Tag: Covid-19

  • Rotary Youth Exchange – RYE Distretto 2100: ITALIA-BELGIO

    Rotary Youth Exchange – RYE Distretto 2100: ITALIA-BELGIO

    Ho deciso di partire, senza avere la più pallida idea del mondo che si sarebbe aperto ai miei occhi. Il 20 agosto 2019 salgo in aereo, meta … Brussel, questo era già chiaro, ma poi?

    Arrivo a Genk, una cittadina in Limburgo, luogo di immigrazione di italiani negli anni ’40,  destinati al lavoro nelle miniere. Un lavoro pesante e scomodo “riservato” agli immigrati con tanti sogni nel cuore e una voglia di riscatto tanto forte da far sentire ancora l’eco della cultura e delle tradizioni italiane. Nonostante questo particolare, che forse mi ha aiutata a farmi sentire a casa più in fretta, all’inizio era tutto nuovo. Ogni singola azione, suono, risata, paesaggio, era una novità e mi sono sentita come un bambino che va per la prima volta al Luna Park; un bambino molto emozionato di salire sulle giostre, specialmente sulle montagne russe e …. a chi è che non piace l’adrenalina della discesa? Beh, questa è una domanda semplice, ma la parte difficile è salire.

    La prima difficoltà che ho incontrato è stata la lingua: il fiammingo, ovvero l’olandese parlato nelle Fiandre, che ha un accento diverso da quello dei Paesi Bassi. Ho cominciato con spensieratezza e curiosità, aiutata dalla prima famiglia ospitante, attaccando post-it su ogni oggetto in casa, leggendo libri per bambini di 3-5 anni e soprattutto ascoltando.  Sì, ascoltare è stata decisamente la parola chiave. Se qualcuno dovesse mai chiedermi un consiglio su come imparare una lingua o su come ambientarsi in un altro paese, io risponderei semplicemente “ascoltando” e “osservando”.

    All’inizio tutto era una sfida. Anche la cosa più banale, come entrare in un bar e chiedere un bicchiere d’acqua, sembrava insormontabile.  Infatti “se avessi parlato in inglese, si sarebbe subito capito che non ero di lì” (come se poi fosse un qualcosa di negativo…!!), ma quest’idea e questa voglia di immedesimarmi completamente nei panni di un local, mi ha aiutata molto. Con il passare del tempo, però, alcune sfide sono diventate sempre più semplici, come rubare caramelle a un bambino (restando nel tema del parco giochi!!), ma se ne aggiungevano sempre altre e sempre più complesse. Se sei ambizioso e punti ad assumere una conoscenza completa di un qualsiasi argomento, le scale non finiscono mai.

    Posso dire che la scuola è stata il centro della mia esperienza, per la formazione e per le amicizie: ho scelto di iscrivermi a un liceo artistico con indirizzo AVV, ovvero formazione audiovisiva (fotografia e produzione videografica). Ho scelto questo indirizzo, un po’ per caso e un po’ per ispirazione, ma non avrei mai pensato di poter scoprire la mia passione! Probabilmente era “meant to be”, adesso la fotografia è diventata parte integrante delle mie giornate e della mia vita. Oltre ad essere cresciuta grazie a tutte le esperienze vissute durante quest’anno, mi sento completa perché ho trovato qualcosa che amo fare.

    Gli insegnanti si sono mostrati cordiali e disponibili sin dal primo giorno e posso dire di aver costruito rapporti di fiducia e rispetto con tutte le persone conosciute a scuola.  Mi hanno fatta sentire accolta, mi hanno trasmesso la voglia di conoscere e scoprire, la cultura belga e la lingua fiamminga, ma anche ogni argomento affrontato in classe. Il Belgio è una nazione non molto grande, ma essendo molto attiva con il programma di scambio giovanile, mi sono trovata a condividere quest’esperienza con centinaia di altri studenti di scambio, che vivevano nella mia stessa città e in città vicine. Generalmente i ragazzi exchange fanno una scelta: uscire con gli altri exchange students oppure con persone del posto. Io mi sono chiesta: “Perché scegliere?”. Infatti ho festeggiato con amici provenienti da tutte le parti del mondo (gli studenti di scambio sono sempre quelli più folli e festaioli), ho studiato insieme ai miei compagni di classe, belgi, siamo usciti e abbiamo riso insieme.

