Categoria: Attualità

  • Fonti rinnovabili in Italia: sviluppo, limiti e prospettive future

    Fonti rinnovabili in Italia: sviluppo, limiti e prospettive future

    Le energie rinnovabili sono fonti di energia che si rigenerano naturalmente in tempi brevi e che, a differenza dei combustibili fossili, non si esauriscono con l’uso. Ne fanno parte, ad esempio, il sole, il vento, l’acqua e il calore della Terra. Sono considerate fondamentali perché permettono di produrre energia con un impatto molto minore sull’ambiente, riducendo le emissioni di gas serra e quindi contribuendo a contrastare il cambiamento climatico. Inoltre, rendono i Paesi meno dipendenti dalle importazioni di petrolio e gas, aumentando la sicurezza energetica.

    Eolico, De Luca (M5S Umbria): "Contrari ad ogni moratoria ideologica sulle energie  rinnovabili" - Radio Galileo

    Negli ultimi anni si parla sempre di più di energie rinnovabili, e anche in Italia il 2026 si presenta come un anno importante per capire se la transizione energetica sta davvero funzionando oppure no. La situazione, però, non è così semplice: da una parte ci sono segnali positivi, dall’altra problemi che rallentano tutto.

    Partiamo dai dati. Nel 2025 le energie rinnovabili hanno coperto circa il 41% della domanda elettrica nazionale, un risultato importante che dimostra come il nostro Paese stia cambiando direzione. Anche il 2026 è iniziato bene: nei primi due mesi dell’anno le rinnovabili hanno coperto il 34,6% della domanda elettrica, in aumento rispetto all’anno precedente. Inoltre, a febbraio 2026 hanno prodotto oltre 9,6 TWh di energia, con una crescita molto significativa (+27,8%).

    Uno dei settori che cresce di più è il fotovoltaico: nel 2025 l’Italia è stata tra i Paesi più importanti in Europa nelle aste solari, con 7,7 GW assegnati, superando anche grandi Stati come Germania e Francia. Questo dimostra che il potenziale c’è e che gli investimenti stanno aumentando.

    Tuttavia, non tutto è positivo. Uno dei principali problemi riguarda la velocità di sviluppo: nel 2025 le nuove installazioni sono diminuite rispetto agli anni precedenti, interrompendo una crescita continua. In altre parole, si cresce, ma non abbastanza velocemente per raggiungere gli obiettivi futuri.

    Un altro grande limite è quello delle infrastrutture. Nel 2026 l’Italia dispone di circa 18 GWh di capacità di accumulo energetico, cioè sistemi che permettono di conservare l’energia prodotta. Il problema è che questa quantità è ancora troppo bassa: per il 2030 si punta a superare gli 80 GWh, quindi c’è ancora molta strada da fare.

    Questa mancanza di sistemi di accumulo crea anche effetti strani sul mercato: nelle ore in cui si produce molta energia solare, i prezzi dell’elettricità possono scendere fino quasi a zero, mentre la sera tornano a salire rapidamente. Questo significa che l’energia rinnovabile non è solo una questione di produzione, ma anche di gestione e di equilibrio della rete elettrica.

    Giulia Malvone 3AC

  • La danza: passione, ostacoli, possibilità

    La danza: passione, ostacoli, possibilità

    Quando si parla di danza, molti pensano solo a passi, coreografie e spettacoli, ma in realtà danzare significa molto di più. È un modo per esprimere emozioni, raccontare storie e conoscersi meglio, sia nel corpo che nella mente. La danza aiuta a sviluppare disciplina, concentrazione, creatività e capacità di relazionarsi con gli altri: qualità utili non solo in sala, ma anche nella vita di tutti i giorni.

    Ballerino di danza classica silhouette Immagine gratis - Public Domain  Pictures

    Eppure, nonostante tutti questi benefici, molti istituti non riconoscono ufficialmente i corsi di danza, le attività artistiche non sono integrate nei programmi e mancano laboratori o percorsi strutturati. Questo significa che chi vuole coltivare questa passione deve arrangiarsi da solo, rinunciando a percorsi formativi più seri. Non è soltanto una questione economica, ma soprattutto una mancanza di supporto istituzionale: la scuola non offre strumenti, riconoscimenti o spazi adeguati per crescere anche artisticamente. Così molti studenti talentuosi si sentono scoraggiati: senza riconoscimento e supporto, la danza rischia di diventare un semplice hobby. In secondo luogo, si crea una disparità tra chi può organizzarsi autonomamente e chi no, limitando l’accesso a tutti i benefici che la danza può offrire, come autostima, concentrazione e capacità di collaborazione.

