Tag: Cultura

  • 2021: l’anno dedicato a Dante

    2021: l’anno dedicato a Dante

    Sono trascorsi 700 anni dalla morte di colui che è senza dubbio l’emblema della cultura, della letteratura e della lingua italiana: Dante Alighieri. Il mondo intero, ma soprattutto il nostro Paese e in particolare la città di Firenze, in occasione di questa speciale ricorrenza celebreranno l’illustre poeta fiorentino attraverso più di 100 iniziative diverse che si avvicenderanno fino al 9 gennaio 2022. In quest’anno si vuole ricordare il sommo poeta – nonché padre del nostro idioma – per celebrarne tutto il suo splendore che indiscutibilmente è rimasto invariato nel corso dei secoli.

    A fare da apripista a queste commemorazioni celebrative ha cominciato il 1° gennaio scorso la Galleria degli Uffizi tramite l’omaggio di un’Ipervisione (immagini suggestive ad alta definizione organizzate in una mostra virtuale); per la prima volta, infatti, sono state presentate online ben 88 tavole realizzate a matita alla fine del XVI secolo dal pittore Federico Zuccari e che, prima d’ora, erano state esposte soltanto due volte al pubblico.

    Il giorno più importante indicato per celebrare questa grande personalità è indubbiamente la giornata del 25 marzo (che è la data più probabile dell’inizio del viaggio ultraterreno del fiorentino), ribattezzata come “Dantedì”. Sono previsti progetti di ogni genere (per la maggior parte accessibili a tutti perché gratuiti e in streaming sui vari siti) che vedranno alternarsi nella loro realizzazione musei, teatri, istituti e università e che abbracceranno ogni branca del sapere e della cultura: dall’architettura alla moda, dalla danza alla religione, dal teatro all’arte, dalla didattica alla linguistica e infine dalla filosofia alla scienza. Tutto ciò perché Dante, nel corso della sua vita, è sempre stato interessato ai vari campi del sapere e ha saputo destreggiarsi in ognuno di essi lasciandovi un segno indelebile. È incontestabile, infatti, che il nostro poeta, sin dall’alba della storia della cultura italiana, vive attraverso il suo forte carisma e attraverso la sua perpetua poesia.

    Per maggiori informazioni sulle iniziative visitare il seguente sito web:

    www.700dantefirenze.it

  • LA VOCE DEL CUORE DEGLI ADOLESCENTI

    LA VOCE DEL CUORE DEGLI ADOLESCENTI

    Giacomo Bertò è un ragazzo di 17 anni, frequenta il liceo classico Arcivescovile di Trento e quest’anno ha ricevuto il premio “Studente dell’anno 2020 Your Edu Action” grazie ad una lettera, scritta durante il  lock-down di marzo e dedicata alla scuola e a tutti noi studenti. Le sue parole sono giunte  sino al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il quale, con una lettera scritta di suo pugno, si è complimentato con Giacomo e gli ha augurato i migliori successi. Bertò ha suscitato anche la curiosità di diversi scrittori, quali Enrico Galiano ed Alessandro d’Avenia.

    Quest’ultimo rappresenta per Giacomo un modello e una grande fonte di ispirazione, poiché il suo sogno è quello di diventare insegnate e allo stesso tempo scrittore, proprio come d’Avenia.

    Il giovane studente, a settembre, ha pubblicato, infatti,  un suo libro “Jackyc’è”, che ha riscontrato molto successo, e ha aperto un suo blog, sul quale condivide tutti i suoi pensieri e messaggi di speranza rivolti a noi, suoi coetanei, per aiutarci a superare questo periodo che non dimenticheremo mai.

    Con la sua lettera, divenuta così famosa e condivisa quasi da tutti, Giacomo spiega cosa si cela dietro la parola “scuola”, quanto essa sia importante e cosa accade realmente in quelle quattro mura per noi ragazzi.

    “Cara scuola, come stai? Spero meglio di come sto io. Di come stiamo noi. In molti si dimenticano di chiederlo, di interessarsi a cosa provano gli studenti. Quasi avessimo deciso noi di separarci da te, dalla normalità quotidiana. Invece, mai come ora che non ti abbiamo più, ti rivogliamo indietro. Ti rimpiangiamo. Troppo tardi?”

    Giacomo, in questo primo pezzo della sua lettera, ci parla della “normalità quotidiana,” quella che a noi studenti manca tanto, quella normalità che spesso detestavamo e che sognavamo di stravolgere, perché sembrava troppo monotona a noi  adolescenti.

    “Cara scuola, sapessi come ti hanno rimpiazzata! La chiamano “didattica a distanza”. Al posto del professore uno schermo, una voce. Parlano e noi, connessione permettendo, ascoltiamo.”

    Mi ritrovo molto con quello che ha scritto Giacomo: con la Dad basta premere un pulsante e si diventa muti, basta perdere per un attimo la connessione e sei fuori dalla classe virtuale; non ci sono più le passeggiate con gli amici per tornare a casa, per tutto adesso c’è bisogno semplicemente di schiacciare un pulsante.

    “Cara scuola, prima ci lamentavamo delle troppe ore passate tra le tue mura, ora iniziamo quasi a sognarle. Ne capiamo il valore.”