    Ho migliorato le mie abilità in spagnolo grazie all’amicizia stretta con ragazzi sudamericani, in inglese, in fiammingo cercando di parlare e praticare il più possibile, in francese, studiandolo a scuola, in tedesco. Ho anche imparato parole finlandesi, indonesiane, cinesi e norvegesi. Più interculturale di così…

    Poi è arrivato il COVID-19 con il lockdown e la quarantena. “Che ci faccio qui? Cosa sta succedendo? Perché sta succedendo?”

    Queste, alcune delle domande che mi sono posta per tre mesi. Mi sono sentita persa, totalmente persa, confusa e sola. Vivere la quarantena è difficile e quando lo fai a casa di qualcun altro in un’altra nazione a volte lo può essere ancora di più.

    Tutto è cominciato venerdì 13 marzo 2020, quando mi stavo dirigendo verso scuola con il mio host father pronta (ma non del tutto) a vivere l’ultimo giorno di lezioni e vedere i miei amici prima di tre settimane. Questo era il periodo di pausa che ci aveva dato il governo belga. Già pensavo, 21 giorni sono tantissimi! Se solo avessi saputo che sarebbero stati il doppio, il triplo … insomma, molti di più! E se solo avessi saputo che non avrei avuto nemmeno la possibilità di salutare i miei amici e gli insegnanti! Sì, in effetti non è andata come mi aspettavo…

    Mentre stavamo in macchina ho ricevuto una chiamata da Kurt, responsabile degli studenti di scambio del club Rotary di cui facevo parte, che mi dice che, purtroppo, per motivi di sicurezza, non sarei potuta andare a scuola. In effetti, come dargli torto? Ma ero ancora troppo in confusione per capire quanto la situazione fosse grave. Da quel momento tutto è cambiato. Dopo aver fatto le valigie e aver cambiato famiglia ospitante in poche ore, ogni studente di scambio ha ricevuto una mail dall’organizzazione che annunciava l’annullamento del programma e, fatte alcune eccezioni, tutti gli studenti sarebbero dovuti tornare a casa. Ecco, io ero proprio una delle “eccezioni”: la situazione in Italia era troppo pericolosa per salire in un aereo e tornarvici. Bene, era ufficialmente cominciata la mia quarantena all’estero. E ora?

    Ho avuto paura. Ero arrabbiata. dopo 7 mesi di sacrifici, sforzi e ostacoli per costruire una vita da zero e cercare di trovare un equilibrio e un ordine, mi sembrava di aver perso tutto. Ma la vita è bella perché c’è sempre uno spiraglio di luce, perché c’è sempre la fine in un tunnel. Ho realizzato di avere conosciuto persone incredibili, a partire dalle famiglie che mi hanno ospitata fino al personale scolastico. Ho ricevuto cartoline, foto, messaggi da insegnanti e amici con parole confortanti e di affetto, ho capito che tutto aveva un senso e che questo era il risultato di tutti i sacrifici e tutti gli sforzi fatti. Mi hanno fatta sentire a casa.

    Ci sono sicuramente stati momenti di sconforto, in cui mi chiedevo addirittura cosa stessi facendo lì, ma bastava guardare la mia “sorellina” sorridere per capire che era inutile porsi domande senza risposta. Ho molto spesso pensato che non sarebbe dovuta andare così, non sarebbe dovuta finire da un giorno all’altro, che c’erano ancora tante cose che avrei dovuto fare prima di andare via, posti che avrei dovuto visitare, persone che avrei dovuto conoscere meglio, altre esperienze e risate che avrei dovuto condividere con amici. Avrei dovuto avere paura ancora una volta in classe, prima di parlare davanti a tutti, avrei dovuto tremare ancora per un sorriso da una persona inaspettata. Posso dire che quello che ho vissuto ha decisamente molto più valore di quello che ho perso. Potrei addirittura affermare che scrivere “perso” è decisamente sbagliato.

