Tag: Covid-19

  • Lettera a una professoressa sulla DAD

    Lettera a una professoressa sulla DAD

    I nostri studenti rispondono a Nicoletta Tancredi, giovane docente in un liceo campano, che ha scritto una lettera ai suoi studenti invitandoli a non sprecare il momento particolare che stiamo vivendo.

    https://m.famigliacristiana.it/articolo/prof-scrive-agli-alunni-a-distanza-la-lettera-e-una-lezione-di-vita.htm

    La didattica a distanza è ormai da tanto tempo l’unico modo di fare scuola che gli studenti italiani hann0. All’inizio ci sembrava un gioco: ricordo ancora il primo giorno di videolezione della mia vita, perché mi sono preoccupata di essere vestita come se fossimo in classe, di avere la camera in ordine e ho chiesto alla mia famiglia di non entrare per tutta la durata delle lezioni. E’ bastato poco perché l’entusiasmo della novità svanisse, lasciando spazio a tanti quesiti che ancora non hanno risposta. La professoressa Tancredi ha iniziato la sua lettera dicendo: “Non è un anno sprecato!”. Ha ragione a ricordarcelo, perché spesso noi ragazzi confondiamo la sensazione di incertezza con quella di perdere tempo. 

    “Incerto” è l’aggettivo giusto per descrivere questo anno. Non ho mai sentito tanto il peso del tempo, mai fino ad ora. Dopo il 31 di agosto non vedevamo nulla, come non abbiamo visto nulla dopo il 6 gennaio. Siamo in balìa delle date e, al di là di quelle, c’è l’ignoto.

    La didattica a distanza è una sfida difficile da affrontare, soprattutto perché ci sarebbero più motivi per mollare che motivi per avere coraggio e spesso mettersi a studiare dopo una giornata di videolezioni risulta molto faticoso. Sentiamo il peso di un programma che sappiamo essere troppo lungo per portarlo a termine in breve tempo, delle spiegazioni che non arrivano chiare come al solito e anche dei risultati sempre più deludenti da noi raggiunti. Per quanto riguarda me, ho la costante sensazione che per ogni argomento che studio manchi qualcosa, un dettaglio che non potrò più cogliere, un senso di incompletezza talvolta irritante. 

    La professoressa Tancredi ci ha lanciato un messaggio di incoraggiamento, ci ha chiesto di combattere e di essere ottimisti, ma non è l’unica che ci prega di farlo. Durante questo anno sono cambiate tante cose;  infatti ora il “vivere alla giornata” è quasi un’utopia. Ho iniziato a pensare seriamente a cosa vorrei fare ed essere nella vita e nella mia mente si fa sempre più spazio l’idea che questi saranno gli ultimi anni qui; la voglia di cambiare aria è forte e rappresenta il vero motivo per cui provare a migliorare ogni giorno.

    Questo che vivo è stato e continua ad essere un periodo in cui tante verità vengono a galla perché sì, forse è vero che sappiamo nasconderci dietro agli schermi, ma sono proprio le cose che nascondiamo a caratterizzarci. I rapporti umani sono più complessi, anche se devo constatare che la colpa è soprattutto nostra, poiché la sincerità e l’onestà non sono sempre il nostro forte. Probabilmente non lo sono mai state, perché le parole non fuoriuscivano dalla nostra bocca con la stessa facilità con cui lo fanno ora da un cellulare. A distruggerci, credo, non è l’ansia scolastica, perché c’è sempre stata, ma il fatto che ormai l’individualità di ognuno è messa da parte per lasciare spazio a decisioni poco ponderate e talvolta imposte proprio da noi ragazzi. Rivendichiamo la “scuola vera”, senza però pensare che la scuola siamo noi e che, quasi sicuramente, veri non lo siamo mai stati, perché ci limitiamo a rimproverare, giudicare e accusare invece di ascoltare e tentare di comprendere. Oltre questo dannato schermo ci sono persone che, fino a poco tempo fa, si sono guardate negli occhi. Per affrontare al meglio la Dad, quindi, dovremmo seguire sia i consigli della professoressa Tancredi, sia quelli che lo scrittore Enrico Galiano ha lasciato nel suo libro “L’arte di sbagliare alla grande”, che abbiamo letto durante le vacanze di Natale poiché ci è stato assegnato dalla professoressa di italiano.