    E’ proprio così, quante volte avrei desiderato dormire qualche ora in più piuttosto che svegliarmi e correre a scuola, per vedere sempre gli stessi compagni, gli stessi professori, gli stessi bidelli.

    Adesso, invece, come nessuno mai si sarebbe immaginato, ne capiamo il valore e rimpiangiamo tutto ciò. La scuola è condivisione, emozione, è il compagno di banco, il sorriso della bidella nell’atrio, sono le risate a crepapelle con i nostri compagni, i rimproveri e gli incoraggiamenti dei professori.

    Ormai possiamo vedere i compagni e i professori solo attraverso uno schermo.

    La Dad è un’ ottima soluzione per andare avanti in questo periodo , ma ci sta togliendo i momenti più belli della nostra vita scolastica.

    “Sei un mare di opportunità rubate.”

    La scuola offre tante possibilità culturali, riesce ad allargare i nostri orizzonti, grazie anche alle attività exstrascolastiche e ai viaggi di istruzione: tutto questo, purtroppo, viene sostituito adesso dal freddo schermo di un computer.

    “Cara scuola, non ci dimenticare. Prenditi, come sempre, cura di noi.”

     

     

     

     

     

     

     

  • ‘Le parole sono importanti’ : alla scoperta dell’etimologia con Marco Balzano

    ‘Le parole sono importanti’ : alla scoperta dell’etimologia con Marco Balzano

    Marco Balzano nasce il 6 giugno del 1978 a Milano ed è uno scrittore e insegnante di italiano. Pubblica il suo primo romanzo “Il figlio del figlio” nel 2010, per il quale vince il Premio Opera Prima all’ XI edizione del Premio Letterario Corrado Alvaro.
    Per l’editore Sellerio pubblica successivamente i romanzi “Pronti a tutte le partenze” e “L’ultimo arrivato”. Nel 2018 cambia casa editrice e pubblica con Einaudi editore il romanzo “Resto qui” e nel 2019 il saggio divulgativo “Le parole sono importanti”.
    Marco Balzano accoglie i lettori nel mondo dell’etimologia con lo stesso entusiasmo di quell’amico che ci obbliga a leggere il suo libro preferito. Descrive una sensazione che tutti noi abbiamo provato almeno una volta nella vita: la meraviglia di fronte ad una parola che nasconde un’infinità di significati. Quasi sembra rimproverarci per la scarsa attenzione che prestiamo all’etimologia, mettendoci di fronte a tutte le “possibilità” che un semplice vocabolo può darci, in particolare, la possibilità di comprendere meglio ciò che ci circonda.

    Per accompagnarci in questo viaggio, l’autore sceglie dieci parole di uso comune: divertente, confine, felicità, social, memoria, scuola, contento, fiducia, parola e resistenza. Grazie alle derivazioni latine e greche, riusciamo a scorgere punti di osservazione inesplorati e inaspettati. Chi l’avrebbe mai detto che la scuola, per gli antichi, fosse il luogo in cui tutte le fatiche e le preoccupazioni dovevano essere messe da parte per non ostacolare l’apprendimento? Sembra molto diversa dall’idea che oggi abbiamo della scuola e di molti altri luoghi, concetti e oggetti, di cui non conosciamo l’effettivo significato.

    Il saggio di Marco Balzano è tutto da scoprire, una lettura piacevole che, oltre ad entusiasmare il lettore, lo arricchisce culturalmente. Allo stesso tempo, è strumento rivelatore delle nostre debolezze.

    La meraviglia che proviamo di fronte alla scoperta dei significati “nascosti” di parole che usiamo quotidianamente è emblema della superficialità con cui viviamo, parliamo e ascoltiamo. Ci dimostra che ormai ci limitiamo ad associare una parola ad un unico e solo significato, un po’ come quando noi studenti traduciamo male il latino o il greco, solo perché non scendiamo a fondo nel testo. Marco Balzano dà al lettore l’opportunità di riscoprire l’importanza delle parole, anche di quelle che sembrano scontate.

    Dovremmo tutti cogliere questa opportunità, magari leggendo il libro, magari riflettendo di più su quello che studiamo. Quella noiosissima lezione di latino è cambiata da così a così, solo grazie all’etimologia delle parole; quanto potrebbe cambiare la nostra vita, la nostra istruzione, se imparassimo ad andare più a fondo?
    Le parole sono importanti, non possiamo permetterci di dimenticarlo.

  • Harry Potter : la saga completa che ha affascinato per molto tempo grandi e piccoli ritorna in tv.

    Harry Potter : la saga completa che ha affascinato per molto tempo grandi e piccoli ritorna in tv.

    Durante queste festività natalizie è ritornata in tv la saga di Harry Potter, basata sui romanzi di genere fantasy della scrittrice inglese Joanne Kathleen Rowling. Gli appassionati di questo “wizarding world” hanno avuto la possibilità di rivivere le avvincenti avventure del protagonista e dei suoi migliori amici Hermione Granger e Ron Weasley, a partire dall’ingresso del giovane Harry nella scuola di magia e stregoneria di Hogwarts (dal primo libro della saga “Harry Potter e la pietra filosofale”)  fino allo scontro finale con il Signore oscuro Lord Voldemort (dall’ultimo libro “Harry Potter e i doni della morte”).

