Tag: liceo Pitagora – B. Croce

  • UNA PERDITA IMPROVVISA

    UNA PERDITA IMPROVVISA

    È del 4 novembre 2021 la notizia della scomparsa del prof. Benito Capossela, dirigente scolastico del liceo Pitagora-B.Croce di Torre Annunziata: una perdita improvvisa che ci ha lasciati attoniti.
    Dopo una mattinata ordinaria trascorsa a scuola a svolgere le sue mansioni, verso mezzogiorno il preside si è recato presso il tribunale di Napoli per difendere la sua scuola in una causa per diffamazione. Durante il processo, il preside è stato colto da un malore improvviso che purtroppo gli è stato fatale.

    La notizia della sua prematura scomparsa è stata comunicata dalle testate giornalistiche della città torrese alle ore 16:00 dello stesso giorno. Una parte degli studenti, a scuola per il turno pomeridiano, ne è stata informata durante il regolare svolgimento delle lezioni. Tutti noi siamo increduli, sgomenti. A ricordare il nostro dirigente, oltre al sindaco Ascione, è intervenuta anche Lucia Fortini, assessore regionale all’istruzione, che ne ha onorato la memoria definendolo “un vulcano di idee, di progetti”, sempre pronto a lottare per gli ideali in cui credeva, ovvero “quelli di dare opportunità ai ragazzi, i suoi ragazzi”.
    Con i testi pubblicati qui oggi, anche noi studenti intendiamo ricordare e salutare il nostro caro preside.

    Gli studenti del liceo

  • Quattro parole per il 2020

    Quattro parole per il 2020

    Spensieratezza

     La parola che rappresenta il mio 2020 è “spensieratezza” perché è così che mi sono sentita: spensierata. Durante il lockdown ho avuto molto tempo da dedicare a me stessa e lo ho usato per riflettere. Mi sono resa conto di quanto io mi preoccupassi troppo per ciò che gli altri pensavano e non mi sono mai fermata e riflettere su ciò che pensavo io. Ho passato molte ore a pensare e sono arrivata alla conclusione che io posso fare tutto ciò che voglio: posso amare chi voglio, posso vestirmi come voglio, posso uscire con chi voglio e non devo preoccuparmi del giudizio altrui. Dopo essermi resa conto di ciò, sono riuscita a sentirmi più libera, più spensierata.

    Ho lavorato e sto lavorando molto su ciò che sono e su ciò voglio fare. Ho imparato ad accettarmi e a ignorare ciò che dicono gli altri; ho capito che, nonostante tutto, ci sarà sempre qualcuno a giudicare ma per ogni persona che giudica ce ne sono 100 che mi sostengono.  Per quanto quest’anno mi abbia portato molta tristezza, sono diventata una persona migliore e con una mentalità più aperta. Nonostante tutto, quest’anno mi ha riportata a sorridere, mi ha aiutata ad essere meno timida, anche se ci sto ancora lavorando. Ho conosciuto nuove persone che mi accettano per quella che sono e non per quella che tutti si aspettano che io sia.  Quindi, se devo dire cosa quest’anno mi ha insegnato, dirò: ignorate tutti, distruggete quei canoni che la società ha imposto e camminare spensierati. La vita è una e non dobbiamo sprecarla per diventare ciò che gli altri si aspettano che noi siamo.

    Giorgia Cannavacciuolo 1A classico

     

    Transizione

    La scelta di questa parola è legata a tutto ciò che è accaduto quest’anno, che ha rappresentato per me un vero e proprio periodo di mutamento, che ha cambiato, nel profondo, il mio modo di essere e di vedere tutto. Il 2020 è stato un anno di transizione per vari motivi, in quanto io mi sento cresciuta sia fisicamente che emotivamente. Uno dei cambiamenti “esterni” che ho avuto quest’anno è stato, ovviamente, il passaggio dalle scuole medie al liceo. L’avanzamento con la scuola, infatti, oltre che segnare la continuazione del mio percorso di studi, ha anche segnato la mia crescita come individuo. Ho infatti acquisito la consapevolezza di star crescendo e di avere in carico sempre più grande di responsabilità e doveri. Un altro cambiamento che ha segnato questo mio anno è stata la riscoperta di me stessa e  delle mie passioni. Questa cosa mi ha portato a non essere più soltanto un “guscio vuoto”, ma un individuo completo, con passatempi e aspirazioni. Ciò mi ha aiutata a comprendere meglio la mia persona e ad acquisire un minimo di scioltezza in più, anche solo quando si parla allegramente tra amici. Se infatti ripenso a come ero ad inizio anno, quasi posso dire di non riconoscermi più. Ora mi sento una persona piena, con i suoi affetti, il suo carattere e il suo modo di essere. Ovviamente la mia crescita non finirà qui, e ci saranno molti altri anni come questo che mi permetteranno di maturare come essere umano, ma sono certa che questo 2020 in particolare segnerà la mia vita, in quanto rappresenta l’inizio del mio percorso di maturazione.

