Categoria: Patrimonio culturale

  • L’Oroscopo dello studente: il destino scolastico scritto dalle stelle

    L’Oroscopo dello studente: il destino scolastico scritto dalle stelle

    Studenti! Dimenticate per un attimo storie d’amore e fortuna: in questo momento il vero palcoscenico delle stelle è tra i banchi di scuola. E’ proprio qui, infatti, che si decidono destini importanti, come sopravvivere a un’interrogazione a sorpresa o capire se “lo studio all’ultimo minuto” sia davvero una strategia efficace.

    Chi meglio di un liceale sa che è a scuola che si concentrano ansie, speranze e piccoli drammi quotidiani: ci basta pensare alle verifiche annunciate con largo anticipo, ma, la maggior parte delle volte, studiate all’ultimo, e interrogazioni che arrivano sempre nel momento meno opportuno. In questa dimensione costituita da zaini pesanti, quaderni pieni e sveglie troppo mattiniere, anche le stelle sembrano avere qualcosa da dire.

    Non si tratta solo di fortuna o destino, ma di quelle coincidenze strane che ogni studente conosce bene: il giorno in cui non hai studiato è proprio quello in cui vieni interrogato, mentre quando sei preparatissimo nessuno sembra accorgersene. Sarà il caso? Forse. Anche se più probabilmente si tratta di quell’arte studentesca, di cui siamo tutti consapevoli, di rimandare tutto lo studio all’ultimo.

    Oroscopo per la ripresa della scuola: scoprite cosa vi aspetta a Settembre  - Cityrumors

    Questa settimana, gli Ariete saranno carichi come molle: alzeranno la mano con entusiasmo anche quando non sono sicuri della risposta, convinti che l’energia basti a riempire i vuoti. Saranno particolarmente partecipi alle lezioni, a tal punto da ribaltare le aspettative dei docenti e l’ignorante etichetta assegnatagli dalla classe .

    I Toro, invece, dovranno combattere una dura lotta interiore tra la voglia di studiare e quella di procrastinare: vincerà chi avrà la forza di volontà maggiore. Il mese di maggio si avvicina ed è comprensibile un po’ di stanchezza, ma non aspettatevi una tale empatia da tutti i professori!

    Per i Gemelli, la sorprendente sicurezza che vi caratterizza continuerà a persistere nelle vostre esposizioni orali, trasformando ogni interrogazione in una sorta di conferenza stampa;

    mentre i Cancro, più sensibili, saranno afflitti da un senso d’angoscia e di malinconia, probabilmente a causa della fine della scuola, che si avvicina sempre di più. Eppure questo panico sarà attenuato dal gruppo classe, al quale sono estremamente legati.

    Voi, del Leone, vivrete la scuola come un vero e proprio palcoscenico, di cui voi siete i protagonisti: tenderete a voler dimostrare le vostre capacità, cercando di approfondire ogni concetto del programma con precisione, emergendo dall’ansia che nel periodo precedente era parte di voi.

    La Vergine, al contrario, ci stupirà: passerà da essere il segno più attento ai dettagli, quello ad avere un evidenziatore abbinato al colore di ciascun quaderno, ad essere quello più disinvolto e rilassato, talvolta, tralasciando l’impegno scolastico.

    Per la Bilancia sarà una settimana di grandi dilemmi: scegliere tra A, B o C nelle risposte a scelta multipla dei test di inglese sembrerà una decisione esistenziale: una risposta sbagliata potrebbe mettere in gioco la vostra promozione scolastica!

    D’altro canto, lo Scorpione studierà strategie segrete per cavarsela in ogni situazione: ma davvero i professori non se ne accorgeranno o faranno solo finta di non accorgersene?

    Voi, del Sagittario, con la testa già altrove, cercherete di trasformare ogni lezione in un viaggio mentale, spesso senza ritorno immediato.

    Il Capricorno, invece, continuerà la sua scalata verso il voto perfetto, dimenticando talvolta che anche fermarsi a respirare fa parte del percorso.

    Per l’Acquario, porterete idee brillanti e completamente fuori dagli schemi: geniali, sì, ma non sempre utili quando la domanda richiede una risposta precisa.

    Infine, i Pesci navigheranno tra sogni e distrazioni, trovando però intuizioni improvvise nei momenti più impensati, non sempre con tempismo.

    In fondo, tra verifiche, compiti e interrogazioni, una cosa è certa: le stelle possono anche provarci, ma il vero miracolo resta sempre uno: arrivare preparati il giorno giusto!

