Tag: Coronavirus

  • No vaccine, no fly?

    No vaccine, no fly?

    During this year one of the most disrupted sector is certainly the air travel. When in April all the world was locked down and the borders were closed all the airlines around the world founded themselves without passengers, and so, without a revenue. Most airlines decided to ground all of their fleets or use a small percentage of it to fly cargo planes or repatriation flights, like Alitalia which flew during all the first lockdown non-stop from Rome to Hong Kong, Beijing, New Delhi and so forth.

    As of December 2020 the first vaccine is going to be given to the population and is expected that in a few months we will achieve herd immunity. The states administrations all around the world want an answer by the IATA (International Air Transport Association) on how air travel will be in 2021. IATA still does not know the answer yet, but two major airlines have already independently exposed themselves; Qantas and Delta Airlines.

    “Our position on this is clear. We have a duty of care to our people and our passengers, and once a safe and effective vaccine becomes readily available, it will be a requirement for travel on our international services,” said Mr Joyce, Qantas CEO, in comments to the media on Thursday.

    In Europe, the EASA (European Aviation Safety Agency) still follow the special guidelines for air travel: wash your hands, keep a seat empty, use of a safe mask for all the duration of the flight and so on…

    On the other hand in the US the FAA (Feder Aviation Administration) has authorized pilots and air traffic controllers to receive the COVID-19 vaccine, subject to certain conditions.

    The authorization comes as the United States Food and Drug Administration (FDA) cleared a vaccine. It is important to clarify that in the US the Covid’s guidelines are still not followed due to the position of their President: Donald Trump, a convinced negationist.

    We hope that the travel will begin again and there will be a full recovery after this pandemic. From almost a year we are waiving our youth away to reach the safeguard of elder and fragile people, we are blocked from seeing the world and explore, but, we know that these special measures are going to end and we personally hope that with this vaccine we are a step closer to win this tremendous virus.

     

    Giulia Franchini, Davide Palumbo IV B s.a.

  • La pandemia cambia le abitudini anche degli sportivi ma non quelle di Michelle!

    La pandemia cambia le abitudini anche degli sportivi ma non quelle di Michelle!

    Michelle è una ragazza di 16 anni, alta, bionda, occhi azzurri, caratterialmente estroversa, ma anche molto determinata. Da sempre è affascinata dal mondo dello sport, in particolare da quello della pallavolo, che pratica dall’età di otto anni. La sua passione per questa attività agonistica è nata dopo i numerosi racconti della madre, ex giocatrice, tant’è che ogni volta che entra in campo le sembra di entrare in una nuova dimensione in cui tutte le sue preoccupazioni svaniscono. Michelle arriva ad allenarsi fino a sei giorni alla settimana. Sono tanti come lei, in Italia, ad amare questo sport: l’ultimo censimento indica il numero, addirittura, di 26 milioni di individui fra i 14 e i 64 anni. Tuttavia, con l’arrivo dell’epidemia di Coronavirus Michelle è stata costretta a cambiare le proprie abitudini anche in ambito sportivo, poiché da maggio 2020 le attività sportive in Italia sono state, sì, consentite, ma nel rispetto delle norme di distanziamento fisico e secondo quanto stabilito da apposite linee guida e dai relativi protocolli attuativi. Poi, però, con il protocollo emanato il 26 ottobre 2020 sono stati completamente sospesi gli allenamenti e le attività presso palestre, piscine e centri natatori, nonché gli sport di contatto (con l’eccezione degli eventi e delle competizioni sportive di interesse nazionale promossi dal CONI, dal CIP oppure organizzati da organismi sportivi internazionali, all’interno di impianti utilizzati a porte chiuse senza la presenza di pubblico). Un brutto colpo, anche per chi è abituato a combattere in campo!

    Tutto questo, tuttavia, non ha fermato Michelle che ha infatti dato vita a una nuova routine, seguendo corsi online e mantenendosi comunque in forma per essere pronta a un’eventuale ripresa delle attività. E non è l’unica in Italia a fare questo: secondo i dati Istat, infatti, nel nostro Paese si contano circa 20 milioni di sportivi che praticano attività sportiva con continuità a casa. È quanto ci viene confermato anche dai dati di AliExpress (servizio di negozi online che offrono prodotti a livello internazionale) che riferiscono l’aumento di quasi il 1000% della richiesta di strumenti e indumenti per l’allenamento durante il lockdown. Sono, inoltre, numerose le App e i corsi online utilizzati dagli sportivi in questo periodo, che offrono vere e proprie lezioni e programmi da seguire per restare in forma e non perdere il ritmo.

