Si chiude un’epoca per l’Ungheria. Dopo sedici anni di potere ininterrotto, Viktor Orbán è stato sconfitto nelle elezioni parlamentari dello scorso 12 aprile. A guidare il Paese verso una nuova fase sarà Péter Magyar, leader del partito Tisza, che ha ottenuto una vittoria schiacciante superando ogni aspettativa.
I dati definitivi delineano un cambiamento radicale: il partito di Magyar ha conquistato la maggioranza dei due terzi dei seggi in Parlamento (137 su 199). Un risultato che gli permetterebbe persino di riformare la Costituzione, modificando le leggi imposte da Orbán per ripristinare l’equilibrio dei poteri. Il partito Fidesz di Orbán crolla invece a soli 56 seggi, segnando la fine di quello che molti analisti definivano un sistema di potere quasi inscalfibile.
Il nuovo leader, Péter Magyar, non è un volto nuovo della politica, ma un ex membro del sistema Orbán che ha deciso di ribellarsi. Durante la campagna elettorale ha promesso di “liberare l’Ungheria” dalla corruzione e di ripristinare i contrappesi democratici. Il suo programma, infatti, mira alla lotta alla corruzione tramite lo smantellamento delle reti di potere economico legate al precedente governo.
Il trionfo di Péter Magyar segna un punto di non ritorno. Mentre Viktor Orbán si prepara a guidare l’opposizione, il Paese respira un’aria di rinnovamento che fino a pochi mesi fa sembrava impossibile. Per Budapest inizia oggi la sfida più difficile: passare dalle proteste di piazza alla responsabilità di governo, per dimostrare che un’altra Ungheria è finalmente possibile.