    Infine, la scuola stessa perde un’opportunità: quella di integrare un’arte che favorisce la crescita completa degli studenti, sia sul piano personale sia su quello sociale.

    Ci sono però alcune soluzioni possibili. Le scuole potrebbero introdurre laboratori di danza ufficiali, riconoscerli come attività formative e permettere agli studenti di partecipare durante l’orario scolastico. Si potrebbero creare progetti interdisciplinari che uniscano danza, letteratura e storia, valorizzando il talento artistico e culturale dei ragazzi. Anche piccoli interventi, come spazi dedicati o borse di studio interne, potrebbero fare una grande differenza, rendendo la danza accessibile a tutti e non solo a chi ha possibilità personali o familiari.La danza non è solo arte: è crescita personale, formazione e benessere. Sostenere chi vuole danzare significa permettere agli studenti di esprimersi, sviluppare creatività, fiducia in sé stessi e capacità di lavorare con gli altri. Garantire alle scuole strumenti e riconoscimenti adeguati non è un lusso, ma un investimento sui giovani, sul loro sviluppo e sulla possibilità che ogni talento possa davvero emergere. Perché una scuola che valorizza la danza non forma solo studenti più completi, ma cittadini più consapevoli e capaci di affrontare la vita con passione e determinazione.

  • Cresce il fenomeno degli hikikomori in Italia

    Negli ultimi anni in Italia si parla sempre più spesso di hikikomori, un termine giapponese che indica i giovani che scelgono di isolarsi dal mondo e di chiudersi in casa per lunghi periodi, rinunciando progressivamente alla scuola, agli amici e alla vita sociale. Questo fenomeno, nato in Giappone, oggi riguarda anche il nostro Paese e coinvolge un numero crescente di ragazzi.

    Secondo recenti studi, in Italia si stimano circa 200mila adolescenti in condizioni di ritiro sociale grave. Si tratta di ragazzi tra i 13 e i 18 anni che evitano il contatto con gli altri e passano la maggior parte del tempo chiusi nella propria stanza. Uno degli aspetti più sorprendenti emersi dalle ricerche è che oggi il fenomeno riguarda soprattutto i ragazzi, in particolare tra 13 e 15 anni, con forme anche gravi di isolamento sociale, in percentuale più alta rispetto ai coetanei maschi. Gli esperti spiegano che tra le principali cause ci sono l’ansia, il senso di inadeguatezza e le difficoltà legate alla scuola. Molti adolescenti infatti vivono la scuola come un luogo di pressione e di confronto continuo con gli altri, da cui possono scaturire sentimenti di fallimento o di esclusione.

    File:散らかっている部屋.jpg - Wikimedia Commons

    Anche il contesto familiare e sociale può influire. Alcuni studi dimostrano che il rischio di isolamento è più alto nelle famiglie con minori risorse culturali o economiche. Inoltre, nelle grandi città il fenomeno sembra essere più diffuso rispetto alle aree interne, dove i ragazzi risultano meno esposti al ritiro sociale.

    Un altro dato preoccupante riguarda il benessere psicologico degli adolescenti: circa il 15,9% dei giovani manifesta sintomi importanti di ansia, panico o disagio, segnali che possono precedere forme più gravi di isolamento. Per questo motivo gli esperti sottolineano l’importanza di intervenire presto, attraverso il supporto delle famiglie, della scuola e degli psicologi. Parlare con i ragazzi, ascoltare le loro difficoltà e creare ambienti più inclusivi può aiutare a prevenire il ritiro sociale.

    Il fenomeno degli hikikomori ci ricorda che, anche in un mondo sempre più connesso grazie alla tecnologia, molti giovani si sentono soli o scelgono di isolarsi per evitare il disagio. Per questo è fondamentale non sottovalutare il problema e cercare soluzioni che aiutino gli adolescenti a superare questa fase e a sentirsi di nuovo parte della società.