    Eleonora Reginelli 1A classico

     

    Distanza

     Ho scelto questa parola perché in questo periodo ha assunto un significato emblematico.  A causa di questa pandemia, siamo costretti a mantenere una distanza considerevole tra l’uno e l’altro, e questo distanziamento ha portato delle conseguenze, buone e cattive. Come scrisse il filosofo greco Aristotele nella sua “Politica”, “l’uomo è un animale sociale in quanto tende ad aggregarsi con altri individui e a costituirsi in società”. Poiché siamo obbligati a rispettare le norme di distanziamento, a volte ci sentiamo soli e il non poter abbracciare amici e parenti rende il tutto ancora più desolante. Spinti dal desiderio del riavvicinamento, tentiamo di colmare questa distanza con la tecnologia ma, per quanto la comunicazione possa essere efficace, rimane sempre un senso di vuoto incolmabile. Ci manca il tocco, il calore di chi ci avvolge nelle sue braccia, il suono della voce di una persona cara e tutte le emozioni provate. Quindi la distanza è come una medaglia a due facce: da una parte la possiamo considerare nostra amica dato che ci permette, giorno dopo giorno, di limitare i contatti e quindi i contagi; ma dall’ altra parte è anche nostra nemica perché, ci rende consapevoli del fatto che per restare uniti dobbiamo ricorrere ad uno schermo.

    Aida Piscicelli 1A classico

     

    Prigione

    A gennaio, quando ancora eravamo “liberi”, il mondo mi appariva diverso da come lo vedo adesso. Prima di questa pandemia non facevamo nemmeno caso alla fortuna che avevamo di stare a contatto con le persone a cui teniamo. Adesso capisco il vero significato di godersi ogni momento.

    La parola che ho scelto per raccontare il mio 2020 è prigione appunto perchè mi sento come se fossi in una specie di prigione, soprattutto fisica, ma anche mentale. Prigione fisica a causa della mascherina, poi c’è il distanziamento e il non poter abbracciare le persone a me care. Tutto ciò mi fa star male, anche perché, durante l’estate, mi sono illusa che potesse ritornare tutto alla normalità. Io come tutti, almeno parlo per gli adolescenti, pensavamo fosse tutto finito, ma in realtà non è stato così. Durante la quarantena più lunga, anche se sembra esser passato subito il tempo, un po’ tutti ci siamo sentiti in prigione a star chiusi in casa per tre lunghi mesi. Ed ecco perchè non riesco a vedere il 2020 in modo positivo. Io sono una persona ottimista, anzi riesco ad essere realista vedendo sia il brutto che il bello delle cose, ma purtroppo quest’anno tragico riesco a vederlo solo in modo negativo.  L’unica cosa positiva che mi è accaduta è stato iniziare la scuola superiore. All’inizio, ricordo perfettamente, avevo molta paura di incamminarmi in un nuovo e sconosciuto percorso. Ma poi, durante le due settimane in presenza, capii sin da subito di aver fatto la scelta giusta. Fortunatamente, ho trovato delle persone magnifiche alle quali subito mi sono legata e che mi hanno resa ancora più felice di quel che già ero.  A gennaio scorso, quando ancora eravamo “liberi”, il mondo mi appariva diverso da come lo vedo adesso. Prima di questa pandemia non facevamo nemmeno caso alla fortuna che avevamo di stare a contatto con le persone a cui teniamo. Adesso ho capito che la nostra quotidianità ‘normale’ era bellissima.

    Giada Fiordoro 1A classico

  • Il Liceo Pitagora -Croce incontra i Ministri Azzolina e Bonafede

    Il Liceo Pitagora -Croce incontra i Ministri Azzolina e Bonafede

    In occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne,  il nostro liceo ha organizzato una manifestazione del tutto diversa dalle solite: si è tenuto un collegamento on line  con il Ministero della Pubblica Istruzione al fine di un breve, ma interessante dibattito con il Ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina e il Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede;  tutti gli studenti hanno potuto assistere in live streaming all’ evento. Il liceo Pitagora-Croce ha avuto la possibilità di presentare il progetto #40forlife, 40 settimane di confluenze culturali contro la violenza sulle donne, a cui hanno preso parte  alcuni studenti dell’istituto in collaborazione con il Dott. Giacinto Palladino, presidente dell’associazione First Social Life. Il cuore del progetto, della durata di ben due anni, è stata la realizzazione di un video suggestivo, che vede come protagonisti proprio gli studenti, e a cui fa da sfondo la splendida città. La finalità dell’ iniziativa è stata quella di  promuovere nei giovani  consapevolezza critica, cultura della legalità e contrasto ad ogni forma di discriminazione. Dopo la visione del video, il dirigente scolastico, prof. Benito Capossela, ha preso parola, affermando esplicitamente di essere  onorato di rappresentare la Campania e il Mezzogiorno in questa straordinaria manifestazione in cui  si  contrasta ogni forma di violenza, attraverso la collaborazione tra le varie istituzioni. I veri  protagonisti dell’iniziativa, però,  sono stati gli studenti, Claudia De Rosa e Alessandro Esposito, che hanno illustrato in breve rispettivamente il video e l’Installazione 103 , che rappresenta all’interno della tendostruttura, 103 sedie, simbolo delle donne torturate uccise per mano di uomini che avrebbero dovuto amarle – un riferimento esteso a tutte le donne che subiscono violenze di ogni tipo. In particolare, ad alcune di queste sedie sono stati annodati dei foulard colorati, i quali rappresentano “il braccio mortale che le ha strette nel momento della morte”. Senza dubbio, il messaggio che il nostro liceo vuole trasmettere è  diretto e forte: non può esserci amore  se ci sono violenza , pregiudizio e prevaricazione .  In tutti , infatti, vi è la fiducia nell’educazione e nell’ diffusione di una cultura che ponga al primo posto nella gerarchia dei valori il rispetto  della persona e l a parità di genere,  valori che la scuola, dopo la famiglia, si preoccupa di trasmettere alle future generazioni, allo scopo di  cancellare modelli comportamento  fuorvianti che vengono seguiti  per moda o per conformismo.