    Tutto questo in futuro influenzerà definitivamente il modo di praticare lo sport? La risposta è sì! Secondo una recente indagine svolta da SportClubby (app che facilita il contatto tra strutture sportive e clienti), infatti, 7 italiani su 10, nel 2021, a fine pandemia, torneranno ad allenarsi in presenza in centri sportivi, ma il 20% circa degli sportivi alternerà le attività svolte a casa con quelle praticate in palestra. Si può quindi dire che l’idea di “fare sport”, che probabilmente ne conseguirà nel 2021, è quella di uno sport vario, misto, che sicuramente vedrà palestre e centri sportivi investire anche nel mondo digitale. Ciò andrà sicuramente e migliorare i servizi che vengono messi a disposizione di ogni sportivo.

    Per Michelle, dunque, il sogno continua grazie alla tenacia che l’ha sempre premiata e che continuerà ad accompagnarla in un nuovo percorso più lungo e forse anche meno motivante, ma non per questo meno bello, per superare un traguardo. L’augurio è di poter arrivare tutti alla fine di questo triste periodo per ricominciare, cercando di ricavare da questa esperienza quello che potrà servirci anche in seguito: maggiore cura per sé, maggiore rispetto degli spazi degli altri, maggiore rispetto della natura. Anche Michelle ne è convinta: andrà tutto bene!

    Marcello Valito, III A scientifico

  • La magia del San Carlo in diretta Facebook

    La magia del San Carlo in diretta Facebook

     

    La sera del 4 dicembre c’è stata la presentazione online della Stagione lirica del teatro San Carlo di Napoli con “Cavalleria Rusticana” di Pietro Mascagni in forma di concerto, che ha accolto ben oltre 40.000 utenti i quali hanno assistito alla prima rappresentazione in streaming in uno dei teatri più antichi d’Europa. Tutti hanno espresso grande entusiasmo per questa iniziativa, con moltissimi commenti positivi di utenti da ogni parte del mondo.

    In particolare, tra gli spettatori virtuali di Cavalleria rusticana è stato presente anche il Ministro Franceschini che ha affermato: “E’ davvero una grande gioia essere qui con voi un altro anno, quest’anno per la Cavalleria rusticana al San Carlo, per l’avvio di un anno che sarà diverso dagli altri”. Ebbene sappiamo tutti che questo non è un anno come gli altri, caratterizzato dalla pandemia causata dal COVID-19.

    Il lirico più antico di Europa ha ospitato una grande quantità di spettatori virtuali. Un successo enorme, quindi, che dovrebbe proprio spingere le istituzioni a considerare maggiormente o magari ad ampliare il progetto  di una piattaforma della cultura italiana online, a maggior ragione nella specifica situazione in cui attualmente ci troviamo. Un tale provvedimento potrebbe risultare molto proficuo e vantaggioso. È notevole notare a tal proposito come, a una chiusura di tutti i teatri e in generale di tutte le attività legate al mondo dello spettacolo, il San Carlo abbia risposto sfruttando le tecnologie di cui oggigiorno disponiamo. Le attività online del massimo napoletano continuano in tutto il mese di dicembre. Sono in programma quartetti, le stagioni di Vivaldi, concerti di Natale, il Gala Mozart e Belcanto e tanto altro, tutto in diretta sulla pagina Facebook del Teatro San Carlo.

    Sono sempre stato fin da piccolo un grande appassionato di musica. Studio pianoforte da quasi otto anni, e ho sempre ritrovato nella musica una vera e propria compagna, con cui comunicare ed esprimere al meglio i miei sentimenti e le mie emozioni. Pertanto, soprattutto in questo tempo di pandemia, consiglio vivamente di assistere alle opere liriche e ai concerti che presenterà prossimamente il San Carlo: un’ottima opportunità per distrarsi, per viaggiare con la mente, per nutrire l’anima, distogliendosi dai pensieri negativi che purtroppo incombono in questo periodo terribile.

