Categoria: Cultura

  • Temperanza, rispetto, hybris: incontro con il prof. Gennaro Carillo

    Temperanza, rispetto, hybris: incontro con il prof. Gennaro Carillo

    Giulia Malvone, Giuliana Afflitto, Aniello Di Palma, Rita Ferriero, III A classico

    Venerdì 19 dicembre 2026, presso l’aula magna del liceo “Pitagora – B. Croce”, è stato presentato il libro Temperanza di Gennaro Carillo, professore ordinario di Storia del pensiero politico all’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, che ha dialogato con gli studenti sui temi da lui affrontati.

    All’evento erano presenti gli studenti delle classi 3 AC, 4 AC, 5 AC, 5 ASA, 5 BS e 5 ES, con i docenti e la dirigente scolastica Olimpia M.T. Savarese.

    Il faccia a faccia con l’autore è stato preceduto dalla visione di un video realizzato dagli studenti della 3 AC, nel quale sono stati toccati i punti principali del libro. In particolare, gli studenti hanno proposto una rilettura personale del concetto di temperanza affrontato da Carillo, attraversando filosofia, politica e letteratura, per restituirci una virtù capace di parlare alla nostra epoca in cui piuttosto prevalgono gli eccessi.

    È stato poi lo stesso Carillo a ricostruire l’essenza che anima le pagine del suo saggio, definendo la temperanza «una delle virtù più screditate», al punto che negli ultimi anni è stata ritenuta persino un vizio. Proprio per questa ragione, il professore ha invitato a riflettere sulla necessità di riabilitare un valore ormai considerato dimenticato e inattuale.

    Richiamando Tucidide e il racconto della guerra civile di Corcira, Carillo ha evidenziato un capovolgimento del significato delle parole come sintomo di una crisi più profonda della società. È il caso della sophrosyne (temperanza), che viene trasformata in mancanza di coraggio: una dinamica che ritorna anche in Platone, quando individua nella perversione del linguaggio uno dei segni della crisi della democrazia e delle istituzioni. Una crisi che si piega al valore della hybris, la tracotanza, ovvero il rifiuto del limite. Ma senza misura e senza limite, ha sottolineato l’autore, la convivenza civile diventa impossibile.

    In questo quadro si inseriscono anche i riferimenti a Freud, che invita a interrogarsi sulle pulsioni, ricordando come ogni forma di convivenza non violenta presupponga una rinuncia a una parte dei nostri moti pulsionali, e a Hobbes, secondo il quale è necessario trasformare una libertà assoluta e distruttiva in una libertà più sicura, in grado di evitare il conflitto permanente.

    La temperanza, ha precisato Carillo, è anche una virtù della politica, che deve essere posseduta da tutti i cittadini e rappresenta uno dei fondamenti principali del legame sociale. È un atto di forza che consente di governare le pulsioni e di agire in relazione non conflittuale con gli altri, configurandosi come una virtù pacificante e regolatrice.

    A seguire, la professoressa Flauto ha letto alcuni passaggi centrali del testo a sintetizzare il senso del volume. «La temperanza è dunque la più inattuale delle virtù. Eppure, in questo consiste la sua forza: non essere solo fuori tempo, ma stridere contro il tempo che stiamo vivendo».

    L’incontro si è concluso con le domande degli studenti, che hanno aperto un confronto su altri aspetti legati alla temperanza, in particolare sul rapporto con la hybris. È emerso il rischio di un’interpretazione eccessivamente rigida del limite, che potrebbe trasformarsi in un freno all’avanzamento della conoscenza, ma anche l’idea di una possibile “hybris sana”, capace di spingere l’uomo ad andare oltre, come nel mito di Odisseo, tra pericolo e progresso.

    Altri interventi hanno riguardato la dimensione politica della temperanza, con riflessioni sui criteri per riconoscere un governo temperante e sui segnali che ne indicano la deriva verso l’eccesso. In questo contesto è stato sottolineato il ruolo fondamentale delle istituzioni di controllo e della qualità dell’informazione, elementi indispensabili per una democrazia equilibrata.

    Giulia Malvone, Giuliana Afflitto, Aniello Di Palma, Rita Ferriero, III A classico

  • Annalisa ed Elodie nel mirino: arte o blasfemia ?

    Annalisa ed Elodie nel mirino: arte o blasfemia ?

    Negli ultimi mesi due tra le artiste italiane più amate, Elodie e Annalisa, sono state al centro di accese polemiche sui social. Alcuni gruppi di fedeli hanno accusato le cantanti di blasfemia e satanismo a causa di alcuni simboli religiosi presenti nei loro progetti musicali.