     “La scuola deve insegnare ad essere empatici, a ragionare e ad avere spirito critico” dice la Ministra Azzolina, “Se tu insegni ad un bambino sin da piccolo ad essere gentile ed empatico, riesci ad avere un adulto migliore”.  Con poche parole, la Ministra Azzolina ha chiarito la funzione educativa e formativa, oltre che culturale, che l’Istituzione Scolastica deve necessariamente ricoprire. In seguito, il Ministro della Giustizia, A. Bonafede, ha illustrato  le innovazioni legislative introdotte dalla nuova legge denominata Codice Rosso, che riguarda la violenza di genere. Secondo il Ministro è “La violenza contro le donne è una delle più gravi piaghe della nostra epoca, che rende ancora incivile la società nella misura in cui questa non si fa carico di un problema tanto grave, che colpisce donne fondamentalmente sole”; prosegue ringraziando gli insegnanti e i dirigenti scolastici che lavorano su questi progetti “che permettono di incidere sulle radici della nostra società”. Infine, il ministro ribadisce l’importanza  di parlare di eventuali atti di violenza e di soprusi, poiché “Anche lo scambio di opinioni è un confronto che lega diverse generazioi ed è fondamentale per abbattere quelle pareti del silenzio e della solitudine” in cui molte donne sono rinchiuse. Le parole con cui ci hanno lasciato entrambi i Ministri rimandano all’articolo 3 della Costituzione: rispetto e uguaglianza sono le radici  sulle quali deve fondarsi la società odierna, affinché un domani non ci sia la necessità di ricordare le vittime di discriminazione di genere in questa giornata, “Perché fin quando ci sarà bisogno di celebrare una giornata così, vorrà dire che le nostre ragazze soffrono” .

    Dopo la chiusura del collegamento,  si è aperto un dibattito tra i presenti. In primis, ha preso la parola una rappresentanza degli alunni, ormai licenziati, che hanno preso parte al progetto e che hanno esposto i sentimenti che hanno provato e gli atteggiamenti che hanno assunto dopo questa straordinaria esperienza. Poi, alcune studentesse hanno rivolto  domande agli ospiti presenti, al colonnello dei carabinieri di Torre Annunziata, dott. Novi, all’ assessore comunale Emanuela Cirillo, al vice questore della polizia di stato, dott. Schettino , all’ispettore del distretto di polizia della città, dott. Tufano. Il discorso si è sviluppato su considerazioni relative all’attuazione della legge Codice Rosso contro la violenza di genere: le campagne di sensibilizzazione che, nell’ultimo anno, hanno fatto sentire le donne meno sole, hanno generato un incremento delle denunce di violenza.

    Interessante è stato l’intervento del colonnello Novi, che ha suggerito ai giovani  di conquistare un futuro privo di questi scempi attraverso la caduta dell’omertà, soprattutto quella di coloro che assistono ad atti di violenza e non ritengono doveroso denunciare. Infine, l’assessore Cirillo ha esposto con taglienti ma emozionanti parole il suo messaggio, da donna ai giovani, soprattutto alle giovani donne: in una società in cui il patriarcato si sta pian piano estinguendo, le donne hanno il diritto di studiare, di realizzarsi, di avere una stabilità propria, di scegliere se essere madri, mogli, o entrambe le cose, di scegliere di non essere madri, di non essere mogli, senza essere giudicate; sarà solamente allora che si potrà affermare fortemente la fine del patriarcato – “La radice della violenza sulle donne non è il desiderio erotico, ma il potere”.

    La manifestazione si è conclusa con la visita all’Installazione  103  presso la tendostruttura del liceo.

    Maria Vittoria Longobardi VB Cl.

