi, riportando solo una cicatrice sulla fronte.

    Harry Potter diventa così famoso nel mondo dei maghi per essere sopravvissuto e per aver sconfitto il Signore oscuro e, raggiunta l’età di 11 anni,  riceve una lettera da Hogwarts, la scuola di magia più importante del mondo, diretta dal mago più potente di quel tempo Albus Silente, nella quale bizzarri professori insegnano le arti magiche.

    Un cappello parlante assegna ciascuno allievo ad una delle quattro casate che prendono il nome dei quattro maghi più potenti dell’antichità: Grifondoro, di cui fanno parte Harry ed i suoi due migliori amici Ron ed Hermione; Serpeverde, a cui appartiene Draco Malfoy, un coetaneo di Harry che si vanta di essere un “purosangue” (discendente da una famiglia di maghi) e si rivela ostile verso i “mezzosangue” (figli di un “babbano”, cioè di una persona comune senza poteri magici); Corvonero, di cui fa parte l’amica e aiutante di Harry, Luna Lovegood; infine Tassorosso, a cui appartiene un amico di Harry, Cedric Diggory che verrà ucciso dallo stesso Voldemort nel quarto film (“Harry Potter e il calice di fuoco”) durante il Torneo Tremaghi.

    Nella scuola ci troveremo di fronte ad un continuo succedersi di avventure fantastiche in cui il giovane mago, con l’aiuto dei suoi amici e con la protezione di Silente, scopre la verità riguardo alla morte dei suoi genitori e si scontra più volte con Lord Voldemort, che ritorna ancora più potente con i suoi seguaci, i  terrificanti “mangiamorte”, per vendicarsi di Harry.

    Nell’ultimi due film (“Doni della morte: Parte I e Parte II”) il Ministero britannico della magia  e la scuola sono ormai nelle mani di Voldemort , mentre Harry ed i suoi amici Hermione e Ron sono costretti a scappare, perché minacciati dai “mangiamorte”. Alla fine il trio coraggioso, con l’aiuto di tutti i maghi sopravvissuti,  riesce a riconquistare la scuola, ma per il protagonista sembra essere arrivata la fine, in quanto viene colpito nella foresta dal Signore oscuro, che porta il suo corpo inerme a Hogwarts per proclamare la sua vittoria.  Harry però si rialza e sconfigge in un duello epico una volta per tutte Voldemort,  portando pace e serenità nel mondo dei maghi.

    La scrittrice riesce a commuovere con un gran finale: 19 anni dopo la grande battaglia i tre amici, divenuti ormai genitori, a loro volta accompagnano i figli a Hogwarts, per iniziare una nuova magica avventura.

    Ma perché la saga di Henry Potter appassiona così tanto grandi e piccoli? I romanzi di Rowling descrivono un mondo immaginario di streghe e maghi, di creature fantastiche come giganti, centauri, ippogrifi, draghi, elfi domestici e banchieri, fantasmi e lupi mannari, di quadri e giornali, i cui personaggi si muovono, di macchine e scope volanti, di bacchette e formule magiche, di incantesimi e di partite di “quidditch”.

    Ma il tema principale di questa favola è l’amore, che è l’arma più potente al mondo in grado di sconfiggere l’odio. Ne è la prova l’amore infinito della madre di Harry che riesce a salvare il figlioletto e a distruggere il Signore oscuro e che continuerà a proteggerlo e a guidarlo anche dopo la sua morte.  Harry e Voldermort rappresentano inoltre  la continua e interminabile lotta tra il bene e il male: alla fine Harry riesce a sconfiggere il nemico grazie all’amore e all’amicizia che egli ha conosciuto nella sua vita, a differenza del suo perfido avversario.

    Il messaggio che la scrittrice vuole trasmettere attraverso la sua storia travolgente è di non perdere la speranza perché il bene trionferà sempre sul male, e tutti hanno bisogno di credere a ciò, soprattutto in questo momento difficile e buio che stiamo vivendo.