  • Yemen, la guerra dimenticata

    Yemen, la guerra dimenticata

    «Una catastrofe umanitaria senza precedenti.» (Stephen O’Brien, vice segretario per gli affari umanitari delle Nazioni Unite)

    Da ben cinque anni lo Yemen è coinvolto in una guerra silenziosa, non conosciuta, iniziata nel 2015 e mai terminata. Tanti i combattenti coinvolti; tra i principali ricordiamo lo Yemen, l’Arabia Saudita, la Russia e gli Stati Uniti. Lo scontro scaturisce dalla contrapposizione degli Houthi (gruppo armato sciita), che controllano la capitale, alle forze legate al governo, sede Aden. Nella notte tra il 25 e il 26 marzo 2015 ha inizio il conflitto. Alcuni aerei, provenienti dall’Arabia Saudita, bombardarono le basi in Yemen degli Houthi, prendendo il controllo della capitale Sana’a e di altri territori nell’ovest del paese. Lo scontro non ha origini sconosciute, tantomeno improvvise: difatti i primi segnali di un eventuale combattimento si erano avuti già nel 2011-2012, quando Ali Abdullah Saleh, il capo del paese da oltre trent’anni, lasciò il potere. Oggi  la situazione già critica peggiora per l’emergenza determinata da  un nuovo virus, il COVID 19, oltre che da malattie come il colera. Buona parte degli ospedali è stata distrutta dai bombardamenti e 18 milioni di abitanti non hanno accesso all’acqua pulita; inoltre  è in arrivo la stagione delle piogge che preannuncia un nuovo picco di casi di colera. I dati degli ultimi anni sono di una portata enorme e spaventosa: 12 mila vittime civili, di cui 2 mila bambini. Inoltre si contano più di 10 milioni di bimbi in condizioni di insicurezza alimentare, di cui 2,1 milioni gravemente malnutriti. Un fattore che influisce in maniera abbastanza forte sulla situazione è la mancanza di sensibilizzazione (le persone sono così abituate alle malattie infettive che non ne hanno più il timore) e la scarsa informazione, grave soprattutto per gli abitanti delle zone rurali. Inoltre, a causa della guerra, scarseggiano molti farmaci. Nelle due principali città yemenite, Sana’a, postazione degli Houthi, e Aden, la popolazione ha fatto incetta di sapone per lavarsi le mani e delle poche mascherine disponibili. Nelle regioni sotto il loro controllo, i ribelli hanno chiuso le scuole e sospeso tutti i voli Onu, che sono quelli che portano gli aiuti umanitari. E’ probabile che il coronavirus sia già sbarcato nel Paese, ma che non sia ancora stato identificato, anche a causa dell’altissimo costo dei test. Recentemente il segretario generale dell’Onu ha chiesto fondi per due miliardi di dollari, per attuare un piano d’azione. Si parla di priorità per nazioni tra cui Afghanistan, Libia, Siria, Centrafrica, Sud Sudan, Venezuela, Ucraina, Iran, Corea del Nord e, naturalmente, lo Yemen. Il Paese si trova in uno stato di grande vulnerabilità per il blocco alle importazioni imposto dalla Coalizione saudita che da 5 anni sostiene il governo contro gli Houthi appoggiati dall’Iran, privando il Paese dei beni di prima necessità.

    Chiara Falanga 2A classico

  • Epidemie di ieri e di oggi: la peste del Seicento e il COVID-19/2

    Epidemie di ieri e di oggi: la peste del Seicento e il COVID-19/2

    Come già molti hanno fatto notare, l’assurda situazione che stiamo vivendo in seguito al contagio da coronavirus presenta svariate somiglianze con le conseguenze dell’epidemia di peste descritta da Manzoni nei capitoli XXXI e XXXII del suo romanzo. In essi l’autore si sofferma soprattutto sull’analisi degli effetti morali che la tragedia ebbe su istituzioni e popolo, facendo così emergere una serie di negatività che, nonostante la considerevole distanza temporale, stiamo riscontrando anche nella nostra situazione. Questo sicuramente non va a nostro favore, dal momento che dopo 400 anni ci si aspetta una dose di buonsenso maggiore: e invece, stiamo dando sfoggio di tutte le nostre peggiori qualità, proprio come allora.