  • “Deinon”: la bellezza terrificante del mare

    “Deinon”: la bellezza terrificante del mare

    Mito ed essenza. Due realtà tanto simili quanto diverse. Un ossimoro che ha dato vita alla V edizione de “Gli ozi di Ercole”, rassegna culturale tenutasi dall’11 al 13 settembre 2025 presso il Parco Archeologico di Ercolano. Alcuni studenti del nostro liceo, il Pitagora – B. Croce, hanno partecipato alla serata del 12 settembre condotta da Gennaro Carillo, professore ordinario di Storia del pensiero politico nel Dipartimento di Scienze umanistiche dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, e da Sonia Bergamasco, celebre attrice teatrale e regista. Una serata all’insegna del mare, affascinante ma al tempo stesso terrificante, dal titolo non casuale: “L’ultima spiaggia. Storie di tempeste e naufragi”.

    L’incontro si è aperto con la splendida voce della Bergamasco, nella lettura di stralci tratti da opere varie, dall’epos al contemporaneo, da Omero a Dante, a Conrad e oltre. La magistrale interpretazione ha trasformato le parole in vivide immagini toccando le corde profonde dell’animo. Lo strazio e la disperazione di Odisseo sembravano così reali che la tensione era palpabile e la commozione cresceva progressivamente. Una magia alimentata anche dai suoni della natura, dal cielo stellato che cullava il pubblico dall’alto e dagli scavi che, invece, lo circondavano, tra vita e morte, come ricordavano anche gli scheletri degli abitanti che non riuscirono a fuggire, a lato della platea. Un pezzo di storia reso incantevole e suggestivo grazie alla cura del direttore degli scavi Francesco Sirano. Un vero spettacolo, per la vista e per l’udito!

    Al termine della lettura è intervenuto il professor Carillo. “Si parla del mare inteso come idea”, che trasmette tranquillità e leggerezza, come l’antidoto ad ogni male e la cura ad ogni dolore; ma allo stesso tempo, come la parola greca “pharmakon”, è anche veleno. Le sue enormi fauci spalancate sono pronte ad inghiottire e l’abisso ad avvolgere qualsiasi cosa nella sua oscurità senza fondo. In Omero questa distesa azzurra è sempre descritta negativamente, un esempio è l’aggettivo “apeiron”, che indica qualcosa di illimitato, indescrivibile, una sostanza indefinita richiamata poi dal filosofo Anassimandro. Tuttavia, la parola chiave per descriverla e del convegno è “deinòn”. Il mare è portentoso, ma anche spaventoso. La meraviglia e lo stupore nascono dalla contemplazione della natura, la quale induce la mente a prendere atto del proprio limite; il terrore, invece, prende vita dalla piccolezza dell’uomo, poiché egli è soggetto alla caducità del tempo ed è effimero. Su questa definizione si basa il sentimento del “sublime”, di cui parla Emmanuel Kant nella sua “Critica al Giudizio” e che il professore richiama nel suo discorso.

    I riferimenti letterari continuano. Intramontabile ed emblematica è la figura di Dante con la sua opera, la “Divina Commedia”. In particolare, Carillo ricorda la cantica dell’Inferno, in cui il mare è definito “pelago”, le cui acque profonde, scure e pericolose incutono timore. Un viaggio culturale che approda al racconto “Tifone” dello scrittore contemporaneo Conrad. Un vero e proprio scontro tra l’uomo e la natura, la quale mette alla prova la forza e la fragilità dei personaggi stessi. La tempesta è solo il mezzo tramite il quale l’autore esplora la natura dell’eroismo e anche l’incapacità dell’uomo di controllare il caos.

    Richiamandosi non solo alla sfera della cultura e dell’epos, ma anche alla realtà contemporanea, Carillo conclude dedicando la serata al coraggio di coloro che fuggono dal loro paese per cercare scampo e fortuna altrove, per garantire un futuro migliore ai propri figli senza sapere se riusciranno mai a toccare incolumi una nuova terra.  Un “folle volo”, lo definirei utilizzando il linguaggio dantesco. Le nostre acque sono lo specchio di tutti quei volti che ormai giacciono sul fondo marino e di tutte quelle vite annegate che tentavano disperatamente di salvarsi. Il corpicino di Alan Kurdi è davanti ai nostri occhi. Il mare non li ha risparmiati, divenendo un cimitero di corpi esanimi e sfiniti.

