Autore: Tullia Lorenzo

  • L’indifferenza, quella maledetta abitudine di voltare sempre la testa

    L’indifferenza, quella maledetta abitudine di voltare sempre la testa

    “Le nostre vite finiscono quando tacciamo di fronte alle cose davvero importanti”, affermava Martin Luther King.

    L’omertà e l’indifferenza non portano mai a nulla di buono: i più tristi eventi storici sono accaduti nell’indifferenza generale, soltanto perché “tanto non riguarda me”. E ancora oggi questo è l’atteggiamento che generalmente prevale. Basti pensare a quello che sta accadendo in Lipa, in Bosnia, ignorato da molti anche perché i giornalisti hanno dato maggior rilevanza ad altri eventi e problematiche.

    Tutto inizia il 23 dicembre 2020 in seguito a un incendio; ma procediamo per gradi. A Lipa c’erano campi profughi costruiti per accogliere gli immigrati, uomini, donne e bambini, provenienti da paesi come il Pakistan, l’Afghanistan e il Bangladesh, paesi dove la guerra è una tragica realtà sempre viva. Vivendo sicuramente, nel campo, in una condizione molto disagiata, con carenza di cibo e igiene praticamente inesistente, gli immigrati hanno provato a fuggire nei paesi confinati con la Bosnia, quindi verso l’Italia, la Slovenia e la Croazia, da cui però, forse per motivazioni politiche oppure a causa dell’epidemia che stiamo affrontando, sono stati rimandati indietro, nei campi, nonostante si sapesse bene a cosa andavano incontro. Ma dopo l’incendio del 23 dicembre scorso, causato dagli stessi migranti, questo campo viene considerato come una sorta di olocausto moderno, una realtà a noi vicina, ma di cui si parla ancora troppo poco.

    Ci sono pervenute testimonianze orribili. Basti pensare alla storia di Alì, un giovane tunisino. Alì, volendo raggiungere il figlio in Germania, si è fermato in questo campo profughi da cui ha provato a scappare per ben sette volte, raggiungendo il confine della Bosnia. Lì è stato sempre aggredito dai cani, di cui portava i segni sulle gambe martoriate. Ma ha insistito: l’idea di poter riabbracciare il figlio gli ha dato la forza di continuare a provarci. Così ha percorso nuovamente il bosco verso il confine con la Croazia; ma è proprio qui che accadrà il peggio. Le guardie croate lo hanno preso e colpito ripetutamente con i manganelli: Alì vede il rosso del suo sangue brillare in mezzo alla neve gelida del bosco. Poi lo lasciano andare, ma gli tolgono le scarpe. Costretto a camminare nel gelo a piedi nudi, senza abiti adeguati, malnutrito, Alì in un modo o nell’altro riesce a fare rientro nel campo, ma ormai in ipotermia. Così è stato portato in ospedale dove, dopo 9 mesi di agonia, si è spento, senza poter dare un ultimo abbraccio al suo bambino.

    Ci è pervenuta, inoltre, la testimonianza di Pietro Bartolo, l’ex medico che, dopo aver visitato questo campo sormontato da un recinto metallico, ha voluto sollecitare la politica europea a cambiare rotta quanto prima: pur avendo affrontato una situazione di emergenza come la pandemia, l’Europa non riesce a dare a queste persone un futuro e una vita decorosi.

    Oltre a queste due testimonianze, ce ne sono sicuramente tante altre che però non hanno ancora voce, testimonianze di cui probabilmente non verremo mai a conoscenza poiché, a differenza di quanto accaduto ad Aushwitz, non c’è sensibilizzazione né interesse riguardo questo argomento: alcune persone, che non ne sono a conoscenza, vivono nell’inconsapevolezza; chi invece ne è consapevole, vive nell’indifferenza considerando questa come una realtà lontana. Dovremmo invece ricordare e far ricordare queste situazioni terribili per evitare che si ripetano, per garantire a chi si troverà a vivere situazioni simili a queste, la dignità e i diritti fondamentali riconosciuti a ogni persona dalle diverse Dichiarazioni universali dei diritti umani e dalle diverse costituzioni, certi che, così, come afferma Cicerone, “Historia magistra vitae est”, la storia è maestra di vita (De oratore II, 9).

    Tullia Lorenzo e Mariapia Vitiello

    5b classico

  • La mostra online su Raffaello. Una luce nella storia dell’arte.