    Ho imparato tanto, anche durante il periodo della quarantena. Sì, potrei non aver avuto la possibilità di vivere determinate esperienze, ma ne ho vissute altre, di tipo diverso, che mi hanno portata a riflettere su questo fantastico anno. Posso dire di aver assaporato ogni attimo di questo anno, ogni secondo di gioia, di paura, di sorpresa. Ho vissuto…. pienamente e ora mi porto a casa un bagaglio pieno, ricco di speranze ed esperienze che mi hanno aiutato a crescere e a maturare.

    Alessia Vitiello , V C linguistico

  • Bisogna educare anche gli adulti

    Bisogna educare anche gli adulti

    Negli ultimi giorni, attraverso la televisione, i social media e anche nei discorsi che ho sentito a scuola mi sono ripetutamente imbattuta in questa frase: “Bisogna sensibilizzare i giovani”. Può sembrare la classica e banale frase fatta, ma in realtà su di essa si può aprire una vera e propria discussione.

    Iniziamo dal fatto che la prima domanda che mi sono posta è stata: perché parlare di sensibilizzare i giovani e non la popolazione in generale? Insomma, viviamo in una società in cui chiunque può avere un atteggiamento irresponsabile, indipendentemente dalla fascia d’età a cui appartiene.

    Ci sono adulti che fino ad oggi si sono comportati in maniera coscienziosa e che hanno trasmesso questo atteggiamento anche ai loro figli, ma anche altri che hanno mostrato un comportamento noncurante delle regole, che hanno diffuso un messaggio negativo condiviso dalle persone facilmente influenzabili o che addirittura hanno negato l’esistenza del Covid-19. Pensiamo ad esempio ai comizi di Matteo Salvini, alle manifestazioni dei negazionisti o ai post dell’influencer Er Faina.

    Con questo non sto dicendo che noi giovani siamo innocenti agnellini additati ingiustamente, ma che, come nel caso degli adulti, ci sono ragazzi più responsabili e obiettivi di altri. Assistiamo a due differenti atteggiamenti da ambedue le parti. Per fare un esempio pratico: ci sono ragazzi che riescono a fare il sacrificio di non uscire la sera, mentre altri non si fanno scrupoli ad affollare le strade e a non seguire le norme di sicurezza. Infine, possiamo osservare anche due tipi di negozianti: chi non pensa a ciò che fanno i clienti fuori, ma al fatto che essi gli portano i soldi che non ha guadagnato durante il lockdown e chi invece si anima di coraggio, chiede agli avventori di seguire le norme, rischiando così di perdere i clienti o di venire addirittura picchiato. Quello che voglio dire, è che bisognerebbe smetterla di pensare che ad essere educati dobbiamo essere solo noi ragazzi e cominciare ad acquisire un’ottica più ampia e generale. Oltre tutto noi giovani siamo sensibili a molti argomenti che riguardano il rispetto dell’ambiente, quali il riscaldamento globale e l’inquinamento, problemi che spesso vengono ignorati dagli adulti, anche da quelli che ricoprono importanti cariche politiche.

    Quindi, per un futuro migliore, e non parlo solo della situazione sanitaria in cui ci troviamo, c’è bisogno della collaborazione di tutti, senza dare per scontato che una generazione sia più saggia e responsabile di un’altra.

     

    Chiara Cinquegrana, 3A classico

  • Un contributo da parte di tutti

    Un contributo da parte di tutti

    Le problematiche relative al coronavirus o COVID-19 purtroppo sono ancora irrisolte e riguardano non solo l’Italia o la Cina ma l’intera Terra.

    Purtroppo tutto il sostegno da parte dello Stato e dei più importanti enti nazionali e internazionali, anche in termini economici, in alcuni casi non è stato sufficiente. Per questo motivo sono da evidenziare le tantissime donazioni provenienti da varie zone del pianeta al fine di aiutare sia chi sta combattendo contro questo terribile virus sia anche coloro che sono impegnati nella ricerca di un vaccino.

    Le donazioni sono state effettuate anche da cittadini italiani facenti parte del cosiddetto mondo dei vip, imprese e case di moda.

