Categoria: Territorio

  • Una storia di coraggio: Beatrice Federico Pastore

    Una storia di coraggio: Beatrice Federico Pastore

    Beatrice PastoreMartedì 10 novembre presso il secondo circolo didattico “Giancarlo Siani” alcuni studenti delle scuole torresi si sono incontrati per ribadire ancora una volta che di camorra non si vive. A presiedere l’incontro, il giudice Michele del Gaudio, che è anche il  referente per il nostro territorio dell’Associazione “Libera,nomi e numeri contro le mafie”.

    La partecipazione di Beatrice Federico Pastor ha reso il tutto ancor più emozionante. Una storia fatta  di coraggio: è questo ciò che è emerso dalle parole della donna che afferma di aver trovato, proprio grazie ai ragazzi, la forza di raccontare ciò che 19 anni fa (era il 23 novembre del 1996) ha sconvolto la sua famiglia.

    Tutto è partito da una lettera che un gruppo di alunni dell’Istituto comprensivo cittadino “G.Parini” le ha indirizzato.

    Raffaele era un commerciante onesto: il pizzo non lo aveva mai pagato! Nel 1996,però, era normale per le organizzazioni criminali chiedere una somma di denaro che servisse a sostenere le loro famiglie. Famiglie  di uomini, di camorristi, che avevano preferito il denaro sporco ad un lavoro dignitoso.

    L’istinto di una persona onesta, però, -ci ricorda Beatrice- è quello di ribellarsi a pratiche come il pizzo.

    Raffaele,per molti Lello, ebbe il coraggio di denunciare e, ancor più, di testimoniare guardando negli occhi coloro i quali gli avevano illecitamente  chiesto una somma elevata di denaro.Poi l’omicidio…

    Una famiglia distrutta dalla mano cruenta della camorra, due figli ancora troppo piccoli per capire e una attività commerciale da portare avanti. Beatrice, lasciata sola da tutti, è davanti ad un bivio:crescere i suoi bambini e abbandonare l’attività oppure affidare i suoi figli ad altri?

    La scelta  sembrerebbe quasi scontata.Beatrice decise di crescere i propri figli e lavorare, seppur tra mille difficoltà.

    Il suo Lello, afferma Beatrice, continua a vivere. Lei lo ricorda come il ragazzo che l’aveva fatta innamorare perdutamente, senza difetti, con il sorriso sulle labbra e sempre  ben voluto da tutti. L’esecutore dell’assassinio non è stato ancora arrestato, contrariamente al mandante. Raffaele ci aveva anche provato a maneggiare un’arma, ma proprio non era nel suo stile attentare alla vita di un altro uomo!

    La sua storia resterà per sempre quella di un commerciante che non ha ceduto davanti alle minacce della camorra e che, per questo, ha pagato con la vita. Raffaele non ha potuto vivere la gioia di  veder crescere i suoi figli; la camorra non conosce amore! Nulla potrà rimarginare le ferite ma Beatrice,con la sua forza,ha permesso ai figli di crescere quanto più sereni possibile perchè, se la camorra uccide, la voglia di legalità restituisce il coraggio e fa sì che il ricordo di persone come Raffaele Pastore resti sempre vivo.

     

     

  • 96.25 e 94.7: le frequenze del cambiamento

    96.25 e 94.7: le frequenze del cambiamento

    Autonomia: questo è il principio alla base di Radio Città del Capo, in richiamo alla lotta contro il razzismo, sin dal 1987 radio indipendente del Bolognese, nata da una divisione da Radio Città. Fin dall’inizio la radio si è contraddistinta dalle altre per la sua apertura su ogni ambito dell’informazione. Vanta dei programmi di informazione molto approfonditi e originali e non trasmette soltanto musica commerciale ed emergente, ma anche indie, cioè di gruppi minori, oltre a generimeno diffusi come metal e jazz. Noi ragazzi abbiamo avuto l’occasione di visitarla, ampliando le nostre conoscenze nel settore radiofonico e non è mancata la visita alla sala di registrazione e alla redazione. La giornata si è aperta con una breve presentazione del redattore, seguita da un intervento della direttrice Giusi Marcante e Francesco Locane, responsabile della programmazione musicale. Siamo stati informati sulla storia di questa radio e sulla sua collaborazione con Popolare Network, gruppo di radio indipendenti e libere di tutta Italia. Siamo stati colpiti quando ci hanno detto che loro si interessano al problema della criminalità organizzata poiché esso è gravemente sottovalutato in Emilia.