    La mostra online su Raffaello. Una luce nella storia dell’arte.

    Nato il 6 aprile 1483 a Urbino, Raffaello Sanzio, conosciuto anche solo come Raffaello, è stato sicuramente uno tra i più illustri pittori e architetti del Rinascimento. Apprese i primi elementi della pittura dal padre, Giovanni de’ Santi, che possedeva una fiorente bottega impegnata nella produzione di opere per le famiglie aristocratiche locali. Lavorò poi alla scuola del Perugino ma ben presto iniziò, da maestro, il suo percorso artistico autonomamente, acquistando una notevole fama. Sono di Raffaello alcuni capolavori dell’Alto Rinascimento: pitture come “Lo sposalizio della Vergine”, “La Madonna del cardellino”, “La scuola di Atene”, “La Madonna della seggiola”, “La sacra famiglia Canigiani”; gli interventi come architetto nella Basilica di San Pietro, e la Cappella Chigi e Villa Madama. Alcuni capolavori di Raffaello, precisamente 120, sono esposti in un’importante mostra  alle Scuderie del Quirinale a Roma, organizzata in collaborazione con la Galleria degli Uffizi, i Musei Vaticani, il Parco Archeologico del Colosseo, la Galleria Borghese, per celebrare i 500 anni dalla morte di questo straordinario artista, avvenuta nel giorno del suo compleanno, il 1520. Questa mostra, attesa in tutta Europa, è stata inaugurata il 5 marzo scorso ma chiusa il 10 a causa dell’epidemia di Coronavirus che sta investendo il mondo. Tuttavia, seppur colti alla sprovvista, gli organizzatori hanno previsto una visita guidata online, in cui i visitatori possono perdersi ad ammirare i vari capolavori esposti, attraverso gli hashtag #RaffaelloOltreLaMostra e #RaffaelloInMostra. Raffaello, seppur considerato erroneamente da alcuni critici non allo stesso livello di artisti come Michelangelo, Leonardo da Vinci e Caravaggio, in realtà ha sicuramente lasciato, nonostante la sua  giovane età (muore infatti a soli 37 anni), un segno indelebile nella storia dell’arte. Infatti egli è stato, ed è tuttora, un grande artista per la capacità di far apparire semplice la complessità e dare espressione a sentimenti ed emozioni con grande spontaneità. A dimostrazione della sua magnificenza ricordiamo l’iscrizione sulla sua tomba: “Questi è quel Raffaello da cui la Natura temette di esser vinta mentre era vivo e, ora che egli è morto, teme di morire.”

    Tullia Lorenzo e Mariapia Vitiello

    5b classico

  • Impariamo tutti a dire Ubuntu, unione.

    Impariamo tutti a dire Ubuntu, unione.

    Ubuntu è parola bantu che significa unione, fratellanza. Da circa quattro anni l’associazione Ubuntu è impegnata a Torre Annunziata in attività di utilità civica per incoraggiare l’istruzione e sostenere i diritti dei minori che si trovano in situazioni disagiate, in particolare rom e immigrati. L’associazione, dunque, ha come scopo l’eliminazione delle discriminazioni e dei maltrattamenti nei confronti di queste persone, che vengono aiutate anche a prendere coscienza dei propri diritti. I rom, in particolare, sono gli ‘invisibili’ della nostra società: arrivati spesso in modo illegale 8cioè senza documenti) in Italia, sono un popolo senza diritti: cacciati da vari luoghi, vivono spesso in baracche fatiscenti e non hanno assistenza sanitaria né la possibilità di iscrivere i bambini a scuola. Per favorire la loro integrazione l’associazione propone diversi progetti strutturati su due capisaldi: l’accoglienza dei bambini e il loro inserimento a scuola da un lato e quella dei genitori dall’altro. Tra le attività con i bambini, che avvertono un bisogno di integrazione e di normalità, ci sono: laboratori di psicomotricità; laboratori artistico-creativi (pittura e teatro); laboratori di lettura, ascolto e scrittura; uscite sul territorio. Tra le attività con i genitori, invece, ci sono lo sportello di ascolto e il laboratorio di igiene alimentare con gettone di presenza (buoni spesa che vengono dati ogni due o tre incontri). Questi progetti vengono organizzati con l’aiuto di esperti esterni, di volontari dell’associazione Ubuntu e volontari di un istituto superiore di II grado del territorio.