    Di seguito alcuni esempi:

    • Chiara Ferragni e Fedez hanno donato a titolo personale la somma di 100mila euro. Hanno inoltre deciso di realizzare un video con il proprio smartphone e lanciare la campagna benefica “Sosteniamo la terapia intensiva”, in collaborazione con il San Raffaele di Milano. A distanza di appena due settimane dalla diffusione del video, la fashion blogger e il rapper hanno esultato in quanto l’impresa si è compiuta: “Entra ufficialmente in funzione il nuovo reparto costruito da zero grazie alla raccolta fondi”. Entrambi hanno annunciato la bellissima notizia sui loro canali social, postando un video che mostra la splendida struttura realizzata accanto all’ospedale meneghino, dove prima sorgeva il campo di basket del gruppo sportivo universitario. Da evidenziare il fatto che all’ingresso della struttura è stato messo un telo con i nomi dei 200mila donatori;
    • Silvio Berlusconi ha donato 10 milioni di euro alla Regione Lombardia, somma necessaria per la realizzazione del reparto di 400 posti di terapia intensiva alla fiera di Milano;
    • Banca Mediolanum ha deciso di effettuare una donazione pari a 100.000 euro a favore dell’ASST Fatebenefratelli;
    • Intesa Sanpaolo si è detta pronta a elargire fino a 100 milioni di euro;
    • il gruppoLavazza e Giuseppe Caprotti di Esselunga hanno deciso di donare 10 milioni di euro;
    • la famiglia Benetton ha destinato 3 milioni agli ospedali italiani;
    • Orogel invece ha scelto di elargire 800.000 euro per l’ospedale Bufalini di Cesena;
    • Mapei ha donato 750.000 euro agli ospedali milanesi;
    • la famiglia Caltagirone ha dato 500.000 euro a testa per il Gemelli e lo Spallanzani;
    • la Fondazione Silvio Tronchetti Provera ha versato 100.000 euro per il Sacco di Milano;
    • Prada ha donato due postazioni complete per la terapia intensiva a Milano;
    • Giorgio Armani ha elargito 1,25 milioni di euro;
    • Donatella Versace insieme alla figlia ha donato 200.000 euro.

    Oltre alle donazioni per l’Italia, ci sono state quelle da parte di paesi esteri verso altri paesi. Ad esempio:

    • tra i vari magnati a mettere mano al portafogli è stato Bill Gates che, a fine gennaio, quando ancora il virus si credeva fosse confinato solo in Cina, ha staccato due assegni da 5 milioni di dollari, uno destinato a Pechino e l’altro all’Africa Centers for Disease Control and Prevention. Somme queste che sono state finalizzate ad aiutare economicamente la ricerca e chi sul campo è impegnato a combattere il contagio. Il fondatore di Microsoft ha deciso di sostenere l’Africa nonostante essa sia tra i continenti meno colpiti; ma è quello dove, potenzialmente, il morbo potrebbe fare più danni;
    • colossi statunitensi come Dell, PepsiCo, Procter&Gamble, Apple e Immunotec Global, hanno effettuato cospicue donazioni in favore della Cina;
    • grandi aziende europee come L’Oreal, Michelin e Bayer hanno effettuato grandi donazioni;
    • il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, di recente ha scelto di destinare metà del suo stipendio (100.000 dollari al mese) da inquilino della Casa Bianca al Ministero  americano della Sanità;
    • Justin Bieber, reginetto del pop a stelle e strisce, di recente colpito da una malattia, ha deciso di devolvere 100.000 dollari alla Cina allo scopo di aiutare chi è impegnato in progetti legati all’infanzia;
    • uno dei primi a effettuare una donazione di 100.000 euro è stato il giovane presidente dell’Inter, Steven Zhang, cinese di Nanchino, somma che è stata devoluta al Sacco di Milano per sostenere la ricerca.

    Tantissime quindi sono state le donazioni da parte di molti personaggi famosi. Tuttavia, noi non dobbiamo rimanere colpiti dalle grandi somme di denaro che certo hanno sempre il loro valore, ma soprattutto dobbiamo concentrarci su tutte le persone che, anche se non con le stesse cifre hanno comunque dato il loro contributo. Sicuramente il miglior contributo è stato ed è donato quotidianamente dai medici e dagli infermieri, ai quali dobbiamo fare un grande ringraziamento per quello che stanno facendo, che non può essere considerato solo un semplice contributo ma qualcosa di straordinario.