  • LICEO PITAGORA B.CROCE DIVENTA “PLASTIC FREE”

    LICEO PITAGORA B.CROCE DIVENTA “PLASTIC FREE”

    Il giorno venerdì 4 ottobre 2019, il liceo Pitagora B.Croce, è diventato ufficialmente “Plastic Free”. Il dirigente scolastico, prof. Benito Capossela, in accordo con l’associazione GORI, ha introdotto una fontanella di acqua potabile, che i ragazzi possono utilizzare quotidianamente. Inoltre, sono state distribuite a tutti i ragazzi borracce metalliche firmate Liceo Pitagora. È stato un giorno di gran festa per il nostro liceo, che ha visto concretizzare un progetto che sembrava impossibile da realizzare; ormai la plastica è solo un brutto ricordo. Nei distributori, le bottiglie di plastica sono state sostituite da lattine di acqua, i bicchieri del caffè ora sono di carta e il bastoncino per girare le bevande è di legno.

    Presso l’aula magna del nostro istituto scolastico, si è tenuta la presentazione del progetto, realizzato in concomitanza con 74 comuni e con il patrocinio della Direzione Scolastica Regione Campania. Ad illustrare il progetto, sono stati Giovanni Paolo Marati, amministratore delegato della GORI, l’avv. Domenico Marrazzo, con

    sigliere della Città Metropolitana di Napoli, Vincenzo Ascione, sindaco di Torre Annunziata, Cristoforo Salvati, sindaco di Scafati, Costantino Peccerillo, sindaco di Casola. Inoltre erano presenti i rappresentanti delle associazioni partecipanti al progetto: “Libera”, “Slow food”, “Just do it”, “Legambiente”, “Marevivo”, “Zero Wast Italia”.  

     

    “Il vostro impegno sta dando vita ad un miracolo, avete di

    ffuso co

    nsapevolezza e corresponsabilità, grazie”. Queste sono le parole di Maria Teresa Imparato, rappresentate di “Lega Ambiente Campania”.

    Il progetto è stato molto apprezzato dall’opinione pubblica e il nostro istituto è stato giudicatori come una “scuola ecosostenibile, che guarda al futuro”.

    Quest’ iniziativa nasce dalla consapevolezza che la plastica, nonostante abbia facilitato la vita di chiunque per molti anni, non sempre viene smaltita in modo opportuno ed è diventata un grande pericolo per l’ecosistema e l’uomo stesso.

    Infine, noi ragazzi, ci auguriamo che questo non sia l’unico progetto relativo all’ambiente, ma che ci siano altri interventi che diano alla nostra terra la possibilità di contrastare l’inquinamento.

     

  • Catello Maresca al liceo Pitagora-B.Croce

    Catello Maresca al liceo Pitagora-B.Croce

    Il giorno 30 gennaio 2019, presso la sede centrale del nostro liceo, c’è stato un incontro con Catello Maresca, magistrato dal 1999, autore del libro Senso di marcia, che la nostra scuola ha adottato come proposta di lettura per sensibilizzare i ragazzi alla legalità. Dal 2007 è alla Direzione Distrettuale Antimafia e ha diretto le operazioni che hanno portato all’arresto del superlatitante Michele Zagaria.

    Il magistrato è stato accolto da alcuni ragazzi dell’istituto presso la tendostruttura, realizzata nel 2011 e dedicata a Giancarlo Siani, vittima della camorra. Successivamente, Catello Maresca ha raggiunto l’aula Cafiero, accompagnato dal dirigente scolastico, prof. Benito Capossela. Qui ha assistito alla proiezione di un video che riassumeva tutte le iniziative realizzate dalla scuola in onore del giornalista Siani che operava proprio nella nostra città. Dopo aver manifestato l’entusiasmo per la partecipazione degli studenti alle varie attività proposte dall’Istituto, il magistrato ha premiato i vincitori del concorso “In ricordo di Giancarlo Siani”. Quest’anno gli alunni si sono cimentati nella composizione di un elaborato partendo dalla lettura di un articolo di Giancarlo Siani del 1985 sull’ interruzione dei lavori del palazzetto dello sport, che sorge accanto all’Istituto tecnico “Cesaro” in via Volta.

    I vincitori sono i seguenti:

    CLASSI 1e:  GIRARDENGO  ANNACHIARA  (1a C Ling.)

     MOTIVAZIONE: L’alunna con stile leggero, ma appassionato, nel denunciare le attuali condizioni di degrado della palestra, individua e propone con ottimismo possibili soluzioni di recupero della struttura.

    CLASSI 2e: NOCERINO MARIKA   (2aA Class .)

    MOTIVAZIONE: L’elaborato è stato trattato in modo esauriente e dimostra una buona maturità di pensiero.L’esposizione risulta chiara e corretta e rivela, inoltre, una soddisfacente padronanza della lingua.

    CLASSI 3e ex aequo: VITIELLO GIUSEPPINA  (3a FS);VISCIANO ANNUNZIATA(3aA Sc. Appl.)

    MOTIVAZIONE: L’alunna, traendo spunto dal contenuto dell’articolo, è riuscita a delineare in forma chiara e con argomentazioni pertinenti l’importanza dello sport per la formazione dei giovani, evidenziando come ancora oggi vi sia carenza di adeguate strutture sportive nel nostro Comune.

