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  • La quotidianità dei social network: tra connessione e solitudine

    La quotidianità dei social network: tra connessione e solitudine



    Oggi è quasi impossibile immaginare una giornata senza social network. Appena svegli, molti di noi prendono in mano il telefono per controllare notifiche, messaggi, storie. Piattaforme come Instagram, TikTok e WhatsApp fanno ormai parte della nostra routine quotidiana.

    I social ci permettono di restare in contatto con amici lontani, condividere momenti importanti, informarci su ciò che accade nel mondo. In pochi secondi possiamo sapere cosa succede dall’altra parte del pianeta o vedere le foto di una vacanza appena iniziata. Questa velocità nella comunicazione è una delle più grandi conquiste del nostro tempo.
    Tuttavia, dietro questa apparente connessione costante si nasconde anche un rischio. Passare molte ore davanti allo schermo può ridurre il tempo dedicato alle relazioni reali. La quotidianità mostrata sui social non è quasi mai spontanea: è selezionata, modificata, costruita a seconda dei propri “Mi piace”.
    Un altro aspetto importante riguarda la concentrazione. Le notifiche continue interrompono lo studio, la lettura, persino le conversazioni. La nostra attenzione si frammenta, rendendo più difficile approfondire un argomento o vivere pienamente un momento. È come se fossimo sempre altrove, in attesa del prossimo messaggio.
    Ciò non significa che i social siano negativi in sé. Come ogni strumento, dipende dall’uso che ne facciamo. Imparare a stabilire dei limiti, a distinguere tra realtà e apparenza, è fondamentale soprattutto per noi giovani.

    In fondo, la vera sfida della nostra quotidianità digitale è trovare un equilibrio: solo così i social possono restare ciò che dovrebbero essere: un mezzo, non il fine delle nostre giornate.

  • I social: tra apparenza e verità

    I social: tra apparenza e verità

    “The Social Dilemma” è un documentario Netflix che tratta una delle tematiche attuali più discusse: i social network e la loro influenza sui giovani. Ex dirigenti di diversi social spiegano ciò che si cela dietro le interfacce: siamo costantemente monitorati. Avanzatissimi algoritmi ci mostrano contenuti che rispecchiano i nostri interessi, tenendoci incollati incessantemente allo schermo. I social possono essere utilizzati per restare in contatto con persone lontane, creare nuove amicizie. Inoltre rendono possibile la diffusione di informazioni in modo rapido e propongono anche nuove possibilità di business. Ad oggi, infatti, tali piattaforme hanno contribuito alla formazione di nuovi lavori come l’influencer, il social media manager, lo youtuber, ecc.

    Viceversa, hanno anche aspetti negativi, come la diffusione di fake news o possibili furti di identità e violazione della privacy. Inoltre creano dipendenza e favoriscono la diffusione di fenomeni allarmanti come il cyberbullismo e il revenge porn.

    Talvolta i social diventano anche uno strumento di diffusione di pensieri omofobi, razzisti e di messaggi che incitano all’odio e alla violenza; pertanto questi ultimi subiscono censure. Sono tanti i post, le storie e gli account che subiscono ban ogni giorno; un esempio celebre recente è quello dell’ex Presidente degli Stati Uniti Donald Trump a cui sono stati disabilitati i profili Twitter e Facebook  (in seguito alla sua approvazione nella rivolta a Capitol Hill) per incitamento all’odio e alla rivolta: «Amo tutti voi; siete grandi».

    Nonostante ciò, molti sono contro la censura siccome ritengono che ognuno debba esprimere le proprie opinioni senza vincoli; però, se così fosse, la nostra generazione sarebbe troppo influenzata da correnti di pensiero sbagliate che andrebbero a danneggiare persone facilmente influenzabili.

    Possiamo dunque definire i social come un’arma a doppio taglio, come afferma Radima Fernando, un grafico informatico: «Forse la cosa più pericolosa è il fatto che il web è guidato da tecnologie che stanno avanzando in modo esponenziale. E la cosa più importante è che la nostra fisiologia, il nostro cervello, non si è evoluto affatto».