    Gli otto romanzi, in cui si articola la storia di Harry Potter, sono stati pubblicati in un arco di tempo tra il 1997 e 2007, rendendo la scrittrice Rowling famosa in tutto il mondo. Da essi ha tratto ispirazione il famoso regista americano Chris Joseph Columbus (già noto per il  film “Mamma ho perso l’aereo” e per “Percy Jackson, gli dei dell’Olimpo”): il primo film della saga è uscito nei cinema di tutto il mondo nel 2001, affermando non solo il successo della scrittrice stessa ma anche quello dei piccoli attori inglesi che debuttarono sulla scena per la prima volta: Daniel Radcliffe (Harry Potter), Emma Watson ( Hermione Granger), Rubert Grint (Ron Weasley) e Tom Felton (Draco Malfoy).

    I film narrano la storia di Harry Potter, un bambino che vive con i perfidi zii ed il dispettoso cugino, poiché i suoi genitori sono stati uccisi dal Signore oscuro, Lord Voldemort, il mago più potente e più temuto al mondo, a tal punto che tutti hanno paura di pronunciare il suo nome, denominandolo “colui che non deve essere nominato”. Per una profezia, secondo cui un bambino nato verso la metà del mese di luglio lo avrebbe distrutto, Voldemort aveva tentato di uccidere Harry ancora neonato, che, grazie al sacrificio della madre riuscì a salvarsi, riportando solo una cicatrice sulla fronte.

    Harry Potter diventa così famoso nel mondo dei maghi per essere sopravvissuto e per aver sconfitto il Signore oscuro e, raggiunta l’età di 11 anni,  riceve una lettera da Hogwarts, la scuola di magia più importante del mondo, diretta dal mago più potente di quel tempo Albus Silente, nella quale bizzarri professori insegnano le arti magiche.

    Un cappello parlante assegna ciascuno allievo ad una delle quattro casate che prendono il nome dei quattro maghi più potenti dell’antichità: Grifondoro, di cui fanno parte Harry ed i suoi due migliori amici Ron ed Hermione; Serpeverde, a cui appartiene Draco Malfoy, un coetaneo di Harry che si vanta di essere un “purosangue” (discendente da una famiglia di maghi) e si rivela ostile verso i “mezzosangue” (figli di un “babbano”, cioè di una persona comune senza poteri magici); Corvonero, di cui fa parte l’amica e aiutante di Harry, Luna Lovegood; infine Tassorosso, a cui appartiene un amico di Harry, Cedric Diggory che verrà ucciso dallo stesso Voldemort nel quarto film (“Harry Potter e il calice di fuoco”) durante il Torneo Tremaghi.

    Nella scuola ci troveremo di fronte ad un continuo succedersi di avventure fantastiche in cui il giovane mago, con l’aiuto dei suoi amici e con la protezione di Silente, scopre la verità riguardo alla morte dei suoi genitori e si scontra più volte con Lord Voldemort, che ritorna ancora più potente con i suoi seguaci, i  terrificanti “mangiamorte”, per vendicarsi di Harry.

    Nell’ultimi due film (“Doni della morte: Parte I e Parte II”) il Ministero britannico della magia  e la scuola sono ormai nelle mani di Voldemort , mentre Harry ed i suoi amici Hermione e Ron sono costretti a scappare, perché minacciati dai “mangiamorte”. Alla fine il trio coraggioso, con l’aiuto di tutti i maghi sopravvissuti,  riesce a riconquistare la scuola, ma per il protagonista sembra essere arrivata la fine, in quanto viene colpito nella foresta dal Signore oscuro, che porta il suo corpo inerme a Hogwarts per proclamare la sua vittoria.  Harry però si rialza e sconfigge in un duello epico una volta per tutte Voldemort,  portando pace e serenità nel mondo dei maghi.

    La scrittrice riesce a commuovere con un gran finale: 19 anni dopo la grande battaglia i tre amici, divenuti ormai genitori, a loro volta accompagnano i figli a Hogwarts, per iniziare una nuova magica avventura.

    Ma perché la saga di Henry Potter appassiona così tanto grandi e piccoli? I romanzi di Rowling descrivono un mondo immaginario di streghe e maghi, di creature fantastiche come giganti, centauri, ippogrifi, draghi, elfi domestici e banchieri, fantasmi e lupi mannari, di quadri e giornali, i cui personaggi si muovono, di macchine e scope volanti, di bacchette e formule magiche, di incantesimi e di partite di “quidditch”.

    Ma il tema principale di questa favola è l’amore, che è l’arma più potente al mondo in grado di sconfiggere l’odio. Ne è la prova l’amore infinito della madre di Harry che riesce a salvare il figlioletto e a distruggere il Signore oscuro e che continuerà a proteggerlo e a guidarlo anche dopo la sua morte.  Harry e Voldermort rappresentano inoltre  la continua e interminabile lotta tra il bene e il male: alla fine Harry riesce a sconfiggere il nemico grazie all’amore e all’amicizia che egli ha conosciuto nella sua vita, a differenza del suo perfido avversario.