    In uno degli ultimi capitoli, il professore Galiano chiede ai suoi alunni di “essere persone nonostante”. Ecco, dobbiamo smetterla di dire: “Se non fossimo in DaD” e pensare più cose come: “Nonostante siamo in DaD”.

    Nonostante siamo in DaD, confido nella speranza che da questo periodo impariamo a mettere tutto in discussione, soprattutto noi stessi, perché torneremo a guardarci negli occhi e non ci saranno più schermo e tastiera che tengano. Solo noi.

  • LA VOCE DEL CUORE DEGLI ADOLESCENTI

    LA VOCE DEL CUORE DEGLI ADOLESCENTI

    Giacomo Bertò è un ragazzo di 17 anni, frequenta il liceo classico Arcivescovile di Trento e quest’anno ha ricevuto il premio “Studente dell’anno 2020 Your Edu Action” grazie ad una lettera, scritta durante il  lock-down di marzo e dedicata alla scuola e a tutti noi studenti. Le sue parole sono giunte  sino al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il quale, con una lettera scritta di suo pugno, si è complimentato con Giacomo e gli ha augurato i migliori successi. Bertò ha suscitato anche la curiosità di diversi scrittori, quali Enrico Galiano ed Alessandro d’Avenia.

    Quest’ultimo rappresenta per Giacomo un modello e una grande fonte di ispirazione, poiché il suo sogno è quello di diventare insegnate e allo stesso tempo scrittore, proprio come d’Avenia.

    Il giovane studente, a settembre, ha pubblicato, infatti,  un suo libro “Jackyc’è”, che ha riscontrato molto successo, e ha aperto un suo blog, sul quale condivide tutti i suoi pensieri e messaggi di speranza rivolti a noi, suoi coetanei, per aiutarci a superare questo periodo che non dimenticheremo mai.

    Con la sua lettera, divenuta così famosa e condivisa quasi da tutti, Giacomo spiega cosa si cela dietro la parola “scuola”, quanto essa sia importante e cosa accade realmente in quelle quattro mura per noi ragazzi.

    “Cara scuola, come stai? Spero meglio di come sto io. Di come stiamo noi. In molti si dimenticano di chiederlo, di interessarsi a cosa provano gli studenti. Quasi avessimo deciso noi di separarci da te, dalla normalità quotidiana. Invece, mai come ora che non ti abbiamo più, ti rivogliamo indietro. Ti rimpiangiamo. Troppo tardi?”

    Giacomo, in questo primo pezzo della sua lettera, ci parla della “normalità quotidiana,” quella che a noi studenti manca tanto, quella normalità che spesso detestavamo e che sognavamo di stravolgere, perché sembrava troppo monotona a noi  adolescenti.

    “Cara scuola, sapessi come ti hanno rimpiazzata! La chiamano “didattica a distanza”. Al posto del professore uno schermo, una voce. Parlano e noi, connessione permettendo, ascoltiamo.”

    Mi ritrovo molto con quello che ha scritto Giacomo: con la Dad basta premere un pulsante e si diventa muti, basta perdere per un attimo la connessione e sei fuori dalla classe virtuale; non ci sono più le passeggiate con gli amici per tornare a casa, per tutto adesso c’è bisogno semplicemente di schiacciare un pulsante.

    “Cara scuola, prima ci lamentavamo delle troppe ore passate tra le tue mura, ora iniziamo quasi a sognarle. Ne capiamo il valore.”

    E’ proprio così, quante volte avrei desiderato dormire qualche ora in più piuttosto che svegliarmi e correre a scuola, per vedere sempre gli stessi compagni, gli stessi professori, gli stessi bidelli.

    Adesso, invece, come nessuno mai si sarebbe immaginato, ne capiamo il valore e rimpiangiamo tutto ciò. La scuola è condivisione, emozione, è il compagno di banco, il sorriso della bidella nell’atrio, sono le risate a crepapelle con i nostri compagni, i rimproveri e gli incoraggiamenti dei professori.

    Ormai possiamo vedere i compagni e i professori solo attraverso uno schermo.

    La Dad è un’ ottima soluzione per andare avanti in questo periodo , ma ci sta togliendo i momenti più belli della nostra vita scolastica.

    “Sei un mare di opportunità rubate.”

