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  • LA VOCE DEL CUORE DEGLI ADOLESCENTI

    LA VOCE DEL CUORE DEGLI ADOLESCENTI

    Giacomo Bertò è un ragazzo di 17 anni, frequenta il liceo classico Arcivescovile di Trento e quest’anno ha ricevuto il premio “Studente dell’anno 2020 Your Edu Action” grazie ad una lettera, scritta durante il  lock-down di marzo e dedicata alla scuola e a tutti noi studenti. Le sue parole sono giunte  sino al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il quale, con una lettera scritta di suo pugno, si è complimentato con Giacomo e gli ha augurato i migliori successi. Bertò ha suscitato anche la curiosità di diversi scrittori, quali Enrico Galiano ed Alessandro d’Avenia.

    Quest’ultimo rappresenta per Giacomo un modello e una grande fonte di ispirazione, poiché il suo sogno è quello di diventare insegnate e allo stesso tempo scrittore, proprio come d’Avenia.

    Il giovane studente, a settembre, ha pubblicato, infatti,  un suo libro “Jackyc’è”, che ha riscontrato molto successo, e ha aperto un suo blog, sul quale condivide tutti i suoi pensieri e messaggi di speranza rivolti a noi, suoi coetanei, per aiutarci a superare questo periodo che non dimenticheremo mai.

    Con la sua lettera, divenuta così famosa e condivisa quasi da tutti, Giacomo spiega cosa si cela dietro la parola “scuola”, quanto essa sia importante e cosa accade realmente in quelle quattro mura per noi ragazzi.

    “Cara scuola, come stai? Spero meglio di come sto io. Di come stiamo noi. In molti si dimenticano di chiederlo, di interessarsi a cosa provano gli studenti. Quasi avessimo deciso noi di separarci da te, dalla normalità quotidiana. Invece, mai come ora che non ti abbiamo più, ti rivogliamo indietro. Ti rimpiangiamo. Troppo tardi?”

    Giacomo, in questo primo pezzo della sua lettera, ci parla della “normalità quotidiana,” quella che a noi studenti manca tanto, quella normalità che spesso detestavamo e che sognavamo di stravolgere, perché sembrava troppo monotona a noi  adolescenti.

    “Cara scuola, sapessi come ti hanno rimpiazzata! La chiamano “didattica a distanza”. Al posto del professore uno schermo, una voce. Parlano e noi, connessione permettendo, ascoltiamo.”

    Mi ritrovo molto con quello che ha scritto Giacomo: con la Dad basta premere un pulsante e si diventa muti, basta perdere per un attimo la connessione e sei fuori dalla classe virtuale; non ci sono più le passeggiate con gli amici per tornare a casa, per tutto adesso c’è bisogno semplicemente di schiacciare un pulsante.

    “Cara scuola, prima ci lamentavamo delle troppe ore passate tra le tue mura, ora iniziamo quasi a sognarle. Ne capiamo il valore.”

    E’ proprio così, quante volte avrei desiderato dormire qualche ora in più piuttosto che svegliarmi e correre a scuola, per vedere sempre gli stessi compagni, gli stessi professori, gli stessi bidelli.

    Adesso, invece, come nessuno mai si sarebbe immaginato, ne capiamo il valore e rimpiangiamo tutto ciò. La scuola è condivisione, emozione, è il compagno di banco, il sorriso della bidella nell’atrio, sono le risate a crepapelle con i nostri compagni, i rimproveri e gli incoraggiamenti dei professori.

    Ormai possiamo vedere i compagni e i professori solo attraverso uno schermo.

    La Dad è un’ ottima soluzione per andare avanti in questo periodo , ma ci sta togliendo i momenti più belli della nostra vita scolastica.

    “Sei un mare di opportunità rubate.”

    La scuola offre tante possibilità culturali, riesce ad allargare i nostri orizzonti, grazie anche alle attività exstrascolastiche e ai viaggi di istruzione: tutto questo, purtroppo, viene sostituito adesso dal freddo schermo di un computer.

    “Cara scuola, non ci dimenticare. Prenditi, come sempre, cura di noi.”

