Categoria: Tv, Cinema, Musica, Spettacolo

  • Giovanni Allevi:“Non potendo più contare sul mio corpo, suonerò con tutta l’anima.”

    Il maestro Giovanni Allevi, dopo due anni, si è esibito sul palco del Teatro Ariston. Costretto a prendere una pausa a causa della sua malattia, è ritornato più forte di prima,  come una fenice,  pronto a risplendere ancora una volta con la sua grandezza musicale. Dopo un caloroso applauso da parte del pubblico, Allevi ha trovato la forza per raccontare i due anni terribili che ha vissuto, condividendo le emozioni che ha provato durante la sua battaglia contro il mieloma multiplo.

    «Ad un tratto, tutto è crollato. Non ho più suonato il pianoforte davanti a un pubblico per quasi due anni, ma il dolore mi ha donato prospettive inaspettate. Ho imparato che i numeri non contano. Ogni individuo è unico, irripetibile e infinito a modo suo».

    Successivamente ha condiviso il suo pensiero sull’ importanza della gratitudine per la bellezza del creato, delle albe e dei tramonti e per l’affetto ricevuto dallo staff sanitario. Ha espresso inoltre la sua volontà di accettare il “nuovo Giovanni”, cosa non facile. Un momento molto toccante è stato quando si è tolto il berretto che indossava, a dimostrazione dell’esistenza del “nuovo Giovanni”.

    «Ho perso molto: il mio lavoro, i miei capelli, le mie certezze. Ma non la speranza e la voglia di immaginare. Era come se il dolore mi porgesse anche degli inaspettati doni. Quali? Vi faccio un esempio. Non molto tempo fa, prima che accadesse tutto questo, durante un concerto in un teatro pieno ho notato una poltrona vuota. Come una poltrona vuota? Mi sono sentito mancare. Eppure, quando ero agli inizi, per molto tempo ho fatto concerti davanti a un pubblico di 15, 20 persone, ed ero felicissimo. Oggi, dopo la malattia, non so cosa darei per suonare davanti a 15 persone. I numeri non contano perché ogni individuo è unico, irripetibile e a suo modo infinito».

    Il suo discorso si conclude con messaggio fondamentale: «Quando tutto crolla e resta in piedi solo l’essenziale, il giudizio che riceviamo dall’esterno non conta più. Io sono quel che sono, noi siamo quel che siamo. E come intuisce Kant, il cielo stellato può continuare a volteggiare nelle sue orbite perfette, io posso essere immerso in una condizione di continuo mutamento, eppure sento che in me c’è qualcosa che permane ed è ragionevole pensare che permarrà in eterno. Io sono quel che sono. Voglio andare fino in fondo a questo pensiero. Voglio accettare il nuovo Giovanni, vado? ».                                                                             

    In seguito si è abbandonato alle note di Tomorrow, brano composto durante il ricovero, “perché domani per tutti noi ci sia sempre ad attenderci un giorno più bello” Il maestro  ha concluso affermando : « Non potendo più contare sul mio corpo, suonerò con tutta l’anima» .

     Il discorso di Allevi suscita riflessioni sull’ importanza di avere dei punti di riferimento nella propria vita, a cui aggrapparsi nei momenti bui; la sua àncora è stata la musica, che lo ha “salvato”, dandogli la forza di continuare ad essere se stesso e a non  fermarsi davanti agli ostacoli determinati dalla sua malattia.

    Il suo grande coraggio è riuscito ad emozionare non solo gli spettatori dell’ Ariston ma anche noi da casa con la sua maestria musicale e con  le sue parole, significative della  trasformazione profonda avvenuta nell’artista, che trova ora la libertà di essere se stesso, ignorando i giudizi esterni.