    Il caso Elodie

    Una delle due cantanti accusate di blasfemia è Elodie, vincitrice del premio David di Donatello come miglior canzone originale del 2023, pluripremiata ai Music Awards e da Bilboard Italia. Nel Maggio 2025 Elodie ha pubblicato il suo nuovo album “MI AMI MI ODI” del quale ci racconta:

    Voglio che chiunque ascolti l’album si senta forte e sexy. È empowerment in purezza. La possibilità di far sentire potenti gli altri rende tutte e tutti più liberi. Scoprire quanto vali, indipendentemente da quello che gli altri pensano di te, è fondamentale. Non aspettare che siano gli altri a dirti chi sei: essere nelle mani degli altri può essere molto pericoloso. […] Mi ami mi odi racconta di una notte che ti fa cambiare, una di quelle notti che ti ricordi. Per me è sempre al mattino che succedono davvero le cose, non durante la serata appena trascorsa. Durante la notte sfoghi tutto, sali, ti perdi e alla fine ritrovi te stessa. Quando torni a casa, con la luce che entra dalle finestre, ti dici: “forse potevo fare meglio”. A me è capitato spesso. È in quel momento, tra la stanchezza e la luce nuova, che riesci a fare ordine. È lì che affiorano davvero i tuoi desideri. È uno dei momenti che preferisco. Voglio restare lucida su ciò che accade nel mondo, sul mio dolore e su quello degli altri, ma anche trovare la forza di trasformarlo in qualcosa di diverso

    L’album viene attaccato da un gruppo di fanatici cattolici che, non avendo colto il vero significato dell’album facendo capire di non averlo neanche ascoltato, si concentrano sulla sua copertina dove Elodie posa in abito nero appoggiata ad una superficie metallica a forma di croce nella quale sono incastonate delle casse audio nere circolari.

    “e poi dicono che la musica italiana non sia anticristiana” “venduti, ave christus rex” “se sapesse il dolore che ha avuto Gesù sulla Croce! E il sacrificio che ha fatto per noi” , “fa proprio schifo”

    Questi sono solo per alcuni dei tanti commenti che urlano alla blasfemia ovvero quelli privi di offese talmente gravi che renderebbero questo articolo non tanto decoroso.

    Il caso Annalisa

    Lo stesso trattamento è stato riservato anche ad Annalisa che molti conoscono per il singolo “Sinceramente” con il  quale ha partecipato a Sanremo 2024, vincitrice della serata cover di Sanremo 2025 e di dodici Music Awards diventando la cantante più premiata in una sola edizione nella storia.

    Il singolo “Maschio” anch’esso pubblicato a Maggio 2025 e successivamente inserito nell’Album “MA IO SONO FUOCO”” uscito il 10 Ottobre 2025, è stato criticato non solo per il testo, ma anche per il suo video musicale dove la cantante indossa delle corna. I versi presi in considerazione sono:

    “Faccio il diavolo per te” che da inizio alla canzone, ovviamente essendoci presente la parola “diavolo” è ovvio che si tratti di satanismo,  “invertire Adamo ed Eva” qua si va nell’assurdo,

    è proprio quello che vogliono i satanisti! Invertirli per dare vita all’androgino satanico

    e infine il commento che ha raggiunto il massimo livello di fanatismo è: “il pezzo è una narrazione diabolica in assenza di Dio”.

    Incredibile come tutti questi “fedeli” siano uniti da un solo sentimento che non è l’amore e la fratellanza come ci insegnano i vangeli e le sacre scritture ma un sentimento di odio, invidia o peggio ancora malevolenza che come ben sappiamo sono l’antitesi della dottrina cristiana e che si avvicinano ad una dottrina un po’ più oscura.

    Forse sarebbe meglio che chi si dice credente ricordasse che il messaggio cristiano parla prima di tutto di amore e tolleranza, non di odio e condanna. Le reazioni contro Elodie e Annalisa mostrano quanto sia difficile, ancora oggi, distinguere tra espressione artistica e provocazione. La musica spesso esplora temi simbolici o spirituali, ma accusare senza comprendere rischia di oscurare il vero significato dell’arte: comunicare emozioni, libertà e pensiero critico.

    Mi chiedo: dove finisce la libertà artistica e dove comincia l’offesa? Forse vale la pena parlarne, prima di giudicare.

    Antonio Cinquegrana

    IV A Linguistico

  • Un sorriso sul futuro

    Un sorriso sul futuro

    L’intelligenza artificiale incontra quella umana. Gli alunni del Liceo Pitagora – B. Croce hanno partecipato all’iniziativa promossa del Ministero dell’Istruzione e del Merito tenutasi a Piazza del Plebiscito il 9 ottobre e intitolata “Next Generation AI”. Una giornata dedita alle competenze digitali e alle discipline STEM applicate alla vita quotidiana e alla didattica.

    Quattro studenti dell'Istituto tecnico Anzilotti a Napoli per il summit “ Next Gen AI" ..:: Valdinievole Oggi ::.. Notizie, News, Fatti, personaggi,  politica della Valdinievole

    Gli organizzatori dell’evento hanno ideato numerose attività negli stand per intrattenere gli studenti. Tra simulatori del Giro d’Italia e della pista di Formula1 e una partita a tennis con pettorine che rilevavano il movimento, la mattinata è trascorsa velocemente tra tantissime emozioni, che resteranno incise nel cuore e nella memoria.

    Scuola e Intelligenza Artificiale al "Next Gen AI": il Sud "guida"  l'innovazione - Gazzetta del Sud

    Memorabile è stata anche la presenza del Ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, il quale ha presieduto alla manifestazione per pochi minuti. Tuttavia, non ha rinunciato a qualche foto con i ragazzi del nostro liceo.

    Da Piazza Plebiscito siamo passati all’interno del Palazzo Reale, in cui sono state allestite varie aree. Qui l’intelligenza artificiale, rapportata alla vita quotidiana e alle istituzioni scolastiche, è stata presentata come uno strumento utile se usato con cautela e consapevolezza. Tutti hanno avuto la possibilità di creare una propria immagine modificata con l’AI in base al gusto personale, scegliendo tra i tanti modelli proposti, dal moderno al contemporaneo, dall’artistico allo storico.