     

     

     

     

     

     

     

  • Un sogno per il 2021

    Un sogno per il 2021

    Tutti abbiamo un sogno.

    Abbiamo tutti dei desideri, alcuni che difficilmente diventeranno realtà, che chiamiamo sogni, dal momento che questi ultimi sono solo frutto della nostra immaginazione.

    Mi reputo una ragazza molto ambiziosa, “ricca di sogni”.

    Ne ho molti che vorrei realizzare entro il 2021, anche se vorrei recuperare anche quelli che non ho potuto realizzare nel 2020. Vorrei innamorarmi. Vorrei viaggiare. Vorrei conoscere gente nuova, ma soprattutto strappare la mascherina che ci ha salvati ma allo stesso tempo feriti.

    Sì, sentirmi libera, libera di poter abbracciare le persone a cui tengo di più.

    Oppure essere sicura di poter varcare l’uscio di casa mia e chiudere la porta, certa di non aver lasciato l’ennesima ffp2 sul davanzale.

    Ma non tutto c’entra con il Covid.

    Sogno di riconquistare l’autostima che mi riempiva gli occhi di gioia fino a due anni fa.

    Poi sarebbe bellissimo legare ancora di più con le persone, i compagni di scuola, che ho appena conosciuto.

    Festeggiare il mio quattordicesimo compleanno con tutti i miei amici…

    Insomma, voglio fare tante cose.

    Spero di riuscire a sognare anche nel 2021.

    Anzi no, lo farò.

    Farò tutto ciò che potrò materialmente fare.

    Sarò più sicura di me, realizzerò i progetti a cui tengo di più. Lo prometto.

    E’ questo il mio sogno.

    Eleonora Acunzo 1A classico

    Un sogno per il 2021? Tornare alla mia vita normale dove non si temeva di dare un abbraccio a un amico e non c’erano preoccupazioni per qualsiasi cosa.

    Sogno in un 2021 migliore, felice e sereno. Spero che tutta questa sofferenza passi e che i brutti momenti vissuti nel 2020 diventino solamente un lontano ricordo. Spero di poter uscire di nuovo e di fare una passeggiata sul lungomare con i miei amici e con le persone a cui tengo molto senza mascherina e distanziamenti.

    Voglio ritornare a vivere serena, allegra e spensierata, riassaporare quella che prima definivamo normalità ma che non sarà più semplice normalità ma gioia. Vorrei ritornare a viaggiare, prendere anche un semplice gelato o guardare un film insieme a qualcuno, riscoprire di nuovo i valori più semplici ma importantissimi per la nostra vita: quelli dell’amore e dell’affetto. Non sogno grandi cose per il 2021: voglio solamente tornare a vivere, a gioire, a ridere tutto il pomeriggio; ad essere semplicemente felice.

    Virginia Beata Maria Alvino 1A classico

    Per il 2021 desidero solo tornare alla normalità, sottrattaci da questo anno oramai giunto al termine. Vorrei solo poter riabbracciare mia nonna, poter rivedere le mie migliori amiche, poter tornare tra i banchi di scuola; vorrei solo ricominciare a vivere, vivere sul serio. Questa che noi abbiamo condotto e stiamo conducendo tuttora non è affatto vita, ma una prigionia, una trappola, un lungo e interminabile labirinto buio e oscuro che, però, potrà aiutarci a tornare alla quotidianità. Durante quest’anno passato, mi sono sentita inerme, inerme di fronte alla miriade di problemi che sono emersi. Mi sono sentita affaticata, triste, sola, arrabbiata, con la testa ricolma di pensieri e gli occhi traboccanti di lacrime amare. Mi sono sentita vuota, senza un briciolo di vitalità; per non impazzire, mi sono aggrappata all’ultimo granello di razionalità che restava, lì, tra le mie mani gelide. Con quell’odiosa mascherina, ho creduto e temuto, ogni istante che la ponevo sul mio viso bianco ed inespressivo, di soffocare.

    Nel corso di quest’anno difficile, che ci ha separati dalle persone che amiamo e ci ha isolati dal mondo intero, mi sono mancati tutte le piccole cose della mia vita che davo per scontate, che credevo sarebbero durate per sempre.