    GIULIA MALVONE 3AC

  • Napoli non dimentica: il Sannazaro rinasce tra arte e storia

    Napoli non dimentica: il Sannazaro rinasce tra arte e storia

    Il Teatro Sannazaro è uno dei simboli della cultura napoletana. Aperto nel 1874, ha ospitato spettacoli, attori famosi e storie che hanno fatto emozionare generazioni di cittadini. Per molti, questo teatro non era solo un edificio, ma un luogo di memoria, un punto di incontro per chi ama il teatro e la cultura.

    Purtroppo, il 17 febbraio 2026 un incendio gravissimo ha colpito il teatro: le fiamme, divampate nelle prime ore del mattino, hanno distrutto gran parte della struttura, compresa la cupola storica. Il fumo si è alzato visibile da lontano, mentre i residenti del quartiere di Chiaia venivano evacuati per sicurezza. Fortunatamente non ci sono stati feriti, ma le immagini del rogo hanno lasciato tutti sgomenti. La città intera ha sentito questa perdita come una ferita: vedere un luogo così caro alla memoria e all’arte distrutto dalle fiamme è stato doloroso.

    Il valore del Sannazaro va oltre i mattoni e il legno. Fin dalla sua nascita, il teatro ha rappresentato un punto di riferimento per la vita culturale di Napoli, ospitando spettacoli teatrali, commedie, cabaret e iniziative che hanno valorizzato giovani talenti e artisti affermati. Era un luogo dove la comunità si incontrava, dove storie e emozioni prendevano vita sul palcoscenico e dove la cultura diventava esperienza condivisa. Per questo, la sua distruzione ha creato non solo tristezza, ma anche la consapevolezza della fragilità dei beni culturali e della necessità di proteggerli.

    File:Napoli - Teatro Sannazzaro.jpg - Wikimedia Commons

    Ma non tutte le notizie riguardo al Sannazaro sono negative. Ieri è stato annunciato che il teatro è stato acquistato dal Ministero della Cultura, con l’obiettivo di ricostruirlo e restituirlo alla città. Le autorità hanno promesso che il Sannazaro “rinascerà come una fenice”, tornando a ospitare spettacoli e attività culturali come in passato, ma con una struttura restaurata e sicura. Questo intervento non rappresenta solo la ricostruzione di un edificio, ma anche la volontà di preservare la memoria e la cultura di una comunità, dimostrando che anche dalle ceneri può nascere qualcosa di nuovo e bello.

    Il Teatro – Teatro Sannazaro

    La vicenda del Teatro Sannazaro ci ricorda quanto siano preziosi i luoghi della cultura e quanto impatto abbiano sulla vita delle persone. Non si tratta solo di architettura o storia, ma di identità collettiva, di spazi che uniscono le persone e fanno crescere la creatività. La decisione dello Stato di intervenire dimostra che, anche nei momenti più difficili, la cultura è una risorsa da salvaguardare e valorizzare. Per noi giovani, vedere che un teatro storico può rinascere è un segnale positivo: significa che l’arte e la memoria non vengono dimenticate, e che c’è sempre speranza per proteggere ciò che ci rende unici come comunità. In conclusione, il Teatro Sannazaro non è solo un luogo fisico, ma un simbolo di resilienza e passione per l’arte. La sua storia recente — dall’incendio alla promessa di ricostruzione — ci insegna che anche quando sembra che tutto sia perduto, la volontà di proteggere la cultura può trasformare una tragedia in una nuova opportunità. Questo teatro tornerà a vivere, e con lui torneranno le emozioni, i sogni e le storie che solo un palcoscenico storico può offrire.

  • Scegliere il futuro senza paura

    Scegliere il futuro senza paura

    Ogni giorno, entrando a scuola, sentiamo che il tempo passa velocemente e che il futuro sembra sempre più lontano e complicato. Al liceo studiamo tantissime materie: filosofia, latino, storia, matematica… e a volte ci chiediamo: “A cosa servirà tutto questo? Quale percorso ci porterà davvero a un lavoro sicuro e che ci piaccia?”