    Scuola e Intelligenza Artificiale al "Next Gen AI": il Sud "guida"  l'innovazione - Gazzetta del Sud

    Inoltre, gli alunni hanno potuto scrivere un proprio pensiero riguardo l’esperienza vissuta, su un muro ricoperto da fogli bianchi. L’iniziativa è stata molto apprezzata, perché è stata data voce al popolo dei giovani che ha sperimentato e condiviso nuove avventure.

    E’ stata un’occasione che ci ha strappato un sorriso e ci ha interessati, lasciando numerosi ricordi, che conserveremo con cura, di una giornata davvero speciale.

    Articolo a cura di Maria Barbara Nappo, Eleonora Muller e Paola Cirillo della VAC

  • “Deinon”: la bellezza terrificante del mare

    “Deinon”: la bellezza terrificante del mare

    Mito ed essenza. Due realtà tanto simili quanto diverse. Un ossimoro che ha dato vita alla V edizione de “Gli ozi di Ercole”, rassegna culturale tenutasi dall’11 al 13 settembre 2025 presso il Parco Archeologico di Ercolano. Alcuni studenti del nostro liceo, il Pitagora – B. Croce, hanno partecipato alla serata del 12 settembre condotta da Gennaro Carillo, professore ordinario di Storia del pensiero politico nel Dipartimento di Scienze umanistiche dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, e da Sonia Bergamasco, celebre attrice teatrale e regista. Una serata all’insegna del mare, affascinante ma al tempo stesso terrificante, dal titolo non casuale: “L’ultima spiaggia. Storie di tempeste e naufragi”.

    L’incontro si è aperto con la splendida voce della Bergamasco, nella lettura di stralci tratti da opere varie, dall’epos al contemporaneo, da Omero a Dante, a Conrad e oltre. La magistrale interpretazione ha trasformato le parole in vivide immagini toccando le corde profonde dell’animo. Lo strazio e la disperazione di Odisseo sembravano così reali che la tensione era palpabile e la commozione cresceva progressivamente. Una magia alimentata anche dai suoni della natura, dal cielo stellato che cullava il pubblico dall’alto e dagli scavi che, invece, lo circondavano, tra vita e morte, come ricordavano anche gli scheletri degli abitanti che non riuscirono a fuggire, a lato della platea. Un pezzo di storia reso incantevole e suggestivo grazie alla cura del direttore degli scavi Francesco Sirano. Un vero spettacolo, per la vista e per l’udito!

    Al termine della lettura è intervenuto il professor Carillo. “Si parla del mare inteso come idea”, che trasmette tranquillità e leggerezza, come l’antidoto ad ogni male e la cura ad ogni dolore; ma allo stesso tempo, come la parola greca “pharmakon”, è anche veleno. Le sue enormi fauci spalancate sono pronte ad inghiottire e l’abisso ad avvolgere qualsiasi cosa nella sua oscurità senza fondo. In Omero questa distesa azzurra è sempre descritta negativamente, un esempio è l’aggettivo “apeiron”, che indica qualcosa di illimitato, indescrivibile, una sostanza indefinita richiamata poi dal filosofo Anassimandro. Tuttavia, la parola chiave per descriverla e del convegno è “deinòn”. Il mare è portentoso, ma anche spaventoso. La meraviglia e lo stupore nascono dalla contemplazione della natura, la quale induce la mente a prendere atto del proprio limite; il terrore, invece, prende vita dalla piccolezza dell’uomo, poiché egli è soggetto alla caducità del tempo ed è effimero. Su questa definizione si basa il sentimento del “sublime”, di cui parla Emmanuel Kant nella sua “Critica al Giudizio” e che il professore richiama nel suo discorso.

    I riferimenti letterari continuano. Intramontabile ed emblematica è la figura di Dante con la sua opera, la “Divina Commedia”. In particolare, Carillo ricorda la cantica dell’Inferno, in cui il mare è definito “pelago”, le cui acque profonde, scure e pericolose incutono timore. Un viaggio culturale che approda al racconto “Tifone” dello scrittore contemporaneo Conrad. Un vero e proprio scontro tra l’uomo e la natura, la quale mette alla prova la forza e la fragilità dei personaggi stessi. La tempesta è solo il mezzo tramite il quale l’autore esplora la natura dell’eroismo e anche l’incapacità dell’uomo di controllare il caos.

    Richiamandosi non solo alla sfera della cultura e dell’epos, ma anche alla realtà contemporanea, Carillo conclude dedicando la serata al coraggio di coloro che fuggono dal loro paese per cercare scampo e fortuna altrove, per garantire un futuro migliore ai propri figli senza sapere se riusciranno mai a toccare incolumi una nuova terra.  Un “folle volo”, lo definirei utilizzando il linguaggio dantesco. Le nostre acque sono lo specchio di tutti quei volti che ormai giacciono sul fondo marino e di tutte quelle vite annegate che tentavano disperatamente di salvarsi. Il corpicino di Alan Kurdi è davanti ai nostri occhi. Il mare non li ha risparmiati, divenendo un cimitero di corpi esanimi e sfiniti.

    Il convegno si è concluso con la lettura di una poesia di Erri De Luca dedicata ai migranti e alla loro condizione: una lezione di vita a cui non si può rimanere indifferenti.