    La scuola offre tante possibilità culturali, riesce ad allargare i nostri orizzonti, grazie anche alle attività exstrascolastiche e ai viaggi di istruzione: tutto questo, purtroppo, viene sostituito adesso dal freddo schermo di un computer.

    “Cara scuola, non ci dimenticare. Prenditi, come sempre, cura di noi.”

     

     

     

     

     

     

     

  • Tu lo farai il vaccino?

    Tu lo farai il vaccino?

    “Tu lo farai il vaccino?” E’ questa la domanda più frequente degli ultimi giorni, protagonista di accese discussioni da parte del popolo italiano. Infatti, dopo mesi di agonia e buio più totale, nei quali il mondo è stato messo letteralmente in ginocchio da questo piccolo essere invisibile, capace di diventare ogni giorno sempre più difficile da debellare, ad oggi, agli sgoccioli di questo terribile e da cancellare 2020, potremmo dire che il nuovo anno sarà quello della svolta nella lotta al Covid-19, grazie soprattutto all’arrivo dei vaccini che ci aiuteranno a lasciare alle nostre spalle questo incubo. Da piccola studentessa, che ha dovuto fin da subito far fronte alla emergenza Covid partecipando alla DAD e abbandonando per un po’ l’idea di poter aver un contatto diretto con i miei compagni e i miei professori, sono fiera del progresso scientifico e della realizzazione, finalmente, di un vaccino che possa con il tempo consentirci un ritorno alla normalità. Purtroppo si è aperto però un dibattito tra chi è a favore e si sottoporrà alla vaccinazione(pro-vax) e chi invece è completamente contrario(no-vax). Dopo secoli di progressi e in piena pandemia, credo sia inaccettabile stare ancora a discutere sui vaccini per cercare di capire se abbia più valore la tesi dei dottori e degli scienziati , che hanno lavorato notte e giorno e che sono competenti in materia, o  l’opinione del no-vax di turno, incerto sui possibili effetti collaterali che potrebbero aggravare le nostre condizioni fisiche, magari anche in tarda età. Quando si rompe una macchina, tutti noi ci rivolgiamo ad un meccanico e se qualcuno non competente in materia ci dà un giudizio opposto a quello del meccanico, è naturale attenersi alle indicazioni di chi è esperto nel settore e che la sua opinione abbia una valenza maggiore dei tanti pareri di chi di macchine non se ne intende. Ecco, mi chiedo allora perché, quando si parla invece  della nostra salute, improvvisamente spuntano fuori migliaia di dottori senza laurea e di no-vax laureati presso l’università della vita, convinti che la loro opinione possa valere di più di chi ha studiato seriamente per anni. << Vediamo quando muori>> : è una delle diverse minacce da parte dei no-vax nei riguardi di Claudia Alivernini, infermiera dello Spallanzani e la prima in Italia  a essersi sottoposta il 27 dicembre al vaccino anti-Covid. Situazione abbastanza grave che ha portata la ragazza, dopo la pioggia di insulti sui social, a cancellarsi da questi ultimi e tutto ciò, da cittadina italiana, mi mette ancora una volta a disagio. Come in ogni occasione, anche in questa, abbiamo dimostrato di essere un popolo costituito, per gran parte, da una buona percentuale di ignoranza e rifiuto nei confronti di un’apertura mentale, rispetto agli altri paesi, che ad oggi hanno già vaccinato un buon numero di persone, in tutto  3 milioni, tra cui anche il presidente degli Stati Uniti d’America Joe Biden, e non si è ancora registrato nessun caso di morte legato al vaccino. Credo, pertanto sia importante, soprattutto alla nostra età, usare la RAGIONE, perché solo essa e la scienza possono salvarci da tutto questo!

  • Una foto per il 2020

    Ho scattato questa foto alla prima uscita dopo il lockdown di marzo. E’ stato un evento che ci ha messo a dura prova e per la prima volta ci ha costretti a guardare in faccia un vero pericolo. Di questo sconosciuto nemico, che ancora condiziona le nostre vite, si è cominciato a parlare già a febbraio. Ci ho messo un po’ per comprendere la gravità di quello che stava capitando; ho tentato di minimizzare, per esorcizzare la paura o solo perché la spensieratezza della mia età non mi rendeva preparata ad immaginare un evento di così enorme portata.