    Nonostante l’impegno e le ore passate sui libri, molti di noi provano ansia e incertezza per quello che ci aspetta dopo la scuola. La paura nasce soprattutto dal fatto che oggi avere buoni voti non basta più. Il mondo del lavoro cambia continuamente e sembra impossibile stare al passo. Guardando i nostri amici, a volte ci chiediamo perché loro sembrano avere le idee chiare e noi no. La sensazione di dover scegliere senza sbagliare è stressante, e alcune materie ci sembrano lontane dalla realtà, facendo apparire la scuola meno utile di quanto sia davvero.

    Eppure, la scuola resta molto importante. Non è solo un luogo dove impariamo nozioni: è uno spazio in cui possiamo allenare il pensiero critico, coltivare la curiosità, confrontarci con idee diverse e imparare a risolvere problemi. Tutto questo ci aiuta anche per il futuro, perché ci prepara ad affrontare situazioni nuove e a muoverci in contesti che cambiano rapidamente. Oggi molte scuole offrono anche strumenti pratici per orientarci meglio: colloqui con gli insegnanti, laboratori, stage, incontri con professionisti e percorsi di orientamento che ci aiutano a capire le nostre capacità e le nostre passioni. Anche se il futuro può apparire incerto e pieno di dubbi, esistono molti modi per affrontarlo. Approfittare delle opportunità offerte dalla scuola, sperimentare esperienze diverse e confrontarsi con chi lavora già nel settore che ci interessa permette di capire meglio cosa ci appassiona davvero. Con curiosità e coraggio, anche le scelte più difficili possono trasformarsi in occasioni di crescita, aprendoci a nuove possibilità e aiutandoci a costruire un percorso lavorativo più adatto a noi .

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  • L’8 marzo tra memoria e futuro

    L’8 marzo tra memoria e futuro

    Ogni anno, con l’arrivo dell’8 marzo, ci si interroga sul significato profondo della ricorrenza, se non sia diventata un’abitudine svuotata di valore. Tra mazzi di mimose e messaggi d’auguri  sorge spontanea una domanda: ha ancora senso dedicare una giornata  alle donne, oggi? La risposta risiede nella capacità di guardare oltre gli stereotipi, di comprendere che questa data non è un punto di arrivo, ma una sorta di promemoria necessario.

    Festa della donna, ecco perché si festeggia l'8 marzo - DIRE.it

    Per capire il valore attuale di questa giornata, occorre volgere brevemente lo sguardo al passato. Le radici dell’8 marzo le ritroviamo nelle lotte operaie e sociali dei primi del Novecento, quando migliaia di donne iniziarono a manifestare per ottenere condizioni di lavoro umane, il diritto al voto e la fine delle discriminazioni. Non nacque come una festa nel senso ricreativo del termine, ma come una presa di posizione politica e sociale per rivendicare una dignità che per secoli era stata negata. Quelle battaglie hanno costruito le fondamenta della nostra libertà attuale, permettendoci di studiare, lavorare e partecipare alla vita pubblica.

    Tuttavia, oggi le sfide hanno cambiato forma ma non urgenza. Se un tempo si lottava per i diritti fondamentali, oggi la questione si sposta sul piano della cultura e della mentalità. Viviamo in un’epoca di grandi contrasti: da un lato assistiamo a una presenza femminile sempre più forte in ogni campo, dalla scienza alla politica; dall’altro, ci scontriamo quotidianamente con barriere invisibili, come i pregiudizi che ancora limitano le ambizioni delle ragazze o l’esistenza di una violenza di genere che le cronache non smettono di raccontare. L’8 marzo assume quindi un valore di estrema attualità perché ci spinge a riflettere su ciò che manca per raggiungere una parità autentica, che non sia solo scritta da leggi ma vissuta nei fatti.

    Celebrare questa giornata  significa rivendicare e salvaguardare l’identità femminile in tutta la sua complessità. Non si tratta di chiedere una protezione speciale, ma di difendere il diritto di ogni donna di essere se stessa, libera da aspettative, da ruoli prestabiliti, libera dall’ansia sociale che lega l’immagine femminile a stereotipi di genere. Essere donna oggi significa rivendicare il diritto all’unicità, non all’omologazione, pretendere un mondo in cui il talento e le aspirazioni non vengano osservati attraverso la lente del genere, dove la sicurezza di camminare per strada o di esprimere la propria opinione sia un fatto scontato e non un traguardo da conquistare.