    Benedetta Serpe 2B Classico

  • Loredana Bertè: il coraggio di non piacere

    Loredana Bertè: il coraggio di non piacere

    Solo le persone coraggiose sono capaci di essere se stesse e Loredana Bertè, al Festival di Sanremo, ha dimostrato di esserlo.  Lei, famosissima cantautrice ed attrice, è sempre stata una donna trasgressiva e fuori dagli schemi, impermeabile alle critiche. Quest’anno al Contest della canzone italiana, infatti, non ha deluso le aspettative: capelli blu elettrico, minigonna e carattere da vendere. La canzone che Loredana Bertè ha cantato a Sanremo è un inno all’amore verso se stessi e alla libertà di essere se stessi. La Bertè, con la sua canzone intitolata “Pazza”, è riuscita a trasmettere a noi giovani l’audacia di andare oltre le convenzioni. Tanti gli spunti di riflessione che nascono dal testo della canzone.

    “Sono pazza di me

    Sì perché mi sono odiata abbastanza”

     

    Quante volete ci siamo guardati allo specchio senza che ci piacesse veramente quello che vedevamo? Quante volte ci siamo preoccupati troppo del giudizio degli altri? Quante volte avremmo voluto zittire le opinioni non richieste e le critiche pungenti?

    Loredana Bertè non cerca l’approvazione degli altri e invita tutti a vivere liberi dai pregiudizi e a non lasciarsi intrappolare dalle catene dell’ipocrisia.

    “Prima ti dicono basta sei pazza e poi

    Poi ti fanno santa

    Io cammino nella giungla

    Con gli stivaletti a punta

    E ballo sulle vipere”

    La cantante, che con questa canzone si è aggiudicata il premio della critica “Mia Martini” , durante un’intervista ha affermato:

    «Io di solito mi odio abbastanza, ma ultimamente invece mi amo disperatamente. Essere normali per me oggi è la più grande trasgressione».

    Cosa possiamo intendere con il concetto di “normalità”? Chi è che decide ciò che è normale e ciò che non lo è?

    Ogni persona è unica e tutti dovrebbero essere fieri della propria autenticità!

     

    Emilia Esposito 2Asp

  • La musica unisce, non divide.

    La musica unisce, non divide.

    Dal 6 al 10 febbraio moltissimi italiani hanno seguito la 74esima edizione del Festival di Sanremo dal Teatro Ariston, condotta da Amadeus. Durante le quattro serate, Amadeus è stato affiancato da vari co-conduttori come Rosario Fiorello, Giorgia, Lorella Cuccarini…

    A vincere il Festival  2024 è stata Angelina Mango con il brano  “La noia” dove canta:

    Ballo la cumbia […] la cumbia della noia”

    L’autrice suggerisce di accettare la noia per “esorcizzare tutti i momenti negativi e riuscire ballare con una corona di spine addosso”. Con la frase “vivo perché soffrire fa le gioie più grandi”  vuole spronare ad affrontare le difficoltà della vita che  possono  farci crescere: solo così potremo ottenere “le gioie più grandi”.

    Dopo la vittoria di Angelina, ad aumentare non sono stati solo i followers ma anche e soprattutto gli haters, molti dei quali fan del rapper Geolier. Per capire bene ciò, bisogna andare alla terza serata, quando i cantanti hanno cantato delle cover  insieme ad altri artisti al di fuori del contest. Nella classifica di quella sera, Geolier è apparso primo ed è stato criticato dal pubblico (che acclamava Angelina Mango) con fischi ed urla; alcuni spettatori addirittura hanno lasciato il teatro. Geolier è stato molto contestato non solo dal pubblico ma anche dalla stampa e sui social numerosi messaggi di odio sono stati rivolti sia al  cantante che ta Napoli.

    Ovviamente i fan del rapper sono insorti davanti a queste offese razziste, ma è  curioso che  anche Angelina Mango sia stata oggetto sul web di vergognosi attacchi da parte di chi ha sottolineato che il suo successo è stato  dovuto unicamente al suo cognome (Angelina è la figlia del cantante Mango, morto qualche anno fa).

    Come può una forma d’arte così bella come la musica a trasmettere tanto odio? La musica è armonia e unione. Sia Geolier che Angelina sono due giovani artisti, esponenti di due generi musicali differenti che non possono essere comparati, e meritano il rispetto di tutti.

    Antonio Cinquegrana

    IIA Linguistico

  • LIBERE SEMPRE, COME FARFALLE

    LIBERE SEMPRE, COME FARFALLE

    Sanremo è il festival della canzone italiana, uno dei principali eventi mediatici italiani, trasmesso in tutta Europa.