  • Il ritorno di La Niña: Furèsta, un viaggio tra radici e ribellione

    Il ritorno di La Niña: Furèsta, un viaggio tra radici e ribellione

     

    Il 21 marzo 2025, la cantautrice napoletana La Niña ha pubblicato il suo secondo album in studio, intitolato Furèsta. L’album, che contiene dieci tracce tutte in lingua napoletana (fatta eccezione per TREMM’ e SANGHE, con KUKII e Abdullah Miniawy, che presentano alcune parti in francese e arabo), è un viaggio che esplora le radici della tradizione partenopea, spingendosi al contempo oltre i confini dell’innovazione musicale e sociale.

    Ogni brano racconta una storia unica, che La Niña ha approfondito in varie interviste e sui propri canali social. Furèsta è un’opera che mescola misticismo e ribellione, sacralità e sensualità, tradizione e sperimentazione. La Niña utilizza la musica come strumento di denuncia sociale e di esplorazione interiore, dando vita a un album che coinvolge profondamente l’ascoltatore, scuotendolo con le sue tematiche forti e attuali.

    La copertina dell’album ritrae La Niña su un tamburello, un’immagine evocativa che richiama la figura mitologica di Medusa e simboleggia, al tempo stesso, la forza e la vulnerabilità della figura femminile. Con Furèsta, La Niña conferma il suo ruolo di artista innovativa e impegnata, capace di raccontare storie universali e di stimolare una riflessione profonda sulla società contemporanea.

    Tra le tracce più ascoltate troviamo: Figlia d’a Tempesta, Guapparia, Ahi e Oinè.

    FIGLIA D’A TEMPESTA è stata pubblicata come singolo il 12 marzo 2025. È un grido antico e moderno insieme, un canto viscerale che racconta la condizione femminile con forza e verità. Carola (il vero nome dell’artista) dà voce a generazioni di donne costrette in ruoli imposti, rompendo il silenzio con parole cariche di rabbia e dignità. L’interpretazione è intensa, quasi sciamanica, mentre la musica intreccia suoni del passato e del presente: clavicembalo, mandolino, tamburi e chitarra battente creano un’atmosfera rituale, arcaica e universale. Non è solo una canzone: è un inno di resistenza, una preghiera laica per tutte le “figlie della tempesta” che, in ogni tempo e luogo, non hanno mai smesso di lottare. Il brano ha riscosso grande successo anche nel Nord Italia, dove è stato cantato durante manifestazioni e scioperi contro i femminicidi.

    Pecché so’ nata femmena, pecché so’ nata
    Ce sta chi me vo’ prena, chi me vo’ ‘nzurata
    So’ figlia d’a tempesta e nun me ponn’ ‘ncatenà
    Faciteme passà, faciteme passà

    GUAPPARIA è la prima traccia dell’album, pubblicata come singolo il 15 gennaio 2025, offrendo una potente anticipazione del progetto. Si tratta di una tarantella che denuncia i meccanismi che logorano Napoli e la sua identità culturale. Al centro della canzone c’è la figura del “guappo”, simbolo della tradizione napoletana, qui reinterpretato in chiave critica, per riflettere sulle contraddizioni e le ferite di un’intera comunità.

    Guapparia ‘e miez ‘a via
    Sprang’ ‘e fierro e croce d’oro
    Tien’ ‘e sant’, crire ‘a Ddio
    Ma nun chiagne pe’ chi more
    Guapparia ‘e signurìa
    Brutta ‘a int’ e bella ‘a fore
    T’he vennuto pe’ ddoje lire
    A chi t’ha arrubbat’ ‘ll’or

    AHI, terza traccia dell’album, è un’esplosione di energia che affronta i temi del dolore e della resistenza, con arrangiamenti intensi e testi cristallini. Parla del canto d’amore di un cuore ferito e distrutto. I suoni si ispirano alle tonalità del bolero, danza spagnola nata alla fine del XVIII secolo, spesso presente nella musica napoletana.

    ‘Stu core malato ca nun vò guarí
    Da quanno è ferito dice sulo accussí
    Ahi ahi ahi ahi ahi ahi ahi
    Ahi ahi ahi ahi ahi ahi ahi
    ‘Stu core pentuto ca nun vò durmí
    Se crede fernuto e mo canta accussí
    Ahi ahi ahi ahi ahi ahi ahi
    Ahi ahi ahi ahi ahi ahi ahi

    Infine, OINÈ è una canzone di forte impatto simbolico, che racconta l’incontro tra un gatto e un serpente in un giardino: il serpente vuole rubare delle rose, ma viene attaccato dal gatto. Ispirata probabilmente al mito biblico del serpente, questa canzone usa un linguaggio schietto e diretto, tipico della violenza verbale propria della tradizione popolare partenopea.

    Verde comm’e na foglia
    ‘Sta mmiria ‘nfaccia a te
    Hê voglia ca ‘a cummuoglie
    Se vede comm’a cche
    Vulisse tutt”e rrose
    Ma senza faticà
    Saje fà sulo na cosa
    E se chiamma arrubbà

    Antonio Cinquegrana
    III A Linguistico

  • “Historia magistra vitae”: per imparare dal passato

    “Historia magistra vitae”: per imparare dal passato

    Shoah, Olocausto, sterminio degli ebrei, Auschwitz. Bastano queste parole per evocare immagini di sofferenza, morte e violenza inaudita che sono indelebili e impresse nella memoria collettiva. La Shoah, termine di origine ebraica che significa “catastrofe,” si riferisce al genocidio sistematico e su scala mondiale degli ebrei attuato dal regime nazista durante la Seconda Guerra Mondiale. Questa tragedia non è stata il risultato di un’azione improvvisa o casuale, ma di molteplici eventi concatenati e pianificati che hanno portato alla creazione di una perfetta macchina di morte che ha ucciso milioni e milioni di innocenti.