     

     

     

     

  • “Baby”: serie tv ispirata alle “squillo minorenni” romane

    “Baby”: serie tv ispirata alle “squillo minorenni” romane

    Il 30 novembre scorso è uscita sulla piattaforma streaming Netflix una nuova serie tv intitolata “Baby”, che ha avuto molto successo tra i giovani. Essa riprende il caso delle baby squillo del quartiere romano dei Parioli, che pochi anni fa suscitò molto scalpore. Le protagoniste della storia sono due adolescenti, che vivono in questo prestigioso quartiere e che frequentano il liceo privato Collodi. Chiara è la classica “brava ragazza”, studia ed è molto giudiziosa, ha un gruppo di amici con i quali trascorre le sue giornate, però i suoi problemi familiari la portano ad assumere un atteggiamento trasgressivo, soprattutto da quando incontra, per puro caso, Ludovica. Lei, invece, è completamente diversa, è una ragazza solitaria, che viene presa di mira a scuola, poiché il suo ex ha girato un video hard durante un loro rapporto sessuale e lo ha poi pubblicato, all’insaputa della ragazza. Le due giovani legano sin dal primo momento, cominciano a frequentarsi di nascosto perchè Chiara, in quanto ragazza modello, ha vergogna di farsi vedere in compagnia dello zimbello della scuola. È proprio Ludovica che porta l’amica a entrare nel giro della prostituzione; insieme vanno in locali frequentati da donne che vogliono vendere il proprio corpo e da uomini molto più grandi di loro. Cominciano questa avventura soltanto per divertirsi e per dimenticare i loro problemi, senza accorgersi che questa, in breve tempo, diventa per loro una vera e propria “vita segreta”, attraverso la quale riescono a sentirsi più adulte e indipendenti.  Dunque le due ragazze si mettono a disposizione di Saverio, proprietario di un night club, che le trasforma in escort, senza  scrupoli. All’interno della vicenda compare anche Damiano, che dopo la morte della madre si trova catapultato a vivere in un nuovo quartiere con il padre, ambasciatore, e a frequentare, di conseguenza, una nuova scuola. Qui non si sente a suo agio, poichè viene deriso, essendo considerato da tutti un “coatto”, perché proviene  da una zona di Roma di livello sociale inferiore. Chiara si innamora di lui, non riesce a non pensargli, e anche Damiano, pur opponendo inizialmente resistenza, alla fine cede e, nonostante i numerosi ostacoli, riescono a condividere il loro amore e a stare insieme.

    Alla base di questa serie tv c’è la voglia di evadere da una routine  stancante e, soprattutto, la ricerca di un contatto, fisico o mentale che sia.  “Baby” offre uno spaccato del mondo adolescenziale e racconta gli anni più complicati della vita di ciascuno di noi tramite le esperienze, le sofferenze, le avventure delle protagoniste e dei loro amici.  “Viviamo in un acquario, ma sogniamo il mare”, dice Chiara; infatti i ragazzi di questa serie tv sfidano la società alla ricerca della loro identità.

    Guardando questi episodi abbiamo compreso ancora più a fondo la complessità delle problematiche dei ragazzi nostri coetanei e la superficialità con la quale spesso si fanno scelte sbagliate, specialmente quando non vi è comunicazione tra genitori e figli. Capita spesso che sia i ragazzi che le ragazze, per sentirsi più grandi della loro età, compiano delle follie, delle goliardate, che però non devono mai raggiungere un livello simile a quello di Chiara e Ludovica. Inizialmente la serie era stata classificata come “diseducativa”, però, almeno a noi, ha insegnato una cosa: la comunicazione, con amici o genitori, è veramente importantissima per riuscire a superare tutte le difficoltà che ci opprimono e, soprattutto, per sentire qualcuno accanto a noi, su cui possiamo contare, sempre pronto a sostenerci e di cui possiamo fidarci.

    Ilaria Arcamone e Chiara Basile II A classico

  • “Il petroliere”: la nascita del capitalismo moderno

    “Il petroliere”: la nascita del capitalismo moderno

    Il pePetrolieretroliere

    Esattamente dieci anni or sono usciva nelle sale italiane una pellicola destinata a rimanere negli annali del cinema moderno e non solo, vale a dire “Il petroliere”, titolo italiano dell’originale e più intrigante “There will be blood”, ossia “Ci sarà sangue”.

    Regia, produzione e soggetto

    Il regista è il talentuoso Paul Thomas Anderson, già conosciuto per “Magnolia” e riscoperto quest’anno con la sua ultima fatica “Il filo nascosto”, che è stato candidato agli Oscar come miglior film. La produzione è statunitense, così come Upton Sinclair, l’autore di “Petrolio!”, il romanzo da cui il film è tratto.