    Manzoni usa due parole molto adatte a descrivere i comportamenti di tutta la società seicentesca: cecità e fissazione, caratteristiche che oggi non potrebbero essere più evidenti. Come i milanesi del ‘600 negavano l’esistenza della malattia, noi neghiamo la sua pericolosità, questo perché, mentre noi cittadini del mondo ci sentivamo invincibili e intoccabili, in passato si aveva una paura folle della verità. Anche noi, quando i nostri concittadini hanno iniziato a morire, abbiamo manifestato il nostro terrore, molto meno giustificabile. Infatti, non solo il coronavirus non è paragonabile alla gravità della peste, ma noi abbiamo anche a disposizione conoscenze scientifiche e tecnologiche oltre ogni immaginazione, che dovrebbero, fra l’altro, stimolare la nostra razionalità. E invece ci siamo dimostrati ciechi anche noi, in preda della mancanza di senno che scaturisce sempre dalla paura: tanto per dirne una, abbiamo assaltato i supermercati, come se ci aspettassimo che ovunque tuto il cibo sarebbe scomparso da un momento all’altro. Senza considerare che, proprio come nel 1600, non abbiamo dato peso alle misure precauzionali stabilite da medici ed esperti: abbiamo piegato la testa solo con le leggi. Nel frattempo, a causa della nostra mancanza di giudizio, il contagio si è diffuso da nord a sud, proprio come in passato, e abbiamo iniziato a prendere sul serio quelli che ne sapevano più di noi solo quando “la peste era già entrata a Milano”. Fortunatamente, le nostre istituzioni hanno reagito in maniera più assennata rispetto a quelle seicentesche, ma comunque il blocco è arrivato in ritardo; di certo ha aiutato l’evoluzione del sistema sanitario e politico rispetto all’inefficiente tribunale della sanità, la cui lentezza ci ha caratterizzati comunque. Forse è stata una casualità, forse c’erano in ballo interessi economici (fermare tutto è pur sempre una decisione greve), ma è inutile impegnarsi in una caccia all’uomo, come invece ci racconta Manzoni a proposito degli untori. Anche se, a pensarci bene, la convinzione che ci fossero delle persone incaricate trasmettere il morbo non è molto diversa dalle centinaia di teorie complottiste che oggi attribuiscono la colpa all’una o all’altra potenza, a questo o a quell’altro scienziato che chissà quanti anni fa aveva predetto tutto. Incredibilmente simile è anche il trattamento riservato ai forestieri nel ‘600 e oggi: in passato, infatti, si diffidava di loro ed erano frequenti gli arresti e le lapidazioni da parte della popolazione spaventata, mentre oggi abbiamo evitato e additato per settimane i cinesi residenti nel nostro paese, arrivando addirittura ad alzare le mani su di loro per strada.

    Chissà cos’avrebbe detto Manzoni nel vedere che, mentre gli anni passano e diventano secoli, mentre tecnologia e scienza corrono di pari passo verso il futuro e l’istruzione conquista le menti di milioni di persone, proprio le persone rimangono le stesse.

    Arianna De Martino 2A classico

  • COSA PUO’ INSEGNARCI IL CORONAVIRUS

    COSA PUO’ INSEGNARCI IL CORONAVIRUS

    Il COVID-19, detto anche CORONAVIRUS, si è ormai diffuso a macchia d’olio anche nella penisola italiana, causando un numero di contagiati in continuo aumento, la chiusura delle scuole e degli atenei e il blocco dell’economia. La prima zona ad essere stata contagiata è la Lombardia, dalla quale molti giovani in un weekend di inizio marzo sono scappati per tornare al Sud, contribuendo così alla diffusione del virus. Sin dall’inizio il problema del Covid-19 è stato molto sottovalutato, dato che si è diffusa l’idea che non sarebbe mai potuto accadere a noi, e purtroppo questa idea sbagliata ha contribuito notevolmente alla diffusione  della malattia.

    Anche se la situazione è veramente critica e ha dell’inimmaginabile, questo momento di fragilità nazionale ha tanto da insegnarci.

    Un esempio. Le Isole Maldive hanno chiuso le loro porte agli italiani perché provenienti da una nazione contagiata dal Coronavirus.

    Penso che trovare le frontiere chiuse e vedersi puntare il dito contro abbia fatto capire a tanti nostri connazionali  cosa provino tutti quegli immigrati che trovano “i porti chiusi”.  Per una volta abbiamo provato sulla nostra pelle cosa significhi essere discriminati, emarginati ed etichettati come soggetti pericolosi.

    Inoltre non possiamo incontrare i nostri amici o  dare un abbraccio ai nostri cari. La cosa triste è che c’è stato bisogno di metterci in quarantena per comprendere quanto sia importante il contatto umano e quanto ne abbiamo bisogno.

    Essendo quindi relegati in casa non possiamo neanche frequentare le lezioni e in questo momento stiamo comprendendo quanto sia essenziale l’istruzione, quanto sia unica ed insostituibile la scuola e quanto ne abbiamo bisogno.