    Una celebrazione consapevole deve farsi portavoce di un messaggio chiaro: la tutela dei diritti femminili è la misura stessa della civiltà di una nazione. Onorare questa ricorrenza significa dunque impegnarsi quotidianamente affinché ogni donna possa abitare il mondo con la certezza di essere valorizzata, ascoltata e, soprattutto, di costruire il proprio destino senza riserve.

  • Iran: Il Silenzio Spezzato

    Iran: Il Silenzio Spezzato

    Il 2026 ha trascinato l’Iran in un vortice di violenza dove la geopolitica, fatta di attacchi aerei e strategie militari, colpisce duramente la quotidianità di migliaia di studenti. In un Paese isolato, i diritti che noi consideriamo scontati sono diventati il fulcro di una resistenza estrema che trasforma aule e piazze in simboli di incredibile coraggio. Comprendere ciò che accade oggi a Teheran e dintorni non è solo un dovere informativo, ma l’unico modo per dare voce a una generazione di giovani che, nonostante il terrore, non intende rinunciare al proprio domani.

    Guardando le immagini che giungono dal Medio Oriente, la prima sensazione è quella di una distanza incolmabile. Eppure, dietro i freddi titoli dei telegiornali e i resoconti dei conflitti regionali, batte il cuore di coetanei, famiglie e bambini la cui normalità è stata bruscamente spezzata. Oggi l’Iran non è più solo un quadrante strategico sulla mappa, ma un territorio dove il vivere comune è diventato un atto di sfida silenziosa, tra una crisi economica soffocante, restrizioni costanti e l’ombra di un conflitto che non sembra concedere tregua.

    L’intervento degli Stati Uniti ha aggravato la situazione. La tragedia si è consumata specialmente laddove i ragazzi dovrebbero sentirsi al sicuro: tra le mura scolastiche. Il 28 febbraio, il bombardamento della scuola elementare femminile Shajareh Tayyebeh a Minab ha strappato la vita a oltre 160 bambine, portando il numero dei piccoli uccisi dall’inizio delle ostilità a quasi duecento. A questa violenza diretta se ne aggiunge una ancora più subdola: l’uso di sostanze tossiche negli istituti femminili. Centinaia di studentesse sono state ricoverate con sintomi gravi, dalle crisi respiratorie all’intorpidimento degli arti. Molte studentesse hanno ora il terrore di entrare in classe e le famiglie sono strette in una morsa atroce tra il desiderio di istruzione e la necessità di sopravvivenza dei propri figli.

    Per chi vive nelle città iraniane, l’esistenza è scandita da incertezze inimmaginabili. La sofferenza dei civili si manifesta nell’erosione dei servizi essenziali, nella scarsità di farmaci e in un’inflazione che rende il futuro una prospettiva nebulosa. Nonostante questa pressione, emerge con prepotenza la dignità di una popolazione che non smette di cercare spazi di espressione e di sperare in un cambiamento che rimetta al centro l’umanità.

    Osservare questi eventi significa confrontarci con una realtà in cui i diritti fondamentali sono il premio di una battaglia quotidiana. Leggere queste cronache è diventata una forma di solidarietà consapevole: è la decisione di non voltarsi dall’altra parte, mentre i nostri coetanei lottano per il diritto elementare di essere semplicemente giovani.

    La consapevolezza è il primo passo per non permettere che il silenzio cali su chi sta pagando il prezzo più alto di una crisi ancora lontana da una soluzione.

  • Guerra in Iran: l’Italia è a rischio?

    Guerra in Iran: l’Italia è a rischio?

    La tensione internazionale continua a crescere dopo l’attacco missilistico ordinato dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump contro obiettivi militari in Iran. L’operazione, condotta insieme a Israele, ha segnato una nuova fase della crisi in Medio Oriente e ha sollevato interrogativi anche in Europa su possibili conseguenze militari ed economiche.