    MOTIVAZIONE: L’alunna ha saputo esprimere con originalità e immediatezza le riflessioni nate dalla lettura dell’articolo , analizzando i motivi per cui lo sport costituisce, nelle nostre zone, un’ ancora di salvezza per i giovani che vogliono realizzare i propri sogni nella legalità e nel rispetto del bene comune.

     CLASSI 4e: MICHELANGELO CAROTENUTO   (4a GM)

    MOTIVAZIONE: L’elaborato risulta pertinente nel contenuto e fluido nella esposizione; inoltre mostra una profonda  coerenza nelle argomentazioni ed originalità nelle valutazioni personali.

    CLASSI 5e: BIZZARRI FRANCESCA   (5a C SC:)

    MOTIVAZIONE:  L’elaborato affronta la tematica rivelando ottime capacità critiche ed argomentative nel delineare con precisione e rigore la realtà sociopolitica degli anni Ottanta. L’ esposizione è chiara e scorrevole.

     

    Prima di andare via, egli ha messo in risalto l’importanza della memoria,  esortando noi giovani ad assumere un comportamento in relazione all’utile e alla legalità, ossia a pensare, prima di agire, a ciò che giova maggiormente non solo  a se stessi, ma anche alla comunità. Ha cercato, poi, di farci comprendere che a volte un “No” come risposta, più che un “Sì”, aiuta paradossalmente a crescere: è proprio da un divieto che nasce la voglia di migliorare e di puntare più in alto.

    Nonostante l’incontro sia stato breve, sicuramente ha lasciato un insegnamento proficuo in noi ragazzi, che ci stiamo incamminando verso la vita reale.  Speriamo che ci siano offerte altre occasioni in cui possiamo dialogare con il magistrato C. Maresca, che con le sue parole è riuscito a trasmetterci  tanta speranza e ottimismo.    .

    Articolo scritto da: Giovanna Barba, Claudia De Rosa e Mariarosaria Di Bagno 3B classico.

  • YOSEBA: Giuseppe Cirillo ci racconta la sua musica

    YOSEBA: Giuseppe Cirillo ci racconta la sua musica

    Quasi 60mila visualizzazioni su youtube, 3 singoli usciti e un piccolo grande sogno che sembra diventare realtà: bastano queste poche parole per descrivere Giuseppe Cirillo, in arte Yoseba, alunno del liceo Pitagora B. Croce.

    A poco più di un mese dall’uscita del suo terzo singolo “Quello che non hai” siamo riusciti ad intervistarlo.

    Come è nato questo tuo interesse per la musica?  E’ una passione che hai da sempre?

     A me piace la musica da sempre, infatti da bambino ho sempre giocato con la musica. Adoravo fare il Karaoke e canticchiare. Ascolto tutti i generi di musica; infatti sfogliando la mia playlist non vi è un genere predominante: da pop a rap, musica degli anni Ottanta… Adoro Baglioni, De Gregori, De Andrè: sono loro i miei ispiratori in quanto  sono i veri autori della musica italiana.

    Come è nata la voglia di scrivere testi, che tra l’altro rispecchiano molto ciò che gli adolescenti al giorno d’oggi vivono? Da cosa trai ispirazione per scriverli? Ciò di cui parli è qualcosa che realmente hai vissuto?

    La voglia di scrivere è nata per gioco per poi diventare qualcosa di più serio; è diventato un modo per sfogarmi e un’attività nella quale trovo sollievo. Mi piace, inoltre, la sensazione che provo quando altre persone cantano ciò che ho scritto. Nella maggior parte dei casi parlo di esperienze e emozioni che ho realmente vissuto e che continuo a provare. Ma mi piace anche scrivere storie e situazioni delle quali sento parlare o che immagino.

    Qual è a tuo parere il verso di una canzone che ti racconta?

    Nel secondo pezzo, ‘Resilienza’, ci sono molte frasi che mi rispecchiano: partendo dal titolo che vuol dire affrontare i problemi a testa alta, fino ad arrivare al verso ‘nessun problema che perdo un treno se un’ora dopo volo in aereo’ : possono capitare imprevisti ma subito riesco a trovare una soluzione.

    Peppe, sappiamo che non dovremmo porti questa domanda, ma tutti vedendo le tue instagram stories notano il possibile arrivo di un nuovo singolo. Faresti uno spoiler per noi?

     A me piace molto scrivere versi romantici per raccontare le esperienze che provo. Se dovessi rivelarvi una frase del prossimo pezzo, potrebbe essere  ‘vince solo chi sa aspettare’. 

    Come in ogni percorso musicale e non, ci sono “ostacoli” , se così possiamo definirli, che si identificano con l’appellativo di “haters”. Cosa pensi di questo tipo di persone?

    Io sono dell’idea che se parlano di te vuol dire che fai rumore; se fai rumore vuol dire che sei seguito; se sei seguito vuol dire che qualcosa di buono lo stai facendo. Se stai facendo qualcosa di buono, vinci sempre.

    Hai un particolare progetto a cui tieni particolarmente?