    È una gara tra i brani scritti in italiano, e quest’anno per la prima volta è stato accettato un brano scritto in dialetto napoletano, il dialetto partenopeo. Oltre ad essere un evento che unisce tutta l’Italia, sia giovani che anziani, è un evento utilizzato da alcuni cantanti per inviare dei messaggi. E in questa edizione del 2024, sono stati inviati molteplici messaggi importantissimi.

    Fiorella Mannoia e Loredana Bertè, hanno inviato un messaggio di rivincita per le donne con le loro canzoni, palesando la loro libertà e sottolineando che nessun giudizio è più importante del proprio, soprattutto su noi stessi. L’immensa Fiorella Mannoia torna quest’anno, dopo sette anni, per la sesta volta con il testo “Mariposa” che ha vinto il premio come miglior testo ed è un brano ritmato caratterizzato dal folklore latino.

    Fiorella Mannoia è un’artista che da sempre ha scritto poesie e non canzoni, molte delle quali dedicate alle donne e ha continuato questo suo percorso con il brano “Mariposa”. In spagnolo “mariposa” significa farfalla, il titolo rappresenta la donna libera come una farfalla, e questo messaggio è reso chiaro dal ritornello: “Mi chiamano con tutti i nomi, tutti quelli che mi hanno dato e nel profondo sono libera, orgogliosa e canto”.

    Dedicata alle donne e al potere femminile, la canzone è un ritratto sfaccettato di un personaggio che raccoglie in sé ogni tipo di donna. Sicuramente lo scopo principale di Fiorella Mannoia era inviare un messaggio. Infatti, ha chiarito in alcune sue interviste che per lei è un “manifesto”, un inno all’emancipazione, è un brano che nel bene e nel male racconta appunto il percorso delle donne nella storia.

    Paola Mancini 3AS

  • ‘IO CAPITANO’: UN’ODISSEA CONTEMPORANEA

    ‘IO CAPITANO’: UN’ODISSEA CONTEMPORANEA

    Il film “Io capitano”, diretto da Matteo Garrone,  entrato nelle nomination per gli Oscar 2024 come miglior film internazionale, racconta la storia di due giovani, Seydou e Moussa, che partono da Dakar, n Senegal, per affrontare un lungo viaggio per raggiungere l’Europa. I due si trovano ad affrontare un’odissea contemporanea: attraversano il deserto e i suoi mille inganni, i pericoli del mare aperto e conoscono  l’ipocrisia e la cattiveria dell’essere umano. Questo film scuote le coscienze nel profondo; è un potente racconto a metà tra sogni e realtà, in grado di trasmettere un messaggio di resistenza e solidarietà. Per i motivi che abbiamo esposto è stato definito “Odissea contemporanea” e ha
    vinto il premio il Leone d’argento alla Mostra del cinema di Venezia lo scorso settembre. In sintesi, Seydou e Moussa, lasciano il Senegal per rincorrere il sogno di una vita migliore e onesta, attraversando l’intero continente africano e il mar Mediterraneo. Dopo varie disavventure, giorni molto difficili di duro lavoro e sfruttamento, finalmente sono sul barcone arrugginito che li porterà sulla terraferma. Seydou,  a corto di soldi, per potersi imbarcare viene costretto dal trafficante libico a guidare l’imbarcazione e, anche se del tutto inesperto, porterà tutte le 250 vite a lui affidate in salvo a Lampedusa, facendosi appunto ‘capitano’ della sgangherata imbarcazione.
    Il grande regista Garrone, per realizzare i suoi capolavori, si basa spesso sulla realtà. Anche nel caso di questo film si è ispirato a storie reali,raccolte da un suo amico in un centro d’accoglienza a Catania.
    Abbiamo sempre sentito parlare di immigrazione africana verso l’Europa, abbiamo sempre avuto un nostro punto di vista ma…finalmente il regista mette a nudo la cruda realtà e ci fa guardare il mondo con gli occhi  dei migranti. Questi ultimi non sanno se il destino, alla fine, li condurrà alla morte o se riusciranno a realizzare il loro sogno di una vita più sicura e dignitosa. E non possiamo dimenticare che tutto questo è reale e che molti migranti non arrivano in Italia o ci arrivano morti.
    Chissà se un giorno ci sarà giustizia per tutti i migranti morti nel tentativo di raggiungere i nostri paesi; perchè queste morti pesano sulle spalle dei governi occidentali che, invece di accogliere, alzano muri e respingono ancora.

