Autore: Tonia Gallo V B classico

  • L’addio di Totti

    L’addio di Totti

    Un addio malinconico, inconsueto per uno come Francesco Totti, sempre pronto a ridere e non abituato a piangere davanti al pubblico. Ieri, il capitano della Roma, dopo aver letto una lettera, si è tolto per l’ultima volta la fascia di capitano e ha stretto forte a sé la moglie e i figli. Monchi dice: “E’ stato l’imperatore del calcio”. E, in effetti, Totti oltre a rappresentare tanto per il calcio, ha rappresentato tanto anche per la sua città, restandovi sempre fedele. Anche il premier del Canada, Justin Trudeau, ha voluto rendere omaggio al capitano giallorosso. Impressionato, tra l’altro, dalla festa che i tifosi hanno riservato a Totti. “Starei qui altri 25 anni” ha scritto Totti nella sua lettera. Il risultato? L’Olimpico in lacrime, compresi i giornalisti. “Sei stato il nostro avversario sportivo più acerrimo ma abbiamo avuto modo di apprezzare la levatura dell’uomo. In bocca al lupo Francesco Totti, da parte della nostra famiglia”, il messaggio lasciato da Giorgio Sandri, papà di Gabriele, il tifoso del Lazio ucciso nel 2007. L’ex tecnico del Leicester Claudio Ranieri, invece, dice: “L’addio di Totti? L’hanno detto tutti tranne che lui.” Il futuro dell’ormai ex-calciatore è dunque ancora incerto, tra battute e richiami all’estero. Certamente il calcio è per lui una passione così forte che non smetterà mai di alimentarla. Per celebrare la sua ultima partita il capitano non ha badato a spese e ha offerto ai suoi compagni giallorossi una raffinata cena al ristorante all’hotel Cavalieri Hilton.

  • Blue Whale: il gioco del suicidio

    Blue Whale: il gioco del suicidio

    Quello del ‘Blue Whale” sembra essere il nuovo “gioco del suicidio”, diffusosi sui social nell’ultimo periodo. Anche “Le Iene” si sono interessate a questo fenomeno, spiegando nella puntata del 14 maggio in cosa consista questo “gioco”. Sembra, infatti, che si tratti di una sfida che porta i partecipanti a superare 50 livelli per arrivare all’inevitabile suicidio. Il primo dato certo su cui è nata la speculazione del fenomeno è stata un’indicazione fornita dall’Unicef circa il numero dei suicidi avvenuti in Russia: oltre mille suicidi l’anno di ragazzi compresi tra i 9 e i 17 anni. La situazione, tuttavia, sembra essere arrivata ad un punto critico. Nonostante le critiche mosse a questa “pratica del male”, sono ancora molti i teenagers che sfidano se stessi abbandonandosi a questo gioco del male. La cosa preoccupante è che il fenomeno è giunto rapidamente anche in Italia. Di recente, infatti, il web ha riportato la notizia di una tredicenne di Pescara che è stata salvata poco prima del suicidio grazie all’intervento dei genitori. Lei stessa ha confessato ai medici e ai genitori di aver incominciato il gioco “Blue Whale”. Un altro caso in Italia si è avuto a Livorno con il suicidio di un ragazzo che si è lanciato da uno dei palazzi più alti della sua città. E’ stato un suo compagno a testimoniare, insieme al padre, che questo ragazzo giocasse alla “Blue Whale” e che rispettasse le regole proposte dal gioco. Nonostante i giornali ne parlino sempre con più certezza, tuttavia c’è ancora chi sostiene che sia tutta una “grande bufala”. Eppure, vera o falsa che sia la notizia, sembra essere diventata una moda che sta coinvolgendo sempre più ragazzi.  Per aiutare quelli più deboli in Italia c’è la possibilità di chiamare o di scrivere in chat al Telefono Azzurro o di visitare i siti “Youngle” e “Generazioni connesse”. Agli adulti che vogliono vigilare sui propri figli, gli smartphone hanno offerto la possibilità attraverso alcune applicazioni di “parental control” di sorvegliare i minori ed evitare che questi possano visitare siti pericolosi.