    No, in realtà non ho un particolare progetto perché sono molto imprevedibile: un giorno mi piace una cosa, il giorno dopo potrebbe non piacermi più. L’unica cosa di cui sono sicuro è che voglio vento in poppa, sempre.

    Viste le esperienze fino ad ora fatte e i risultati che hai e stai avendo, c’è qualcuno che vorresti ringraziare?

    Ringrazio i miei migliori amici che mi stanno vicino e mi aiutano nel mio percorso; ringrazio la famiglia che mi sostiene, mio fratello che è il mio primo fan e ringrazio soprattutto la mia musa ispiratrice che è nel mio cuore. Vorrei inoltre ringraziare la mia scuola e i ragazzi di questo magnifico progetto! Supporto per voi!

     

     

     

  • I giovani: parte attiva nella lotta contro la camorra. Al liceo Pitagora-Croce incontro organizzato da Libera

    I giovani: parte attiva nella lotta contro la camorra. Al liceo Pitagora-Croce incontro organizzato da Libera

    Il 22 dicembre 2018 il nostro liceo ha ospitato alcuni esponenti dell’associazione Libera: Giovanni Taranto, don Ciro Cozzino e Beatrice Federico per  un coinvolgente dibattito con noi ragazzi sul fenomeno del racket, sul rapporto giovani-camorra e cittadino-camorra.

    Di rilevante importanza è stato anche l’intervento di Valentino Voice, altro ospite, che ha evidenziato quanto la nostra città sia cambiata negli ultimi decenni.

    Noi ragazzi de “Lo Strappo” abbiamo colto l’occasione per porre alcune domande.

    A Giovanni Taranto. Sappiamo che esiste un fenomeno che coinvolge molte persone nel nostro territorio: il racket. Può spiegarci di cosa si tratta?

    Il racket per noi probabilmente è solo una parola ma invece è qualcosa di molto radicato nelle nostre zone ed è sempre esistito. Il racket opera imponendo la così detta “protezione” a commercianti o imprenditori. Ciò significa quindi che un’impresa a un’organizzazione criminale  strutturata deve cedere periodicamente una parte del suo fatturato. Ciò significa che la criminalità organizzata si è costituita come un vero e proprio antistato: impone delle proprie tasse, impone il controllo del proprio territorio e vuole anche il controllo delle nostre vite.

    Secondo lei quale sarebbe il modo migliore per contrastare o eventualmente eliminare il racket?

    Eliminare questo fenomeno è possibile e noi tutti possiamo fare la nostra parte. Se noi compriamo in un negozio che deve pagare il pizzo automaticamente lo paghiamo noi, facciamo sì che questo fenomeno continui e sia una fonte prosperosa di guadagno per la criminalità organizzata. Dunque per non contribuire a rafforzare la camorra potremmo scegliere di comprare in negozi che non dipendono da associazioni illegali. Purtroppo le imprese e i negozi obbligati a pagare il pizzo non vengono riconosciuti dai clienti, i quali ingenuamente, dunque, alimentano il fenomeno del racket. Fortunatamente qualcosa si sta muovendo e concretizzando: verranno forniti, alle attività aliene al fenomeno, adesivi che affermeranno la loro completa libertà.

    Dunque cosa potrebbe fare ogni singolo cittadino nella lotta contro la camorra?

    Come direbbe Giancarlo Siani, “ogni cittadino deve fare la propria parte”. Qual è ora la “vostra parte”? La vostra parte in questo momento è quella di diventare degli adulti  che domani facciano il proprio dovere civico, ovvero se c’è qualcosa che non va bisogna sollecitare, se non agire in prima persona, al fine di aggiustarla. Dal segnale stradale storto, al denunciare qualcosa che non va. Inoltre ogni cittadino deve imparare anche ad assumersi tutte le proprie responsabilità e non solo quelle che gli convengono.

    Dopo Antonio Taranto, la parola è stata data a Beatrice Federico, che ha perso il marito ucciso dalla camorra. Purtroppo Beatrice non ha risposto ad alcuna domanda ma ha raccontato la sua storia o, meglio, la storia del marito dandogli voce, una voce che la camorra pensava di spezzare ma che, invece, ha soltanto amplificato.

    Qui riportate sono le sue parole: “Mio marito è morto ammazzato poiché non voleva pagare il pizzo. Mio marito ha detto ‘No’, il ‘No’ positivo, quello che ti libera e che non ti porta a soccombere a certi dogmi che la società ha creato nel mondo. La camorra, dovete sapere, è stata parte integrante della società, era un nome innominabile. E questa parte nera della comunità ha ucciso mio marito per intimorire una popolazione che si stava per ribellare.La morte però non è fisica, ma avviene quando non si lascia traccia di ciò che si è stato e Raffaele, il mio Raffaele, la traccia l’ha lasciata. In quel periodo non aveva alleanze giuste. Perché ogni battaglia si vince insieme. Se mio marito non fosse stato solo, a quest’ora avrebbe ancora più persone intorno a combattere lo stesso mostro nero che lo ha ucciso e che continua a soffocare centinaia  di vite. La camorra non si combatte per forza con gesti eroici, ma la si combatte ogni giorno vivendo legalmente e stando uniti.”