  • NEW EPIC HEROES

    NEW EPIC HEROES

    This year we have started studying English history and literature. A very exalting topic has been the epic poem and the fascinating figure of a Scandinavian legendary hero: “Beowulf”. When our English teacher asked us what the word and the figure of a hero made us think of, our mind flew to a mythical, unreal world made of men and women endowed with deep values such as bravery, loyalty, altruism  but our attention was also focused  immediately on  those  who are on the frontline in the fight against the Coronavirus Pandemic in our real world.

    From health workers to public servants, they all are rightly getting our plaudits for their brave and tireless work in this very critical time due to this epidemic.

    But the crisis has also revealed some unexpected heroes who are showing ingenuity and community spirit to tackle the health emergency that is engulfing the world.

    In this tough period we cannot but think particularly of all those wonderful people who are providing ceaseless care and attention to those most at risk helping to provide vital support and reassurance: doctors, nurses, paramedics and the  medical staff who under enormous strain and  at their own risk  are dedicated to save lives in intense care wards  and to contain as much as possible the spread of this virus; marvelous people whose extraordinary skills make us so very proud. Other people are volunteers offering their help to do whatever they can to provide support to those on the frontline.

    And let me say in these hard times we are probably all secret heroes.

    We are all fighting against an invisible enemy. Mankind will find a way to get out of this even though right now with no cure seems the right one and no timeline available for this, we don’t know. We don’t know what’s going to happen. We don’t know how long it will last, and we don’t know how many more deaths it will take in each country. We only know that we’ re going to find a way.

  • COVID-19: ci rialzeremo più forti di prima

    COVID-19: ci rialzeremo più forti di prima

    Coronavirus o Covid-19: una parola che ormai negli ultimi tempi conosciamo tutti.

    Coronavirus è una vasta famiglia di virus noti per causare malattie che vanno dal comune raffreddore a malattie più gravi come la Sindrome Respiratoria Mediorientale (MERS) e la Sindrome Respiratoria Acuta grave (SARS). Sono virus RNA a filamento positivo, con aspetto simile a una corona al microscopio elettronico.

    I Coronavirus sono stati identificati nella metà degli anni ’60 e sono noti per infettare l’uomo ed alcuni animali (inclusi uccelli e mammiferi). Le cellule bersaglio primarie sono quelle epiteliali del tratto respiratorio e gastrointestinale. Un nuovo Coronavirus (nCoV) è un nuovo ceppo di Coronavirus che non è stato precedentemente mai identificato nell’uomo. In particolare quello denominato SARS-CoV-2 (precedentemente 2019-nCoV) non è mai stato identificato prima di essere segnalato a Wuhan, in Cina, nel dicembre 2019.

    Il virus che causa l’attuale epidemia di coronavirus è stato chiamato “Sindrome respiratoria acuta grave coronavirus 2” (SARS-CoV-2). Lo ha comunicato l’International Committee on Taxonomy of Viruses (ICTV) che si occupa della designazione e della denominazione dei virus (ovvero specie, genere, famiglia, ecc.). Ad indicare il nome è stato in particolare un gruppo di esperti appositamente incaricati di studiare il nuovo ceppo di coronavirus. Secondo questo pool di scienziati il nuovo coronavirus è fratello di quello che ha provocato la SARS (SARS-CoVs), da qui il nome scelto di SARS-CoV-2. La malattia provocata dal nuovo Coronavirus ha un nome: “COVID-19” (dove “CO” sta per corona, “VI” per virus, “D” per disease e “19” indica l’anno in cui si è manifestata). Lo ha annunciato l’11 febbraio 2020 il Direttore generale dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) Tedros Adhanom Ghebreyesus nel briefing con la stampa durante una pausa del Forum straordinario dedicato al virus.