    Benedetta Falanga 3Bs

  • “Non è sempre la stessa musica….”

    “Non è sempre la solita musica…”           

    Ho sempre considerato la musica una fonte inestimabile di ispirazione e grande conforto in ogni fase della vita. Ogni canzone può diventare la colonna sonora dei nostri momenti più felici, delle nostre tristi riflessioni o delle nostre speranze per il futuro. È come se ogni nota musicale avesse il potere di trasportarci in un altro mondo, di farci dimenticare i nostri problemi e soprattutto di farci sentire più vicini agli altri.  Quest’ultimo aspetto in particolare rende la musica veicolo per diffondere desideri di cambiamenti sociali e politici. Molti artisti hanno utilizzato la loro piattaforma per denunciare ingiustizie, promuovere la pace e l’uguaglianza ed, inoltre, ispirare azioni positive. Questo dimostra che la musica non è solo un’esperienza personale, ma anche un mezzo per influenzare la società e creare un mondo migliore per tutti. E’ il caso della canzone di Ghali, che mi ha particolarmente colpito, intitolata “Casa Mia”, canzone molto apprezzata che ha permesso al rapper di

    posizionarsi in quarta posizione al Festival di Sanremo 2024. In questa canzone egli parla delle sue esperienze personali e dei suoi sentimenti, esplorando temi come l’identità, la famiglia e l’appartenenza. Ghali riflette sul suo passato, sulla sua crescita e sulle sue radici, esprimendo sentimenti di gratitudine e nostalgia per il suo percorso di vita. Tuttavia, Ghali, durante il Festival ha rivolto un appello: ”STOP ALLA GUERRA E AL GENOCIDIO”. Inutile dire che queste parole hanno provocato la reazione di molti, tra cui quella dello stesso ambasciatore di Israele, il quale ha ribattuto negativamente quanto detto da Ghali. Un ulteriore esempio si ha con la canzone “Cara Italia” pubblicata il 27 gennaio, non a caso giornata della memoria, del 2018. Essa presenta una evidente denuncia nei confronti del razzismo, in quanto egli ha ereditato dai genitori i tratti tunisini. In questo pezzo, quindi, Ghali sottolinea come, nonostante le sue origini, è nato e cresciuto in Italia, per la precisione a Milano, e quindi è l’Italia la sua dimora. Ghali Amdouni, noto semplicemente come Ghali, è un famoso rapper italiano, dall’età di appena trent’anni. Egli ha esordito nel mondo della musica già a partire dal lontano 2011, trattando perlopiù quelli che sono i generi pop, Trap e pop rap, espressi chiaramente nei suoi cinque album pubblicati. Ma Ghali non è solo un rapper di successo, egli infatti attraverso la sua musica affronta temi alquanto importanti come l’immigrazione, la discriminazione, le diseguaglianze sociali ecc.…

    E’ qui che Ghali impone un distacco dalle facili interpretazioni di molti, oggi,  sulla musica rap e trap.

    Infatti, bisogna riconoscere che non tutte le forme di musica di questo tipo promuovono la violenza o l’illegalità. Molti artisti utilizzano tale “strumento” per diffondere messaggi positivi, per promuovere la pace, l’unità e l’empowerment personale. La musica rap e trap può essere un mezzo attraverso il quale le persone esprimono le proprie esperienze, speranze e sfide, contribuendo a creare consapevolezza e promuovendo il cambiamento sociale.

     

     

    Landi Salvatore IVASA

  • CHI È IL VINCITORE DI SANREMO 2024?