    Intanto, mentre ci ponevamo domande e pregavamo affinché l’incubo finisse in fretta, erano passati già mesi di chiusura. Finalmente, poi, è arrivato maggio e, con esso, la possibilità di  uscire e la speranza che la bella stagione avrebbe dissolto l’incubo. L’unico momento in cui mi è sembrato di sentirmi di nuovo libera e spensierata è stata l’estate. Quei pochi mesi mi hanno fatto riassaporare la bellezza dei miei anni, la loro leggerezza, che era stata appesantita dalla sofferenza e dalla preoccupazione che aveva invaso i nostri animi.

    Durante quest’anno molte persone sono morte sole, in un letto d’ospedale, senza poter rivolgere un saluto a familiari e  amici; chi ce l’ha fatta, non dimenticherà il trauma di aver guardato la morte in faccia. Quella che ancora oggi stiamo combattendo è una guerra contro un nemico molto più potente di noi, che ci ha tolto la libertà personale, che ha messo alla prova i rapporti umani, ci ha reso diffidenti, ci ha spinti ad aver paura l’uno dell’altro, mettendo distanze, creando barriere, nascondendo sorrisi.

    Questa  foto, quindi, rappresenta il mio 2020, che tanto ci ha tolto in termini di gioia, ma che ci ha insegnato la pazienza e la speranza. La grata in primo piano, sta a significare il senso di prigionia, di resa a tutto quello che ci stava succedendo intorno. Sullo sfondo, però,  si intravede una strada, illuminata da un caldo sole, che sembra dirigersi verso l’infinito e mi piace pensare che quella sia la “luce in fondo al tunnel”. Infine, ci sono i binari del treno, che indicano la voglia di evadere, di viaggiare, di sentirsi liberi da ogni catena e che oggi sembra ancora un miraggio…

    Irene Verniti  1A classico

  • The genetic covid-19 variation

    The genetic covid-19 variation

    UK scientists have found recently a new variant of the coronavirus. The Health secretary, Matt Hancock,  found out plus than 1000 cases in sixty different areas, especially in the South-East of England and in London. The scientific name of it is Sars-CoV2. We don’t know a lot about this new variant, so we don’t have to worry at the moment, we only know that it is faster than covid-19 previous virus. The mutation of that variant depends on the spike protein. The coronavirus vaccine, perhaps, could be the right solution. Prof Alan McNally, an expert at the University of Birmingham, told the BBC that people don’t have to be afraid of it but it is something to keep an eye on. Instead, Dr Jeremy Farrar, director of Wellcome, said that it is a serious problem and that the research should continue.  However, we have also good news because Jonathan Ball, professor of molecular virology at the University of Nottingham, said that the genetic information in many viruses can change very rapidly and sometimes these changes can benefit the virus. Now we can only wait for new information.

    Will the vaccine put an end to the pandemic? The expectations of many people are projected on this prevention tool but its development hasn’t been guaranteed yet. It isn’t mandatory so many people won’t be obliged to get it, this implies that the virus cannot be completely destroyed. There is also to say that this would mean to produce millions of doses for people all over  the world. I don’t think that the vaccine will completely end the virus, but I hope that it will improve the actual situation.

     

     

  • No vaccine, no fly?

    No vaccine, no fly?

    During this year one of the most disrupted sector is certainly the air travel. When in April all the world was locked down and the borders were closed all the airlines around the world founded themselves without passengers, and so, without a revenue. Most airlines decided to ground all of their fleets or use a small percentage of it to fly cargo planes or repatriation flights, like Alitalia which flew during all the first lockdown non-stop from Rome to Hong Kong, Beijing, New Delhi and so forth.

    As of December 2020 the first vaccine is going to be given to the population and is expected that in a few months we will achieve herd immunity. The states administrations all around the world want an answer by the IATA (International Air Transport Association) on how air travel will be in 2021. IATA still does not know the answer yet, but two major airlines have already independently exposed themselves; Qantas and Delta Airlines.

    “Our position on this is clear. We have a duty of care to our people and our passengers, and once a safe and effective vaccine becomes readily available, it will be a requirement for travel on our international services,” said Mr Joyce, Qantas CEO, in comments to the media on Thursday.

    In Europe, the EASA (European Aviation Safety Agency) still follow the special guidelines for air travel: wash your hands, keep a seat empty, use of a safe mask for all the duration of the flight and so on…

    On the other hand in the US the FAA (Feder Aviation Administration) has authorized pilots and air traffic controllers to receive the COVID-19 vaccine, subject to certain conditions.