    Il convegno si è concluso con la lettura di una poesia di Erri De Luca dedicata ai migranti e alla loro condizione: una lezione di vita a cui non si può rimanere indifferenti.

  • Giancarlo Siani e la deontologia della professione giornalistica

    Giancarlo Siani e la deontologia della professione giornalistica

    “Questo evento è un po’ il riscatto di Giancarlo, i ragazzi si impegnano a portare avanti il suo vero ricordo. Qui stamattina stiamo facendo una piccola evoluzione, ricordarlo dopo trentotto anni dalla sua morte dimostra che non morirà mai”. Con queste parole il giornalista Giovanni Taranto ha aperto l’evento che si è tenuto nella giornata del 29 Settembre presso l’Aula Magna Capossela del Liceo Pitagora-Croce, sei giorni dopo l’anniversario della morte di Giancarlo Siani.

    Vi hanno partecipato quattro classi dell’Istituto (4A classico, 4D scientifico, 4A linguistico e 5C scientifico) e sono stati invitati a intervenire Gianmario Siani, Presedente della fondazione Polis, Ottavio Lucarelli, Presidente Ordine Giornalisti della Campania, Marilù Musto, Presidente Commissione legalità O.G.C, Giovanni Taranto, Vicepresidente Commissione legalità O.G.C. e moderatore dell’evento, Vincenzo Sbrizzi, componente Commissione legalità O.G.C e Massimo Corcione, giornalista e già Direttore Sky.

    L’evento è stato aperto dalla canzone Ogni volta di Vasco Rossi, cantante preferito di Giancarlo, che, in quella sera decisiva, si stava recando proprio a un suo concerto. Hanno fatto seguito la visione di un video realizzato in onore della sua memoria e una drammatizzazione che, come ha detto lo stesso Taranto, ha fatto molto effetto.

    Ricordare la figura di Giancarlo Siani è senza dubbio fondamentale, in quanto, nonostante siano passati così tanti anni dalla sua morte, e la situazione a Torre Annunziata sia certamente cambiata, egli resterà sempre un esempio. Ottavio Lucarelli ha affermato infatti che il messaggio di Giancarlo è deontologico poiché ci aiuta in un momento non facile per l’informazione, in quanto la carta stampata attraversa un momento di crisi  e contrastare le fake news si sta rivelando sempre più difficile.

    C’è bisogno di un giornalismo fatto di verità. In una società democratica e libera, quale dovrebbe essere quella italiana, esso rappresenta la sua forza essenziale. Un giornalismo fatto di verità impedisce molte corruzioni, frena la violenza, la criminalità, accelera le opere pubbliche indispensabili, pretende il funzionamento dei servizi sociali, tiene continuamente in allerta le forze dell’ordine e sollecita la costante attenzione della giustizia.

    Anche a distanza di tempo, gli articoli di Giancarlo Siani sono una testimonianza del valore e dell’ efficacia di un giornalismo che si ispira a valori di verità e giustizia. Essi sono un esempio  per quelli che vogliono intraprendere la professione di  giornalista.

     

  • Paolo Masella, l’ignoranza dietro il “Vip”

    Paolo Masella, l’ignoranza dietro il “Vip”

     

     

    “Per i miei gusti, Napoli non rientra nemmeno tra le mie 5 città preferite perché ha poca storia culturale e artistica. Direi prima Roma, poi Firenze…”.

    Queste sarebbero le parole pronunciate da Paolo Masella al Grande Fratello Vip, mettendo in luce la sua completa ignoranza.

    Per poter comprendere la vastità culturale presente nel capoluogo campano basta solo pensare che esso faceva parte della Magna Grecia, prima con il nome di “Parthenope”, poi “Neapolis”.

    Ciò che Paolo non sa è che la prima linea ferroviaria in Italia  è stata quella da Napoli al Granatello di Portici; si potrebbe anche pensare al San Carlo, primo teatro d’opera al mondo ad essere tuttora attivo dal quale gli architetti hanno preso ispirazione per  gli altri teatri costruiti in seguito in tutta Italia; gli scavi di Ercolano e Pompei, che sono ad oggi l’area archeologica romana più importante al mondo, in quanto le due città antiche, sommerse dalla lava in seguito all’eruzione del Vesuvio, sono state preservate intatte; la Reggia di Caserta, costruita da Luigi e Carlo Vanvitelli, che è la più grande Reggia d’Europa, così grande che ci sono voluti novantatré anni per completarne la costruzione.