    Cosa ha dato vita a questa follia omicida he ha portato allo sterminio degli ebrei?

    La causa principale è sicuramente l’odio e i tanti pregiudizi presenti verso gli ebrei, cioè il cosiddetto antisemitismo. Le origini di quest’ultimo sono molto profonde a livello storico, sebbene sia stato giustificato nel XIX e XX secolo mediante il razzismo biologico e la pseudoscienza.

    A partire dal periodo delle rivoluzioni borghesi, gli ebrei cominciarono a essere visti come una grave minaccia per i grandi industriali e i proprietari terrieri che, per via della crisi, avevano già ipotecato i loro beni e si erano indebitati con le banche. Analogamente, in Germania (allora detta repubblica di Weimar) l’odio verso gli ebrei si mescolò alla crescente paura del cambiamento sociale ed economico e alle teorie complottistiche, elaborate dal nazionalsocialismo, secondo cui erano la principale causa di tutti i problemi morali ed economici e, addirittura, fautori del bolscevismo. L’anno chiave dell’affermazione totale dell’antisemitismo fu il 1933, in cui si verificò l’ascesa al potere di Adolf Hitler (Führer del partito) che nel suo libro Mein Kampf (La mia battaglia), scritto dopo il fallimento del Putsch di Monaco (colpo di stato), espose chiaramente la sua idea sui giudei: la loro era una “razza” inferiore, che rischiava di contaminare la “purezza” della razza ariana, che era nettamente superiore. Inoltre, erano una minaccia alla grandezza futura della Germania e nemici del Terzo Reich.

    Così, instaurato un clima di rabbia e frustrazione, gli ebrei vennero accusati di essere i responsabili di tutte le tragedie che avevano colpito la Germania: dalla sconfitta della Prima Guerra Mondiale alla crisi economica del 1929, che aveva causato un vertiginoso aumento dei disoccupati.  Oltre ai fattori ideologici e storici, è essenziale considerare anche la paura di una società che, pur non essendo apparentemente coinvolta, ha accettato passivamente e ha permesso la persecuzione feroce degli ebrei. Infatti chi sapeva non parlava e chi non sapeva non poneva domande.

    La Shoah è la chiara manifestazione di quello che accade quando l’odio, il razzismo e l’ignoranza prendono il sopravvento. Anzi, come sottolineato dalla filosofa tedesca Hannah Arendt e dal suo concetto di “banalità del male”, il male può diffondersi quando una società smette di pensare criticamente e si lascia guidare dalla paura, dall’obbedienza cieca e dal conformismo. A differenza di come si possa pensare, il male più grande non è sempre compiuto da un’unica persona, ma da più individui che, non interrogandosi sulle proprie azioni, diventano partecipi del crimine.

    Fu, infatti, l’assenza di una resistenza concreta da parte della società civile a rendere possibile il piano genocida di Hitler e a permettere l’applicazione delle Leggi di Norimberga nel 1935,che legalizzarono a tutti gli effetti la discriminazione degli ebrei e li privarono di diritti fondamentali come l’accesso agli impieghi pubblici. Ciò fu solo un piccolissimo tassello di quella che poi sarebbe stata la realizzazione del disegno folle programmato dallo stesso Hitler.  La violenza esplose in modo evidente nel novembre del 1938 con la Kristallnacht (la Notte dei Cristalli), in cui sinagoghe, negozi e case ebraiche furono completamente distrutte e molti ebrei furono uccisi senza alcuna motivazione.

    Dopo l’invasione della Polonia nel 1939, furono istituiti i ghetti (cioè luoghi di segregazione) e, con l’inizio della Seconda Guerra Mondiale, i nazisti cominciarono il vero piano di annientamento degli ebrei e di tutte le minoranze etniche e religione (omosessuali, Rom, disabili…)  con la costruzione dei campi di concentramento e di sterminio, come Auschwitz, Treblinka, Sobibor e altri, dove milioni di ebrei vennero uccisi con esecuzioni barbare o con l’uso del gas Zyklon B. In realtà, le modalità con cui veniva realizzata la sterminazione di massa erano crudeli e meticolosamente organizzate: dopo vari rastrellamenti o denunce, gli ebrei salivano sui cosiddetti “treni della morte”, trasportati in condizioni disumane, senza cibo, acqua o luce, per giorni e giorni.