    Il messaggio che la scrittrice vuole trasmettere attraverso la sua storia travolgente è di non perdere la speranza perché il bene trionferà sempre sul male, e tutti hanno bisogno di credere a ciò, soprattutto in questo momento difficile e buio che stiamo vivendo.

     

     

     

     

  • IO, GIUDICE POPOLARE AL MAXIPROCESSO

    IO, GIUDICE POPOLARE AL MAXIPROCESSO

    “Il 16 dicembre del 1987 lo Stato ha vinto”, è la citazione conclusiva dello straordinario docu-film “Io, giudice popolare al Maxiprocesso” trasmesso dai canali Rai nel dicembre 2020. Per la prima volta, la storia del noto processo a Cosa Nostra viene narrata da un punto di vista totalmente nuovo, quello di un giudice popolare, un cittadino qualunque che non viene chiamato a svolgere il proprio dovere lavorativo, ma il proprio dovere in quanto cittadino italiano. Di fatti, ciò che più rende straordinaria la visione di questo docufilm sono l’empatia che si stabilisce con i personaggi ed i sentimenti veri che coinvolgono lo spettatore. 

    La realizzazione di questo capolavoro cinematografico permette ai cittadini di conoscere un evento così noto come il processo dell’Aula Bunker, non solo nei suoi caratteri generali, ma anche nel profondo dei sentimenti che ha suscitato nei contemporanei . Al di là di ciò, si è soliti ricordare la funzione centrale del maxiprocesso, ossia la rivelazione mondiale di un’associazione a delinquere la cui esistenza era stata negata, e gli ottimi risultati ottenuti della sentenza, 346 condannati e 114 assolti; 19 ergastoli e pene detentive per un totale di 2665 anni di reclusione ; tuttavia, si tende a tralasciare quella che, invece, è la funzione trasversale, che colpisce l’animo e la coscienza del cittadino, dell’uomo comune: ascoltare storie strazianti di torture, omicidi, estorsione, traffico di droga, assistere ad una vera e propria guerra sottile tra i componenti di Cosa nostra, essere minacciato, vivere sotto scorta e, infine, ritrovarsi a giudicare la condotta di queste stesse persone. Un’esperienza del genere può cambiare la vita o cambiare la visione che si ha della vita, lascia dei ricordi a volte indelebili, o può gravare con un peso psicologico non indifferente. Eppure, nonostante la consapevolezza di ciò, i giudici popolari al maxiprocesso di Palermo hanno accettato la chiamata dello Stato, probabilmente spinti da quello stesso spirito di servizio grazie al quale Giovanni Falcone ha continuato la lotta alla mafia.

    D’altra parte, immedesimarsi in questa realtà storica di importanza non affatto trascurabile può risultare per lo spettatore un’esperienza pienamente affascinante. Immagina di essere una comune insegnante nella Sicilia degli anni Ottanta, una regione certamente scossa dalla rivelazione delle associazioni a stampo mafioso e dalla guerra in atto per le vie di Palermo. Tutto ad un tratto la tua normale quotidianità è spezzata da una chiamata, la chiamata dello Stato, che ti lascia senza fiato: sei stata sorteggiata come giudice popolare per quel famoso processo di cui tutti i siciliani parlano, nel bene e nel male. Sei in preda a sentimenti contrastanti, non sai se farti condurre dal dovere etico e morale o lasciarti soffocare dalla paura.

    A più di trent’anni dalla chiusura del Maxiprocesso, è fortemente consigliabile la visione di questo documentario, gratuitamente disponibile on demand sulla piattaforma online della Radiotelevisione Italiana, Raiplay.

     

  • Reset con Covid: informazione, ambiente, pandemia, pregiudizi.

    Reset con Covid: informazione, ambiente, pandemia, pregiudizi.

    Nel pomeriggio del 10 dicembre 2020, una rappresentanza di ragazzi del liceo Pitagora- B. Croce ha partecipato al webinar “Reset con Covid: informazione, ambiente, pandemia, pregiudizi”. Lo scopo di questa iniziativa è stato la riflessione sui temi dell’informazione e dell’ecosostenibilità in rapporto all’epoca storica che stiamo vivendo, un periodo segnato dalla pandemia da Covid-19. In particolar modo l’attenzione è stata rivolta al problema delle fake news e al modo in cui la sostenibilità ambientale sia stata messa da parte dall’epidemia che ha travolto il mondo. Tuttavia si è discusso anche sul  problema della parità di genere, argomento affrontato da numerosi ospiti partecipanti all’evento. 

     

    Uno dei primi interventi è stato quello di Derrick de Kerckhove, il quale, coerentemente con gli ideali per i quali ha sempre combattuto, ha sottolineato l’importanza di una  conciliazione tra il tema dell’ecosostenibilità e quello della tecnologia. In passato, proprio grazie ad un’idea di de Kerckhove, sono stati installati sui ponti del fiume Sarno 5 QR code. Attraverso questi codici si può accedere ad una serie di informazioni sul fiume curate dai ragazzi e dalle associazioni operanti sul territorio. Le nuove tecnologie devono, quindi , essere utilizzate coscienziosamente in ogni ambito al fine di favorire un progresso ecosostenibile.