    Il mio sogno per il 2021 è ricominciare da capo, ricominciare insieme.

    Anna Sbrizzi 1A classico

    Tanti sono i sogni per il nuovo anno ma, dopo un periodo così difficile, duro e tragico, ciò che più spero di poter fare, o meglio di rifare, è viaggiare liberamente. Tutti abbiamo viaggiato nella vita, anche solo spostandoci nella città vicino alla nostra, per visitarla, passeggiare per il centro e scoprire le bellezze che si celano in quella cittadina. La bellezza di un viaggio è l’ansia prima della partenza, i preparativi e la gioia di giungere in luogo mai visto se non in foto. Viaggiare è ricchezza interiore, che, dopo essere tornati alla nostra routine giornaliera, influenzerà anche il nostro modo di vivere. Prima di quest’anno davo per scontato potermi spostare, o magari non apprezzavo come dovevo le vacanze estive quando non c’erano restrizioni. Mi sono sentita oppressa durante il primo lockdown perché sapevo di non potermi spostare e ho sentito il vuoto di non potermi arricchire di una cultura differente dalla mia o di non poter immortalare con una fotografia un ricordo. Qualsiasi motivazione può spingerci a viaggiare: scoprire, gioire, sfuggire alle sofferenze quotidiane o alla stanchezze; qualsiasi motivo è sempre quello giusto. C’è sempre una buona motivazione per viaggiare, e sogno di poterlo ritornare a fare nell’anno appena iniziato.

    Giulia Di Ruocco 1A classico

  • Epidemie di ieri e di oggi: la peste del Seicento e il COVID-19/1

    Epidemie di ieri e di oggi: la peste del Seicento e il COVID-19/1

    Nel momento drammatico che stiamo vivendo la letteratura rivela tutta la sua potenza: leggendo i capitoli che Manzoni nei Promessi Sposi dedica alla peste, i nostri studenti hanno individuato analogie sorprendenti con il presente. I libri si sono rivelati chiave di accesso al mondo, strumento insostituibile per comprendere noi stessi e gli altri ed esprimere emozioni, ricordi, pensieri. Di seguito pubblichiamo alcuni lavori nati proprio dalla lettura del testo manzoniano. (ndr)