    Chi giungeva al campo di Auschwitz, era accolto dalla famosa iscrizione“Arbeit Macht Frei” (“Il lavoro rende liberi”) che era una semplice e macabra illusione visto che, varcata quella soglia, non sarebbero stati mai più liberi e, nel peggiore dei casi, non avrebbero fatto più ritorno a casa. Una volta entrati qui, ogni aspetto della loro vita veniva annientato, a partire dal loro nome che diveniva un numero, all’essere trattati come oggetti sfruttare per lavori forzati o esperimenti scientifici (soprattutto nel caso dei bambini e dei gemelli con Josef Mengele) e poi eliminare. Non si trattava più, quindi, di persone con un proprio vissuto, ma semplicemente di numeri tatuati sulla pelle, che era ormai il loro unico “valore” in un sistema che li considerava solo come unità produttive destinate ad essere consumate il più possibile. Veniva totalmente annientata la dignità umana e l’essere umano in quanto tale: come riportato da alcuni sopravvissuti, tra cui Liliana Segre, Sami Modiano o Primo Levi nel suo celebre libro Se questo è un uomo, i prigionieri nei Lager (definiti da Levi come buchi neri) non solo erano privati da affetti personali e pativano la fame,la sete e il gelido freddo ma centrale era la distruzione della loro psiche, che comportava la perdita di ogni certezza e di quei valori essenziali come la bontà, la gratitudine o l’altruismo.

    La memoria come monito

    Il 27 gennaio 1945, l’Armata Rossa liberò Auschwitz, svelando al mondo l’entità di quelle atrocità che non devono mai essere dimenticate. È proprio l’indifferenza a dare inizio agli orrori di ieri e di oggi: quando si finge di non vedere, quando ci si volta dall’altra parte e quando si crede che esprimere un’opinione o opporsi ad un qualcosa che non ci riguardi sia inutile, ci rende non solo colpevoli, ma anche complici. Tale atteggiamento rappresenta una terra fertile in cui l’odio può germogliare, radicarsi e diffondersi per poi avere delle conseguenze disastrose. Come riportato dallo stesso Levi, non bisogna dimenticare quanto accaduto. Anzi è proprio la memoria l’unico espediente per comprendere una pagina così buia della nostra storia ed è necessario mantenerla viva non solo per commemorare coloro che furono vittime di questo orrore, ma anche come un antidoto contro ogni forma di razzismo e discriminazione che potrebbe tornare a diffondersi. Come afferma Cicerone

    “Historia magistra vitae”

    (“La storia è maestra di vita”), poiché abbiamo l’obbligo di studiare, approfondire e imparare dagli errori compiuti nel passato per essere consapevoli e per non ripeterli mai più. Non possiamo permettere che si verifichino nuovamente simili atrocità: la Shoah deve essere il nostro faro in un mondo dilaniato da guerre, discordie e sofferenza affinché non prevalga mai più la violenza e l’odio.

     

    Roberta De Rosa  – III E scientifico

     

    Credits – https://encyclopedia.ushmm.org/content/it/article/victims-of-the-nazi-era-nazi-racial-ideology

     

     

     

  • 67TH GRAMMY NOMINEE: Billie Eilish gets 7 nominations

    67TH GRAMMY NOMINEE: Billie Eilish gets 7 nominations

    This morning, The Recording Academy, made public the new nominations of the 67TH Annual Grammy Awards, these nominations include Billie Eilish and her new Album “HIT ME HARD AND SOFT” (Third Studio Album)

    The nominations are: “Record of the Year”, “Best POP Solo Performance” and “Song of the year” for Birds of  Feather (the fourth track of the album); “Album of the year“, “Best POP Vocal Album” for her new Album; “Best Dance POP Recording” for L’AMOUR DE MA VIE [OVER NOW EXTENDED EDIT]; and finally “Best POP Duo/Group Performance” for Guess with Charli xcx.

    Billie Eilish never stops to amaze us. She is only 22 but she has already broken the world records becoming the first artist to have three Albums nominated as “Album of the Year”, the youngest to win two Oscars beating Luise Rainer who won her second Oscar at 28 years old, nominated Woman of the year at only 17. Billie Eilish started recording music in her room and now she is an Icon in the music industry.

    On August 20th she came first in the long list of most streamed artists in the world beating Taylor Swift and The Weeknd, Eilish announced it on an Instangram post where she says:

    1 in the world on Spotify I really can’t believe this, I love you all so much this is the craziest thing ever.

    The new album talks about the real Billie Eilish, the child that the media and the fame killed years ago. This album is for Billie, the path/road that leads her to her goal: to find her true self. In an Interview with Rolling Stone, she says:

    I feel like this album represents meI feel like this album represents me. […] The protagonist is not a character. She is the When We All Fall Asleep, Where Do We Go? version of me. She tells about my youth and who I was as a child. […] It’s like I’m going back to being the girl I was. I mourned her as if she were dead. I looked for her in everything, and it’s almost like she drowned, the world and the media’s fault. I don’t even remember when she left anymore.

    The varied themes afforded in the album are important ones like body shaming, the fear to grow up, sexuality, friendship and much more.

    The most famous tracks are: Birds of a feather, Chihiro, Wildflower and Lunch.

    The first one was  described The Los Angeles Times  as a “breezy neo-new-wave jam” because the musical atmosphere recalls the pop sounds of the 90s, with a touch of melancholy and obsession. The title comes from the English proverb “birds of a feather flock together”, which is used to express that people with similar traits and interests gravitate towards each other.

    The second one is ispired on the animated film “spirited away”, and the name of the song is the same of the protagonist of the film: Chihiro. It talks about the fear of ending a reletionship.

    Wildflower talks about her past, especially  something that the singer did in the past: date her best firend’s ex. We all know, thatone of the unwritten rules of friendship is precisely this. In the song Billie talks about a girl who cried on her shoulders because of her boyfriend who is most likely the singer of Neghborhood Jesse Rutherford, thus finding herself in a love triangle in which she does not know how to act.