    Logo Radio Città del Capo
    Logo Radio Città del Capo

    Tornando alla radio, altra particolarità è l’uso degli “abbonamenti”, che gli ascoltatori più affezionati pagano per sostenere la radio, usati per limitare la quantità di pubblicità. La programmazione musicale prevede anche brani dal vivo di band che suonano nello studio di Radio Città del Capo, oltre ad artisti emergenti. Infatti, punto di discussione è stata la diffusione della musica prima e dopo l’avvento di internet. Senza Internet era necessario l’appoggio delle maggiori case discografiche per emergere, poiché le piccole case locali non avevano mezzi sufficienti. Anche oggi la situazione è simile, con le major che controllano la maggior parte del mercato, solo che è diminuito il giro d’affari totale, per cui se i profitti delle major sono diminuiti, quelli delle case discografiche minori sono crollati. Di conseguenza diminuiscono anche i fondi da investire sugli artisti emergenti, con conseguenze ovvie, poiché Internet consente a chiunque di pubblicare un video, ma non diminuiscono ad esempio i costi di gestione di radio e locali. Quindi, sono le piccole case a fare ricerca sulla musica, ma sono le major a decidere cosa passa in radio e quindi cosa ascolterà il pubblico. Radio Città del Capo “spezza” questa situazione, dialogando direttamente con le etichette minori e trasmettendo musica di emergenti e anche di generi musicali meno trasmessi, come l’elettronica, il rap e il metal, per evitare che ciò che sentono gli ascoltatori sia legato solo a logiche di mercato. In una società come la nostra dove l’individualità sta scomparendo Radio Città del Capo porta un’aria di originalità e cambiamento, proponendo modelli alternativi che di sicuro andrebbero considerati.

    Salvatore Caiazzo, Francesco Di Nucci, Fabio Grandito

    Crediti immagine http://www.radiocittadelcapo.it

  • 45.000 notti passate a scrivere la storia

     

    Redazione de "Il Resto del Carlino"
    Redazione de “Il Resto del Carlino”

    Cosa c’è dietro un giornale? Quante persone, notti sacrificate, cambi di programma, articoli scritti all’ultimo minuto, giorni di festa spesi davanti  a un computer, ore di viaggio per  raggiungereluoghi di cui l’unica cosa che si conosce è il nome? Accolti dal rumore delle macchine da stampa, noi, liceali di Torre Annunziata, a Bologna per uno stage di giornalismo, siamo stati ospitati dalla redazione del giornale “Il Resto del Carlino”.    “Giornale dell’Emilia” tra il 1945 e il 1953, con un milione e 200 mila lettori, 550 articoli scritti ogni giorno e 16 redazioni, il quotidiano è il simbolo di Bologna e uno dei più antichi d’Italia. Dopo aver visitato l’ampio spazio occupato dalle enormi rotative per la stampa, Gianni Leoni, uno dei cronisti più rappresentativi del giornale, ci ha guidati alla scoperta della storia del quotidiano. Con entusiasmo e passione è riuscito a coinvolgerci e ad attirare la nostra attenzione, raccontandoci alcuni aneddoti significativi riguardo la sua carriera e soffermandosi sull’origine del nome del giornale. A Bologna nel 1885 circolava un quotidiano di nome “Il Resto del Sigaro”, venduto nelle tabaccherie al prezzo di 2 centesimi. Siccome un sigaro ne costava 8, era facile per i negozianti abbinare la vendita dei due prodotti e rendersi così promotori del giornale. La moneta dell’epoca, il Carlino, valeva appunto 10 centesimi. “Quello del giornalista è un gran bel mestiere, – afferma Leoni – imprevedibile e stimolante; permette di dare ogni giorno ‘esami’ con sé stessi e di porsi di fronte a situazioni sempre inaspettate e diverse. Dubbio e curiosità sono gli ingredienti essenziali per chi vuole intraprendere questa professione”. Una carriera difficoltosa, che comporta sacrifici e rinunce, precarietà e instabilità ma grandi soddisfazioni. Anche se non sempre si è appagati dal proprio lavoro, anche se tutto può sembrare troppo complicato, anche quando si pensa di non aver fatto abbastanza, ciò che non deve mai venire a mancare è la passione. Una passione che col passare degli anni non viene mai meno, per chi continua a credere nelle proprie capacità e a dare sempre il massimo.