    The authorization comes as the United States Food and Drug Administration (FDA) cleared a vaccine. It is important to clarify that in the US the Covid’s guidelines are still not followed due to the position of their President: Donald Trump, a convinced negationist.

    We hope that the travel will begin again and there will be a full recovery after this pandemic. From almost a year we are waiving our youth away to reach the safeguard of elder and fragile people, we are blocked from seeing the world and explore, but, we know that these special measures are going to end and we personally hope that with this vaccine we are a step closer to win this tremendous virus.

     

    Giulia Franchini, Davide Palumbo IV B s.a.

  • Mattarella premia gli eroi del quotidiano

    Mattarella premia gli eroi del quotidiano

    Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha conferito recentemente 36 onorificenze al merito. Si tratta di eroi di ogni giorno che si sono distinti per l’impegno quotidiano nella solidarietà, nel volontariato, nella cooperazione internazionale, nella promozione della cultura, della legalità e del diritto alla salute.

     

    Sono state premiate ben 21 donne e 15 uomini, tra questi tre sacerdoti. Donne, dalla  più giovane di 18 anni alla volontaria della Croce Rossa che a 92 anni risponde alle urgenze anche nell’anno del Covid-19. Ci sono le “Cuoche Combattenti” che hanno trovato la strada per uscire dalla violenza di genere per ritrovare dignità e  indipendenza economica.

     

    C’è anche chi ha riconosciuto nella vulnerabilità di tutte le donne in difficoltà o in carcere un valore aggiunto e ha messo su una sartoria per dare una seconda possibilità a tutti. C’è chi promuove la cultura della legalità da Palermo a Napoli come strumento di inclusione, recuperando con un pallone la fiducia tra giovani a rischio e forze dell’ordine, o con un’idea diversa del sociale: la resistenza, che non è assistenza ma responsabilità.

    Bellissima la storia di Mattia che, vestito da Spider-Man, gira negli ospedali pediatrici della Liguria per strappare un sorriso ai bambini ricoverati. Quando il 27enne savonese non lavora, si trasforma nel supereroe per dare conforto a piccoli pazienti: “Io per primo sono stato un paziente del Gaslini di Genova, e ho deciso di ritornare in corsia come volontario; le loro emozioni sono la mia forza”, afferma Mattia.

    È bello ascoltare notizie del genere che mettono in risalto il bene che esiste.  Da tutto ciò ci arriva un messaggio di speranza, soprattutto in questo periodo particolare che stiamo vivendo. Ebbene sono proprio queste le persone che al giorno d’oggi possono fare la differenza: persone che dedicano un po’ del loro tempo al prossimo e da questo traggono la forza per sentirsi vivi ed essere testimoni della possibilità di costruire un mondo migliore, senza individualismo e indifferenza.

  • V-day: eccola, finalmente, la luce in fondo al tunnel!

    Sembrava non finisse più, un calvario che da marzo ci viene dietro. Sembrava che ognuno di noi si fosse ormai arreso. È innegabile: tutti abbiamo pensato all’idea di dover vivere così per ancora molto tempo. “Così deve andare”, ce lo siamo ripetuti più volte, per darci forza sì, ma con molta malinconia e tristezza, pensando a quella che in passato era la nostra vita, e a quello che questo 2020 avrebbe potuto essere. Abbiamo gridato dai balconi “ce la faremo”, “ritornerà tutto come prima, anzi dopo saremo tutti migliori”. Lo dicevamo, sì, ma ci credevamo? No, lo speravamo. Perché, in fondo, è proprio vero: la speranza è l’ultima a morire. Abbiamo sentito in TV parlare di sperimentazioni, di studi, dei tentativi della scienza di superare questa pandemia, e abbiamo pensato: “Chissà… chissà se riusciranno a produrre un vaccino… chissà per quando sarà pronto, di solito ci vuole qualche anno… chissà se funzionerà…”.  Il dubbio, l’incertezza, la diffidenza hanno attanagliato i nostri  animi inquieti. Ma in fondo speravamo. Speravamo in coloro, quei pochi, che ci hanno creduto fin dall’inizio.