    Laura Refuto, Lucia Rita Cozzolino III H scientifico; Alessia Sorrentino III A scienze applicate

  • Tik Tok: l’app del momento

    Tik Tok: l’app del momento

    Video di breve durata con musica, filtri ed effetti particolari, nuovi linguaggi comunicativi: Tik Tok è il social network del momento, diffusissimo tra i giovanissimi, e non solo. Per iscriversi bisogna avere almeno tredici anni, ma in realtà lo utilizzano anche ragazzi e, soprattutto, ragazze di età inferiore. Presenti anche molte mamme che postano video così come i propri figli.

    Creato in Cina e lanciato nel settembre 2016, inizialmente col nome musical.ly, conosciuto in 150 Paesi e tradotto in 75 lingue, in Italia conta circa 4 milioni di utenti attivi.Sulla piattaforma ci sono anche personaggi dello spettacolo come Fiorello, Michelle Hunziker, e Sfera Ebbasta, programmi televisivi come X-Factor, e società di calcio come Roma e Inter. Le clip, della durata di 15-60 secondi, comprendono balletti, mini-sketch comici, parodie musicali o lip-sync (video in cui si muove la bocca in sincrono con la canzone o una scena di un film). Ci sono poi le challenge: “sfide” a cui sono chiamati gli utenti, in cui un’idea viene proposta a milioni di persone, che devono cimentarsi in quella cosa ognuno dal suo schermo. Si stimano 236 video al minuto inseriti e centinaia di challenge.

    TikTok sicuramente stimola il talento e la creatività e offre un buon intrattenimento; può far divertire, senza sentirsi giudicati mentre si fanno smorfie o si canta in modo stonato o si balla in maniera anche scoordinata. Può essere utilizzato anche per iniziative intelligenti, come ad esempio la challenge “Theclimate”, lanciata a favore dell’ambiente, che invitava ogni utente a mostrare una clip con un proprio contributo virtuoso a salvaguardia dell’ambiente. TikTok, però, come ogni social network, ha non solo i suoi pro, ma anche i suoi effetti dannosi, talora veramente pericolosi. Così come per altri strumenti, di esso non sempre si fa un uso consapevole e sicuro.

    Con TikTok si possono ritoccare le immagini, trasformare i volti ed inserire diversi effetti e quindi non è difficile immaginare che possa diventare strumento di cyberbullismo ad esempio se un adolescente decida di postare un video ritoccato di un coetaneo. Inoltre, i video e le immagini pubblicate rimangono in rete, potendo essere viste e condivise da chiunque, con la possibilità che immagini imbarazzanti potrebbero far sentire con il tempo la persona in colpa o che addirittura quelle immagini possano arrivare a circuiti pericolosi, quali quello della pedopornografia. Alcune challenge, poi, caratterizzate dalla creazione di video estremi, si sono rivelate molto pericolose. È il caso della cosiddetta “Skullbreaker”, che in italiano si traduce con “spaccatesta”, in cui la vittima inconsapevole della sfida arriva a sbattere con la schiena e la testa sul pavimento con conseguenze che potrebbero anche essere molto gravi.

    Questi aspetti vanno conosciuti ed è bene non sottovalutarli. A tal proposito il Digital Transformation Institute, insieme a Tech Economy, ha presentato questo decalogo rivolto a bambini e ragazzi, finalizzato all’uso consapevole e sicuro di questo social network.

     

    È il caso di dire:”Quando siamo connessi divertiamoci, ma connettiamo anche la testa”!

     

     

    Fonti: https://www.moka-adv.it/come-funziona-tiktok-lapp-del-momento/; https://www.icompany.it/iblog/tutorial-e-guide/678-la-new-generation-fa-tiktok; https://www.digitaltransformationinstitute.it/wp-content/uploads/2019/12/Decalogo_TikTok.pdf