    In sostanza, credo che questo virus ci stia dando delle vere e proprie lezioni di vita.

    Nonostante la gravità della situazione, ci sono persone che non comprendono ancora quanto sta accadendo e che, invece di restare in quarantena, escono in strada noncuranti del pericolo al quale espongono loro stessi e le persone che gli stanno vicino.

    Eppure a noi è stato solo chiesto di restare a casa nei nostri letti, niente di più.

    E non dobbiamo farlo perché ce lo dice lo Stato o perché c’è una legge; dobbiamo farlo per noi e per le nostre famiglie.

    Il coronavirus ci sta mettendo davanti a delle sfide e solo con la pazienza e la forza di volontà possiamo affrontarle.

    Abbiamo capito che nessuno di noi è invincibile, può accaderci di tutto, nessuno è al riparo. E’ il momento giusto per comprendere quanto la vita sia importante e cosa bisogna fare per preservarla. Anche  restare a casa per un tempo che sembra infinito.

    Chiara Cinquegrana 2AC

  • Epidemie di ieri e di oggi: la peste del Seicento e il COVID-19/1

    Epidemie di ieri e di oggi: la peste del Seicento e il COVID-19/1

    Nel momento drammatico che stiamo vivendo la letteratura rivela tutta la sua potenza: leggendo i capitoli che Manzoni nei Promessi Sposi dedica alla peste, i nostri studenti hanno individuato analogie sorprendenti con il presente. I libri si sono rivelati chiave di accesso al mondo, strumento insostituibile per comprendere noi stessi e gli altri ed esprimere emozioni, ricordi, pensieri. Di seguito pubblichiamo alcuni lavori nati proprio dalla lettura del testo manzoniano. (ndr)

    Dopo quasi quattrocento anni dalla peste del Seicento di cui racconta Manzoni nei Promessi Sposi, è irreale pensare che la mente dell’uomo possa reagire ad un avvenimento, quasi identico, a questo punto, allo stesso modo. Di sicuro la situazione difficile ha creato molto panico nei primi giorni della diffusione del Coronavirus, e in maniera parallela anche un forte scetticismo da parte di alcune persone, che non avevano ancora ben chiara la situazione e la sua gravità, ma nel 1629 tutte queste sensazioni erano fortemente amplificate da due fattori: l’ignoranza del popolo e quella dei medici. Considerando quanto una popolazione poco acculturata possa farsi manipolare o semplicemente farsi trasportare da ogni voce messa in giro, aggrappandosi ad essa come l’unica verità, e quanto i dottori del tempo non fossero preparati a gestire la peste,  si ottiene una massa di persone in balia di pettegolezzi e mai di fatti oggettivi, e medici che non sono in grado di dare certezze al popolo. Inoltre ciò che Manzoni intendeva per “minimizzare” era riconducibile alle autorità del Seicento, che per ignoranza o per negligenza, non si curavano del problema  costituito dalla peste. Una mancanza che ha portato inevitabilmente a un epilogo negativo, di cui non sono ben chiari i motivi, nonostante la critica continua di Manzoni verso il governo del tempo. La situazione oggi è decisamente diversa, poiché le persone al potere hanno sicuramente maggiore consapevolezza, basandosi su dati e indicazioni che provengono da esperti e non su semplici dicerie, e hanno attivato procedure nel giro di poche settimane. È chiaro che il ritardo dei provvedimenti è conseguenza di un’attenta analisi dei risvolti che gli stessi provvedimenti avrebbero potuto avere sull’economia e sui rapporti tra i vari paesi. Ma dopo un periodo di stallo, le leggi sono arrivate, seguendo il corso della malattia e aumentando progressivamente il loro rigore con il diffondersi del virus. È questa la nostra grande fortuna oggi: di fronte a una calamità come questa ci sono cittadini che possono decidere a cosa credere, ma che nella maggior parte dei casi seguono ciò che il  governo impone, e c’è una medicina che ha subito secoli di progresso. Nonostante ciò, i numeri dei contagi e dei decessi aumentano esponenzialmente di giorno in giorno. E altrettanto velocemente le persone affermano che la pandemia poteva essere evitata, che le istituzioni potevano impegnarsi di più, liquidando tutti gli sforzi di una nazione con critiche scontate. E’ vero che il nostro popolo ascolta principalmente fonti attendibili riguardo agli sviluppi dell’epidemia e a quali comportamenti adottare, ma purtroppo ci sono anche casi in cui ci lasciamo abbindolare da notizie di dubbia provenienza: in un periodo come questo, a volte siamo dominati dalla paura e dal panico e le possibilità di speculazione aumentano notevolmente grazie alle fake news. Intanto, nessuno è mai in grado di spiegare perché, senza tirare in ballo le autorità o teorie astruse, la situazione è diventata così irrecuperabile. Chi ha la competenza per dirlo offre una risposta molto semplice: essendo stato il contagio velocissimo, la colpa è da attribuire a quelle persone che, quando si limitava ad essere un semplice consiglio e non una norma, hanno deciso comunque di non seguire l’invito a non uscire, a non muoversi dal proprio paese e a non vedersi con altre persone se non necessario. Se tutti avessimo seguito queste direttive, sicuramente non ci sarebbe stata la necessità di attivare misure decisamente più aggressive. Contenere l’epidemia adesso sta diventando estremamente complicato; tutto ciò forse per un eccesso di fiducia del governo nei confronti del suo popolo. Quindi una situazione così disperata era sì evitabile, ma era compito nostro agire per tempo seguendo dei consigli che, col senno di poi, avrebbero dovuto essere imposti fin dall’inizio.