    Il risultato? 27 dicembre 2020, una data storica per l’umanità intera: dopo appena nove mesi dall’inizio della pandemia è iniziata la campagna vaccinale in tutta Europa. Le prime 9750 fiale del vaccino anti-Covid Pfizer/BioNtech sono arrivate nel nostro Paese nel giorno di Natale, e sono state distribuite a tutte le regioni. È così che l’Italia dà il via alla rinascita, partendo dalle fasce più a rischio e dal personale sanitario. Eccola, finalmente, la luce in fondo al tunnel! Una luce che deve darci la forza di andare avanti, ma che non deve farci abbassare la guardia. Sì, perché, a quanto pare, siamo giunti quasi al termine di questo capitolo negativo della nostra vita e sarebbe folle gettare al vento tutti gli sforzi fatti proprio a un passo dal traguardo. Affinché il virus venga sconfitto è necessario che più del 70% della popolazione sia vaccinata e per raggiungere quest’obiettivo c’è bisogno di tempo, perché non ci sono ancora le dosi per tutti, considerando che ogni vaccinazione prevede un richiamo.

    Dunque passeremo altro tempo vivendo così, altro tempo senza amici, senza abbracci, senza feste, senza le libertà a cui eravamo abituati, ma questa volta con uno spirito diverso, consapevoli che ormai, in questa lotta, siamo passati dalla difesa all’attacco. Ancora una volta siamo chiamati alla responsabilità: quella di non pensare che da oggi ci sia un “liberi tutti”, ma soprattutto quella di vaccinarci e far vaccinare gli altri, fare da esempio. Sui social si legge di tutto, e tanti sono ancora quelli che non ci credono, i cosiddetti “NoVax”, per non parlare di chi addirittura grida a insensati complotti. Purtroppo quella contro il Covid è una battaglia che non si può combattere da soli, e questo va fatto capire a tutti. Bisogna sconfiggere la paura e avere fiducia nella scienza; questa è l’unica strada che abbiamo se vogliamo realmente che tutto diventi un lontano ricordo. Adesso è arrivato il momento di continuare a sperare, più forte di prima, questa volta nel buonsenso della gente. La scienza ha fatto la sua parte, adesso tocca a noi.

  • La pandemia cambia le abitudini anche degli sportivi ma non quelle di Michelle!

    La pandemia cambia le abitudini anche degli sportivi ma non quelle di Michelle!

    Michelle è una ragazza di 16 anni, alta, bionda, occhi azzurri, caratterialmente estroversa, ma anche molto determinata. Da sempre è affascinata dal mondo dello sport, in particolare da quello della pallavolo, che pratica dall’età di otto anni. La sua passione per questa attività agonistica è nata dopo i numerosi racconti della madre, ex giocatrice, tant’è che ogni volta che entra in campo le sembra di entrare in una nuova dimensione in cui tutte le sue preoccupazioni svaniscono. Michelle arriva ad allenarsi fino a sei giorni alla settimana. Sono tanti come lei, in Italia, ad amare questo sport: l’ultimo censimento indica il numero, addirittura, di 26 milioni di individui fra i 14 e i 64 anni. Tuttavia, con l’arrivo dell’epidemia di Coronavirus Michelle è stata costretta a cambiare le proprie abitudini anche in ambito sportivo, poiché da maggio 2020 le attività sportive in Italia sono state, sì, consentite, ma nel rispetto delle norme di distanziamento fisico e secondo quanto stabilito da apposite linee guida e dai relativi protocolli attuativi. Poi, però, con il protocollo emanato il 26 ottobre 2020 sono stati completamente sospesi gli allenamenti e le attività presso palestre, piscine e centri natatori, nonché gli sport di contatto (con l’eccezione degli eventi e delle competizioni sportive di interesse nazionale promossi dal CONI, dal CIP oppure organizzati da organismi sportivi internazionali, all’interno di impianti utilizzati a porte chiuse senza la presenza di pubblico). Un brutto colpo, anche per chi è abituato a combattere in campo!

    Tutto questo, tuttavia, non ha fermato Michelle che ha infatti dato vita a una nuova routine, seguendo corsi online e mantenendosi comunque in forma per essere pronta a un’eventuale ripresa delle attività. E non è l’unica in Italia a fare questo: secondo i dati Istat, infatti, nel nostro Paese si contano circa 20 milioni di sportivi che praticano attività sportiva con continuità a casa. È quanto ci viene confermato anche dai dati di AliExpress (servizio di negozi online che offrono prodotti a livello internazionale) che riferiscono l’aumento di quasi il 1000% della richiesta di strumenti e indumenti per l’allenamento durante il lockdown. Sono, inoltre, numerose le App e i corsi online utilizzati dagli sportivi in questo periodo, che offrono vere e proprie lezioni e programmi da seguire per restare in forma e non perdere il ritmo.

