di Emiliana Maresca, Elisa Verdezza, III A classico
Sembrava ormai un capitolo chiuso e invece la storia sembra ripetersi: il comune di Torre Annunziata torna a tremare. Nella giornata del 2 gennaio 2026, il prefetto di Napoli Michele di Bari, su delega del ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha nominato una commissione di indagine “per verificare la presenza o la sussistenza di tentativi di infiltrazione criminale nel Comune di Torre Annunziata”. Il provvedimento rappresenta una brusca battuta d’arresto per la città che, con estrema fatica, stava provando a rialzarsi.
Nel 2024, dopo ben due anni di commissariamento per infiltrazioni camorristiche, la crisi sembrava superata e venne eletto l’attuale sindaco, Corrado Cuccurullo. A soli 18 mesi dalla sua elezione, si riapre una ferita mai del tutto rimarginata, anche questa volta a causa di un possibile condizionamento da parte delle organizzazioni criminali locali.

La notizia, però, non è stata inaspettata: si è trattato solo del tragico epilogo di mesi di incertezze, con numerose inchieste che hanno segnato i corridoi di Palazzo Criscuolo. Da tempo, infatti, a fare da sfondo della città c’è una criminalità sempre maggiore: sparatorie, omicidi, risse hanno alimentato un clima di forte tensione. In questo scenario incerto, il Primo Cittadino, nonostante l’enorme dispiacere, si dichiara assolutamente tranquillo, anzi vede la nomina come un’opportunità per chiarire in maniera definitiva la trasparenza della sua amministrazione. Secondo il sindaco, l’effetto maggiore è quello sull’immagine della città. “È naturale che una notizia del genere abbia una ricaduta sulla reputazione di Torre Annunziata, che a nostro giudizio non meritava questo ulteriore colpo. Alimenta la sfiducia e la rassegnazione presenti da decenni e che restano i principali avversari contro cui dobbiamo combattere per rilanciare la città”.
Ora, però, la parola passa ai fatti: sarà il lavoro degli ispettori a stabilire se la città può sentirsi protetta o se debba prepararsi a un brusco e doloroso ritorno al passato. La commissione d’accesso avrà una durata di tre mesi, prorogabili una sola volta per ulteriori tre mesi nel caso in cui la situazione non fosse ancora chiarita. Nel frattempo, giunta e consiglieri hanno ribadito il pieno sostegno al sindaco Cuccurullo, precisando di accogliere positivamente l’arrivo degli ispettori.
Così si apre un nuovo capitolo che riporta il comune oplontino sotto osservazione, a tre anni dallo scioglimento per camorra del 2022 e dopo una precedente commissione d’accesso già attivata nel 2015.

Mentre a Palazzo Criscuolo si analizzano le carte, nella città si respira un clima di tensione e inquietudine. La criminalità organizzata, infatti, non sembra arrestarsi e Torre Annunziata è continuamente tormentata dal suono delle sirene, segnale della violenza che sembra non placarsi. In questo contesto di pressione, l’intera comunità è avvolta da sentimenti di stanchezza, delusione, e soprattutto di rassegnazione. La maggiore preoccupazione risiede nel futuro della città. Di fatto, un comune sotto indagine è un comune che rallenta, come se la politica fosse “congelata”. Il prezzo più salato è pagato dalle nuove generazioni e dagli imprenditori: chi finanzierebbe il rilancio turistico di una città che, con regolarità, sembra essere destinata a tornare sempre al punto di partenza?
La comunità, quindi, attende risposte concrete. I prossimi non saranno solo giorni di inchieste e documenti, ma ci aiuteranno a capire se Torre Annunziata possiede davvero le forze per andare avanti e liberarsi finalmente dalla stretta delle organizzazioni malavitose.