     

    De Kerckhove ha, poi, presentato i suoi studenti del Politecnico di Milano, protagonisti di uno degli interventi più significativi del dibattito. I ragazzi, a partire dal mito di Icaro, hanno affrontato il tema del progresso che, per essere tale, non deve trascurare la salvaguardia dell’ambiente. L’avvicinamento di Icaro al Sole e la tragedia che ne consegue rappresentano il superamento del limite tra uomo, innovazione e natura. Sottolineando il legame intercorrente tra i problemi sociali, quelli di salute,  e quelli climatici ed economici, i ragazzi hanno evidenziato la necessità di trovare un equilibrio attraverso i tre obiettivi da loro proposti: be effective, ossia essere efficaci nelle nostre azioni, stop polluting, quindi smettere di inquinare e infine start producing, iniziare a produrre, sempre nel rispetto del pianeta. A sostegno di queste idee sono stati presentati alcuni  progetti, tra i quali O-CITY, un’iniziativa che si impegna nella costituzione di un sistema chiuso, in cui l’energia è prodotta dagli stessi consumatori. Viene proposto infine un nuovo assetto delle città, in cui i servizi di prima necessità si trovano a meno di 15 minuti a piedi da ogni abitazione, per limitare l’utilizzo dei mezzi e di conseguenza l’emissione di anidride carbonica.

     

    A seguire, è intervenuto Enrico Bellini, rappresentante di Google, che ha ribadito l’importanza dell’impegno delle grandi aziende come quella da lui rappresentata nella lotta all’inquinamento. Bellini si è soffermato sugli obiettivi raggiunti dall’azienda nel 2007, in cui Google è diventata una grande azienda carbon-neutral e nel 2017, ha raggiunto 100% di energia rinnovabile in ogni operazione. 

     

    Giovanna Maggioni, rappresentante di AudiOutdoor, ha sottolineato l’efficacia delle affissioni pubblicitarie nella lotta al cambiamento climatico.

    Daniela D’Aloisi, ingegnere della fondazione Ugo Bordoni, ha poi ribadito l’importanza di una digitalizzazione che coinvolga il cittadino e che sarebbe stata certamente d’aiuto anche alla sanità durante il primo lockdown. 

    Alberto dal Sasso, rappresentante della IAA, ha delineato i cambiamenti delle comunicazioni conseguenti alla digitalizzazione e l’importanza dell’interscambio generazionale nell’ambito del progresso.

    Maria Eleonora Lucchin, portavoce di Mediaset, ha invece puntualizzato l’impegno della sua azienda durante la pandemia, in particolare nel settore dell’informazione, a cui sono stati dedicati numerosi spazi all’interno del palinsesto. 

     

    Infine significativo è stato l’intervento di Angelo Mazzetti, delegato di Facebook, il quale ha evidenziato il legame tra la piattaforma e le fake news e la necessità di agire affinché le notizie circolanti siano verificate ed affidabili.

     

    Hanno partecipato al dibattito anche Gaetano Di Giuseppe, Giampiero Gramaglia (Scuola di giornalismo di Urbino), Francesco Angelo Siddi, Simona Sala (Rai Radio Uno), Antonio Parenti e il presidente Andrea Riffeser Monti.

     

    Alla fine è stato proiettato il video prodotto dal nostro istituto nell’ambito del progetto #40forlife  sulla discriminazione di genere e sulla violenza contro donne. Il breve filmato è stato molto apprezzato dai partecipanti al convegno per il messaggio che lancia alle nuove generazioni: non c’è amore se ci sono odio , violenza e  prevaricazione.

    Noi ragazzi ci siamo sentiti particolarmente coinvolti in questa iniziativa così vicina ai nostri interessi e aperta alla conoscenza di prospettive  che possono cambiare il nostro futuro. Come sostengono Le Nazioni Unite nell’Agenda 2030 che non è possibile uno sviluppo ecosostenibile in una società che pullula di discriminazione, violenza, abusi, instabilità economica e mancanza di giustizia, così è fondamentale la sensibilizzazione delle nuove generazioni alle problematiche ambientali  affinché possiamo  confidare in un futuro migliore per la società e per il nostro pianeta.

     

    Miriam Avagnano, Marilisa Paduano VB classico

  • FASHION REVOLUTION – LA RIVOLUZIONE DI ALESSANDRO MICHELE

    FASHION REVOLUTION – LA RIVOLUZIONE DI ALESSANDRO MICHELE

    In un’epoca in cui troppo spesso emerge la necessità di abbattere gli stereotipi legati al genere, l’azione del mondo della moda, ossia uno dei capisaldi mezzi di influenza su ogni tipo di generazione, che si parli della generazione Zeta o dei cosiddetti “boomers”, è da considerarsi fortemente importante quanto efficace. In questa prospettiva, un ruolo decisamente rivoluzionario ha avuto la Casa di Moda italiana Gucci, di estrema notorietà in tutto il mondo, sotto la recente direzione artistica di Alessandro Michele: da circa cinque anni, il Creative Director del brand ha attuato una vera e propria rivoluzione, riportando in alto il nome della famosa Maison, secondo un aspetto del tutto innovativo e di gran lunga funzionale per una società che sta cambiando. Per la prima volta nella storia della moda, le produzioni tipiche della passerella maschile e di quella femminile si sono incrociate, ponendo solide basi per un Fashion Show totalmente fuori dagli schemi: abiti e accessori dalle tinte forti e dai tessuti molto particolari, indossati indistintamente da donne e uomini senza seguire alcun canone legato al genere.