    I should put it all behind me, shouldn’t I?
    But I see her in the back of my mind, all the time…Like a fever, like I’m burning aliveLike a sign
    Did I cross the line?
    You say no one knows you so well, but everytime you touch me I just wonder how she felt. 
    Valentine’s day crying in the hotel, I know you didn’t meant to hurt me so I kept it to myself.
    Finally, Lunch is the single of the album. It talks about her sexuality and more specifically about a relationship with a girl, she describes an attraction that evolves from a physical desire to an authentic feeling. The meaning of the song refers to the sexual experience with the person with whom she feels attraction and the text, very explicit, describes being electrified by the taste of the girl and continues imagining that it can be consumed as if it were a meal.
    Furthermore, the album is completly connected in itself: at the end of the first track (SKINNY) there are violins that play the theme of the sixth track (THE GREATEST) as well as in the last track (BLUE). In the eigthth track (THE DINER) we can listen the note of the piano that are in LUNCH. Even, to demonstrate how his music in general is all connected to each other, in Birds of a feather there are some bits that are taken from the second album Happier than Ever.
    Antonio Cinquegrana
    III A Linguistico
  • Un incontro con la Legalità e la Cultura

    Un incontro con la Legalità e la Cultura

    “La speranza ha due bellissimi figli: lo sdegno e il coraggio. Lo sdegno per la realtà delle cose, il coraggio per cambiarle.”
    Si apre con questa toccante citazione del filosofo Agostino, in data 17 settembre, la IV edizione di “Trecase legge: Letture all’ombra del Vulcano”, manifestazione culturale annuale a sostegno della legalità e della promozione del territorio di Trecase, che si tiene nella cittadina del vesuviano, organizzata dall’associazione culturale Biesse, in collaborazione con il Comune.

    La manifestazione ha visto la partecipazione entusiasta di studenti e cittadini, confermandosi come un appuntamento imperdibile nel panorama culturale locale.
    Ad introdurre l’evento vi erano importanti figure locali come il sindaco di Trecase Raffaele De Luca, la referente Campania per Biesse Fernanda Pucillo, fondatrice della manifestazione, la Presidentessa Nazionale di Biesse Bruna Siviglia, la Presidentessa dell’associazione Passepartout Prof.ssa Annamaria Silvestro e la Prof.ssa di Pedagogia generale e sociale dell’Università degli Studi di Napoli “Parthenope” Maria Luisa Iavarone.
    Quest’anno, l’evento ha avuto un ospite d’eccezione: Sigfrido Ranucci, noto giornalista e conduttore del programma di giornalismo d’inchiesta “Report” su Rai 3. Ranucci ha presentato il suo libro “La scelta”, un’opera che racconta il suo percorso professionale e le motivazioni che lo hanno spinto a intraprendere la carriera giornalistica. La sua presenza ha suscitato grande interesse e curiosità, soprattutto tra i giovani delle scuole dei paesi limitrofi, che hanno avuto l’opportunità di approfondire temi di grande rilevanza sociale.

    La rassegna “Trecase legge” non è solo un momento di incontro con la letteratura, ma rappresenta anche un’importante occasione per riflettere sui valori della legalità e dell’impegno civile. I relatori, infatti, hanno sottolineato come la cultura possa essere un potente strumento di promozione del territorio e di sensibilizzazione delle nuove generazioni su tematiche cruciali per il futuro della comunità.

    La presenza di Sigfrido Ranucci ha rappresentato un valore aggiunto, offrendo spunti di riflessione e stimolando il dibattito su questioni di attualità e di interesse pubblico. L’incontro è stato, quindi, notevolmente stimolante, soprattutto per i giovani, in quanto questi ultimi hanno potuto osservare e conoscere attraverso gli occhi di Ranucci il mondo del giornalismo d’inchiesta al giorno d’oggi, le sfide e i “pericoli” che si nascondono dietro una professione che richiede una grande attitudine nell’interfacciarsi con la società e nel raccontare la realtà, scandagliando le informazioni per arrivare alla conoscenza della verità e renderla fruibile alla comunità.

    L’evento si è confermato un successo. Un appuntamento che, anno dopo anno, continua a crescere e a coinvolgere sempre più persone, dimostrando come la cultura possa essere un motore di cambiamento e di sviluppo per la collettività.

     

    Autori: Anna Sbrizzi e Ettore D’Errico, V A Classico

  • The Ballad of the Witches’ Road: come mai ci piace così tanto?

    The Ballad of the Witches’ Road: come mai ci piace così tanto?

    Negli ultimi giorni è stata lanciata su Disney+ la nuova miniserie Marvel “Agatha All Along”, che tratta le vicende del personaggio di Agatha Harkness, precedentemente incontrato in Wandavision, mentre affronta le prove del Witches’ Road per recuperare i suoi poteri, persi alla fine di WandaVision. Durante il percorso, si scontra con vari ostacoli magici e nemici, tra cui potenti streghe che cercano di impedirle di riconquistare la sua magia. La serie esplora anche il legame di Agatha con l’oscuro libro del Darkhold e approfondisce il mondo della magia nel Marvel Cinematic Universe, mantenendo un mix di mistero, umorismo e colpi di scena soprannaturali.

    Secondo la serie, arrivando alla fine de “La Strada”, ogni strega potrà richiedere e ricevere qualsiasi cosa desideri, ma per potervi accedere bisogna disporre di una congrega con la quale cantare la ballata che dà il via all’incantesimo. (The Ballad of the Witches’ Road).