    Tutto questo in futuro influenzerà definitivamente il modo di praticare lo sport? La risposta è sì! Secondo una recente indagine svolta da SportClubby (app che facilita il contatto tra strutture sportive e clienti), infatti, 7 italiani su 10, nel 2021, a fine pandemia, torneranno ad allenarsi in presenza in centri sportivi, ma il 20% circa degli sportivi alternerà le attività svolte a casa con quelle praticate in palestra. Si può quindi dire che l’idea di “fare sport”, che probabilmente ne conseguirà nel 2021, è quella di uno sport vario, misto, che sicuramente vedrà palestre e centri sportivi investire anche nel mondo digitale. Ciò andrà sicuramente e migliorare i servizi che vengono messi a disposizione di ogni sportivo.

    Per Michelle, dunque, il sogno continua grazie alla tenacia che l’ha sempre premiata e che continuerà ad accompagnarla in un nuovo percorso più lungo e forse anche meno motivante, ma non per questo meno bello, per superare un traguardo. L’augurio è di poter arrivare tutti alla fine di questo triste periodo per ricominciare, cercando di ricavare da questa esperienza quello che potrà servirci anche in seguito: maggiore cura per sé, maggiore rispetto degli spazi degli altri, maggiore rispetto della natura. Anche Michelle ne è convinta: andrà tutto bene!

    Marcello Valito, III A scientifico

  • La magia del San Carlo in diretta Facebook

    La magia del San Carlo in diretta Facebook

     

    La sera del 4 dicembre c’è stata la presentazione online della Stagione lirica del teatro San Carlo di Napoli con “Cavalleria Rusticana” di Pietro Mascagni in forma di concerto, che ha accolto ben oltre 40.000 utenti i quali hanno assistito alla prima rappresentazione in streaming in uno dei teatri più antichi d’Europa. Tutti hanno espresso grande entusiasmo per questa iniziativa, con moltissimi commenti positivi di utenti da ogni parte del mondo.

    In particolare, tra gli spettatori virtuali di Cavalleria rusticana è stato presente anche il Ministro Franceschini che ha affermato: “E’ davvero una grande gioia essere qui con voi un altro anno, quest’anno per la Cavalleria rusticana al San Carlo, per l’avvio di un anno che sarà diverso dagli altri”. Ebbene sappiamo tutti che questo non è un anno come gli altri, caratterizzato dalla pandemia causata dal COVID-19.

    Il lirico più antico di Europa ha ospitato una grande quantità di spettatori virtuali. Un successo enorme, quindi, che dovrebbe proprio spingere le istituzioni a considerare maggiormente o magari ad ampliare il progetto  di una piattaforma della cultura italiana online, a maggior ragione nella specifica situazione in cui attualmente ci troviamo. Un tale provvedimento potrebbe risultare molto proficuo e vantaggioso. È notevole notare a tal proposito come, a una chiusura di tutti i teatri e in generale di tutte le attività legate al mondo dello spettacolo, il San Carlo abbia risposto sfruttando le tecnologie di cui oggigiorno disponiamo. Le attività online del massimo napoletano continuano in tutto il mese di dicembre. Sono in programma quartetti, le stagioni di Vivaldi, concerti di Natale, il Gala Mozart e Belcanto e tanto altro, tutto in diretta sulla pagina Facebook del Teatro San Carlo.

    Sono sempre stato fin da piccolo un grande appassionato di musica. Studio pianoforte da quasi otto anni, e ho sempre ritrovato nella musica una vera e propria compagna, con cui comunicare ed esprimere al meglio i miei sentimenti e le mie emozioni. Pertanto, soprattutto in questo tempo di pandemia, consiglio vivamente di assistere alle opere liriche e ai concerti che presenterà prossimamente il San Carlo: un’ottima opportunità per distrarsi, per viaggiare con la mente, per nutrire l’anima, distogliendosi dai pensieri negativi che purtroppo incombono in questo periodo terribile.