Tag: violenza sulle donne

  • Dovresti smettere di esser donna

    Dovresti smettere di esser donna

    Te la cerchi.

    Parli troppo

    non sai stare al tuo posto

    ti intrometti sempre:

    dovresti smettere di rispondere.

     

    Te la cerchi.

    Pensi troppo alla tua carriera

    non gli dai attenzioni

    ti allontana il lavoro:

    dovresti restare a casa.

     

    Te la cerchi.

    Il tuo rossetto è troppo acceso

    sei seducente

    ti guardano in troppi:

    dovresti smettere di truccarti.

     

    Te la cerchi.

    Non lo soddisfi abbastanza

    lui è un uomo e ha i suoi istinti

    tu non li assecondi:

    dovresti essere più disponibile.

     

    Te la cerchi.

    Tu lo esasperi

    lui poi si stufa

    tu proprio non capisci:

    dovresti smettere di esser donna.

     

    Nel mondo che vorrei, non esiste la giornata contro la violenza sulle donne.

  • “Lasciateci libere di essere ciò che vogliamo essere”

    “Lasciateci libere di essere ciò che vogliamo essere”

    Rula Jebreal è una giornalista e scrittrice israeliana con cittadinanza italiana, nata a Haifa, in Israele, dal padre Othman e dalla madre Zakia, la quale fu vittima di abusi che la condussero al suicidio. Rula all’età di 5 anni venne portata in orfanotrofio, dove trascorse gran parte della sua adolescenza. All’età di vent’anni ricevette una borsa di studio dal governo italiano per studiare fisioterapia all’Università di Bologna, dove si è in seguito laureata. La sua carriera da giornalista inizia nel 1997 collaborando con alcuni famosi giornali italiani, quali “Il Resto del Carlino”, “Il Giorno” e “La Nazione”, occupandosi di temi sociali e cronaca. Dal 2002 prende parte a varie trasmissioni televisive e cura la rassegna stampa dei quotidiani in lingua araba, occupandosi anche di politica estera. Nel 2004 pubblica il suo primo romanzo autobiografico “La Strada dei fiori di Miral” da cui è stato tratto un film, contestato da alcune organizzazioni israeliane poiché lo ritenevano filo-palestinese. La Jebreal respinse le accuse: “Questo film è un grido per la pace…È contro la violenza, da dovunque essa venga”. Nel 2005 pubblica il suo secondo romanzo “La sposa di Assuan” e nel 2007 il saggio “Divieto di soggiorno”. Quest’anno è stata ospite e conduttrice al Festival di Sanremo. Tale notizia ha scatenato, agli inizi di gennaio, una serie di controversie di natura politica e sociale da parte di alcuni partiti italiani che vedevano nella sua partecipazione al Festival solamente una scelta politica, che inizialmente ha indotto i vertici Rai ad escludere la sua presenza, salvo poi ritornare sui propri passi in seguito alle polemiche esplose.

    Il contributo più importante che la Jebreal ha dato al Festival, ma anche, e soprattutto, agli spettatori del Festival, è stato il suo monologo contro la violenza sulle donne. Il monologo, che si compone di riflessioni personali intervallate da citazioni tratte da celebri brani della musica italiana, è stato presentato dalla Jebreal durante la prima serata del Festival. La donna ha letto da un leggio nero le domande più crudeli poste alle vittime di violenza durante i processi e dati statistici relativi alla violenza sulle donne in Italia; mentre da un leggio bianco ha letto  strofe di canzoni italiane scritte da uomini per celebrare le donne. Lo scopo del monologo scritto dalla Jebreal è stato quello di celebrare attraverso la musica, indiscussa protagonista del Festival, la donna, poiché lei stessa, con i suoi silenzi e la sua innata voglia di far rumore, è una lieve e dolce melodia. Rula ha dedicato il suo intervento alla madre, la quale, profondamente turbata e annichilita dallo stupro subito all’età di tredici anni, si tolse la vita per la vergogna che  provava per il suo corpo privato di dignità. La violenza sulle donne e lo stupro sono tematiche scottanti: ogni giorno in Italia vengono denunciati circa undici stupri e per ogni donna che denuncia c’è un carabiniere, un giudice, un poliziotto, un uomo che le chiederà cosa indossasse. E a quel punto, oltre alla violenza fisica, la donna vede  macchiata la sua dignità e infranti i suoi diritti e prova un dolore che solo le parole possono infliggere. Se c’è una cosa che può far più male di una violenza fisica, quelle sono le parole. Ed è per questo che Rula ha scelto di celebrare l’importanza delle parole, parole  che molti utilizzano per offenderla, farla sentire sbagliata, per privarla della sua dignità, per ucciderla moralmente, per sottometterla, per impaurirla. Il messaggio della Jebreal è dunque rivolto agli uomini, ai quali ella chiede di essere complici della donna e di combattere al suo fianco affinché mai più nessuno osi attribuirle la colpa di una violenza che non ha scelto di subire. Sosteneva  il celebre poeta latino Terenzio: “Homo sum: humani nihil a  me alienum puto” (sono un uomo e nulla di ciò che è umano ritengo a me estraneo); per questo motivo bisogna essere solidali verso le donne. Perché una donna non sceglie mai di diventare una vittima quando può essere libera di essere semplicemente ciò che è, una donna.