    Da non dimenticare è il teatro e il cinema napoletano che ha ospitato personaggi indimenticabili come Pupella Maggio, Edoardo de Filippo, Eduardo Scarpetta e Sophia Loren.

    E infine, anche l’arte viene sottovalutata dal “vip”, la quale ricopre un arco temporale di cinque secoli, sviluppatasi grazie alla presenza di sovrani illuminati come Carlo di Borbone o Roberto d’Angiò, e a visite di pittori straordinari come Caravaggio che fu importante per la nascita della pittura napoletana, e tanto, tanto altro ancora.

    Per questo mio caro Paolo, prima di accusare una qualsiasi città di scarso patrimonio culturale, pensaci due volte, e soprattutto ti consiglio di studiare prima di partecipare ad un programma televisivo in modo da evitare le brutte figure.

    Basta infangare la mia città.

    Antonio Cinquegrana IIA linguistico

     

  • SLOW FOOD: Il bello di essere socio

    SLOW FOOD: Il bello di essere socio

    Il 20 maggio è stata una giornata davvero speciale perché  due classi del nostro Liceo la 5 B ( la mia classe) e  la  5 B  dell’ indirizzo Scienze Applicate sono entrate a fare parte della famiglia  Slow Food la grande associazione internazionale no profit che promuove la difesa della biodiversità attraverso l’educazione del gusto. Ci siamo  iscritti ufficialmente all’associazione ed abbiamo partecipato a laboratori che la fiduciaria della condotta Slow Food Vesuvio:  dott.ssa Maria Lionelli aveva organizzato presso lo spazio  antistante la scuola media” G Pascoli” di Torre Annunziata. 

     

     

    Non è la prima volta che la sezione B dell’indirizzo scienze applicate partecipa ad iniziative Slow food . La bellissima esperienza  che ci ha visto partecipi con grande slancio,  è stata organizzata  a completamento del lavoro di Educazione civica  dal titolo “Eat well and stay well”  anche grazie all’impegno della prof.ssa di Inglese (socia e sostenitrice  Slow food ) e della professoressa di Scienze. Il nostro lavoro è partito dall’analisi dello sbagliato stile di vita che spesso noi giovani adottiamo, dallo studio della Dieta Mediterranea e all’impegno dello scienziato Americano  Ancel Keys che  per primo scoprì i benefici dell’alimentazione e dello stile di vita  sulla salute (stile da egli stesso ribattezzato Dieta Mediterranea). Il nostro progetto analizzava poi gli  obiettivi 3 e 12  dell’agenda 2030 per un modello di  benessere, di sana alimentazione, di consumo e di produzione sostenibile.  Interessantissimo il laboratorio  sui semi e la biodiversità tenuto da Patrizia Spigno e Yuri Buono  che ci hanno parlato di  alcuni prodotti dei Presidi cioè di produttori agroalimentari che sono diventati comunità  per il recupero e la salvaguardia di piccole produzioni di eccellenza gastronomica minacciate dall’agricoltura industriale, dal degrado ambientale, dall’omologazione per esempio: Pellecchiella del Vesuvio, il Pisello Centogiorni, la Papacella Napoletana, i Cannellini Dente di Morto.  Inoltre, abbiamo parlato con i tanti produttori presenti  che dopo averci presentato il loro prodotto di eccellenza    e spiegato il metodo di produzione, la tradizione e la passione infusa per ottenerlo ci hanno fatto  anche assaggiare dei prodotti che abbiamo  apprezzato  per la loro bontà e genuinità . 

    Il nostro Liceo, quale istituto che promuove lo studio delle scienze e del mondo che ci circonda, non poteva non partecipare nei fatti a questa lodevole iniziativa. La partecipazione ai laboratori e poi l’adesione a Slow food rappresenta la nostra volontà di testimoniare  che il cambiamento è possibile e che possiamo trasformare il nostro stile di vita (più fast che slow a dire il vero), con la consapevolezza di  mangiare  in modo Buono, pulito e Giusto cioè dando il giusto valore al cibo, praticando e diffondendo il rispetto verso chi lo produce in armonia con ambiente ed ecosistemi, grazie ai saperi di cui sono custodi territori e tradizioni locali per  arrivare così ad una  vera sostenibilità ambientale. 