    Tale ballata sta spopolando sui social e ha quasi raggiunto i tre milioni di ascolti su Spotify in solo due settimane. Ma com’è possibile che una canzone Disney che parla di streghe ci piaccia così tanto? La risposta è semplice e anche un po’ banale: perché è in effetti un rito magico.

    In effetti sin dall’antichità uno degli strumenti di “potere” più forti è sempre stato il canto unito a “formule magiche”: ogni nota e parola sono importanti, il ritmo, la melodia e le ripetizioni si combinano insieme per formare un vero e proprio incantesimo.

    La musica ha sempre avuto un ruolo centrale in riti e pratiche magiche tanto che alcune religioni e culture (come quella egizia, greca, romana ecc…) hanno utilizzato queste pratiche musicali per potersi collegare al divino.

    Nell’antica Roma ad esempio c’erano le nenie, canti funebri intonati per poter guidare i defunti nell’aldilà preservando quel legame tra il mondo terreno e quello spirituale che non deve mai essere spezzato.

    Risale, invece, al pieno medioevo il malleus maleficarum, un manoscritto che illustrava il modo in cui le streghe usavano le melodie per lanciare incantesimi curativi o maledire.

    Nel Rinascimento, infine, erano diffuse musiche per rituali esoterici che servivano ad influenzare gli elementi della natura.

    Da un punto di vista scientifico, è stato provato che ritmi ripetitivi e melodie possono indurre ad uno stato di trance. Ad oggi è infatti diffusa in ospedali e centri di riabilitazione la musicoterapia, usata per il benessere fisico e mentale di un individuo, riducendo stress e aumentando la gestione del dolore fisico.

    Per questo la “Ballata della Strada delle Streghe”, proprio come un incantesimo, ci ipnotizza usando “un linguaggio ancestrale”: musica e voce. La ballata non fa altro che replicare dinamiche e pratiche di cui l’umanità si è sempre servita nel corso dei secoli e che oggi tornano ad affascinare i suoi ascoltatori.

    Antonio Cinquegrana

    III A Linguistico

  • ¿Si es para siempre dónde firmo?

    ¿Si es para siempre dónde firmo?

    Il terzo anno di liceo non è stato un anno facile per varie ragioni: nuove materie, momenti
    difficili e nuove sfide hanno messo a dura prova le nostre capacità. Allo stesso tempo, però,
    ci ha regalato una delle esperienze più belle ed indimenticabili della nostra vita: l’Erasmus.
    La partecipazione a questo progetto ci ha dato l’opportunità di scoprire lati di noi che non
    credevamo di avere e ha stravolto la nostra visione del mondo, mostrandoci una realtà
    completamente diversa da quella a cui eravamo abituate. Tutto, a partire dalle cose più
    semplici (come la mancanza di acqua gassata nei distributori), fino ad arrivare alla
    gentilezza e al rispetto delle persone, ci ha lasciate a bocca aperta.
    Nonostante Granada, la città in cui abbiamo soggiornato, non fosse la meta da noi
    desiderata, nonostante le molte difficoltà che si sono presentate al momento della partenza


    e durante le prime ore al residence e nonostante la nostra età, che sicuramente ha
    rappresentato un motivo di preoccupazione per noi e per le nostre famiglie, questa città,
    insieme alle persone che la abitano, si è conquistata un posto speciale nei nostri cuori.
    L’Erasmus ci ha insegnato cosa significa cavarsela da sole e doversi adattare a un mondo
    che non è il nostro: andare a lavorare in un posto nuovo dove sei costretta a relazionarti con
    persone adulte, preoccuparti di fare la spesa per il weekend, prestare attenzione a quanto
    spendi in una giornata e in generale occuparti di tutte quelle piccole mansioni che magari,
    prima di questa esperienza, eri solita trascurare. Tutto ciò ha contribuito alla nostra
    maturazione e sviluppare in noi un maggiore senso di responsabilità. Inoltre, ci ha permesso


    di scoprire le bellezze che Granada offre e di assaggiare piatti unici che altrimenti non
    avremmo avuto l’occasione di provare.
    Vivere così lontano dai nostri cari non è stato facile, e spesso la mancanza di casa e quel
    senso di nostalgia vincevano sulle emozioni positive. Tuttavia, una volta tornate alla vita di
    tutti i giorni, improvvisamente tutte le responsabilità erano sparite e noi siamo tornate di
    nuovo bambine. Ed è stato proprio il fatto di essere diventate adulte, anche se per poco,
    che ha reso il rientro ancora più doloroso.
    Desideriamo ringraziare il Liceo “Pitagora – B. Croce”, che ci ha dato questa opportunità; le
    nostre professoresse, che ci hanno supportate durante l’intero percorso; gli staff dei vari
    residence, che ci hanno accolte e trattate come pari.
    Ma un ringraziamento speciale va alle noi del passato, per aver trovato il coraggio e la
    volontà di superare, tutte insieme, questa difficile prova.
    Grazie Granada, che in poco tempo sei riuscita a donarci così tanta gioia. Grazie Granada,
    perchè sei diventata casa.

    Entonces Graná, ¿si es para siempre dónde firmo?

     

    Martina Bottazzo, Valentina Buondonno, Giusy Norbani, Francesca Tropea (3BL)