    Dunque, ciò che fino a una dozzina di anni prima poteva essere considerato quasi blasfemo, adesso viene innalzato come una forma di riscatto contro le discriminazioni legate al genere. Il messaggio che l’anarchico leader del marchio vuole comunicare è fortemente trasversale: ciò che indossi non ha genere. In particolare, ciò su cui punta Michele è la caduta degli stereotipi legati all’universo maschile, la cosiddetta mascolinità tossica, frutto di una società nettamente patriarcale in cui gli uomini sono costretti ad indossare “giacca e cravatta”, opprimendo il proprio estro e non potendo dare luce alle proprie peculiarità mediante i capi che indossano.

    Harry Styles e Alessandro Michele al Met Gala 2019

    Numerose personalità di spicco hanno aderito a questa rivoluzione, indossando in molteplici occasioni i capi neutral-gender del brand. Tra questi, artisti di fama globale molto influenti sulle nuove generazioni come la giovanissima Billie Eilish e l’ex componente degli One Direction, ora solista dalla medesima notorietà, Harry Styles; entrambi sono stati protagonisti dell’ultima geniale trovata di Alessandro Michele: per presentare l’ultima collezione Gucci, il Fashion Show è stato trasportato dalla passerella al piccolo schermo, realizzando un’originalissima miniserie ambientata in una dimensione differente in cui chiunque indossa con atteggiamento rilassato i capi caratteristici della Maison. Si tratta dello stesso atteggiamento rilassato e indifferente che Gucci suggerisce di assumere a chi veste neutral-gender: non aver timore di esprimere te stesso attraverso ciò che indossi poiché non esiste alcun canone che possa limitarti.

    Achille Lauro al Festival di Sanremo 2020

    Anche nel nostro Paese, la collaborazione tra Gucci e rilevanti celebrità del calibro di Achille Lauro gioca un ruolo fondamentale per abbattere gli stereotipi di genere, oltremodo radicati nella società contemporanea e nel genere musicale in cui l’artista si identifica. Un autentico spirito libero, esponente del pop-rap italiano, Achille Lauro è noto a tutte le generazioni per la sua straordinaria kermesse alla Settantesima edizione del famigerato Festival di Sanremo, in cui i protagonisti, oltre alla sua musica, sono stati proprio i particolarissimi capi disegnati da Alessandro Michele. Tale scelta non è stata affatto casuale: il messaggio che il famoso cantante ha inteso comunicare si pone proprio sulla scia di quello già affermato dal brand; si tratta dunque di una collaborazione che calza veramente a pennello. Creativo, anarchico ed estremamente sensibile, proprio come il Creative Director di Gucci, Achille Lauro rifiuta le convenzioni e risponde: “Sono fatto così, mi metto quel che voglio e mi piace: la pelliccia, gli occhiali glitterati sono da femmina? Allora sono una femmina!”.

    La rivoluzione di Alessandro Michele è solo l’inizio di un cambiamento che, pur lento, sta avvenendo in quella che fino a qualche tempo fa è stata la principale fabbrica di stereotipi legati al genere, il fashion world; un cambiamento di cui la generazione Zeta ha fortemente bisogno: la necessità di esprimere se stessi senza essere giudicati come appartenenti a una determinata categoria o un determinato genere.

  • “FAHRENHEIT 451”: ALI DI CARTA NEL FUOCO

    “FAHRENHEIT 451”: ALI DI CARTA NEL FUOCO

    “Fahrenheit 451” è un romanzo che si può definire diverso dagli altri. Innanzitutto racconta una vicenda ambientata nella nostra società, pur essendo stato scritto negli anni ‘50 del Novecento. L’abilità dell’autore, Ray Bradbury, è stata appunto quella di prevedere alcune nostre abitudini, come il costante uso dei social, dei media e degli apparecchi elettronici che ci allontanano totalmente dalla realtà e ci “teletrasportano” con la mente in un altro mondo, che portano all’insonnia e distruggono il pensiero. Attraverso queste macchine, inoltre, cambiano anche i comportamenti che abbiamo nei confronti degli altri: infatti la moglie del protagonista si estrania completamente da tutto ciò che è intorno a lei e inizia a diventare sempre più strana e scontrosa verso il marito. I libri sono il centro di tutto il racconto: sono ritenuti oggetti silenziosi che fanno paura per quello che contengono e per quello che possono raccontare. Bradbury dunque, descrive in modo negativo la nostra società e infatti il libro, di solito considerato uno strumento per aprire la mente e ampliare le conoscenze, è un oggetto vietato; il solo possederne uno potrebbe portare all’arresto o all’uccisione. Un’altra caratteristica del romanzo, forse quella fondamentale, è il totale rovesciamento della figura del pompiere, che non spegne gli incendi, bensì li appicca. E in particolare soggetti alle fiamme sono proprio i libri, considerati proibiti dalla legge. Una frase che colpisce è proprio: “ Il fuoco splende e il fuoco pulisce”, a indicare quanto la lettura faccia paura, solo perché in grado di ampliare i nostri orizzonti e farci conoscere cose più grandi di noi.