    Dopo dieci anni, finalmente una donna.
    Angelina Mango è una cantautrice lucana nata a Maratea nel 2001, cresciuta a Lagonegro in provincia di Potenza. La cantautrice viene da una famiglia di musicisti talentuosi, Pino Mango e Laura Valente, ex cantate dei Matia Bazar.
    L’ambiente in cui è cresciuta ha sicuramente ispirato Angelina a trovare la propria strada nel mondo della musica. Ha iniziato la sua carriera come concorrente alla ventiduesima edizione della scuola di “Amici di Maria De Filippi”, posizionandosi prima classificata nella categoria canto e seconda nella classifica generale.

    Angelina Mango ringrazia il suo pubblico, poi ammette: "Io sono anche  questo" - PalermoLive
    Dopo il talent show Angelina ha allietato le notti estive spopolando con le sue canzoni “Ci pensiamo domani” e il suo ultimo singolo “Che t’o dico a fa”, che ha conquistato le classifiche dei singoli più venduti, certificato 2 volte disco di platino e con oltre 20 milioni di stream su Spotify.
    Il 6 febbraio 2024 Angelina realizza uno dei suoi sogni più grandi, salire sul palco dell’Ariston, con il brano “La noia”. Nella quarta serata del Festival di Sanremo ha regalato al pubblico dell’Ariston un’emozione unica, interpretando la celebre canzone “La rondine”, scritta da suo padre Pino Mango accompagnata dal quartetto d’archi dell’orchestra di Roma.
    “Nonostante tu sia la mia rondine andata via, sei il mio volo a metà, sei il mio passo nel vuoto” -Mango
    Angelina con questo brano canta Pino, la sua rondine volata via. Un gesto puro e toccante che la giovane interprete non dedica solo al padre, ma anche al grande e amato artista. Capelli sciolti, abito sobrio, lacrime trattenute fino all’ultima nota ma, soprattutto una voce delicatissima e grintosa, che ha regalato al pubblico un’interpretazione che ha toccare il cuore di tutti.
    Angelina ha vinto il Festival di Sanremo portando il suo inedito “La noia”, un brano in cui emergono sia le sonorità partenopee della cantante sia quelle elettroniche di Madame e Dardust, che hanno collaborato a testo e musica. Angelina nel suo brano ci parla della cumbia della noia, per chi non lo sapesse la cumbia è una musica e una danza popolare in Colombia, scandita da un ritmo rilassato spesso prodotto da tamburi. Nel testo Angelina stravolge l’usuale concezione della noia, sentimento che molto spesso viene contrastato, ma che l’artista invece accoglie e usa come occasione di rinascita.
    “Spesso i momenti tristi sono il seme, il preludio a una nuova felicità, il buio prima della luce. Non si deve aver paura della noia: va accolta, è importante, così come tutti i sentimenti che ci portano giù. “-Angelina Mango
    Angelina Mango cavalca l’onda affermando il suo successo. Dopo essere stata scoperta ad Amici, l’11 febbraio 2024 vince la settantaquattresima edizione del Festival di Sanremo, grazie alla sua voce giovane e unica. I fan attendono con gioia la sua performance all’Eurovision, chissà cos’altro ha ancora in serbo per il suo pubblico.

    Giulia Nisco

    III B Scienze Applicate

  • Il “Glossario dell’amore” di Sanremo scatena la polemica: femminismo di facciata o educazione sentimentale?

    Il “Glossario dell’amore” di Sanremo scatena la polemica: femminismo di facciata o educazione sentimentale?