    Tullia Lorenzo e Valeria Posticcio

    5b classico

  • Handwriting vs typing: prons and cons

    Handwriting vs typing: prons and cons

    Since ancient times people have had the need of writing to leave a trace of their history, to communicate and record information. This need firstly was born in Mesopotamia and then spread all over the world. Writing might have independently developed in at least four ancient civilizations: Mesopotamia, Egypt, China, and some areas of Southern Mexico and Guatemala.  Writing has evolved together with man and has gained more and more uses since then. However,   writing has lost its importante with the development of technology and the production of digital devices. Teenagers are known today as “Digital Natives”, for their close relationship with technology. In fact, they are used to communicate and learn via computers. This term was coined by Mark Prensky in 2001 and is today used to describe the generation of people who grows up in the era of technology, including computers and the internet. The opposite of digital natives is digital immigrants, people who have had to adapt to the new language of technology.
    A new research suggests that handwriting and drawing engages the brain more than typing on a keyboard, after having measured the brain activity of children and young adults performing these tasks. The research, published last summer in the journal Frontiers in Psychology, looked at a small sample size of twelve children and twelve young adults. The authors had been studying the topic before in 2017 by looking at our brain activity of 20 students, but this new study is the first to include children. The 12 children were all in Grade 7 at a school in Trondheim, where they were used to cursive writing and drawing. The young adults who participated in the study were recruited from the NTNU campus, with the average age of roughly 24. Each person was studied individually for around 45 minutes. To measure participant’s brain activity, researchers used an EEG Geodesic Sensor Net. Although at a glance, it looks like a pebbly hood pulled over the head, it ‘s actually 256 metal sensors, or electrodes, which are placed across the skull to record changes in electrical activity within the brain as it is stimulated by tasks. While participants were hooked up to the electrodes, they performed the tasks of handwriting, typewriting and drawing.
    After analyzing the brain activity taken from the experiment, researchers found that the areas of the brain correlated with working memory and encoding new information were more active during handwriting. The physical act of forming handwritten letters aided with the activation of more complex neural connections, according to researchers, but although typing requires physical movement, it didn’t spur the same on-task level of brain activity in that experiment. Researchers noted that the differences between brain activity while handwriting and typewriting were more pronounced for the adults than for the children, but they  said the findings still “provide support for handwriting practice, providing beneficial neuronal activation patterns for learning.”
    In a presentation Clive Thompson, freelance journalist for the New York Times Magazine and columnist for Wired, reported on a scientific experiment whose object of investigation was precisely this effect: during a speech half of the audience had to take notes by hand, while the other half had to type them through the keyboard. The result was unequivocal. Those who wrote by hand not only understood the presentation better, but also took more precise notes. At this point, however, we can understand that the great advantage of the people who wrote on the keyboard in the classroom was only the time: the director says in fact that those who wrote by hand needed more time to write than the others.
    This survey points out that even in places where handwriting seemed essential until recently, such as school or university, over time it has been almost totally replaced.
    «A handwritten text contains a reflection. A text written on a computer or a mobile phone, most of the time, fulfils the function of transmitting a message”, says Franco Frabboni, who teaches at the Faculty of Education at the University of Bologna. His conclusions coincide with the studies that Steve Graham, a professor at Vanderbilt University in the United States, has been conducting for years on elementary school children. Last year he hired a group of six-year-old schoolchildren who could only trace a dozen letters a minute by hand and advised them to follow a special program, with a quarter of an hour a day of exercises three times per week. After nine weeks, not only  the babies had  become much faster. They had also learned to compose much more complex syntactic structures than their peers.
    “Today we consider handwriting as a waste of time” underlines Frabboni. «The keyboard is faster and more effective, impossible to deny. But unknowingly it drags our writing towards a more sloppy and mundane form of expression. The best solution for the Italian school would be a double desk: pen and paper on one side, the computer on the other ».