    Viene spontaneo chiedersi se l’Italia rischi di diventare un bersaglio diretto, soprattutto dopo l’attacco a Cipro. Gli esperti militari sottolineano che, al momento, il rischio per il nostro Paese è basso. Tuttavia, essendo parte della NATO e alleata degli Stati Uniti, alcune basi strategiche presenti sul territorio italiano, come Aviano, Sigonella e Camp Darby, potrebbero assumere una rilevanza indiretta in caso di escalation molto ampia. 

    Altri rischi concreti riguardano minacce indirette, come cyberattacchi, sabotaggi o tensioni nel Mediterraneo, oltre agli effetti economici globali: aumento dei prezzi dell’energia, instabilità dei mercati e possibili flussi migratori.

    L’Italia non è in guerra e non lo sarà”. Questa è stata la premessa del ministro degli Esteri Antonio Tajani, che giovedì mattina ha parlato alla Camera. Tajani ha sottolineato la gravità della situazione e il fatto che l’Italia ha innalzato il suo livello di allerta, ma ha rassicurato i cittadini: al momento, la paura di un attacco diretto è assolutamente infondata.

    Per quanto riguarda un eventuale coinvolgimento militare, l’Italia fa parte della NATO, che prevede all’Articolo 5 del trattato l’obbligo di difendere un alleato in caso di attacco armato. Tuttavia, un conflitto iniziato dagli Stati Uniti contro l’Iran senza che il nostro Paese fosse attaccato non attiverebbe automaticamente questo articolo. Ciò significa che l’ingresso diretto dell’Italia in guerra non è automatico e qualsiasi decisione dovrebbe essere approvata dal governo e dal Parlamento.

    Inoltre, come stabilito dall’Articolo 11 della Costituzione italiana, l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e può partecipare solo ad azioni di difesa o ad organizzazioni internazionali volte a garantire la pace. La linea ufficiale resta quindi quella della prudenza diplomatica, mentre la comunità internazionale lavora per evitare che il conflitto si trasformi in una guerra su scala ancora più ampia.

  • BOXE VESUVIANA: UN ORGOGLIO TUTTO OPLONTINO

    BOXE VESUVIANA: UN ORGOGLIO TUTTO OPLONTINO

    A Torre Annunziata, a via Parini, c’è una delle palestre di pugilato più prestigiose in Italia: “BOXE VESUVIANA”. La palestra oplontina si è posizionata 20esima nella classifica “di merito” complessiva del 2025 delle palestre della nostra nazione. Questo rappresenta un orgoglio per noi cittadini torresi. La società pugilistica “boxe vesuviana” ha avuto parecchi successi negli anni passati: Irma Testa, medaglia di bronzo ai giochi olimpici di Tokyo, Pietro Aurino, medaglia d’oro nel 1995 a Roma nei campionati mondiali militari e campioni Italiani come il maestro Gaetano Nespro, Biagio Zurlo, Salvatore Annunziata, Pasquale Perna. Nella palestra si allena anche un ragazzo del nostro liceo, nonchè mio compagno di classe, Mattia Starace. La palestra è stata fondata nel 1964 da Lucio Zurlo. Grazie a lui molti ragazzi sono stati salvati dalla brutta strada, ha insegnato i veri valori della boxe. Il pugilato insegna, come nella vita, a rialzarsi e combattere più forte di prima.

  • Napoli conquista anche Sanremo!

    Napoli conquista anche Sanremo!

    Scritto da Federica Piccolo ed Emiliana Maresca III A classico.

    Anche questa edizione del Festival della musica italiana volge al suo termine, ma non le chiacchiere che lo riguardano (soprattutto i pettegolezzi!). 