    Alessandra De Simone e Ylenia Di Palma

  • Bologna nelle parole di due studentesse

    Bologna nelle parole di due studentesse

    https://www.youtube.com/watch?v=C1L6_kHnTdo

    Syria Cira Imparato e Alessandro Palermo

  • Passeggiata virtuale a Bologna

    Immagina di essere a Bologna e di passeggiare per le vie del centro o in Piazza Maggiore. Predisponi i sensi a un’esperienza emozionale senza precedenti. Prepara la mente a ricevere il torrente di stimoli differenti che fluisce dalle strade di Bologna. Innanzitutto osserva gli edifici, ampi ma non troppo alti, che, uno accostato all’altro, ordinatamente si susseguono in strade larghe e rettilinee. Le facciate dei palazzi, alcune riccamente decorate, altre

    Piazza Maggiore
    Piazza Maggiore

    austere, sono prova del fermento artistico che ha attraversato Bologna durante i secoli. Ammira Palazzo d’Accursio, punto d’unione tra Piazza Maggiore e Piazza del Nettuno e agglomerato di diversi edifici, e Palazzo Re Enzo, duecentesco e merlato. Soffermati davanti alla Basilica di San Petronio, che domina la Piazza con la sua facciata incompleta e non dimenticare le due torri, quella degli Asinelli e la Garisenda, alte e solide, che spiccano nel cielo bolognese. Una nota comune lega tra loro questi e moltissimi altri edifici della città: il colore rosso, conferito dai mattoni utilizzati per  le costruzioni, che avvolge l’ambiente in un’atmosfera calda, pulita, confortante, tipicamente medievale. Le sfumature rossicce, che Cesare Marchi paragona al colore delle zolle emiliane, innescano nell’osservatore sensazioni di accoglienza, di calore, di familiarità, quasi si abitasse a Bologna da anni. Di sera, l’illuminazione dai toni tenui ma affatto deboli conferisce all’ambiente una dolce aria nebulosa, che ben si sposa con il profumo del Pignoletto dei colli servito nei locali e con la coinvolgente musica dei numerosissimi artisti di strada. Apprezzato il coinvolgente rosso, abbassa un po’ lo sguardo e nota tutt’intorno i portici che corrono

    per l’intero centro storico, rendendo Bologna la città con il più elevato numero di porticati al mondo. Passeggiando, non rinunciare agli scorci più spettacolari offerti dai portici nella suggestiva Piazza Santo Stefano o dalle lunghe “gallerie” di Strada Maggiore, o ancora ai porticati di via Zamboni, brulicanti di vita e frequentati dagli studenti universitari. L’università, del resto, è un altro punto forte di Bologna: l’Alma Mater Studiorum è l’università più antica al mondo. Dopo una passeggiata contemplativa, concediti una full immersion nell’atmosfera tradizionale bolognese visitando l’antico mercato del Quadrilatero, che comprende l’ancor più antico Mercato di Mezzo. Soffermati sulla tavolozza di colori visibile per la stretta via: il rosso dei palazzi fa da sfondo a una gamma cromatica sensazionale, che varia dal giallo intenso della pasta fatta in casa ai colori cupi delle conserve esposte in vetrina, dal rosa della mortadella alle sfumature brunastre delle fragranti tigelle. Percepisci gli odori, non solo del cibo.

    Le due torri: la Garisenda (a sinistra) e degli Asinelli (a destra)
    Le due torri: la Garisenda (a sinistra) e degli Asinelli (a destra)
    Piazza Santo Stefano
    Piazza Santo Stefano

    Percepisci il profumo intenso della vitalità, ascolta il brusio dei passanti, lasciati trasportare dall’atmosfera colorata e animata. Noleggia, poi, una bicicletta e visita gli splendidi Giardini Margherita e il Parco della Montagnola: riscoprirai un’inaspettata Bologna verde, lussureggiante, viva, che respira. Torna, infine, a Piazza del Nettuno e siediti ai piedi della fontana, con il prestante Nettuno del Giambologna che troneggia in alto e rifletti su quanto ancora ci sia da scoprire di Bologna, quante strade puoi ancora percorrere e quanti colori possono ancora avvolgere la tua mente.

     

    Stefano Di Nola

  • Bologna da mordere

    Tigelle
    Tigelle

    “La Dotta, la Grassa, la Rossa.”: non tutti lo sanno, ma Bologna ha questi tre soprannomi. È chiamata la Dotta per l’antichissima università, la Rossa per l’orientamento politico e il colore dei tetti, la Grassa per la sua eccezionale cucina. Infatti Bologna è un crocevia di colori, persone, idee e cibo, dove si incontrano tradizione e innovazione. Un aspetto particolare è che per i Bolognesi il cibo non è solo nutrimento ma soprattutto un momento di aggregazione e condivisione, rifacendosi alla stessa concezione del cibo del Sud Italia. Nelle osterie, per esempio, i clienti devono solo comprare il vino e possono portarsi il cibo da casa. Una delle antichissime osterie è “L’osteria del Sole”, famosa per l’accoglienza e per i personaggi del luogo, nel quale ognuno è ben accetto. Nell’osteria c’è la regola di non poter cantare e suonare, ma l’unico che è riuscito a infrangerla è stato Joe Bastianich, noto ristoratore internazionale.