    Dopo quasi quattrocento anni dalla peste del Seicento di cui racconta Manzoni nei Promessi Sposi, è irreale pensare che la mente dell’uomo possa reagire ad un avvenimento, quasi identico, a questo punto, allo stesso modo. Di sicuro la situazione difficile ha creato molto panico nei primi giorni della diffusione del Coronavirus, e in maniera parallela anche un forte scetticismo da parte di alcune persone, che non avevano ancora ben chiara la situazione e la sua gravità, ma nel 1629 tutte queste sensazioni erano fortemente amplificate da due fattori: l’ignoranza del popolo e quella dei medici. Considerando quanto una popolazione poco acculturata possa farsi manipolare o semplicemente farsi trasportare da ogni voce messa in giro, aggrappandosi ad essa come l’unica verità, e quanto i dottori del tempo non fossero preparati a gestire la peste,  si ottiene una massa di persone in balia di pettegolezzi e mai di fatti oggettivi, e medici che non sono in grado di dare certezze al popolo. Inoltre ciò che Manzoni intendeva per “minimizzare” era riconducibile alle autorità del Seicento, che per ignoranza o per negligenza, non si curavano del problema  costituito dalla peste. Una mancanza che ha portato inevitabilmente a un epilogo negativo, di cui non sono ben chiari i motivi, nonostante la critica continua di Manzoni verso il governo del tempo. La situazione oggi è decisamente diversa, poiché le persone al potere hanno sicuramente maggiore consapevolezza, basandosi su dati e indicazioni che provengono da esperti e non su semplici dicerie, e hanno attivato procedure nel giro di poche settimane. È chiaro che il ritardo dei provvedimenti è conseguenza di un’attenta analisi dei risvolti che gli stessi provvedimenti avrebbero potuto avere sull’economia e sui rapporti tra i vari paesi. Ma dopo un periodo di stallo, le leggi sono arrivate, seguendo il corso della malattia e aumentando progressivamente il loro rigore con il diffondersi del virus. È questa la nostra grande fortuna oggi: di fronte a una calamità come questa ci sono cittadini che possono decidere a cosa credere, ma che nella maggior parte dei casi seguono ciò che il  governo impone, e c’è una medicina che ha subito secoli di progresso. Nonostante ciò, i numeri dei contagi e dei decessi aumentano esponenzialmente di giorno in giorno. E altrettanto velocemente le persone affermano che la pandemia poteva essere evitata, che le istituzioni potevano impegnarsi di più, liquidando tutti gli sforzi di una nazione con critiche scontate. E’ vero che il nostro popolo ascolta principalmente fonti attendibili riguardo agli sviluppi dell’epidemia e a quali comportamenti adottare, ma purtroppo ci sono anche casi in cui ci lasciamo abbindolare da notizie di dubbia provenienza: in un periodo come questo, a volte siamo dominati dalla paura e dal panico e le possibilità di speculazione aumentano notevolmente grazie alle fake news. Intanto, nessuno è mai in grado di spiegare perché, senza tirare in ballo le autorità o teorie astruse, la situazione è diventata così irrecuperabile. Chi ha la competenza per dirlo offre una risposta molto semplice: essendo stato il contagio velocissimo, la colpa è da attribuire a quelle persone che, quando si limitava ad essere un semplice consiglio e non una norma, hanno deciso comunque di non seguire l’invito a non uscire, a non muoversi dal proprio paese e a non vedersi con altre persone se non necessario. Se tutti avessimo seguito queste direttive, sicuramente non ci sarebbe stata la necessità di attivare misure decisamente più aggressive. Contenere l’epidemia adesso sta diventando estremamente complicato; tutto ciò forse per un eccesso di fiducia del governo nei confronti del suo popolo. Quindi una situazione così disperata era sì evitabile, ma era compito nostro agire per tempo seguendo dei consigli che, col senno di poi, avrebbero dovuto essere imposti fin dall’inizio.

      Giulia Serino 2A classico

  • ASSOLTO O CONDANNATO? LE FASI DI UN PROCESSO PENALE

    ASSOLTO O CONDANNATO? LE FASI DI UN PROCESSO PENALE

    “Quando ho saputo di dover tenere questo incontro in una scuola superiore, mi sono chiesta che cosa sapessi io alla vostra età di giustizia, legalità e processi. La risposta è stata che le mie conoscenze erano pari a zero, e questo mi ha spronata a parlare con voi in maniera semplice e confidenziale di quello che ora è diventato il mio lavoro.” Con queste parole la dott.ssa Ambrosino ci ha introdotto in quello che è il vastissimo mondo della Legge e del processo. Infatti, mercoledì 27 marzo, nella sede centrale del nostro liceo, alcuni studenti del quarto anno hanno incontrato quattro legali, di cui un magistrato e tre avvocati, del Palazzo di Giustizia di Torre Annunziata. Questo appuntamento è stato organizzato per preparare i ragazzi alla simulazione di un processo penale a cui avrebbero assistito il giorno dopo per il progetto di alternanza scuola-lavoro; tuttavia il confronto con gli esperti è stato davvero interessante anche per coloro che non avrebbero preso parte a quest’attività.
    Ha preso  la parola l’avvocato Torrese, il quale ha  dichiarato che non potrebbe esistere un mondo senza leggi, in cui ciascuno esercita la giustizia in maniera privata, secondo i propri valori e principi morali. Successivamente ci è stato illustrato in modo elementare lo svolgimento di un processo e della precedente indagine. “Tutto parte da una denuncia ai Carabinieri.” Basta solo una vostra parola, purché sia credibile, per dare inizio ad un processo” ci dice la dottoressa Ambrosino. “Dopodiché il Pubblico Ministero, che ha il compito di esercitare l’azione penale, svolgerà delle indagini sul caso, cercando prove e ascoltando le testimonianze di altre persone che hanno assistito al reato. Questa, però, è una fase segreta, nella quale l’imputato è assente e non saprà dell’accusa che gli è stata attribuita fino a quando le indagini non saranno chiuse. Se le prove sono sufficienti e certe, l’udienza potrà cominciare. Il Pubblico Ministero illustrerà la vicenda al giudice, che in quel momento non conosce alcun particolare dell’indagine. Poi entra in gioco la vittima, che racconta la propria versione dei fatti e il perché dell’accusa. Una volta che sono stati ascoltati anche i testimoni, l’imputato ha il diritto di parlare:” Penso che oggi la chiave e l’essenza del processo stiano  proprio nella possibilità di difendersi da parte dell’accusato”. Sottolonea il magistrato.
    Dopo questa spiegazione, a prendere parola è l’avvocato Maria Formisano, che ci descrive ancora più minuziosamente quanto sia fondamentale la figura del difensore in una causa.
    È anche molto importante l’approccio dell’avvocato nei confronti di tutti gli altri membri dell’udienza: per lei alzarsi in piedi è un segno di forza, simbolo della retorica persuasiva, che è in grado di convincere il magistrato della propria tesi. Ci dice anche che ci vuole coraggio a denunciare, ci vuole coraggio a battersi per la verità con la paura di non essere creduti, soprattutto ci vuole coraggio ad accusare il proprio malfattore dinanzi ad una Corte di Giustizia, talvolta guardandolo negli occhi. Eppure la violenza , la criminalità non possono essere contrastate se il cittadino non utilizza l’ arma della denuncia.