    Di rilevante importanza è stato anche il costruttivo intervento di Valentino Voice il quale, oltre a spiegare quanto Torre Annunziata abbia fatto progressi e sia socialmente migliorata diventando un posto vivibile anche dai più giovani, ha lasciato il segno in ogni ragazzo parlando  in modo molto chiaro di fenomeni che coinvolgono molti di noi in prima persona: droghe, alcol, violenza.

    Quella che segue è l’ intervista che gli abbiamo fatto.

    Come lei ha detto, Torre è indubbiamente cambiata negli ultimi anni, ma quali cambiamenti si possono vedere concretamente?

    Quando io avevo la vostra età, a Torre non uscivo poiché non c’era nulla, c’erano i motorini che vendevano la droga. Oggi troviamo un afflusso di gente per strada che va a fare shopping, che raggiunge i locali, va in palestra; mentre nel 1998-99, io avevo appena preso la patente, non si poteva camminare. Se si raggiungeva il centro storico, si trovata traffico e folla poiché veniva gente da tutta la Campania per comprare la cocaina. Penso che ci sia parecchia differenza anche da un punto di vista sociale. Le persone che oggi frequentano Torre sono tutti ragazzi come voi, magari più grandi che studiano ed escono per divertirsi e stare con gli amici. L’apertura di nuovi locali, negozi e strutture che ospitano eventi anche culturali ha reso la nostra città un luogo vivibile e sereno.

    Quello che è successo ad Ancona nella discoteca è sicuramente un atto di vandalismo. Cosa pensa debba cambiare all’interno dei locali e chi deve tutelare noi giovani in queste strutture? 

    Quello che è successo ad Ancona non penso sia soltanto un semplice atto di vandalismo, perché per quanto ne sappia quella di spruzzare questo spray urticante è diventata una moda. La tragedia, però, è  scaturita da molte concause: la prima è stata sicuramente questo spray che ha creato panico e ha spinto i ragazzi a scappare. Ma le stesse conseguenze le avrebbe avute anche una rissa o un semplice topo che passa nel locale e porta i ragazzi a cercare di allontanarsi. Il problema fondamentale, dunque, è stata la disorganizzazione  del locale che non era idoneo ad ospitare così tante persone. Accusare l’artista è inutile in quanto anche quando ero io giovane non tutti i cantanti parlavano di amore. Non dobbiamo accusare la musica. La musica unisce ma quello che deve cambiare è la mentalità di chi organizza eventi. Io a tal proposito cercherò di valutare gli eventi a cui parteciperò e deciderò se associarmi o dissociarmi perché un artista deve dare un’ottima immagine e deve essere un esempio per i giovani. Nel mio piccolo, anche io cerco di dare un messaggio importante: io non ho mai toccato droghe nella mia vita, nonostante nel mio settore sia facile, gratuito e forse automatico; anzi io ho fatto uscire e ho salvato amici da questo giro. Io non sono un puritano, nessuno lo è, ma è importante far aprire gli occhi alle persone circa il pericolo della droga. Io credo che ad Ancona, inoltre, una concausa sia stata anche il fatto che molti ragazzi avevano bevuto; io non voglio farvi la predica dicendovi di non bere ma mi sento in dovere di farvi capire che non dovete perdere mai la coscienza, la lucidità. Allegri sì, persi mai. 

  • 22/12/18: le foto più significative

    22/12/18: le foto più significative

     

    Quello che è capitato a Kalidou  Koulibaly durante la partita Inter-Napoli del 26 dicembre, è l’ultimo di una serie di cori razzisti contro i calciatori. Ragazzi che coltivano la propria passione, sono costretti a subire offese senza aver diritto di replica. Il calcio non è questo. Non è violenza, non è odio.

    I nostri ragazzi l’hanno capito bene.  Il 22 dicembre, durante la partita del cuore, i calciatori hanno dimostrato forte spirito di squadra e rispetto verso l’avversario.  L’atto vandalico che ha causato la sospensione della partita, passa in secondo piano quando si vede la gioia negli occhi di coloro che giocavano.

    Le foto che seguono, sono l’esempio di come il calcio può essere un’occasione di incontro e non di scontro.

  • Partita del Cuore: giocare per fare del bene

    Partita del Cuore: giocare per fare del bene

    Sabato 22 dicembre 2018 la nostra scuola ha organizzato, come ogni anno, la partita del Cuore. Tale manifestazione, che si svolge nello stadio della nostra città, il Giraud, è finalizzata a raccogliere soldi da dare in beneficenza; i soldi raccolti verranno utilizzati quest’anno per un progetto che la nostra scuola ha molto a cuore: aiutare i bambini del Congo.

    La partita è stata giocata dagli alunni del nostro liceo divisi in tre squadre: la Centrale, lo Sportivo e le Succursali; tutta la manifestazione è stata aperta da un inno contro la violenza negli stadi al quale hanno partecipato alcune nostre compagne. In campo vi erano anche alcuni ragazzi de “Lo Strappo” che si occupavano di foto e interviste.