    Il “Glossario delle nuove parole d’amore” recitato dal cast di Mare Fuori durante la seconda serata del Festival di Sanremo 2024 ha dato vita ad un acceso dibattito. L’intento di Matteo Bussola è di fornire una chiave di lettura per relazioni sane e rispettose, ma molti lo hanno considerato superficiale e lontano dalla complessità del tema della violenza di genere. E diverse attiviste, tra cui Carlotta Vagnoli e Carolina Capria, hanno contestato l’incongruenza tra il tema annunciato da Amadeus (femminicidio) e il contenuto del testo, incentrato su un’idea romantica e sdolcinata dell’amore, che non coglie il tema nella sua profondità e tragicità. Alcune critiche si sono incentrate anche sulla scelta di affidare a un uomo il compito di scrivere un testo su un tema così delicato che vede protagoniste proprio le donne, tuttavia la polemica ha acceso un ulteriore dibattito sulla discriminazione degli uomini, che vorrebbero esprimere il loro parere, in una battaglia che solo in apparenza riguarda esclusivamente il mondo femminile. La stessa Elena Cecchettin, sorella di Giulia uccisa dal suo ex fidanzato, ha accusato il Festival di Pinkwashing, ovvero di utilizzare il femminismo come strumento di marketing, senza una reale attenzione alle problematiche concrete. E ha proposto di ascoltare le voci delle donne che hanno subito violenza: le loro esperienze e i loro punti di vista sono fondamentali per comprendere la complessità del problema e per trovare soluzioni efficaci. In risposta a tali accuse lo scrittore Bussola si è difeso, precisando che il suo non era un testo sul femminicidio, ma un “velocissimo glossario di relazioni sane vs. relazioni tossiche”. Ha inoltre sottolineato le difficoltà di affrontare un tema così complesso in soli tre minuti e ha rivendicato il suo impegno nella lotta contro la violenza sulle donne che prosegue ormai da anni. A supporto del testo di Bussola è intervenuto Alberto Pellai, definendolo un “bellissimo testo di educazione emotiva e sentimentale”. Altri hanno ritenuto adeguato sottolineare l’importanza di parlare di relazioni sane anche ai più giovani, utilizzando un linguaggio semplice e accessibile a chiunque.

    Il testo di Bussola è stato considerato da molti un semplice elenco di buone intenzioni o un invito a riflettere sulle dinamiche relazionali. D’altronde il ruolo di Sanremo come palcoscenico per messaggi sociali è di impatto, offre la possibilità di raggiungere un pubblico ampio e diversificato, ma è importante che lo faccia in modo responsabile e consapevole. In definitiva, la polemica sul “Glossario dell’amore” di Sanremo va colto come un’occasione per approfondire la riflessione su temi importanti come l’amore, le relazioni, il femminicidio e la violenza di genere. È importante continuare a dialogare e a confrontarsi per costruire una società più giusta e rispettosa.

    È fondamentale che il dibattito non si fermi qui. La lotta contro la violenza sulle donne e la promozione di relazioni sane e rispettose necessitano di un impegno costante da parte di tutti: istituzioni, social-media, cittadini. In particolare, i social hanno una grande responsabilità nel promuovere una cultura del rispetto e dell’uguaglianza, impegnandosi a diffondere informazioni accurate e non superficiali su temi di questo calibro.

  • Did you know that there’s a tunnel under ocean Blvd?

    Did you know that there’s a tunnel under ocean Blvd?

    A few days ago, the Recording Academy (Grammy’s) made public the nominations of the music albums that could win the Grammy’s Award for best album of the year. In the nomination, we can see the album of Lana Del Rey “Did you know that there’s a tunnel under ocean Blvd that is a plea for self-confidence. This really comes through in the line, “love me until I love myself”. This metaphor around the spectacularly crafted tunnel under Ocean Blvd.

    Central Lana Del Rey on X: "Lana Del Rey interpreta as atrizes Marilyn Monroe, Veronica Lake e Elizabeth Short no Videoclipe de “Candy Necklace” Como Veronica Lake, ela está caracterizada da atrizThe title is a reference to the “forgotten” Jergings Tunnel, located under Hollywood Boulevard, which was closed during the 1960s. The album consists of sixteen tracks, including fourteen songs and two interludes. In an interview conducted by Billie Eilish for Interview, the singer revealed that she wanted the music for the album to have “a spiritual element”.

    Many fans of the artist are so excited ‘cause, despite being a very good singer, she has never won any important awards and has always been overlooked, in facts we can see it in the music video of “Candy Necklace” where the singer dresses up as Marilyn Monroe and Elizabeth Short, they had both changed their name and their hair just like Lana did, and she said:

     

    “It’s as if both of them have fallen into their own holes. So, the point is this: how do you not fall down doing your job?”

    The song is about her toxic love: he’s not reliable in terms of romance due to his reckless nature. The second verse indicates that he has been abusive towards Del Rey and even caused her to feel the urge to end it all. At first, it seemed like their relationship was great, but then the guy started to treat her like a piece of trash and it’s really affecting her mind.