     

      

  • UN TALENTO TORMENTATO: Vincent Van Gogh

    UN TALENTO TORMENTATO: Vincent Van Gogh

    La vicenda dell’olandese Vincent Van Gogh (1853-1890) è una delle più crudelmente ironiche della storia dell’arte. Oggi è considerato uno dei pittori più importanti di tutti i tempi: le sue opere sono esposte nei principali musei del mondo e in mostre che registrano il tutto esaurito; alle aste ogni suo dipinto viene battuto per cifre record, pari a decine di milioni di euro. Tuttavia, mentre dipingeva le tele destinate a diventare acclamati capolavori dell’arte moderna, Van Gogh combatteva non solo con il totale disinteresse del pubblico contemporaneo ma anche contro una malattia mentale devastante. Soffriva infatti di paralizzanti attacchi di depressione e di ansia che lo portarono fino al suicidio il 30 marzo 1890, poco dopo aver compiuto appena 37 anni. La sua pittura, così unica ed emotiva, lo rende immediatamente riconoscibile, ancora 131 anni dopo la sua morte, anche a chi non ha specifiche conoscenze in materia artistica. La sua vita inquieta e il tragico suicidio lo hanno poi reso una vera e propria icona della modernità, simbolo del disagio esistenziale che affligge l’uomo a partire dal momento storico che segue la rivoluzione industriale, con una vita scandita da ritmi sempre più frenetici e da una crescente alienazione. Con lui comincia infatti il dramma dell’artista che si sente escluso da una società che non ritiene fruibile né utile il suo lavoro, facendone un disadattato.

    Un celebre dipinto che particolarmente esprime il turbamento e il trauma dell’artista è La notte stellata, realizzato a Saint-Rémy nel giugno 1889 e oggi esposto al The Museum of Modern Art di New York. Van Gogh sosteneva di non voler creare delle “astrazioni” e di cercare sempre il contatto diretto con la realtà naturale. Ammetteva però di trovarsi in grande difficoltà, volendo rappresentare il cielo notturno. Non rassegnandosi all’idea di riprodurre in studio ciò che non aveva più davanti agli occhi – in quel momento era in uno studio improvvisato nell’ospedale psichiatrico – , l’artista escogitò un sistema bizzarro quanto ingegnoso: fissò delle candele accese alla sommità del suo cappello e dipinse così la prima veduta notturna en plein air della storia. Nonostante avesse lavorato dal vivo, il risultato è tutt’altro che realistico. La sua potente immaginazione trasformò il paesaggio in una specie di evento cosmico: il  cielo appare rischiarato da una moltitudine di comete, che girano vorticosamente, creando una serie di gorghi luminos, mentre il villaggio di Arles risulta immerso in un’atmosfera soprannaturale. Il dipinto, forte e vibrante, è attentamente costruito e l’apparenza impetuosa è sorprendentemente sorretta da una composizione salda. La linea diagonale delle montagne, sottolineata da una serie di onde gialle, quasi la via lattea fosse calata sull’orizzonte, attraversa la tela in lunghezza. Le pennellate tonde o a spirale che formano gli astri ritornano negli alberi tra le case, mentre il lungo tetto appuntito del campanile richiama la forma del cipresso, la cui sagoma scura, viva, chiude la scena in primo piano. L’inquietudine dell’artista esplode nella porzione superiore della tela, quella relativa al cielo. Questi spazi cosmici sono rischiarati dalla luce aranciata della falce lunare, visibile in alto a destra, e dal quieto pulsare del pianeta Venere, la «stella del mattino». La visione viene resa armoniosa dal mirabile contrasto presente tra l’ultramarino, i blu cobalto e i gialli indiano e di zinco.

    Questo itinerario pittorico ripropone l’inquietante consapevolezza di una solitudine desolata e di un animo smarrito e allucinato. La contemplazione di questo cielo stellato affascinante e terribile è tutt’altro che idillica, ma vuole affrontare il mistero dell’universo e della drammatica vitalità del pittore, che non a caso ricorre a un segno pittorico agitato, quasi aggressivo, che si smorza solo quando tratteggia le morbide ondulazioni delle Alpilles, le quali sono tra l’altro rimarcate da una spessa linea di contorno nera, che probabilmente intende sottolineare la loro appartenenza alla dimensione terrena. La potente raffigurazione del cielo sembra quasi voler delineare un confine individuabile tra van Gogh e il mondo. Così, in questo capolavoro dell’arte ottocentesca, i vertiginosi e drammatici tormenti di van Gogh trovano una delle loro più belle e potenti raffigurazioni.