    Ilaria Arcamone
    Chiara Basile
    Marialuisa Iovene      II A CLASSICO

  • Storie di straordinaria Scampia

    Storie di straordinaria Scampia

    “L’agave sboccia una sola volta nella vita, alcune volte dopo cento anni. I suoi fiori sono i più grandi del mondo, alti anche nove metri. In queste pagine si racconta una Scampia che non fa notizia, si raccontano i fiori d’agave sopravvissuti all’ultima guerra di camorra. Vite raccontate senza giudizio, sogni e bisogni narrati da un altro punto di vista, dall’interno.” È così che Rosario Esposito La Rossa introduce il suo libro intitolato “Fiori D’Agave”, in cui narra le storie di ragazzi, mamme, uomini che vivono in un quartiere abbandonato da tutti, anche dagli abitanti stessi.  Tutti i ragazzi della nostra età che vivono nel quartiere di Scampia si vedono continuamente circondati da tossici, spacciatori, carabinieri e immaginano che sia questo il loro destino. Fortunatamente ci sono delle persone, come Rosario, che, pur trovandosi in questa realtà, sono riuscite a non farsi trascinare e a coltivare i propri ideali, spinti anche e soprattutto dall’amore per la propria città. È proprio per questo che hanno deciso di migliorare il luogo in cui sono cresciuti, in modo da far capire che non è mai tutto perduto e che, con coraggio e forza di volontà, si possono sconfiggere i “mostri” che hanno portato alla rovina questa zona di Napoli e hanno distrutto i desideri di ogni bambino, che non è mai riuscito a credere nei propri sogni.

    Il 19 dicembre scorso noi studenti del liceo classico del Pitagora – B. Croce abbiamo avuto l’opportunità di visitare una nuova Scampia, guidati da Rosario Esposito La Rossa, il quale, dopo varie battaglie, è riuscito nel suo intento di cambiare qualcosa, diventando un esempio positivo per i ragazzi di cui si prende cura. Infatti Rosario, tra i tanti progetti organizzati, nel 2017 ha aperto una libreria diversa dalle altre, “La Scugnizzeria”, definita da lui stesso una “piazza di spaccio di libri”. In questo posto gli ‘scugnizzi’, i ragazzi di strada, trascorrono la maggior parte del loro tempo svolgendo tante attività e acquisendo competenze pratiche: in una piccola stanza c’è infatti una radio per i bambini dislessici, un proiettore per i film, un teatro delle ombre giganti, dei tavoli a scomparsa per studiare e uno specchio per ricreare make-up cinematografici. Inoltre i bambini imparano a rilegare libri con carta riciclata e materiali non inquinanti, a creare dei giocattoli in legno, allenano la mente attraverso giochi di logica e matematica, praticano sport.