    One of the “scariest” tracks is: Judah Smith Interlude, which is a recording of one of the pastor’s sermons, he’s a homophobic and bigot pastor and that scared most fans of the artist. Furthermore, this track follows A&Wwhich is an abbreviation of “American Whore” that talks about her life, from childhood until today like her relationship with her mother, her appearance as a sexy woman and her relationship with sex, so “Judah Smith Interlude” plays as wholly ironic. Lana Del Rey is the type of person who would go to a mega-church with celebrities, both for soul cleansing and to mock its flamboyant nature with her friends. She’s doing exactly that with this song; throughout Smith’s sermon, Lana and her friends can be heard laughing as Smith winds around his point. Other times, she can’t help but express her distaste for Smith’s cringe-worthy absurdity. Smith’s cringy absurdity is something she can’t help but hold back from.

    An interesting track of this album is Fingertips that was called, by the million fans, a “lullaby by an angel” and it doesn’t have any refrain. The song title comes from the first verse where Lana Del Rey longs to express the intricacies of her work without being misinterpreted; the third verse finds Del Rey pondering whether she will ever have children and if she could nurture and raise them; As the song draws to a close, Del Rey reflects on her childhood in Lake Placid, New York, and a boy named Aaron Greene with whom she once dreamed of starting a family; In the final verse, Del Rey takes a deep breath and puts aside painful memories of him.

    Antonio Cinquegrana

    IIA linguistico

  • The Crown st.6 – il commovente tributo a Lady D

    The Crown st.6 – il commovente tributo a Lady D

    Alcuni giorni fa Netflix, dopo un’incessante attesa, ha pubblicato la prima parte della sesta ed ultima stagione di The Crown.

    Prima di iniziare a parlarne bisogna però fare un po’ di chiarezza: cos’è The Crown?

    The Crown è una serie televisiva Netflix, in cui si narrano le vicissitudini della Regina Elisabetta II dal suo matrimonio con il Principe Filippo nel 1947 fino ai giorni d’oggi. Ogni stagione racconta un particolare decennio del Regno Unito sotto il regime di Elisabetta II. Ad esempio la prima stagione tratta gli eventi che vanno dal matrimonio della Sovrana (1947) fino al secondo mandato di Winston Churchill come Primo Ministro; la seconda dal primo mandato di Antony Eden  fino allo scandalo Profumo nel 1964 e così via, a scaglioni di dieci anni.

    Dopo la pubblicazione della quinta stagione, che tratta della cosiddetta Guerra del Galles, i fan sono impazziti. È molto interessante e ammirevole nei confronti della produzione il modo in cui sono state affrontate le cose: Netflix è riuscito a restare oggettivo mostrando sia i lati negativi che positivi di Lady Diana e del Principe Carlo, senza suscitare negli spettatori l’odio verso uno dei due, com’è invece accaduto in molti altri film. Così facendo, Carlo non viene più dipinto come il cattivo della situazione, e neanche Diana come vittima indiscussa. Nella serie sono entrambi vittime delle pianificazioni della Famiglia Reale: Carlo è costretto a sposarsi con una donna che non ama, Diana non viene accolta o ascoltata dalla famiglia.

    La sesta stagione si apre con l’incidente sul pont de l’Alma per poi tornare indietro nel tempo a quando Diana e i suoi figli partono per le vacanze sullo yatch di Dodi Al Fayed dove trascorreranno alcune settimane di vacanza, creando suspense e curiosità negli spettatori. Da qui è subito comprensibile che quello tra Diana e Dodi non era vero amore, ma una pianificazione di Mohamed Al Fayed (padre di Dodi) ostinato a far sposare il figlio con la Principessa diventando un uomo potente e ricco ma soprattutto per poter ricevere la cittadinanza inglese, infatti, obbliga il figlio a lasciare la fidanzata con la quale stava preparando le nozze perché era, a suo avviso, “non degna degli Al Fayed”. Durante questa vacanza Diana e Dodi vengono assediati dai paparazzi e sono obbligati a procurarsi delle guardie del corpo. Una scena molto commovente, è stata quella in cui Diana, tornata a Londra, chiede ai figli di abbracciarla prima di partire per la Scozia: William è restio perché è convinto di rivederla la settimana successiva non sapendo che quello sarà l’ultimo abbraccio che darà alla madre. Dopodiché arriviamo all’episodio in cui Dodi s’inginocchia e chiede la mano di Diana con un anello in oro e diamanti della collezione dis-moi oui (dimmi di sì in italiano), dal quale prende nome l’episodio. La principessa, comprendendo che tutto era stato architettato da “Mou-mou” (soprannome del padre di Dodi), rifiuta dicendo di non essere pronta ad un nuovo matrimonio e fa capire al compagno che sottostare al padre non è sempre una cosa giusta. Così lo sprona a chiarirsi con lui, ma avendone timore Dodi finge di parlare a telefono dicendo di non amare Diana. Dopo, i due decidono di uscire dal retro del Ritz perché assillati dai troppi fotografi.