    Trama

    La storia ruota attorno alla scalata sociale di un minatore texano, interpretato magistralmente da Daniel-Day Lewis, considerato quasi una leggenda contemporanea, che interpreta un potente petroliere degli inizi del Novecento.

    Principali tematiche

     La trama può essere estremamente semplificata e quasi banale, ma essa presenta il tema interessante dell’esplosione del business petrolifero che si intreccia a conflitti di varia natura, quali quelli tra padre e figlio, tra individuo e comunità, tra uomo e natura. Il concetto portante del film è lo smascheramento delle pulsioni oscure del protagonista ed anche della falsità della morale, della convivenza civile e della fede religiosa. Invece il petroliere è l’unico personaggio autentico nel film in quanto non inganna se stesso e gli altri con l’ipocrisia tipica della società capitalista. Tuttavia è fondamentale sottolineare quanto egli sia una persona spregevole, misantropa e priva di affetto nei confronti di chicchessia, eccetto che col figlio adottato, sebbene il conflitto tra i due culminerà in conseguenze estreme. L’altro emblematico scontro è quello tra il protagonista ed un giovane predicatore, anch’esso preludio di una tragica conclusione.

    Reparto tecnico e artistico

    Dal punto di vista tecnico il film eccelle nella splendida fotografia e negli scenari, caratterizzati da sconfinate terre desolate, nonché  nell’impeccabile sceneggiatura, anche se imperfetta.

    Conclusione

    In conclusione, “Il petroliere” è film spettacolare e ricco di contenuti, adatto a chi cerca svago ed evasione, ma anche a chi vuole un film impegnativo.

  • “Chiamami col tuo nome”, un film toccante

    “Chiamami col tuo nome”, un film toccante

                     film                                 Chiamami col tuo nome

    “Chiamami col tuo nome”, titolo italiano di “Call me by your name”, è un film sentimentale di produzione  italo-americana e francese, che sta facendo parlare molto di sé  in maniera prettamente positiva.

    Sceneggiatura e regia

    Alla sua sceneggiatura ha lavorato il celebre regista statunitense James Ivory (ricordato prevalentemente per “Quel che resta del giorno”), che si è servito del romanzo omonimo dello scrittore André Aciman; mentre il suo realizzatore è il siciliano Luca Guadagnino, che inizialmente avrebbe dovuto ricoprire il semplice ruolo di consulente di location.

    Scenografia

    Come le migliori pellicole d’amore, anche questa si avvale di una narrazione lenta ma necessaria, che, coadiuvata da una scenografia ammaliante, risulta essere quasi poetica: durante la visione pare di stare in uno stato mentale di stasi, di fulgida immobilità.

    Academy Award of Merit

    Tale è uno dei tanti pregi del film, che non sono passati inosservati nemmeno  ai giudici dell’ “Academy Award of Merit”, tanto che questi ultimi hanno deciso di candidarlo a ben 5 premi Oscar, tra cui quello per il miglior film.

    Musiche

    Oltre alla scenografia, che poggia completamente sulle ambientazioni delle campagne e dei piccoli comuni lombardi durante l’estate di un anno degli ’80, sono molto coinvolgenti le musiche, che accompagnano varie scene importanti.

    Trama

    La storia tratta di un sincero amore omosessuale tra un ragazzo lombardo (interpretato dal francese Timothée Chalamet), figlio di un professore universitario di archeologia, ed uno studente del padre (interpretato da Armie Hammer)  in visita a casa sua per  lavorare alla tesi di post dottorato. Il loro è un amore corrisposto, anche se inizialmente nessuno dei due crede nel sentimento reciproco, ma dopo varie circostanze si intendono e passano una notte di passione. Di lì è un crescendo di scene voluttuose e sensuali fino al triste finale, girato in modo astuto. Dunque il film presenta una trama affatto ricca di eventi, ma piena di emozione e sentimento che si trasmettono allo spettatore, secondo i tradizionali obiettivi del genere sentimentale.

    Augurio

    Per la gioia della nostra nazione il miglior augurio da parte degli italiani è che, alla notte degli Oscar del 4 marzo, “Chiamami col tuo nome” consegua almeno un riconoscimento.