    Così in America, dove  la storia è ambientata, migliaia di case diventano roghi della cultura, una cultura incenerita. Solo Guy Montag, uno degli uomini della “milizia del fuoco”, riesce a tenere nascosti i libri che ruba nelle varie case in cui appicca gli incendi. La moglie però rovina tutto, denunciando le violazioni delle norme da parte del marito. L’uomo quindi si rifugia lungo il fiume, e conosce un gruppo di persone che custodiscono il patrimonio letterario dell’umanità imparando a memoria i libri, senza conservarne copie, per non infrangere la legge. Intanto la televisione comunica la falsa ma rassicurante notizia della sua morte durante l’inseguimento.

    L’idea di questo romanzo è nata dalla passione di Bradbury per i libri. Divenuto adolescente, egli rimase inorridito dal rogo dei libri perpetrato dal regime nazista e in seguito anche dalla campagna politica di repressione messa in atto da Stalin, “le Grandi purghe”, durante la quale numerosi poeti e scrittori furono arrestati e spesso giustiziati.  Nella sua giovinezza, Bradbury fu un testimone dell’età d’oro della radio. La transizione all’età d’oro della televisione iniziò all’incirca quando egli cominciò a lavorare sulle storie che l’avrebbero condotto a scrivere “Fahrenheit 451”. Bradbury vide i media come una minaccia alla lettura dei libri e alla stessa società, perché essi possono costituire una distrazione dalle questioni più importanti. In effetti anche gli scienziati di oggi sono preoccupati per l’uso massivo di Internet e dei social network, che allontana le persone e impedisce loro di comunicare guardandosi negli occhi. Di questo romanzo ho sicuramente apprezzato il messaggio che vuole trasmettere; la storia è certamente interessante e coinvolgente. Si legge tutto di un fiato, se non fosse per alcuni passi che rallentano il ritmo narrativo,con descrizioni e dialoghi a volte troppo lunghi. Non è uno dei miei libri preferiti, ma di certo mi ha fatto riflettere sull’effetto non sempre positivo che questi mezzi di comunicazione hanno soprattutto su noi ragazzi. Ci insegna che la cultura non deve essere messa in secondo piano e che leggere un libro è sempre un’esperienza insostituibile.

  • ASSOLTO O CONDANNATO? LE FASI DI UN PROCESSO PENALE

    ASSOLTO O CONDANNATO? LE FASI DI UN PROCESSO PENALE

    “Quando ho saputo di dover tenere questo incontro in una scuola superiore, mi sono chiesta che cosa sapessi io alla vostra età di giustizia, legalità e processi. La risposta è stata che le mie conoscenze erano pari a zero, e questo mi ha spronata a parlare con voi in maniera semplice e confidenziale di quello che ora è diventato il mio lavoro.” Con queste parole la dott.ssa Ambrosino ci ha introdotto in quello che è il vastissimo mondo della Legge e del processo. Infatti, mercoledì 27 marzo, nella sede centrale del nostro liceo, alcuni studenti del quarto anno hanno incontrato quattro legali, di cui un magistrato e tre avvocati, del Palazzo di Giustizia di Torre Annunziata. Questo appuntamento è stato organizzato per preparare i ragazzi alla simulazione di un processo penale a cui avrebbero assistito il giorno dopo per il progetto di alternanza scuola-lavoro; tuttavia il confronto con gli esperti è stato davvero interessante anche per coloro che non avrebbero preso parte a quest’attività.
    Ha preso  la parola l’avvocato Torrese, il quale ha  dichiarato che non potrebbe esistere un mondo senza leggi, in cui ciascuno esercita la giustizia in maniera privata, secondo i propri valori e principi morali. Successivamente ci è stato illustrato in modo elementare lo svolgimento di un processo e della precedente indagine. “Tutto parte da una denuncia ai Carabinieri.” Basta solo una vostra parola, purché sia credibile, per dare inizio ad un processo” ci dice la dottoressa Ambrosino. “Dopodiché il Pubblico Ministero, che ha il compito di esercitare l’azione penale, svolgerà delle indagini sul caso, cercando prove e ascoltando le testimonianze di altre persone che hanno assistito al reato. Questa, però, è una fase segreta, nella quale l’imputato è assente e non saprà dell’accusa che gli è stata attribuita fino a quando le indagini non saranno chiuse. Se le prove sono sufficienti e certe, l’udienza potrà cominciare. Il Pubblico Ministero illustrerà la vicenda al giudice, che in quel momento non conosce alcun particolare dell’indagine. Poi entra in gioco la vittima, che racconta la propria versione dei fatti e il perché dell’accusa. Una volta che sono stati ascoltati anche i testimoni, l’imputato ha il diritto di parlare:” Penso che oggi la chiave e l’essenza del processo stiano  proprio nella possibilità di difendersi da parte dell’accusato”. Sottolonea il magistrato.
    Dopo questa spiegazione, a prendere parola è l’avvocato Maria Formisano, che ci descrive ancora più minuziosamente quanto sia fondamentale la figura del difensore in una causa.
    È anche molto importante l’approccio dell’avvocato nei confronti di tutti gli altri membri dell’udienza: per lei alzarsi in piedi è un segno di forza, simbolo della retorica persuasiva, che è in grado di convincere il magistrato della propria tesi. Ci dice anche che ci vuole coraggio a denunciare, ci vuole coraggio a battersi per la verità con la paura di non essere creduti, soprattutto ci vuole coraggio ad accusare il proprio malfattore dinanzi ad una Corte di Giustizia, talvolta guardandolo negli occhi. Eppure la violenza , la criminalità non possono essere contrastate se il cittadino non utilizza l’ arma della denuncia.