     

    IV sezione B classico

  • Contro la mascolinità tossica: la libertà di essere se stessi

    Contro la mascolinità tossica: la libertà di essere se stessi

    “La mascolinità è il complesso delle caratteristiche fisiche e psichiche ritenute proprie dell’uomo”. Molto spesso quando si sente parlare di “mascolinità”, la si associa inconsapevolmente alla sua accezione tossica. Bisogna dire, invece, che molti tratti della mascolinità non sono necessariamente negativi, come voler occuparsi della propria famiglia oppure essere galante. La mascolinità diviene un problema quando e se diventa tossica, diffondendo una prospettiva sbagliata dell’essere un “vero uomo”, costretto a comportarsi in un determinato modo, sopprimendo sentimenti ed emozioni senza lasciar trasparire alcun tratto tipicamente femminile, poiché sinonimo di debolezza. Anche la salute mentale rientra nella sfera della debolezza: gli uomini con una mascolinità tossica, infatti, vedono l’avere un “mental illness” come un sinonimo di fragilità, che va a minare l’immagine dell’uomo perfetto, dentro e fuori. In psicologia si parla di questo tipo di mascolinità come lesiva non solo per la società, ma anche per l’uomo stesso, che si vede negata la possibilità di esplorare cosa significa essere maschi.

    Un’altra conseguenza della mascolinità tossica riguarda l’orientamento sessuale, in quanto comporta una “omofobia interiorizzata”, che consiste nel negare il proprio orientamento. In effetti, alla base dell’omofobia e della mascolinità tossica è presente l’eterosessismo, che costringe l’uomo a essere nient’altro che eterosessuale. Negli ultimi anni, siccome si sta parlando sempre più di questo argomento, molte celebrità grazie alla loro popolarità stanno combattendo per estirpare lo stereotipo imposto da questo tipo di mascolinità. Primo fra tutti, il cantante e attore Harry Styles, il quale afferma : “Ogni volta che alzi delle barriere nella tua vita, stai solamente limitando te stesso”; oppure ancora: “Se non indossi qualcosa perché è abbigliamento femminile chiudi fuori un intero mondo di abiti fantastici”. Grazie a questa presa di posizione della star, molti ragazzi hanno trovato il coraggio di rompere i canoni imposti dalla società, che decide cosa è da uomo e cosa non lo è. Anche altre star si stanno battendo per questa causa, come Tom Holland, Conan Grey, Ezra Miller, Troye Sivan, Timothèe Chalamet, Luke Hemmings,Yungblud; mentre in Italia possiamo trovare Achille Lauro, i Maneskin, Fedez, Mahmood e Ghali. In conclusione, nonostante le conseguenze della mascolinità tossica dilaghino ancora in ogni parte del mondo, la società odierna sembra quasi pronta per un’apertura in questo senso, che permetta agli uomini del domani di capire che non c’è un solo modo di “essere uomini”.

    Tullia Lorenzo, Valeria Posticcio

    Promo per SLN
    Look per Sanremo 2020
  • “Body positivity”: contrastare gli standard di bellezza