      Giulia Serino 2A classico

  • Gli adolescenti riscoprono la famiglia

    Gli adolescenti riscoprono la famiglia

    Ci siamo ritrovati improvvisamente chiusi in casa, a trascorrere un tempo sospeso che ci fa provare l’illusione di vivere in un sogno. Il mondo ci è crollato addosso e con il lockdown abbiamo perso tante certezze che abbiamo sempre considerato scontate. A noi adolescenti hanno chiesto di stare imprigionati proprio in una fase della vita che deve essere vissuta nella dimensione della socialità, tra esplorazioni e relazioni. Nonostante ciò, la nostra tenacia ci sta aiutando a reagire e stiamo trasformando quest’esperienza in un allenamento alla vita. All’interno delle mura di casa -la nostra prigione ma anche il nostro nido- abbiamo le persone più importanti della nostra vita, coloro a cui dobbiamo tutto: la nostra famiglia. Abbiamo sempre desiderato evadere, abbiamo sempre trascorso meno tempo possibile in casa, ma adesso stiamo capendo la fondamentale funzione della famiglia. Essa è luogo di protezione e sicurezza, offre sempre conforto, amore e comprensione. È vero, però, che di settimana in settimana la convivenza h24 sta diventando pesante per tutti, perché non è facile conciliare le esigenze di genitori, ragazzi e bambini. Ognuno ha bisogno dei suoi spazi ed è il momento di fissare nuove regole per garantire una collaborazione armoniosa interna al nucleo familiare. È giusto approfittare di questo tempo per risolvere le incomprensioni e per ritrovare il calore, a volte perduto. Talvolta si litiga ma non c’è niente di più bello che avere sempre un genitore in casa, pronto a dedicarti il suo tempo. Guardare un film insieme, rivedere i cartoni di quando eravamo bambini, sfogliare i numerosi album fotografici che ci riportano alla nostra infanzia, condividere hobby e passioni: tutto questo fa bene al cuore, placa ansie e paure. Sono momenti che ricorderemo a vita e a cui, in futuro, forse guarderemo con nostalgia. Se ripensiamo alla vita frenetica di prima, quando parlavamo a stento con i genitori, quando ci annoiava passare a salutare i nonni (che ora ci mancano tanto), non possiamo non apprezzare tutto ciò che ora possiamo fare in famiglia. Purtroppo, però, la convivenza non è sempre idillica e ci sono anche famiglie che si reggono su basi fragili, che non hanno esperienze felici da condividere e che stanno vivendo l’inferno. In queste famiglie vivono adolescenti che, mai come in queste settimane, sono arrabbiati, spaventati da un isolamento che sembra soffocarli. Non riescono a vedere nei genitori, impegnati in litigi e ripicche senza fine, persone un po’ complici, un po’ amiche a cui confidare emozioni e paure. E sperano solo che tutto finisca presto. Prestissimo.

     

  • Che cosa ci sta insegnando il coronavirus?

    Che cosa ci sta insegnando il coronavirus?

    Una pandemia globale, un nemico invisibile: è ormai da tanto che il coronavirus è arrivato qui in Italia ed è da dicembre invece che è partito dalla Cina. Una catastrofe che sta coinvolgendo tutti. Il governo ci chiede di rimanere a casa, le strade sono deserte, gli ospedali pieni. Tutt’a un tratto il mondo si è fermato, la vita frenetica che siamo abituati a vivere è oramai sospesa, in un unico, drammatico, forse eterno presente.