    Abbiamo visitato anche il piazzale dove è situato lo stadio “Antonio Landieri”, dedicato a questo giovane disabile morto da vittima innocente della camorra a soli 25 anni. Antonio era il cugino di Rosario, motivo per il quale egli si è sentito ancor più spronato a battersi per la giustizia di tutte le persone morte per mano della malavita organizzata. Lo spazio circostante allo stadio fino a qualche anno fa era una delle piazze di spaccio più grandi in Europa. È incredibile come, in così poco tempo, sia diventato uno spazio dove tutti i bambini si divertono nel parco giochi, portano a spasso i loro cani oppure semplicemente passeggiano in uno dei più vasti spazi verdi dell’intera città di Napoli.
    Una delle cose che più ci ha colpito durante questa visita è stata una frase che si trova all’ingresso della “Scugnizzeria”: “Non contano i passi che fai, nè le scarpe che usi, ma le impronte che lasci”. Questa esperienza ci ha insegnato che ciascuno di noi per realizzarsi dovrà compiere sacrifici, superare ostacoli che a volte possono sembrare insormontabili, ma chi riesce a raggiungere i propri obiettivi sarà soddisfatto delle scelte compiute, particolarmente se riuscirà a fare del bene ad altri, che lo considereranno una fonte di ispirazione e un punto di riferimento.

  • Cultura umanistica e scientifica nel mondo contemporaneo

    Cultura umanistica e scientifica nel mondo contemporaneo

    Negli ultimi anni, la tematica circa l’utilità o l’inutilità del liceo classico ha preso sempre più piede. Cultura umanistica e cultura scientifica vengono spesso polarizzate e murate, e non  si vede tra di esse un collegamento. Discordanti sono infatti le opinioni che, generalmente, non presentano un punto di accordo: restano soltanto brevi e pungenti affermazioni.
    E’ proprio con un’affermazione breve e concisa che, nel 2014, in occasione del processo al liceo classico con l’economista Andrea Ichino e lo scrittore Umberto Eco rispettivamente per l’accusa e la difesa, si è conclusa la “seduta”. Esito: il liceo classico assolto perché “il fatto non sussiste”. Un processo simbolico, chiaro esempio della diversità di opinioni.
    Umberto Eco ha più volte sottolineato il valore della formazione umanistica, proponendo l’abolizione del liceo scientifico a favore di un’unica istituzione umanistica e scientifica, dove l’insegnamento non fosse circoscritto. Una scuola in cui l’insegnamento delle lingue antiche fosse rivisitato, aggiungendo il dialogo in lingua, dove le lingue straniere e la storia dell’arte avessero un reale valore.
    L’economista Ichino, da parte sua, ha però più volte posto l’attenzione sulla situazione italiana a confronto con il resto dell’Europa e del mondo. Numeri alla mano, ha sottolineato che le competenze matematiche sono scarse per circa il 70% della popolazione italiana contro il 52% medio delle altre nazioni. Anche nei test di medicina, nonostante il liceo classico vanti studenti con punteggi agli esami di stato leggermente più alti, ha avuto risultati meno felici nei test di chimica e biologia. E ancora Ichino ha sottolineato l’importanza di lingue straniere non convenzionali come l’arabo ed il cinese che, nella società cosmopolita che sta andando a delinearsi, stanno iniziando a coprire anche la sfera di influenza dell’inglese.
    E’ qui che lo scrittore ha riassunto il punto della questione andando a sottolineare la proposta di una scuola che non si limiti né alla cultura scientifica, né a quella umanistica: una scuola dove l’equilibrio sia il fulcro della leva, dove magari si possa scegliere le materie da seguire come in altre scuole europee ma dove si possa anche insegnare il valore della storia, della filosofia, considerate anch’esse come “morte”.
    Sulla stessa linea di pensiero di Umberto Eco ritroviamo Stefano Bartezzaghi, giornalista de “La Repubblica”. Ha infatti commentato una lettera che un lettore, Giuseppe Chiassarini, ha inviato al giornale. Chiassarini ha evidenziato la sua tristezza nel sentire che il figlio era dispiaciuto di non aver potuto svolgere le ore di latino previste per una giornata di scuola. Tutto ruotava attorno al concetto di utilità, concetto chiarito dallo stesso Bartezzaghi: tralasciando la questione dell’utilità o meno del latino, il problema è proprio la visione della materie scolastiche come puri strumenti utilitaristici. “La scuola è a-utile”, afferma, infatti, Bartezzaghi e, nel momento in cui nessuna scuola più insegnerà il latino, solo allora quest’ultima si potrà definire lingua “morta”.
    La questione viene invece portata più sul piano etico-morale dallo storico della scienza Giorgio Israel, che vede nella riqualificazione della scuola la soluzione di soltanto una parte del problema. Il tutto deve essere infatti accompagnato dalla cultura, necessaria alla formazione del buon cittadino. Poiché nel liceo classico si ha il più ampio scambio di cultura e di nozioni in senso lato, con la morte del liceo classico morirebbe la società stessa.
    Non c’è dunque un reale vincitore nella questione. Cultura umanistica e cultura scientifica non sono altro che due facce della stessa medaglia e, in quanto tali, non possono che collaborare. Riprendendo Umberto Eco: “Bisogna ripensare un equilibrio”.