    “Body positivity”: contrastare gli standard di bellezza

    “Ti critichi da anni e non ha funzionato. Prova ad accettarti e guarda cosa succede ” (Louise Hay).
    Body positivity, letteralmente “positività del corpo”. Il termine è nato come hashtag sui social media tra il 2010 e il 2011 ma pian piano è diventato un movimento sociale finalizzato a “normalizzare” tutti i tipi di corpi, ma soprattutto a contrastare tutti gli standard e i canoni imposti dalla società riguardo il prototipo di bellezza. È un movimento creato per dare visibilità a tutte le persone di colore, con una disabilità o una malformazione. Persone che non venivano mai presentate nei film, sulle copertine delle riviste, in televisione solo perché considerate “diverse” da altri individui i quali, alla fine, sono riusciti a far passare per “non bello”, non “conforme” alle regole, caratteristiche come la vitiligine, le smagliature, le cicatrici, la cellulite, la pancia non piatta, le gambe troppo magre o troppo grosse. Ma soprattutto è un movimento nato per aiutare le persone a costruire la fiducia e l’accettazione del proprio corpo.
    Probabilmente, quando si pensa al termine “body positivity”, viene subito in mente la figura della donna, ma in realtà questo vale anche per gli uomini. Come alle donne, infatti, sono stati imposti, per esempio, la depilazione e il doversi vestire in un determinato modo, agli uomini è stata imposta la palestra per “costruirsi” il fisico. Questo, tuttavia, la maggior parte delle volte lo si fa per una questione di estetica e non a favore della salute (come è giusto che sia). Anche gli uomini, dunque, come le donne, cercano in tutti i modi di essere all’altezza degli standard corporei pretesi dalla società ma questo provoca degli effetti negativi a livello psicologico, in quanto può dar luogo a manifestazioni ossessive e maniacali, anche in ambito lavorativo, dato che una persona che ha sfiducia nel proprio corpo sarà meno propensa a tenere un colloquio di lavoro, e a livello sociale e relazionale, poiché il fatto di non accettarsi per come si è e di non sentirsi bene con se stessi implica problemi di interazione con gli altri.
    Riguardo ciò, molti stanno facendo attivismo e stanno lottando per   ridefinire il significato di “bellezza” e il concetto che oggi si ha di “normalità”. La campagna BeReal di YMCA, per esempio, lanciata nel 2014 e guidata da Liam Preston, lavora anche con le scuole e vuole far sì che la fiducia nel proprio corpo diventi un elemento fondamentale del curriculum. La rivista “Women’s Health”, pubblicata da Hearst, ha invece abolito l’espressione “Bikini body” (“Corpo da bikini”) dalle sue copertine poiché ritiene che tutti i corpi siano un “bikini body”. Molto importanti sono l’attivista Laura Brioschi, fondatrice del movimento “Curvy is not a crime” ; Chiara Meloni, aka Chiaralascura, e  Mara Mibelli, aka FrauleinStalker,  che, attraverso i loro social network “belledifaccia”, vogliono creare consapevolezza sulla Fat Acceptance e sulla Fat Liberation; ricordiamo anche Cristina Fogazzi, aka estetista cinica; la famossisima modella curvy Ashley Graham sempre pronta a celebrare la diversità tra tutti i corpi; ma anche l’attore Zach Miko che ha inaugurato la sezione ‘Brawn’ dell’agenzia IMG Models, dedicata al lancio di modelli di plus size.
    Tutte queste persone  hanno un solo scopo: trasmettere amor proprio.
    Bisogna imparare ad avere fiducia nelle proprie capacità, nel proprio corpo, è necessario imparare ad amarsi, a comprendere il proprio valore, a realizzare il proprio potere. Bisogna andare fieri di ciò che si è, occorre innamorarsi del proprio essere e lavorare ogni giorno per diventare migliori, non fisicamente ma umanamente perché la vita è troppo breve per essere cattivi con se stessi.

     

    Foto di @lovecurvy__laurabrioschi
    Foto di @ashleygraham
  • Dantedì: in memoria del “divin poeta”

    Dantedì: in memoria del “divin poeta”

    Il 25 marzo 2020, per la prima volta, si è celebrata una giornata in onore del nostro sommo poeta Dante Alighieri, istituita su proposta di Dario Franceschini, Ministro del MiBACT (acronimo che indica il Ministero per i beni, le attività culturali e il turismo) , con una direttiva approvata il 17 gennaio di quest’anno, per celebrare i 700 anni dalla morte di Dante Alighieri. Per l’occasione le numerose manifestazioni previste sono state spostate sulla rete, a causa dell’epidemia di Coronavirus che sta flagellando l’Italia. Queste manifestazioni sono state rese visibili online attraverso gli hashtag #Dantedì e #IoLeggoDante a cui hanno dato il loro contributo giornalisti del calibro di Paolo Di Stefano, del Corriere della Sera, Claudio Marazzini, presidente dell’Accademia della Crusca; italianisti, linguisti e filologi, tra cui il professor Luca Serianni, della Società Dante Alighieri, e tante altre personalità. Numerose sono risultate le immagini, i video, le trasmissioni televisive e radiofoniche (Rai1, Rai2, Rai3, RaiStoria, Rai5, RaiPlay, Radio3 etc.) e altri interventi diffusi per ricordare il simbolo della cultura e della lingua italiana  che, in questo frangente difficile, hanno contribuito a riunificare simbolicamente la nostra bella Italia da un punto di vista culturale. Tra le iniziative più particolari, avviate già nei mesi precedenti, vi è quella dell’artista asiaghese Leonardo Frigo, il quale, sebbene il nome e l’opera di Dante non avessero bisogno di diffondersi in tutto il mondo poichè già celebri, ha impiegato il suo talento per creare dei veri e propri capolavori, quali i trentatré violini, da lui dipinti o per così dire ‘tatuati’, per illustrare i trentatré canti dell’Inferno della Divina Commedia.