    Il nuovo Coronavirus (ora denominato SARS-CoV-2 e già denominato 2019-nCoV) appartiene alla stessa famiglia di virus della Sindrome Respiratoria Acuta Grave (SARS) ma non è lo stesso virus. Il nuovo Coronavirus, responsabile della malattia respiratoria ora denominata COVID-19, è strettamente correlato al SARS-CoV e si classifica geneticamente all’interno del sottogenere Betacoronavirus Sarbecovirus. La comparsa di nuovi virus patogeni per l’uomo, precedentemente circolanti solo nel mondo animale, è un fenomeno ampiamente conosciuto (chiamato spill over o salto di specie) e si pensa che possa essere alla base anche dell’origine del nuovo coronavirus (SARS-CoV-2).

    Il 31 dicembre 2019, le autorità sanitarie cinesi hanno notificato un focolaio di casi di polmonite ad eziologia non nota nella città di Wuhan (Provincia dell’Hubei, Cina). Molti dei casi iniziali hanno riferito un’esposizione al Wuhan’s South China Seafood City market (si sospettava un possibile meccanismo di trasmissione da animali vivi). Il 9 gennaio 2020, il China CDC (il Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie della Cina) ha identificato un nuovo Coronavirus (provvisoriamente chiamato 2019-nCoV) come causa eziologica di queste patologie. Le autorità sanitarie cinesi hanno inoltre confermato la trasmissione inter-umana del virus. In data 11 marzo 2020 l’OMS ha dichiarato che la COVID-19 può essere definita pandemica.

    A oggi, 17 marzo 2020,  le vittime in Italia sono 2158 con 349 nuovi decessi. In tutto, dall’inizio dell’epidemia, 27.980 persone hanno contratto il virus Sars-CoV-2. Sul fronte internazionale, in Europa il secondo focolaio più grande dopo quello italiano si trova in Spagna. Negli Usa si contano al momento 4.600 casi e 83 morti (dati Reuters 17/03). La Federazione intanto ha annunciato un’azione coordinata delle banche centrali mondiali per assicurare liquidità a sostegno dell’economia minacciata dall’emergenza coronavirus. Sebbene ben strutturati, ormai gli ospedali riescono a stento a gestire tale situazione e il personale spesso non è sufficiente. In alcune zone, come a Milano, si stanno realizzando nuove strutture per permettere a tutti i pazienti di essere curati.

    I sintomi più comuni sono: febbre, stanchezza e tosse secca. Alcuni pazienti possono presentare indolenzimento e dolori muscolari, congestione nasale, naso che cola, mal di gola o diarrea. Questi sintomi sono generalmente lievi e iniziano gradualmente. Nei casi più gravi, l’infezione può causare polmonite, sindrome respiratoria acuta grave, insufficienza renale e persino la morte. Alcune persone si infettano ma non sviluppano alcun sintomo. Generalmente i sintomi sono lievi, soprattutto nei bambini e nei giovani adulti, e a inizio lento. Circa 1 su 5 persone con COVID-19 si ammala gravemente e presenta difficoltà respiratorie, richiedendo il ricovero in ambiente ospedaliero. Le persone anziane e quelle con patologie sottostanti, quali ipertensione, problemi cardiaci o diabete e i pazienti immunodepressi (per patologia congenita o acquisita o in trattamento con farmaci immunosoppressori, trapiantati) hanno maggiori probabilità di sviluppare forme gravi di malattia.

    Per quanto riguarda la trasmissione, alcuni Coronavirus possono essere trasmessi da persona a persona, di solito dopo un contatto stretto con un paziente infetto, ad esempio tra familiari o in ambiente sanitario. Anche il nuovo Coronavirus responsabile della malattia respiratoria COVID-19 può essere trasmesso da persona a persona tramite un contatto stretto con un caso probabile o confermato. Il nuovo Coronavirus è un virus respiratorio che si diffonde principalmente attraverso il contatto stretto con una persona malata. La via primaria sono le goccioline del respiro delle persone infette ad esempio tramite:

    • la saliva, tossendo e starnutendo;
    • contatti diretti personali;
    • le mani, ad esempio toccando con le mani contaminate (non ancora lavate) bocca, naso o occhi.