    Giuseppe Pinto IV A classico

    image credits: http://www.festascienzafilosofia.it

  • Rivalutiamo la cultura classica!

    Rivalutiamo la cultura classica!

    “La fuga dal latino è dovuta a un’idea sbagliata della modernità”. Così Luciano Canfora, filologo classico e storico della letteratura greca, affermava in un’intervista a “La Repubblica” a proposito del calo di iscrizioni al liceo classico. Secondo Canfora, questo calo va valutato negativamente, non solo perché studiare il latino aiuta ad apprendere le lingue neo-latine, ma anche perché è un errore pensare che la cultura classica non faccia parte di quella moderna. Intanto un professore di Latino e Greco del liceo classico «Gulli e Pennisi» di Acireale, Rocco Schembra, ha ideato la “Notte nazionale del liceo classico”, per evitare che il proprio liceo muoia lentamente. Non avrebbe certamente mai immaginato che alla sua terza edizione fossero coinvolti 388 licei d’Italia, tra cui il nostro “Pitagora – Benedetto Croce” che ha esteso l’iniziativa anche agli altri indirizzi dell’istituto. La serata ha avuto inizio alle 18:00. Dopo una breve presentazione del dirigente scolastico e un minuto di silenzio in memoria di Tullio De Mauro, noto linguista e nostro concittadino recentemente scomparso, in simultanea con gli altri licei italiani, i ragazzi del liceo classico hanno presentato, in aula magna, il primo stasimo dell’Antigone sofoclea, accompagnando la lettura con un loro video. Sempre in aula magna si è esibita successivamente l’orchestra dei ragazzi del liceo musicale; quindi si è svolto un dibattito nella tavola rotonda sull’utilità della cultura umanistica. Sono intervenuti il giornalista Massimo Corcione, il notaio Gea Arcella, la scrittrice Maria Elefante, i professori dell’Università di Napoli “Federico II” Francesco Saverio Marulo e  Salvatore Prisco, nipote del grande scrittore Michele Prisco. Al termine del dibattito si sono avviate numerose attività in aula di studenti e docenti, dalle 20.15 alle 23.30. Ci sono stati incontri con scrittori, dibattiti filosofici, l’illustrazione del “Progetto Oplontis” nell’ambito dell’alternanza scuola-lavoro, laboratori di matematica e di scienze, proiezioni di film in lingua inglese, rappresentazioni teatrali, spettacoli di danza, video, illustrazioni di ricerche sulla lingua greca e su quella latina. Un gran numero di persone, soprattutto ragazzi ma anche genitori, giornalisti, cittadini, ha popolato fino a tarda notte la scuola.

