Giulia Malvone, Giuliana Afflitto, Aniello Di Palma, Rita Ferriero, III A classico

Venerdì 19 dicembre 2026, presso l’aula magna del liceo “Pitagora – B. Croce”, è stato presentato il libro Temperanza di Gennaro Carillo, professore ordinario di Storia del pensiero politico all’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, che ha dialogato con gli studenti sui temi da lui affrontati.
All’evento erano presenti gli studenti delle classi 3 AC, 4 AC, 5 AC, 5 ASA, 5 BS e 5 ES, con i docenti e la dirigente scolastica Olimpia M.T. Savarese.
Il faccia a faccia con l’autore è stato preceduto dalla visione di un video realizzato dagli studenti della 3 AC, nel quale sono stati toccati i punti principali del libro. In particolare, gli studenti hanno proposto una rilettura personale del concetto di temperanza affrontato da Carillo, attraversando filosofia, politica e letteratura, per restituirci una virtù capace di parlare alla nostra epoca in cui piuttosto prevalgono gli eccessi.
È stato poi lo stesso Carillo a ricostruire l’essenza che anima le pagine del suo saggio, definendo la temperanza «una delle virtù più screditate», al punto che negli ultimi anni è stata ritenuta persino un vizio. Proprio per questa ragione, il professore ha invitato a riflettere sulla necessità di riabilitare un valore ormai considerato dimenticato e inattuale.
Richiamando Tucidide e il racconto della guerra civile di Corcira, Carillo ha evidenziato un capovolgimento del significato delle parole come sintomo di una crisi più profonda della società. È il caso della sophrosyne (temperanza), che viene trasformata in mancanza di coraggio: una dinamica che ritorna anche in Platone, quando individua nella perversione del linguaggio uno dei segni della crisi della democrazia e delle istituzioni. Una crisi che si piega al valore della hybris, la tracotanza, ovvero il rifiuto del limite. Ma senza misura e senza limite, ha sottolineato l’autore, la convivenza civile diventa impossibile.
In questo quadro si inseriscono anche i riferimenti a Freud, che invita a interrogarsi sulle pulsioni, ricordando come ogni forma di convivenza non violenta presupponga una rinuncia a una parte dei nostri moti pulsionali, e a Hobbes, secondo il quale è necessario trasformare una libertà assoluta e distruttiva in una libertà più sicura, in grado di evitare il conflitto permanente.

La temperanza, ha precisato Carillo, è anche una virtù della politica, che deve essere posseduta da tutti i cittadini e rappresenta uno dei fondamenti principali del legame sociale. È un atto di forza che consente di governare le pulsioni e di agire in relazione non conflittuale con gli altri, configurandosi come una virtù pacificante e regolatrice.
A seguire, la professoressa Flauto ha letto alcuni passaggi centrali del testo a sintetizzare il senso del volume. «La temperanza è dunque la più inattuale delle virtù. Eppure, in questo consiste la sua forza: non essere solo fuori tempo, ma stridere contro il tempo che stiamo vivendo».
L’incontro si è concluso con le domande degli studenti, che hanno aperto un confronto su altri aspetti legati alla temperanza, in particolare sul rapporto con la hybris. È emerso il rischio di un’interpretazione eccessivamente rigida del limite, che potrebbe trasformarsi in un freno all’avanzamento della conoscenza, ma anche l’idea di una possibile “hybris sana”, capace di spingere l’uomo ad andare oltre, come nel mito di Odisseo, tra pericolo e progresso.
Altri interventi hanno riguardato la dimensione politica della temperanza, con riflessioni sui criteri per riconoscere un governo temperante e sui segnali che ne indicano la deriva verso l’eccesso. In questo contesto è stato sottolineato il ruolo fondamentale delle istituzioni di controllo e della qualità dell’informazione, elementi indispensabili per una democrazia equilibrata.
Giulia Malvone, Giuliana Afflitto, Aniello Di Palma, Rita Ferriero, III A classico

