    Tonia Gallo IV B classico

  • Essere “maschi” oggi

    Essere “maschi” oggi

    maschiA voler giudicare dalle apparenze,si deve riconoscere che il maschio d’oggi risulti molto diverso da quello tipico del passato.
    In TV, sui social network o nella nostra quotidianità, infatti, assistiamo ad un maschio sempre più attento alla propria linea, tutto curato e profumato, sempre ben vestito e attento all’accoppiamento di capi e colori. “Non è sempre stata, questa, una prerogativa esclusiva della donna?”, si chiedono quei maschi che, invece, aderiscono ancora ai vecchi schemi mentali.
    “Dove risiede il problema di questa evoluzione?”, rispondono altri, per i quali questo cambiamento giova soprattutto le relazioni sentimentali. Questi sono estremamente convinti del fatto che l’uomo “nuovo” sappia comportarsi con premura, tenerezza e affettuosità nei confronti della donna e, sembra, aver definitivamente accettato l’idea che la donna sia uguale a lui. Ma sarà poi vero? E’ evidente che la figura maschile sia mutata nel tempo,ma è altrettanto vero che questa rimanga legata a vecchi comportamenti tradizionali e, tuttora, c’è ancora chi crede di essere una creatura privilegiata alla quale si deve obbedienza e rispetto. Circa il livello sentimentale poi, c’è ancora qualche donna pronta ad esclamare: “Ormai i veri uomini in una relazione siamo noi donne: ci diamo da fare affinché tutto vada bene, ma arrivate al limite, siamo anche capaci di porre fine ad una storia, pronte per scriverne una nuova.
    E i maschi dove sono? Hanno mai fatto tutte queste cose?”
    Senza dubbio, come affermano tante donne, oggi la figura dell’uomo è mutata profondamente, ma c’è qualcosa che persiste, nonostante i cambiamenti: il modo di fare e di agire dei maschi. Si è parlato di mantenimento della proprio figura e del proprio ruolo o ancora c’è chi parla di “appartenenza a classi diverse”. Oggi, dunque, anche per questi motivi, è difficile trovare la “propria persona” e costruire con lei qualcosa di stabile. Il “maschio” rimane distante e preferisce dare una certa immagine di sé, anziché possedere dei valori fondamentali soprattutto per la vita di coppia. Che ci piaccia o meno, dunque, viviamo in una società in cui è meglio avere dei maschi belli che sinceri, meglio avere un maschio che abbia popolarità che uno capace di rischiare e di rincorrere e, senza dubbio,meglio averli vanitosi che violenti, gentili che volgari, disposti a piacere che a far male o, per alcune, meglio un maschio, uno qualsiasi, che rimanere da sole. Ma qualcuno, tenendo conto dei cambiamenti che questo ha subito, si è reso conto che oggi si parla di “maschi” e non di “uomini” ?

  • Le leonesse di Scampia

    Le leonesse di Scampia

    downloadSerena Gaudino è l’autrice di “Antigone a Scampia”, frutto di un progetto promosso dalla presidente dell’associazione Dream team Patrizia Palumbo. Il progetto  si è proposto di aiutare tutte le donne che sono sottomesse alla famiglia e che vivono ai margini della società.
    Oltre all’accoglienza, le socie hanno messo a disposizione del tempo per ascoltare i disagi e le tristi storie di ragazze e donne di quel quartiere degradato.
    Basandosi sull’esperienza di Simone Weil che, in Francia negli anni Trenta, promosse l’emancipazione delle classi sociali di basso livello utilizzando il mito greco, Serena Gaudino ha inserito il mito greco di Antigone del ciclo tebano nella cruda realtà della città di Scampia. In particolar modo l’autrice paragona le vicissitudini affrontate dall’eroina tebana Antigone a quelle che vivono le donne di Scampia nella quotidianità.
    Una triste e brutale quotidianità nella quale le donne sono costrette a sposarsi e a crescere bambini quando loro stesse hanno appena smesso di essere bambine, o ad accettare la violenza dei loro mariti senza poter opporre resistenza, e ancora a sottomettersi alla camorra.
    Una dura verità che oggi anche dallo Stato viene sottovalutata, nessuna considerazione, nessun’importanza: queste donne dunque possono essere considerate le vere Antigoni di oggi, che lottano ogni giorno, cercando di andare avanti per i loro figli, spesso senza neanche la speranza di un cambiamento.
    Le donne di Scampia, infatti, sono quelle che lottano contro lo stato o contro la criminalità organizzata, e che,spesso, accettano pure un programma di protezione per mettere in salvo le proprie vite e quelle dei loro figli.
    Antigone, come queste, si oppose alla legge dello stato ma, a differenza di esse, scelse la morte per evadere dalla tragica realtà in cui viveva.
    Le donne di Scampia, invece, si mostrano più forti della debole Antigone, e pertanto possiamo paragonarle più che all’eroina tebana, al re Edipo, trattato da sempre come burattino dagli dei, manipolato dai loro desideri. Allo stesso modo esse affrontano la realtà in cui devono vivere da burattine dei mariti prepotenti, dei capi di camorra, costrette ad accettare la morte innocente di un figlio, a prostituirsi, pur di non essere uccise, a diventare dei capi dell’illegalità per sostituire i mariti, oppure a calarsi nelle vesti di uno spacciatore, pur di ottenere un minimo di rispetto.

    Tonia Gallo, Serena Liguori, Marilena Merillo, Bianca Quilici, Enrica Tortora  III B Classico