    Bologna ha i suoi cibi caratteristici, alcuni dei quali si sono diffusi in tutta Italia. In questa zona uno dei piatti più apprezzati è la piadina che sta a Bologna come la pizza a Napoli, piatto tanto versatile quanto economico. Piatto meno noto ma altrettanto apprezzato è la tigella o crescentina, tipo di pane farcito con la cunza cioè lardo, rosmarino e aglio, dall’odore molto forte.

    Altra ricetta classica della zona emiliana è quella  delle tagliatelle, condite con l’altrettanto tipico ragù  alla bolognese. Il piatto più famoso è il tortellino,  diffuso in tutto il Nord Italia. Il tortellino era in origine un riciclo della carne avanzata sulla tavola dei nobili. Secondo la leggenda il tortellino si inspira all’ombelico femminile, quello di Venere secondo alcuni, secondo altri quello di una giovane e bella Marchesina. Bologna ha molte leggende quanti sono i piatti tradizionali, ma accoglie anche i piatti tipici di altri paesi.

    In questa città, infatti, si trova di tutto: dal kebab al gulasch, dalla pizza alla polenta, dal sushi alla pita e così via, grazie ai numerosi universitari e immigrati di ogni nazionalità. Infine Bologna è una città fondamentale per la storia culinaria italiana e l’aspetto gastronomico è solo uno dei tanti motivi che la rendono più che degna di una lunga visita.

    Interviste ai Bolognesi sul cibo

     

    Salvatore Caiazzo, Francesco Di Nucci, Fabio Grandito

  • Bologna di notte: parlano i giovani.

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    Grazie alla vivace comunità studentesca della città, la vita notturna di Bologna è sempre molto intensa. Tra le suggestive mura medievali  molti luoghi di ritrovo consentono ai giovani di trascorrere le ore libere. Discoteche e locali con musica dal vivo, strade particolarmente frequentate dai ragazzi come  via del Pratello, via Zamboni e via delle Belle Arti regalano un ambiente davvero incantevole. Aperto giorno e notte, nel Cluricaune gli studenti, di economia e sociologia, di ingegneria e giurisprudenza, si riuniscono per  festeggiare un esame superato tra una birra e un’altra o anche perché, come afferma qualcuno: “Qui il rimorchio è quasi certo”. Ma come descrivere al meglio Bologna notturna dei giovani se non attraverso le loro parole?
    Andando in giro per via Zamboni, ecco avvistate le nostre “ prede”!…
    “Salve ragazzi, scusate l’intrusione. Siamo due alunne del Liceo statale Pitagora -B. Croce di Torre Annunziata in provincia di Napoli. Siamo qui a Bologna per uno stage giornalistico. Possiamo farvi alcune domande riguardo la vostra città?”
    PAOLO e MARCO:  “Si certo, nessun problema!”
    G. : “ Quali sono i vostri nomi e quanti anni avete?”
    P. : “ Io sono Paolo e ho 22 anni e lui è il mio amico Marco di 21 anni”.
    G. : “Siete di Bologna?”
    M. : “ Si”.
    G. : “Cosa pensate della vostra città? Cosa vi piace e cosa non vi piace?”
    P. : “ E’ una città molto bella e dalle giuste dimensioni, né troppo grande né troppo piccola. I portici ci proteggono dal caldo, dal freddo e soprattutto dalla pioggia. E’ una città multietnica e aperta, assolutamente non razzista. Mi trovo bene e credo offra tutto ciò di cui uno studente abbia bisogno e, tra i pochi aspetti negativi, ci sono limitati posti auto e  troppi universitari”.
    G.: “ Rispetto alle città del Sud, credete che Bologna offra maggiori opportunità lavorative?”
    M.: “ Si, io lavoro già da un anno. Ci sono, infatti,  numerose aziende predisposte ad offrire lavoro a noi giovani, anche se credo che la crisi abbia colpito Nord e Sud indistintamente”.
    G.:  “Ci sono attrattive per i giovani qui a Bologna? Quali posti frequentate maggiormente?”
    P.:  “Ci sono sicuramente molti locali in cui i giovani possono riunirsi, in modo particolare in quelli di via Zambone, che è la zona universitaria”.
    G.: “ In estate, invece, cosa vi offre Bologna? Siete costretti ad allontanarvi o rimanete in città?”
    M.:  “Beh, in vista degli esami siamo costretti a restare qui, ma quando possiamo ci spostiamo verso Rimini e Riccione, che distano circa un’ora di macchina”.
    G.:  “Grazie mille, ragazzi, siete stati gentilissimi. Alla prossima”.
    M. e P. : “ Grazie a voi”.

    Federica Cirillo e Syria Cira Imparato.