A Boscoreale no al referendum a colpi di mimose


Racconto dell’incontro del comitato del no all’auditorium boschese; tra gli ospiti, magistrati, lo scrittore Maurizio de Giovanni e l’attore Marzio Honorato

Nell’auditorium del Parco Vesuvio, attaccato al Museo del Parco Nazionale e propinquo all’ Antiquarium e a Villa Regina, sono ospiti Maurizio De Giovanni, uno degli scrittori italiani di maggiore successo della nostra epoca nonché intellettuale rispettato, i magistrati Giuliano Caputo e Maria Concetta Criscuolo, il giornalista di Repubblica Antonio Corbo e, a sorpresa, l’attore Marzio Honorato, volto noto della fiction di Rai 3 “Un posto al sole”. A condurre la discussione è il giornalista e storico locale Carlo Avvisati. Presenti esponenti delle associazioni che hanno organizzato l’incontro, tra cui il “Melograno”, “Libera”, “Nuovo Vesuvio”, “la Stazione”, “Cgil Spi” ed altri ancora, oltre al sindaco di Boscoreale Pasquale di Lauro e a quello di Boscotrecase, Pietro Carotenuto.

Tutti riuniti per dire no alla proposta di revisione costituzionale presentata dal governo che prevede la definitiva separazione delle carriere tra pm e giudici, la scissione del csm in un organo giudicante ed un altro requirente e la creazione di un’Alta Corte disciplinare che dovrà giudicare l’operato dei giudici. Inoltre, se passasse la riforma, i membri di questi organi non sarebbero più eletti, ma sorteggiati: la parte togata tra tutti i magistrati d’Italia, quella laica da un elenco di professori di diritto e avvocati deciso dal parlamento.

L’auditorium è discretamente pieno, 200 persone e più; davanti al tavolo dei relatori è in mostra una simpatica composizione di mimose disposte a formare un grande “ NO”. Sono venuto qui, appena uscito da scuola, perché mi sembrava un miraggio un incontro del genere, che prometteva, dalla stessa locandina, di andare oltre gli slogan, cosa più che mai rara in una vergognosa campagna referendaria in cui, da un lato, chi è per il no predica il ritorno al fascismo senza quasi mai entrare nel merito del perché il sistema giudiziario perderebbe la sua autonomia se passasse la riforma, dall’ altro chi è per il sì non fa altro che prendere ogni singolo caso di cronaca per attaccare a caso la magistratura, mandando il dibattito ancora più in caciara.

Inizia a parlare Avvisati, che espone i principali argomenti del no: la riforma non è altro che un attacco spudorato alla Costituzione, partorito dai nipoti del ventennio e concepito dalla loggia massonica P2 negli anni ’80. Si inserisce in un disegno di indebolimento della democrazia, attuato da parte di un governo che, con la proposta del premierato, vorrebbe indebolire anche il presidente della Repubblica.
Primo intervento quello del notaio Peppe Pirozzi, il quale afferma che la distinzione tra pm e giudici è inutile: “basti guardare all’alto tasso di assoluzioni, oggi il giudice non da ragione al pm solo perché è un suo collega. Per non parlare dei costi triplicati per i nuovi organi, che potrebbero essere investiti nell’assunzione di nuovi magistrati, che nel nostro paese sono sotto la media europea.”
Prende in seguito la parola il magistrato Caputo. Dichiara che preserverebbe la formazione comune dei magistrati, che arricchisce il sistema giudiziario, non lo divide in compartimenti stagni. Ai fautori del no che dicono che non vorrebbero mai essere operati da un anestetista ma da un chirurgo, risponde che gli piacerebbe una persona che sapesse fare entrambe le cose. Si irrigidisce quando parla della questione del sorteggio che definisce: “truccato, perché tra la componente togata è puro, mentre tra quella laica limitato ad un elenco scelto dalla maggioranza. L’unico emendamento di questa proposta blindata che è stato sottoposto alle opposizioni proponeva di abolire addirittura il sorteggio tra i laici. C’è un evidente intento di sbilanciare i poteri, come ha asserito lo stesso ministro Nordio che alle opposizioni ha detto sfacciatamente che converrà anche a loro quando un giorno andranno al governo. Per non parlare dell’alta corte; non ci saranno meno errori, solo più condizionamento.”
Arriva poi finalmente il turno dell’atteso de Giovanni. “I padri costituenti avevano bene a mente la memoria del ventennio e hanno pensato al sistema così com’è per evitare si tornasse al passato. Se vincesse il sì chi glielo farebbe fare ad un giudice a pronunciarsi contro un imputato potente, con tutti questi nuovi organi di controllo? Inoltre non è chiaro come sarà composto l’elenco dei laici. Basterà una legge ordinaria a stabilirlo e sappiamo chi ha la maggioranza.” L’auditorium è in ovazione quando dichiara “Questo non è un no ad una riforma della giustizia, ma un no all’intrusione dei governi nella vita quotidiana. L’Italia ha una pancia fascista. Non possiamo fare un buco nel muro della Costituzione aprendo la strada a quel mondo”.

Marzio Honorato invece si chiede perché il governo ci tenga tanto a cambiare la giustizia. “Vogliono pararsi da tutte le malefatte che stanno facendo, da tutti i soldi che ci stanno rubando come per il ponte di Messina e tutte le altre opere che non verranno mai realizzate.”
Ma l’intervento più infuocato è appassionato è quello della magistrata Criscuolo, gip a Torre Annunziata. “Nonostante i numerosi tentativi di eversione, la democrazia ha retto, preservata anche da questa classe di magistrati, contro cui la politica inneggia all’odio. Questo referendum è il risultato di trent’anni di erosione delle istituzioni. La deriva della democrazia ci chiama ad essere partigiani”.
Dubbioso su alcuni temi, mi avvicino proprio alla Criscuolo alla fine dell’incontro, per tentare di approfondire il motivo per cui il meccanismo del sorteggio implichi la perdita di autonomia della magistratura. Molto gentile, mi risponde :“è come se i rappresentanti del tuo istituto venissero non più eletti ma sorteggiati a caso. Non tutti hanno la stessa motivazione o forza di rappresentare un’intera categoria, da cui non sono stati neanche scelti. Perché, tra tutti gli organi, solo la magistratura dovrebbe essere sorteggiata?”
Esco felice dall’evento, non tanto perché mi abbia convinto o meno sulla bontà di una posizione, ma perché per la prima volta ho visto una vera trattazione dei contenuti della riforma. Mi chiedo se fosse appropriato indire un referendum su una materia tanto grigia e specialistica che la maggior parte dei cittadini non ha le competenze di comprendere.

E pare che la politica stia facendo di tutto affinché continuino a non averle.





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