    Durante tutta la manifestazione, infatti, abbiamo avuto l’occasione di poter intervistare i giocatori ponendogli due domande:

       Sai qual è il fine della partita del Cuore?

       Cosa ti ha spinto a giocare?

    Dopo aver riportato su Excel i dati ricavati dalle risposte e dopo averli analizzati abbiamo scoperto che il 79% dei ragazzi che giocavano sapevano il fine della partita del cuore; al contrario, il restante 21% non conosceva il fine della manifestazione..Significativa è stata la risposta che Donato Battipaglia e Alessandro Savino ci hanno dato e che qui riportiamo:

    Inevitabilmente anche la passione che proviamo per il calcio ci ha spinti a giocare ma il fattore che maggiormente ha influenzato la nostra scelta è stato proprio il fine che questa partita che stiamo per affrontare ha. Giocare vuol dire essere ancora di più parte integrante e attiva di un’iniziativa benefica volta ad aiutare persone in difficoltà; dunque crediamo che giocare non sia altro che un atto simbolico che ci rende parte concreta di questa iniziativa.

    Per quanto possa sembrare un ossimoro, visto l’inno di apertura della manifestazione, l’evento si è concluso prima del dovuto a causa dell’esplosione di un petardo lanciato nel fossato che divide il campo di gioco dagli spalti. L’autore del gesto è ancora ignoto. La partita si è conclusa anticipatamente, dunque, per motivi di sicurezza. I professori, la sicurezza e i rappresentanti d’istituto presenti affermano che tale gesto non verrà sottovalutato e che l’autore verrà punito.

    Martina Pacifico 4C scientifico. Foto di Mara Di Bagno 3B classico

     

     

  • Insieme per non dimenticare: una marcia in silenzio attendendo la Giustizia

    Insieme per non dimenticare: una marcia in silenzio attendendo la Giustizia

    “7 Luglio 2017”  è una data che la città di Torre Annunziata non dimenticherà mai, una ferita che lascerà per sempre il suo segno. Questo è stato il giorno in cui, alle prime luci dell’alba, la palazzina di quattro piani in Via Rampa Nunziante è crollata strappando alla vita : la sarta Pina Aprea, i coniugi Pasquale e Anna Guida e i loro figli Francesca e Salvatore Guida e la famiglia Cuccurullo: i coniugi Giacomo, tecnico del comune di Torre Annunziata addetto  proprio alla valutazione delle pratiche sugli edifici pericolanti, ed Eddy e il figlio venticinquenne, Marco.

    A distanza di cinque mesi, 7 dicembre 2017, è stato organizzato un corteo “silenzioso” voluto dagli ultras del Savoia sostenuti dal sindaco Vincenzo Ascione e dalle istituzioni torresi, da don Ciro Cozzolino, parroco della chiesa Santissima Trinità di via Gino Alfani, dai parenti delle otto vittime e da tutti gli istituti superiori oplontini, tra cui il Liceo Pitagora-B. Croce. La marcia ha avuto inizio presso lo stadio Giraud proseguendo poi per corso Umberto, piazza Ferrovia e litorale marino fino al luogo del disastro: la rampa Nunziante.

    E’ stata una marcia del SILENZIO, senza slogan. Il SILENZIO non di chi non sa cosa dire, ma di chi attende una risposta. Il SILENZIO non della rassegnazione, ma dell’azione. Un SILENZIO che doveva “gridare”,”squarciare” il muro dell’ingiustizia, dell’indifferenza e dell’individualismo. Ma soprattutto, è stato un SILENZIO carico di speranza per una cittadina cambiata e segnata da quel 7 luglio scorso, che però, si propone giorno dopo giorno di raggiungere nuovi orizzonti e di costruire un futuro diverso, migliore. Solo le parole di don Ciro hanno rotto il silenzio:

    ” Simbolo di questa marcia è una corda con tre nodi che indicano l’ingiustizia, l’individualismo e l’indifferenza. La città di Torre Annunziata dovrà affrontare degli ostacoli e il primo di questi è proprio l’indifferenza. Chi è indifferente è omertoso e chi è omertoso insabbia e butta nel dimenticatoio. Noi non siamo e non vogliamo essere così! Molti dicono che lo Stato è assente, ma non lo è. Lo Stato c’è perché tutte le istituzioni e tutti i cittadini sono lo Stato. Noi siamo qui e non molleremo! Noi vogliamo gridare per avere la giustizia, vogliamo camminare insieme e ricostruire. Insieme per non dimenticare e non mollare!”.

    Sono state queste queste le parole che hanno accompagnato il corteo sul luogo del disastro dove i circa mille partecipanti hanno ricordato e celebrato la vita delle vittime con preghiere e applausi facendo volare su, in alto nel cielo, otto palloncini bianchi su  ciascuno dei quali vi era il nome di una delle vittime e la parola “GIUSTIZIA”. Perché è la giustizia ciò che pretende e attende il popolo oplontino che sarà per sempre, senza mai mollare, la voce degli otto Angeli.