Nel cuore del quartiere Libertà di Bari, il 21 settembre 2018, si verificò un episodio di violenza squadrista, nei confronti di manifestanti, i quali presero parte ad un corteo, organizzato da associazioni e movimenti antifascisti contro la presenza di sedi di estrema destra nel quartiere.
Una volta terminata la manifestazione un gruppo di circa 30-40 militanti di CasaPound, usciti dalla loro sede chiamata “Kraken”, aggredirono con cinghie, bastoni e tirapugni un piccolo gruppo di manifestanti.
« Ci hanno inseguito, rincorso e ci hanno aggredito con mazze e cinghie, ho visto anche una catena »
Nel 2022, è iniziato il processo nei confronti di questi militanti e solo il 12 febbraio 2026 esso si è concluso.
Il risultato? I 12 militanti di CasaPound sono stati condannati per la riorganizzazione del partito fascista con pene comprese tra un anno e mezzo e due anni e mezzo.

Questa sentenza è la prima in Italia a colpire il movimento non solo per un singolo atto di violenza, ma per la riorganizzazione dell’ormai disciolto partito fascista, in nome della legge Scelba.
La sentenza del giudice è stata chiarissima: quella di Bari non era una semplice sezione politica, ma una “cellula” che operava con metodi squadristi, utilizzando la violenza come lotta politica.
La legge Scelba, ancora in vigore, è una legge italiana emessa nel secondo dopoguerra. Essa vieta la riorganizzazione del partito fascista e punisce l’apologia di fascismo (Art. 4) e chi organizza manifestazioni e pubbliche riunioni che richiamano principi e gesti del disciolto partito fascista (Art. 5). La sentenza, quindi, non colpisce solo i responsabili dell’aggressione, ma conferma la chiusura definitiva della sede “Kraken” di Bari.
Al di là delle condanne individuali, la sentenza di Bari traccia un solco profondo nella giurisprudenza italiana: per la prima volta, la Legge Scelba viene applicata in modo così netto. La sentenza non restituisce solo giustizia alle vittime di quel 21 settembre, ma ribadisce un principio fondamentale: in democrazia la violenza non può mai essere considerata uno strumento di confronto politico