    Purtroppo altri fotografi li vedono e iniziano a inseguirli fino al luogo dell’incidente. È curioso da parte di Netflix che l’auto entri nel tunnel sola; i paparazzi che la inseguivano arrivano dopo pochi secondi dall’incidente. Così facendo, i produttori hanno voluto smentire la teoria di un semplice incidente? E come mai Netflix non ha riprodotto tutto l’incidente? Dalle testimonianze della guardia del corpo di Lady Diana (unico sopravvissuto), ci fu un forte flash, un motociclista che si avvicinò alla macchina controllandola per poi scappare; perché non ha raccontato dell’ambulanza che non arrivò in tempo e che fece tre soste nel tragitto per l’ospedale?

    Nell’ultimo episodio, che s’intitola “conseguenze”, sia il Signor Al Fayed sia la Regina vengono chiamati in tarda notte per ricevere la notizia dell’incidente. È parsa “da Oscar” la recitazione di Salim Dau, attore di Mohamed, che non riuscendo ad entrare nell’obitorio si fa forza invocando Allah. Una volta entrato inizia a baciare il figlio per poi lanciare un urlo straziante rivolgendosi al Dio.

    The Crown 6, primi quattro episodi: la vita di Lady D diretta dagli autori del Grande Fratello

    Toccante anche vedere Carlo piangere d’innanzi al feretro di Diana, e l’improvvisazione di un dialogo con lei in cui Diana sembra diventare la sua coscienza personale: Carlo afferma di avere molti rimpianti e Diana di averlo amato immensamente. È come se Carlo stesse iniziando a capire il dolore che la principessa ha patito e per questo si impegna a realizzarle un funerale pubblico in modo da sperare di  essere “perdonato” da lei.

    Dopo, il fantasma di Diana si mostra anche alla Regina riuscendo a convincerla che, pur essendo legata alle tradizioni inglesi, a volte cambiare non è tanto brutto. Così Elisabetta II decide di ritornare a Londra da Balmoral. Infine anche il fantasma di Dodi si presenta al padre facendogli capire che l’ambizione non è tutto e che ci sono cose più importanti dei soldi come la vita stessa.

    Questa è stata una delle stagioni più belle perché Netflix è riuscito a toccare un argomento così delicato rimanendo del tutto imparziale. Inoltre è stato magnifico il modo in cui viene affrontato il lutto mostrandoci come da un giorno all’altro possano cambiare tante cose, lasciando il messaggio di vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo.

    Guardando la serie sin dall’inizio Netflix crea come un vuoto anche nello spettatore, nonostante egli già sappia cosa stia per accadere. Sarebbe stato preferibile però rappresentare i litigi tra la Regina, il principe Carlo e il Primo Ministro Tony Blair per decidere se issare la bandiera a mezz’asta su Buckingham Palace in segno di lutto nazionale oppure se vedere l’inchino che la Regina fece al passaggio del feretro di Diana. Ad ogni modo questa prima parte della sesta stagione si conclude con il famosissimo discorso della Regina e con il funerale dell’ex principessa di Galles durante cui viene mostrato il dolore dei principi e soprattutto del popolo che inonda le strade di Londra e crea un “tappeto” di fiori dinanzi i cancelli di Buckingham Palace.

     

    Antonio Cinquegrana

    IIA linguistico