     

  • Una sensazionale scoperta al Foro Romano?

    Una sensazionale scoperta al Foro Romano?

    A circa 1300 anni dalla morte di Romolo, mitico fondatore di Roma, finalmente pare che sia stata individuata la sua tomba, sfatando la leggenda della sua possibile assunzione in cielo. Infatti è di questi giorni la straordinaria notizia della scoperta della sua sepoltura, in una zona ipogea del Foro Romano.

    Dagli ultimi scavi effettuati da un team di archeologi, come aveva già ben visto nei primi anni del 1900 l’archeologo e architetto italiano Giacomo Boni, la tomba si troverebbe nell’ala prospiciente il Lapis Niger (“Pietra Nera” in latino). E’ un sito archeologico collocato nell’area del Foro Romano, sul luogo dei comizi, a poca distanza dalla Curia Iulia.

    La tomba, risalente al VI secolo a.C, secondo gli esperti, si presenta come un sarcofago in tufo della lunghezza di circa 1,40 metri e prossimo ad esso è presente anche un elemento di forma circolare che potrebbe essere un altare.

    Restiamo in attesa, comunque, della conferma di questa sensazionale scoperta di cui si parlerà in una conferenza il Direttore del Parco Archeologico del Colosseo, Alfonsina Russo, il prossimo 21 febbraio. A quel punto, allora, ci auguriamo che la notizia venga quanto prima diffusa con tutti i mezzi a disposizione cosicché affluiscano sempre più turisti per visionare un ulteriore monumento di grande valore storico che va ad aggiungersi al già immenso patrimonio artistico della nostra bella Italia.

    Ingresso all’ambiente sotterraneo
  • In ricordo di De André

    In ricordo di De André

    Il 18 febbraio di ottant’anni fa, a Genova, nasceva Fabrizio De André, considerato da alcuni il più grande cantautore italiano di tutti i tempi, tra i migliori poeti del 1900. Molti testi delle sue canzoni sono vere e proprie poesie, inserite nelle antologie scolastiche. Il legame tra De André e la poesia è ancor più evidente se si considera che per alcuni testi egli si è ispirato a raccolte poetiche di fama internazionale, come “L’Antologia di Spoon River” di Edgar Lee Masters.

    In occasione dell’anniversario della nascita dell’artista, la sua città, Genova, lo ricorda con una settimana di musica, immagini, parole ma soprattutto con la proiezione nei cinema del ” Concerto ritrovato” di Fabrizio De André e della PFM (Premiata Forneria Marconi), conservato per oltre quarant’anni. Questo concerto viene, appunto, detto “ritrovato” poiché il video, dopo un lungo periodo di ricerca durante il quale si credeva smarrito, è stato rintracciato e restaurato.

    Nonostante siano trascorsi tanti anni, il messaggio di De André è ancora attuale. Per rendersene conto, basterebbe riascoltare alcuni dei suoi più noti brani: la “Canzone di Marinella” che racconta la storia di una donna che ha perso se stessa non da un punto di vista fisico, ma psicologico; la “guerra di Piero” che tratta dell’impegno contro la guerra e dell’assurdità di essa; la canzone “Don Raffaè” sul potere degli esponenti della camorra; oppure, ancora, la canzone “Bocca di rosa” che sottolinea gli aspetti paradossali dei personaggi della vita quotidiana.

     

  • Scientific research: cloning five baby monkeys.

    Scientific research: cloning five baby monkeys.

    Abbiamo avuto notizie della prima clonazione in laboratorio in Cina di cinque scimmiette a cui è stata modificata la fase del sonno-veglia. Esse infatti non dormono mai a fini di ricerca scientifica per lo studio delle malattie, come per esempio quella di Parkinson e dei vari tipi di cancro.

    PROS

    We should improve clonation experiments because doing that we can find out new teraphies to cure diseases such as cance, Parkinson and mental disorders. Animals aren’t mistreated because scientists have created them only for research. Clonation experiments seem strange because they are something new and we haven’t got used to them yet. But, in less than twenty years, they’ll be accepted by everyone .

    CONS

    This experiment has caused many critics, legitimated by the different points of view.

    We ‘ ve done a survey and it has turned out that the maiority of the population is against the experiments on the animals. Most of them think that it is unfair and should be illegal to do something like that.  Maybe we should progress, at first trying to search new ways to make experiments.