    Come ogni anno il Festival ci ha regalato grandi emozioni: tra Fantasanremo, festini bilaterali ed il duetto fra Tredici Pietro ed il padre Gianni Morandi, che inaspettatamente durante la serata delle cover ha raggiunto il secondogenito per cantare insieme il brano Vita, i commenti, come anche le critiche, non sono mancati.  Ma ciò che ha fatto più scalpore, è  stato senza dubbio il nome del vincitore, che rispetto agli anni precedenti è stato del tutto inaspettato: come avrete intuito, si tratta proprio di Sal Da Vinci, noto cantautore napoletano che aveva già conquistato l’interesse del pubblico giovanile nel 2024 con il suo celebre singolo “Rossetto e Caffè”.  Il suo nuovo brano, “Per sempre sì”, è già diventato un tormentone. I social, infatti, sono invasi da coppie che si sposano con le sue note di sottofondo. E’ proprio una pagina molto popolare fra noi ragazzi, Webboh, che riporta con questa foto a lato:

    SAL DA VINCI “HA SPOSATO” UNA COPPIA! 🩷 👉 Sal Da Vinci a Sanremo non solo  canta d’amore… ma “sposa” anche le coppie! La sua canzone a Sanremo 2026,  Per sempre sì, parla proprio di amore vero e ...

    Secondo noi, è proprio la spontaneità e lo spirito del cantante che hanno conquistato il pubblico sanremese, ma non solo.  Infatti, non è tardata ad arrivare da parte del cantante la conferma della sua partecipazione all’Eurovision.

    Su Tik Tok, una delle piattaforme più in voga da anni, già circolano video di ragazzi europei e non che canticchiano questa nuova hit. Senza dubbio, Sal Da Vinci è un orgoglio per il nostro territorio, poiché è riuscito con un brano in parte napoletano a regalarci forti emozioni ed a raggiungere anche l’Ariston. Purtroppo, neanche le critiche sono mancate: si è creato, infatti, un vero e proprio spartiacque tra chi avrebbe preferito Sayf, il genovese che ha portato il brano “Tu mi piaci tanto” e che si è conquistato la medaglia d’argento, e l’attuale vincitore. Al di là delle critiche, come molti sanno, la vera gara inizia dopo Sanremo, quando le radio stilano le classifiche delle canzoni più ascoltate. D’altra parte, Sanremo è un momento di condivisione, spensieratezza e crescita artistica per chi vi partecipa soprattutto. In particolare, si tratta di un momento di  profondo orgoglio per la musica italiana, sempre più sensibile ai tempi che cambiano, senza dimenticare le sue radici. Insomma, un connubio perfetto. E’ con questo messaggio che Sal Da Vinci torna al rione ‘Largo la Torretta’, il giorno dopo la vittoria al Festival di Sanremo.

    Con il suo atteggiamento di profonda umiltà e gratitudine, mantiene la promessa: niente passerelle, niente conferenze stampa o interviste con i giornalisti, ma solo la sua gente a Mergellina. Qui, nel rione dove è nato e cresciuto, lo hanno aspettato centinaia di persone, tra fan e famiglia, che hanno organizzato una festa a dir poco commovente: fuochi d’artificio, una torta con panna montata, bottiglie di spumante e soprattutto un coro di fan che hanno cantato le sue canzoni. Tutta Mergellina ha cantato con lui. Poi, quando ha intonato le note di “Per sempre sì”, la folla è esplosa: Sal ha cantato, ripetuto il ritornello e anche il gesto finale con la mano diventato ormai iconico. A differenza di quando era sul palco dell’Ariston, non è più da solo: è a casa sua, con la sua gente che lo accompagna parola per parola ed è felice più che mai. Accanto a lui c’erano sua madre, suo fratello, l’amata moglie Paola e i figli Annachiara e Francesco. Sul palco della Torretta, visibilmente emozionato, il cantautore ha mostrato ai fan il trofeo di Sanremo e ha parlato con commozione. Ha ricordato i tempi in cui, da bambino, giocava a pallone proprio in quel rione con gli amici del quartiere. Ha ringraziato ogni vicolo, ogni amico che lo ha accompagnato, ogni passeggiata sul lungomare e le domeniche sui pontili della sua città: “Questo premio è della gente come voi! Mi porto un cammino incredibile per arrivare fin qui. È il riscatto di un popolo e di quelli che come me non mollano per realizzare i propri sogni”. Non tarda chi tra la folla ha urlato: “Sal, sei il nostro Maradona!”, in riferimento al mito di Diego Armando Maradona, strappando sorrisi e applausi. 

    Insomma, Sanremo non è solo il Festival della musica italiana, ma la rivelazione di personalità che come Sal hanno faticato per raggiungere l’agognato successo, senza tralasciare le proprie origini… un esempio per tutti noi!