    In casi rari il contagio può avvenire attraverso contaminazione fecale.

    Normalmente le malattie respiratorie non si trasmettono con gli alimenti, che comunque devono essere manipolati rispettando le buone pratiche igieniche ed evitando il contatto fra alimenti crudi e cotti (fonte: https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/sars-cov-2 ).

    Studi sono in corso per comprendere meglio le modalità di trasmissione del virus.

    Tutta l’Italia è diventata zona protetta con il DPCM sottoscritto la sera del 9 marzo dal presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, che ha esteso le misure restrittive già applicate per la Lombardia e le 14 province del Nord più colpite dal contagio di Coronavirus a tutto il territorio nazionale. Il nuovo provvedimento è entrato in vigore a partire dal 10 marzo e avrà efficacia fino al 3 aprile. Tra le principali novità: limita gli spostamenti delle persone, blocca le manifestazioni sportive, sospende in tutto il paese l’attività didattica nelle scuole e nelle università fino al 3 aprile. A tutti i cittadini è richiesto di:

    • uscire di casa solo per esigenze lavorative, motivi di salute e necessità. Ove richiesto, queste esigenze vanno attestate mediante autodichiarazione, che potrà essere resa anche seduta stante attraverso la compilazione di moduli forniti dalle forze di polizia o scaricati da Internet. Una falsa dichiarazione è un reato. Leggi la direttiva del Ministro dell’Interno ai Prefetti e scarica il modulo di autocertificazione;
    • evitare ogni forma di assembramento di persone in luoghi pubblici o aperti al pubblico;
    • è fatta espressa raccomandazione a tutte le persone anziane o affette da patologie croniche o con multimorbilità ovvero con stati di immunodepressione congenita o acquisita, di evitare di uscire dalla propria abitazione o dimora fuori dai casi di stretta necessità e di evitare comunque luoghi affollati nei quali non sia possibile mantenere la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro;
    • si raccomanda di limitare, ove possibile, gli spostamenti delle persone fisiche ai casi strettamente necessari;
    • ai soggetti con sintomatologia  da infezione respiratoria e febbre (maggiore di 37,5° C) è fortemente raccomandato di rimanere presso il proprio domicilio e di limitare al massimo i contatti sociali, contattando il proprio medico curante;
    • chiunque, a partire dal quattordicesimo giorno antecedente la data di pubblicazione del DPCM 8 marzo, abbia fatto ingresso in Italia dopo aver soggiornato in zone a rischio epidemiologico, come identificate dall’Organizzazione mondiale della sanità, deve comunicare tale circostanza al Dipartimento di prevenzione dell’azienda sanitaria competente per territorio nonché al proprio medico di medicina generale ovvero al pediatra di libera  scelta;
    • le persone per le quali il Dipartimento di prevenzione dell’Asl accerta la necessità di avviare la sorveglianza sanitaria e l’isolamento  fiduciario devono:
      1. mantenere lo stato di isolamento per quattordici  giorni dall’ultima esposizione
      2. divieto di contatti sociali
      3. divieto di spostamenti e viaggi
      4. obbligo di  rimanere raggiungibile per le attività di sorveglianza
    • in caso di comparsa di sintomi la persona in sorveglianza deve:
    1. avvertire immediatamente il medico di medicina generale o il pediatra di libera scelta e l’operatore di Sanità Pubblica;
    2. indossare la mascherina chirurgica fornita all’avvio della sorveglianza sanitaria e allontanarsi dagli altri conviventi;
    3. rimanere nella propria stanza con la porta chiusa  garantendo un’adeguata ventilazione naturale, in attesa del trasferimento in ospedale, ove necessario.

    Grazie all’intervento costante del Presidente del Consiglio, dei Sindaci delle varie regioni colpite, dei vari enti coinvolti, ai medici, gli infermieri, al diffondersi del messaggio “Io resto a casa” e al contributo, anche economico, di alcuni personaggi dello spettacolo, della musica e del mondo della televisione, tutti ora sono molto più consapevoli della gravità dell’evento. Solo restando a casa, e quindi fornendo il nostro contributo, si potrà superare questo momento critico e tornare alla nostra vita quotidiana.