Le energie rinnovabili sono fonti di energia che si rigenerano naturalmente in tempi brevi e che, a differenza dei combustibili fossili, non si esauriscono con l’uso. Ne fanno parte, ad esempio, il sole, il vento, l’acqua e il calore della Terra. Sono considerate fondamentali perché permettono di produrre energia con un impatto molto minore sull’ambiente, riducendo le emissioni di gas serra e quindi contribuendo a contrastare il cambiamento climatico. Inoltre, rendono i Paesi meno dipendenti dalle importazioni di petrolio e gas, aumentando la sicurezza energetica.

Negli ultimi anni si parla sempre di più di energie rinnovabili, e anche in Italia il 2026 si presenta come un anno importante per capire se la transizione energetica sta davvero funzionando oppure no. La situazione, però, non è così semplice: da una parte ci sono segnali positivi, dall’altra problemi che rallentano tutto.
Partiamo dai dati. Nel 2025 le energie rinnovabili hanno coperto circa il 41% della domanda elettrica nazionale, un risultato importante che dimostra come il nostro Paese stia cambiando direzione. Anche il 2026 è iniziato bene: nei primi due mesi dell’anno le rinnovabili hanno coperto il 34,6% della domanda elettrica, in aumento rispetto all’anno precedente. Inoltre, a febbraio 2026 hanno prodotto oltre 9,6 TWh di energia, con una crescita molto significativa (+27,8%).
Uno dei settori che cresce di più è il fotovoltaico: nel 2025 l’Italia è stata tra i Paesi più importanti in Europa nelle aste solari, con 7,7 GW assegnati, superando anche grandi Stati come Germania e Francia. Questo dimostra che il potenziale c’è e che gli investimenti stanno aumentando.

Tuttavia, non tutto è positivo. Uno dei principali problemi riguarda la velocità di sviluppo: nel 2025 le nuove installazioni sono diminuite rispetto agli anni precedenti, interrompendo una crescita continua. In altre parole, si cresce, ma non abbastanza velocemente per raggiungere gli obiettivi futuri.
Un altro grande limite è quello delle infrastrutture. Nel 2026 l’Italia dispone di circa 18 GWh di capacità di accumulo energetico, cioè sistemi che permettono di conservare l’energia prodotta. Il problema è che questa quantità è ancora troppo bassa: per il 2030 si punta a superare gli 80 GWh, quindi c’è ancora molta strada da fare.
Questa mancanza di sistemi di accumulo crea anche effetti strani sul mercato: nelle ore in cui si produce molta energia solare, i prezzi dell’elettricità possono scendere fino quasi a zero, mentre la sera tornano a salire rapidamente. Questo significa che l’energia rinnovabile non è solo una questione di produzione, ma anche di gestione e di equilibrio della rete elettrica.
Giulia Malvone 3AC



