    Un presente che fa male, ma che, in fin dei conti, ci induce a riflettere. Tante sono le cose che ritenevamo scontate: una passeggiata all’aria aperta, una partita di calcio con gli amici, l’andare a scuola ogni mattina. Pensavamo di essere i padroni del mondo, di poter ottenere tutto, di poter agire senza subirne le conseguenze. Basti pensare al rischio ambientale che abbiamo creato, alle emissioni di gas serra che sembravano non poter mai cessare, perché le industrie, le fabbriche, l’economia, erano “troppo importanti”. Per anni abbiamo basato la nostra vita facendoci prendere da cose che fino a ieri ci sembravano fondamentali, ma che soltanto adesso si mostrano per quello che sono realmente. È bastato un virus a fermarci, a mostrarci la nostra vera natura, così perfetti ma così fragili. Questa situazione, per quanto terribile che sia, ci sta insegnando molte cose. Sono tanti i valori che stiamo riscoprendo in questo periodo, primo tra tutti l’importanza della vita, che sembrava controllabile, ma che in realtà può sconvolgersi da un momento all’altro. E non ha senso, mai come in questo periodo, parlare di razze, di discriminazioni, di classi sociali inferiori e superiori: siamo tutti esseri umani, che nascono e muoiono. Stiamo riscoprendo, nella distanza, cosa significhi realmente essere uniti, essere tutti uguali: i flash mob sui balconi, le bandiere, gli inni nazionali ci hanno ricordato che da soli non si può affrontare nulla, che l’unione, specialmente nei momenti difficili, fa la forza.

    Ma non basta essere forti per combattere questa guerra, bisogna essere anche responsabili. Ognuno oggi deve capire quanto il proprio operato possa influenzare la vita di centinaia di persone. C’è chi, soprattutto al nord, vede cadere come foglie prima un proprio vicino, poi un proprio parente, con la paura e la preoccupazione di essere il prossimo. E c’è chi, invece, ha la fortuna di essere asintomatico, ma continua a girare per le strade, contravvenendo alle disposizioni, vanificando lo sforzo di medici e infermieri che mettono a repentaglio la propria vita per quella dell’altro, condannando a morte pazienti che si sarebbero potuti salvare se solo ci fossero stati più posti in terapia intensiva.

    Il bene dell’altro è anche quello nostro, e non ha senso uscire di casa proprio in questo momento. Le giornate possono essere monotone, noiose, ma ne vale sempre la pena, anche perché a casa abbiamo coloro che ci conoscono meglio di tutti, i nostri familiari. Ecco un altro valore che, purtroppo, si stava perdendo e che questo virus ci sta insegnando a riscoprire: l’importanza dello stare in famiglia, di passare il tempo tutti insieme, imparando a conoscere meglio quelle persone con cui viviamo da anni, ma che, forse, non abbiamo mai conosciuto così bene come credevamo. E stiamo imparando che bisogna considerare il lavoro e il sacrificio di tutti, quotidianamente. Non è giusto che soltanto in situazioni come quella attuale venga data importanza a figure professionali – medici, infermieri, forze dell’ordine – fino a un mese fa criticate da molti e ora considerate eroiche. Oggi stiamo riscoprendo cosa significhi essere veramente ricchi e quale sia la vera ricchezza; stiamo imparando ad apprezzare le piccole cose, ad essere più solidali.

    “Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca… ci siamo tutti” – dice Papa Francesco. Speriamo soltanto che, una volta usciti dalla tempesta, tutto questo non venga dimenticato.

  • Un contributo da parte di tutti

    Un contributo da parte di tutti

    Le problematiche relative al coronavirus o COVID-19 purtroppo sono ancora irrisolte e riguardano non solo l’Italia o la Cina ma l’intera Terra.

    Purtroppo tutto il sostegno da parte dello Stato e dei più importanti enti nazionali e internazionali, anche in termini economici, in alcuni casi non è stato sufficiente. Per questo motivo sono da evidenziare le tantissime donazioni provenienti da varie zone del pianeta al fine di aiutare sia chi sta combattendo contro questo terribile virus sia anche coloro che sono impegnati nella ricerca di un vaccino.

    Le donazioni sono state effettuate anche da cittadini italiani facenti parte del cosiddetto mondo dei vip, imprese e case di moda.