    Ilaria Arcamone
    Chiara Basile
    Marialuisa Iovene      II A CLASSICO

  • Un libro per sempre: Fedor Dostoevskij, Le Notti Bianche

    Un libro per sempre: Fedor Dostoevskij, Le Notti Bianche

     

    L’autore

    Fedor Dostoevskij nacque a Mosca l’11 novembre del 1821 e morì a San Pietroburgo il 9 febbraio del 1881 per enfisema polmonare. Di carattere allegro, venne educato dalla madre all’amore per la letteratura, per la musica e per la preghiera e nel 1846 scrisse Povera gente, all’insegna della lotta contro la povertà. Dopo aver frequentato circoli rivoluzionari, venne arrestato e condannato alla pena di morte, ma salvato un attimo prima di morire da un ordine dell’imperatore che cambiò la condanna in quattro anni di lavori forzati in Siberia. Questa dura esperienza lo segnò fisicamente e moralmente.  Allontanatosi dalla carriera militare, si dedicò nuovamente alla letteratura scrivendo Il sosia. Purtroppo questo romanzo non ebbe successo. Le sue condizioni fisiche si aggravarono, fino alla morte. I suoi funerali furono accompagnati da una folla enorme. Dostoevskij è stato uno dei più grandi romanzieri e pensatori della storia: dalle sue opere emerge uno spirito di tolleranza religiosa e di indulgenza nei confronti dei criminali, a suo parere sfortunati e quindi più meritevoli di salvezza.

    Il romanzo breve: Le Notti Bianche

    Il romanzo breve intitolato Le notti bianche, considerato il capolavoro giovanile di D., fu pubblicato nel 1848: il titolo prende nome da un determinato periodo dell’anno in cui il sole tramonta dopo le 22 nella Russia del nord. Il tema è quello del sognatore romantico, dell’uomo così immerso nel proprio mondo ideale da trascorrere la sua vita in un paradiso di illusioni. Il libro è diviso in quattro parti; ogni capitolo, pur essendo breve, è di una profondità tale da farci immergere totalmente nella vicenda. Ci ritroviamo  di fronte a un uomo timido e introverso, ingabbiato nella sua visione ideale delle cose, un uomo che è trappola di se stesso e delle sue illusioni.

    Amico delle case, delle strade, del cielo, il protagonista non aveva nessuno con cui parlare fin quando in sogno gli apparve una dolcissima fanciulla. La vide da lontano, su un ponte, che piangeva affacciata alla ringhiera. Trovò il coraggio di farsi avanti, provò a superare quei muri che aveva intorno al cuore porgendole il braccio. Lei, Nasten’ka, accettò e insieme percorsero il tragitto di casa. A questo punto il protagonista era sommerso dalle emozioni. I due si diedero poi appuntamento alla notte seguente, ma solo se lui non si fosse innamorato di lei. Prima della quarta notte il protagonista, soffocando i sentimenti che provava per la ragazza, impose silenzio al suo cuore che urlava il nome di lei. Avrebbe voluto proteggerla, sposarla… Alla quarta notte, le rivelò tutto e le chiese di sposarlo. Lei in lacrime accettò, ma sapeva, purtroppo, che non era lui l’uomo che amava. I due, sorridendo e pianificando il futuro, iniziarono a dirigersi verso casa, ma …  proprio in quel momento l’uomo davvero amato da Nasten’ka fece ritorno. Così ella tornò dal suo amato, mentre il protagonista restò raccogliere i pezzi dei suoi sogni, del suo cuore, delle sue speranze, della sua anima. La conclusione del romanzo ci presenta un personaggio distrutto, inghiottito da quelle sabbie mobili che erano le sue stesse illusioni.

    L’ultima parte, ossia ‘’Il mattino’’, segna la fine della breve storia d’amore non ricambiata e mai vissuta.Si chiude con una lettera in cui la fanciulla si scusa, che il protagonista legge piangendo, rassegnandosi a riprendere la vita che ha condotto prima di conoscerla.

    ‘’Le notti bianche’’ di Dostoevskij è un romanzo tanto piccolo quanto grande: piccolo nelle dimensioni, ma grande in ciò che trasmette ai lettori. Nella storia dei due amanti c’è amore, solitudine, voglia di amare, di essere ascoltati; ci sono sogni, sconfitte e false vittorie… E’ un libro adatto a qualsiasi tipo di lettore, proprio perché in ognuno di noi c’è un sognatore che spera di dare vita ai propri desideri.