Si piegano le querce
come salici
sul cuore delle rocce
a Monte Sole.
Hanno memoria le querce, hanno memoria.
Memoria di sanguigne
uve
pigiate in torchi amari.
Memoria di stermini e di paure,
memoria della scure
nel ventre delle madri.
Hanno memoria le querce, hanno memoria.
Memoria di recinti profanati,
memoria dell’agnello e del pastore
crocifissi
tra reliquie di Santi
sull’altare.
Hanno memoria le querce, hanno memoria.
Memoria dell’inverno desolato,
memoria della bianca
ostia di neve
e del Kyrie degli angeli
sul corpo del profeta
decollato.
Ardono le querce
come ceri
sul candelabro della notte
a Monte Sole.
La piazza del grande cantautore rimanda alla bellissima Bologna, in cui la strada diventa luogo d’incontro, di religione, di vita.
Girando per quelle stesse strade dove si gustano tortellini e piadine, si possono incontrare piccoli gruppi che si esibiscono in generi musicali di ogni tipo: dal jazz al pop a pochi metri di distanza. All’imbrunire il centro diventa una vera e propria sala concerti a cielo aperto e nelle strade bolognesi risuonano quelle note cariche di passione che riescono a trascinare chiunque. Luci soffuse dei lampioni, pezzi di storia come scenografia, tutti seduti a terra ad ascoltare, così a poco a poco si viene invasi da un’atmosfera magica, quella di una città che, dopo una dura giornata di lavoro, riesce a spogliarsi delle proprie preoccupazioni e si abbandona alle emozioni della musica. Da una parte i musicisti, come il professionista con già qualche disco alle spalle, il giovane studente che per un attimo lascia i suoi libri, il povero accattone che confida nella sua chitarra per mangiare qualcosa, dall’altra amanti del pop moderno, fan del jazz di New Orleans o vagabondi che si lasciano trascinare dallo stile più underground. Dovunque si trovi, il passante è avvolto da un’atmosfera surreale e coinvolgente che sovrasta ogni altro pensiero. Anche per questo a Bologna c’è una fremente vita notturna e i suoi stessi abitanti hanno alle spalle una grande tradizione musicale. In particolare la città vanta un’importante comunità jazz che ancora oggi si ritrova in luoghi come la Cantina Bentivoglio che dagli anni ’80 ospita spettacoli jazz anche di musicisti di fama internazionale. Inoltre fin dal ‘700 ha dato i natali a importanti esponenti della musica tra cui frate Martini al quale oggi è intitolato il Museo internazionale e Biblioteca della Musica di Bologna, fino ad arrivare ai nostri tempi con Gianni Morandi e Cesare Cremonini.
Tanto spazio ai giovani, studenti e laureati dell’UNIBO’, che si riuniscono in piccole band provando a trasformare la loro passione in un vero e proprio lavoro. Così per le vie di Bologna s’incontrano i Rumba de Bodas e gli Ex della tua ragazza, tutti alla ricerca di un angolo di città da poter colorare con le note della loro musica. Solo a Bologna tutto questo funziona, solo qui, grazie alla sensibilità degli abitanti di una piccola, grande città universitaria, pronta ad accogliere e coltivare i sogni dei giovani che ospita. È questa la vecchia madre di cui parla Guccini nella canzone Bologna.
Dunque tra i portici bolognesi riecheggiano i suoni antichi e moderni di una città abituata a vivere con la musica, che si nutre di musica che ama la musica!
Gli “ex della tua ragazza”
Giuseppina Balzano, Marco Gargiulo e Assunta Collaro
“La Dotta, la Grassa, la Rossa.”: non tutti lo sanno, ma Bologna ha questi tre soprannomi. È chiamata la Dotta per l’antichissima università, la Rossa per l’orientamento politico e il colore dei tetti, la Grassa per la sua eccezionale cucina. Infatti Bologna è un crocevia di colori, persone, idee e cibo, dove si incontrano tradizione e innovazione. Un aspetto particolare è che per i Bolognesi il cibo non è solo nutrimento ma soprattutto un momento di aggregazione e condivisione, rifacendosi alla stessa concezione del cibo del Sud Italia. Nelle osterie, per esempio, i clienti devono solo comprare il vino e possono portarsi il cibo da casa. Una delle antichissime osterie è “L’osteria del Sole”, famosa per l’accoglienza e per i personaggi del luogo, nel quale ognuno è ben accetto. Nell’osteria c’è la regola di non poter cantare e suonare, ma l’unico che è riuscito a infrangerla è stato Joe Bastianich, noto ristoratore internazionale.
Bologna ha i suoi cibi caratteristici, alcuni dei quali si sono diffusi in tutta Italia. In questa zona uno dei piatti più apprezzati è la piadina che sta a Bologna come la pizza a Napoli, piatto tanto versatile quanto economico. Piatto meno noto ma altrettanto apprezzato è la tigella o crescentina, tipo di pane farcito con la cunza cioè lardo, rosmarino e aglio, dall’odore molto forte.
Altra ricetta classica della zona emiliana è quella delle tagliatelle, condite con l’altrettanto tipico ragù alla bolognese. Il piatto più famoso è il tortellino, diffuso in tutto il Nord Italia. Il tortellino era in origine un riciclo della carne avanzata sulla tavola dei nobili. Secondo la leggenda il tortellino si inspira all’ombelico femminile, quello di Venere secondo alcuni, secondo altri quello di una giovane e bella Marchesina. Bologna ha molte leggende quanti sono i piatti tradizionali, ma accoglie anche i piatti tipici di altri paesi.
In questa città, infatti, si trova di tutto: dal kebab al gulasch, dalla pizza alla polenta, dal sushi alla pita e così via, grazie ai numerosi universitari e immigrati di ogni nazionalità. Infine Bologna è una città fondamentale per la storia culinaria italiana e l’aspetto gastronomico è solo uno dei tanti motivi che la rendono più che degna di una lunga visita.
Interviste ai Bolognesi sul cibo
Salvatore Caiazzo, Francesco Di Nucci, Fabio Grandito