    Buonagrazia Ludovica IIAsa

    Manzo Alessandra IIIBs

  • 25 novembre: Levante e la violenza sulle donne

    25 novembre: Levante e la violenza sulle donne

     

     

    La Giornata internazionale contro la violenza delle donne è stata istituita nel 1999 e la scelta del 25 novembre non è casuale: questo giorno ricorda la tragica storia delle sorelle Mirabal, donne rivoluzionarie che tentarono di contrastare il regime dittatoriale della Repubblica Dominicana, le stesse che furono condotte in un luogo isolato per poi essere stuprate, torturate, strangolate e gettate in un precipizio a bordo della propria auto dalle forze dell’ordine, al fine di far sembrare il tutto un incidente.

    Levante, nome d’arte di Claudia Lagona, è una cantautrice di origini siciliane ed è sicuramente tra gli artisti che meglio riescono a descrivere la nostra era. A ritmo di pop, quasi rock, e con uno stile tutto suo riesce ad analizzare anche i temi più delicati. Non le manca l’originalità: tramite metafore e giochi di parole è in grado di creare immagini molto suggestive per chi ascolta la sua voce.

    Il filo conduttore che unisce Levante al 25 novembre è il singolo intitolato ‘’Gesù Cristo Sono Io’’, in cui Levante paragona l’amore degenerato di una coppia che sfocia in un martirio per lei, alla sofferenza di Gesù Cristo. La storia narrata è quella di una donna che viene, giorno per giorno, demolita da quello che era stato un uomo innamorato di lei, tramite la violenza psicologica e fisica. Questa donna ha perdonato diverse bugie, come Gesù Cristo perdona i peccati, ha moltiplicato la propria pazienza proprio come i pani e i pesci, ha porto l’altra guancia, ma puntualmente le vengono ricordati solo i suoi errori (i peccati). A tale canzone è associato un videoclip, presente su Youtube, con immagini suggestive. Risalta la presenza di sole donne, con Levante che come protagonista rivive sempre lo stesso momento in loop. Le diverse attrici interpretano i ruoli  femminili stereotipati, ma una di esse veste i panni di un uomo che, col suo comportamento, allude alle molestie sessuali subite dalle donne. Un’altra donna svolge il ruolo di assistente, simbolo delle scarse probabilità di carriera che gli uomini concedono alle donne, un’altra è la donna delle pulizie, un’altra ancora simula un incidente in moto (riferimento al detto ‘’donna al volante, pericolo costante’’), due donne sono vestite da sposa e avvolte in una pellicola trasparente, altre due sono incappucciate e portano due cartelloni le cui scritte alludono agli stereotipi della donna fisicamente perfetta. In soli tre minuti si riassume la situazione attuale di tutte noi donne. Ed è così che Levante, ancora una volta, si dimostra artisticamente matura, creativa e all’altezza di affrontare un tema così delicato a ritmo di musica.

    Bisogna riflettere su questa data. Noi esseri umani siamo riusciti a raggiungere la Luna, abbiamo fatto passi sempre più grandi in ambito tecnologico… ma il fatto di aver sentito il bisogno di istituire una giornata mondiale contro la violenza sulle donne, per tentare di sensibilizzare chi sensibile non è, più che una vittoria è una sconfitta.