    La serata si è conclusa intorno alle 24:00 con una lettura, in simultanea nazionale, a cura dell’indirizzo classico dell’istituto, del “Lamento di Danae” di Simonide di Ceo, dal greco e nella traduzione di Salvatore Quasimodo, con un video a commento preparato dagli studenti. La “Notte nazionale del Liceo classico” si è dimostrata un’iniziativa molto valida: ci ha ricordato il valore inestimabile della cultura classica e di tutta la scuola, cardine sul quale fondare una società migliore.

  • Il liceo classico: l’utilità dell’inutile?

    Il liceo classico: l’utilità dell’inutile?

    Acropili-di-Atene-“Il greco non serve a niente, certo, ma serve molto meno la persona che non lo legge e che non lo conosce perché non ha capito l’utilità dell’inutile, anzi la bellezza dell’inutile. Non si vive solo di utile.”

    Con questa citazione il famoso cantautore Roberto Vecchioni ha concluso una sua lezione presso l’auditorium di Roma.  E’ così che, spesso, gli studenti del liceo classico giustificano la loro iscrizione ad un istituto considerato oramai “oltrepassato” e “inutile” ai fini di un futuro lavorativo.
    Sicuramente siamo tutti d’accordo sul fatto che altri indirizzi abbiano un’utilità maggiore in particolari campi lavorativi: il liceo scientifico, infatti, conferisce un’adeguata preparazione nelle materie scientifiche che al giorno d’oggi sono fondamentali in ogni settore. Allo stesso modo il liceo a indirizzo linguistico permette di raggiungere una conoscenza delle lingue sempre più richiesta in ogni campo lavorativo. Allora la domanda, che giunge spontanea, riguarda proprio l’utilità, il fine, il beneficio che un ragazzo può trarre da un corso di studi prettamente umanistico.
    Sono richieste al giorno d’oggi precise conoscenze umanistiche nel mondo del lavoro? A meno che non si tratti di insegnare, la risposta è chiaramente no. A cosa potrebbe mai allora servire in futuro conoscere Dante, Petrarca o Platone? La risposta di 8 persone su 10 sarebbe, ovviamente, “a nulla”: a meno che non si debba partecipare a un convivio o a un salotto culturale, le conoscenze umanistiche non sono generalmente richieste. Perché allora ci ostiniamo a voler scegliere questo liceo classico, se esso non ha alcuna utilità?
    Tutte domande giuste, secondo la mentalità utilitaristica diffusa nella nostra società; ma se provassimo ad analizzare la situazione da un altro punto di vista?
    Non è forse sbagliato che un ragazzo debba giustificarsi con i  suoi amici per il fatto di avere scelto il liceo classico? Non è forse sbagliato lo stesso interrogarsi sull’utilità delle conoscenze umanistiche?
    Se esse non hanno ragione di esistere, perché mai numerosi poeti, fin dall’antichità,  avrebbero dovuto sprecare anni della loro vita a scrivere, a creare opere il cui destino è quello di essere dimenticate dalle epoche future?
    Forse, per permettere all’uomo di differenziarsi dagli altri esseri viventi, che non hanno la possibilità di pensare, esprimersi  e aprirsi all’altro; o forse, per dare voce a sentimenti universali e condivisi, per tentare di dare una risposta ai grandi interrogativi che in ogni epoca ci si pone, per scandagliare le pieghe del nostro animo, fino a divenire e a riscoprirsi, in una parola,”humani”…
    Allora, chi davvero può stabilire cosa sia utile e cosa no? La società? Non siamo forse noi la società? Proviamo allora ad imparare a distinguere cosa é davvero utile da ciò che invece non lo è. Impariamo, come ci insegna Vecchioni, a scoprire l’utile in quello che convenzionalmente viene definito inutile. Impariamo a scoprire, a conoscere, a metterci alla prova, ad andare oltre quello che vogliono farci vedere; grazie agli strumenti di questi ostri studi, ci riusciremo facilmente. E forse ci renderemo conto che, fondamentalmente, l’unica cosa di cui ciascuno di noi non potrà essere mai privato è la nostra cultura, la nostra ‘inutile’ grande ricchezza.