    Di seguito alcuni esempi:

    • Chiara Ferragni e Fedez hanno donato a titolo personale la somma di 100mila euro. Hanno inoltre deciso di realizzare un video con il proprio smartphone e lanciare la campagna benefica “Sosteniamo la terapia intensiva”, in collaborazione con il San Raffaele di Milano. A distanza di appena due settimane dalla diffusione del video, la fashion blogger e il rapper hanno esultato in quanto l’impresa si è compiuta: “Entra ufficialmente in funzione il nuovo reparto costruito da zero grazie alla raccolta fondi”. Entrambi hanno annunciato la bellissima notizia sui loro canali social, postando un video che mostra la splendida struttura realizzata accanto all’ospedale meneghino, dove prima sorgeva il campo di basket del gruppo sportivo universitario. Da evidenziare il fatto che all’ingresso della struttura è stato messo un telo con i nomi dei 200mila donatori;
    • Silvio Berlusconi ha donato 10 milioni di euro alla Regione Lombardia, somma necessaria per la realizzazione del reparto di 400 posti di terapia intensiva alla fiera di Milano;
    • Banca Mediolanum ha deciso di effettuare una donazione pari a 100.000 euro a favore dell’ASST Fatebenefratelli;
    • Intesa Sanpaolo si è detta pronta a elargire fino a 100 milioni di euro;
    • il gruppoLavazza e Giuseppe Caprotti di Esselunga hanno deciso di donare 10 milioni di euro;
    • la famiglia Benetton ha destinato 3 milioni agli ospedali italiani;
    • Orogel invece ha scelto di elargire 800.000 euro per l’ospedale Bufalini di Cesena;
    • Mapei ha donato 750.000 euro agli ospedali milanesi;
    • la famiglia Caltagirone ha dato 500.000 euro a testa per il Gemelli e lo Spallanzani;
    • la Fondazione Silvio Tronchetti Provera ha versato 100.000 euro per il Sacco di Milano;
    • Prada ha donato due postazioni complete per la terapia intensiva a Milano;
    • Giorgio Armani ha elargito 1,25 milioni di euro;
    • Donatella Versace insieme alla figlia ha donato 200.000 euro.

    Oltre alle donazioni per l’Italia, ci sono state quelle da parte di paesi esteri verso altri paesi. Ad esempio:

    • tra i vari magnati a mettere mano al portafogli è stato Bill Gates che, a fine gennaio, quando ancora il virus si credeva fosse confinato solo in Cina, ha staccato due assegni da 5 milioni di dollari, uno destinato a Pechino e l’altro all’Africa Centers for Disease Control and Prevention. Somme queste che sono state finalizzate ad aiutare economicamente la ricerca e chi sul campo è impegnato a combattere il contagio. Il fondatore di Microsoft ha deciso di sostenere l’Africa nonostante essa sia tra i continenti meno colpiti; ma è quello dove, potenzialmente, il morbo potrebbe fare più danni;
    • colossi statunitensi come Dell, PepsiCo, Procter&Gamble, Apple e Immunotec Global, hanno effettuato cospicue donazioni in favore della Cina;
    • grandi aziende europee come L’Oreal, Michelin e Bayer hanno effettuato grandi donazioni;
    • il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, di recente ha scelto di destinare metà del suo stipendio (100.000 dollari al mese) da inquilino della Casa Bianca al Ministero  americano della Sanità;
    • Justin Bieber, reginetto del pop a stelle e strisce, di recente colpito da una malattia, ha deciso di devolvere 100.000 dollari alla Cina allo scopo di aiutare chi è impegnato in progetti legati all’infanzia;
    • uno dei primi a effettuare una donazione di 100.000 euro è stato il giovane presidente dell’Inter, Steven Zhang, cinese di Nanchino, somma che è stata devoluta al Sacco di Milano per sostenere la ricerca.

    Tantissime quindi sono state le donazioni da parte di molti personaggi famosi. Tuttavia, noi non dobbiamo rimanere colpiti dalle grandi somme di denaro che certo hanno sempre il loro valore, ma soprattutto dobbiamo concentrarci su tutte le persone che, anche se non con le stesse cifre hanno comunque dato il loro contributo. Sicuramente il miglior contributo è stato ed è donato quotidianamente dai medici e dagli infermieri, ai quali dobbiamo fare un grande ringraziamento per quello che stanno facendo, che non può essere considerato solo un semplice contributo ma qualcosa di straordinario.